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ancora sulla sindrome dell'emigrante

lunedì 24 ottobre 2011

Pubblicato da Lydia 23 commenti


A volte penso che dovrei scattare qualche foto alle mie valigie, quelle che fanno con me il viaggio da Napoli a Milano, quelle che poi trascino per 2 piani senza ascensore e che prima o poi mi costeranno la schiena, quelle il cui interno un giorno esploderà e distruggerà tutti i miei vestiti.
Si, poi dovrei proprio mostrarvele quelle foto, anche se a dire il vero, pensandoci bene, forse farei meglio a nasconderle, perchè non farebbero altro che alimentare lo stereotipo ancora in voga del napoletano emigrante, quello con i polli nella valigia di malafemmenana memoria.
Ma è così, è bene me ne faccia una ragione, la sindrome dell'emigrante, di cui avevo già avuto modo di parlare in occasione del viaggio in treno di un baccalà, aumenta vertiginosamente con l'età.
E siccome non c'è mai limite al peggio stavolta le valigie hanno fatto una tappa intermedia tra Napoli e Milano: Londra, dove ero stata invitata a colazione per l'inaugurazione del nuovo "Centre of Excellence" di Scholtès.
Stavolta nel viaggio Napoli-Londra-Milano mi hanno accompagnato:

  • n.1 barattolo da 500 g di ottimo tonno sott'olio di Cetara
  • n.1 confezione di latta di caffè kimbo gold medal che a Milano non si trova, fa nulla che io non bevo caffè: è un regalo
  • 1 kg di taralli appena sfornati
  • 2 kg di semola di grano duro dei molini de vita
e soprattutto 4 preziosissimi barattoli di pomodorini fatti dalle sapienti mani della mia amica Palmira, quella delle arance e della Tanta Lemon.
E così non ho resistito ed ancora una volta, chiedendo umilmente venia ai toscani e cospargendomi il capo di cenere, ho fatto scempio della pappa al pomodoro, come già avevo fatto l'estate scorsa aggiungendoci i peperoni, e ne ho fatta una ancora più eretica ai pomodori e patate.



PAPPA AL POMODORO E PATATE

Ingredienti per 4 persone
1 barattolo da 1/2 kg di pomodorini di ottima qualità, se non li avete aspettate di avere dei pomodori buoni
1 scalogno
1/2 carota
1/4 costa di sedano
basilico
olio extra vergine d'oliva
sale
pepe
2 patate

Lessate le patate in acqua salata, pelatele, fatele a pezzetti e schiacciatele grossolanamente con la forchetta, tenetele da parte.
In un tegame con dell'olio fate appassire lo scalogno a fettine sottili e il sedano e le carote a pezzetti molto piccoli, bagnate con qualche mestolo d'acqua per evitare che attacchino.
Aggiungete i pomodorini e fate cuocere per una decina di minuti, la varietà dei pomodori utilizzati inciderà sui tempi di cottura.
Versare le patate e il basilico spezzettato, fate insaporire, aggiustate di sale e di pepe e servite con un filo d'olio a crudo

lacrime di coccodrillo (english version included)

mercoledì 29 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 20 commenti


Prima mi spazzolo metà torta paradiso tutta da sola e poi sono assalita dai sensi di colpa e mi ricordo che starei a dieta.
Così quando ho deciso di sfruttare gli ultimi pomodori e di preparare una delle cose che mi piacciono di più: la pappa al pomodoro, mi sono detta che c’erano troppe calorie (!!!!!), e così via il pane (che tanto quello toscano, essenziale per la pappa al pomodoro, mi mancava) et voilà una leggerissima crema di pomodori.
Ancora un altro scempio perpetrato nei confronti della cucina toscana, dopo la pappa ai peperoni.
A questo punto, ne sono quasi certa, mi avranno interdetto l’ingresso, e le mie foto segnalatiche saranno sparse in tutto il territorio toscano.


CREMA DI POMODORI

Per 2 persone

400 g. di pomodori (io ho usato i san marzano)
1 scalogno
1 carota
1 gambo di sedano
1 patata piccola
Brodo vegetale leggero
Basilico
Olio

Mettere un filo d’olio in un tegame e far imbiondire lo scalogno, aggiungendo un po’ d’acqua per non farlo scurire troppo.
Tagliare a pezzi i pomidori, la carota, il sedano privato dei filamenti e la patata sbucciata, e aggiungerli allo scalogno.
Far cuocere aggiungendo qualche mestolo di brodo vegetale.
A fine cottura aggiungere una bella manciata di basilico e salare.
Con un frullatore ad immersione rendete il composto una crema.
Una macinata di pepe ed un filo di olio a crudo prima di servire


ENGLISH VERSION

After I had gulped down most of my Heaven cake all by myself, I feel so guilty and I remember – too late- that I should be on a diet.
So when I made up my mind to exploit the very last tomatoes in order to prepare one of the dish I mostly like: pappa con il pomodoro ( tomato pulp).
Anyhow, I also realised it was much too caloric and so I left behind bread (one of the essential ingredient for the tomato pulp)and here’s a very light tomato pulp.
Once again another destruction involving Tuscany’s cooking (tomato pulp is peculiar of Tuscany) soon after pepper pulp.
At this stage I am sure I will be never allowed to enter Tuscany and my mug shots will be everywhere!!!

TOMATO PULP

Serves 2

400 gr red tomatoes ( San Marzano if any)
1 shallot
1 carrot
1 celery stick
1 small potato
Light vegetal stock
Basil
Oil

Pour little oil in a pan along with the shallot and cook until lightly brown, add a little water in order not to get it too dark brown.
Chop the tomatoes, the carrot, the celery stick whose filaments must be taken out,the peeled potato and add them to the shallot.
Let it cook adding some wooden spoons of vegetal stock.
When ready, add a nice handful of basil and salt.
Blend all the ingredients until creamy.
A beautiful grind of black pepper and a little oil before dishing up.

in soli 10 kmq (english version included)

mercoledì 15 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 28 commenti


E’ incredibile come in poco più di 10 kmq di bellissima roccia nel cuore del Mar Tirreno sia nata una così alta concentrazione di specialità gastronomiche.
Se so fare bene i conti ogni 2 kmq a Capri c’è qualcosa di tipico da mangiare o da bere.
Tutti si nutrono di insalata caprese: pomodoro e fiordilatte, in molti vanno pazzi per la torta caprese nelle versioni bianche e nere, il limoncello, la cui paternità Capri si contende con Sorrento ed Amalfi, è diventata quasi una bevanda nazionale.
Ma quanti di voi conoscono i ravioli capresi?
Il raviolo caprese ha un involucro esterno di “pasta cotta”, che ha quasi una consistenza da gnocco, un ripieno di caciotta secca vaccina e maggiorana, ed un semplicissimo condimento di pomodoro e basilico.
Qui avevo pubblicato versione rivisitata con burrata e asparagi.

