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09 November, 2012

Autumn in New York

E poi ogni tanto ti capita di pensare al profumo di Central Park in autunno, al fumo dei pretzel caldi, ai passi veloci delle donne sulla Fifth Avenue... e ti viene nostalgia di una amica, che viva dall'altra parte del globo. E allora, ZEC riparte...

12 August, 2009

草月。Secondo incontro ravvicinato con l'ikebana.

Otto piani in un ascensore stipato di occhi a mandorla e dotato di signorina bionica annuncia piani. Quindici minuti di fila tra signore eccitate e mariti sconsolati; intorno a noi un assordante e incomprensibile vociare. Qualche indesiderata spinta da parte di un'impellicciata e profumata signora italiana, che rompe le righe e sbuffa.
Poi, la visione. Intensa, profumata e colorata come in un quadro vivente.

Visitare un'esposizione di ikebana della Scuola Sougetsu è una vera e propria esperienza, ogni volta unica e a sè stante. Le location poi sono sempre a dir poco spettacolari: questa volta l'ottavo piano del lussuoso department store Takashimaya di Nihonbashi.


Data l'incredibile affluenza - complice un giorno festivo in pieno autunno, è stata un'impresa ardua riuscire a osservare con calma e serenità le centinaia di composizioni esposte. Ma una volta davanti a esse, tutto si annienta e si parte per un piacevolissimo viaggio attraverso la propria spudorata interpretazione personale.

Cascate di sfarzosi boccioli intrecciate a rami secchi, vertiginose e colossali volute che sfidano le leggi gravitazionali. Dopo una tale e maestosa parata, qualcosa di assolutamente sublime nella sua semplicità.


Come queste undici delicate corolle rosse ai piedi di un vialetto intrecciato di sinuose foglie. Sotto, semplicemente, uno specchio.


Poi ancora una drammatica corona di lustre foglie di legno e girasoli giganti. Avvicinando lo sguardo l'emozione si fa più intensa, e riporta inevitabilmente indietro di duemila anni.


E ancora una morbida e lussureggiante ampolla di foglie, con un cuore segreto rosa shocking.


Infine, la sintesi. Sobria ed eterea, ma pur sempre elegante e in qualche modo altezzosa. Davanti a questa composizione ho creduto di riconoscere l'austera fermezza dello spirito giapponese.

Recentemente, parlando con una carissima amica nonché Maestra di Ikebana, ho ricevuto la migliore e più efficace spiegazione alla mia domanda: che differenza c'è tra le due più famose scuole di ikebana, la Scuola Sougetsu e la Scuola Ohara? "Semplice. La stessa differenza che c'è tra l'arte moderna e quella classica".

Dedicato a te, cara Romilda.

02 May, 2009

東京スカイツリー。Tokyo Sky Tree, a due passi dal cielo.

fonte: www.tokyo-skytree.jp

Dimenticate pupe e cervelloni, maggiorate e cafoni.
A Tokyo il mondo dei reality è un pezzo avanti, pardon, in alto: qualcosa come 610 metri.
Tramite un sito interamente dedicato, completo di web TV e webcam, è infatti possibile seguire la realizzazione della nuova Tokyo Sky Tree Tower, destinata a diventare il simbolo avvenieristico della città e del Giappone.
Numeri da capogiro per la nuova torre, pronta a sfidare le più alte del Pianeta e a rimpiazzare la piccola e ormai vintage Tokyo Tower che, con i suoi 333 metri, non è più in grado di sostenere la copertura del segnale digitale terrestre della città.

fonte: www.tokyo-skytree.jp

La sua base è triangolare, come la zona in cui sta nascendo la nuova area metropolitana racchiusa tra i fiumi Sumidagawa, Arakawa e l'asse est-ovest del flusso stradale. Forme concave e convesse si protendono al cielo e, come nella tradizionale pagoda giapponese, al centro della struttura si ha un unico pilastro che unisce i suoi piani ma allo stesso tempo ne garantisce l'indipendenza.

