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mercoledì 28 agosto 2019

Un'estate (difficile) nell'orto

È proprio vero che avere un orto ti insegna tante lezioni… una di queste, è forse la più antica di tutte: per quanta fatica, costanza, tempo ed energie tu possa dedicarvi, la buona riuscita di un orto dipende - alla fine dei conti - in larga parte dalla benevolenza della stagione, di quella parte di natura nel tuo territorio che ti sei industriato a coltivare.
Ovviamente parlo per me, per i miei tentativi di orticoltura estivi e molto poco professionali, qualcosa che sta a metà tra un piacevole hobby e la volontà di simulare di una sorta di autosufficienza (da cui sono ben lontana e così me ne starò). 
Quest'anno, dai primi giorni caldi e soleggiati di fine aprile, avevo dato il via al mio orto, con i più rosei propositi, pregustando una produzione abbondante e quasi eccessiva (come lo scorso anno): 12 piante di pomodori, di diverse varietà (ciliegino, datterino giallo, datterino rosso, cuore di bue, pomodori neri e pomodori bistecca); 4 piante di melanzane bianche e striate; 4 zucchine. Entusiasta, mi sono perfino lanciata a seminare i ravanelli. A corredo di questo potenziale banchetto, la recinzione di "piccoli frutti" (la maggior parte messi a dimora già lo scorso anno): more, ribes, uva spina, mirtilli, fragoline, un lampone nuovo nuovo di zecca. 
E poi è arrivato maggio.


Non so se ricordate - ma certo che lo ricordate - com'è stato lo scorso maggio: un autunno freddo e piovoso, per quattro lunghe e interminabili settimane. Sembrava che il caldo non dovesse arrivare più. Nel mio orto, un disastro: un melanzana morta, le altre tre sopravvissute a fatica; i pomodori indietrissimo; le zucchine apparentemente in salute, benchè ben lontane dal fiorire. Giusto i ravanelli sembravano averne beneficiato: svettavano con le loro foglie ben verdi e folte.
Con l'arrivo di giugno, in effetti, mi sono concessa il lusso di qualche insalata insaporita dai ravanelli (nè troppo piccanti, nè troppo insapori) e mi sono quindi decisa di procedere a ulteriori semine di quest'ortaggio, illusa che nelle settimane successive continuasse così. 
Ma in effetti giugno è stato un mese complessivamente positivo: i "piccoli frutti" non mi hanno delusa e anzi, a esclusione dei mirtilli (dal gusto orrendo, mentre le piante iniziavano a manifestare sintomi tipici di clorosi ferrica), mi hanno regalato tante macedonie meravigliose: un'esplosione di gusto e di colore! Ancora me le sogno di notte.


 

Intanto sorvegliavo l'andamento del resto dell'orto: i pomodori si stavano riprendendo, le zucchine, timidamente, hanno iniziato a produrre qualche piccola zucchina... le melanzane meglio non parlarne: restavano in un limbo tra la vita e la morte, tant'è che mia suocera le ha date per spacciate e mi ha consigliato di non annaffiarle neppure più. Io, per pietà, ho continuato a tenerle in vita... e vi posso dire che giusto adesso, a fine agosto, le piante sembrano avere una parvenza di vitalità. Brutte, piccole, ma finalmente verdi e con la promessa di qualche melanzana settembrina. Forse.


