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giovedì, febbraio 06, 2025

Drive-By Truckers – Southern Rock Opera

Tra i dischi più particolari e bizzarri degli ultimi anni, un doppio pubblicato nel 2001 dalla band di Southern Rock DRIVE BY TRUCKERS.

Concepito almeno cinque/sei anni prima, dal chitarrista Patterson Hood e dal bassista Earl Hicks, quando la band ancora non esisteva.
I due pensano a una storia basata sulla carriera dei Lynyrd Skynyrd, metafora del declino culturale del sud degli Stati Uniti negli anni settanta.

Ci sono svariati elementi della storia della sfortunata band dei fratelli Van Zandt, inclusa la (presunta) diatriba tra neil Young e Ronnie Van Zandt a proposito della canzone "Sweet home Alabama", nella rutilante "Ronnie and Neil".

Il sound prevalentemente guarda a ballate Southern rock ma non risparmia imprevedibili folate punk 'n' roll in "Guitar man upstairs" mentre il quasi spoken word di "The three great Alabama icons" potrebbe stare in un album di Lou Reed dei Settanta/Ottanta, molti altri episodi sono figli del Neil Young "distorto", in altri si respira a piene mani aria di Rolling Stones made in 70 per finire nel country punk di "Shut up and get on the plane" e "Greenville to Baton Rouge".

L'ambito sonoro è, come si può evincere, circostanziato al rock più classico ma l'album è intrigante e molto particolare.

venerdì, gennaio 24, 2025

Mo-Dettes - The story so far

Una veloce meteora nell'affollato parterre del post punk a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta.

Un album all'attivo, una manciata di singoli, una serie di date con Specials e Madness, tre Peel Sessions, il primo singolo "White Mice" di discreto successo indie e il particolare profilo di due protagoniste della band: la batterista June Miles-Kingston collaborò con Julien Temple per il film dei Sex Pistols"The great rock 'n' roll swindle" suonando poi con Everything but the Girl, Fun Boy Three, Communards, l'ex Undertones Feargal Sharkey, Jimmy Somerville mentre la bassista Jane Crockford è stata per 15 anni moglie di Dan Woodgate, batterista dei Madness.

La chitarrista Kate Korris, arrivava da Slits e Raincoats, da cui portò un sound non lontano dal loro (e dalla primissima Siouxsie), con influenze reggae, stile scarno, spigoloso e minimale ma con un'anima più pop.

L'unico album "The story so far" è un lavoro che ha più fascino ora rispetto ai tempi, molto godibile, naif, immediato, quasi live in studio.
Carine le cover di "Paint it black" degli Stones" e Milord" di Edith Piaf.

White Mice
https://www.youtube.com/watch?v=dEeaS1hXhgs

Paint it black
https://www.youtube.com/watch?v=7qGv7rcWa18

White Mouse Disco
https://www.youtube.com/watch?v=cd23mTpG9-U

giovedì, gennaio 16, 2025

Bill Bruford - Feels good to me

Esordio solista per uno dei più grandi batteristi rock/jazz/fusion in circolazione (è tornato a esibirsi sporadicamente in tempi recenti dopo una quindicina di anni di allontanamento dalla musica).
BILL BRUFORD è stato batterista dei King Crimson, Yes, Gong, U.K..

Affiancato da una line up spettacolare (Allan Holdsworth alla chitarra, Jeff Berlin al basso, Dave Stewart alle tastiere e Kenny Wheeler al filicorno, Annette Peacock alla voce in tre brani), realizza nel 1978 un lavoro prevedibilmente complesso da un punto di vista ritmico ma estremamente pulsante e vivace musicalmente.

Ci si muove nella fusion più funambolica con numerosi riferimenti jazz, oltre all'infuocato funk dalla ritmica impazzita nella bonus track live "Joe Frazier" in cui i musicisti si sbizzarriscono nel loro tecnicismo esasperato.

Figlio dei suoi tempi e di un ambito artistico molto specifico, è comunque un album di grande valore sia compositivo che, soprattutto, esecutivo.
La travolgente "Beelzebub" vale da sola l'ascolto.

Beelzebub live 1979 (con la formazione del disco)
https://www.youtube.com/watch?v=tGNlCkT0SfQ

Joe Frazier 1979
https://www.youtube.com/watch?v=WU8rPDfO_yg

venerdì, ottobre 25, 2024

Jean Jacques Burnel - Euroman Cometh

Esordio solista (aprile 1979) del bassista degli Stranglers , registrato nelle pause delle session di registrazione del loro terzo lavoro "Black And White".
"Euroman cometh" è un album molto trascurato e non di rado stroncato.