"Come un maestoso albero che si protende verso il cielo, la Tokyo Sky Tree nasce a simbolo di una nuova e rigogliosa communità. Dove le persone si riuniscono in armonia, senza pregiudizi razziali o discriminazioni, assistendo alla nascita di una nuova città, creata sulla base della moderna cultura del rispetto per l'ambiente e per l'uomo." Così ci racconta la Rising East Press in un comunicato scaricabile dal sito.
Un progetto che ha coinvolto attivamente gli abitanti di Tokyo: tramite un'indagine condotta nell'arco di un mese, tra i 6 candidati (Tokyo Edo Tower, Tokyo Sky Tree, Mirai Tree, Yume Miyagura, Rising East Tower, and Rising Tower) il 6 giugno 2008 viene rivelato il nome della nuova torre di Tokyo.

fonte: www.tokyo-skytree.jp

La comunicazione minimal è racchiusa in 7 chiavi cromatiche: i tre toni del verde, dal più scuro al più chiaro, simboleggiano rispettivamente tradizione, giovinezza e comunione. L'arancio il futuro; il rosa la gentilezza; il viola l'eleganza e l'azzurro l'ecologia.
Come fiori e frutti stilizzati che si muovono leggeri intorno al simbolo del Giappone del passato e del futuro.

29 March, 2009

無印良品。Zen and the City in a bag.

No Brand Quality Goods.
Così recita il payoff della famosa casa giapponese Muji, nota per la linea essenziale e senza marca che contraddistingue da sempre i suoi prodotti (Muji significa proprio questo: prodotti di qualità senza logo).
Dall'oggettistica al servizio floreale, dal food alla realizzazione di vere e proprie abitazioni, in Giappone l'azienda si è ramificata in numerosi e strategici ambiti, seguendo i principi della filosofia Lohas (Lifestyles of Health and Sustainability), un nuovo stile di vita orientato alla concezione dello star bene secondo natura e sulla base di scelte eco-sostenibili.


Tra le novità dello scorso anno spicca l'originale collezione City in a Bag: dentro un sacchetto di cotone troviamo una divertente composizione di piccole sculture in legno, che ritraggono nei tratti salienti le quattro più famose metropoli del pianeta: New York, Tokyo, Londra e Parigi.


Anche da Fao Schwarz a Manhattan, c'era fino a poco tempo fa tutta la città ricostruita in LEGO, un'opera davvero mastodontica. Ma il minimalismo di Muji è insuperabile. Lo store no-logo ha aperto qualche anno fa in due differenti sedi, due ospitate nel MoMA Design Store, sia a Spring Street che sulla 57sima e altre sparse per l'isola (una si trova anche a Time Square).

03 March, 2009

Z&C People. Live con Daniele Mattioli.

Tearsheets. Photo by Daniele Mattioli® All rights reserved.

"La fotografia non è necessariamente uno strumento di verità, ma è saper fermare la tanta arte che esiste nella vita quotidiana."

Dopo aver lavorato a Toronto, Vienna e Sidney, Daniele Mattioli si è stabilito a Shanghai, dove affronta temi legati alla città e alle contraddizioni sociali ed economiche della Cina moderna. In esclusiva per Zen and the City racconta la sua arte: la fotografia.

Ho iniziato come fotografo di reportage di viaggi, per poi sconfinare nei temi sociali. Non mi definisco un fotogiornalista, ma uno che lavora nel campo documentativo. Specialmente negli ultimi anni sto cambiando a favore di una fotografia più d'autore, personale, che possa essere anche esposta. Scostandomi dall'oramai saturo mondo editoriale, dove è diventato difficile lavorare bene, vista la grande quantità di fotografie amatoriali ed "editorialmente accettabili" che si trovano facilmente in Rete. Lavoro anche per commissioni commerciali come fotografia corporate e ritratti.

Shanghai Jazz. Photo by Daniele Mattioli® All rights reserved.

Daniele Mattioli: chi è?
Bella domanda... in generale la mia scusa per non saperlo è quella di aver passato gran parte della mia vita a cercare di rispondere a questa domanda...
Penso che la voglia di fotografare sia legata ad una certa curiosità verso quel mondo in cui viviamo. Sono partito con una ricerca oggettiva della realtà, riportare quello che visitavo, quello che riuscivo a vedere. Per poi passare a un ricerca più soggettiva, cercando di sapere attraverso una mia interpretazione. Di sicuro l'irrequietezza mi ha portato a percorrere molte strade, a volte le strade meno logiche ma anche le più interessanti.
La fotografia non è necessariamente uno strumento di verità, ma è saper fermare la tanta arte che esiste nella vita quotidiana. Così ho cercato di tirar fuori lo straordinario che si nasconde tra le tante composizioni che si possono ottenere dalla casualità dei fatti, dai movimenti e dalle espressioni della gente; dalle luci che si abbattono sui nostri luoghi, i luoghi che si decide di vedere. Quella casualità che scientificamente non si può razionalizzare ma solo seguire e sentire.