In luglio in sostanza avrei potuto mangiare solo zucchine, ma raramente di ottima qualità: alcune restavano tenacemente piccole e "secche", altre in una sola notte diventavano gigantesche e fin troppo acquose. Giusto alla fine di luglio ho avuto una produzione abbondante e di qualità: le piante alla fine il loro dovere l'hanno fatto alla grande, peccato che tra tutte le verdure... le zucchine siano proprio quelle che preferisco di meno! Le coltivo per farne sughi per la pasta, oppure il pesto di zucchine, ripiene al forno... ma mangiate così, cotte nel tegame, mi stancano subito.
Sul fronte pomodori, la delusione più grande e cocente: ricordo ancora con nostalgia la produzione dello scorso anno, iniziata fin dai primi di luglio, con frutti enormi, sani e gustosi. Quest'anno? 
I primi pomodori li ho raccolti a fine luglio, in pratica il maggio freddo mi ha "mangiato" un mese intero di produzione. E il raccolto? Orribile! Già infestato dalle cimici (cosa che negli scorsi anni avveniva passato Ferragosto), crepato, con una maturazione non omogenea (acerbi dal picciolo, sfatti nella parte terminale)... insomma, un disastro. E volete sapere il colmo? I pomodori più produttivi e sani sono stati quelli neri, che ho scoperto di non apprezzare troppo (li trovo eccessivamente acidi)... mentre i miei amati cuore di bue e i datterini gialli hanno prodotto una miseria. Bocciato anche il pomodoro bistecca, piantato quest'anno sperimentalmente: un gusto molto neutro, una polpa fin troppo dura, un torsolo troppo invadente. Sulle dimensioni (ben più piccole di quanto promesso) non mi esprimo: quest'anno nessuno dei miei pomodori ha avuto le dimensioni usuali.

 

Non è andata meglio sul fronte ravanelli: dopo l'illusorio successo di giugno, le altre due semine sono state semplicemente incontrollabili... una gran vegetazione, ma ravanelli piccoli, duri e talmente piccanti da essere immangiabili. Due semine buttate... certo, mi ero un po' lanciata senza cognizione di causa, forse ho sbagliato le tempistiche? Mah.
Per quanto riguarda gli alberi da frutto - tutti regolarmente in ritardo - ho raccolto molti meno fichi del solito, anche se sono stata tra le privilegiate a poter assaggiare una trentina delle mie ciliegie (relativamente tardive, per questo si sono salvate dal freddo di maggio) e cinque delle mie albicocche (una varietà antica e strepitosa, non vedo l'ora che l'albero cresca per poterne fare scorpacciate). In marzo avevo piantato anche due giovani piante di prugna regina claudia e di kaki mela... ebbene, quest'ultima gode di pessima salute, con il freddo ha patito tantissimo e ora anche l'estate africana ha messo a repentaglio la sua vita. Sarà già tanto se si salverà nei prossimi mesi.


Insomma, un'estate difficile per il mio orto... e se considero anche il mio basilico, il quadro è completo: piante sofferenti, sempre sull'orlo di una crisi, con una produzione che sarebbe da buttare in toto se dovessi mai venderla. Per fortuna l'unico mio scopo è avere qualche verdura e frutto appena colto da mettere in tavola... ma la frustrazione è stata tanta.
Mai come quest'anno mi è stato chiaro come, per quanto le nostre cure possano essere costanti (e ribadisco che le mie non sono certo professionali, nè mi avvalgo di pesticidi e concimi agricoli come quelli dei contadini), spesso il successo di un orto dipende in gran parte dalla clemenza del clima: caldo, freddo, pioggia o sole, deve arrivare tutto al momento giusto, nelle giuste proporzioni. 
Che posso dirvi? Pazienza, incasso la lezione e... ormai sarà per il prossimo anno!

lunedì 6 maggio 2019

Alla ricerca di metodi anti talpa, tra miti e realtà

Lo scorso autunno avevo deciso di accantonare il problema, fingendo una dignitosa indifferenza verso le decine di tunnel e di motte che mi deturpavano il prato. La verità è che le tante battaglie combattute, finora le ho tutte perse io. La vittima più importante dello scorso anno è stata un valoroso cespuglio di mirtillo, che è caduto quando una maledetta galleria sotterranea - in epoca di caldo africano - gli ha rovinato irrimediabilmente l'apparato radicale. A nulla sono valse le mie annaffiature costanti e il richiudere subito il tunnel con altra terra. Così come a nulla è servito il mio distruggere quotidianamente le gallerie, appianare le motte, inveire e sfruttare la gatta che defecava regolarmente entro quei dannatissimi buchi. Ma poi, ad un certo punto, è arrivato l'autunno, e io ho deciso di rimandare la cosa alla primavera. Ed eccoci qui: di nuovo in guerra contro le maledette talpe!

