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mercoledì 26 settembre 2018

Confettura di pomodori verdi

Oggi condivido con voi la ricetta che mi ha tenuta impegnata la scorsa domenica, dopo il pomeriggio del sabato trascorso a "disfare" l'orto. Quest'anno in realtà avevo piantato solo una dozzina di piante di pomodoro, che nei mesi estivi hanno fruttificato oltre ogni più rosea previsione. Ho mangiato pomodori per tutt'estate, regalandone anche in lungo e in largo, e ancora ne ho il frigo pieno! Le piante hanno continuato a produrre anche in queste settimane e così erano cariche di pomodori verdi che non sarebbero mai maturati, complice quest'ondata di aria freddina e le giornate via via più corte. Sabato scorso, prima di levare tutte le piante, ho raccolto quindi diversi chili di pomodori acerbi, apprestandomi a trasformarli in un'ottima e originale confettura, adattissima per accompagnare formaggi freschi o stagionati, oppure per farcire una classica crostata.





Ingredienti (dose per 1 kg di pomodori, fate le dovute proporzioni per aumentare la quantità):
- 1 kg di pomodori verdi, al netto dello scarto;
- 350 g di zucchero semolato;
- 1 limone biologico (scorza e succo) di medie dimensioni.

Alla mattina: mettete in ammollo i pomodori, lavateli accuratamente, asciugateli e poi tagliateli a pezzetti, eliminando il torsolo e le parti più danneggiate. Io ho tenuto sia la buccia che i semi, a patto che il pomodoro fosse sano. Dopo aver ridotto a pezzetti i pomodori, porli in una casseruola insieme allo zucchero, alla scorza di limone a tocchetti (o grattugiata, come preferite) e al succo di limone: lasciarli riposare per almeno 6 ore, mescolando di tanto in tanto. Si creerà uno "sciroppo" molto abbondante, ma non preoccupatevi, si restringerà in cottura! 
Al pomeriggio, trascorso il tempo del riposo, trasferite la casseruola (importantissimo che sia a fondo spesso) sul fuoco e armatevi di pazienza: a me sono servite circa 3 ore per ottenere una confettura ben densa e caramellata, l'ultima ora ho dovuto mescolare di continuo per evitare che si attaccasse.
Ancora da bollente, invasare nei vasi ancora caldi dal lavaggio in lavastoviglie, chiuderli e aspettare: con il raffreddamento, il coperchio dovrebbe far uscire l'aria e sigillarsi automaticamente. In caso contrario, potete procedere con la bollitura a bagno-maria, oppure conservare in frigo.
Si tratta di un'ottima idea per non sprecare i pomodori che non matureranno più, ma che ancora sono sulle piante dell'orto in questo periodo... e avrete una confettura deliziosa, da gustare durante l'autunno e l'inverno, buona anche come "idea regalo" per veri buongustai!

mercoledì 22 giugno 2016

Il nocino, con le noci di San Giovanni

Tra un paio di giorni sarà San Giovanni, una ricorrenza che un tempo era molto sentita e celebrata, ad esempio con la preparazione del tradizionale "nocino", antico e celeberrimo liquore ottenuto con le noci di metà giugno. Eccomi dunque a riproporvi la ricetta di questo liquore con un po' di anticipo, in modo che possiate organizzarvi per andare a raccogliere le noci. La tradizione vuole che le drupe, ancora acerbe, si raccolgano rigorosamente il giorno di San Giovanni (24 giugno) per dare il via alla loro macerazione in alcool per almeno tutto il mese successivo.


Ingredienti:
- 33 noci verdi raccolte a metà giugno (possibilmente nel giorno di San Giovanni)
- 1 litro di alcool a 95°
- 6 chiodi di garofano
- 1 stecca di cannella
- 500 g di zucchero
- 500 g di acqua


Raccogliete le noci dall'albero, cercando di scegliere le migliori e facendo attenzione che non abbiano "buchi" nel mallo, probabile segno di un "ospite" all'interno della drupa. Lavate le noci e tagliatele in quattro ciascuna, poi mettetele in un recipiente di vetro dalla chiusura il più possibile ermetica, aggiungetevi l'alcool e le spezie. Chiudete sigillando al meglio il vostro recipiente e lasciate macerare il nocino al sole per 30 giorni, andando a scuoterlo ogni giorno. Passato il mese, preparate uno sciroppo con 500 g di acqua e 500 g di zucchero e, quando intiepidito, aggiungetelo al recipiente con le noci e l'alcool. Lasciate ancora macerare il tutto al sole per 15 giorni, sempre ricordandovi di scuoterlo. Al termine di questo periodo, filtrate anche due volte il nocino prima di imbottigliarlo: dovrete poi lasciarlo a riposare in luogo buio, fresco e asciutto almeno fino alla primavera successiva.

Il nocino appena fatto, con il tempo diventerà scuro scuro.
Note:
  • Le noci non dovrebbero essere nè troppo verdi, nè troppo dure, per un buon nocino. Potete valutare il grado di maturazione delle vostre noci osservandone la consistenza: l'ideale è che il gheriglio sia leggermente gelatinoso.
  • Si dice che le noci acerbe vadano tagliate con un coltello possibilmente di ceramica, poichè il metallo a contatto con la noce tende a farla ossidare più in fretta.
  • E' possibile aggiungere anche scorza di limone al nocino, o variare la quantità di spezie.
 

Lo scorso anno ho preparato il nocino che ora è più che pronto per essere gustato. La mattina del 24 giugno, dopo temporali notturni e forte vento (un'appropriata "Notte delle Streghe", nella tradizione che vuole che si radunino proprio in quel momento dell'anno), ho raccolto le mie 33 noci dal vecchio albero di mia nonna: non smetterò mai di essere grata per la fortuna che ho nell'abitare in campagna e nel poter raccogliere i suoi meravigliosi frutti, secondo tradizioni che è bene continuare a praticare e tramandare!

domenica 17 gennaio 2016

Ricette invernali per il menù dell'Indepencence Day Winter edition!

