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lunedì 10 dicembre 2018

La frase del giorno: Norberto Bobbio

"Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di disuguaglianza: la classe, la razza ed il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell’inarrestabile cammino del genere umano verso l’eguaglianza. E che dire del nuovo atteggiamento verso gli animali? Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, il vegetarianesimo, che cosa rappresentano se non avvisaglie di una possibile estensione del principio di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano, un’estensione fondata sulla consapevolezza che gli animali sono eguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire? Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".
Norberto Bobbio

L'ultima pagina di "Senzaparole" di Roger Olmos

Prendo in prestito le parole del filosofo Bobbio per ricordare che oggi è un lunedì importante: si celebra la "Giornata Internazionale dei Diritti degli Animali". La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale esiste ormai da diversi decenni: era il 15 ottobre 1978 quando venne sottoscritta dall'UNESCO, ma allora perchè festeggiare questa giornata proprio oggi? Un po' per auspicio, un po' per provocazione: il 10 dicembre 1948 venne infatti redatta da parte delle Nazioni Unite la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani... e quale migliore scelta, allora, se non approfittare di quest'anniversario per estendere i diritti a tutte le creature viventi, umane e non umane? 
Eppure la strada da fare è ancora tanta, sia a livello di nazioni, sia a livello individuale, perchè ciascuno di noi avrebbe il dovere di interrogarsi sulle proprie scelte nei confronti degli animali. E non sto parlando necessariamente del nostro amato micio di casa, o del nostro devoto cane, per cui tanto ci prodighiamo e a cui assicuriamo tutto il benessere possibile... Purtroppo, in un mondo complesso come il nostro, calpestare i diritti animali è molto più facile del previsto, anzi talvolta sembra impossibile non farlo: scelte alimentari, consumi, acquisti, tutto il nostro stile di vita va a ripercuotersi sull'esistenza degli animali non umani, in maniera innegabile. Mi metto io per prima sul banco degli imputati, assolutamente imperfetta in quanto non vegetariana... ma poi mi rendo conto che non è solo una questione di alimentazione, riguarda il come mi vesto, i rifiuti che produco, le risorse che consumo e che vanno a distruggere via via il pianeta, i farmaci che assumo, il modo in cui mi sposto... e mi sembra impossibile venirne a capo. Ricordate il bellissimo e inquietante albo "Senzaparole" di Roger Olmos? Ecco, è lì la verità nuda e cruda sulla nostra vita quotidiana, svelata senza frasi di rito.  Ma allora non esiste via d'uscita?
Forse esiste, ma è una strada ancora tutta da definire, passo per passo e non senza errori, ripensamenti, contraddizioni, limiti che dobbiamo fissare e al contempo concederci. Tollerando l'inevitabile "impronta" che la nostra vita impone su quella delle altre creature, perchè il vivere stesso obbliga a consumare risorse, spazio ed energia, che vengono per forza sottratte alle altre creature viventi. Forse non è possibile "non nuocere" ad alcuno, ma certamente può e deve esistere più rispetto, anche nella lotta per la vita, per soddisfare i propri bisogni primari. Certo, è ancora tutta una questione aperta, apertissima, non necessariamente risolvibile con un'equazione perfetta. Ma di una cosa sono certa... la strada parte da qui, dal riconoscere ad ogni animale non umano i suoi propri diritti. Ben venga allora una giornata celebrativa come oggi, che ci ricorda la strada percorsa e quella ancora tutta da esplorare, guardando "più in alto e più lontano".

venerdì 23 febbraio 2018

"Cronache di un gatto viaggiatore" di Hiro Arikawa

Ci sono storie speciali, libri che non appena inizi a leggere fanno risuonare la tua anima, che si accorda e segue la vicenda come se fosse esistenza tua. Te ne innamori, te ne lasci colpire, ne temi la fine, ma al contempo devi urgentemente continuare a leggere, leggere, leggere, per concludere la storia e stabilire di aver letto davvero una delle storie più belle, più vere e significative, della tua vita. Questo libro difficilmente potrà essere spodestato dal podio del più bel libro da me letto in questo ancora giovane 2018, e già resterà tra le mie letture migliori in generale. Il titolo non gli rende sufficientemente giustizia: "Cronache di un gatto viaggiatore" sembra essere un romanzo gattofilo tra i tanti che già esistono, di quelli così banali che in realtà nulla aggiungono (anzi, forse qualcosa sottraggono) alla magia del nostro felino domestico. Che sia un libro speciale viene suggerito invece dalla sua meravigliosa copertina, per chi ha occhi capaci di cogliere il legame: è una rivisitazione di una delle più celebri rappresentazioni del "Piccolo principe", a cui l'autore Hiro Arikawa si ispira per temi, in profondità e in leggerezza.