RAVIOLI CAPRESI (dosi per 20 ravioli circa)
Per la pasta
250 g di farina 00
250 g di acqua
Sale
1 filo d'olio extra vergine d'oliva

Per il ripieno
100 g di caciotta secca vaccina grattugiata (caciotta dei monti lattari nella versione originale)
1 uovo
Maggiorana

Per il condimento
600 gr pomodorini
olio extra vergine
sale
basilico
parmigiano grattugiato

Preparare la pasta
Portare ad ebollizione l’acqua e salarla, spegnere sotto il fuoco e versare la farina tutta insieme.
Aggiungere il filo d’olio.
Mescolare con l’aiuto di una cucchiarella di legno e poi con le mani (solo quando l’impasto si sarà raffreddato per evitare ustioni alle mani).
Lasciar riposare l’impasto coperto.

Preparare il ripieno
Mescolare la caciotta grattugiata con l'uovo e con la maggiorana

Preparare il condimento
In una padella larga far scaldare dell'olio extra vergine, aggiungere i pomodorini tagliati a pezzetti, fare cuocere qualche minuto, salare e aggiungere abbondante basilico.

Preparare i ravioli
Stendere la pasta di acqua e farina con un mattarello, avendo cura di spolverare il piano di lavoro con della farina.
Con un coppapasta rotondo tagliare dei cerchi, riempirne la metà con un cucchiaino di ripieno, chiuderli sovrapponendo i cerchi non farciti e sigillare bene il raviolo facendo aderire le 2 metà con un po’ di acqua.
Lessarli in abbondante acqua salata fino a quando i ravioli non saliranno a galla.
Condirli con il sugo fresco di pomodoro, una spolverata di parmigiano e abbondante basilico.



ENGLISH VERSION

You cannot immagine how many delicatessen you can enjoy within 10 km rocky area in the Mediaterranean Sea.
For instance, in Capri you may taste something noteworthy every 2 kilometers.
Everybody knows ‘salad caprese’: tomatoes with fresh, milky mozzarella cheese. Caprese cake is also widely appreciated in white chocolate or dark chocolate version. Last but not least limoncello is nearly a kind of ‘national liqueur’: Capri, Sorrento and Amalfi are still quarreling about its origin.
But, do you know ‘ravioli caprese’?
Ravioli caprese has an exterior cooked pasta shell, whose texture is like a gnocchi consistency.
The stuffing consists of cow dry cheese and marjoram and has a simple dressing made of tomato and basil.



RAVIOLI CAPRESE

FOR THE PASTA SHEET

250 gr wheat flour
250 gr water
Salt
Little extra virgin olive oil

STUFFING

100 gr dry cow grated cheese
1 egg
Marjoram

DRESSING

600 gr tomatoes
Extra virgin olive oil
Salt
Basil
Grated Parmesan cheese

Making PASTA SHEETS

Bring water to a boil and add salt. Take it off from the heat and add the flour altogether. Add the oil. Blend with a wooden spoon and when cooled down dough with your hands. Let it rest

Making THE STUFFING

Mix the grated cheese with the egg and the marjoram.

MAKING THE DRESSING

In a large pan, heat the oil, add the coarsely diced tomatoes. Let them cook some minutes, salt and sprinkle with abundant basil leaves.

MAKING THE RAVIOLI

Roll out the pasta dough with a rolling pin, sprinkle the board with flour.Cut out some circles through a pastry cutter, fill them and close them with other pasta circles (as if they were a kind of lid) and seal them properly using some water as ‘glue’.
Boil the ravioli in salted water; they will be ready when they bob up.
Season them with fresh tomato sauce and a little grated Parmesan cheese along with abundant basil leaves.

post eretico (english version included)

lunedì 13 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 37 commenti


Pensate di salire sulla Statua della Libertà e di strapparle via la sua fulgente fiaccola, di recarvi al Colosseo e di dipingerlo tutto di bianco e nero, o di prendere a sassate la Sirenetta di Andersen nel porto di Copenaghen.
Ho praticamente fatto tutte queste cose insieme con una sola misera ricetta.
Ho fatto scempio di uno dei piatti simbolo della cucina toscana, mi perdonino tutti i discendenti di Dante, di Boccaccio e dei signori Medici, chiedo loro umilmente scusa, e mi perdoni anche la signora Rita Pavone, anche se “viva la pappa pappa coi pepe- pepe - peperoni” non suona poi tanto male…
A mia discolpa devo dire che questa pappa ai peperoni non è poi così male


PAPPA AI PEPERONI

Ingredienti
Per 4 persone
200 gr pane raffermo ( se avete il pane toscano è meglio)
1 kg peperoni
4 o 5 pomodori
Basilico abbondante
2 spicchi Aglio
Olio, sale, pepe

Rosolare un paio di spicchi d’aglio nell’olio, facendo attenzione a non farli bruciare ed eliminandoli una volta rosolati.
Aggiungere i peperoni e i pomodori tagliati a pezzetti ed il basilico spezzettato con le mani, aggiungere sale ed un po’ di pepe.
Far cuocere una decina di minuti e poi versare del brodo vegetale leggero, portare a cottura i peperoni.
Aggiungere il pane tagliato a dadoni e fare cuocere ancora qualche minuto fino a che il tutto non si sarà ben amalgamato.
Aggiustare di sale e fare riposare un’oretta nel tegame coperto prima di servire.


ENGLISH VERSION

Just think of climbing on the Liberty Statue and to take off her bright torch. Just figure out you went to the Coliseum and painted all black and white. Just even dare stone Andersen’s mermaid in Copenhagen.
I have done all these things in a single recipe.
I played havoc with one of the most peculiar dish in Tuscany’s cookery.
I apologise – hat in hand- . May all the descendants of Dante, Boccacciao and Medici forgive me!!

PEPPER PAPPA (Pappa is a nice nickname for babyfood)
(serves 4)

200 gr stale bread (you’d better use Tuscan unsalted bread)
1 kg peppers
4 or 5 tomatoes
Abundant basil
2 garlic gloves
Salt and pepper
Oil, salt and pepper

Cook a couple of garlic cloves in oil until brown. Do not burn them and put them aside once browned. Slice the peppers and chop tomatoes, basil leaves (broken into pieces with your hands), and add them along with salt and pepper.
Let them cook for 10 minutes and pour some light vegetable stock, cook the peppers completely.
Cut into dices the stale bread and cook for some more minutes with all the ingredients until well mixed.
Add some more salt if necessari and let it stand for an hour before tasting.

come un tubino nero (english version included)

lunedì 6 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 31 commenti


Ancora per la serie “al mio forno resto accozzicata”, una ricetta che è un po’ come quei vestitini neri che potete mettere sia d’estate che d’inverno tanto vi fanno fare sempre una gran bella figura, col chiletto in più o in meno tanto “apparano” la situzione, in una serata elegante con il tacco alto o col sandalo basso per andare a cinema.
Una donna sa cosa mi riferisco, un uomo può immaginarlo o documentarsi presso una donna.
Questo tortino potete mangiarlo d’inverno accompagnato da un radicchio alla griglia o da una fonduta di formaggio, oppure in estate tiepido accompagnato da una dadolata di pomodori o di peperoni stufati


