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17 February, 2010

Un giorno di artistica follia

C’è un quadro di Chagall che mi commuove ogni volta che lo guardo. Si intitola Io e il villaggio. Dietro le mucche e la mungitura si nasconde la storia della sua vita. Quei colori mi invitano a lasciarmi andare, a fluire, piuttosto che a razionalizzare.

Mi piacerebbe riuscire a riassumermi in un quadro, ma credo che se lo facessi uscirebbe qualcosa di più complicato di un villaggio, qualcosa tipo una donna duplice o triplice, vista da sotto e da sopra perché non ho una sola personalità e mi piace cambiare punto di vista, cambiare mondi, cambiare fedi.


E quindi ora sono un gatto con un sogno adeguato in testa, (chissà se il mio mi riconoscerebbe?)

ora una dama in pareo, pronta a mangiare frutti esotici e a respirare il sole.


Dormo accanto a una musica che ho composto per l’isola che amo e un leone cerca di svegliarmi...

Apro gli occhi e apprezzo il colore del mio disordine mentale.


Mi stendo, mi spoglio e mi rilasso...

E penso a quando potrò tornare a fare un altro incredibile sogno al MOMA.
Andateci anche voi se passate da quelle parti (11 W 53 Street), ma non fatevi attrarre dal giorno gratuito (mi pare il venerdì) perché troverete tantissima gente e non potrete addormentarvi...

06 November, 2009

Zang Tumb Tumb a Manhattan

Composizione di foto di Dede* + Quadro di Tamara

Nel 1929 Tamara de Lempicka dipinse il suo quadro intitolato New York (in alto a destra).
Molti la ricorderanno nel suo autoritratto di donna futurista al voltante di un’automobile con uno sguardo degno di Thelma & Luise... Anche lei aveva “lanciato la sua sfida alle stelle...”. Così come i futuristi dichiaravano nel loro manifesto d’esordio pubblicato su Le Figaro nel 1909.


Creatività, futuro, rottura, parole in libertà, sorpresa, provocazione, internazionalità, antipassatismo, emancipazione, verticalità... queste parole danno già un'idea di cosa ci sia stato di buono nel futurismo, ma sorprendentemente, si potrebbero usare anche per descrivere un aspetto di New York, come quello per cui un locale non dura più di qualche anno e dove “l’andare oltre” è un po’ un diktat implicito in ogni foglia che si muova.

U. Boccioni: Dinamismo di un calciatore (1913)

Proprio questo mese, si celebrerà il centenario del futurismo nella Big Apple, grazie a Proforma, la Biennale dedicata alle forme d’arte live. Ma a collegare il futurismo e New York c’è anche l’artista Athos Cesarini, detto il pittore futurista italiano d’America che ha ritratto tutta New York con un tratto degno di Balla&Co.

Quadro di Athos Cesarini

Il futurismo si espande nella città fermandosi in una sala del museo più commovente (per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea) di Manhattan, il MOMA, dove i trovano alcune delle opere più rappresentative di questa rivoluzione di forme e di energie pittoriche.

Foto di Dede*

A Boccioni sarebbe senz'altro piaciuto che le sue opere fossero incorniciate dai grattacieli

Anche se il futurismo fallì la sua rivoluzione artisitca, piegandosi al potere politico, dai semi della sua dirompente energia sono nati anche degli spunti positivi per il futuro, alcuni tutt’ora attuali (una chicca: aprendo il disco dei Duran Duran del 1988, scoprirete che è la copia del Poema del vestito di latte, opera futurista del 1937).
(* Dede di varie-ed-eventuali-blog.blogspot.com grazie!!!).

29 March, 2009

無印良品。Zen and the City in a bag.

No Brand Quality Goods.
Così recita il payoff della famosa casa giapponese Muji, nota per la linea essenziale e senza marca che contraddistingue da sempre i suoi prodotti (Muji significa proprio questo: prodotti di qualità senza logo).
Dall'oggettistica al servizio floreale, dal food alla realizzazione di vere e proprie abitazioni, in Giappone l'azienda si è ramificata in numerosi e strategici ambiti, seguendo i principi della filosofia Lohas (Lifestyles of Health and Sustainability), un nuovo stile di vita orientato alla concezione dello star bene secondo natura e sulla base di scelte eco-sostenibili.


Tra le novità dello scorso anno spicca l'originale collezione City in a Bag: dentro un sacchetto di cotone troviamo una divertente composizione di piccole sculture in legno, che ritraggono nei tratti salienti le quattro più famose metropoli del pianeta: New York, Tokyo, Londra e Parigi.


Anche da Fao Schwarz a Manhattan, c'era fino a poco tempo fa tutta la città ricostruita in LEGO, un'opera davvero mastodontica. Ma il minimalismo di Muji è insuperabile. Lo store no-logo ha aperto qualche anno fa in due differenti sedi, due ospitate nel MoMA Design Store, sia a Spring Street che sulla 57sima e altre sparse per l'isola (una si trova anche a Time Square).
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