Visto che di recente nel gruppo che amministro (Top down in italiano) son stati postati diversi materiali piratati, colgo l'occasione per approfondire l'argomento.
OGNI modello trovato in rete è protetto da copyright e non può essere divulgato a destra e a sinistra, nemmeno (e aggiungerei tanto più) quelli gratuiti. Non c'è giustificazione per prendere un modello "da internet" (che poi… avrà una provenienza, no? Internet è vastissimo e non basta come specifica) e pubblicarlo in altri siti che non siano quelli autorizzati dal creatore del pattern stesso.
Non è ammissibile scaricare immagini, cancellare le note del designer, tradurre e spacciare per proprio: questo si chiama furto, tra l'altro. Sì, anche se è gratis! Gratis non vuol dire che lo si può usare in questo modo o tradurlo senza autorizzazione o pubblicarlo su Facebook. Gratis vuol dire che lo si può lavorare per se stessi o lavorarlo e regalare il manufatto, ecco quello che si può fare. Lo volete vendere? Contattate l'autore, vi dirà lui come fare e vi dirà anche se vuole la percentuale. Ah, però PUZZA questa cosa, vero? Dividere i guadagni… beh, pensate che senza il modello che ha scritto lui, voi non avreste nulla da vendere, per cui, mordetevi la lingua e aprite il portafoglio.
"Eh, ma io non so l'inglese, mi è tanto comodo andare sul blog italiano che fa traduzioni illegalmente e dove però trovo tutti i modelli che voglio" Certo, comodissimo, però mettetevi per un momento nei panni della designer a cui questa signora ruba il traffico… io non sarei tanto contenta, sapete? In fondo chi offre modelli gratuiti (e non) "vive" sul traffico che passa attraverso il suo sito/il suo blog/la sua pagina Ravelry. E togliere quel traffico è fare in modo che abbia minore visibilità, per cui alla fine si scoccerà e non scriverà più nessun modello.
"Eh, ma i pattern costano e io non ho soldi" FALSO, c'è un mondo di pattern gratuiti. E se proprio uno vi piace così tanto, io credo che 5 Euro (costo meglio di un pattern) piano piano si possono risparmiare. Pensate anche ai costi che ha avuto il disegnatore: tempo speso per scrivere il pattern, tempo per lavorare il prototipo, tempo per darlo in test, tempo (e spesso anche soldi) per l'editing e la traduzione. Non vale tutto questo? Non è degno di essere ripagato? E' davvero più importante il VOSTRO risparmio?
"Eh, ma Internet è pieno di immagini e di siti russi e rumeni che pubblicano interi libri." Certo, siamo mica nati ieri. Semplicemente NON SI VA su quei siti e non si scarica materiale illegale. Che poi, sappiatelo, che questi siti sono pieni di virus e che per risparmiare 20 Euro di libro, poi buttate il computer da 2000 Euro: ben vi sta.)
E che questa riflessione serva a mettersi anche dal lato del designer che NON E' una persona da "fregare", ma è vostro amico. Preferireste che nessuno disegnasse più nulla? Presto di fa, si incrociano i ferri e si lavora solo per noi stessi. Però triste, no? Allora veniteci incontro: non scaricare materiale piratato, non pubblicate materiale piratato, non fate fotocopie dei libri per distribuirle alle amiche (sì, questa è una nota squisitamente personale)!
Fateci felici e siate legalissimi, noi vi ripagheremo con tutta la nostra creatività.
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mercoledì 22 febbraio 2017
venerdì 18 novembre 2016
Spirito positivo
Spesso mi sento dire "ma come sei positiva".
Beh, sì, non è che non mi faccia piacere ANZI! Sono fortemente convinta che pensare positivo attiri le energie buone e cacci quelle cattive. Cerco sempre di trovare il lato buono in tutto, anche in quelle che sembrano (e sono, in realtà) delle esperienze negative.
Si potrebbe pensare che io sia una privilegiata e non ho nessuna intenzione di smentire! Faccio un lavoro che amo moltissimo e a volte mi risulta difficile persino pensare che lo sia, un lavoro. Sono sempre circondata dalle persone a me più care e conosco in continuazione nuove amiche. Cosa ci può essere di meglio? In effetti nulla, se non che ci sono anche dei lati negativi: le invidie, le persone che copiano i tuoi modelli, workshop che non decollano, rifiuti.
Sarebbe molto facile cullarsi nell'autocompiacimento e nella depressione:"Oh, come sono misera, nessuno mi capisce, da genio incompreso quale sono, oh me poverina, che sfortunata che sono, vivo in una piccola città di provincia, se vivessi a Londra sarebbe diverso"
NO.
Queste sono SCUSE e non è questo il modo. Perché nessuna di noi è "poverina" e "genio incompreso" più di altre, nessuna di noi è così speciale. TUTTE dobbiamo rimetterci in gioco, costantemente e di continuo, ogni santo giorno che dio manda in terra. Perché se non va, vuol dire che devi migliorare, ma questo non vuol dire che non vali nulla. Questo vuol dire che c'è sempre spazio per diventare meglio di quello che si è. Bisogna accettare le critiche (quando sono costruttive, ovvio) e farle proprie, elaborarle, capire se son fondate o no e rifare. Sempre rifare.
Quanto sono cambiata, io, da quando ho iniziato a disegnare i primi modelli? Se li guardo ora, li vedo così poco precisi! Li amo ancora, ma li rifarei da capo e completamente! E se mi guardo ora mi vedo ad un buon punto, ma lontana dalla meta.
Che magari si sta spostando sempre un po' più in là, perché il traguardo, nemmeno lui, è fisso. Io tendo sempre a qualcosa "più in là".
E un giorno, sono sicura, lo raggiungerò, ma con il sorriso sulla labbra e l'attitudine positiva, perché con il muso e le lamentele non si va da nessuna parte.
Beh, sì, non è che non mi faccia piacere ANZI! Sono fortemente convinta che pensare positivo attiri le energie buone e cacci quelle cattive. Cerco sempre di trovare il lato buono in tutto, anche in quelle che sembrano (e sono, in realtà) delle esperienze negative.
Si potrebbe pensare che io sia una privilegiata e non ho nessuna intenzione di smentire! Faccio un lavoro che amo moltissimo e a volte mi risulta difficile persino pensare che lo sia, un lavoro. Sono sempre circondata dalle persone a me più care e conosco in continuazione nuove amiche. Cosa ci può essere di meglio? In effetti nulla, se non che ci sono anche dei lati negativi: le invidie, le persone che copiano i tuoi modelli, workshop che non decollano, rifiuti.
Sarebbe molto facile cullarsi nell'autocompiacimento e nella depressione:"Oh, come sono misera, nessuno mi capisce, da genio incompreso quale sono, oh me poverina, che sfortunata che sono, vivo in una piccola città di provincia, se vivessi a Londra sarebbe diverso"
NO.
Queste sono SCUSE e non è questo il modo. Perché nessuna di noi è "poverina" e "genio incompreso" più di altre, nessuna di noi è così speciale. TUTTE dobbiamo rimetterci in gioco, costantemente e di continuo, ogni santo giorno che dio manda in terra. Perché se non va, vuol dire che devi migliorare, ma questo non vuol dire che non vali nulla. Questo vuol dire che c'è sempre spazio per diventare meglio di quello che si è. Bisogna accettare le critiche (quando sono costruttive, ovvio) e farle proprie, elaborarle, capire se son fondate o no e rifare. Sempre rifare.
Quanto sono cambiata, io, da quando ho iniziato a disegnare i primi modelli? Se li guardo ora, li vedo così poco precisi! Li amo ancora, ma li rifarei da capo e completamente! E se mi guardo ora mi vedo ad un buon punto, ma lontana dalla meta.
Che magari si sta spostando sempre un po' più in là, perché il traguardo, nemmeno lui, è fisso. Io tendo sempre a qualcosa "più in là".
E un giorno, sono sicura, lo raggiungerò, ma con il sorriso sulla labbra e l'attitudine positiva, perché con il muso e le lamentele non si va da nessuna parte.
martedì 18 ottobre 2016
La maglia per me (capitolo due)
Allora.
Io adoro la maglia, è un fatto risaputo: adoro lavorarla, adoro indossarla, adoro parlarne.
Se la giornata fosse un tessuto, il mio sarebbe un jersey. Di cashmere, ovviamente. Magari con un pizzo giapponese, ecco.
La maglia mi ha risollevato da un momento che più nero non si poteva, tiene tutt'ora occupate le mie mani e la mia testa, mi ha regalato moltissime amiche che mai avrei conosciuto altrimenti!
Mi ha dato, insomma, uno scopo, aumentando la mia autostima.
Grazie a lei ho potuto incanalare produttivamente la mia creatività e le idee non smettono di fluire, rendendomi soddisfatta ed appagata.
Chi mi vede dall'esterno, vede ora una donna felice con se stessa e con gli altri, e questo solamente grazie alla maglia!