La storia si apre scanzonata e insospettabilmente ordinaria: il giovane Satoru incontra Nana, gatto di strada fiero della sua "randagità", orgoglioso e indipendente. Eppure quando il gatto viene investito da un'automobile, spera con tutto se stesso di essere raccolto e soccorso dall'unico umano che l'abbia degnato di uno sguardo, e così accade: proprio Satoru lo recupera, lo cura e lo adotta. Si scoprirà che l'uomo è un grande gattofilo, e inizia quindi un'amicizia caratterizzata dalle immancabili contraddizioni a cui ci hanno abituati i nostri felini domestici: affetto, fusa e fiducia, ma anche qualche capriccio, una buona dose di orgoglio e di permalosa indifferenza nei momenti giusti. La storia viene narrata a due voci, quella del gatto e quella dell'uomo, che finalmente in un romanzo con la "R" maiuscola si intrecciano senza forzature, dialogano senza conoscere la stessa lingua, con la naturalezza che si crea tra un essere umano e il suo gatto in un rapporto d'affinità elettiva. Satoru e Nana siamo io e Paciocca, siete voi e il vostro gatto, sono tutti gli esseri umani e tutti gli animali non umani che sanno amarsi a vicenda.
Finchè... finchè Satoru non deve trasferirsi ed è costretto a cercare una nuova famiglia per l'amato Nana, il quale terrà fin dall'inizio un felino contegno alle avverse vicende della vita, come se fosse pronto a separarsi dal suo amico umano. Il "viaggio" intrapreso da Satoru e Nana percorre i luoghi più famosi del Giappone, in visita a coloro che sono stati gli amici più cari - dall'infanzia all'età adulta - dell'uomo che ora sembra dover cambiar vita e lasciare il Suo gatto. Satoru infatti va a trovare le persone a cui spera di poter lasciare in affido Nana, e le rimpatriate con gli amici diventano l'occasione per ricordare episodi di vita passata, vicende d'infanzia, di giovinezza e di prima maturità, tra le complessità dei rapporti umani, tra luci e ombre che così spesso mutano nelle relazioni con i nostri simili. E, lentamente, mentre il cuore gela, si dipana un destino per Nana e Satoru, incapaci di separarsi, ma capacissimi di portare sorrisi, riflessioni e cambiamenti nelle vite degli amici d'un tempo. Fino al finale, inevitabile, meraviglioso, potente e terribile, quando un uomo e il Suo gatto, e un gatto e il Suo uomo, giungono alla conclusione del loro viaggio, per scoprire che l'Amore in realtà è tutto ciò che resta, è tutto ciò che importa, è tutto ciò che non conosce fine. 
Un piccolo capolavoro, un romanzo delicatamente originale, capace di trasmettere emozioni universali e di far riflettere, con leggerezza ma al contempo grande profondità, sui sentimenti e sui legami d'affetto... sempre così immediati, semplici e puri verso i nostri amatissimi animali, talvolta complicati invece da incomprensioni, contrasti, rimpianti, piccole meschinità verso i nostri simili, anche quando sono genitori, parenti, amici, conoscenti. Ma l'Amore è universale e vale per gli uomini così come per gli animali, quel che resta alla fine è proprio e solo il nostro rapporto con chi abbiamo amato e ci ha amati. Un libro meraviglioso, una favola dai tratti estremamente realistici, che si legge d'un fiato ma le riflessioni che genera si conservano a vita. Se possedete un animo affine al mio, credetemi: "Cronache di un gatto viaggiatore" è ancora più bello di quanto io sia riuscita a descriverlo con queste mie parole. Leggetelo e capirete.

mercoledì 17 gennaio 2018

"Senzaparole" di Roger Olmos

Per presentarvi quest'albo illustrato per adulti (o per ragazzi, certo non per bambini), bisognerebbe evitare di scrivere: andrebbe direttamente sfogliato con le proprie mani, per capirne davvero l'impatto e il valore, la novità e la forza. "Senzaparole" colpisce subito allo stomaco e al cuore, con tavole illustrate sorprendenti, crude, violente, talvolta apertamente disgustose, disturbanti, avvilenti. Ed è giusto così, è apposta così: perchè abbiamo già capito che le parole non servono, ci riempiamo la testa di parole e di finta consapevolezza, ma intanto le nostre azioni continuano ad essere le stesse. Siamo troppo abituati alla "banalità del male", pure se scritta nero su bianco; infatti ben sappiamo, a parole, che il nostro mondo è storto e che siamo i carnefici di milioni, miliardi di altre creature viventi. Lo sappiamo? Certamente. Fa differenza? Quasi mai. 