Chinatown, London. Photo by Daniele Mattioli® All rights reserved.

Quali sono i mostri sacri con cui un fotografo si incontra/scontra durante la sua formazione? E che tipo di influenze hai avuto?
Il primo scontro è sicuramente quello tecnico, anche se le ultime macchine digitali facilitano l'apprendimento. Poi inizia quello più difficile, l'impatto visivo. Molti credono di saper vedere solo perché posseggono una sicurezza tecnica; questa è una delle grandi mistificazioni in fotografia, anzi al contrario si comincia a vedere quando si comincia ad assimilare l'abilità tecnica e si comincia a lavorare sul messaggio che la foto deve dare.
Le mie influenze sono state tante. Agli inizi sicuramente William Klein e Robert Frank.
Adesso, con una maggiore maturità guardo a quei fotografi che sanno fare arte della realtà, trovando la differenza dalla normalità. Ho molti nomi e per questo motivo ho deciso di scrivere Augenblick, un blog per parlare di fotografi. È allo stesso tempo un modo di educarmi. Il blog in questo senso ha lo stesso significato di un "post-it" per me, è come mettere ordine tra le tante influenze, capirle e poi dimenticarle e dare retta al proprio istinto. Sono in questa fase.

Come utilizzi gli strumenti mediatici che ci offre oggi la tecnologia? Quanta libertà di pensiero e parola ritieni di avere?
Nella fotografia, la macchina digitale che potrebbe in teoria rappresentare lo sviluppo tecnico e la facilitazione, ha avuto un effetto opposto. Per fare un esempio, riporto le parole del fotografo americano di origini giapponesi Teru Kuwayama, che nel rispondere al perchè non usasse macchine digitali moderne racconta che "in Giappone, per un periodo di 300 anni, i samurai smisero di usare i fucili per poter tornare all'arco e le frecce". Il progresso non è sempre uno sviluppo adatto. Lo dico perchè dopo essermi ubriacato dei tanti vantaggi della digitale sono tornato a fare i miei progetti personali usando vecchie macchine di medio formato, che mi danno un risultato migliore. Ma allo stesso tempo non sono un tradizionalista, cerco sempre quello che più si adatta al mio modo di lavorare.

Cosplayer. Photo by Daniele Mattioli® All rights reserved.

Dedica una foto a Zen and the City e spiegaci perché.
Ho una foto che spero vi possa piacere. La foto ritrae un cosplayer cinese. Il fenomeno giapponese del Cosplay sta esplodendo in Cina, e il ragazzo in questione si è costruito un costume da robot; l'ho fotograto nella sua piccola, vecchia stanzetta.
Questa foto fa parte di un progetto che riguarda le differenti sub-culture e influenze presenti in Cina, quelle influenze che stanno cambiando la generazioni dei ventenni, un progetto del 2009 in cui ricorreranno i vent'anni dalla protesta di piazza Tian an men.


I lavori di Daniele Mattioli sono stati pubblicati su The New York Times, Time, Focus, GQ, Globo, Elle, Maxi, Merian, Marie Claire, Newton, D - La repubblica delle Donne, Sette, Corriere Magazine. Attualmente è rappresentato dall'agenzia Anzenberger.

11 February, 2009

FUGA DA NEW YORK. San Sebastian: dove il mare poga con la terra


Quando arriva arriva. La voglia di un mare più austero, di colori meno caldi (ma non per questo meno intensi) e di una vacanza on the road al nord della Spagna. Iniziamo da un classico dei Paesi Baschi, San Sebastiàn (accento sull'ultima a), Donostia nell'incomprensibile dialetto basco.


Il centro arroccato con le sue infinite viuzze è un invito a trascorrere la notte intera in strada, passando da un bar all'altro, assaporando tapas e vini a volontà e a basso prezzo. San Sebastian si concentra per lo più intorno ad una grande spiaggia di sabbia fina, la grande baia della Concha (conchiglia) sulla quale si affacciano dei bei palazzi e dei bar.


Seduta per un aperitivo a uno dei tavolini frontemare, sono venuta a conoscenza di un mistero che riguarda questo luogo. Un signore piuttosto anziano, proprio mentre il sole ci salutava, mi ha detto di guardare in mezzo ai due scogli che spuntano dall'acqua per vedere il raggio verde. Io non ho visto niente, ma pare che il tramonto regali questo spettacolare effetto di riflessi.

