Non è che capiti proprio tutti i giorni di poter assistere all'esposizione collettiva per l'ottantesimo anniversario della leggendaria Scuola di Ikebana Sogetsu a Tokyo.
Ma a me è capitato per ben due volte, complice il destino che mi ha fatto ricevere due inviti per la stessa mostra a distanza di pochi giorni.
La prima occasione arriva in un piacevole pomeriggio di settembre.
A spasso per la sempre affollata ma per me instancabile Shibuya, l'afa di agosto magicamente scomparsa sotto un incredibile akibare, il nome con cui in Giappone si indica il cielo d'autunno. Il mio cellulare rosa si illumina giocoso; ancora non ho idea dello stupore che proverò solo un'ora dopo, davanti a quelle opere di fiori viventi.
Salto sulla Denentoshi-sen e scendo a Futakotamagawa. La mia amica M-chan è in italianissimo ritardo di 20 minuti; inganno l'attesa osservando l'abilità del venditore di tai-yaki.
La mostra è allestita in un padiglione espositivo all'interno del department store Takashimaya; chiediamo agli impeccabili sorrisi della reception come arrivarci.
Inizia così il percorso ad ostacoli visivi tra lussuose vetrine griffate: Armani, Prada, Cartier...
L'atmosfera è decisamente solenne, ma le luci morbide e la bellezza delle composizioni mi impediscono di avvertire gli sguardi diretti all'unica gaijin presente alla mostra.
I tre artisti (Chigusa Onaka, Fumi Oka e Ryu Ishikawa) espongono lavori certosini e colossali allo stesso tempo, esprimendo la natura rappresentativa della scuola Sogetsu che, a differenza delle scuole tradizionali, accetta l'abbinamento di elementi nuovi e diversi dalle sole piante e fiori (Marzia-san correggimi se sbaglio^^).
Nuvole di orchidee sorrette da intrecci geometrici, boccioli che si elevano da foglie galleggianti e una intricata foresta di rami carichi di yuzu. L'effetto è quello di capirci magicamente qualcosa, perché dentro al petto qualcosa succede.
Esco da questo mondo un po' stordita, ma torno in me il tanto per firmare il guestbook in kanji, sotto gli sguardi divertiti delle addette.
La scena si ripete domenica pomeriggio. Mi presento munita di camera digitale e sguardo fiero da gaijin che forse la volta prima ci aveva capito qualcosa.