Maledette ma indubbiamente simpatiche! Foto di Mick. E. Talbot su Wikipedia

L'invasione non si è fermata affatto durante l'inverno e questa primavera è esplosa in tutta la sua potenza distruttrice: tunnel e buchi ovunque, motte e gallerie, piante sradicate (attualmente il bollettino di guerra vede vittime una dalia e, ancora, un mirtillo, ma anche gli asparagi appena messi a dimora). Se ho rinunciato a cercare di controllare il fenomeno nel prato, non posso davvero arrendermi quando vedo minacciato tutto il mio orto! Si tratta di un danno economico, oltre che affettivo ed estetico. E così eccomi alla ricerca di metodi e strategie per cercare di vincere almeno qualche battaglia...

Una delle tante gallerie nel mio giardino...

Punto primo: conosci il tuo nemico. La talpa è un mammifero soricomorfo, non un roditore come spesso si crede. Dalla folta e morbida pelliccia, si nutre principalmente di lombrichi e larve di insetti, scavando nel terreno le tipiche gallerie grazie alle sue potentissime zampe scavatrici. Facendo ricerche, ho scoperto che in un giorno una talpa "in caccia" può scavare fino a 7-8 metri lineari di tunnel! Una vera impresa per quest'animaletto, ma un bel disastro per il giardino. Inoltre l'animale non va mai in letargo ma anzi deve ben nutrirsi anche nei mesi freddi, motivo per cui le "mie" talpe hanno agito indisturbate pure durante l'inverno. Una talpa può vivere fino a 6 anni, riproducendosi una volta all'anno con cucciolate di 4-6 individui, i quali non appena saranno cresciuti, andranno a scegliersi un "territorio" da scavare in solitudine. Ecco perchè è abbastanza importante riuscire a limitare l'invasione delle talpe sul nascere, oppure nel giro un paio d'anni ci si potrebbe ritrovare il giardino battuto senza controllo da una decina di questi efficacissimi scavatori.
Punto secondo: bisogna accettare il fatto che non esistono rimedi miracolosi in grado di convincere permanentemente le talpe a traslocare. Quel che si può fare è una sorta di "guerra di lorogamento", in cui però rischiano sempre di vincere loro. Mai abbassare la guardia, o ogni metro di terreno conquistato potrà facilmente tornare di dominio del nemico. 
Qui di seguito vi espongo i metodi e i rimedi suggeriti da contadini ed esperti per contrastare le talpe, alcuni anche piuttosto pittoreschi...

Chi vincerà? Io un'idea ce l'avrei... Foto di Dieder Plu su Wikipedia

Veleno e trappole... non sono giuste soluzioni!
Va evitato l'uso nel terreno di ogni tipo di veleno, perchè è una pratica sia crudele sia estremamente pericolosa per tutti gli altri animali, uomo compreso. 
Chi volesse provare a catturare le talpe con trappole, ne esistono di due modelli: una mortale (a scatto, alla stregua di quella per topi, soluzione che preferirei evitare), una no (un tubo che cattura l'animale senza danneggiarlo, sta a voi capire dove liberare poi la talpa catturata). Il forte limite di queste trappole è che sono senza esca e quindi, una volta posizionate nella galleria, non danno alcuna garanzia di catturare in tempi brevi l'animale. Inoltre, chi le ha provate spesso testimonia che la talpa gira al largo: infatti sarà anche cieca, ma ha un olfatto eccellente che certamente le suggerisce di stare lontana da ogni diavoleria umana. Mica scema!

