Parlare di se stessi, non è facile, e io cosa posso dire di me? Amo l'Arte in tutte le sue forme,pittura, scultura, musica...Tutto quello che fa bene agli occhi,alle orecchie e al cuore fa parte integrante della mia vita e del mio modo di vivere. Ho chiamato questo mio blog "I sentieri dell'Arte", proprio perchè su questi "viottoli" incantati possiamo trovare tante piccole cose che ci riconciliano con il mondo intorno...almeno così è per me! Mi basta guardare un quadro o ascoltare un po' di buona musica per ritrovare la serenità, e non è necessario che questi siano un Renoir o una sonata di Mozart, basta che siano delle belle cose da vedere e da ascoltare. Spero di condurvi nel mio mondo nel miglior modo possibile...Patrizia

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17 dicembre 2010

Decorazione: c'era una volta....e c'è ancora!





Tra il '600 e il '700, in Sicilia si sviluppò l'arte di modellare la cera che in termine tecnico si chiamò "ceroplastica".Veramente la sua nascita avviene già nel medioevo e fin da allora si profuse particolare attenzione nella cura di ogni dettaglio,le opere che ne venivano fuori erano dei capolavori assoluti di certosina pazienza. Partita da monasteri e conventi di Palermo e Trapani,quest'arte si diffuse un po' in tutta l'Isola e nel '600 gli artigiani divennero così bravi da essere richiesti in tutta Europa. Tra i piu' importanti bisogna citare il siracusano Gaetano Zumbo (o Zummo)che dopo aver fatto l'apprendistato in Sicilia, fu chiamato alle corti piu' importanti dell'epoca. I suoi lavori si possono ammirare a Napoli, al Museo della Specola di Firenze dove si trovano alcune delle sue opere piu' famose come il Trionfo del Tempo e la Corruzione dei Corpi, a Bologna si possono ammirare (per chi se la sente!)molte opere che rappresentano parti anatomiche umane realizzate per il piu' importante centro di anatomia umana dell'epoca. Al Victoria and Albert Museum di Londra, invece si trova una bellissima Natività che il famoso museo acquistò nel 1953.E proprio con le Natività e i Bambinelli che l'arte della ceroplastica incontra il favore popolare. Bellissime composizioni sotto campane di vetro, con Bambinelli dormienti, benedicenti o semplicemente seduti, trovano posto nei palazzi nobiliari come nelle umili case del popolo, e diventano bene prezioso da lasciare in eredità a chi verrà dopo....
Da bambina, mi è capitato di vedere questi preziosi manufatti e restavo incantata a guardare la minuziosità dei particolari, dei fiori, che avevano ognuno un significato diverso, un linguaggio simbolico oggi forse incomprensibile:la passiflora simbolo di fedeltà, la dalia, segno di riconoscenza,i piccoli crisantemi, emblema del dolore, le campanule, metafora di ubbidienza e remissività, i garofani che con i loro semi a forma di chiodo rimandano alla Crocifissione di Cristo.
Oggetti preziosi che adesso si possono ammirare solo nei musei e nelle collezioni private...
Era tanto tempo che desideravo costruirne uno che si ispirasse ad uno di quelli visti da bambina e finalmente ho trovato il tempo e l'ispirazione giusta per la sua realizzazione. Purtroppo il Bambinello è di produzione industriale (e non rinuncio all'idea di scolpirlo a mano...) ma i fiori, quelli no! Li ho fatti uno per uno a mano, modellandoli e componendoli su di un arco verde e sul muschio e la corteccia naturali che fanno da seduta al Bambino. Al centro dei fiori a simulare i pistilli ho messo dei rametti di corallo di Trapani nella migliore tradizione della mia zona.Un tocco prezioso in piu'! E così anch'io ho il mio Bambinello, non sarà antico come quelli visti da piccola, ma tra un po' di anni (facciamo cento?)lo sarà anche lui!

25 agosto 2010

Decorazione: "giocare" con le pietre...e i pennelli !







OMAGGIO AD ANTONIO CIOCI MAESTRO DEL COMMESSO FIORENTINO


Vassoio in terracotta con bassorilievi e imitazioni marmoree (dimensioni cm.54x38)