E quindi si penserebbe che per me il lavorare a maglia sia tutto un cuoricino ed una meraviglia meravigliosa e nessuna nuvola nel cielo.
E invece no.
Perchè la maglia, devo puntualizzare, non è SOLO questo.
Perché il mio lavorare a maglia è gioia e letizia e vogliamocituttibene, ma è anche un lavorare forsennato per combattere l'ansia che ogni tanto mi assale.
Perché la maglia è la soddisfazione di aver finito un lavoro per bene, ma sono anche le parolacce di quando hai lavorato una settimana ad un maglione e tocca disfare metà perché hai cannato le misure.
Perché la maglia è tanta, ma davvero tanta, matematica ed io la odio di mortemorta.
Perché la maglia è sferruzzare per ore felicemente ma anche non voler smettere per preparare la cena ma quella ti tocca fare.
Perché la maglia è gioia assoluta quando imbrocchi il filato con il modello giusto, ma anche frustrazione quando il lavoro proprio non viene e puoi anche fare i balletti turchi, ma quel filato con quel modello mai più.
Perché la maglia è socialità spensierata davanti ad un Martini, ma anche malignità sussurrate dietro le tue spalle.
Insomma, la maglia ha due facce, non sempre positive. Come la vita, del resto, che ti riserva bastone e carota e tu devi fartene una ragione.
Non c'è motivo di perdersi d'animo e pensare di non volerci più lavorare perché "è troppo difficile, non mi viene, la gente è cattiva". E' la vita! La maglia è una metafora della vita stessa, devi trovarci dentro il TUO significato!
Per cui, spalle dritte, andiamo a disfare quel pezzo di manica troppo lunga e via! Verso nuove avventure a cuor leggero e sempre positivo.
Io adoro la maglia, è un fatto risaputo: adoro lavorarla, adoro indossarla, adoro parlarne.
Se la giornata fosse un tessuto, il mio sarebbe un jersey. Di cashmere, ovviamente. Magari con un pizzo giapponese, ecco.
La maglia mi ha risollevato da un momento che più nero non si poteva, tiene tutt'ora occupate le mie mani e la mia testa, mi ha regalato moltissime amiche che mai avrei conosciuto altrimenti!
Mi ha dato, insomma, uno scopo, aumentando la mia autostima.
Grazie a lei ho potuto incanalare produttivamente la mia creatività e le idee non smettono di fluire, rendendomi soddisfatta ed appagata.
Chi mi vede dall'esterno, vede ora una donna felice con se stessa e con gli altri, e questo solamente grazie alla maglia!
E quindi si penserebbe che per me il lavorare a maglia sia tutto un cuoricino ed una meraviglia meravigliosa e nessuna nuvola nel cielo.
E invece no.
Perchè la maglia, devo puntualizzare, non è SOLO questo.
Perché il mio lavorare a maglia è gioia e letizia e vogliamocituttibene, ma è anche un lavorare forsennato per combattere l'ansia che ogni tanto mi assale.
Perché la maglia è la soddisfazione di aver finito un lavoro per bene, ma sono anche le parolacce di quando hai lavorato una settimana ad un maglione e tocca disfare metà perché hai cannato le misure.
Perché la maglia è tanta, ma davvero tanta, matematica ed io la odio di mortemorta.
Perché la maglia è sferruzzare per ore felicemente ma anche non voler smettere per preparare la cena ma quella ti tocca fare.
Perché la maglia è gioia assoluta quando imbrocchi il filato con il modello giusto, ma anche frustrazione quando il lavoro proprio non viene e puoi anche fare i balletti turchi, ma quel filato con quel modello mai più.
Perché la maglia è socialità spensierata davanti ad un Martini, ma anche malignità sussurrate dietro le tue spalle.
Insomma, la maglia ha due facce, non sempre positive. Come la vita, del resto, che ti riserva bastone e carota e tu devi fartene una ragione.
Non c'è motivo di perdersi d'animo e pensare di non volerci più lavorare perché "è troppo difficile, non mi viene, la gente è cattiva". E' la vita! La maglia è una metafora della vita stessa, devi trovarci dentro il TUO significato!
Per cui, spalle dritte, andiamo a disfare quel pezzo di manica troppo lunga e via! Verso nuove avventure a cuor leggero e sempre positivo.
martedì 27 settembre 2016
Chiarezza?
Ho molto pensato dopo questo post della settimana scorsa. Mi hanno fatto molto pensare i commenti che ho letto, a dire la verità!
E' vero, questo blog è il mio spazio personale, dove posso essere PIU' DETTAGLIATAMENTE me stessa.
Anche su Facebook lo sono, certo, ma è un modo di comunicare molto veloce, frenetico quasi, e la vera essenza della persona tende a sfuggire. I commenti che lasciamo sono sempre superficiali e passano senza lasciare nulla.
Invece sul blog le cose restano (a parte quando Blogspot mangia i post, una volta a me è successo). Ogni tanto lo sfoglio e mi lascio prendere un po' dalla nostalgia.
Il fatto è che sono talmente indaffarata che è molto difficile ritagliarsi anche solo un'ora alla settimana.
Ed allora, oggi che sto scrivendo, cosa è cambiato? E' cambiato che non lo sento come un obbligo, ma come un bisogno di mettere giù le mie idee, fare un po' di chiarezza sulla confusione che ho in testa!
Abbiate pazienza, per un po' sarà così.
Intanto io continuerò a scrivere disordinatamente, come è mio solito.
E' vero, questo blog è il mio spazio personale, dove posso essere PIU' DETTAGLIATAMENTE me stessa.
Anche su Facebook lo sono, certo, ma è un modo di comunicare molto veloce, frenetico quasi, e la vera essenza della persona tende a sfuggire. I commenti che lasciamo sono sempre superficiali e passano senza lasciare nulla.
Invece sul blog le cose restano (a parte quando Blogspot mangia i post, una volta a me è successo). Ogni tanto lo sfoglio e mi lascio prendere un po' dalla nostalgia.
Il fatto è che sono talmente indaffarata che è molto difficile ritagliarsi anche solo un'ora alla settimana.
Ed allora, oggi che sto scrivendo, cosa è cambiato? E' cambiato che non lo sento come un obbligo, ma come un bisogno di mettere giù le mie idee, fare un po' di chiarezza sulla confusione che ho in testa!
Abbiate pazienza, per un po' sarà così.
Intanto io continuerò a scrivere disordinatamente, come è mio solito.
mercoledì 21 settembre 2016
Cambiamenti
L'altro giorno pensavo a quanto io sia cambiata da quando ho incominciato a scrivere su questo blog e a quanto sia cambiato il mondo virtuale…
Una volta esistevano i blog e i forum, grandi creative che affollavano l'etere con un fiorire di cose nuove, innovative, splendide! Ora, dopo l'avvento di Facebook, gran parte di tutto questo si è perso, la piattaforma è un grandissimo mangiatempo e, devo ammettere, che ha assorbito parecchio tempo anche a me. Cosa ci volete fare, è talmente semplice aprirlo, fare un paio di saluti, pubblicare un paio di cose che, mi sembra, arrivino più velocemente e direttamente alle utenti… mi sembra davvero che un blog, ormai, sia un po' fuori moda e fuori tempo.
E già da un po' medito di chiuderlo.
Ma non mi decido.
Per svariati motivi, tra cui il fatto che ci sono davvero tanto tanto tanto affezionata, non posso dimenticare che qui ho mosso i miei primi passi dopo la pittura, che ho intrapreso la mia vita da designer, che qui ho conosciuto (virtualmente e non) tante persone che mi hanno aiutato a crescere e a diventare quello che sono oggi.
E quindi ci resto aggrappata, come l'edera, magari un po' passè, ma tanto decorativa.
Non mi sento ancora pronta, ecco qua.
E magari, attendando, in questo limbo nebbioso, un giorno riprenderò forza e coraggio ed inizierò a pubblicare di più, fossero anche soltanto i miei pensieri.
Bello sognare!
Una volta esistevano i blog e i forum, grandi creative che affollavano l'etere con un fiorire di cose nuove, innovative, splendide! Ora, dopo l'avvento di Facebook, gran parte di tutto questo si è perso, la piattaforma è un grandissimo mangiatempo e, devo ammettere, che ha assorbito parecchio tempo anche a me. Cosa ci volete fare, è talmente semplice aprirlo, fare un paio di saluti, pubblicare un paio di cose che, mi sembra, arrivino più velocemente e direttamente alle utenti… mi sembra davvero che un blog, ormai, sia un po' fuori moda e fuori tempo.
E già da un po' medito di chiuderlo.
Ma non mi decido.
Per svariati motivi, tra cui il fatto che ci sono davvero tanto tanto tanto affezionata, non posso dimenticare che qui ho mosso i miei primi passi dopo la pittura, che ho intrapreso la mia vita da designer, che qui ho conosciuto (virtualmente e non) tante persone che mi hanno aiutato a crescere e a diventare quello che sono oggi.
E quindi ci resto aggrappata, come l'edera, magari un po' passè, ma tanto decorativa.
