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venerdì 3 gennaio 2020

Blob romano: Sergio Leone, Il Male, cimitero acattolico e un cinema a sorpresa

Cinque giorni a Roma e gli autobus funzionavano. Non è meraviglioso? Poi tanto Bernini e Caravaggio e due mostre a cui tenevo molto. Una sera ci siamo accorti che dormivamo a poche centinaia di metri da un palazzo cinquecentesco con all'interno il cinema Quattro Fontane da pochissimo ristrutturato e riaperto; quattro sale proprio come le famose fontane del XVI secolo che danno il nome all'omonima strada. Ho visto Ritratto della giovane in fiamme della regista francese Céline Sciamma. Qui sta la bellezza di Roma, città sempre affollata nei soliti posti, ma se si esce dai circuiti ben noti ci si ritrova nel silenzio di una chiesa o in una piazzetta di quartiere con una rosticceria e tre tavoli dove con 10 euro si mangia da dio.

Emozionante la mostra su Sergio Leone (fino al 3 maggio all'Ara Pacis).
Sergio Leone con Fellini sul set di Amarcord
























La Mostra per i 40 anni del Male (ne avevo parlato qui)
Le foto del finto arresto di Ugo Tognazzi



























Il cimitero acattolico




























Lungo Tevere di prima mattina


venerdì 27 dicembre 2019

2019: film e serie dell'anno


In diversi post ne ho già parlato, per cui non mi ripeto. Mi piacciono queste liste di fine anno perché danno la possibilità di recuperare ciò che si è perso per strada: musica, cinema, serie, libri. Insieme agli affetti, tutto quello che ci permette di tirare avanti.

5 FILM
La favorita
Parasite
La donna elettrica
Green Book
Joker

ITALIANI
Il Varco
Martin Eden

DELUSIONI
I morti non muoiono  (Da Jarmush ci si aspetta di più)
Vox Lux 
Suspiria 

SERIE 2019

Chernobyl @@@@@
La serie dell'anno è come un film horror ma è pura realtà.

True Detective @@@@ 
Escape at Dannemora @@@@
Barry II @@@@
Il trono di spade VIII @@@@
Dark II @@@@

Mr. Robot @@@½ (Fuck society!)
Il metodo Kominsky @@@½ (Caustico e geriatrico con battute fulminanti) 
World on fire @@@½ (BBC garanzia di qualità)
Peaky Blinders V @@@½ (Thomans fucking Shelby)
Mindhunter II @@@½
The Handmaid's tale III @@@½
La fantastica signora Maisel II @@@½
After Life @@@½  (Ricky Gervais patrimonio dell'umanità)
The end of the f***ing world @@@½ (Troppe aspettative, 1° stagione inarrivabile)

Watchman @@@
Undone @@@
Gomorra IV @@@
Big Little Lies @@@
Fleabag II @@@
Counterpart II @@@
The Long Song @@@

Collateral @@½
Killing Eve II @@½
The OA II stagione @@½ (Come entrare in un labirinto e non trovare più l'uscita. Peccato!)
Love, Death + Robots @@½
I am the night @@½
Suburra @@½
Russian Doll @@½

Carnival Row @@
The Crown III @@ (La puntata sulla noia del principe Filippo è stata il colpo di grazia)
Another Life @½
Osmosis @ 

domenica 15 dicembre 2019

Caligari e altre cose belle di fine anno

Spero di vedere presto questo film documentario su un grande regista spesso dimenticato e sottovalutato. Solo tre film, di cui l'ultimo, Non essere cattivo, concluso grazie al contributo di Valeria Mastandrea perché Caligari stava già molto male.



Qualcosa di meraviglioso
Visto la scorsa settimana prima dell'orgia di stronzate natalizie: una storia di immigrazione e integrazione da proiettare in tutte le scuole. Una storia di riscatto sociale attraverso il gioco degli scacchi. Qua.




















Come trasformare e migliorare una hit mediocre degli anni '80.





Joana Karda - Le molte vite di Magdalena Valdez
L'ultimo libro che ho letto e apprezzato è opera di un collettivo di scrittrici: un'italiana che vive a Lione (Vanessa Piccoli), un’italiana che vive a Trieste (Claudia Mitri), un’indiana che vive a Trieste (Laila Wadia) e una lettone che vive a Bologna (Lolita Timofeeva). Quattro donne per raccontare la storia di una donna che assumerà altri nomi, altre patrie, altre lingue. Così di capitolo in capitolo troviamo Maggie, Lenočka, Lena, Maddalena e Mad. Un percorso che dallo Sri Lanka giungerà a Trieste, e infine in Brasile, passando attraverso l’Unione Sovietica della Perestrojka, la Roma di tangentopoli e la Trieste post basagliana.


