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29 May, 2009

Fermata obbligatoria

Come dimenticare la scena della carrozzina ne Gli Intoccabili (di Brian De Palma), un capolavoro di regia, dove Kevin Costner si districa tra la presa di una carrozzina e una sparatoria a suon di mitra? La location è la stessa che compare in tanti altri film famosi, come Intrigo Internazionale, Cotton Club, La Leggenda del re pescatore e in Carito’s Way:

stiamo parlando dello stupendo Gran Central Terminal.


L'edificio venne costruito nel primi del Novecento ed è incredibile vedere come, improvvisamente, la linea retta degli edifici di questa zona, venga interrotta dal suo stile rinascimentale. L’orologio che sovrasta l'entrata merita almeno due o tre foto, durante un vostro eventuale viaggio.


Ed ora entrate.

Scale, lampadari, un soffitto altissimo. In alto, è raffigurata la nostra galassia.
Basta guardare il tabellone delle partenze per avere l’impressione di essere davvero tornati indietro nel tempo, o quantomeno in una Manhattan insospettabilmente europea.


All’interno della stazione ci sono anche dei negozi e diversi ristoranti. Ma l’unico davvero imperdibile per gli appassionati di pesce crudo e di ostriche è l’Oyster Bar (vi consiglio intanto di gustarvi l'intro del loro sito).

Pranzare qui il sabato (prenotate ovviamente) è davvero piacevole. Altro che partenze io da qui non me ne andrei più.


11 February, 2009

FUGA DA NEW YORK. San Sebastian: dove il mare poga con la terra


Quando arriva arriva. La voglia di un mare più austero, di colori meno caldi (ma non per questo meno intensi) e di una vacanza on the road al nord della Spagna. Iniziamo da un classico dei Paesi Baschi, San Sebastiàn (accento sull'ultima a), Donostia nell'incomprensibile dialetto basco.


Il centro arroccato con le sue infinite viuzze è un invito a trascorrere la notte intera in strada, passando da un bar all'altro, assaporando tapas e vini a volontà e a basso prezzo. San Sebastian si concentra per lo più intorno ad una grande spiaggia di sabbia fina, la grande baia della Concha (conchiglia) sulla quale si affacciano dei bei palazzi e dei bar.


Seduta per un aperitivo a uno dei tavolini frontemare, sono venuta a conoscenza di un mistero che riguarda questo luogo. Un signore piuttosto anziano, proprio mentre il sole ci salutava, mi ha detto di guardare in mezzo ai due scogli che spuntano dall'acqua per vedere il raggio verde. Io non ho visto niente, ma pare che il tramonto regali questo spettacolare effetto di riflessi.

Anche qui, come nella maggior parte delle località situate al nord della Spagna, l'alta marea la sera si appropria della spiaggia, tanto che si stenta a credere di essere stati sdraiati tutto il giorno proprio sotto quelle onde che ora si infrangono sulla passeggiata (mi hanno detto che a volte delle campanelle avvisano l'arrivo dell'acqua). Il tempo, come un po' in tutti i nord, tende al nuvoloso. Ma è proprio in una giornata uggiosa che ho scoperto quello che più mi ha colpito: il lato metal del mare.


La Concha a destra prosegue con sentiero che costeggia l'oceano. All'inizio, si incontrano dei negozi che vendono solo pesce. Un incanto di banchi popolati da gamberoni, granchi e altri gioielli di mare. Ma più si procede, più si resta soli con le onde. Il sentiero infatti si affaccia a strapiombo sulla fine del mare. O meglio: Baricco in un suo romanzo (Oceanomare) dice che la fine del mare è il bagnasciuga. E io sono d'accordo. Qui, invece, le onde si rompono ma si ricompongono. È dunque dove il mare poga con la terra*.

Dopo aver fissato per qualche minuto, o forse ora, questo spettacolo, ho ripreso a camminare su questo sentiero, fino a trovare una specie di prato, con tanto di panchine e gruppi di adolescenti fumosi. Il freddo inizia a farsi sentire, così torno a prendere le valigie. Direzione Bilbao. O meglio: Guggenheim Bilbao. Così dopo i musei di Venezia e di New York, aggiungo un'altra crocetta; adesso mi mancano solo Berlino e Las Vegas.

Mentre con la macchina mi perdo più volte nella "tangenziale " della città, mi spavento quando uscendo finalmente dalla svolta giusta, mi ritrovo davanti un tappeto di città, steso tra le montagne e sovrastato da una presenza alluminea, futurista e avvolgende.


La struttura del Guggenheim colpisce e appaga forse più delle opere che contiene. Non per niente ci pattinava Megane Gale in un famoso spot. Ora la fame di arte è appagata, ma quella di bacalao pil-pil no. Il centro della città sarà sicuramente come soddisfarmi.
Tutto sommato Bilbao non mi mancherà, o almeno non quanto il ricordo del mare che balla…

*Pogare: stile di ballo che consiste - durante i concerti - in una sorta di "tutti contro tutti" dove i partecipanti saltano prendendosi reciprocamente a spallate.

31 October, 2008

Mangereste una aragosta da 3 euro?

Canzone consigliata per la lettura di questo articolo: City Love di John Mayer.



Costa, costa, dormire a Manhattan costa una fortuna. Anche quando non si ha la pretesa di dormire dentro il Guggenheim.

Eppure, pur non essendo una amante del lusso sfrenato, apprezzo che alcune cose costino tanto.
Per questo, mentre non sopporterei di spendere tanto per dormire a Barcellona o in altre città, trovo che sia giusto pagare per dormire a Mannhattan, non sopporterei che qui comparissero dei low-cost a cinquanta euro la doppia, pur essendo la prima a non poterne usufruire.


Se a New York chi viene per sognare non ne resta mai deluso, stasera dormo dove mi pare.
Personalmente, se potessi farlo davvero, la prima tappa sarebbe il Plaza.

Ci troviamo davanti a Central Park, alla fine della Fifth Ave. Potrei passare giorni interi davanti alla presentazione delle suite. Vi invito a linkare qui e ad abbandonarvi al lusso che vi avvolgerà dopo pochi secondi.

Poi ci sarebbe per la seconda notte il Four Season, leggete qua:

Ma dopo qualche giorno… mi metteri comunque alla ricerca di nuovi hotel, meno sfarzosi ma non per questo meno affascinanti (e costosi), come il Library Hotel perfetto per gli amanti della lettura, proprio accanto alla New York Public Library. O il Blue Moon Hotel per gli amanti del vintage e del modernariato:



Fantastici. Tutti quanti. Concludo con una piccola riflessione personale, poi vado che mi aspettano per un cocktail nella Oaks Room del Plaza: se l'aragosta costasse 2 euro al chilo vi piacerebbe ancora? Io non mi preoccupo, tanto preferisco i gamberoni.
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