Non mi sento ancora pronta, ecco qua.
E magari, attendando, in questo limbo nebbioso, un giorno riprenderò forza e coraggio ed inizierò a pubblicare di più, fossero anche soltanto i miei pensieri.
Bello sognare!
martedì 13 settembre 2016
Aspettativa
A volte, si, mi capita di passare di qua, soprattutto in periodi in cui ho meno da fare. Tipo dopo l'inizio della scuola, che mi fa sempre sentire carica di aspettative e di promesse, ma anche un po' nostalgica. Tipo a gennaio. Tipo a pensarci in agosto. Ma poi non avere la forza di scrivere nulla.
Perché… perché.
Perché mi sento assente, ad essere così assorbita da tutto quello che mi sta succedendo. Che è frenetico e velocissimo, ed anche io sono frenetica e velocissima (e felicissima, aggiungerei).
Ma visto che alcune ore la notte devo pur dormire, mi capita di non scrivere più.
Il che magari non è una gran perdita, perché il mio meglio lo dò nel design e di sicuro non nella scrittura, ma è una cosa che un po' mi manca. E il blog si mal concilia alla vita frenetica e velocissima che faccio, mentre Instagram e FaceBook lo sono decisamente di più.
Ho smesso di sentirmi in colpa per questo (meno male!) perché mi sono resa conto che, se scrivo, vuol dire che vivo meno. E in questo periodo vivo tantissimo! E quindi niente sensi di colpa, solo di mancanza.
Anche perché un fine che mi sono prefissa è quello di approfondire l'inglese: oh, come mi piacerebbe! Ma anche qua il tempo non c'è. E allora ci vorrebbe una Valentina Aggiuntiva, il Clone Servizievole, che studiasse ben bene la lingua e pubblicasse al posto mio.
Bello sognare.
Bello, sì.
Insomma, pur contenta, c'è qualcosa che mi manca. ma questo è tipico mio: essere felice di quello che ho (e grata, altroché!) ma cercare sempre qualcosa in cui posso migliorare, in cui posso perfezionarmi, per ESSERE sempre meglio. E, pur essendo molto contenta di tutto quello che faccio, cerco sempre qualcosa di più.
Bè, muovi il c**o e fallo, no?
Mi sa che ti ascolto.
Perché… perché.
Perché mi sento assente, ad essere così assorbita da tutto quello che mi sta succedendo. Che è frenetico e velocissimo, ed anche io sono frenetica e velocissima (e felicissima, aggiungerei).
Ma visto che alcune ore la notte devo pur dormire, mi capita di non scrivere più.
Il che magari non è una gran perdita, perché il mio meglio lo dò nel design e di sicuro non nella scrittura, ma è una cosa che un po' mi manca. E il blog si mal concilia alla vita frenetica e velocissima che faccio, mentre Instagram e FaceBook lo sono decisamente di più.
Ho smesso di sentirmi in colpa per questo (meno male!) perché mi sono resa conto che, se scrivo, vuol dire che vivo meno. E in questo periodo vivo tantissimo! E quindi niente sensi di colpa, solo di mancanza.
Anche perché un fine che mi sono prefissa è quello di approfondire l'inglese: oh, come mi piacerebbe! Ma anche qua il tempo non c'è. E allora ci vorrebbe una Valentina Aggiuntiva, il Clone Servizievole, che studiasse ben bene la lingua e pubblicasse al posto mio.
Bello sognare.
Bello, sì.
Insomma, pur contenta, c'è qualcosa che mi manca. ma questo è tipico mio: essere felice di quello che ho (e grata, altroché!) ma cercare sempre qualcosa in cui posso migliorare, in cui posso perfezionarmi, per ESSERE sempre meglio. E, pur essendo molto contenta di tutto quello che faccio, cerco sempre qualcosa di più.
Bè, muovi il c**o e fallo, no?
Mi sa che ti ascolto.
lunedì 24 agosto 2015
Senza "se" e senza "ma".
Questa estate si sta avviando alla conclusione, per fortuna.
O che peccato.
Insomma, sono preda si sentimenti contrastanti: è stata di sicuro un'estate terribile: calda per moltissime settimane, io che non tollero il caldo mi sentivo svuotata… sono riuscita a combinare poco rispetto a quello che avrei voluto! E' incominciata male ed è proseguita altalenando momenti belli, come il viaggio in Austria e Germania, il soggiorno a Grado e il TB6Cafè a Carate a momenti brutti, la spossatezza, la voglia di far niente, il gatto gnaulante, piccoli disturbi di salute, io che mi lamento.
Ed io ODIO lamentarmi!
In più si è aggiunta la sgradevolezza di vedere pubblicati su un sito americano (californiano per l'esattezza) alcuni miei pattern.
Così, semplicemente, li hanno presi (probabilmente anche comprati) e poi li hanno messi su questo sito dove chiunque viene, li compra con una "moneta" virtuale e bon.
Scocciante, no?
Non farò nomi perché, come mi ha fatto giustamente notare un amico, è come fare pubblicità a questo sito, però volevo davvero esprimere il mio… diciamo… disappunto? Balle girate? Beh, chiamatelo pure come vi pare.
E non è SOLO per la questione economica. ANCHE per quello, e scusate se parlo del vile denaro. Ma se ho deciso di metterli a pagamento e chiaro che qualcosina vorrei guadagnare io e non altri. Perché altrimenti lo regalo. O lo dono in beneficenza, come ho già fatto più di una volta (e mi scoccia un sacco ricordarlo perché sembra che butto in piatto la roba).
Ma sono io che decido. Io e basta.
Si, perché forse nessuno ci pensa, ma dietro ad un pattern ci sono ore di calcoli, di prove, di sbagli e rifai, di gioia ma anche di frustrazione.
Ed appropriarsi di tutto questo equivale a rubare.
Punto. Senza "se" e senza "ma".
E mi dispiace per voi se la pensate diversamente.
O che peccato.
Insomma, sono preda si sentimenti contrastanti: è stata di sicuro un'estate terribile: calda per moltissime settimane, io che non tollero il caldo mi sentivo svuotata… sono riuscita a combinare poco rispetto a quello che avrei voluto! E' incominciata male ed è proseguita altalenando momenti belli, come il viaggio in Austria e Germania, il soggiorno a Grado e il TB6Cafè a Carate a momenti brutti, la spossatezza, la voglia di far niente, il gatto gnaulante, piccoli disturbi di salute, io che mi lamento.
Ed io ODIO lamentarmi!
In più si è aggiunta la sgradevolezza di vedere pubblicati su un sito americano (californiano per l'esattezza) alcuni miei pattern.
Così, semplicemente, li hanno presi (probabilmente anche comprati) e poi li hanno messi su questo sito dove chiunque viene, li compra con una "moneta" virtuale e bon.
Scocciante, no?
Non farò nomi perché, come mi ha fatto giustamente notare un amico, è come fare pubblicità a questo sito, però volevo davvero esprimere il mio… diciamo… disappunto? Balle girate? Beh, chiamatelo pure come vi pare.
E non è SOLO per la questione economica. ANCHE per quello, e scusate se parlo del vile denaro. Ma se ho deciso di metterli a pagamento e chiaro che qualcosina vorrei guadagnare io e non altri. Perché altrimenti lo regalo. O lo dono in beneficenza, come ho già fatto più di una volta (e mi scoccia un sacco ricordarlo perché sembra che butto in piatto la roba).
Ma sono io che decido. Io e basta.
Si, perché forse nessuno ci pensa, ma dietro ad un pattern ci sono ore di calcoli, di prove, di sbagli e rifai, di gioia ma anche di frustrazione.
Ed appropriarsi di tutto questo equivale a rubare.
Punto. Senza "se" e senza "ma".
E mi dispiace per voi se la pensate diversamente.
domenica 22 febbraio 2015
Sferruzzando ai margini
Questo post nasce da un'esigenza: la mia.
Ovvio, no, qua ci scrivo solo io… è chiaro!
Però sentivo il bisogno di mettere per iscritto dei pensieri che mi frullano per la testa. e non sono né belli né brutti, solo pensieri. E visto che qua ci scrivo solo io, quale posto migliore?
Quindi: sferruzzare ai margini.
Margini di cosa? Di tutto.
Margini nel senso di confini estremi, quasi dimenticati.
Confini d'Italia, confini della Yugoslavia, confini dell'Impero Austriaco.
E vabbè che due non ci sono più, ma nella maggioranza dei triestini sono ben presenti, perché il confine ce l'abbiamo in testa.
Perché quando andiamo a fare la spesa in Slovenia il 90% dice "in Yugo" e quando attraversiamo il confine ancora ci prende una certa apprensione, come quando in passato attraversavamo con un chilo di burro non dichiarato in borsa della nonna. Ma pochi di noi parlano lo sloveno.
Perché quando andiamo in Austria e ci chiedono come mai parliamo così bene il tedesco e da dove veniamo e rispondiamo "da Trieste", ci inorgogliamo quando ci dicono "ah, ma Trieste è ancora un pezzo di Austria". Ma ai nostri figli facciamo studiare solo l'inglese.