Con quest'edizione invernale dell'Independence Day si chiude il cerchio delle proposte stagionali di menù autoprodotto, slegato dalla grande distribuzione e dai prodotti industriali. Come organizzarci per il nostro menù "indipendente"? E' presto detto: seguiamo la stagionalità e soprattutto le bancarelle dei mercati contadini, dove sono esposti in bella mostra non solo ortaggi e frutta, ma anche riso,  salumi, pesce, formaggi di caseifici locali. Se avete perso le puntate precedenti, potete ancora dare un'occhiata ai miei menù primaverile, estivo e autunnale. Se invece non vedete l'ora di scoprire quali ottimi sapori regala l'inverno... seguitemi!


Per colazione l'immancabile crostata fatta in casa, con marmellata di susine rigorosamente casalinga anch'essa: è un regalo dell'estate che ci allieta le mattine nebbiose invernali, ma anche i pomeriggi bigi e bui di gennaio, che in realtà piano piano diventeranno sempre più chiari...
La ricetta collaudatissima della mia crostata è per una tortiera a cerchio apribile di 24 cm di diametro: impastare 320 g di farina addizionata con mezzo cucchiaino di lievito per dolci, con 1 uovo grande (o 2 piccole, ma l'importante è che siano "di galline felici", codice 0), 125 g di burro a pezzetti ammorbidito, 130 g di zucchero, fino ad ottenere un panetto liscio e compatto (eventualmente, aggiungete pure anche la scorza grattuggiata di un limone biologico). Porre in frigo per un'ora. Riprendere il panetto e stendere con il mattarello 2/3 della pasta come fondo della torta: porlo nella tortiera imburrata e infarinata. Farcire con marmellata a piacere, in questo caso la mia era di susine del mio albero. Prendere la pasta rimanente e comporre "il reticolo": per un effetto più ordinato ritagliate le "stringhe" con il coltello. Infornare a 200°C per 10 minuti, poi abbassare il forno a 180°C e proseguire la cottura per altri 30-35 minuti (più marmellata avete spalmato, più la cottura richiede tempo... per togliere i dubbi, fate la prova-stecchino).


Per pranzo ripropongo il riso carnaroli IGP del Delta del Po, ma questa volta nella versione al radicchio, una verdura regina dell'inverno e che personalmente adoro (sia per insalate, sia sulla pizza, sia come condimento di pasta e risotti, appunto). L'ho arricchito con qualche tocchetto di gorgonzola, acquistato dal caseificio di bufali che c'è vicino a casa mia: è venuto un primo speciale!

Ingredienti:
- 400 g di riso carnaroli
- 1 cespo grande di radicchio rosso
- 1/2 cipolla bianca
- 1 litro di brodo vegetale bollente
- vino bianco q.b.
- sale q.b.
- olio extravergine d'oliva
- grana padano o parmigiano reggiano grattugiato q.b.
- (facoltativo) qualche tocchetto di gorgonzola


Lavate il radicchio e tagliatelo a striscioline sottili, poi mettetelo in una casseruola con un goccio d'acqua, un goccio d'olio, qualche pizzico di sale e mettetelo sul fuoco ad appassire.
In un'altra casseruola capiente fate soffriggere con poco olio la cipolla tritata finemente, poi aggiungete il riso, che deve tostare leggermente, ed infine versatevi un abbondante goccio di vino bianco, facendolo sfumare. A questo punto aggiungete il brodo bollente in quantità necessaria per far cuocere il riso: mescolate spesso. Negli ultimi minuti di cottura, aggiungete il radicchio e continuate a mescolare finchè il risotto non è cotto e il brodo completamente assorbito. In questa fase assaggiatelo e regolate di sale. Quando il risotto è pronto e ancora bollente, aggiungete una generosa manciata di formaggio grattugiato, qualche tocchetto di gorgonzola e mescolate. Lasciate mantecare un paio di minuti prima di servire.


Per cena eccovi una ricetta che a casa mia è famosa ed amata come un "piatto nazionale": i fagioli all'uccelletto con le uova in purgatorio! Sapevate che il 2016 è stato eletto dall'ONU "anno internazionale dei legumi"? I legumi sono un cibo sano, fonte di proteine e altamente salutare per il nostro benessere: vanno consumati di più, sia in sostituzione della carne (il cui impatto ambientale è altissimo), sia come cibo da riscoprire e nobilitare in sé stesso. Ed ecco allora la mia ricetta, facile ed anche economica, nonchè buonissima: noi la adoriamo ed è quel piatto che ti scalda il cuore nelle serate d'inverno.

Ingredienti:
- 600 g di fagioli borlotti lessati
- 6 uova da allevamento biologico (codice 0)
- conserva di pomodoro fatta in casa
- 2 spicchi d'aglio
- erbe aromatiche: salvia, timo, basilico o origano, a piacere (sia fresche che essiccate)
- sale, pepe, paprika o peperoncino
- olio extravergine d'oliva


Se partite come ho fatto io da fagioli borlotti secchi (sempre acquistati al mercato contadino), metteteli a mollo in acqua fredda la sera prima, poi lessateli senza stracuocerli (anzi, magari teneteli duretti). Al momento di preparare la vostra ricetta, mettete a soffriggere l'aglio nell'olio in una casseruola, quindi aggiungete la conserva di pomodoro ed infine i fagioli lessati. Regolate di sale, pepe e paprika (o peperoncino, se volete un sapore più deciso), infine aggiungete erbe aromatiche a piacimento (salvia, timo, basilico, origano sono le più adatte). Lasciate sobbollire per almeno 10 minuti e intanto cuocete le uova sode in acqua bollente. Trascorsi i classici 8 minuti dal bollore, sgusciarle, tagliarle a metà e condirle con olio, sale e pepe. Aggiungete le uova sode ai fagioli, mescolate, spegnete il fuoco e servite bollenti!