Oggi è l'anniversario dell'uscita di London Calling: 14 dicembre 1979.
Uno di quei dischi che ha cambiato e reindirizzato il corso della musica. Peccato che il richiamo di Londra in questi giorni sia di tutt'altro tenore. Vedremo...
Su Jacobinitalia

lunedì 25 novembre 2019

Capitalismo e parassiti

Un film e un libro con approcci distanti anni luce affrontano lo stesso tema tristemente comune e attuale: gli effetti nefasti del capitalismo globalizzato.
Nella Corea del Sud rappresentata in Parasite la lotta di classe è stata ormai soppiantata dalla guerra tra poveracci. Bong Joon-ho racconta la marginalità contemporanea con sarcasmo e humour nero in una metafora geniale e tagliente della nostra società sempre più competitiva e nello stesso tempo indifferente verso gli ultimi o con chi è caduto in disgrazia. Senza dubbi uno dei film dell'anno. Se non l'avete ancora visto, non leggete assolutamente nulla della trama e ve lo godrete al cento per cento.

La prima volta che ho conosciuto Marta Fana (ricercatrice di economia a Scienze politiche a Parigi) era in TV, contrapposta all'intoccabile Farinetti, il cui perenne sorriso di fronte alle critiche centrate della ragazza, si è congelato in un ghigno. Sto leggendo il suo libro (scritto col fratello Simone) che va in profondità, alle radici delle imprese parassitarie che hanno fatto impoverire milioni di lavoratori in Italia e in tutto il mondo con la complicità di quei governi che hanno contribuito a far diminuire i redditi, le tutele, i diritti, fino a far scomparire la prospettiva di un futuro decente.


Uno dei tantissimi esempi è quello di mio figlio, neo-laureato in scienze statistiche: per poter lavorare ha dovuto accettare due diversi impieghi (un contratto di sei mesi, poi un altro di un anno) il primo a 600 e il secondo a 700 euro mensili. L'affitto dell'appartamento in cui vive a Bologna è di 900 euro (devono dividerlo in quattro).

Si tratta di attrezzarsi, di giocare in anticipo, prima che qualcuno possa utilizzare la rabbia e la disperazione per dividere gli ultimi dai penultimi. Ci stanno già provando i nuovi imprenditori della paura, a scavare nei drammi che lo sfruttamento impone nelle vite di milioni di persone, in quel senso di insicurezza che travolge chi non ha nulla. Stanno provando a scaricare la rabbia verso il basso per poter liberare l'alto...

sabato 9 novembre 2019

Il VARCO

Le storie esistono ovunque, basta andarle cercare. Poi bisogna poi saperle raccontare, ma pochi ne sono veramente capaci. E' quello che sono riusciti a fare in maniera formidabile Federico Ferrone e Michele Manzolini, già autori di Il treno va a Mosca, con questo lungometraggio realizzato con materiale d'archivio e presentato a Venezia nel sezione Sconfini. Per completare l'opera i due registi si sono affidati alla voce di Emidio Clementi dei Massimo Volume e alla penna di Wu Ming 2. Due anni di ricerca in vari archivi hanno portato alla scoperta di materiali eccezionali girati privatamente da due soldati italiani durante la campagna russa della seconda guerra mondiale. Documenti incredibilmente preziosi che si sono salvati grazie al ritorno dei due militari da una licenza prima di un disastro che si può definire il cuore di tenebra italiano.


Dai registi:“La ricerca che abbiamo fatto ci ha portato a scoprire vari fondi archivistici realizzati dai soldati in Russia. Molti sono noti, come quelli dell’Istituto Luce, altri completamente inediti, come quelli delle famiglie Franzini e Chierici. Il punto forte è stato usare questo materiale per rompere con il documentario e inventare una storia verosimile, legata alle coordinate storiche. Usare un personaggio nuovo, di finzione, con particolari precisi (ha un passato sporco che lo perseguita dalla sua esperienza in Africa, ha legami famigliari con la Russia) ci ha dato una libertà. Creare questo personaggio pone delle questioni narrative e morali importanti, non tanto quando le immagini raccontano una storia collettiva ma quando si affronta la sua parte intima. Abbiamo utilizzato l’archivio personale di una persona reale per raccontare la vita privata nel nostro protagonista.