Burnel lavora su ritmiche elettroniche, mutuate dall'amore per i Kraftwerk e i Can e atmosfere ipnotiche e ripetitive, groove alla Moroder, su cui ovviamente il suo basso (non così imperioso come nella band madre) è protagonista.
Fa eccezione la versione punk di "Pretty face" dei Beat Merchants ("L'ho fatta perché mi piaeva il pezzo ma non c'entra niente con l'album").

Talvolta è evidente il tratto un po' approssimativo, minimale ed elementare a livello compositivo ma nel suo complesso è un disco così anomalo, personale e originale da meritare ascolto e apprezzamento.
In particolare un brano come "Do the European" poteva avere chances di successo.

Ad aiutarlo Peter Howells dei Drones, Brian James dei Damned (guitar), Lew Lewis e Carey Fortune dei Chelsea.

L'album è un concept sull'Europa Unita vista in un'ottica un po' confusa ma che prelude a tematiche che di lì a poco diventeranno attuali.
All'interno della copertina la scritta:
"Un' Europa intrisa di valori americani e sovversione sovietica è una vecchia prostituta adulatrice e malata: un' Europa forte, unita e indipendente è figlia del futuro".

"È stato un esperimento e un modo per passare il tempo di notte (in quel periodo Jean Jacques non aveva casa e approfittava dello studio per dormire e lavorare al suo progetto). Era anche un po' un manifesto.
Ero un grande fan del concetto di un'Europa unita. Penso ancora che sia una delle grandi idee dei nostri tempi, ma sono diffidente nei confronti della burocrazia e dei suoi elementi negativi, ma come concetto puro è un grande concetto"
. (2015)

Do the European
https://www.youtube.com/watch?v=Va3D0SfX47k

Nel 2008 facemmo una cover di "Pretty Face" con Lilith and the Sinnersaints nell'album "The Black Lady And The Sinner Saints (The Crusade Of The Lost Souls)".

Le altre puntate de I (dischi) sottovalutati qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Sottovalutati

mercoledì, ottobre 09, 2024

Television - s/t

Nella (nuova) rubrica "I sottovalutati", una serie di album che alla loro uscita non trovarono grande interesse di critica e pubblico e che successivamente sono rimasti nelle "retrovie" e spesso nel dimenticatoio, pur essendo di livello più che ottimo.
Le precedenti puntate qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Sottovalutati

I TELEVISION hanno segnato indelebilmente la storia del rock con il capolavoro del 1977, "Marquee Moon", disco passato quasi inosservato negli States ma che ebbe un fortissimo impatto e successo in Inghilterra, influenzando generazioni di artisti.

Il successivo "Adventure" fu un considerevole passo indietro, nonostante un buon livello qualitativo ma non comparabile con l'esordio.
Scioltisi poco dopo, ritornano insieme nel 1992 (periodo dell'esplosione grunge) per incidere quello che sarà l'ultimo album della band.

Un piccolo capolavoro colpevolmente spesso dimenticato ma che continua a risplendere di una luce vivissima.
Il marchio Television è di nuovo il tratto dominante, inimitabile, totale e assoluto, ma ancora più Lou Reediano, decadente, suadente, malato.
"1980 or so", "Call Mr. Lee" sono brani di assoluta eccellenza ma tutto l'album è una vera delizia.

Call Mr. Lee
https://www.youtube.com/watch?v=l4QZSDu1wx8

1880 or so
https://www.youtube.com/watch?v=Lrl7O-gyHJs

In world
https://www.youtube.com/watch?v=1awgT8N9BUk

martedì, settembre 24, 2024

The Empty Hearts

Si è sempre parlato poco di una band più che eccellente come gli EMPTY HEARTS.
Fondata nel 2013 da Andy Babiuk, bassista dei Chesterfiled Kings, Clem Burke batterista dei Blondie , Elliot Easton, chitarrsita dei Cars e Wally Palmar dei Romantics. Nella band alle tastiere e Hammond anche Ian McLagan (ex Small Faces e Faces), fino alla sua scomparsa, nel 2014.

L'esordio omonimo del 2014 è un potentissimo concentrato di garage, power pop, Kinks, Who, Stones, un po' di glam e tutto lo scibile più ruvido dei Sixties.
Stessa formula per "Second Album" del 2020 (con tanto di ospitata di Ringo Starr in un brano), tanta energia e brani (tutti autografi) dal suono garage beat, suonati alla perfezione.

La band è in atrtività, attendiamo con impazienza un nuovo lavoro.