Anche per questa giornata ho dovuto inserire nel mio menù alcune eccezioni: il parmigiano reggiano e il burro acquistati al supermercato (l'ideale sarebbe rifornirsi da un caseificio di fiducia, ma il mio stavolta non proponeva questi prodotti), ma anche l'olio, lo zucchero e il vino bianco. Credo comunque che l'importante non sia il rigore assoluto con cui si decide di intraprendere un cammino di "indipendenza" dai prodotti industriali e dalla grande distribuzione, ma la volontà di farlo, sempre di più e sempre meglio, finchè da "sforzo" (creativo) non diventa una naturale e sana abitudine. Un saluto a tutti voi e grazie ancora a Francesca per aver ideato quest'iniziativa!

domenica 25 ottobre 2015

Il mio menù autunnale, per l'Independence Day!

Torna l'Independence Day, la giornata dedicata all' "autoproduzione alimentare", da colazione a cena! Dopo il mio menù primaverile ed estivo, eccomi anche a partecipare all'edizione autunnale, per i miei gusti la migliore dal punto di vista dei prodotti ortofrutticoli che si possono trovare sui banchi dei mercati contadini: zucche, funghi, castagne, patate dolci, caki, pere e molto altro. Una vera gioia per gli occhi e per il palato, in queste settimane i mercati contadini sono davvero uno spettacolo. Ma iniziamo subito...
Per colazione vi offro un'ottima ciambella sofficissima alla farina di castagne! E' un dolce morbidissimo e davvero eccellente, adattissimo per iniziare una giornata autunnale con tutto il gusto inconfondibile delle castagne. La ricetta la trovate qui, tenete conto che io ho però modificato la ricetta semplicemente togliendo le gocce di cioccolata (sostituite con uvetta) e sostituendo la percentuale di farina bianca con un'ottima farina integrale comprata al mercato contadino.


Per pranzo vi propongo invece un piatto che non è certo semplice nè frugale, ma è semplicemente il piatto più famoso di Ferrara, la mia città: i cappellacci di zucca, conditi con un buon ragù casalingo. La zucca arriva dal contadino che abita vicino a me, mentre la carne per il condimento arriva dalla macelleria di uno dei piccoli paesi limitrofi. Ormai sappiamo che la carne è un alimento da consumare con parsimonia, sia per una questione di salute che di impatto ambientale (senza contare le ragioni etiche), ma in questo caso ho voluto presentarvi il piatto della tradizione culinaria ferrarese per eccellenza, che prevede che il condimento sia proprio il ragù... un sapore forte e sapido, che si sposa divinamente con il dolce ripieno alla zucca nella pasta fresca all'uovo. Una specialità!


Preparare i cappellacci è abbastanza laborioso e richiede tempo, ma il risultato è tale che ne vale davvero la pena! Per il ripieno bisogna mescolare 500 g di polpa di zucca cotta al forno (al netto della buccia) con 150 g di grana grattugiato, 100 g di pangrattato, sale, pepe e noce moscata, fino a raggiungere una buona consistenza (se la zucca fosse acquosa, si possono aggiungere ulteriori formaggio e pane grattugiati). Per la pasta all'uovo, si conta in genere 1 uovo per persona e 1 etto di farina, quindi in questo caso abbiamo fatto 4 uova biologiche e 4 etti di farina, fino ad ottenere una bella sfoglia non troppo sottile (ma neppure troppo grossa!), che va stesa con la macchina apposita. Ammetto che in questo caso è stata necessaria la manualità di mia madre, dalla quale ancora non ho imparato a dovere l'arte della pasta fresca all'uovo... ma del resto, ogni volta in più che mi cimento, riesco a chiudere i cappellacci in maniera sempre più regolari! Sono soddisfazioni.
I cappellacci alla zucca si cuociono in acqua bollente salata e dalle mie parti vanno conditi al ragù, però in altre zone d'Italia si trovano anche nella più delicata versione con burro e salvia, un'alternativa peraltro vegetariana che salvaguardia maggiormente animali e ambiente.


Per merenda i "sugali", un goloso e sanissimo budino di mosto d'uva! Il merito è della piccola vigna dei miei futuri suoceri, che ogni anno mi passano qualche bottiglia di mosto prodotto da loro. Fare i sugali è semplicissimo: in una casseruola, mescolate per un litro di mosto d'uva 3 cucchiai colmi di farina integrale e 1 cucchiaio colmo di farina gialla; aggiungetevi poi due cucchiai di zucchero e cuocete a fuoco lento mescolando sempre, finchè non si addensano (come per fare la crema pasticciera). Una volta addensato il composto, versatelo in coppette singole da porre in frigo: i sugali si gustano freschi!