Perché solo qui il desiderio di autonomia è talmente forte che ci sono movimenti che vogliono staccarsi dall'Italia… e sottolineo movimentI, plurale. Perché non ci si riesce a mettersi d'accordo nemmeno su quello, tanta è l'indipendenza e il protagonismo dei triestini.
Perché solo qui la parola "bastardo" assume un significato positivo e tutti giù ad enumerare gli avi austriaci, greci, italiani, slavi e così via.
Insomma, un miscuglio di brontolamenti, nostalgia dell'età d'oro, brama di un futuro migliore, afflusso continuo di nuove genti e ritardo cronico nell'arrivo di qualunque novità.
Sferruzzare in un ambiente del genere non sempre è facile.
Di tradizione, per esempio, da queste parti si lavorava "alla tedesca", essendo di tradizione austriaca… ed invece per lungo tempo ero quasi da sola ad usare questo tipo di lavorazione. Da ragazzina leggevo i manuali italiani e pensavo "ma guarda come tiene male il filo, è tutto sbagliato!" (ero una ragazzina petulante ed un po' presuntuosa [perchè adesso no, vero? Vai via, tu!]) e ho dovuto prendere un vecchio manuale francese della mamma con la doppia lavorazione per avere un aiuto nella tenuta del filo. Si, perché la mia mamma lavorava, eccome! Aveva dei ferretti corti comprati in Gran Bretagna con i quali sferruzzava come un razzo. E mia nonna lavorava all'uncinetto con la presa "a coltello", che a moltissimi pareva sbagliata, ma intanto mi ha fatto una tovaglia in pizzo lunga tre metri.
Insomma, una famiglia di donne all'incontrario.
E così, quando ho incominciato a sferruzzare intensamente, è come se mi si fosse aperto un mondo.
ed ho scoperto le maglieriste triestine. Che, oh, sono di moltissime razze!
Ci sono le conservatrici, le amanti della tradizione, che non si schiodano dal ferro diritto nemmeno se glielo nascondi. Che "ho sempre lavorato così" e che "praticano" in segreto del loro salotto trinato senza nessuna voglia di socializzazione.
Ci sono quelle bramose di socializzazione e con cui fai subito amicizia e ti ci trovi meglio che con tua sorella.
Ci sono quelle che socializzano, si, ma solo con chi dicono loro. E che preferibilmente è già loro amico.
Ci sono le avanguardiste, che appena scoprono il magico mondo di internet si mettono ad ordinare tonnellate di accessori e lane da ogni parte del mondo.
Ci sono le viaggiatrici, che ti raccontano che questo ferri li ha presi a Istambul, che la lana viene dal viaggio in Australia, che va a Lubiana per la seta e a Vienna per l'alpaca (e tu rosichi d'invidia).
Ci sono le entusiaste, che ad ogni cosa che racconti loro la devono provare!
Ci sono le diffidenti, che ogni cosa che racconti è difficilissima, loro non ce la faranno mai.
Ci sono quelle brave bravissime che spieghi una volta una cosa e loro la sanno già fare. Con variazioni.
Ci sono quelle che ti guardano male perché fai una cosa meglio di loro e che non hanno capito che non è una gara.
Ci sono quelle che lavorano solo con quella maestra loro che hanno conosciuto 30 anni fa e non hanno mai abbandonato e se dice "salta", loro saltano senza chiedersi il perché.
Ci sono quelle che tutto quello che viene da fuori Trieste è meglio. Salvo poi ricordarsi che la Pittoni era triestina.
Insomma, maglieriste di tutti i tipi. E tutti questi tipi mi piacciono!
Perché sono parte di me, fanno parte di me, sono me.
Io devo soprattutto ringraziare lo Stitch'nd Spritz per avermi fatto conoscere le amiche che più frequento oggi, persone davvero speciali, che mi seguono (non solo a Trieste) e che io amo moltissimo. E se attraverso questo ritrovo ne sono passate davvero di tutti i tipi, le mie amate "colonne" rimangono sempre quelle.
A Trieste si lavora a maglia in modo forse un po' diverso che da altre parti, ma in fondo in fondo, è il modo giusto per questa città. Una città che ancora stenta ad entrare nel presente, che è veloce sotto alcuni aspetti e lentissima sotto altri, come le sue maglieriste.
Le maglieriste della città della Bora.
PS: rileggendo, mi rendo conto che il post si è sviluppato in un modo che non pensavo… e che avrei voluto dire tante altre cose, ma forse sarebbero state solo più confuse. E quindi così resta.
Ovvio, no, qua ci scrivo solo io… è chiaro!
Però sentivo il bisogno di mettere per iscritto dei pensieri che mi frullano per la testa. e non sono né belli né brutti, solo pensieri. E visto che qua ci scrivo solo io, quale posto migliore?
Quindi: sferruzzare ai margini.
Margini di cosa? Di tutto.
Margini nel senso di confini estremi, quasi dimenticati.
Confini d'Italia, confini della Yugoslavia, confini dell'Impero Austriaco.
E vabbè che due non ci sono più, ma nella maggioranza dei triestini sono ben presenti, perché il confine ce l'abbiamo in testa.
Perché quando andiamo a fare la spesa in Slovenia il 90% dice "in Yugo" e quando attraversiamo il confine ancora ci prende una certa apprensione, come quando in passato attraversavamo con un chilo di burro non dichiarato in borsa della nonna. Ma pochi di noi parlano lo sloveno.
Perché quando andiamo in Austria e ci chiedono come mai parliamo così bene il tedesco e da dove veniamo e rispondiamo "da Trieste", ci inorgogliamo quando ci dicono "ah, ma Trieste è ancora un pezzo di Austria". Ma ai nostri figli facciamo studiare solo l'inglese.
Perché solo qui il desiderio di autonomia è talmente forte che ci sono movimenti che vogliono staccarsi dall'Italia… e sottolineo movimentI, plurale. Perché non ci si riesce a mettersi d'accordo nemmeno su quello, tanta è l'indipendenza e il protagonismo dei triestini.
Perché solo qui la parola "bastardo" assume un significato positivo e tutti giù ad enumerare gli avi austriaci, greci, italiani, slavi e così via.
Insomma, un miscuglio di brontolamenti, nostalgia dell'età d'oro, brama di un futuro migliore, afflusso continuo di nuove genti e ritardo cronico nell'arrivo di qualunque novità.
Sferruzzare in un ambiente del genere non sempre è facile.
Di tradizione, per esempio, da queste parti si lavorava "alla tedesca", essendo di tradizione austriaca… ed invece per lungo tempo ero quasi da sola ad usare questo tipo di lavorazione. Da ragazzina leggevo i manuali italiani e pensavo "ma guarda come tiene male il filo, è tutto sbagliato!" (ero una ragazzina petulante ed un po' presuntuosa [perchè adesso no, vero? Vai via, tu!]) e ho dovuto prendere un vecchio manuale francese della mamma con la doppia lavorazione per avere un aiuto nella tenuta del filo. Si, perché la mia mamma lavorava, eccome! Aveva dei ferretti corti comprati in Gran Bretagna con i quali sferruzzava come un razzo. E mia nonna lavorava all'uncinetto con la presa "a coltello", che a moltissimi pareva sbagliata, ma intanto mi ha fatto una tovaglia in pizzo lunga tre metri.
Insomma, una famiglia di donne all'incontrario.
E così, quando ho incominciato a sferruzzare intensamente, è come se mi si fosse aperto un mondo.
ed ho scoperto le maglieriste triestine. Che, oh, sono di moltissime razze!
Ci sono le conservatrici, le amanti della tradizione, che non si schiodano dal ferro diritto nemmeno se glielo nascondi. Che "ho sempre lavorato così" e che "praticano" in segreto del loro salotto trinato senza nessuna voglia di socializzazione.
Ci sono quelle bramose di socializzazione e con cui fai subito amicizia e ti ci trovi meglio che con tua sorella.
Ci sono quelle che socializzano, si, ma solo con chi dicono loro. E che preferibilmente è già loro amico.
Ci sono le avanguardiste, che appena scoprono il magico mondo di internet si mettono ad ordinare tonnellate di accessori e lane da ogni parte del mondo.
Ci sono le viaggiatrici, che ti raccontano che questo ferri li ha presi a Istambul, che la lana viene dal viaggio in Australia, che va a Lubiana per la seta e a Vienna per l'alpaca (e tu rosichi d'invidia).
Ci sono le entusiaste, che ad ogni cosa che racconti loro la devono provare!
Ci sono le diffidenti, che ogni cosa che racconti è difficilissima, loro non ce la faranno mai.
Ci sono quelle brave bravissime che spieghi una volta una cosa e loro la sanno già fare. Con variazioni.
Ci sono quelle che ti guardano male perché fai una cosa meglio di loro e che non hanno capito che non è una gara.
Ci sono quelle che lavorano solo con quella maestra loro che hanno conosciuto 30 anni fa e non hanno mai abbandonato e se dice "salta", loro saltano senza chiedersi il perché.