Anche qui, come nella maggior parte delle località situate al nord della Spagna, l'alta marea la sera si appropria della spiaggia, tanto che si stenta a credere di essere stati sdraiati tutto il giorno proprio sotto quelle onde che ora si infrangono sulla passeggiata (mi hanno detto che a volte delle campanelle avvisano l'arrivo dell'acqua). Il tempo, come un po' in tutti i nord, tende al nuvoloso. Ma è proprio in una giornata uggiosa che ho scoperto quello che più mi ha colpito: il lato metal del mare.


La Concha a destra prosegue con sentiero che costeggia l'oceano. All'inizio, si incontrano dei negozi che vendono solo pesce. Un incanto di banchi popolati da gamberoni, granchi e altri gioielli di mare. Ma più si procede, più si resta soli con le onde. Il sentiero infatti si affaccia a strapiombo sulla fine del mare. O meglio: Baricco in un suo romanzo (Oceanomare) dice che la fine del mare è il bagnasciuga. E io sono d'accordo. Qui, invece, le onde si rompono ma si ricompongono. È dunque dove il mare poga con la terra*.

Dopo aver fissato per qualche minuto, o forse ora, questo spettacolo, ho ripreso a camminare su questo sentiero, fino a trovare una specie di prato, con tanto di panchine e gruppi di adolescenti fumosi. Il freddo inizia a farsi sentire, così torno a prendere le valigie. Direzione Bilbao. O meglio: Guggenheim Bilbao. Così dopo i musei di Venezia e di New York, aggiungo un'altra crocetta; adesso mi mancano solo Berlino e Las Vegas.

Mentre con la macchina mi perdo più volte nella "tangenziale " della città, mi spavento quando uscendo finalmente dalla svolta giusta, mi ritrovo davanti un tappeto di città, steso tra le montagne e sovrastato da una presenza alluminea, futurista e avvolgende.


La struttura del Guggenheim colpisce e appaga forse più delle opere che contiene. Non per niente ci pattinava Megane Gale in un famoso spot. Ora la fame di arte è appagata, ma quella di bacalao pil-pil no. Il centro della città sarà sicuramente come soddisfarmi.
Tutto sommato Bilbao non mi mancherà, o almeno non quanto il ricordo del mare che balla…

*Pogare: stile di ballo che consiste - durante i concerti - in una sorta di "tutti contro tutti" dove i partecipanti saltano prendendosi reciprocamente a spallate.

01 January, 2009

明けましておめでとうございます。Happy New Year 2009.


Forse state passeggiando a zero gradi per le scintillanti vie di Soho, oppure per le insolitamente tiepide strade di Ginza; o magari, siete semplicemente davanti a un buon bicchiere di vino nel salotto di casa.
Ovunque voi siate, Zen and the City ringraziano per essere state seguite fino ad ora e vi aspettano per raccontarvi tante nuove avventure tra New York e Tokyo.
Per continuare a viaggiare, anche da fermi.

Buon Anno Nuovo 2009.
Happy New Year 2009.
2009年、明けましておめでとうございます☆

12 December, 2008

地鎮祭。La purificazione della terra.




Proprio mentre scrivo questo post, la terra sta tremando.
Forti scosse che fanno vibrare i vetri della casa e increspare il mio caldo ocha.

Ma state tranquilli, non si tratta del solito terremoto. Semplicemente, stanno demolendo la casa accanto a suon di ruspa e piccone. Si tratta di un avvenimento molto comune in una città come Tokyo, dove tutto è in continua trasformazione e, dopo poco tempo, diventa irrimediabilmente obsoleto.

Prima di operare qualsiasi modifica è però necessario chiedere il permesso allo Spirito della Terra. In Giappone, infatti, nella Natura risiedono numerosi Dei che vanno tenuti buoni, se non si vuole incappare in qualche brutto guaio.

È questa l'origine del Jichintai, letteralmente "cerimonia di purificazione della Terra". Prima di piantare un albero, costruire una casa o compiere semplici lavori di manutenzione stradale è necessario chiedere il permesso all Spirito residente. Nel Kansai e in altre zone del Giappone anche i luoghi sacri sono sottoposti a ricostruzione completa, come nel caso del Santuario di Ise, un complesso di Templi che viene smantellato e ricostruito completamente ogni 20 anni.