Per cena ho messo in tavola dei funghi prataioli farciti, un piatto che scalda anima e corpo, ed è veramente delizioso. Servono: 12 funghi prataioli, mollica di pane raffermo circa 150 g, 200 ml di panna fresca, 60 g di grana grattuggiato, 2 uova di galline "felici", 3 scalogni, prezzemolo, olio d'oliva extravergine, burro, noce moscata, sale, pepe. Procedimento: lavate i funghi, staccate i gambi torcendoli e tirandoli, senza danneggiare le cappelle. Tritate a pezzetti molti piccoli i gambi e metteteli da parte. Mettete quindi in ammollo la mollica di pane raffermo versandovi sopra la panna, lasciate riposare il tutto 10 minuti. Intanto sbucciate gli scalogni con il coltello e tritateli, insieme a qualche ciuffo di prezzemolo. Mettete questo trito in olio a rosolare per un paio di minuti, aggiungetevi quindi la mollica e la panna, cuocendo il composto finchè non vi sembra abbastanza asciutto (circa 10 minuti). A questo punto togliete il composto dal fuoco, aggiungetevi i gambi dei funghi a pezzetti, il grana, le uova e mescolate tutto, insaporendo con sale, pepe e noce moscata. Se il composto vi sembrasse troppo molle, potete aggiungere altro grana o pangrattato. Spennellate di burro le cappelle, dentro e fuori: farcitele con il composto che avete preparato e mettetele su una placca da forno rivestita di carta forno, poi cuocete per circa 30-40 minuti in forno a 180°C (o finchè il ripieno è colorito e sodo).


Li ho accompagnati con una bella padellata di topinambur, una radice dalle mille proprietà benefiche, che apprezzo tantissimo sia in giardino per i suoi bellissimi fiori gialli, sia in cucina. I topinambur si trovano sulle bancarelle dei mercati contadini proprio in questi giorni e io amo comprarli e gustarli in padella. Vanno lavati accuratamente per togliere ogni residuo di terra, poi potete affettarli in fette sottili sottili (anche senza sbucciarli), posti in una padella antiaderente con un goccio d'olio e un goccio d'acqua, chiudere il coperchio e far cuocere a fuoco vivo, controllando di tanto in tanto che l'acqua di cottura non si esaurisca troppo. Al termine della cottura non dovrebbe restarci liquido e i topinambur vanno conditi con sale e pepe.
Ed eccoci qui, anche questa volta ce l'ho fatta a partecipare alla bellissima iniziativa di Francesca, volta a sottolineare il valore di preparare cibo in modo autonomo, slegato dei prodotti industriali e in linea invece con la stagione e la natura che ci circonda! Per me è sempre una grande soddisfazione farmi ispirare dai prodotti della mia terra, per portare in tavola piatti sani, genuini e anche davvero deliziosi! E voi cosa preparate con le vostre mani in queste giornate d'autunno?

domenica 26 luglio 2015

Buon appetito, con l'Independence Day estivo!

Anche se in realtà sono in vacanza, ho programmato questo post per partecipare all'edizione estiva dell'Independence Day: non volevo assolutamente mancare a questo appuntamento. Così ho preparato il mio menù nei giorni scorsi... ed ecco a voi la mia giornata indipendente, all'insegna dell'autoproduzione da colazione a cena, con prodotti di stagione e qualche ingrediente segreto! ;-)
L'estate è una stagione benedetta da questo punto di vista: nell'orto e nei mercati contadini si trova ogni ben di Dio... e, per chi è più fortunato e ha un giardino pieno di piante aromatiche, ci sono "occasioni" imperdibili da cogliere, letteralmente... 

Colazione... profumata!
Per colazione vi propongo una tazza di latte di bufala, acquistato presso l'allevamento di bufali con caseificio che c'è vicino a casa mia, accompagnato da biscotti di frolla alla lavanda, raccolta direttamente nel mio giardino! Sono biscottini friabili e davvero originali, il profumo di lavanda regala loro un profumo particolarissimo e non c'è modo migliore per iniziare una domenica d'estate!


Pranzo
D'estate non manchiamo mai di piantare il basilico, in tre grandi fioriere. Raccogliere ripetutamente le sue foglie nel corso della stagione, per preparare il pesto fresco (da assaporare al momento o da congelare per l'inverno), è sempre per me una gioia pura! Le foglie verdissime e lucenti del basilico, insieme all'aglio di Voghiera (un prodotto DOP delle mie zone), all'olio extravergine d'oliva, ad un pizzico di sale grosso, pinoli ed una manciata di parmigiano e pecorino grattugiati (il tutto frullato insieme, a più riprese) diventano un condimento strepitoso per la pasta. Le regole dell'Independence Day prevedono che si dovrebbe preparare da sè anche la pasta: ahimè questa volta non ce l'ho proprio fatta con i tempi! Inoltre un altro strappo alle regole è rappresentato dall'uso di olio, pinoli, parmigiano e pecorino che ho acquistato al supermercato.


Dopo il primo, la mia proposta è una caprese di mozzarella di bufala (del suddetto allevamento) e pomodori "cuore di bue", direttamente colti dal mio orto. Un goccio d'olio e una manciata di origano fresco (sempre colto dal mio giardino delle erbe aromatiche) ed il secondo è servito! 
Per concludere il pranzo in bellezza ecco un dolce con tutto il sapore della frutta di stagione: il clafoutis alle albicocche, regalatemi tra l'altro dal mio vicino agricoltore. Il clafoutis è un dolce francese: una pastella a base di latte, uova (biologiche), farina e zucchero, che in forno si consolida fino a diventare una sorta di budino consistente, arricchito dalla frutta in pezzi. Si gusta freddo di frigo ed è un vero e proprio spettacolo!


Merenda... rifrescante!
Per merenda un gelato allo yogurt, variegato alla frutta di stagione: nel mio caso ho usato tante pesche e albicocche, sempre provenienti dal frutteto del mio vicino di casa. Inoltre, se si ha la possibilità di prepararsi in casa direttamente lo yogurt (con la yogurtiera in poche ore, a partire da latte intero e poco yogurt, il gioco è fatto!), questi gelati diventano in tutto e per tutto autoprodotti!