E allora arriva l'artista catalano Roger Olmos e il suo "Senzaparole", un'opera d'arte che svela con immagini forti, durissime, sintetiche e universali, la sofferenza di un mondo animale completamente piegato e piagato dal nostro volere, dal nostro capriccio, dalla nostra abitudine. Alimenti, cosmetici, abbigliamento e anche intrattenimento: la maggior parte dei nostri gesti quotidiani, come il consumare distrattamente in pausa pranzo un panino al prosciutto, ha arrecato e sta arrecando una sofferenza indicibile ad altre creature viventi. Ma basta parole, meglio guardare con i propri occhi, aprendoli finalmente sulla realtà che ci circonda, ben nascosta sotto le nostre consuetudini...




"SENZAPAROLE vi invita ad ampliare la prospettiva, a guardare oltre, a pensare fuori dai limiti che ci hanno imposto, dal mondo in cui ci sentiamo comodi e a nostro agio. Vi invitiamo a fare un passo indietro e allontanare l'obiettivo per adottare una visione più globale di ciò che ci circonda, delle cose che usiamo, di quello che ci diverte e di cui ci alimentiamo. (...) Le illustrazioni del libro vogliono portarci a riflettere su questi animali e su come li trattiamo, e a domandarci: cosa direbbero se avessero voce, se potessero esprimersi a parole? Ma il libro si propone anche di aprire una porta alla speranza. Convivere nel rispetto degli altri esseri viventi con cui condividiamo il Pianeta è possibile, e insieme possiamo farcela" (J. Berengueras - FAADA.org in "Senzaparole").
Ed infatti meravigliosa e colma di speranza è l'ultima tavola dell'albo, a tutti gli effetti un capolavoro, che merita di essere sfogliato e vissuto da tutti coloro che si sentano disposti ad intraprendere questa presa di consapevolezza, senza il bisogno di altre parole.

martedì 18 agosto 2015

"La gatta Arcibalda e altre storie" di Adriana Zarri

Questo è un librino di neppure un centinaio di pagine, ma va letto con cura, sfogliandolo con calma e meditando le sue parole, perchè queste "riflessioni sugli animali e sulla natura" che ci regala Adriana Zarri sono davvero delle perle di saggezza, umanità, sensibilità, empatia e delicatezza verso il mondo che ci circonda e le creature che lo abitano, accanto a noi. Scrittrice, giornalista ma soprattutto teologa, Adriana Zarri è un'anima libera e rivoluzionaria: non si stanca di ripetere che non solo con gli uomini, ma anche con tutti gli animali, Dio ha stretto la sua alleanza e da questa discende per tutti la Salvezza. E scardina alcuni luoghi comuni, evidenziando il fatto che la teologia morale, essendosi finora occupata solo dell'anima umana, dovrebbe colmare la lacuna che riguarda il comune destino che condividiamo con le altre creature non umane, a cui dobbiamo rispetto ed empatia.
Questa raccolta di testi parla di gatti domestici e di leoni tristemente addomesticati nei circhi, di pellicce e di dubbi morali sull'alimentazione onnivora, sulla necessità di essere custodi del nostro pianeta ma anche cittadini responsabili, di antropocentrismo e di fratellanza verso le altre creature viventi. 


Una raccolta di testi che spaziano dagli articoli di giornale più formali e diretti, fino all'intimità di scritti come fossero pagine di diario, piene di riflessioni e confessioni personali. Sono così tanti i passaggi che ho sottolineato, perchè mi hanno colpita particolarmente per la loro bellezza o saggezza... ve ne propongo uno, consigliandovi caldamente di leggere tutto questo piccolo librino, che fa bene al cuore:
"Parlare di ecologia (...) significa parlare dei giorni e delle stagioni: del sole che tramonta e che, a ogni alba, rinasce; dell'estate che trascolora verso il grigiore delle nebbie e il candore delle nevi; delle foglie che cadono e rigermogliano sul verde tenero dell'erba nuova. Parlare di ecologia significa parlare della bellezza del creato e della gloria del Creatore. (...) Parlare di ecologia significa parlare non solo della terra ma anche di quegli animali coi quali - insieme agli uomini - Dio stabilì la sua alleanza: i gatti che fanno le fusa, i galli che salutano l'erba, le cicale che accompagnano il giorno, i grilli che animano la notte" (Adriana Zarri, La gatta Arcibalda e altre storie, p. 70).

venerdì 5 aprile 2013

"Etiche dell'ambiente, voci e prospettive" a cura di Matteo Andreozzi

Rumore di fusa vuole essere un blog per amanti degli animali e della natura non troppo formale, alcuni dei post che pubblico hanno toni leggeri, senza troppe pretese, anche se naturalmente dietro ogni post c'è il mio impegno e le dovute ricerche per garantirvi informazioni valide. Oggi sfrutterò questo mio piccolo spazio sul web per parlarvi di un libro del quale sono molto orgogliosa, poichè si tratta di un ampio, serio e importante progetto, di cui ho avuto l'onore di fare parte come autrice di uno dei saggi.
Il volume Etiche dell'ambiente, voci e prospettive, edito da LED e scaricabile qui, raccoglie diversi interventi di autori italiani e internazionali tutti riguardanti l'etica ambientale, disciplina che si interroga sul rapporto tra essere umano e Natura. Si tratta di una riflessione che approfondisce tematiche inerenti la crisi ecologica, la nostra responsabilità nei confronti del pianeta e dei suoi complessi equilibri basati su connessioni tra ecosistemi, la nostra responsabilità nei confronti degli animali non umani. 