Ci sono quelle che tutto quello che viene da fuori Trieste è meglio. Salvo poi ricordarsi che la Pittoni era triestina.
Insomma, maglieriste di tutti i tipi. E tutti questi tipi mi piacciono!
Perché sono parte di me, fanno parte di me, sono me.
Io devo soprattutto ringraziare lo Stitch'nd Spritz per avermi fatto conoscere le amiche che più frequento oggi, persone davvero speciali, che mi seguono (non solo a Trieste) e che io amo moltissimo. E se attraverso questo ritrovo ne sono passate davvero di tutti i tipi, le mie amate "colonne" rimangono sempre quelle.
A Trieste si lavora a maglia in modo forse un po' diverso che da altre parti, ma in fondo in fondo, è il modo giusto per questa città. Una città che ancora stenta ad entrare nel presente, che è veloce sotto alcuni aspetti e lentissima sotto altri, come le sue maglieriste.
Le maglieriste della città della Bora.
PS: rileggendo, mi rendo conto che il post si è sviluppato in un modo che non pensavo… e che avrei voluto dire tante altre cose, ma forse sarebbero state solo più confuse. E quindi così resta.
mercoledì 31 dicembre 2014
Una piacevole discussione
Tempo fa (lo so, lo ammetto, guardo troppo poco i commenti) ho trovato questo commento di Sasha a questo post:
"Ciao Valentina! anzitutto devo dirti quanto apprezzo il tuo blog e ammiro i tuoi lavori per poi dirti che in quanto specializzanda in design moda questo post non lo capisco! Le immagini sono per lo più tratte da sfilate di alta moda non di RTW e la alta moda è quel posto che da spazio alla sperimentazione libera. Migliaia di altri designer - magari non dotati né della concettualità, né del coraggio o dell’immaginazione prenderanno circa l’un percento delle idee espresse in queste sfilate e produrranno milioni+ di capi RTW. Penso che non si può usare lo stesso metro di misura per comparare un ritratto di famiglia ottocentesco e un Fontana. E allora quale è il criterio che bisogna applicare se non quello del bello/brutto. Io personalmente preferisco guardarle come opere d’arte ed in quanto tale, espressione dei nostri tempi. Come donna trovo interessante la il concetto di donna che ne emerge. Per esempio (e in modo molto, ma molto semplificato) il femminismo di Betsey Johnson da nascita ad una donna che ama vivere, ama il colore, la sua sessualità e tutto sommato se ne frega dei pregiudizi altrui. Comme des Garcons presenta delle donne fragili nonostante il make-up, delle silhouette spostate in alto come delle enormi corazze morbide con un che di biologico che dovrebbero suppongo ricordare le crisalidi ma non so per che nella mia mente appare humpty dumpty = uovo = incubatrici con belle gambe. Tra i due preferisco Betsey anche se non mi vedrai mai vestita così. In fondo l’arte è soggettiva ;)"
Ho iniziato a scrivere una risposta nei commenti, ma poi ho pensato che questo argomento potrebbe interessare un po' tutte, e quindi le rispondo pubblicamente:
"Sasha, cara! Ma lo sai che non vedevo l'ora che arrivasse una come te? Davvero, non scherzo. Intanto grazie per le cose carine che hai detto e… wow, sono contenta che tu sia in disaccordo. E rispetto la tua opinione, anzi! Per certi versi, se ci mettiamo a fare le persone serie, la condivido al 150%. Perché è vero che a certi livelli la moda non è solo moda, coprirsi, per quanto bene, ma diventa una forma d'arte e provocazione (il tubino nero con gli orsacchiotti di Moschino ha sconvolto gli anni Ottanta), l'uso di certi materiali anti convenzionali negli anni ha aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse (pensiamo alla tunichetta metallica di Paco Rabanne) e trovo che tutto questo sia molto stimolante. Per cui, evviva le provocazioni, gli eccessi, le sperimentazioni. Io mi diverto un sacco a farmi ispirare!
E fin qua tutto bene.
Però, come ho scritto più volte, questo NON è un blog di moda. :) non lo è per diversi motivi, ma il principale è che questo è un blog di maglia. :) Se scrivo qualcosa di diverso è perché mi diverto a spaziare e lo faccio, sempre, per gioco, e con ironia.
Ma sotto sotto, in effetti, c'è di più… la mia è piuttosto una riflessione. Partendo dal presupposto che si, la moda è anche alta moda (anche se, però, queste foto le ho prese dalle collezioni RTW), è anche vero che la moda dovrebbe essere al servizio della donna, ed è mia ferma convinzione che la moda dovrebbe (deve!) essere non solo indossabile, ma deve anche rendere migliore la persona che la indossa! Ossia, la moda deve renderti bella. Ed elegante.
In realtà il concetto di eleganza negli anni è molto cambiato, ma io sono per la riscoperta dello stile: quante volte si sente l'amica dire "oh, non so cosa mettermi?" e magari ha l'armadio pieno? Ecco, a correre troppo dietro la moda del momento, del colore dell'anno, dell'accessorio trendy, si è un po' perso il senso del ben vestire. La mia "missione" (un parolone!) è quella dell'invito a riscoprire qualcosa che ci stia veramente bene, che la moda passa e lo stile vero resta (Coco docet), che non è indispensabile abbigliarsi con capi che non ci donano solo per essere "a la page", a riflettere sui nostri acquisti, pensando magari ai possibili abbinamenti.
E questo, fondamentalmente è il perché ho iniziato a fare i post sulla moda: per cercare di fare riflettere su quello che potrebbe durare nel tempo, essere perfetto anche tra qualche anno e… allo stesso tempo divertirmi.
Credo che gli stilisti mi perdoneranno se li prendo in giro un po', tu che dici?"
"Ciao Valentina! anzitutto devo dirti quanto apprezzo il tuo blog e ammiro i tuoi lavori per poi dirti che in quanto specializzanda in design moda questo post non lo capisco! Le immagini sono per lo più tratte da sfilate di alta moda non di RTW e la alta moda è quel posto che da spazio alla sperimentazione libera. Migliaia di altri designer - magari non dotati né della concettualità, né del coraggio o dell’immaginazione prenderanno circa l’un percento delle idee espresse in queste sfilate e produrranno milioni+ di capi RTW. Penso che non si può usare lo stesso metro di misura per comparare un ritratto di famiglia ottocentesco e un Fontana. E allora quale è il criterio che bisogna applicare se non quello del bello/brutto. Io personalmente preferisco guardarle come opere d’arte ed in quanto tale, espressione dei nostri tempi. Come donna trovo interessante la il concetto di donna che ne emerge. Per esempio (e in modo molto, ma molto semplificato) il femminismo di Betsey Johnson da nascita ad una donna che ama vivere, ama il colore, la sua sessualità e tutto sommato se ne frega dei pregiudizi altrui. Comme des Garcons presenta delle donne fragili nonostante il make-up, delle silhouette spostate in alto come delle enormi corazze morbide con un che di biologico che dovrebbero suppongo ricordare le crisalidi ma non so per che nella mia mente appare humpty dumpty = uovo = incubatrici con belle gambe. Tra i due preferisco Betsey anche se non mi vedrai mai vestita così. In fondo l’arte è soggettiva ;)"
Ho iniziato a scrivere una risposta nei commenti, ma poi ho pensato che questo argomento potrebbe interessare un po' tutte, e quindi le rispondo pubblicamente:
"Sasha, cara! Ma lo sai che non vedevo l'ora che arrivasse una come te? Davvero, non scherzo. Intanto grazie per le cose carine che hai detto e… wow, sono contenta che tu sia in disaccordo. E rispetto la tua opinione, anzi! Per certi versi, se ci mettiamo a fare le persone serie, la condivido al 150%. Perché è vero che a certi livelli la moda non è solo moda, coprirsi, per quanto bene, ma diventa una forma d'arte e provocazione (il tubino nero con gli orsacchiotti di Moschino ha sconvolto gli anni Ottanta), l'uso di certi materiali anti convenzionali negli anni ha aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse (pensiamo alla tunichetta metallica di Paco Rabanne) e trovo che tutto questo sia molto stimolante. Per cui, evviva le provocazioni, gli eccessi, le sperimentazioni. Io mi diverto un sacco a farmi ispirare!
E fin qua tutto bene.
Però, come ho scritto più volte, questo NON è un blog di moda. :) non lo è per diversi motivi, ma il principale è che questo è un blog di maglia. :) Se scrivo qualcosa di diverso è perché mi diverto a spaziare e lo faccio, sempre, per gioco, e con ironia.
Ma sotto sotto, in effetti, c'è di più… la mia è piuttosto una riflessione. Partendo dal presupposto che si, la moda è anche alta moda (anche se, però, queste foto le ho prese dalle collezioni RTW), è anche vero che la moda dovrebbe essere al servizio della donna, ed è mia ferma convinzione che la moda dovrebbe (deve!) essere non solo indossabile, ma deve anche rendere migliore la persona che la indossa! Ossia, la moda deve renderti bella. Ed elegante.