Cena... gratinata!
Per cena  vi offro degli ottimi hamburger di melanzane, con gli ortaggi provenienti dal mio orto! Per fare questi hamburger ho usato: 1 kg di melanzane (compresa buccia), 30 g di pecorino romano, 30 g di parmigiano, 1 uovo biologico, pane grattugiato in quantità per dare agli hamburger la giusta consistenza, aglio in polvere, sale e pepe. Ho lessato le melanzane intere in acqua bollente per circa 15 minuti, poi le ho pelate e le ho lasciate gocciolare. Quando fredde, le ho tagliate a pezzetti e le ho strizzate più che potevo dalla loro acqua. A questo punto le ho frullate, poi ho aggiunto alle melanzane i due formaggi grattugiati, un uovo, sale, pepe e aglio, infine pan grattato secco nella giusta quantità per avere hamburger abbastanza sodi (le mie melanzane erano piuttosto acquose quindi ho dovuto usare abbastanza pane). Ho creato gli hamburger e li ho passati nella farina, infine li ho cotti in microonde per una questione di praticità e salute, ma l'ideale sarebbe passarli nel forno o friggerli fino a doratura. Anche in questo caso segnalo tuttavia che pane e formaggi arrivano dal supermercato.


Insieme agli hamburger, vi propongo un contorno che adoro: i pomodori gratinati alle erbe! Nel mio orto ho solo la varietà di pomodori "cuore di bue", quindi questi pomodori rossi a grappolo li ho acquistati al mercato contadino. Tagliati a metà e privati di semi, vanno riempiti con un trito fatto con: pane grattugiato, aglio, rosmarino, salvia, timo, maggiorana, origano, basilico, prezzemolo e santoreggia, un goccio d'olio d'oliva. Tutte queste piante aromatiche le ho colte nel mio giardino. Posti i pomodori farciti in una leccarda coperta di carta forno, vanno fatti cuocere per il tempo necessario affinchè si cuociano senza diventare "sfatti" e la gratinatura diventi bella croccante (eventualmente copriteli con carta stagnola in cottura). Sono talmente buoni e profumati che io mi spazzolerei da sola tutta la leccarda!


Per finire la cena, se ancora dopo tutto questo menù vi fosse rimasto un pò di spazio: frutta di stagione, a cui a dire il vero io non rinuncio quasi mai alla fine dei pasti.
Sia a pranzo che a cena avrei voluto preparare ancora il pane fatto in casa, come la scorsa volta, ma stavolta non ce l'ho proprio fatta con i tempi e l'organizzazione settimanale.
Spero che il mio menù vi sia piaciuto e possa esservi d'ispirazione: stiamo vivendo una stagione ricchissima di frutti, sapori, profumi e possibilità che non aspettano altro che essere colte... quattro passi al mercato contadino, o quattro passi nel vostro stesso giardino, possono diventare un viaggio culinario che vi porterà a scoprire quanto facile, creativo e stimolante possa essere un'alimentazione il più possibile locale, stagionale e slegata dai prodotti industriali. 
Che ne dite, alla prossima edizione dell'Independence Day partecipate anche voi?

domenica 31 maggio 2015

Il mio menù per l'independence day!

Buon giorno dell'Independence Day a tutti! Arriviamo al culmine di questa bella iniziativa che ci ha portato a riflettere con curiosità e creatività sulla nostra alimentazione, sul nostro modo di fare la spesa e sulle nostre scelte come consumatori. Durante questo mese vi ho parlato in particolare di uova biologiche e di mercati contadini, ma già in passato avevo affrontato il tema della spesa consapevole per un'alimentazione sostenibile. Le regole dell'Independence Day erano semplici e chiare: produrre per tutta una giornata il proprio cibo, prediligendo i prodotti locali, biologici e di stagione, acquistati rigorosamente al di fuori delle grandi catene e dei supermercati.
Vi dirò, nell'ideare il menù di oggi ho cercato di essere il più ferrea possibile: dopo alcuni dubbi iniziali, sono partita in quarta per cercare con entusiasmo delle alternative. Ed è stato molto più facile e divertente di quanto immaginassi! Se però devo considerare le necessità e i compromessi per un'intera settimana di pasti, ahimè devo ammettere di essere dipendente da tanti prodotti che trovo solo al supermercato e che non sono per nulla locali: ad esempio il caffè, ma anche il cacao, così come molte altre merci che arrivano (quanto meno) da altre regioni italiane. Qual è però il punto?

Fragole fresche di un'azienda agricola a pochi km da casa mia
E' chiaro che per chi lavora fuori casa e ha vincoli di orario obbligati, nonchè impegni fissi quotidiani, è improponibile avere il tempo e la disponibilità per curare per tutta la settimana un menù di questo tipo: il supermercato, volenti o nolenti, è salvifico per tante persone che dopo 8 ore di lavoro in ufficio devono anche mettere in tavola la cena. Ma il merito di questa iniziativa non è infatti lo svincolarci in tutto e per tutto dai supermercati, quanto piuttosto promuovere una diversa consapevolezza come consumatori, che va coltivata e praticata giorno per giorno. Quindi ben vengano anche i supermercati, nei quali si possono comunque esercitare scelte responsabili, ma ancora meglio è essere informati delle alternative presenti sul nostro territorio, per poterle (e volerle) cogliere ogni qualvolta se ne presenti l'occasione. Una passeggiata in piazza nel weekend può ad esempio diventare il momento giusto per rifornirsi di prodotti di stagione ai mercati contadini e spesso non occorre andare troppo distanti da casa propria per acquistare specialità locali e genuine, che siano formaggi, carni o uova. Qual è dunque la morale? La morale è saperlo: sapere che esistono le alternative e che, se chiaramente non si può rivoluzionare il proprio stile di vita in un solo giorno, si può iniziare passo passo. Iniziamo dunque... e iniziamo con il mio menù di oggi!