SFORMATINO DI PATATE E RICOTTA

Per 2 sformatini
100 g di patate
150 g di ricotta
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano
Sale e pepe
Pangrattato

Lessate le patate,sbucciatele e passatele nello schiacciapatate. Aggiungete la ricotta, il parmigiano, il sale, il pepe e il tuorlo e mescolate fino ad ottenere un composto liscio.
Aggiungete alla fine l’albume a neve.
Versate il tutto in 2 stampini monoporzione imburrati e spolverati di pangrattato e cuocete in forno caldo a 180° per una ventina di minuti circa.
Sformate e servite con una dadolata di pomodori, con dei peperoni a pezzetti stufati, con del radicchio alla griglia, con una fonduta di formaggio o come meglio preferite



ENGLISH VERSION

Still stuck in front of my oven.
This recipe is just like an ‘ all purpose dress’ which enables you to make a good impression no matter what the season of the year is. In case you were chubby, you will look slimmer wearing a black all purpose dress should you ever ‘live in large’
Women know what I am writing about, men can just figure it out and they may have a word with women in order to better inquire.
You can enjoy this pie in Winter either along with a grilled chicory or with a cheese fondue or in Summer with tomato cubes or stewed peppers as a side dish.

POTATO AND RICOTTA CHEESE SMALL PIES

Serves 2 small pies

100 gr potatoes
150 ricotta cheese
1 egg
1 tablespoon parmesan
Salt and pepper
Breadcrumbs


Boil the potatoes and sieve them through the potato masher. Spoon in the ricotta cheese, parmesan, salt, pepper and the egg yolk and mix properly until you have a smooth batter.
At the end, add the egg white beaten to a firm froth.
Butter thoroughly two small pie moulds and sprinkle them with breadcrumbs, pour in the mixture and bake in pre-heated oven (180° Celsius) for approximately twenty minutes.
Take out of the moulds and serve with tomato cubes, some stewed peppers , some grilled chicory and with a cheese fondue or as you best like.

scene da un rientro (english version included)

mercoledì 1 settembre 2010

Pubblicato da Lydia 37 commenti

Volete sapere come fare a perdere in meno di 1 ora tutti i benefici tanto faticosamente conquistati in ben 3 settimane di mare e sole trascorsi in Grecia?
Semplicissimo: basta farsi balenare la strabiliante idea di andare a fare la spesa all’Esselunga di Lorenteggio ( ma va bene qualunque centro commerciale o megasupermercato di qualunque città o provincia italiane), nella domenica del grande esodo di rientro dalle ferie d’agosto (attenzione, questa è una condizione essenziale).
Mi raccomando, fate come me e scegliete con cura l’orario in cui addentrarvi nel malefico girone dantesco, che sia un orario intelligente, cioè quello di apertura.
Pare che il 70% della popolazione italiana scelga come me l’orario intelligente (siamo un popolo di furbi, non c’è che dire…) e si apposti scalpitante ai cancelli come cavalli da corsa all’apertura dei box.
Una volta guadagnato, miracolosamente incolume, l’ingresso, mi è capitato di assistere a scene degne di rifornimenti per un conflitto nucleare: carrelli stracolmi di qualunque cosa, e per qualunque intendo dire proprio qualunque cosa.
In quanto tempo pensate che una famiglia media possa consumare 20 confezioni di cetriolini sott’aceto assolutamente non offerta? (giuro le ho contate).
E vi risulta che il sedano sia un prodotto in via di estinzione? Un signore davanti a me ne ha preso ben 5 cespi. La mia immaginazione non è ancora riuscita a spiegare cosa si possa fare con 5 cespi di sedano, si accettano idee.
Ah già, dimenticavo l’allegra quanto misteriosa vecchina alla “Arsenico e vecchi merletti”con la sua immensa scorta di vaschette di alluminio e pellicola trasparente. Chi legge troppi libri gialli come me potrebbe anche farsi strane idee sull’uso di quelle vaschette…

Dopo questa faticosa quanto interessante esperienza ero talmente stremata da non avere la forza di cucinare, quindi accontentatevi di una “misera” non-ricetta di insalata di lenticchie ed accettate i miei saluti ed un caloroso ben ritrovati.



INSALATA DI LENTICCHIE

Lenticchie lessate al dente
Sedano
Pomodori
Freselle
Olio
Sale
Basilico

Quantitativi e procedimento ad libitum e “ad fantasiam”


ENGLISH VERSION

I am going to tell you how to waste all the benefits you could enjoy after three weeks’holiday in Greece on a boat in the sun..
It’s really straightforward! Just go shopping to one of the many glittering supermakets or malls on a Sunday when the big ‘exodus’ takes place. By ‘exodus’ I mean all the people who come back from their Summer holidays at the end of August.
I suggest you go to the shopping center as I did. Choose a ‘clever’ time to go: i.e. the opening time when most of the people go because they think that it won’t be that crowded!!
Once I succeeded in conquering the entrance I saw things which could be only compared to what could happen at the eve of a nuclear war! People were rushing and bought everything they saw; someone pushing his/her caddy packed with pickles. Do you think celery is dying out? A middle-aged gentleman bought five !!!
A nice, friendly little old woman with her stock of food trays and plastic wrap…whoever is fond of detective stories knows how those trays could be used.
After such a tiring experience I was so exhausted that I did not feel like cooking.
So just enjoy this ‘recipe’ which is not a proper recipe dealing with lentils salad.

Welcome back !!!

LENTILS SALAD

Al dente boiled lentils
Celery
Tomatoes
Freselle (rustic, stale bagel- style bread)
Oil
Salt
Basil
Quantities and preparation as you like

un rigore a porta vuota

venerdì 25 giugno 2010

Pubblicato da Lydia 22 commenti

Qualcuno mi ha detto che usare la ricotta di bufala è un colpo basso, è “come tirare un rigore a porta vuota”. (Perdonatemi se mi sono permessa di utilizzare una metafora calcistica proprio oggi...)
E’ vero, come dargli torto, qualunque cosa si faccia, la più semplice o banale o la più complessa, non può che essere buona.
Questo è il motivo per cui questa semplicissima, volgarissima nonchè scontata frittata di ricotta è assolutamente da ripetere e da tener presente come antipastino veloce ma d’effetto.
Molta resa e poco sforzo.
Io ne ho fatto delle torrettine, voi potete anche metterla nel panino e portarvela in spiaggia.