Questa è stata una delle opere che finora mi ha impegnata di più, iniziata a marzo 2009 per essere pronta a maggio 2010 per la Certificazione DI (Découpage Italia) . La passione che da sempre nutro per la storia dell'arte mi porta ad approfondire lo studio di tecniche del passato ed artisti purtroppo poco conosciuti. Uno di questi è Antonio Cioci che assieme al figlio Leopoldo, fu tra i più geniali modellisti per il commesso fiorentino, degno erede del grande Giuseppe Zocchi, maestro apprezzato alle corti di tutta Europa; riuscì a creare, fra il 1792 e il 1797, delle opere per la realizzazione di alcuni tra i più bei capolavori in marmo e pietre dure che si possono ammirare a Firenze alla Galleria Palatina e all'Opificio delle Pietre Dure. Perchè il modello su tela? Semplicemente perchè serviva da guida per il soggetto da andare ad intarsiare e per abbinare i marmi e le varie pietre ai colori corrispondenti dei soggetti dipinti , in poche parole prima nasceva il quadro e poi il commesso! L'immagine che ho usato sul mio vassoio, tagliata, scomposta e ricomposta per una composizione ottimale è proprio un'opera di Antonio Cioci realizzata poi in commesso di pietre dure da lui stesso, che oltre ad essere un ottimo disegnatore e pittore, è stato tra i pochissimi artisti, se non l'unico, a realizzare personalmente la trasposizione dal quadro in intarsio. Di solito il cartone o la tela con il lavoro veniva portato ai valentissimi artigiani fiorentini il cui nome ,purtroppo, rimane sconosciuto (le maestranze dell'Opificio restavano nell'anonimato...) .L'opera che ho scelto raffigura una collezione di vasi romani, che nell'originale del Cioci è realizzato su porfido rosso egiziano. Proprio quel porfido che l'anno scorso ho presentato come tecnica pittorica ai corsi di Castellabate (bellissima località sulla Costiera Cilentana in provincia di Salerno) per Découpage Italia, l’Associazione Italiana di Découpage, di cui mi onoro di far parte. Il lavoro è iniziato proprio dall'imitazione in pittura della base in porfido (faux finish), dopo aver naturalmente preparato accuratamente tutta la base, carteggiato e ripulito tutti i bassorilievi che si presentavano alquanto "sporchi" da cottura.Dopo aver dipinto il porfido (marmo di cui parlerò prossimamente) ho ricomposto l'immagine ritagliata nei minimi particolari ( da notare i tralci di convolvolo) eliminato parti e aggiunto soggetti in posizioni non originali, e incollato il tutto alla base in porfido.Ho iniziato le verniciature e le carteggiature che si sono protratte per mesi e di cui ho perso il conto, fino a quando la superficie non è stata completamente liscia. Dopo di che sono passata alla finitura della cornice a bassorilievo imitando l'avorio antico. Dipingendo e ombreggiando tutte le parti da mettere in evidenza e dando la caratteristica coloritura della zanna antica. Ho dorato a foglia e oro zecchino i particolari e le cornici interne ed esterne.Sul retro ho imitato in pittura un marmo bianco rosato e delicatamente venato, verniciato , lucidato e poi cerato a dovere.Il perchè di un abbinamento di materiali così diversi tra loro può sembrare azzardato, ma tutto ciò ha invece una spiegazione logica e storica insieme. Sono partita dal fatto che il lavoro del Cioci rappresenti una collezione di antichi vasi romani e proprio a Roma si crearono degli oggetti stupendi scolpiti nel porfido incastonati in cornici di avorio e montati su marmi pregiati! Lo testimoniano alcuni ritratti imperiali che si possono ammirare ai Musei Capitolini a Roma.Un gran lavoro, anche di ricerca, che mi ha appassionato molto e che mi ha dato la grande gioia e soddisfazione di ricevere in Certificazione Découpage Italia, un'altra coccarda rossa, massima qualifica per un découper!

22 maggio 2010

Storia dell'arte : La Calunnia ...non è un venticello!










Se facciamo un giro a Firenze, non possiamo non andare a fare una visita alla Galleria degli Uffizi, scrigno magnifico di meravigliose opere d'arte.
Nella sala dedicata a Sandro Botticelli, troviamo "La Calunnia" (1494-1496 circa), piccolo, messo a confronto con altri capolavori del pittore che troviamo nella stessa sala, come la "Nascita di Venere" o "La Primavera", ma che nei suoi 62x 91 centimetri, condensa tutti i significati che l'artista ha voluto rappresentare.
La sua lettura si esegue da destra verso sinistra.
La tavola raffigura una vasta sala aperta sul mare, incrostata da fregi e rilievi dorati e statue di uomini e donne illustri.
Un re siede in trono ed ha delle lunghe orecchie asinine, in cui due donne, personificazioni del Sospetto e dell'Ignoranza, sussurrano insinuazioni mentre il re tende il braccio verso un uomo incappucciato, il Livore, che fa altrettanto.
Questi è accompagnato da una fanciulla con una torcia ardente, la Calunnia, cui altre due giovinette l'Invidia e la Frode, abbelliscono i capelli con fiori e nastri per renderla più seducente e credibile.
La Calunnia trascina con la mano destra per la chioma il calunniato, ignudo e con le mani giunte in preghiera e, all'estrema sinistra della composizione, sono affiancate una vecchia macilenta con i vestiti logori, la Penitenza (o Rimorso ?) e una fanciulla ignuda con lo sguardo e la mano destra levati al cielo, personificazione della Verità che viene da Dio e alla fine trionfa.
Dal Vasari ci giunge notizia che il Botticelli avesse regalato il dipinto "ad Antonio Segni suo amicissimo" e forse lo avrebbe eseguito per festeggiare la riabilitazione dell'amico ingiustamente accusato per i suoi trascorsi filomedicei nel periodo della repubblica savonaroliana.