Per colazione vi propongo una semplicissima ma deliziosa torta soffice alla marmellata casalinga, seguendo la ricetta tramandata dalla mia bisnonna fino a me. Le regole di Francesca imponevano che non si usasse zucchero di canna: so che la mia bisnonna usava lo zucchero semolato normale (che ho indicato nella ricetta originale), ma per l'Independence Day potete tranquillamente sostituirlo con zucchero di canna. Insieme alla torta, un pò di frutta di stagione e un bicchiere di latte di bufala, dell'allevamento vicino a casa mia.

Torta soffice alla marmellata di prugne (tutto casalingo)
Per pranzo un grande classico: "risi e bisi"! I piselli maturano nell'orto proprio in queste settimane e, se non può mancare la tentazione di mangiarli crudi e dolcissimi appena staccati dalla pianta, un altro buon modo per rendere loro giustizia è preparare questo risotto. Il riso da me scelto è il Carnaroli IGP del Delta del Po, prodotto-vanto locale che ho acquistato ad uno dei tanti mercati contadini di Ferrara.

Ricetta:
- 500 g di piselli freschi
- olio extravergine d'oliva q.b.
- sale q.b.
- 1 cipolla piccola
- vino bianco q.b.
- 400 g di riso Carnaroli
- 1 litro di brodo vegetale bollente

In una casseruola fate soffriggere con poco olio metà della cipolla tritata finemente, poi aggiungete i piselli, un pizzico di sale e un goccio d'acqua, sufficiente ad avviare la cottura dei legumi. Dopo circa 15 minuti di cottura dei piselli, prendete un'altra casseruola (per il risotto vero e proprio) e fatevi soffriggere l'altra metà cipolla, aggiungetevi quindi il risotto che deve tostare leggermente ed infine versatevi un abbondante goccio di vino bianco, facendolo sfumare. A questo punto aggiungete il brodo bollente e i piselli, che dovranno terminare la cottura insieme al riso: mescolate spesso, finchè il risotto non è cotto e il brodo completamente assorbito.

Riso IGP del Delta del Po e piselli freschi
Come secondo, un pezzetto di formaggio di bufala del suddetto allevamento, accompagnato da pane nero ai sette cereali, fatto in casa, e zucchine aromatizzate all'aglio. E per finire, fragole fresche mature al punto giusto, comprate in un'azienda agricola a pochi km da casa mia!

Pane nero ai sette cereali, fatto in casa
La cena è leggera, veloce e frugale: la mia mitica salviata, una frittata con foglie di salvia del mio giardino di erbe aromatiche, con uova biologiche sempre provenienti da un allevamento vicinissimo a dove abito. Il problema maggiore me l'ha posto l'utilizzo del parmigiano, a cui non ho potuto rinunciare e proveniva - lo ammetto - dal supermercato. Questa frittata molto profumata può essere accompagnata ancora dal pane nero fatto in casa e da asparagi lessati, anch'essi comprati sulle bancarelle degli agricoltori della mia campagna.

La salviata (mia foto "di repertorio"!)
Come frutta, per me immancabile a fine pasto, ancora fragole e le prime ciliegie: sono tra le meraviglie di maggio e non mi stancherei mai di mangiarne. A questo menù manca un dolce "serio": purtroppo non ho fatto in tempo a pensarlo e a realizzarlo in modo adeguato...  se volete qualche spunto di dolci fatti in casa potete visitare il mio blog Pasticceria portami via!, ma tante dolcezze che preparo non sono necessariamente "a basso impatto ambientale", anzi tra cioccolata, cacao, caffè e creme varie, non credo che possano rientrare a buon diritto in un'alimentazione frugale e semplice... questo, in aggiunta alla buona norma di limitare gli zuccheri e i grassi nella propria dieta, potrebbe essere un'ottima ragione per prepararli meno frequentemente.
In ogni caso eccovi proposto il mio menù per questo Independence Day, ringrazio ancora Francesca per aver ideato questa bella iniziativa!
E concludo con una riflessione: oggi è una sola giornata, ma potrebbe essere la prima di tante altre, disseminate nel corso dell'anno, quando si può e quando se ne ha l'occasione... per diventare consumatori seriamente più "indipendenti": non solo a lato pratico, ma prima di tutto a livello ideologico, perchè si è liberi davvero solo quando si è in grado di fare scelte consapevoli.

sabato 27 ottobre 2012

"La zucca nell'orto"... e non solo!

Approfittando di un'insperata (e imprevista) ora libera a zonzo per Bologna, sono andata a visitare la mostra temporanea all'Orto Botanico bolognese: "La zucca nell'orto", dedicata appunto a questo fantastico ortaggio che spopola in questo periodo per via di Halloween...

Uno degli angoli "zuccosi" all'orto botanico

La mostra è molto graziosa, con una sezione dedicata alla zucca nella storia alimentare, culturale e naturale: potete vedere un'esposizione delle prime raffigurazioni di zucche nei libri, ma anche leggere curiosità di vario tipo. Potete avere un'assaggio di tutto questo nel sito dedicato alla mostra: http://zuccanellorto.wordpress.com/ 


La cosa interessante è stata imparare che la famosa zucca intagliata (la Jack-o'-lantern) per Halloween, originariamente non era affatto una zucca, bensì una patata o una rapa. Poi, a seguito di una carestia della patata, si iniziò ad usare la zucca.
Molto interessanti sono anche i tanti miti di vita-morte-rinascita legati alla zucca, in molte culture: non immaginavo che in un ortaggio del genere potesse nascondersi tanta tradizione!