TORRETTE DI FRITTATA DI RICOTTA DI BUFALA

Per la frittata
100 g di ricotta di bufala
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano
1 pizzico di sale
Basilico

Sbattere velocemente l’uovo, aggiungere la ricotta, il parmigiano, il sale e il basilico spezzettato con le mani.
Cuocere in una padella antiaderente con un filo d’olio a fuoco lento, girando la padella di continuo per far cuocere la frittata in maniera uniforme.
Rigirarla con l’aiuto di un piatto o di un coperchio e cuocerla anche dall’altro lato.
Lasciarla raffreddare.
Tagliare con un coppa pasta dei cerchi di frittata e montare la torretta intervallando la frittata con pomodori concassè, olive nere di Gaeta a pezzetti e basilico

semplifichiamoci la vita

venerdì 18 giugno 2010

Pubblicato da Lydia 29 commenti


La vita è già complicata di suo: il traffico all’ora di punta, l’umidità che ti increspa i capelli, la crisi e la svalutazione, il buco nell’ozono, facebook che non segnala le notifiche, la legge bavaglio, i chili di troppo al momento della prova costume.
Insomma, almeno nelle piccole cose cerchiamo di semplificarcela questa vita!!
Ognuno di noi ha in cucina dei piccoli trucchetti salvatempo e facilitavita.
Nella mia dispensa non manca mai la farina di ceci con cui imbastire velocemente una cecina, uno dei miei antipasti preferiti per cene tra amici, o olii aromatizzati home made per rendere diversa un’insalata o un pesce al vapore, per non parlare delle freselle salvacena, sempre siano lodate.
Tengo sempre nel congelatore un contenitore ermetico con provola affumicata o mozzarella a pezzetti da usare come condimento di paste o imbottiture, salamoni di frolla e sablèe varie da affettare e trasformare in biscotti, oppure cipolla già imbiondita per risotti o sughi, triti di soffritto per ogni evenienza, albumi per biscotti o meringhe e briciole di crumble sia dolci che salate da usare in mille modi.

P.S. Non mi ero resa conto che lo stesso suggerimento delle briciole di crumble nel congelatore era stato dato da Alex nel post di Ciboulette



CRUMBLE DI POMODORI ALLE MANDORLE E PARMIGIANO

Per il crumble
90 gr di farina
1 tuorlo
50 gr di burro freddo
50 gr di parmigiano
50 gr di mandorle tritate grossolanamente

Mettere tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e lavorare grossolanamente con i polpastrelli formando delle briciole. Far riposare in frigo.

Pomodorini
Qualche oliva nera
Origano
Sale

Ungere con olio delle tegliette da forno monoporzione, tagliare i pomodorini a metà e disporli nelle tegliette con la parte tagliata in su, aggiungere qualche oliva denocciolata e sminuzzata, un po’ di sale e di origano, ricoprire con la pasta crumble e infornare per 15 minuti circa, fino a quando le briciole non saranno dorate

riciclando avanzi

lunedì 14 giugno 2010

Pubblicato da Lydia 22 commenti


Lo so, questa potrebbe sembrare una di quelle preparazioni pensate e studiate con cura e con calma.
Invece no, questa è una ricetta nata in tutta fretta per riciclare avanzi, nello specifico un po’ di ricotta che urlava vendetta e qualche cecio lessato sull’orlo del suicidio. Ah dimenticavo qualche pomodorino avvizzito.



GNOCCHI DI RICOTTA CON CREMA DI CECI E POMODORINI

per 2 persone

Per gli gnocchi di ricotta
Ingredienti:
125g di ricotta
80gr di farina circa (il quantitativo di farina dipende molto dalla consistenza della ricotta)
3 cucchiai di parmigiano reggiano
1 uovo piccolo
sale.

Mescolare la ricotta, la farina, 2 cucchiai di parmigiano e l'uovo. Otterrete un impasto abbastanza sodo (attenzione a non aggiungere molta farina altrimenti gli gnocchi potrebbero diventare un po' duri) che farete riposare in frigorifero coperto per circa mezz'ora.
Prelevare delle piccole quantità d'impasto e, su un piano infarinato, formare dei bastoncini delle dimensioni di un dito e tagliare dei tocchetti di circa 2 centimetri, a cui, se vorrete, potrete dare un incavo facendo pressione con il dito medio.
Disporre gli gnocchetti su un vassoio infarinato e proseguire in questo modo fino ad esaurimento dell'impasto

Per il condimento
100 gr di ceci lessati
Olio extra vergine d’oliva
Sale
Qualche pomodorino a pezzetti

Frullare a crema i ceci, aggiungendo un po’ d’olio ed un po’ di liquido di cottura, fino ad ottenere una crema.
Lessare gli gnocchi in acqua bollente salata e aspettare che vengano a galla. Condirli con la crema di ceci e con i pomodorini a pezzetti

Glowigmania

mercoledì 9 giugno 2010

Pubblicato da Lydia 22 commenti


Oramai per Giovanna e per me è ufficialmente Glowigmania.
Oramai non parliamo d’altro.
Oramai siamo diventate pressocchè monotematiche.
Il mio incontro con la cucina di Oliver Glowig è stato del tutto casuale.
Ammetto che prima di vedere il suo libro della Gribaudo fare bella mostra di sé in libreria qualche mese fa, mi era pressocchè ignoto.
Grave, anzi gravissimo.
Perché Oliver Glowig è uno di quegli chef di cui si parla ingiustamente troppo poco, una di quelle persone che lavora alacremente senza tanto clamore, per gli amanti del genere può anche fregiarsi di 2 stelle Michelin.
Il libro, ve lo consiglio vivamente, è davvero bello, pieno di piatti realizzabili, semplici, nessun ingrediente astruso, vi viene voglia di farli tutti.
La sua è una cucina legata al territorio, Capri per l’esattezza, perché Oliver è lo chef dell’ Olivo del Capri Palace, ma allo stesso tempo mai banale e scontata.
Oliver Glowig è tedesco, ma è talmente padrone della cucina mediterranea che ve ne dimenticate assaporando i suoi piatti.
Si, perché Giovanna ed io i suoi piatti abbiamo anche avuto la fortuna di assaporarli, se non vi annoiate date pure uno sguardo qui.




SPAGHETTI CON CREMA DI FAGIOLI E SALSA DI OLIVE, CAPPERI, ACCIUGHE E ORIGANO

Ingredienti per 4 persone
Per gli spaghetti
320 g di spaghetti
Olio extra vergine di oliva
Sale

Per la crema di fagioli
500 g di fagioli freschi sgusciati
100 g di carote
100 g di sedano
100 g di porro
1 testa d’aglio
6 rametti di timo limone
2 foglie di alloro
Olio extra vergine d’oliva
Sale

Per la salsa
28 filetti di olive di Gaeta
28 capperi si Pantelleria sotto sale
28 rombi di acciughe di Cetara dissalate
12 petali di pomodoro canditi
44 fagioli
1 spicchio d’aglio
1 pezzetto di peperoncino piccante
Olio extra vergine d’oliva

Per completare
2 fette di pane cafone raffermo
2 acciughe
2 rametti di timo
Olio extra vergine d’oliva
Sale