Generalmente si crea un piccolo altare con quattro rami di bambù e si prega affinché i lavori si compiano con successo e in sicurezza. Come potete vedere nel video in apertura, al momento della cerimonia si predispongono diverse offerte simboliche, tra cui sake, riso, acqua, sale, verdure ecc. sopra un tavolo chiamato kumotsu.

La foto sopra risale a un paio di anni fa.
Pare che lo Spirito sia stato molto benevolo, dato che al posto di quel fazzoletto di terra ci sono ben tre abitazioni, con tanto di ospite residente.

08 October, 2008

表参道でのニュース。Qualcosa di nuovo a Omotesando.


Qualche mese fa, in una fredda ma limpida giornata di sole, mi sono imbattuta in un vero gigante in costruzione. Quasi quasi ho provato pena per quel colosso che si erigeva timido per una delle vie più trafficate della Capitale del Sol Levante, Omotesando, mostrando le sue nudità attraverso sottili teloni. Tra le occhiate indifferenti degli indaffarati passanti, il mio stupore davanti alle evoluzioni della gru in cima.


A rivederlo oggi, mentre sfidavo la sottile pioggia autunnale per cercare di immortalarlo degnamente, mi sono un po' commossa. Si è fatto bello con le sue vetrate verticali ritmate e la sua silhouette un po' svasata, che ricorda certe pieghe base dell'origami.
In una citta come Tokyo, famosa per i suoi cambiamenti urbanistici repentini e a volte deludenti (che fine ha fatto il ristorantino di ramen all'angolo dello stradone???), è bello poter osservare la nascita di un nuovo elemento. Sperando che lo lascino lì, nel suo splendore di specchi, il mio amico grattacielo.

26 September, 2008

江戸東京博物館。Edo Tokyo Museum: a spasso nel passato.


Non lasciatevi sorprendere troppo dall'aspetto esteriore di una delle costruzioni più singolari di tutta Tokyo, che riprende in chiave moderna la struttura dell'antico Castello di Edo, superando i 62 metri nel suo punto di maggiore altezza.
E, nonostante la scala d'accesso somigli più all'ingresso di un'astronave, all'interno dell'Edo Tokyo Museum potrete letteralmente passeggiare tra le strade dell'antica Edo, che nel 1868 divenne la nuova capitale del Giappone con il nuovo appellativo di Tokyo (Capitale dell'Est).


I tornelli d'ingresso si trovano al piano 6F e, una volta superati, potrete cominciare a calarvi nell'avvolgente atmosfera dell'epoca attraversando la perfetta ricostruzione del ponte Nihonbashi.


Nello stesso livello, all'interno di enormi display potrete ammirare ricostruzioni planimetriche in scala dell'urbanistica dell'epoca.
Al piano inferiore passeggerete nelle vie dello shopping, tra insegne di altri tempi ricostruite con un'incredibile dovizia di particolari.


Insieme all'esposizione permanente dell'antica città di Edo, durante l'anno al Museo sono anche allestite delle Special Exhibition.


La prossima, dal titolo "Printed Treasures: Highlights from the Museum of Fine Arts, BOSTON", si terrà dal 7 ottobre al 30 novembre, e consentirà di ammirare un'attenta selezione di stampe ukiyo-e di leggendari artisti quali Suzuki Harunobu, Kitagawa Utamaro, Toshusai Sharaku, Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige.

Io ci vado ^^

07 September, 2008

生け花。Incontri ravvicinati con l'ikebana.


Non è che capiti proprio tutti i giorni di poter assistere all'esposizione collettiva per l'ottantesimo anniversario della leggendaria Scuola di Ikebana Sogetsu a Tokyo.
Ma a me è capitato per ben due volte, complice il destino che mi ha fatto ricevere due inviti per la stessa mostra a distanza di pochi giorni.

La prima occasione arriva in un piacevole pomeriggio di settembre.
A spasso per la sempre affollata ma per me instancabile Shibuya, l'afa di agosto magicamente scomparsa sotto un incredibile akibare, il nome con cui in Giappone si indica il cielo d'autunno. Il mio cellulare rosa si illumina giocoso; ancora non ho idea dello stupore che proverò solo un'ora dopo, davanti a quelle opere di fiori viventi.


Salto sulla Denentoshi-sen e scendo a Futakotamagawa. La mia amica M-chan è in italianissimo ritardo di 20 minuti; inganno l'attesa osservando l'abilità del venditore di tai-yaki.