L'intero orto botanico - che offre una piccola oasi verde da sogno, nel bel mezzo di via Irnerio - è stato "arredato" con tanti angoli colorati da zucche grandi e piccole, balle di fieno e fiori di campo autunnali... un vero spettacolo! Ecco una piccola galleria di foto:



Zucche illuminate dalla calda luce autunnale del mattino

Un campo di zucche, sorvegliate da uno spaventapasseri
Un bel carro contadino, carico di zucche
Un altro bell'angolo - tra le tante iniziative organizzate in occasione della mostra - è uno spiazzo verde con tante balle di fieno a mo di "poltroncine" per bambini... i platani facevano da "recinzione" a questo spiazzo e su ogni platano erano fissati pannelli con citazioni letterarie sulla zucca. Ed è stato un piacere trovare anche il mio adorato Ray Bradbury, con il suo "L'albero di Halloween":

... non vi viene voglia di leggerlo?
Infine chiudo questo post "in dolcezza". Di ottime ricette con la zucca ce ne sono infinite (forse, da buona ferrarese, dovrei proporvi i cappellacci di zucca), ma per questa volta ho scelto una torta di zucca... anche se le assomiglia, non è proprio la vera "pumpkin pie" americana, ma del resto siamo o non siamo in Italia?

La torta di zucca alla mia maniera!
Ingredienti per la pasta: 300 g di farina autolievitante, 100 g di burro, 1 uovo, 100 g di zucchero.
Ingredienti per il ripieno: 100 g di cioccolato fondente a pezzetti grossolani, 400 g di polpa di zucca lessata, 2 uova, 2 cucchiai di miele, 80 g di zucchero, 100 ml di panna da cucina, 1 pizzico di cannella, 1 pizzico di zenzero e 1 pizzico di chiodo di garofano
Procedimento: Impastate la pasta (vi verrà un pò "duretta", ma va bene così) e riponetela in frigo per 20 minuti. In una terrina unite le 2 uova con il miele e lo zucchero e montate con una frusta per qualche minuto, aggiungete poi la panna da cucina montando ancora un pò. Aggiungete poi le spezie e la zucca schiacciata con la forchetta. Stendete la pasta in una tortiera di 26 cm di diametro, imburrata e infarinata. Bucherellate sul fondo la pasta con una forchetta e distribuitevi sopra la cioccolata a pezzi. Versate il ripieno di zucca e infornate a 200°C per 10 minuti, poi abbassate a 180°C e proseguite la cottura per altri 30-40 minuti. Fate sempre la prova stecchino!


E con una fetta di questa buona torta vi auguro un buon weekend... la pioggia c'è già, il freddo sta arrivando!

sabato 29 settembre 2012

Giuggiole, giuggiole, giuggiole!

Quando si inizia a parlare di "frutti dimenticati", io vado in brodo di giuggiole, appunto. 
Sarà che sono sensibile a tutti quei temi intrisi di nostalgia per i tempi che furono... come "i frutti dimenticati", quei preziosi prodotti della nostra terra che stanno scomparendo, sostituiti da varietà più da "grande consumo". La giuggiola è un frutto diffuso in Italia solo in alcune zone (specialmente il Veneto), che sta scomparendo forse perchè considerato "povero"... ecco perchè può venir classificato come "frutto dimenticato". Bene, oggi ve lo faccio riscoprire!

Le mie giuggiole
Il giuggiolo è un albero a crescita lenta, che può essere tenuto anche come un cespuglio, bello da vedere grazie alle sue numerose foglioline verde brillante (può essere usato come pianta ornamentale, più o meno come un olivo). Non ha particolari esigenze (il mio, perfino dopo l'estate africana scorsa, non ha patito!) ed è dotato di spine che rendono più... interessante la raccolta delle giuggiole, a inizio autunno.
Il sapore della giuggiola varia molto dal suo grado di maturazione. A me piace quando è marroncina ma ben croccante, acidula, dal vago sentore di mela, ma più intensa. C'è chi invece la apprezza quando è molto matura, con la buccia già grinza e la pasta dolcissima, zuccherina e morbida, assomigliando vagamente a un dattero. Ed infatti un altro nome della giuggiola è proprio "dattero cinese", essendo la pianta di origini asiatiche.

Giuggiole in corso di maturazione
Il giuggiolo, non appena è sufficientemente grande, produce tanti polloni radicali dai quali si possono ricavare nuove piante... l'unica questione è che ci vuole parecchio tempo perchè una piccola pianta di giuggiolo cresca fino a fare i suoi frutti! La pazienza: una qualità che oggi il mercato (anche alimentare) non apprezza.
Del resto il giuggiolo si lega anche ad altri valori importanti, talvolta dimenticati: presso i romani simboleggiava il silenzio e, in base ad alcune credenze, è proprio con gli spinosi rami di questa pianta che venne intrecciata la corona di spine di Cristo. Se dal Cristianesimo ci spostiamo all'Islam, troviamo il "Loto del Limite", che significa l' "Albero di Giuggiole", simboleggiante il limite estremo oltre il quale la conoscenza umana non può andare.

Un bel giuggiolo. Fonte foto: QUI
Ma torniamo a cose più prosaiche: il cibo! Le giuggiole (che peraltro possiedono una leggera qualità lassativa) sono ottime mangiate così, sgranocchiate dopo cena o come spuntino, ma possono essere impiegate anche per preparare marmellate e il famoso "brodo di giuggiole", un liquore estremamente zuccherino, dalle origini antiche, ancora diffuso in Veneto. "Andare in brodo di giuggiole" vuol dire appunto provare un enorme piacere e contentezza, paragonabile al gusto intenso del liquore a base di giuggiole appassite.