In realtà il concetto di eleganza negli anni è molto cambiato, ma io sono per la riscoperta dello stile: quante volte si sente l'amica dire "oh, non so cosa mettermi?" e magari ha l'armadio pieno? Ecco, a correre troppo dietro la moda del momento, del colore dell'anno, dell'accessorio trendy, si è un po' perso il senso del ben vestire. La mia "missione" (un parolone!) è quella dell'invito a riscoprire qualcosa che ci stia veramente bene, che la moda passa e lo stile vero resta (Coco docet), che non è indispensabile abbigliarsi con capi che non ci donano solo per essere "a la page", a riflettere sui nostri acquisti, pensando magari ai possibili abbinamenti.
E questo, fondamentalmente è il perché ho iniziato a fare i post sulla moda: per cercare di fare riflettere su quello che potrebbe durare nel tempo, essere perfetto anche tra qualche anno e… allo stesso tempo divertirmi.
Credo che gli stilisti mi perdoneranno se li prendo in giro un po', tu che dici?"
lunedì 13 ottobre 2014
La maglia per me.
E' davvero da tanto tempo che volevo scrivere questo post e alcuni recenti accadimenti mi hanno fatto finalmente decidere.
Ormai in questo piccolo blog non vengo più tanto spesso, ma solo qui posso essere davvero me stessa, senza paura che ciò disturbi qualcuno, perché questo spazio è solo mio e me lo gestisco io, ecco.
Se non ho scritto molto è, come ho spiegato a voce a molte di voi, perché la mia "vita fuori" è diventata talmente bella che scrivere in continuazione che tutto è bello e di quanto mi diverto mi fa anche un po' paura e, diciamolo, in fondo in fondo, la paura maggiore è che attiri su di me la sfiga (che è sempre in agguato).
Quello che volevo dire, però, è quanto io sia grata, in quest'ultimo periodo, alla maglia.
Quello che volevo dire, però, è quanto io sia grata, in quest'ultimo periodo, alla maglia.
La maglia mi ha fatto conoscere persone che altrimenti non avrei potuto conoscere in altro modo, con le quali alla fine ci si ritrova a parlare di tutt'altro che la maglia. Ma la maglia resta sempre il punto di partenza e di arrivo.
La maglia mi ha fatto conoscere delle vere amiche, che mi seguono tantissimo, mi incitano a fare sempre cose nuove, mi spronano a migliorare sempre di più, mi consolano quando sono un po' giù e mi perdonano quando sbaglio. E questo io davvero non l'avevo messo "in conto", ma mi piace tantissimo e non ne posso più fare a meno!
La maglia mi ha fatto conoscere delle vere amiche, che mi seguono tantissimo, mi incitano a fare sempre cose nuove, mi spronano a migliorare sempre di più, mi consolano quando sono un po' giù e mi perdonano quando sbaglio. E questo io davvero non l'avevo messo "in conto", ma mi piace tantissimo e non ne posso più fare a meno!
La maglia mi ha insegnato a riconoscere che a volte sbaglio anche io. Per me è difficilissimo ammettere quando sbaglio, è una cosa per me inammissibile (lo so, non è solo un mio problema).
E invece non è possibile fare sempre tutto perfetto, anzi. Si sbaglia, e tanto anche. Ho imparato, quindi, a essere più clemente con me stessa, a correggere gli errori, a fare un bel respiro e a ripartire. Ed ho imparato che spesso le persone che mi circondano hanno più fiducia in me di quanta ne abbia io in me stessa e questo mi commuove tantissimo.
E invece non è possibile fare sempre tutto perfetto, anzi. Si sbaglia, e tanto anche. Ho imparato, quindi, a essere più clemente con me stessa, a correggere gli errori, a fare un bel respiro e a ripartire. Ed ho imparato che spesso le persone che mi circondano hanno più fiducia in me di quanta ne abbia io in me stessa e questo mi commuove tantissimo.
La maglia mi ha anche insegnato che non sempre tutto è come appare, soprattutto nel mondo VIRTUALE della maglia: a lungo andare ho imparato a non fidarmi subito come facevo una volta, ma di aspettare un po' e "vedere come va". E mi ha anche insegnato anche che in ogni caso è sempre bene avere fiducia nelle persone, perché quasi sempre ti riservano delle bellissime sorprese! E per me conoscere nuove amiche è una gioia grande!
La maglia mi ha insegnato a non mettere maschere tra me e il mondo, ad essere veramente me stessa, perché tanto alla fine ti sgamano. E quindi inutile fare tanto "ciccì coccò", se sei te stessa non deluderai perché tanto ti si conosce!
La maglia mi ha insegnato a non mettere maschere tra me e il mondo, ad essere veramente me stessa, perché tanto alla fine ti sgamano. E quindi inutile fare tanto "ciccì coccò", se sei te stessa non deluderai perché tanto ti si conosce!
La maglia mi ha insegnato che, in fondo, le persone sono MOLTO meglio di quello che pensiamo. Sono sostenuta ed incoraggiata da amiche e amici vicini e lontani, con cui ho uno scambio virtuale solo a parole. Quello che si crea è un legame particolare, ci si conosce meglio di quello che succederebbe se abitassimo vicini e riscoprirsi è sempre una sorpresa.
Insomma, in definitiva, scopro solo ora (?) che la maglia mi ha dato tutta la gioia che mi circonda ora, e ne sono davvero davvero molto grata e riconoscente. Cosa sarei senza di lei?
Insomma, in definitiva, scopro solo ora (?) che la maglia mi ha dato tutta la gioia che mi circonda ora, e ne sono davvero davvero molto grata e riconoscente. Cosa sarei senza di lei?
giovedì 10 luglio 2014
Riflessioni
Sono qua che ho un minuto, mi metto al computer e controllo in un minuto posta facebook ravelry.
Una routine scandita dalla fretta, tanto ho da fare, di là mi aspetta il lavoro da finire che presto ne arriveranno altri e il tempo è tiranno, le ore sono poche, e quindi spicciati, Vale.
Comunque tutto a posto, mi dico, tutto regolare.
Dalla posta cancello un po' di spam, saluto un'amica lontana, scarico le correzioni per i nuovi pattern.
Su Facebook visito i miei gruppi preferiti, scrivo un paio di commenti ed elimino dei troll che vogliono entrare in un paio di gruppi.
Su Ravelry cerco di commentare in un inglese approssimativo i nuovi progetti fatti con un mio pattern, sperando di non fare troppa brutta figura e controllo i nuovi pattern usciti durante la notte.
E poi apro il blog.
E lo scorro.
Ultimamente mi pare che ci siano solo post che ricordano nuovi appuntamenti per workshop e per incontri Stitch'ndspritzosi. E mi prende il panico. Dove sono io?
Per carità: sono contenta, eh, non fraintendiamo!
E' stato un periodo frenetico e gioioso, assurdo e divertente, e mi è piaciuto divulgare questa nuova piega che ha preso la mia vita.
Ma lo scopo di questo blog non era questo.
Era di avere un posto dove rifugiarmi, dove coltivare le mie passioni, dove poter essere veramente io, diove poter scrivere qualcosa che, a distanza di anni, mi avrebbe fatto ridere o vergognare.
Insomma, di me ultimamente sono si scrive più. Si scrive di quello che faccio, e faccio tanto e ne sono strafelice, ma di quello che provo, che ho dentro... poco.
All'inizio mi dicevo che era ora di porre fine a questo scandalo.
E promettere a me stessa che scriverò si di attività e di progetti, ma anche di altro, come una volta.
Ma ce la farò? Io non lo so proprio, e credo di no.
In fondo sono convinta che se uno non ha il tempo di scrivere tanto nel blog, è perché la vita vera lo impegna parecchio.
E si vede che io nei mesi passati proprio mi grattavo la pancia!!!
Insomma, il mio buon proposito, almeno per l'estate, è quello di scrivere un po' di più, però sono conscia di dover essere piuttosto indulgente con me stessa, perché non si sa mai quello che ti capita… ma almeno non potrò nascondermi dietro a un dito e fare finta di niente, che mi conosco, io.
Una routine scandita dalla fretta, tanto ho da fare, di là mi aspetta il lavoro da finire che presto ne arriveranno altri e il tempo è tiranno, le ore sono poche, e quindi spicciati, Vale.
Comunque tutto a posto, mi dico, tutto regolare.
Dalla posta cancello un po' di spam, saluto un'amica lontana, scarico le correzioni per i nuovi pattern.
Su Facebook visito i miei gruppi preferiti, scrivo un paio di commenti ed elimino dei troll che vogliono entrare in un paio di gruppi.
Su Ravelry cerco di commentare in un inglese approssimativo i nuovi progetti fatti con un mio pattern, sperando di non fare troppa brutta figura e controllo i nuovi pattern usciti durante la notte.
E poi apro il blog.
E lo scorro.