La mostra è allestita in un padiglione espositivo all'interno del department store Takashimaya; chiediamo agli impeccabili sorrisi della reception come arrivarci.
Inizia così il percorso ad ostacoli visivi tra lussuose vetrine griffate: Armani, Prada, Cartier...

L'atmosfera è decisamente solenne, ma le luci morbide e la bellezza delle composizioni mi impediscono di avvertire gli sguardi diretti all'unica gaijin presente alla mostra.


I tre artisti (Chigusa Onaka, Fumi Oka e Ryu Ishikawa) espongono lavori certosini e colossali allo stesso tempo, esprimendo la natura rappresentativa della scuola Sogetsu che, a differenza delle scuole tradizionali, accetta l'abbinamento di elementi nuovi e diversi dalle sole piante e fiori (Marzia-san correggimi se sbaglio^^).

Nuvole di orchidee sorrette da intrecci geometrici, boccioli che si elevano da foglie galleggianti e una intricata foresta di rami carichi di yuzu. L'effetto è quello di capirci magicamente qualcosa, perché dentro al petto qualcosa succede.


Esco da questo mondo un po' stordita, ma torno in me il tanto per firmare il guestbook in kanji, sotto gli sguardi divertiti delle addette.

La scena si ripete domenica pomeriggio. Mi presento munita di camera digitale e sguardo fiero da gaijin che forse la volta prima ci aveva capito qualcosa.

24 August, 2008

鞄。Paese che vai, borsa che trovi.


[Ecco l'ultimo della serie "post riproposti" di Zen and the City.
Grazie a tutti per averci rilette e a tra pochissimo con i nuovi post ^^]

Per un'appassionata di borse e accessori come me, un salto al punto vendita di Yoshida & Co dentro OICITY di Shibuya è come una visita obbligata al Tempio.
Uno stile sobrio ma inconfondibile caratterizza da sempre le collezioni di questa azienda tutta giapponese, dal 1935 leader nel settore della pelletteria.
Borse grandi, comode e indistruttibili, reversibili o invisibili e, soprattutto, bellissime; portafogli di pelle o di stoffa che non temono lo sguardo intransigente di chi ama la perfezione dei dettagli.


E ora le due chicche finali: è chiaramente griffata Porter, brand principale commercializzato dal 1962 da Yoshida & Co, la superaccessoriata wire messenger bag che l'estate scorsa ha spopolato tra i bikers giapponesi. Anche il mio caro amico Nicola ha portato con se la sua Porter, stracolma di attrezzature digitali e non, per immortalare tante nuove cose incredibili.

16 August, 2008

玄関。Ode al genkan.

(Continua la serie dei post "riproposti". Zen and the City vi danno appuntamento a settembre con i post nuovi).

Chiudo con precisione la porta del vecchio ascensore e, con grande coraggio, mi arrampico sull'ultima rampa di scale che mi separa beffarda dal poter decretare il ritorno a casa.
La porta blindata rimbomba alle mie spalle, getto la borsa sullo zafu vicino all'ingresso.
Tadaima. Sono tornata. Mi sfilo le scarpe e salgo sul mio tappeto sardo. Bianco, tessuto a grani con un motivo tradizionale. Un genkan sardonipponico, il mio.
Sistemo le scarpe con la punta rivolta verso l'ingresso e mi appresto a godermi il mio quotidiano, meritatissimo ritorno a casa.

In tutte le case giapponesi e in tantissimi locali, è d'obbligo levarsi le scarpe prima di entrare.
Il genkan è lo spazio adibito a questa funzione, e separa l'area interna da quella esterna. Generalmente è costituito da un atrio costeggiato da un armadio o da ripiani, dove si ripongono le scarpe e i vari accessori. Nella foto è ritratto il genkan di un ristorante tradizionale, con tanto di pedana centrale che aiuta a "guadare" l'ampio atrio.


O-agarinasai. "Salga pure, prego." Tramite un gradino si accede all'interno della casa o del locale, facendo ben attenzione a non salire con le scarpe nè a poggiare i piedi sul pavimento dell'ingresso. La padrona di casa provvederà a sistemare le nostre scarpe, allineandole per bene e con le punte rivolte verso l'esterno.