Nell'estate del 1941, la Germania nazista invade l’Unione Sovietica e poco dopo l’Italia manda i suoi primi soldati sul fronte ucraino. I giovani volti sorridenti affacciati ai finestrini del treno sono totalmente ignari dell'inferno che li attende. Si attraversa l'Austria, l'Ungheria e la Romania fino ad arrivare in territorio sovietico, in un'Ucraina spettrale e devastata dai bombardamenti, dove incontrano i primi prigionieri russi. L'esercito di Stalin sembra vicino alla resa... ma i conti si salderanno più avanti con l'arrivo del Generale Inverno. Quei volti segnati, quei militari che marciano in mezzo alle macerie e al fango aprono uno squarcio nella Storia e rimandano ai film di guerra più prestigiosi della storia del cinema come Orizzonti di Gloria. Ho vagato con la mente ai pochi ricordi della storia di mio nonno, che ho conosciuto solo da bambino, tornato traumatizzato dall'Albania con i piedi amputati per la cancrena e finito al Manicomio di S. Maria della Scaletta di Imola.
Nel complesso un fantastico lavoro di montaggio, musica e sceneggiatura. Un film ibrido; un esperimento ben riuscito attraverso un tipo di narrazione che impatta con forza anche con l'attualità, soprattutto quando gli autori realizzano un parallelo utilizzando riprese dei giorni nostri, essendosi recati negli stessi luoghi dell'Ucraina solcati dall'esercito italiano nel 1941. 
Dopo la proiezione c'è stato l'incontro con l'autore della colonna sonora (Simonluca Laitempergher) e con uno dei registi (Minzolini) particolarmente legato alle nostre zone, perché il suo primo film è nato proprio grazie al materiale girato dal padre ex-partigiano di una nostra amica, recatosi a Mosca negli anni '50. In sala abbiamo portato la sua gloriosa telecamera in Super 8: la prima che probabilmente ha filmato senza i filtri e in diretta l'inganno del comunismo di Stalin.




mercoledì 16 ottobre 2019

Pensieri sparsi su malanni, cinema e serie: dagli zombi di Jarmusch a El Camino

Sono sopravvissuto a ben tre settimane di ascessi con febbre. Mai avuto uno in vita mia e ciò non fa altro che confermare che il 2019 è stato annus horribilis (demmerda direbbero i veri latinisti) per una serie di altre sfighe che non ho intenzione di elencare.
Zero musica ultimamente: non sopportavo più niente; solo camminare in silenzio sull'argine del fiume, più qualche serie e film, abbinati a massicce dosi di antidolorifici per scacciare un dolore lancinante.


I morti non muoiono - Jim Jarmusch  
Da uno come Jarmush ci si aspetta molto di più. Anche il sottotesto (zombie/consumismo) è superscontato già visto e sentito. Giusto qualche gag ironica com'è nel suo stile, ma per il resto poca roba e cast sprecato.

Yesterday - Danny Boyle  
Un mondo nel quale i Beatles come band non sono mai esistiti. Nessuno (o quasi) ne ha memoria, perciò chiunque sa suonare potrebbe appropriarsi delle loro canzoni. John Lennon esiste ma fa tutt'altro. Commedia leggera, a tratti leziosa, con un Danny Boyle abbastanza irriconoscibile. Una mezza occasione persa che si salva in corner solo per la musica.

C'era una volta a Hollywood - Q. Tarantino  
Si sono scritti trattati e sono partiti spoiler a raffica. Sono riuscito a non sapere nulla e me lo sono goduto, anche se non lo metto in cima alla lista dei suoi film. Una marea di suggestioni e citazioni (forse troppe) e sempre comunque ci accompagna l'utopia di un regista in grado, con il cinema, di sovvertire la Storia.

El Camino - Vince Gilligan  
Senza infamia nè lode. Non aggiunge granchè, ma è quasi obbligatorio per chi si è appassionato a Breaking Bad e vuole sapere che fine ha fatto Jesse Pinkman.


Mindhunter II - (Netflix)  
Seconda stagione per la serie prodotta da David Fincher che non delude e si conferma su un livello alto. Ne ho già parlato qui.

Undone - Amazon Prime  
Un gioellino di animazione rotoscope dai creatori di Bojack Horseman. Otto brevi puntate dove la protagonista dopo un incidente impara a spostarsi dal presente al passato e al futuro prossimi in una visione alterata dello spazio e del tempo. Interessante, anche se non mi ha preso completamente.