Preparazione
Preparare la crema di fagioli. Tagliate le carote, il sedano e il porro a bastoncini e legateli.
Mettete in una casseruola i borlotti con le verdure, 3 rametti di timo, uno spicchio d’aglio, l’alloro e sale, coprite con acqua, portate ad ebollizione e cuocete. Quando i borlotti sono cotti, scolateli e fateli marinare coperti d’olio con l’aglio e il timo rimasti per 12 ore, poi frullateli aggiungendo qualche cucchiaiata della loro acqua di cottura per ottenere la consistenza di una crema.
Salate e passate il composto al colino cinese.
Fate seccare il pane cafone in forno e frullatelo con acciughe e timo, poi tostatelo in padella con un filo d’olio.
Lessare gli spaghetti in abbondante acqua salata. Nel frattempo, preparate la salsa: fate saltare l’aglio con il peperoncino in poco olio. Aggiungete gli altri ingredienti e bagnate con un po’ d’acqua della cottura della pasta.
Scolate gli spaghetti, versateli nel tegame della salsa e mantecateli con olio. Togliete l’aglio e il peperoncino e aggiungete origano fresco tagliato a julienne.
Stendete su ciascun piatto un cucchiaio di crema di fagioli, componetevi sopra gli spaghetti con la loro salsa e completate con il pane tostato alle acciughe e con un ciuffo di origano fresco (io non avevo l’origano fresco ed ho usato quello secco)


Per i petali di pomodoro canditi
5 filetti di pomodoro ramato senza buccia
5 foglie di alloro
10 rametti di timo limone
6 spicchi d’aglio
Olio extra vergine d’oliva

Stendete i filetti di pomodoro sulla placca del forno, conditeli con olio, sale e copriteli con alloro e timo.Tagliate l’aglio a lamelle e distribuitelo sui pomodori. Fate candire i pomodori in forno caldo a 80° C per 40 minuti, girateli e finite la cottura per altri 40 minuti

cosa ne pensate?

mercoledì 14 aprile 2010

Pubblicato da Lydia 51 commenti


Prima di scrivere questo post ci ho pensato non poco e mi sono pure consultata con metà dei bloggers del mio blogroll, beh, veramente solo con 2 ma è come se fossero 20.
Mi è capitato in più di un’occasione di assaggiare prodotti di qualità, di rimanerne colpita favorevolmente e di parlarne, ma cosa succede se un prodotto che dovrebbe essere nella fascia top della sua categoria, una volta assaggiato vi delude enormemente?
So che questo è un problema alquanto delicato e per giunta un terreno minato, quindi vi rigiro la patata bollente e vi chiedo un parere.
Un’amica mi ha gentilmente omaggiato di 2 confezioni di una certa pasta, una di paccheri ed una di spaghetti alla chitarra, dovendo preparare gli spaghetti alla poverella per il blog, ho pensato di utilizzare la pasta alla chitarra in questione.
Ho preparato il cosiddetto set fotografico, ho anche posizionato il piatto vuoto per decidere l’inquadratura in anticipo, dopodiché ho cotto la pasta come faccio di solito, l’ho condita, messa nel piatto, che ho velocemente posizionato nel cosiddetto set, ho cliccato e sono corsa a mangiare il mio spaghetto.
Questo è l’iter che seguo sempre quando devo fotografare e poi mangiare un piatto di pasta.
Una volta messa la forchetta nella matassa, la pasta è venuta su in un solo monoblocco, era decisamente collosa e priva di nerbo.
Sia chiaro che la mia esperienza è relativa ad un solo formato di questa marca di pasta, ma ciò non toglie che sia stata davvero deludente, anche perché trattasi di una di quelle paste care, che qui al nord passano per essere il top, devo dire che a Napoli non l’ho mai vista in circolazione e non l’ho neanche mai sentita nominare.
Voi cosa fareste?
Scrivereste il vostro post facendo finta di nulla, senza menzionare l’accaduto o ne parlereste onestamente come quando vi capita di parlare bene di prodotti che vi sono piaciuti?
Enza, penso che questo argomento sia un corollario della tua discussione.

Ah, dimenticavo la ricetta degli spaghetti alla poverella, che, poverelli, non c’entrano nulla con tutto questo pippone e che probabilmente finiranno in secondo piano.

SPAGHETTI ALLA POVERELLA

½ gambo di sedano privato dei filamenti
3 o 4 pomodori tipo datterini o ciliegini
4 o 5 capperi dissalati
1 manciata di basilico
1 spolverata di origano
1 spicchio d’aglio
Olio
Sminuzzare il sedano, tagliare a pezzetti i pomodori, spezzare il basilico con le mani e tritare i capperi, mettere il tutto in barattolo di vetro, ricoprire di olio extra vergine, fare una spolverata di origano, aggiungere un pizzico di sale e lo spicchio d’aglio intero.
Chiudere il barattolo e tenere in frigo almeno per un giorno, ma si conserva per 4 o 5 giorni.
All’occorrenza tirarlo fuori dal frigo un'oretta prima e condire la pasta ricordandovi di eliminare lo spicchio d’aglio.

Molti aggiugono anche i peperoncini verdi crudi, io non li ho messi perchè non è stagione e poi crudi non li digerisco…

correva l'anno

mercoledì 24 marzo 2010

Pubblicato da Lydia 27 commenti


Correva l’anno 2007, papàtzatziki per cui, evvivaddio, ogni occasione è buona per festeggiare, aveva deciso di non lasciar passare sotto silenzio il giorno del suo …esimo compleanno e aveva deciso di invitare quei 60/70 amici intimi.
Per evitare il divorzio con mammatzatziki, sarebbe stato un vero peccato dopo quasi 40 anni di onorato servizio, Lydiatzatziki aveva pensato bene di prendere in mano le redini della situazione e coinvolgere le fide amiche Giovanna e Mariella, che quando c’è da cucinare e spignattare non si tirano mai indietro.
Ne erano seguiti giorni di grande concitazione per decidere il menu e per cominciare la preparazione del pantagruelico banchetto.
Penso che al matrimonio di Carlo e Diana non siano state servite altrettante portate.
Lydiatzatziki e le fide amiche avevano passato giorni chiuse in cucina, ma la fatica era stata ampiamente premiata, erano uscite vittoriose e felici del successo riscosso.
Dopo 3 anni ancora ne parlano ed un giorno appollaiate su una sedia a dondolo davanti ad un caminetto, racconteranno l'epica impresa ai loro nipoti.

ANTIPASTI
• Polpettine in agrodolce (di Paola Rovetto)
• Striscioline di pollo al sesamo
• Mini quiche cipolle e mele (di Ernst Knam)
• Mini quiche pere e prosciutto crudo (di Eric Kayser)
• Cesti di pasta di pane con streghe e grissini accompagnati da:
crema di peperoni,
crema di melanzane,
humus (di Jean-Michel Carasso )
e crema di pecorino (di Enzo Raspolli)
• Caponata siciliana
• Bicchierini di gazpacho con minispiedini di ciliegine di mozzarella
• Triangolini di pizza di ricotta
• Gelato al parmigiano con pere essiccate
• Terrine al prosciutto
• Insalata di cruditè allo yogurt
• Insalata di seppie e fagioli di Controne
• Mini cornettini (di Elena Di Giovanni) con salmone
• Rosette di spada affumicata e cantalupo

PRIMI PIATTI
• Girandole capresi
• Cous cous trapanese

DOLCI
• Mini babà-delizia
• Bicchierini arachidi e caramello (di Christian Beduschi)
• Torta ricotta e pere
• Capresi bianche e nere monoporzione

Tutte le ricette le trovate qui
Io stavolta ho fatto i bastoncini di pollo, semplici, leggeri e veloci

BASTONCINI DI POLLO AL SESAMO CON SALSA IN AGRODOLCE

Per i bastoncini
Far marinare in frigo per circa 12 ore 4 petti di pollo tagliati a striscioline sottili e lunghe con 2 cucchiai di yogurt e 2 cucchiaini di curry, più qualche goccia di succo di limone.
Impanarli poi in una miscela di 100 g di corn flakes sbriciolati, 40 g di semi di sesamo, 40 g di parmigiano.
Disporli su una placca rivestita di carta forno, senza sovrapporli, spruzzarli con poche gocce d'olio e infornarli per 25 minuti a 180-200°, fino a doratura.