La copertina

Per semplificare un pò il discorso, l'etica ambientale si pone ad esempio domande come le seguenti: "E' giusto che il pianeta venga considerato dall'uomo a suo indiscriminato uso e consumo ?", "E' giusto cibarsi di animali o vestirsi di pellicce?", "Che posizione ha, e ha avuto nei secoli, l'uomo rispetto alla natura?", "Quali valori etici dovrebbero essere tenuti in considerazione, alla luce della crisi ecologica e della sofferenza animale?", "Che futuro stiamo lasciando alle nuove generazioni?", "Di quali crimini ci stiamo macchiando nel presente?".
In base al tipo di riflessione che si elabora per rispondere a queste questioni, si costruiscono così diverse (alle volte contrastanti, ma non per questo infondate) etiche dell'ambiente: ecco perchè il titolo del volume è giustamente al plurale.


I saggi dei tanti esperti, alcuni veramente di spicco come Peter Singer, vanno a comporre una visione d'insieme piuttosto completa delle diverse prospettive che animano l'attuale dibattito, dando molti spunti interessanti, aprendo la mente a nuovi punti di vista, ma soprattutto stimolando la riflessione personale dei lettori. Lo scopo primario di questo volume, curato eccellentemente dal dott. Matteo Andreozzi dell'Università degli Studi di Milano, è proprio l'invitare sempre più persone a porsi in prima persona queste domande, cruciali per l'essere umano del Terzo Millennio. Non sono domande a cui devono rispondere solo i filosofi, o i politici, o gli scienziati, o i giuristi... sono questioni che toccano tutti, pertanto dovrebbero essere meditate da ciascuno di noi.


Se il volume si rivolge primariamente ai giovani che si avvicinano alla materia, è giusto dire anche che per interessarsi all'etica dell'ambiente - o meglio, alle etiche dell'ambiente - non è necessario essere studiosi, esperti o figure di spessore in questo campo: requisiti fondamentali sono semplicemente una coscienza critica genuina, il più possibile libera da pregiudizi, e una certa sensibilità.
Concludo il post con le parole di Matteo Andreozzi, che ringrazio ancora, qui pubblicamente, per avermi coinvolta in questo importante progetto collettivo: "La speranza è che le diverse risposte offerte [in questo volume] (...) possano (...) spronare i lettori e le lettrici ad approfondire ulteriormente la materia. Il dibattito, come si è detto, è ancora 'giovane' e richiede oggi, più che mai, nuove voci e nuove prospettive: se quello che stavate aspettando per inserirvi nella discussione è un invito, sappiate che ora lo avete in mano" (M. Andreozzi, Etiche dell'Ambiente, Led, 2012, p. 42).

sabato 14 aprile 2012

"Liberazione animale" di Peter Singer

Questo è un post che ho meditato, pensato, fortemente voluto fin dall'apertura di questo blog. Per questo mi auguro di riuscire a suscitare in voi qualcosa: curiosità, inquietudine, voglia di sapere che vi spingano a leggere il libro di cui vi sto per parlare.
Soprattutto se, come me, non siete vegetariani.
Il libro in questione viene considerato uno dei più lucidi manifesti del pensiero animalista e della scelta vegetariana: "Liberazione animale" del filosofo australiano Peter Singer. Dico subito che, invece, io penso che questo sia un testo fondamentale non tanto per i vegetariani e gli animalisti: oggi, a loro dirà davvero poco di nuovo. Men che meno si rivolge ai filosofi colleghi di Singer. Questo, piuttosto, è un libro che si rivolge a tutti gli altri: alla gente che, fosse anche solo per pigrizia, non riflette e non si pone domande sulla realtà in cui vive. E, quindi, non è neppure davvero libera di scegliere. Singer dice il vero, quando sostiene che "liberazione animale è anche liberazione umana".