Peaky Blinders V - BBC e Netflix  
Una delle serie più pazzesche e iconiche degli ultimi anni (con una colonna sonora di livello superiore). Si mantiene ancora sopra la media, anche se inizia a segnare il passo. Oltretutto doveva concludersi, ma l'audience altissima in UK ha fatto cambiare idea ai produttori. Questa tendenza comincia, in generale ad essere fastidiosa.

giovedì 26 settembre 2019

Forse non capisco le nuove frontiere dell'horror d'autore

Tanto tempo fa (eh sì, questo blog è decrepito) scrissi un post intitolato La mia rassegna di horror d'autore dove mi divertivo a selezionare dieci titoli capolavoro e a raccontare il mio strano rapporto con questo genere. Sono passati dieci anni e torno sull'argomento perché, spinto dalla curiosità, ho visto di recente Midsommer - Il villaggio dei dannati. Non fatevi infinocchiare dalle recensioni dei vari siti horror hipster-cinefili: Midsommer è un film estenuante sotto ogni punto di vista. Quasi due ore e mezza interminabili, ambientate nelle lande di una Svezia verde e bucolica, in cui il regista si fa prendere la mano come un Shyamalan allucinato e definitivamente fuori controllo. Impatto visivo notevole, ma pretenziosità a tonnellate e ansia da prestazione. Ari Aster già non mi aveva del tutto convinto con Hereditary (anch'esso peraltro lunghissimo) e se questi sono i livelli dell'horror d'autore attuale, mi sa che la mia lista rimarrà identica per altri dieci anni.

...Per tacere, del décor bucolico, popolato da sosia di Benny Hill, infestato da mammane e ingentilito da epigoni della Manson Family: ti aspetti, questo sì, che qualcuno se ne venga fuori con un “ricoolaaa!”, davvero non sfigurerebbe. (cinematografo)


domenica 8 settembre 2019

Martin Eden: occhi, cuore e cervello

Uscire dal cinema con una sensazione di appagamento; purtroppo non capita più molto spesso. Dopo la visione di Martin Eden la sensazione è stata questa: suddivisa in tre parti eguali tra occhi, cuore e cervello. Ispirandosi liberamente al romanzo omonimo di Jack London, il regista casertano Pietro Marcella realizza un'opera universale, mostrando l'evoluzione del protagonista da ragazzo a uomo attraverso l'emancipazione che si riesce a conquistare grazie alla cultura e all'istruzione. Lo fa, dal mio punto di vista, in una prospettiva che non assomiglia a niente di già visto al cinema. Dalla San Francisco di inizio novecento la storia viene riadattata in una Napoli dei primi decenni del secolo in cui l'orizzonte temporale viene disseminato con elementi anacronistici (arredi, auto moderne, oggetti appartenenti ad epoche differenti) e filmati d'archivio. Un campo d'azione dilatato che ha per protagonista un'incredibile Luca Marinelli nei panni di Martin Eden, marinaio semi-analfabeta affamato di conoscenza, che cresciuto nella miseria, investe tutte le sue risorse umane per colmare il divario intellettuale che lo divide dalla famiglia alto-borghese della ragazza di cui si è innamorato. Saranno proprio la consapevolezza acquisita e la comprensione delle questioni politico-sociali che hanno attraversato tutto il novecento, che lo porteranno ad una sorta di disillusione nonostante il nuovo status sociale ed intellettuale raggiunto attraverso il successo letterario.

“Adesso tutti mi cercate. Ma prima scrivevo le stesse cose e non mi voleva nessuno. Erano le stesse cose!


giovedì 18 luglio 2019

Il cinema d'estate e un cult movie intramontabile

Col caldo poco cinema. Nelle arene estive quelli che mi interessavano più o meno li ho già visti. Alcune delle ultime visioni sono state parecchio deludenti: 
C'è tempo di Walter Veltroni, a tratti imbarazzante, nonostante un pur sempre bravo Stefano Fresi. Molto meglio come regista nei documentari.
Con Vox Lux e Tramonto (la seconda regia di László Nemes dopo l'ottimo Figlio di Saul) sono stato contagiato dalla noia. Per ora l'unico film recente degno di nota è American Animals.