Ultimamente mi pare che ci siano solo post che ricordano nuovi appuntamenti per workshop e per incontri Stitch'ndspritzosi. E mi prende il panico. Dove sono io?
Per carità: sono contenta, eh, non fraintendiamo!
E' stato un periodo frenetico e gioioso, assurdo e divertente, e mi è piaciuto divulgare questa nuova piega che ha preso la mia vita.
Ma lo scopo di questo blog non era questo.
Era di avere un posto dove rifugiarmi, dove coltivare le mie passioni, dove poter essere veramente io, diove poter scrivere qualcosa che, a distanza di anni, mi avrebbe fatto ridere o vergognare.
Insomma, di me ultimamente sono si scrive più. Si scrive di quello che faccio, e faccio tanto e ne sono strafelice, ma di quello che provo, che ho dentro... poco.
All'inizio mi dicevo che era ora di porre fine a questo scandalo.
E promettere a me stessa che scriverò si di attività e di progetti, ma anche di altro, come una volta.
Ma ce la farò? Io non lo so proprio, e credo di no.
In fondo sono convinta che se uno non ha il tempo di scrivere tanto nel blog, è perché la vita vera lo impegna parecchio.
E si vede che io nei mesi passati proprio mi grattavo la pancia!!!
Insomma, il mio buon proposito, almeno per l'estate, è quello di scrivere un po' di più, però sono conscia di dover essere piuttosto indulgente con me stessa, perché non si sa mai quello che ti capita… ma almeno non potrò nascondermi dietro a un dito e fare finta di niente, che mi conosco, io.
lunedì 12 agosto 2013
Ma quanto mi piace sferruzzare?
Leggendo il mio blog, nonostante non abbia mai voluto assegnarci etichette, credo sia ormai chiaro che si stia trasformando sempre di più in un blog sulla maglia, con qualche piccola incursione sulla moda e sull'eleganza.
E, diciamolo, a me questa cosa sta benissimo!
Mai come da un paio di anni a questa parte il lavorare a maglia mi rende felice ed appagata: ne ho parlato poco tempo fa con dei vecchi amici, che mi hanno domandato se il dipingere e la pittura mi mancano.
Si, in effetti adoravo dipingere ed esporre il "frutto" delle mie fatiche, ma era un lavoro molto solitario, implicava un enorme coinvolgimento emotivo. C'era sofferenza, dolore, dubbio e non solo soddisfazione dietro al mio lavoro. Non era facile, era quasi come partorire ogni volta!
Se mi manca? Certo.
Se lo farei di nuovo? No.
Perchè la maglia mi ha fatto scoprire una nuova parte di me stessa.
Lavorare a maglia mi appaga, mi rende felice in ogni momento della giornata!
Creare le cose che riesco poi a mettere sul mio blog, sulla mia finestra sul mondo, e vederle poi addosso ad altre persone, mi rende entusiasta e mi scopro a sorridere in continuazione.
La maglia mi ha regalato amiche e Stitch'nd Spritz, come potrei non essere grata e riconoscente di questo?
Credo di non essere mai stata così contenta e serena come in questo periodo.
Certamente mi da un po' fastidio quando alcuni mi si avvicinano e mi dicono che sono "una TROPPO fanatica" perchè lavoro in continuazione... ma io non lavoro e basta! La mia bocca è libera per parlare! I miei occhi possono leggere! Riesco a fare tante altre cose assieme al knitting!
Ma capisco anche che molti non comprendono bene questa mia passione e aprono la bocca, magari, pensando di dire chissà quale spiritosaggine.
Certo poi ci sono quelli che mi dicono che non hanno tempo e mi domandano come io riesca a fare tante cose... e così mi viene da ridere perchè penso che se facessero come me molti di loro riuscirebbero di certo a terminare il famoso maglione in fondo al cesto!
Ed ecco il motivo del perchè cerco di sferruzzare ogni momento libero che trovo... e in ogni luogo che lo consente!
Per cui sferruzzo in spiaggia...
... al ristorante...... in automobile...
... all'aperitivo...
... in barca durante la gita in laguna!
... e prossimamente... l'UNIVERSO!!! Muahahhahah!!!
lunedì 5 agosto 2013
Radici
Durante queste lunghe giornate estive passate tra il mio (caldo) appartamento e la (fresca) magione di Grado mi sono capitati tra le mani molti frammenti di una vita passata.
Un asciugamano ricamato a mano dalla bisnonna Teresa Vodnik...
Imparaticci all'uncinetto della ormai mitica nonna Amelia...
... le lenzuola ricamate da lei stessa per il mio corredo di matrimonio (si, ce l'avevo, come le damigelle dell'Ottocento)...
... ed il regalo che mi ha fatto la mia mamma per i 20 anni di matrimonio festeggiati pochi giorni fa: una croce comprata da mio papà alla nonna passata attraverso 2 generazioni fino a me.
Bene, la mia riflessione è quanto siano importanti per me le mie radici, il "da dove vengo" fa costantemente parte di me, l'usare oggetti provenienti da varie epoche, tramandati dalle bisnonne fino ad oggi mi rende orgogliosa di essere l'ultimo anellino di una lunga fila di donne dedite al lavoro con le mani... per diletto, sicuramente, ma anche per necessità! Se una volta non sapevi cucire non avevi lenzuola da infilare nel letto, se non sapevi lavorare all'uncinetto non avevi una maglietta per l'estate!
E nella necessità quanta cura, quanta ricerca del bello e dell'eleganza... quando tiro fuori le lenzuola che uso quotidianamente vedo i ricami e il pizzo realizzato da donne che ormai non ci sono più e penso a quanto mi hanno lasciato! E non parlo di beni materiali, ovviamente.
Mi hanno lasciato l'amore per i dettagli, la coscienza che la semplicità è spesso la scelta migliore, la certezza che il lavorare con passione paga sempre.
E che il fare una cosa che si ama condividendo questo amore è la cosa più bella del mondo.
Quando ci siamo sposati, io e Il Marito eravamo giovanissimi e squattrinati.
La nonna ci ha aperto le porte della sua casa ed abbiamo vissuto in 3 per 7 anni prima che ci lasciasse, senza mai diventare un peso per noi ed anzi, godendo e partecipando di tutto quello che facevamo.
Poi purtroppo sono seguiti altri lutti e molti dispiaceri e così, quando abbiamo festeggiato i 10 anni di matrimonio (10 anni fa, sigh!) per noi questo passaggio ha significato una rinascita: avevamo lasciato dietro di noi tanti affetti e non volevamo che questo rappresentasse una nota negativa e deprimente ma anzi! un punto di partenza verso un futuro luminoso.
E così in effetti è stato.
Perchè il vivere attorniata di ricordi non vuol dire crogiolarsi in essi, ma semplicemente sentirsi le "spalle coperte", percepire l'affetto e da questi sentimenti essere pronti ad affrontare il futuro con gioiosa aspettativa.
Ogni giorno.
sabato 13 luglio 2013
Disfare o non disfare?
Bene.
Sto lavorando ad un nuovo progetto, una cosa per ottobre.
Si, lo so che sono in anticipo, ma d'altro canto sono una che incomincia a preparare i regali di Natale a gennaio, quindi che pretendete?
Insomma, il discorso è che ho fatto come al solito: uno schizzetto (orrido) di come lo volevo, un paio di conti, la scelta del filato, il campione, matematica per decidere scollo, lunghezza del reglan, lunghezza del corpo e via così.
Quando mi è sembrato di aver scritto tutto, alè, sono partita.
Il filato mi ha tradita, nel senso che era talmente bello ed avevo talmente tanta voglia di finire, che mi sono fidata di quello che avevo scritto e non ho provato fino alla fine... insomma, quando finalmente l'ho fatto...
TRAGEDIA. Irrimediabilmente piccolo.
E a nulla vale che il filato un po' cederà, è proprio piccolo.
Come può essere successo?
Beh, intanto mi sono fidata troppo della mia cosiddetta "esperienza" e non ho controllato bene i calcoli... lì c'era l'errore! Vedi a fidarsi troppo? "Tanto l'ho fatto mille volte" e invece la maglia ti frega.
O meglio, ti freghi tu da sola.
Si, ok, ma ora che fare? Anche se non siete delle fanatiche disegnatrici come me, però di sicuro vi sarete ritrovate almeno una volta in una situazione simile! E quindi?
Beh. Ora la scelta spetta a voi.
Se siete delle tipe rilassate e tranquille, io vi direi "finisci il capo e poi regalalo ad una più magra di te."
Se invece siete delle maniache perfezioniste allora la scelta è "disfare".
E questa è la scelta che faccio io di solito.
Anche perchè non riesco proprio ad indossare qualcosa che ai miei occhi non sia perfetto.
Che poi perfetto non è, ma ai miei occhi si.
Non riesco proprio a trascurare l'aumento saltato, la treccia che gira in un verso piuttosto che nell'altro, il punto pizzo senza un buco, la manica troppo larga, l'orlo troppo corto: l'occhio cade sempre lì! E poi non metto il maglione, che mi è costato tanta fatica e tanto filato.