Per la salsa
Amalgamare 1 cucchiaio di maizena con 125 ml di aceto bianco, in un pentolino, aggiungendo 250 ml d’acqua, 125 g di zucchero, 60 ml di passata di pomodoro e regolate di sale.
Portare a ebollizione e cuocerla a fuoco medio finché non si addensa.
Servire il pollo con la salsa a parte, in una scodella

Questi bastoncini di pollo li trovate anche su scatti di gusto

mi sono lanciata

mercoledì 3 marzo 2010

Pubblicato da Lydia 26 commenti


Il fatto che io venga da una città di mare che è, per i pochi che non lo sapessero, Napoli, che abbia vissuto gran parte della mia vita in suddetta città di mare, che abbia trascorso gran parte delle mie estati in luoghi di mare con grandi tradizioni culinarie, che a casa mia il pesce si sia sempre cucinato molto, non mi hanno assolutamente impedito di essere timorosa di cucinarlo.
Ritengo che il mio timore sia dovuto in parte al fatto che sono una persona alquanto schifiltosa e che la puzza di pesce non mi è mai piaciuta molto.
Anche stavolta è venuto in mio soccorso Lorenzo Secondi.
Vi avevo già parlato del corso sulla carne che avevamo seguito con lui, la settimana scorsa mi ha illuminato invece sulla cucina di pesce.
Ditemi voi se una napoletana doveva andare a Varese per imparare a pulirlo, a sfilettarlo e a cucinarlo!!!!


CRUDO DI SARDINE CON ARANCE E POMODORI SECCHI

Per 2 persone
Una decina di sardine già pulite
1 arancia pelata al vivo
50 gr di pomodori secchi
1 pugno di mandorle
Olio e.v.o.
1 limone
Sale grosso

Sistemare le sardine già pulite su un piatto e ricoprirle con sale grosso, dopo circa ¾ d’ora noterete che il pesce ha tirato fuori dell’acqua, a quel punto sciacquare le sardine ed asciugatele con carta assorbente. Per le sardine bastano ¾ d’ora 1 ora sotto sale, per degli sgombri ci vorranno 3 ore circa.
Rimettere le sardine in un piatto e spremeteci sopra 1 limone, dopo circa 5 minuti, asciugatele e servitele su uno spicchio di arancia pelata al vivo accompagnate dai pomodori secchi tritati con le mandorle e dell’olio e.v.o.

P.S.

Venerdì finalmente torna a grande richiesta Roberto con uno dei suoi pani

Qui trovate il racconto della mia visita all'Hostaria da Bruno, dove Lorenzo lavora

secondo consesso di streghe moschettiere

mercoledì 27 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 30 commenti


Sabato 23 gennaio si è tenuto a Milano il secondo consesso delle moschettiere streghe.
Del primo vi avevo già parlato e qualche accenno sul secondo lo avevo già dato.
Le regole per accedere a tale consesso sono severissime: la partecipazione è riservata solo ad un ristrettissimo gruppo di pazze sbrindellate; il luogo di incontro è a rotazione la casa di una delle partecipanti che deve essere tirata a lustro per l’occasione (una particolare attenzione deve essere riservata all’argenteria); la padrona di casa deve preparare il primo piatto, pena l’esclusione dal consesso; chi prepara il dolce deve assolutamente spatasciarlo sul pavimento.

Stavolta il luogo del consesso è stata casa mia, quindi pulizie di primavera (ve lo ricordate il mio fornello???) e primo piatto, a grande richiesta il sartù di riso.
Ringrazio la mia fotografa ufficiale che ha reso possibile la pubblicazione di questo post


SARTU’ DI RISO AL RAGU’ di Lydia

(stampo di ca. 20cm di diam. e 15 di altezza)

RAGU’ NAPOLETANO
150 gr di pancetta
1 cipolla
Un paio di cucchiai di olio
1 kg di concentrato di pomodoro
2 bicchieri di vino rosso
2 salsicce (io preferisco le cervellatine)
500 gr tracchie (in italiano costine)
sale a fine cottura

Sminuzzate la pancetta e gli odori e metterli in una pentola capiente con dell’olio insieme alla carne ,girate di tanto in tanto e fate cuocere a fuoco bassissimo e con il coperchio finchè gli odori non si saranno consumati ben bene (1 oretta e ½ circa).
Aggiungete il vino poco alla volta e lasciatelo evaporare.
Continuate la cottura lentissima ancora per una mezz’ora.
Aggiungete un paio di cucchiai di concentrato sciolto in una tazza di acqua calda, continuando a mescolare e fate cuocere lentamente fino a che il pomodoro non sia diventato scurissimo. Ripetete ancora l’operazione fino a che non avrete esaurito tutto il concentrato (impiegherete 2 o 3 ore!!!).
Fate cuocere a fuoco lentissimo(ricordate che il ragù deve pippiare) per lo meno per 5 o 6 ore verificando sempre che ci sia acqua a sufficienza.
La salsa deve essere scurissima,lucida e densa.
Solo alla fine aggiungere il sale
Per il riso:
800 gr. di riso carnaroli
2 uova
150 gr parmigiano grattugiato
pangrattato e burro per lo stampo

Per il ripieno:
polpettine(fatte con 200 gr carne macinata 1 uovo,prezzemolo, pane raffermo,parmigiano e olio. Poi fritte o cotte in forno, io le cuocio in forno)
200 gr piselli (io fuori stagione uso i primavera findus) cotti in padella con un filo d’olio, un velo di cipolla e prosciutto crudo
20 gr di funghi secchi(fatti rinvenire con dell’acqua calda e poi strizzati bene e poi aggiunti ai piselli)
100 gr di salsicce cotte nel ragù e tagliate a pezzetti
150 gr di fiordilatte o provola a cubetti (messi in frigo dal giorno prima per evitare che rilascino liquidi)
Prima di cominciare a cuocere il riso mettere da parte un mestolo di ragù da mettere in una salsiera che servirà ad accompagnare il sartù in tavola .
Allungare metà del restante ragù con acqua e metterlo sul fuoco.
Mettere un mestolo di ragù in un tegame largo, far scaldare bene, aggiungere il riso, tostarlo e cuocerlo a mò di risotto con il ragù allungato.
Cuocere il riso molto al dente e farlo raffreddare velocemente trasferendolo in un altro tegame e mescolandolo continuamente. Una volta intiepidito versarvi le uova sbattute col parmigiano,mescolare e controllare il sale (aggiungere altru ragù, se necessario).
A questo punto mettere in un tegame le polpettine, le salsicce a pezzetti, e i pisellini, allungarli con qualche mestolo di ragù e fare sobollire per qualche minuto.
Ungere bene lo stampo e spolverare col pangrattato.
Mettere i ¾ del riso nello stampo,far aderire bene sul fondo e sui lati e lasciare al centro un buco largo e profondo in cui disporre il ripieno. Ricoprire col resto del riso, pressare leggermente,cospargere di sugo e pangrattato. Infornare a fuoco caldo per circa 1 ora finché non dora il pangrattato.
Fare raffreddare ¼ d’ora circa il sartù,sformatelo e servitelo accompagnato da un mestolino di ragù caldo.