Un'ottima iniziativa dalle mie parti è quella di abbinare la visione di un film con la degustazione di vini: si chiama cinemadivino e si svolge nelle campagne romagnole, ogni sera in una località differente. Il motto è amiamo il vino buono, il cinema e stare all'aperto. 
Domani sera non possiamo esimerci dal partecipare alla serata con Il Grande Lebowski. Ci perdonerà il Drugo se sostituiremo il White Russian con tre bicchieri di vino.


martedì 16 aprile 2019

Visioni: La donna elettrica - Osmosis e la fantascienza inflazionata

Nella Parigi di un futuro prossimo una società ha creato una nuova tecnologia con cui vengono impiantati nel cervello umano dei nano robot che aiutano a trovare l'anima gemella tra milioni di persone.
Osmosis è la conferma che di Black Mirror ce n'è uno solo e che il filone della fantascienza distopica sia parecchio inflazionato, soprattutto quando (in casi come questo) si cerca di seguire una tendenza in modo approssimativo, senza avere una visione originale. Prodotta da Netflix, è una serie francese che affronta tematiche già viste e riviste e che ben presto risulta irritante.



Dall'Islanda arriva il secondo film del regista Benedikt Erlingsson che affronta i temi ambientali in modo originale, in bilico tra dramma e commedia. La solitaria Halla, direttrice del coro del suo paese, combatte una guerra contro una multinazionale cinese che minaccia di stravolgere gli equilibri ambientali della sua isola. Per i toni mi ha ricordato Kaurismaki. La donna elettrica è uscito in sordina a fine 2018: un film utopico e ribelle che non cede mai ad una retorica scontata.
Jodie Foster ne ha acquistato i diritti con l'intenzione di girare una versione americana.


mercoledì 27 febbraio 2019

We the animals

L'istinto di sopravvivenza fa superare anche i passaggi più duri, ma le cicatrici restano dentro e spesso rielaborano il nostro percorso di crescita in modi diversi e imprevedibili malgrado le esperienze comuni.
We the animals è un film tratto dal romanzo semi-autobiografico di Justin Torres, che racconta la storia di tre fratelli che alle fine degli anni '80 vivono nelle campagne dello stato di New York completamente trascurati dai giovani genitori. I due, veniamo a sapere, si sono incontrati da adolescenti alle superiori a Brooklyn; la madre è rimasta incinta e poi, forse per motivi economici, si sono ritirati in una esistenza marginale ai limiti della sopravvivenza tra liti e lavori precari. Il padre è il tipico macho carico di testosterone: i figli lo ammirano e tendono a seguirlo.
All'inizio i ragazzini sono indistinguibili l'uno dall'altro: tre fratelli affiatati che passano le giornate da teppisti rurali, tra furti di cibo nei negozi di alimentari e negli orti, giochi pericolosi e visite a un giovane vicino di casa spesso intento a guardare film porno. Ben presto il piccolo Jonah manifesta una sensibilità diversa: osserva in silenzio ciò che gli accade accade intorno: i genitori nell'intimità, il bosco, l'incanto della natura; disegna di nascosto tutto quello che incamera, trasfigurandolo in immagini selvagge e poetiche. Oltre all'arte, l'arrivo della sessualità lo allontanerà dai suoi fratelli e il suo percorso verso la virilità si rivelerà completamente diverso. Zak Mulligan adotta uno stile impressionistico per trasmettere la vita interiore di Jonah, girando dialoghi stringati con la macchina da presa che si muove spesso a livello del suo sguardo. We the  animals è un  film che parla per immagini: crudo e lirico allo stesso tempo. Miglior film d'esordio all'Indipendent Spirit Awards, premio per il cinema indipendente a basso budget.
Se IMDb dice giusto, presto nelle sale, ma non ci giurerei.


venerdì 1 febbraio 2019

La Favorita

Aspettative mantenute per uno dei registi che ho più apprezzato negli ultimi anni. Con questo film Lanthimos supera le convenzioni di genere spiazzando per inventiva e originalità, pur mantenendo una connessione stilistica con i migliori in assoluto: la messa in scena e le inquadrature del Peter Greenaway di  Compton House; l'illuminazione naturale che si rifà a Kubrick e al suo capolavoro Barry Lyndon.
Ci si appassiona con gli intrighi di corte e le bassezze morali per accaparrarsi i favori della regina; non di meno per il sarcasmo e i dialoghi taglienti. Il palazzo reale si rivela un ambiente perfetto per esaltare le doti del regista greco nel saper raccontare l'allegoria del potere, la condizione femminile e la perfidia della natura umana. Emma Stone, Rachel Weisz e Olivia Colman sono una meglio dell'altra. 

Per chi non la conosce, andate a recuperare Dogtooth del 2010 (la sua opera migliore) film geniale e concettualmente disturbante premiato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e all'epoca tristemente ignorato dalla distribuzione italiana.