"Liberazione animale" è un testo facilissimo da leggere e molto più difficile da digerire. Facilissimo da leggere perchè il suo stile e la sua impostazione non hanno nulla di accademico, ostico, noioso, anzi le pagine scorrono veloci, quasi piacevoli. Eppure è un libro duro, difficilissimo da digerire perchè mette a nudo agghiaccianti realtà. La realtà "nuda e cruda" nel senso letterale: quella che si trova nei laboratori di ricerca e nei macelli industriali, e da lì arriva direttamente nelle nostre case e cucine. Conigli su cui vengono testati prodotti ustionanti, topi esposti a scariche elettriche, scimmie sottoposte a vessazioni psicologiche: gli animali in laboratorio vengono considerati come fossero materiali da laboratorio, alla stregua di ampolle, vetrini, microscopi. Tutti ugualmente “strumenti di ricerca” e il peggio è che “tra le decine di milioni di esperimenti eseguiti, pochi soltanto possono forse venir considerati in grado di contribuire ad importanti ricerche di carattere medico” (P. Singer, Liberazione Animale, p. 53).

Foto da web

La situazione non migliora nella "fattoria industriale" dove i polli, (prendiamoli ad esempio ma teniamo presente che simili o peggiori sofferenze sono inferte anche agli altri animali destinati al consumo alimentare), sono rinchiusi in gabbie sovraffollate fin da pulcini, vivono in un ambiente malsano che provoca loro piaghe, malformazioni e propensione al cannibalismo. Lo stesso momento dell’uccisione non brilla per metodi che minimizzino il dolore e “gran parte della sofferenza inflitta nei mattatoi è una conseguenza del ritmo frenetico a cui deve lavorare la catena di uccisione. La concorrenza economica fa sì che i mattatoi si sforzino di uccidere più animali all’ora dei loro concorrenti” (P. Singer, Liberazione Animale, p. 163).

Riusciremmo a pensare a tante sofferenze su un pulcino? Foto da web

Per combattere quest'orrore, Singer propone la conversione (graduale e maturata in modo personale) del regime alimentare da onnivoro a vegetariano, nonché il cambiamento di determinate abitudini di consumo (acquistare solo prodotti cruelty-free, evitare pellicce, evitare articoli in pelle o cuoio, ecc.). Il vegetarianismo singeriano è boicottaggio economico e culturale di un sistema, votato alla legge del puro profitto, che è cieco e sordo alla sofferenza animale, e considera gli esseri viventi non umani come semplici mezzi per i nostri fini. “La domanda che dobbiamo porci non è: E’ giusto mangiare carne?, ma: E’ giusto mangiare questa carne?” (P. Singer, Liberazione Animale, p. 171). A monte della scelta vegetariana sta anche un’accurata indagine scientifica, economica e sociale, che oltrepassa il discorso prettamente animalista. Singer considera quanto le abitudini alimentari delle società industrializzate incidano sulle condizioni dei popoli del Terzo mondo; considera anche i cambiamenti climatici e l’inquinamento dovuti alle attività umane, compresa l’industria alimentare.

Un altro libro di Singer sul tema
Nel 1975 Singer scrive, esponendo un’argomentazione divenuta oggi estremamente diffusa: "Supponiamo di avere un acro di terreno fertile. Possiamo usare questo terreno per coltivare (…) piselli o fagioli. Così facendo, ne ricaveremo dai 135 ai 225 chili di proteine. Oppure possiamo usare il nostro acro per produrre un raccolto con cui alimentare gli animali, e quindi uccidere e mangiare gli animali. In questo caso avremo alla fine tratto dallo stesso acro dai 18 ai 25 chili di proteine. (…) Le implicazioni di tutto ciò per la situazione alimentare del mondo sono impressionanti. Nel 1974 Lester Brown dell’Overseas Development Council calcolò che, se gli americani riducessero il loro consumo di carne del solo 10% per un anno, si disimpegnerebbero almeno 12 milioni di tonnellate di cereali per il consumo umano – vale a dire una quantità bastante ad alimentare 60 milioni di persone" (P. Singer, Liberazione Animale, pp. 176-177).

Mappa della fame nel mondo. Immagine da web. Cliccate sopra per ingrandire

Ma Singer parla anche dell'Italia: "Gli italiani non sprecano i combustibili fossili quanto gli americani, eppure un bambino nato in Italia contribuisce al consumo delle risorse e all’inquinamento del pianeta più di 15-24 bambini dei paesi meno sviluppati. Anche una dieta basata sul consumo di quantità elevate, per altro inutili e malsane, di prodotti animali ottenuti con metodi intensivi aumenta considerevolmente lo sfruttamento delle risorse e l’inquinamento, e altera il clima della terra. È, dunque, tempo di modificarla: per il bene degli animali, ma anche dei nostri simili" (P. Singer, Liberazione Animale, pp. 7-8).