In tutte le case dei miei amici ho le mie ciabattine personali, e a casa mia riservo loro lo stesso trattamento. Dai miei genitori sono di spugna, bianche e morbide, con le ciliegie ricamate.
Dalla mia Sensei di pittura sumi, invece, tra le slipper a disposizione per noi allievi, prediligo sempre quelle aperte davanti e con l'incrocio.
Gli appartamenti di Tokyo sono spesso piccini e privi di terrazzo. Così ecco che il genkan diventa un piccolo deposito, un luogo da riutilizzare con destrezza: la mia amica ci tiene la bici e qualcuno... ci stende i panni :)

Non vi resta che godervi il piacere di ciabattare in casa d'altri e, mi raccomando: attenzione al fatidico buco sul calzino.
Se volete approfondire cliccate qui.

28 July, 2008

Tre mesi, trenta post, tremilatrecento clic.


Trenta post all'attivo e più di tremilatrecento visite in soli tre mesi di attività. Alla luce di questi davvero inaspettati risultati, qui su Zen and the City l'emozione è forte.

Mentre la scaramantica Zen si crogiola nella sua estasi aritmetica, in quanto il 3 è annoverato tra i suoi numeri fortunati, l'esperta enologa the City sceglie la bottiglia giusta da stappare. Perché un'occasione del genere merita un festeggiamento appropriato.

Durante il mese di agosto vi ripresenteremo alcuni dei post che hanno avuto più successo, soprattutto in termini di clic, per poi riprendere a settembre con le nostre nuove recensioni.
Zen sceglie le recensioni di the City e viceversa ^^
Come al solito a voi la parola, che ci seguite con preziosa costanza e ci fate felici attraverso i vostri sempre graditissimi commenti (a cui abbiamo dedicato uno spazio apposito in alto a destra^^).

Thank you very much and hope to see you again :-)
本当にありがとうございました。これからも、どうぞ宜しくお願いします☆

12 July, 2008

アルマーニや伊東屋。Shopping a Ginza.


Passeggiare per la centralissima Ginza è un appuntamento immancabile per chi si reca a Tokyo. Con la pioggia o con il sole, la bellezza delle strade ti sorprende con luci e vetrine sfarzose, e quell'aria chic che ti avvolge mentre fai tintinnare i tuoi tacchetti sui marciapiedi lastricati.
Confesso che si tratta di uno dei pochi posti dove posso mostrare fiera il mio volto da gaijin, che ben s'intona con i classici e intramontabili store occidentali quali Bvlgari, Burberry's, Apple Store, Furla, solo per citarne alcuni; e senza dimenticare la nuovissima Armani Ginza Tower, meravigliosa creatura degli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas.
"A differenza degli altri progetti in cui il committente si incontra raramente, Giorgio Armani è molto presente, sempre pronto a intervenire ad ogni minima variazione di concetto. La sua curiosità e collaborazione durante il processo creativo lo rendono un committente ideale."

Se escludiamo Giorgio, da brava amante del Made in Japan non passo troppo tempo con il naso schiacciato sulle vetrine nostrane. E tra i miei negozi cult ce n'è uno in cui regolarmente mi reco in visita per fare incetta di carta giapponese e deliziosi oggettini di utilizzo quotidiano.
Si tratta di Ito-ya, un brand conosciutissimo tra i grafomani e gli amanti dei prodotti di cancelleria in generale.


Ito-ya è uno dei miei posti preferiti nelle tappe del Christmas shopping, ma non solo.
In accordo con le stagioni e le festività, nel ground floor potrete trovare le ultimissime novità: un vero tripudio di originalissime greeting's card, singolari oggettini di deliziosa fattura e utilissime idee dell'ultimo minuto per i vostri miyage.
Dopo aver ceduto alla tentazione di entrare, vi accorgerete che sopra di voi ci sono altri 8 piani di scelta illimitata, divisi per aree tematiche.
Tra i miei preferiti, il 6° piano "My favorite Japan".


E il 7° piano "Art & Color", dove ogni tanto si trovano bellissimi pennelli per la pittura sumi a prezzo speciale. Ma di questa meravigliosa arte vi parlerò più avanti in un post dedicato...

05 July, 2008

茶心。Chashin: il cuore del tè, per viaggiatori esigenti.


Secondo una ricerca condotta su un unico soggetto (la vostra Kazu) di età indefinita (eheh), è risultato che nonostante il sostanzioso numero di voli effettuati dall'intervistata, un particolare stato di tensione accompagna regolarmente il 100% dei suoi spostamenti. Della serie: mi trovo spesso in aeroporto in abbondante anticipo rispetto agli orari prestabiliti (a meno che non sbagli giorno oppure aeroporto, ma questa è un'altra storia... hem).