ragù napoletano, mica carne c'à pummarola

venerdì 22 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 32 commenti

Vorrei che foste qui per sentire il profumo inebriante che c'è nella mia casa, certo, dovreste chiudere gli occhi al cospetto del mio fornello maculato di rosso.
Ho fatto il ragù, quello napoletano, una giornata intera a pippiare, curato e corteggiato amorevolmente, coccolato come un amore appena nato.
Gli odori tritati con la pancetta, consumati con la carne, poi il vino rosso, e poi lentamente, molto lentamente, il concentrato di pomodoro, e poi tanto pazienza.

Dedicato alle mie amiche: Diletta, Virginia e Linnea, loro sanno perchè.

Anzi, farebbero bene a mandarmi un'impresa di pulizie....


RAGU’ NAPOLETANO

150 gr di pancetta
1 cipolla
Un paio di cucchiai di olio
1 kg di concentrato di pomodoro
2 bicchieri di vino rosso
2 salsicce (io preferisco le cervellatine)
500 gr tracchie
sale a fine cottura

Sminuzzate la pancetta e gli odori e metterli in una pentola capiente con dell’olio insieme alla carne ,girate di tanto in tanto e fate cuocere a fuoco bassissimo e con il coperchio finchè gli odori non si saranno consumati ben bene (1 oretta e ½ circa).
Aggiungete il vino poco alla volta e lasciatelo evaporare.
Continuate la cottura lentissima ancora per una mezz’ora.
Aggiungete un paio di cucchiai di concentrato sciolto in una tazza di acqua calda,continuando a mescolare e fate cuocere lentamente fino a che il pomodoro non sia diventato scurissimo. Ripetete ancora l’operazione fino a che non avrete esaurito tutto il concentrato (impiegherete 2 o 3 ore!!!).
Fate cuocere a fuoco lentissimo(ricordate che il ragù deve pippiare) per lo meno per 5 o 6 ore verificando sempre che ci sia acqua a sufficienza.La salsa deve essere scurissima,lucida e densa.
Solo alla fine aggiungere il sale

Ne avevo già parlato a proposito della lasagna napoletana

Bari-Napoli andata e ritorno, ovvero fusion campano-pugliese

lunedì 18 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 27 commenti

Si fa un gran parlare di cucina fusion, è tanto di moda e fa molto fico, ma cosa veramente sia stà cucina fusion secondo me in pochi lo sanno.
Io ho cercato di informarmi: contaminazione di culture e tradizioni culinarie, commistione di ricette ed ingredienti, incontro di sapori.
Beh, da quello che ho capito, noi a Napoli la chiameremmo “ammisca francesche” * e, pensandoci, è quello che mi è capitato di fare proprio la settimana scorsa.
Se ricevete in dono delle fantastiche orecchiette home made, arrivate in diretta da Bari, e le cucinate con dei pomodorini gialli del piennolo **, arrivati in diretta dal Vesuvio, e per completare il quadro insaporite il tutto con provolone del monaco campano e cacioricotta pugliese, beh allora, secondo me, avete fatto cucina fusion, anzi, meglio, avete fatto una gran bella ”ammiasca francesche”, e avete anche rispettato la par condicio (che non guasta mai).
Per inciso, sappiate che queste orecchiette ricevute in dono hanno risvegliato in me un mai del tutto sopito desiderio. Trascorrerò le mie notti insonni allenandomi con coltello, semola e tanta buona volontà e spero di riuscire in breve tempo a preparare orecchiette per 2 in meno di 1 ora!!!!


* ammisca francesche, tipica espressione napoletana che indica un miscuglio di cose. Da ammiscare, mescolare e francesche che deriva probabilmente da francese, inteso come straniero.


** il pomodoro giallo del vesuvio è una qualità di pomodoro dalla buccia e dalla polpa color giallo oro, che in periodo invernale si conserva appeso come un pendolo, da cui piennolo




ORECCHIETTE CON POMODORI GIALLI DEL PIENNOLO

Per 2 persone
200 gr di orecchiette
200 gr di pomodori gialli del piennolo
Olio
1 spicchio d’aglio
1 grattata di provolone del monaco
1 grattata di ricotta
basilico

Rosolare l'aglio nell'olio. Aggiungere i pomodorini spaccati a metà e farli cuocere a fuoco vivo per pochissimi minuti, eliminare l’aglio. Aggiungere il basilico e spegnere il fuoco.
Saltare nel sugo le orecchiette molto al dente, mantecandole con i formaggi ed eventualmente con un po' di acqua di cottura.


un pò come Picasso

mercoledì 23 settembre 2009

Pubblicato da Lydia 24 commenti

Scusate il paragone lievemente eccessivo, presuntuoso e pretenzioso, ma mi sembra in questo modo di rendere l’idea.
No, non sono in periodo rosa e neanche in periodo blu, ma in pieno periodo spaghetto al pesto.
Dopo il pesto trapanese di Nino Graziano, il pesto pantesco.
Lo avevo quasi dimenticato, lo avevo mangiato per la prima volta a Pantelleria circa 15 anni fa, e dopo quella vacanza lo avevo fatto un giorno sì e l’altro pure per circa 1 anno, poi accantonato del tutto nei meandri della mia mente, eccolo improvvisamente riaffiorare, complice una bustona di basilico da consumare.


PESTO PANTESCO

10 gr di basilico
150 gr di pomodorini
50 gr di mandorle
20 gr di capperi
½ spicchio d’aglio
1 puntina di peperoncino
Olio q.b.

Mettere il tutto nel frullatore, aggiungendo olio fino a rendere il composto cremoso, controllare eventualmente il sale ( se volete essere ligi usate il mortaio), e condire la pasta amalgamando il tutto con dell’acqua di cottura

un raggio di sole

venerdì 18 settembre 2009

Pubblicato da Lydia 17 commenti

A Milano è piovuto ininterrottamente per 3 giorni, io sono metereopatica, anzi molto metereopatica, e per giunta odio con tutte le mie forze il mese di settembre.
Per fortuna ieri c'è stato uno sprazzo di luce: per portare un soffio di allegria al grigiore dei giorni scorsi ho preparato un bel piatto solare, complici “la cucina di Sicilia” di Nino Graziano, ed una bustona di basilico affidatami da un mio amico.
In realtà questo pesto trapanese mi aveva molto incuriosito perché non è pestato, i singoli ingredienti rimangono tutti ben definiti, Graziano lo serve con dei cestini di patate e una tempura di pesce fritto, io, invece ci ho condito la pasta in purezza.
Semplice e gustoso.