Singer nel 2011, ospite dell'Unicef: "Filantropia e povertà globale"

Ci sono libri che, in modo erroneo, vengono catalogati come letture che possono interessare solo una fascia ristretta di persone: quella fascia già interessata a trarre la lezione più alta dal messaggio contenuto nel testo. Sembrerebbe un libro per eletti. Si fa una cattiva pubblicità a presentare il libro di Singer come “il manifesto del movimento animalista”, perché l’intento dell’autore è tutto fuorché quello di essere un manifesto per un solo gruppo di persone. Il libro di Singer è per tutti, davvero per tutti, perché siano informati e arrivino a scegliere in modo consapevole, dando ciascuno una propria risposta, maturata in modo personale. C'è bisogno di sapere, c'è bisogno di scegliere sapendo. 
Non sono vegetariana, ma a maggior ragione questo libro è servito a me, che di carne mi nutro ancora (sebbene con misura e non di tutta la carne): mi è servito per dar maggior peso e consapevolezza alle mie scelte, per ponderare meglio la frequenza del consumo di carne che faccio, per non dare mai più per scontato che il cibo che mangio non abbia importanza, per afferrare bene fin dove ricade la mia responsabilità. Questo non è davvero un libro "per vegetariani". Questo è un libro per tutti gli altri, me compresa.

lunedì 5 settembre 2011

"Il lupo e il filosofo" di Mark Rowlands

"Lezioni di vita dalla natura selvaggia" o piuttosto "come un animale ci cambia la vita": questo è il succo del romanzo-saggio del professore di filosofia Mark Rowlands. Il lupo e il filosofo è essenzialmente un libro biografico e, secondariamente, un'opera di filosofia. Rowlands vi racconta i suoi quasi 11 anni di vita trascorsi accanto a Brenin il lupo, acquistato quand'era cucciolo e diventato suo vero e proprio compagno di vita: il maestoso animale lo accompagnerà alle lezioni di filosofia, nei suoi viaggi, durante ogni tappa dell'esistenza umana, finchè gli sarà possibile.


La copertina del libro

Grazie alla condivisione delle giornate e degli anni con Brenin, in Rowlands si farà strada una diversa concezione filosofica del mondo e, soprattutto, degli uomini: si può essere "lupi" o "scimmie". Secondo il filosofo, i primi identificano un modo di essere profondamente onesto, "duro e puro", coraggioso; le seconde rispecchiano invece la stragrande maggioranza dell'umanità, ovvero un modo di essere teso alla superficialità, all'inganno del prossimo per la salvaguardia di se stessi.
Al di là della prospettiva filosofica che viene proposta, con la quale si può concordare o meno, colpisce molto la storia delle vite intrecciate del lupo e dell'uomo. I vari aneddoti biografici di Mark e Brenin sono preziosi perchè raccontano del rispetto e della fedeltà che si instaurano in un legame affettivo tra due specie diverse, un legame dal quale scaturiscono poi tutte le riflessioni filosofiche di Rowlands. Effettivamente si coglie davvero che, senza aver mai conosciuto Brenin, la vita e il modo di essere del filosofo sarebbero profondamente diversi: può un "semplice" animale influenzare tanto la vita di un essere umano? Leggendo il libro, non si può che rispondere un deciso "sì".


Mark Rowlands e Brenin
Fonte web: qui

Probabilmente questo romanzo-saggio può venire maggiormente apprezzato da chi un pò se ne intende di filosofia, perchè tratta tanti temi in modo effettivamente filosofico, seguendo un approccio che può non essere compreso subito da chi non ha dimestichezza con questa impostazione. Tuttavia il merito migliore del libro è l'essere una conferma di come, effettivamente, condividere parte della propria esistenza con un animale possa dare una visione diversa del mondo e di se stessi, una prospettiva che, una volta abbracciata, non si può più abbandonare. Non importa che l'animale in questione sia un lupo, un cane o un gatto: il punto è che davvero può cambiarci la vita.

venerdì 18 marzo 2011

La frase del giorno: Hans Jonas

Con quello che facciamo qui, ora, e per lo più con lo sguardo rivolto a noi stessi, influenziamo in modo massiccio la vita di milioni di uomini di altri luoghi e ancora a venire, che nella questione non hanno avuto voce in capitolo. Hans Jonas (Tecnica, medicina ed etica, Einaudi, p. 31)

Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenenza di un'autentica vita umana sulla terra. Hans Jonas (Il principio responsabilità, Einaudi, p. 16)

Immagine tratta dal sito http://www.serracchiani.eu/

Informiamoci più che possiamo, senza stancarci e senza accontentarci di fermarci all'opinione comune, ricordandoci sempre che le nostre scelte e azioni presenti possono determinare un preciso destino per i figli di tutti. Riflettiamo e scegliamo di agire in modo responsabile e rispettoso dell'umanità, del pianeta e soprattutto del futuro di entrambi. E partecipiamo numerosi al prossimo referendum su nucleare e acqua pubblica: non sono solo questioni politiche, sono doveri verso l'umanità presente e futura.