Distruzione quotidiana
La prima cosa abbastanza istintiva che viene da fare di fronte a un'invasione di talpe, è agire subito sulle sue manifestazioni più importanti: appianare le motte di terra (peraltro dannosissime per il tagliaerba) e far collassare i metri di gallerie che serpeggiano sotto il nostro passo e vanno a dannaggiare gli arbustri e i fiori. Allo stesso modo, c'è chi consiglia di inondare con l'acqua i tunnel, individuando uno o più fori d'entrata.
Nella mia esperienza, purtroppo nessuno di questi due metodi sortisce davvero effetto. Sono certa di aver disturbato le talpe in questa maniera, ma non ho ottenuto alcun risultato apprezzabile. I tunnel vengono ben presto ricostruiti, le motte ricompaiono più alte, soffici e mastodontiche di prima, tanto da farmi sospettare che sottoterra ci siano dei castori, altrochè talpe. 

Potessi farvi vedere la dimensione di questa motta... restereste stupiti!

Le piante antitalpa
Esistono poi due tipi di pianta considerati "antitalpa", a causa dell'odore sgradevole che emettono: Euphorbia Catapuzia e la bellissima Fritillaria. Sembra la soluzione ideale: naturale, cruelty free e se la pianta è pure bella siamo a cavallo! Tutti i neofiti della guerra alle talpe inizialmente esultano a queste informazioni, ma la fiducia e l'entusiasmo ben presto si ridimensionano di parecchio. L'Euphorbia è una pianta annuale che nella mia zona è considerata spontanea se non infestante, produce un lattice tossico e, diciamolo, non è il massimo della bellezza. Si riproduce tramite semi e quindi spesso nasce un po' dove le pare.
La Fritillaria invece è un bulbo che genera una pianta fiorita davvero meravigliosa: lo scorso autunno ne ho interrate sei e i fiori (gialli, arancioni o rossi) sono di una bellezza disarmante. In questo caso si tratta di una perenne, mi è stato detto inoltre che tende a moltiplicarsi facilmente andando a creare "isole" fiorite nel giardino. Aspetto fiduciosa quest'esito... ma solo dal punto di vista estetico, perchè le talpe di fronte a queste due piante semplicemente le scansano, spostandosi giusto di alcuni passi! Bisognerebbe forse fare una sorta di "recinzione" di Fritillarie ed Euphorbie a protezione della zona che si vuole salvaguardare... ma allora questa andrebbe prevista ben prima dell'arrivo delle talpe.

Euphorbia catapuzia, foto di Tigerente su Wikipedia
Fritillaria imperiale, foto di Moralist su Wikipedia

I bastoni vibranti o sonori
La talpa possiede anche un udito molto fine e sviluppato, per cui si cerca di disturbarla con stimoli sonori fastidiosi. Un metodo "fai da te" prevede ad esempio di conficcare una serie di bastoni nel terreno, sulla cui estremità sia infilata una bottiglia o una girandola: con il vento, questa dovrebbe muoversi dando luogo a vibrazioni e rumori molesti. Non ho ancora provato questo metodo, ma francamente in internet si leggono solo testimonianze fallimentari in merito... anche perchè immagino molto dipenda dalla frequenza e forza delle folate di vento. Forse a Trieste il sistema potrebbe avere qualche chance di successo... ma nella placida pianura ferrarese, dove il vento non è regolarmente di casa, non saprei.
Altro discorso per i "dissuasori" ad ultrasuoni, apparecchi a forma di bastone da piantare nel terreno in grado di emettere rumori fastidiosi, alimentati con un piccolo pannello solare. Anche in questo caso sembra la soluzione ideale, al pari delle piante... invece le testimonianze dicono ben altro: chi rivela che la talpa se ne infischia bellamente, chi addirittura si lamenta perchè gli apparecchi emettono fischi fastidiosi anche per l'uomo. Non so dirvi se si tratti di oggetti difettosi o di uso scorretto degli stessi, certo è che le recensioni non mi hanno per nulla convinta all'acquisto di questo strumento. Vedremo se in futuro mi ricrederò, forse alla fine le proverò tutte, questo metodo compreso.

AGGIORNAMENTO: infatti ho dovuto provare anche i bastoni vibranti e sonori e solo con questi, collocandone ben 3 nell'orto (l'efficacia per i 500 metri quadri ciascuno, promessi sulla scatola, non è mai tale), credo di essere riuscita ad arginare l'invasione talpesca!