PESTO TRAPANESE (per 4 persone)

300 gr pomodorini sbucciati e tagliati a cubetti (io non li ho sbucciati)
30 gr pinoli tostati
10 foglie di basilico
50 gr parmigiano
2 cucchiai di olio
1 spicchio d’aglio (io ne ho messo 1/2)
20 gr di farina di mandorle

Mettere i pomodori in un recipiente, schiacciarli con una forchetta e condire con olio, formaggio, pinoli, foglie di basilico ed aglio tritati, sale e pepe.
Mescolare il tutto e lasciare riposare per un’oretta.
Lessare la pasta ben al dente, versarla nel pesto ed aggiungere la farina di mandorle

Se volete sapere esattamente cosa provo nei confronti di questo dannato mese di settembre, vi invito ad andare a leggere questo post di cuoca precaria (uno dei miei blog preferiti), perché ha espresso con la sua solita ironia e la simpatia che sempre la contraddistingue, tutto quello che avrei voluto scrivere io.
A proposito, che qualcuno mi svegli quando settembre sarà finito!!!

l'estate sta finendo

mercoledì 9 settembre 2009

Pubblicato da Lydia 24 commenti

Le cose belle finiscono in fretta, purtroppo.
Questa per me è stata una gran bella estate, di quelle che mi rimarranno nel cuore per sempre, assolutamente inaspettata, troppo breve però.
L’abbronzatura sta andando via, i chiletti persi tornano, le giornate si accorciano e le stelle hanno smesso di cadere.
Per trattenerne un po’ il ricordo, almeno in ambito culinario, gli ultimi peperoni e le ultime melanzane.




CREMA FREDDA DI PEPERONI, POMODORI E CIPOLLE DI TROPEA CON POLPETTINE DI MELANZANE

Per la crema
½ peperone giallo
200 gr di pomodori datterini
1 cipolla di tropea
Basilico
Olio e.v.o.
sale

Affettare la cipolla e farla consumare con un filo d’olio, aggiungendo dell’acqua per lasciarla appassire. Aggiungere il peperone tagliato a cubetti e i pomodorini tagliati a metà.
Aggiungere eventualmente dell’acqua e lasciar cuocere fino a che le verdure non saranno ben cotte. (Io ho usato la pentola a pressione).
Aggiungere il basilico e frullare con un frullatore ad immersione.

Per le polpettine
1 melanzana di medie dimensioni
1 tuorlo
1 manciata di pinoli
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
Pan grattato q.b.
Basilico
Sale

Tagliare la melanzana a cubettini e lessarla in acqua calda e salata.
Scolarla e lasciarla raffreddare.
Strizzare bene ed impastare con il tuorlo, il parmigiano, i pinoli, il basilico ed aggiungere pan grattato fino a raggiungere la giusta consistenza.
Formare delle polpettine grosse come una nocciola e friggerle o passarle nel forno
(io ho optato per la seconda ipotesi)

Versare la crema fredda in un bicchiere, versare un filo d’olio a crudo ed accompagnare con uno spiedino di polpettine ben calde

Un mondo di pomodori nel mio DNA

giovedì 3 settembre 2009

Pubblicato da robertopotito 20 commenti


E' proprio vero che quando il "sangue chiama" e chiama a voce viva e squillante, non ci si può sottrarre in nessun modo...
Capita a me tutti gli anni, tutte le estati ed in particolare subito dopo il ferragosto quando i mercati e le frutterie straripano di pomodori ben maturi e luccicanti...
Ogni anno mi riprometto di non ricadere nella tentazione, nell'errore fatale di preparare i pomodori sotto vetro o come si dice dalle mie parti di "fare le bottiglie". Nonostante tutto, mi assale un istinto primordiale, arcaico che risiede nelle mia rete neuronale (si dirà così?) da prima che nascessi.
Nella mia famiglia, si sono sempre preparate le bottiglie per l'inverno e tutti quanti i membri della famiglia Potito si sono sempre adoperati affinché l'intero processo produttivo potesse procedere senza intoppi ed in modo efficiente,
La storia si ripete anche adesso: mia madre viene a trascorrere un mese circa a casa mia, guarda caso, proprio in questo periodo e sempre, per caso, mentre io sono in ufficio, riesce sempre a scovare qualche partita eccezionale di pomodori.
A questo punto, scatta un rituale (condiviso collettivamente da tutti i Potito) che segue sempre gli stessi parametri:

1) pomodori belli come questo anno non li avevo mai visti
2) devo comprali e metterli sotto vetro perché sicuramente il prossimo anno non ne troverò di così belli
3) quanti ne compro
4) sicuramente devo "approfittare" perché sarà l'ultimo anno che li preparo (quest'anno circa 150 kg)

Quindi, anche quest'anno:

sveglia alle ore 3.30 di sabato mattina, selezione accurata dei pomodori e suddivisione fra quelli più maturi pronti per essere utilizzati per la passata e quelli più consistenti per essere destinati alla produzione dei pelati.
Lavaggio dei pomodori e asciugatura su ampie tovaglie.
Inizio della lavorazione per la produzione della salsa di pomodori(tutto si svolge di notte al fresco):
Si prendono i pomodori già lavati ed asciugati, si tagliano per la metà e si strizzano leggermente affinchè fuoriesca un pò della loro acqua. Si mettono i pomodori in una grande pentola possibilmente di alluminio leggero e li si fanno cuocere fino a quando diventano morbidi e tutta la loro acqua fuoriesce. Si lasciano intiepidire, si scola buona parte dell'acqua in eccesso e si passano al passapomodoro(verso le otto del mattino, non prima altrimenti i vicini sono autorizzati a compiere una strage).
A questo punto, si versa la salsa ottenuta nei vasetti in vetro (o bottiglie) ben puliti ed asciugati e vi si aggiunge qualche foglia di basilico fresco anch'esso ben lavata ed asciugata.
Si tappano i contenitori e si pongono in un grande "caldaio" preferibilmente di alluminio, coprendone la base con degli strofinacci affinché i contenitori, bollendo, non si rompano.
Una volta, "caricato" il caldaio, lo si copre con altri strofinacci ben inumiditi, si riempie abbondantemente di acqua (tenendo presente che l'acqua dovrà coprire i vasetti per almeno 5 centimetri) e si pone sul fuoco, calcolando 45/55 minuti di cottura da quando l'acqua comincia a bollire.
A cottura ultimata, si lasciano raffreddare i vasetti per tutta la notte ed il giorno successivo si tolgono i vasetti dal pentolone, si asciugano e si ripongono a dimora al buio in un luogo un pò fresco e possibilmente ventilato.
Ora, mia madre ed io a Roma, e mia sorella con tutta la famiglia a Torino, siamo stanchi e doloranti, ma soddisfatti perché anche quest'anno ce l'abbiamo fatta e tutto quanto é stato compiuto secondo il rituale arcaico che si perde nella notte dei tempi.