Da sempre terrorizzata dal giri giri (termine giapponese che indica le cose fatte "a pelo"), me la prendo comoda e mi concedo lunghe passaggiate per i negozi dei Terminal internazionali, ficcando il naso tra quegli scaffali patinati e illuminati a giorno, dove c'è sempre un profumo misto di prodotti tipici e acque di colonia e qualche signorina gentile che vuole aiutarti. Questo vagare senza meta, inoltre, mi aiuta a scaricare la tensione prima della partenza e, allo stesso tempo, ad appagare la mia incontenibile curiosità sulle ultime tendenze.

Mi son così ritrovata spesso a sbirciare tra cestini di profumati formaggi misti e lussuose confezioni di Champagne; oppure tra colorate scatoline di drugs dai promettenti effetti benefici; ma anche tra creazioni di importanti terracotte e leggerissimi vetri. Spesso trovando ispirazione per i miei miyage (souvenir) dell'ultimo momento. E in Giappone il souvenir è una vera istituzione, un oggetto che si colloca a metà tra l'obbligo e la nostalgia.



Nel Terminal 1 dell'Aeroporto Internazionale Narita di Tokyo, è stato creato uno spazio ad hoc per chi, come me, ama combinare dovere e piacere. Si tratta di un modernissimo concept store, chiamato Chashin (letteralmente "il cuore del tè"), dove è possibile sorseggiare diversi tipi di tè giapponese nell'Engawa Lounge e, allo stesso tempo, scegliere tra un piacevole assortimento di prodotti esclusivamente Made in Japan, selezionati in base agli alti standard qualitativi del MIJP (Made in Japan Project).
Una delle particolarità dello store è quello di proporre all'avventore oggetti tipici che racchiudono tradizione e qualità, rasentando la mania nella cura del particolare. Così ogni acquisto verrà impacchettato ad arte tramite le originali e soprattutto uniche tecniche nipponiche, utilizzando solo carta tradizionale noshigami.
Inoltre, c'è una bella novità per i possessori della Flying Blue Card. Presentandola, si ha diritto a un drink presso il Chasin's Cafè.

20 June, 2008

浅草。Asakusa e il suo fascino.


Nel lontanissimo 628, due pescatori tirarono su dal fiume Sumida una statuetta di Bodhisattva Kannon, la Dea della Grazia. La cosa fu vista come un inconfondibile segno dal capo del villaggio che, convertitosi al Buddismo, si fece prete e trasformò la sua dimora in un piccolo Tempio. Successivamente, nel 647, fu fondato il primo Tempio: il famoso Senso-ji. Negli anni e nei secoli il complesso si è andato man mano ingrandendo, e ora ospita numerosi Templi.
Asakusa è uno dei quartieri più visitati di Tokyo in assoluto, per i suoi famosi negozi per turisti e, soprattutto, per l'antico Tempio. Persone da tutto il mondo confluiscono continuamente nelle sue strade, respirandone l'aria magica e lasciandosi trasportare da quell'atmosfera festosa che pervade il quartiere per tutto l'anno.
Passata l'imponente Kaminari Mon (la Porta del Tuono), si percorre Nakamise-dori, che taglia l'omonimo complesso con i suoi negozietti colorati e chiassosi. Dolci, tessuti, ventagli, maschere, souvenir di tutti i generi e per tutte le tasche. Bancarelle di cibi deliziosi e profumati allieteranno i vostri acquisti (tra i miei preferiti agemanju, magari alla zucca).


In fondo alla strada la maestosa Hozo Mon permette l'ingresso al Tempio, conosciuto anche con il nome Kannondo. Nel piazzale antistante potrete comprare diversi omamori (portafortuna) e i vostri mikuji, bigliettini della sorte infilati in sottili bastoncini che si estraggono da una scatola dopo averla agitata per bene.
È buona abitudine bruciare dell'incenso e inalarne i vapori nel grosso braciere antistante al Tempio, facendo attenzione a non dare le spalle alla Dea Kannon.
Guardando il Tempio, sulla sinistra vedrete innalzarsi maestosa la Pagoda Gojyu-no-to (The Five Story Pagoda), che custodisce le ceneri e tavole votive dedicate al Buddha.


Imperdibile il Sanja Matsuri (Festa dei Tre Templi), uno dei tre più famosi Festival Shintoisti in Giappone, celebrato ogni anno durante il terzo weekend di Maggio e dedicato agli spiriti dei tre uomini grazie ai quali fu data origine al Tempio.
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