Predatori naturali...?
In natura i predatori della talpa non sono molti: volpi e tassi. Dei secondi nella mia campagna non c'è traccia, diverso il discorso per la volpe... che, però, è un altro animale che sarebbe meglio stesse lontano dalle proprietà e dai cortili domestici. Chi si può invocare allora?
Ho avuto esperienza di alcuni cani particolarmente abili nella caccia alla talpa, che si divertivano poi per giorni a giocare con i macabri resti della preda. Certo, non una bella sorte per la nostra agguerrita scavatrice. Ma non so se questo valga per ogni cane e comunque non si può certo pensare di adottarne uno a scopo "anti-talpa"... sarebbe un rimedio piuttosto impegnativo, non vi pare?
E i gatti? Sebbene qualche volta il gatto riesca anche ad acciuffare una talpa, di solito si tratta di individui debilitati o molto giovani: non è solitamente una preda alla sua portata, anche perchè le talpe difficilmente emergono dal sistema di tunnell sotterranei (anche molto profondi) e quindi sono altrettanto faticosamente cacciabili dai gatti. 
Alcuni contadini delle mie parti sostengono che se si piazzano nei buchi delle talpe le feci dei gatti, queste fungono da deterrente puzzolente per scacciarle. Non ci ho neppure provato, perchè - come detto all'inizio, non scherzavo! - la mia gatta spesso sfrutta i cumuli di terra smossa dalle talpe per scavare a sua volta e farci i bisogni. Che vi posso dire? Più che un disturbo, pare esserci una sorta di mutualismo... Le talpe continuano felici a scavare e produrre "montagnole", la mia gatta continua felice a scavarle e produrre... beh, avete capito. Aratro e concime naturale, a costo zero.

Odori sgradevoli
Ultimi rimedi, ultime speranze. Abbiamo capito che la talpa è sensibile a rumore ed odori. Bisognerebbe quindi sfruttare a nostro favore questa sua peculiarità. L'idea è di "bombardare" i tunnel con puzze e odori fortemente sgradevoli. 
In commercio si trovano ad esempio delle specie di "candelotti fumiganti" per "affumicare" le gallerie sotterranee e renderle inabitabili... ma altrettanto si trovano pareri discordanti sulla loro efficacia. Sono senz'altro un po' difficili da usare, perchè serve esperienza per individuare l'entrata di uno dei tunnel principali, altrimenti si rischia di sprecarli per semplici gallerie transitorie di caccia superficiale. Inoltre non so, una volta che il fumo si sarà disperso, se effettivamente la terra resti impregnata di qualche odore sgradevole, o se alla talpa basti scavarsi un altro tunnel poco più in là.
In alternativa, si consiglia di interrare nei buchi: batuffoli di cotone imbevuti di olio di ricino o olio di menta piperita, oppure palline di naftalina, spicchi d'aglio o di cipolla. Puzzolenti rimedi naturali e innocui, la cui efficacia decade però dopo pochi giorni o addirittura poche ore, se piove. 
Recentemente sto provando un "disabituante" per talpe in gel: sono dei cubetti verdastri puzzolenti, non tossici, che vanno appunto inseriti nei buchi e nelle gallerie. Il vantaggio rispetto agli odori "naturali" è la loro durata: più resistenti alla pioggia, non si decompongono e dovrebbero durare almeno un paio di settimane. Vi dirò che ho iniziato da una decina di giorni a disseminare le buche nel prato accanto all'orto con questi cubetti... mi sembra attualmente in corso uno stallo tra me e le talpe, speriamo che possa valere il "chi la dura, la vince!".

AGGIORNAMENTO: confermo quanto detto, questi cubetti effettivamente "scoraggiano" la talpa, ma non sufficientemente e non prevengono l'arrivo della suddetta scavatrice. Inoltre sono piuttosto costosti e quindi una battaglia contro le talpe combattuta solo a suon di cubetti sarebbe estremamente onerosa.