Il brodo di giuggiole, fonte foto: QUI
La ricetta del brodo di giuggiole (tratta da Wikipedia):
  • 1 chilo di giuggiole
  • 1 chilo di zucchero
  • 2 grappoli di uva Zibibbo
  • 2 bicchieri di vino bianco
  • 2 mele cotogne
  • buccia grattugiata di 1 limone
  • acqua quanto basta.
Lasciare appassire le giuggiole (ci vogliono un paio di giorni); non sbucciare. Pesare e mettere in una pentola, ricoprire d'acqua. Pulire ed aggiungere l'uva e lo zucchero. Cuocere per un'ora a fuoco dolce. Aggiungere le mele e il cabernet. Alzare la fiamma e far evaporare il vino. Verso la fine della cottura (quando si sta gelificando) aggiungere la buccia del limone grattugiato. Portate a ebollizione fino a ottenere uno sciroppo cremoso: passatelo (le giuggiole hanno il nocciolo), fate raffreddare e sigillatelo in bottiglie sterili lasciandolo al fresco e al buio.
Le giuggiole sono il frutto tipico di uno dei borghi medievali più belli d'Italia: Arquà Petrarca (provincia Padova).

Arquà Petrarca, fonte foto: QUI
Passeggiando d'autunno per le suggestive viuzze di Arquà Petrarca non solo potrete visitare la casa del Petrarca (e vedere, ehm, la "mummia" della sua amata gatta, come vuole la tradizione!), ma potrete anche acquistare tanti prodotti tipici e rari a base di giuggiole. Vi consiglio davvero di visitare questo borgo tra i colli euganei, non solo per le giuggiole, ma proprio perchè è un posto che merita, dove si respira un'atmosfera d'altri tempi. Ad Arquà Petrarca si svolge anche la tradizionale "Festa delle giuggiole".
Infine, vi lascio un'altra ricetta, un mio esperimento culinario: i muffins alle giuggiole... una rivisitazione moderna di un frutto antico, che non dovrebbe essere dimenticato!


Muffins alle giuggiole:
  • 270 g di farina autolievitante;
  • 130 g zucchero;
  • 20 giuggiole grosse (quantità variabile a piacere);
  • 250 ml di latte;
  • 90 ml di olio di semi;
  • 1 uovo.
Setacciare la farina con lo zucchero; lavare le giuggiole e privarle dei noccioli, tagliandole a pezzi non troppo piccoli. Mescolare il latte, l'uovo e l'olio insieme, aggiungere velocemente il composto liquido alla farina+zucchero e le giuggiole tagliate a pezzetti. Versare il composto negli stampi e infornare per circa 20 minuti in forno caldo a 180° C.

sabato 11 agosto 2012

La giornata delle more

Certe giornate estive sembrano fatte apposta per ritornare bambine: così ci siamo sentite io e mia mamma qualche giorno fa, nella nostra "giornata delle more". Si parte alla mattina, dopo una breve perlustrazione nei giorni precedenti, munite del giusto equipaggiamento: pantaloni lunghi e scarpe robuste contro le spine, cappello sulla testa per difendersi dal sole, l'animo rasserenato da quello che ci si appresta a compiere.
Lasciare l'auto ai margini della strada di campagna e proseguire a piedi per stradine inselvatichite, quasi dimenticate, dove più ci si addentra, più si rivelano suoni, luci, profumi tipici del bosco: quasi entrassimo in un luogo lontano dal resto del mondo, forse un'altra epoca.


E inizia la raccolta. Le mani e le dita inizialmente si ritraggono di fronte ai primi graffietti, ai primi inevitabili pizzichi dei tralci spinosissimi, ma troppo preziosi sono i frutti che ci chiamano, quasi fossero pietre preziose che luccicano al sole e si scaldano, tra i raggi della mattina agostana che inizia a farsi sentire. 



Mia madre e io non parliamo, ci godiamo la quiete e il momento della raccolta: un uccello sconosciuto canta a qualche metro, animali nascosti, con improvvisi fruscii nella vegetazione, ci tengono compagnia. Intanto si solleva un venticello fresco che accarezza anche lo sterminato campo di mais quasi secco, poco oltre la coltre dei cespugli e degli arbusti. La brezza serpeggia tra i fusti e le foglie del granoturco e, se si evita di guardarlo e ci si concentra solo sulle more, ci si accorge che il suono dell'aria nel campo è identico allo scorrere dell'acqua in un ruscello di montagna, poco più distante.


Le ore si susseguono quasi senza peso e la misura del tempo non viene più data dall'orologio, ma dal riempirsi dei contenitori che ci siamo portate. La frenesia e la tensione a cui ci abituano gli impegni quotidiani, si sono definitivamente dissolte nell'aria e nelle ombre del boschetto, che a un certo punto si apre per un tratto di campagna coltivata, più ordinata e pulita. Qui un enorme airone cenerino plana con eleganza fino al margine di un canale.


Proseguiamo ancora per un pò: finchè abbiamo contenitori da riempire, finchè le more continuano a punteggiare di rosso e nero i fianchi del sentiero. Si avvicina mezzogiorno, ma qui perfino le cicale hanno un certo imbarazzo nel proporre il loro rumoroso canto: la tranquillità di queste stradine selvatiche è fatta di suoni meno prorompenti. Le nostre mani ormai non fanno più caso ai piccoli graffi del rovo, i nostri occhi  cercano i frutti globosi senza bisogno di alcuno sforzo mentale. A un certo punto la fame reclama attenzione ed è l'occasione giusta per mangiare a manciate le more appena colte: il loro succo trattiene davvero il sapore del sole. I contenitori sono colmi: la raccolta è compiuta, si torna a casa.


Dopo pranzo, le more sono pesate, lavate e sgocciolate con cura. Unite a qualche mela a pezzetti e allo zucchero, le mettiamo sul fuoco nel paiolo: si mescola per ore, fin dopo cena, finchè la marmellata non si è addensata ed è pronta.



E quest'inverno, quando faremo una crostata con questa delizia della natura e dell'arte umana, la nostra "giornata delle more" tornerà a compiere la sua magia, interrompendo la frenesia quotidiana e regalandoci un altro momento assolutamente perfetto.