Si, tanto filato perchè io sono tanta.
Triste, ma è così: invidio tanto chi riesce a trascurare gli errorini e ad indossare il maglione lo stesso: io non ce la faccio proprio!
A volte il lavoro da disfare si limita a un paio di righe; la maggior parte delle volte, per fortuna: ecco che l'esperienza a qualcosa vale!
Ma qualche volta, come ora, si tratta proprio di ricominciare daccapo!
Ed è questo anche il bello della maglia: hai sempre una seconda occasione (fosse così anche nella vita!) ed hai l'opportunità di farti un bel bagno di umiltà: anche le designer sbagliano!
Sto lavorando ad un nuovo progetto, una cosa per ottobre.
Si, lo so che sono in anticipo, ma d'altro canto sono una che incomincia a preparare i regali di Natale a gennaio, quindi che pretendete?
Insomma, il discorso è che ho fatto come al solito: uno schizzetto (orrido) di come lo volevo, un paio di conti, la scelta del filato, il campione, matematica per decidere scollo, lunghezza del reglan, lunghezza del corpo e via così.
Quando mi è sembrato di aver scritto tutto, alè, sono partita.
Il filato mi ha tradita, nel senso che era talmente bello ed avevo talmente tanta voglia di finire, che mi sono fidata di quello che avevo scritto e non ho provato fino alla fine... insomma, quando finalmente l'ho fatto...
TRAGEDIA. Irrimediabilmente piccolo.
E a nulla vale che il filato un po' cederà, è proprio piccolo.
Come può essere successo?
Beh, intanto mi sono fidata troppo della mia cosiddetta "esperienza" e non ho controllato bene i calcoli... lì c'era l'errore! Vedi a fidarsi troppo? "Tanto l'ho fatto mille volte" e invece la maglia ti frega.
O meglio, ti freghi tu da sola.
Si, ok, ma ora che fare? Anche se non siete delle fanatiche disegnatrici come me, però di sicuro vi sarete ritrovate almeno una volta in una situazione simile! E quindi?
Beh. Ora la scelta spetta a voi.
Se siete delle tipe rilassate e tranquille, io vi direi "finisci il capo e poi regalalo ad una più magra di te."
Se invece siete delle maniache perfezioniste allora la scelta è "disfare".
E questa è la scelta che faccio io di solito.
Anche perchè non riesco proprio ad indossare qualcosa che ai miei occhi non sia perfetto.
Che poi perfetto non è, ma ai miei occhi si.
Non riesco proprio a trascurare l'aumento saltato, la treccia che gira in un verso piuttosto che nell'altro, il punto pizzo senza un buco, la manica troppo larga, l'orlo troppo corto: l'occhio cade sempre lì! E poi non metto il maglione, che mi è costato tanta fatica e tanto filato.
Si, tanto filato perchè io sono tanta.
Triste, ma è così: invidio tanto chi riesce a trascurare gli errorini e ad indossare il maglione lo stesso: io non ce la faccio proprio!
A volte il lavoro da disfare si limita a un paio di righe; la maggior parte delle volte, per fortuna: ecco che l'esperienza a qualcosa vale!
Ma qualche volta, come ora, si tratta proprio di ricominciare daccapo!
Ed è questo anche il bello della maglia: hai sempre una seconda occasione (fosse così anche nella vita!) ed hai l'opportunità di farti un bel bagno di umiltà: anche le designer sbagliano!
lunedì 10 giugno 2013
L'amicizia
L'amicizia è come lavorare a maglia.
Tu lavori al tuo maglione e magicamente, punto dopo punto, crei una cosa bella. merito del modello spiegato bene, dei ferri nuovi, non si sa.
Ma a volte capita che, per quanto la lana sia di buona qualità, un modello proprio non ne voglia sapere di "venire". Tu disfi e rifai caparbiamente daccapo innumerevoli volte ma... se la lana è davvero buona alla fine ti ritrovi con un capo che ti dura tutta la vita.
Certo, se ti ostini a lavorare l'acrilico tutta questa fatica non sarà mai ripagata, ma che lo dico a fare, io lavoro solo cashmere, ormai lo sapete!
Ed è questo che mi frulla per la mente oggi, mentre mi prendo una pausa dopo questo lungo periodo pieno di attività per il nostro Stitch'nd Spritz: la partecipazione all'evento "Il latte di mamma non si scorda mai" ed il WWKIPD hanno prosciugato non solo me: tutte le amiche che ho avuto vicino... grazie a tutte, grazie di credere in me, in noi, nel nostro grande progetto triestino.
Un bacio a tutte, belle magliette mie!
Tu lavori al tuo maglione e magicamente, punto dopo punto, crei una cosa bella. merito del modello spiegato bene, dei ferri nuovi, non si sa.
Ma a volte capita che, per quanto la lana sia di buona qualità, un modello proprio non ne voglia sapere di "venire". Tu disfi e rifai caparbiamente daccapo innumerevoli volte ma... se la lana è davvero buona alla fine ti ritrovi con un capo che ti dura tutta la vita.
Certo, se ti ostini a lavorare l'acrilico tutta questa fatica non sarà mai ripagata, ma che lo dico a fare, io lavoro solo cashmere, ormai lo sapete!
Ed è questo che mi frulla per la mente oggi, mentre mi prendo una pausa dopo questo lungo periodo pieno di attività per il nostro Stitch'nd Spritz: la partecipazione all'evento "Il latte di mamma non si scorda mai" ed il WWKIPD hanno prosciugato non solo me: tutte le amiche che ho avuto vicino... grazie a tutte, grazie di credere in me, in noi, nel nostro grande progetto triestino.
Un bacio a tutte, belle magliette mie!
domenica 19 maggio 2013
Yarn diet?
Com'è, come non è, nonostante la fantomatica yarn diet il mio stash non accenna a diminuire...
... ha anzi, la spiacevole tendenza, nonostante ce la metta tutta, ad aumentare spropositatamente.
Sia perchè disfo maglioni di cashmere in continuazione...
... sia perchè casa mia è diventata il ricettacolo della lana spedita al gruppo triestino che aderisce a Cuore di Maglia...
... sia perchè arrivano anche misteriosi gomitoli di shetland scozzese destinati ad un ancora più misterioso progetto.
Insomma, com'è come non è, quest'estate mi aspettavo invasioni di tarme affamate... ed invece Il Marito, dall'alto della sua esperienza zoofila e zootecnica, visto che ormai in città è conosciuto come l'Uomo delle Termiti (ok, uno non è che i soprannomi se li cerca, arrivano così come capita e come abbisogna) mi ha fornito il Debellatore Assoluto, il Killer di Insetti Volatili e Striscianti, il Devastatore di Uova e Larve. Insomma, un nuovissimo InsetticidaKillerMegaBombaGalatticaBum.
Atossico, inodore e senza residui.
All'autunno l'ardua sentenza.
martedì 16 aprile 2013
Del perchè e del percome
E' inutile fare finta di niente e negare l'evidenza: questo blog sta diventando una palla.
O meglio, non proprio palla, mi sono espressa male perchè in realtà non è propriamente così... ma sta diventando un blog serio, dove si parla SOLO di cause sociali, di impegno, di eventi speciali.
Tutte cose bellissime, per carità! Mi piacciono un sacco, mi ci dedico con passione e partecipo la mia gioia... ma su questo blog, in effetti, si è persa quell'atmosfera da ricreazione scolastica che tanto mi piaceva, me ne rendo conto sfogliando i post dell'ultimo periodo.
E dicendo "periodo" intendo "ultimo anno".
E la ragione è che mi sono un po' persa acazzeggiar curiosare in giro... i gruppi su Face Book, i Kal, i molti progetti... knitto meno di quello che vorrei e soprattutto pubblico poco delle mie ultime creazioni... perchè cazzeggio, ecco la verità.
Insomma, occorre riparare.
Quindi, al diavolo se il parrucchiere mi ha pelato che sembro Mastro Geppetto, farò presto delle foto, dovessi cucinare minestrone con i pezzi tutta la primavera per corrompere Il Marito, e pubblicherò nuovamente a cuor leggero.
Tremate.
O meglio, non proprio palla, mi sono espressa male perchè in realtà non è propriamente così... ma sta diventando un blog serio, dove si parla SOLO di cause sociali, di impegno, di eventi speciali.
Tutte cose bellissime, per carità! Mi piacciono un sacco, mi ci dedico con passione e partecipo la mia gioia... ma su questo blog, in effetti, si è persa quell'atmosfera da ricreazione scolastica che tanto mi piaceva, me ne rendo conto sfogliando i post dell'ultimo periodo.
E dicendo "periodo" intendo "ultimo anno".
E la ragione è che mi sono un po' persa a
Insomma, occorre riparare.
Quindi, al diavolo se il parrucchiere mi ha pelato che sembro Mastro Geppetto, farò presto delle foto, dovessi cucinare minestrone con i pezzi tutta la primavera per corrompere Il Marito, e pubblicherò nuovamente a cuor leggero.
Tremate.
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