Sembra kriptonite, ma sono cubetti di gel anti-talpa... speriamo siano efficaci!

E questo è quanto. Un vero e proprio "catalogo" di metodi, armi e rimedi, che purtroppo sembrano lasciare un po' il tempo che trovano. E voi, ne conoscete altri? Avete per caso scoperto una strategia efficace per combattere la talpa? 
Devo essere sincera... idealmente le talpe mi stanno simpatiche e difficilmente riuscirei ad ucciderne una, nonostante i tanti danni che mi provocano. Ma sono più che decisa a rendere loro la vita difficile, per lo meno nei dintorni dell'orto dove ho messo a dimora tanti arbusti di piccole bacche (ribes, more, mirtilli, lamponi, uvaspina), dall'indubbio valore economico... oltre che affettivo! 
Spero di riuscire ad arrivare quanto meno ad uno stallo con le talpe... per il resto del giardino sono disposta a chiudere un occhio, ben sapendo che dovrò comunque rassegnarmi a convivere con questo infaticabile scavatore... e cercando di vederne anche i lati positivi: arieggia e "ara" il terreno meglio di una fresa, mangiando anche qualche larva di insetto dannoso per l'agricoltura. Come si dice... quando è d'obbligo vedere il bicchiere mezzo pieno!

mercoledì 26 settembre 2018

Confettura di pomodori verdi

Oggi condivido con voi la ricetta che mi ha tenuta impegnata la scorsa domenica, dopo il pomeriggio del sabato trascorso a "disfare" l'orto. Quest'anno in realtà avevo piantato solo una dozzina di piante di pomodoro, che nei mesi estivi hanno fruttificato oltre ogni più rosea previsione. Ho mangiato pomodori per tutt'estate, regalandone anche in lungo e in largo, e ancora ne ho il frigo pieno! Le piante hanno continuato a produrre anche in queste settimane e così erano cariche di pomodori verdi che non sarebbero mai maturati, complice quest'ondata di aria freddina e le giornate via via più corte. Sabato scorso, prima di levare tutte le piante, ho raccolto quindi diversi chili di pomodori acerbi, apprestandomi a trasformarli in un'ottima e originale confettura, adattissima per accompagnare formaggi freschi o stagionati, oppure per farcire una classica crostata.





Ingredienti (dose per 1 kg di pomodori, fate le dovute proporzioni per aumentare la quantità):
- 1 kg di pomodori verdi, al netto dello scarto;
- 350 g di zucchero semolato;
- 1 limone biologico (scorza e succo) di medie dimensioni.

Alla mattina: mettete in ammollo i pomodori, lavateli accuratamente, asciugateli e poi tagliateli a pezzetti, eliminando il torsolo e le parti più danneggiate. Io ho tenuto sia la buccia che i semi, a patto che il pomodoro fosse sano. Dopo aver ridotto a pezzetti i pomodori, porli in una casseruola insieme allo zucchero, alla scorza di limone a tocchetti (o grattugiata, come preferite) e al succo di limone: lasciarli riposare per almeno 6 ore, mescolando di tanto in tanto. Si creerà uno "sciroppo" molto abbondante, ma non preoccupatevi, si restringerà in cottura! 
Al pomeriggio, trascorso il tempo del riposo, trasferite la casseruola (importantissimo che sia a fondo spesso) sul fuoco e armatevi di pazienza: a me sono servite circa 3 ore per ottenere una confettura ben densa e caramellata, l'ultima ora ho dovuto mescolare di continuo per evitare che si attaccasse.
Ancora da bollente, invasare nei vasi ancora caldi dal lavaggio in lavastoviglie, chiuderli e aspettare: con il raffreddamento, il coperchio dovrebbe far uscire l'aria e sigillarsi automaticamente. In caso contrario, potete procedere con la bollitura a bagno-maria, oppure conservare in frigo.
Si tratta di un'ottima idea per non sprecare i pomodori che non matureranno più, ma che ancora sono sulle piante dell'orto in questo periodo... e avrete una confettura deliziosa, da gustare durante l'autunno e l'inverno, buona anche come "idea regalo" per veri buongustai!

martedì 19 luglio 2011

Una stagione: l'estate (2011-2)

Anche se l'idea di Kosenrufumama prevede che i post "stagionali" vengano pubblicati il giovedì, io pubblico oggi questo scorcio di estate... nell'orto, dove la stagione dà il meglio di sè.