venerdì 17 dicembre 2010

La frase del giorno: Hippolyte Taine

Ho studiato molti filosofi e molti gatti: la saggezza dei gatti è infinitamente superiore. Hippolyte Taine


Questa frase, del filosofo ottocentesco Hippolyte Taine, è particolarmente adatta per me. Nonostante io creda fortemente nel valore della cultura, del ragionamento, della riflessione intellettuale e quindi della filosofia... è innegabile che la più semplice natura, nelle sue molteplici manifestazioni, possa essere fonte di saggezza e di lezioni sempre valide. Un piccolo spunto per la scelta dell'argomento della mia tesi in filosofia me l'hanno dato anche i miei gatti... perchè è anche occupandomi di loro (certo, non solo!) che ho iniziato a riflettere su quale sia la mia responsabilità nei confronti di ciò che mi circonda: uomini, animali e ambiente.

Foto tratta da http://www.wwf.it/
La mia tesi si intitola Umanità e ambiente: prospettive di filosofia ambientale per un’etica presente rivolta al futuro. In concreto, mi sono occupata del dibattito filosofico riguardante la crisi ecologica, uno dei temi fondamentali a livello internazionale in diversi settori: scienza, politica, economia, diritto e anche filosofia. La filosofia legge questa crisi come problema nel rapporto tra umanità e natura: l’uomo finora si è posto come dominatore assoluto nei confronti dell’ambiente, considerato unicamente come una risorsa da sfruttare senza limiti, ma le emergenze ecologiche stanno rendendo chiaro che  quest’approccio non è più ragionevole. Il futuro stesso del pianeta è messo a rischio dalla condotta umana e così anche il futuro delle nuove generazioni. Per valutare fino a che punto il pianeta può sostenere le attività umane è interessante considerare l’impronta ecologica, parametro introdotto nel 1996 da Mathis Wackernagel e William Rees. Essa calcola “la superficie corrispondente alla porzione di territorio produttivo e di ecosistema acquatico necessaria per produrre le risorse richieste e assorbire i rifiuti scartati da una data popolazione con un dato tenore di vita” (W. Rees, L’impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla terra).

Andamento dell’impronta ecologica mondiale secondo
il Living Planet Report 2010 del WWF.

Secondo l’ultimo Living planet report del WWF, pubblicato nell’ottobre 2010, l’umanità ha un’impronta ecologica del 50% superiore alla capacità del pianeta di rigenerarsi. Il dato è tanto più preoccupante quanto più si considera che il superamento dei limiti ecologici terrestri non ha fatto altro che aumentare progressivamente negli ultimi cinquant’anni… L’eccedenza del 50% sta ad indicare che la nostra impronta ecologica complessiva è tale da richiedere gli ettari equivalenti a 1,5 pianeti Terra e se l’impronta dovesse crescere con lo stesso trend degli ultimi cinquant’anni, entro il 2030 necessiteremmo di due pianeti per mantenere il nostro stile di vita. Com’è ovvio, non abbiamo né avremo mai a disposizione due pianeti Terra: se l’umanità non cambia direzione, è destinata a crollare impietosamente e inesorabilmente assieme al pianeta sul quale (e del quale) vive. E' quindi necessario maturare una diversa e migliore coscienza ecologica, che ci faccia capire che le sorti del pianeta dipendono dalle nostre scelte.

Foto tratta da http://www.notizie.tiscali.it/

Il dibattito filosofico sulla crisi ambientale si articola in una molteplicità di posizioni, molto particolari e alle volte contrastanti, ognuna delle quali cerca di proporre una nuova prospettiva che possa ri-equilibrare il rapporto tra uomo e natura. Alla base delle nostre azioni e scelte quotidiane sta, in ognuno di noi, una determinata visione del mondo: ecco perchè è importante promuovere, coltivare e diffondere un tipo di coscienza e di morale che consideri il pianeta come "casa" comune, ambiente dove vivranno anche i nostri figli. Quando pensiamo che la Terra è talmente grande da rendere inutile un nostro piccolo gesto "ecologico", sbagliamo: la nostra responsabilità per il pianeta parte proprio dalle nostre azioni quotidiane.

sabato 6 novembre 2010

Appello per un'alternativa energetica: sì alle rinnovabili, no al nucleare

"Tutte le nostre azioni, tutti i nostri pensieri, anche i più intimi, hanno una rilevanza politica. (…) Ciascuno di noi, ogni giorno, esercita in mille modi un’enorme influenza politica. E tra tali modi vi è anche quello di ‘lasciare che le cose accadano’: essere passivi, indifferenti, mostrarsi ignoranti quando bisogna esprimere la propria opinione". Arne Naess