90 Miles An Hour Down A Dead End Street
https://www.youtube.com/watch?v=agzc3_ZzAIA

Run and Hide From You
https://www.youtube.com/watch?v=qc6BXhjL3Ao

The World's Gone Insane
https://www.youtube.com/watch?v=TRsDzAewxcA

Jonathan Harker's Journal
https://www.youtube.com/watch?v=-DTxN1yjyOA

https://www.facebook.com/Theemptyheartsband/

mercoledì, settembre 11, 2024

Stone Roses - Second Coming

Il secondo e ultimo album degli STONE ROSES, "Second Coming" del 1994 è stato spesso quasi unanimemente stroncato, inserito in articoli sui "100 dischi da evitare" etc.

A favore dei severi giudizi va annoverata sicuramente un'eccessiva autoindulgenza della band che si lascia andare ad infinite jam sessions che allungano i brani a dismisura e una certa approssimazione nella stesura che si affida sovente a lunghe parti strumentali, con gli assoli di chitarra di John Squire, novello emulo di Jimmy Page e la voce di Ian Brown spesso in secondo piano.

La band vira verso sonorità hard rock ("Driving south" o "Love spreads") ma concedendosi stupendi intermezzi funk soul jazz come in "Daybreak" o a ballate psichedeliche tardo 60's come in "Your star will shine" o ad acidissimi brani come la potentissima "Begging you".
C'è anche il raga rock tossico di "Tightrope", psichedelie varie, un po' di Velvet Underground, acido ovunque ma soprattutto una grande tecnica esecutiva sparsa a piene mani in ogni brano.

Una maggiore capacità di sintesi avrebbe potuto portare a risultati migliori, ma "Second coming" si fa apprezzare proprio per la libertà espressiva su cui si adagia, senza calcoli commerciali o di convenienza.
Immersi nelle nebbie dei loro quotidiani abusi gli Stone Roses confezionano una testimonianza del brit rock dell'epoca, da rivalutare e riconsiderare.

lunedì, agosto 26, 2024

Suicide - American supreme

Nella (nuova) rubrica "I sottovalutati", una serie di album che alla loro uscita non trovarono grande interesse di critica e pubblico e che successivamente sono rimasti nelle "retrovie" e spesso nel dimenticatoio, pur essendo di livello più che ottimo.
La precedente puntata qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Sottovalutati

Uno dei più grandi e geniali gruppi della storia che ha inciso quel capolavoro assoluto e pietra miliare di sempre che fu l’esordio omonimo del 1977.
E che è stato, come per tanti altri gruppi (vedi i Television in primis), sia il più grande successo (critico e commerciale) sia una “condanna” che ha finito per oscurare tutto ciò che è venuto dopo.

Come l’album conclusivo del 2002, il quinto, un incredibile viaggio in suoni attuali, dall’hip hop, al funk alla dance music più deviata, trattata nel consueto modo disturbato e disturbante del duo new yorkese.

La voce di Alan Vega declama, stanca ma dura e determinata, sotto Martin Rev gioca con i suoni più moderni, assorbe house e dubstep, techno e dub.
Album ancora sorprendente e in progress.

mercoledì, agosto 21, 2024

Style Council - Confessions of a pop group



Nella (nuova) rubrica "I sottovalutati", una serie di album che alla loro uscita non trovarono grande interesse di critica e pubblico e che successivamente sono rimasti nelle "retrovie" e spesso nel dimenticatoio, pur essendo di livello più che ottimo.

Uno degli album più controversi firmati da Paul Weller nella sua ultra quarantennale carriera.
Uscito nel 1988 Confessions of a pop group degli Style Council è uno dei suoi lavori più sperimentali (tra quelli che ha venduto di meno e ha attirato le maggiori critiche da fan e giornalisti).

Paul Weller e Mick Talbot si chiudono in studio di registrazione da soli, senza produttori, se ne va il batterista Steve White (pur se compare ancora in alcuni brani) entra ufficialmente la compagna di Paul, DC Lee.
"Confessions..." è un coraggioso excursus in un ambito di difficile definizione tra pop, classicismo, jazz, fusion (nella prima parte), dance, funk, elettronica, Stevie Wonder, Earth, Wind and Fire nella seconda.
Il tutto accompagnato da testi duri, politicamente schierati contro la Tatcher e il capitalismo, antagonisti, spietati, dal tratto prevalentemente molto malinconico.

L'album venne stroncato se non ridicolizzato dalla critica inglese e spiazzò fan ed estimatori.
Con il senno di poi e un riascolto approfondito e accurato è un lavoro sicuramente da rivalutare.
Complesso, estremamente variegato, ambizioso, talvolta eccessivamente auto indulgente ma di sicuro valore.

Life at a top peoples Health Farm
https://www.youtube.com/watch?v=sPzyPAb57v8

Confessions of a pop group
https://www.youtube.com/watch?v=jLD1xKfOKyM
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