Ciocca vi dà il benvenuto nell'orto
Il momento migliore per lavorare nell'orto è la mattina presto o la sera dopo cena, quando il caldo è meno soffocante e magari c'è un pò di vento... che scuote le piante e innumerevoli fiori.

Fiore di radicchio, andato in seme


Fiore di melanzana

Fiore di zucca
Il nostro (mio e di mia mamma) orto è piccolino, ci sono poche varietà di verdura... insalata e radicchio (ormai a fine ciclo), pomodori cuore di bue, melanzane violette, zucchine, qualche pianta di zucca (per la quale però c'è poco posto).

Pomodori ancora verdi

Una bella melanzana

Zucchine
Se ben curata, ogni pianta è molto produttiva... ma la pianta di zucchina in particolare non si può perdere d'occhio: le zucchine vanno raccolte al momento giusto...

Ancora zucchine
... perchè se si lascia troppo sulla pianta una zucchina, questa cresce a dismisura, purtroppo perdendo sapore, gusto e diventando grande e acquosa, buona solo per zuppe di verdura. Se non ci si dedica a tempo pieno all'orto, è facile che qualche zucchina "sfugga" alla vista, magari nascosta sotto le grandi foglie, confondendosi nel verde... ed ecco il risultato:

Maxi zucchina
L'orto non è solo un "passatempo verde", che rilassa e distende la mente rispetto ai ritmi frenetici che la vita di tutti i giorni ci impone... l'orto è anche, per chi può permetterselo, un diverso modo di mangiare e di cucinare, perchè c'è un gusto particolare nel raccogliere la verdura direttamente nel proprio giardino. Non si tratta solo del gusto che c'è nel mangiare qualcosa che si è coltivato con le proprie mani, si tratta anche della gratitudine che si prova per la terra, che ci elargisce a poco prezzo alimenti ottimi.
Andare al supermercato e comprare zucchine e pomodori è diverso: annulla totalmente ogni rapporto tra noi e la terra, tra noi e la natura.


Prodotti del nostro orto
D'estate l'orto offre fin troppe verdure: poche piante per ciascun ortaggio superano comunque, all'apice della produzione, il nostro fabbisogno familiare. Ecco quindi che pomodori, melanzane e zucchine si trasformano in sugo per la pasta, da congelare per l'inverno.

Riserva di verdura per l'inverno

Se questo post vi è piaciuto, vi consiglio un libro: L'orto di un perdigiorno, di Pia Pera. Una citazione dalla copertina: "Quando si hanno ad attenderci fuori casa un orto o un giardino, non si vorrebbe far altro. È la pace. Un senso di pienezza. È quella beatitudine che fa assaporare il vento, le nuvole nel cielo, il pendio di una collina, uno scroscio di pioggia. In questo libro Pia Pera ci trasmette il senso di questa felicità descrivendo il suo apprendistato nei campi, la sua nuova vita in un podere della campagna toscana dove ha cercato di riannodare il legame spezzato con la terra. E ci suggerisce anche che invertire il senso di marcia di un’economia che sta distruggendo il nostro pianeta è possibile. Come pure coltivare parte del cibo che mangiamo, non sprecare troppo, inquinare un po’ meno".


La copertina del libro

Infine, vi invito a visitare Orti di Pace, il progetto di Pia Pera che si propone di creare una rete in Italia tra tutti gli appassionati: "Le cose da fare sono tante: orti e giardini didattici nelle scuole, orti terapeutici dove coltivare la pace interiore, orti per chiunque, pur non possedendo terra, desideri coltivare fiori e ortaggi in uno spazio pubblico" (fonte qui).