Questo weekend in tutta Italia ci saranno iniziative contro il nucleare e a favore delle energie rinnovabili. Riporto l'appello di Mauro Bulgarelli, portavoce della presidenza di "SI alle energie rinnovabili NO al nucleare" (fonte: http://www.oltreilnucleare.it/ ):

“Oggi e domani in tutta Italia si terranno centinaia di manifestazioni nell’anniversario del referendum contro il nucleare del 1987 e nell’ambito della manifestazione “100 piazze per il clima”, che quest’anno ha come tema conduttore proprio quello delle energie pulite e sicure. Centinaia saranno anche le postazioni dove sarà possibile firmare per il progetto di legge di iniziativa popolare a favore delle energie rinnovabili, la cui raccolta delle firme è entrata ormai in fase avanzata. Una mobilitazione straordinaria, resa possibile dai tantissimi volontari che in tutt’Italia si sono autorganizzati per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per la presentazione della legge. Noi confidiamo che le firme possano essere molte di più, così da lanciare un segnale forte per questo governo ormai in smobilitazione, che vuole lasciare come eredità indesiderata la truffa delle centrali nucleari, ma anche per quello che verrà: gli italiani non vogliono il nucleare ma energie pulite, sicure e rinnovabili.”

Qui l'elenco delle iniziative nazionali di questo weekend, per informarsi e partecipare: http://www.oltreilnucleare.it/data.htm 

Qui un volantino, per informarsi e divulgare: http://www.oltreilnucleare.it/images/pdf/appello.pdf 

Un altro resoconto equilibrato e affidabile si può leggere su : http://www.wwf.it/nucleare.sh 

lunedì 18 ottobre 2010

La frase del giorno: Albert Schweitzer (post lungo, ma non scoraggiatevi!)

La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita. Albert Schweitzer

La mia micia Paciocca nel suo posto preferito... al mio pianoforte!

Oggi approfitto, e molto volentieri, di questo post per parlarvi di una delle personalità più illuminate del secolo scorso, ossia l'autore di questa citazione. Albert Schweitzer (1875-1965) è stato un medico missionario in Africa, un musicista (suonò sempre l'organo e il piano, anche durante la sua permanenza in terra africana) e un filosofo-teologo tedesco, che nel 1952 ha ricevuto il Nobel per la pace. Fin dalla prima infanzia ha dimostrato una grande sensibilità verso ogni creatura vivente, e nella sua opera Rispetto per la vita, si legge che fin da piccolo si chiedeva come mai nelle preghiere si contemplassero solo le persone. Decise così di formulare una sua personale preghiera "per tutti gli esseri viventi": "Buon Dio, proteggi e benedici tutto ciò che ha respiro, difendili da ogni male e fa' che dormano tranquilli".
Nel 1913, specializzatosi in malattie tropicali, Schweitzer inizia la sua missione in Africa, accompagnato dalla moglie infermiera Helene Bresslau: la gente di Lambaréné, nel Gabon, inizierà a fidarsi gradualmente di lui, fino a considerarlo un vero punto di riferimento, non solo "medico" ma anche umano. Nel corso della sua lunga vita (novant'anni vissuti a pieno), oltre a salvare molte vite e a battersi per un miglioramento delle condizioni medico-sanitarie in Africa (fondò anche l'ospedale Schweitzer), scrisse diversi testi filosofici, si schierò contro il nucleare e in generale coltivò un modo d'essere in armonia con la natura, gli animali e le persone. Morì nel 1965 nella foresta vergine a Lambaréné, dal momento che aveva preferito non tornare in Europa, ma concludere la sua esistenza nel "suo" villaggio africano. La sua filosofia si lega in primis all'esperienza vissuta in Africa, ma anche alla sua personale indole e sensibilità: egli era convinto che molti dei gravi problemi del mondo dipendessero da un progresso tecnico che però non poggiava su adeguate riflessioni etico-morali. La sua etica del "rispetto per la vita" è riassumibile nella sua frase: "Ti sentirai solidale con ogni forma di vita e la rispetterai in ogni condizione: ecco il più grande comandamento nella sua formula più semplice".
E' certo impossibile sintetizzare qui tutta una filosofia di una personalità di tale spessore... per questo vi consiglio, se siete interessati, di cercare qualche sua opera (Rispetto per la vita, La mia vita e il mio pensiero)... ne resterete colpiti e sicuramente arricchiti.

Spero di non avervi annoiato con questo post, ma ho "incontrato" Schweitzer durante le mie ricerche per la tesi, e ne sono rimasta immediatamente affascinata... mi auguro di aver trasmesso qualcosa anche a voi. Ricordate: la vera filosofia non è nè "aria fritta", nè "voli pindarici", nè "riflessioni astruse"... la vera filosofia è riflettere sul mondo che ci circonda, ed è qualcosa che tutti possiamo (e dovremmo) fare.