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domenica 13 dicembre 2009


Devo dire subito che questo libro di Milan Kundera all'inzio non ha prodotto in me un grande entusiasmo: l'intreccio tra i due filoni "temporali" del racconto (un piccolo viaggio dello scrittore-protagonista e di sua moglie in un castello dove, nel '700, una dama coinvolgeva il marito, l'amante n.1 e l'amante n.2, in brevi-lunghe schermaglie amorose) non mi sembrava che servisse alla "causa" del romanzo.
Ma, siccome io sostengo i libri che leggo, sempre e comunque, come creature indipendenti persino dallo stesso autore, e siccome spesso queste creature impiantano nella nostra memoria dei semini (alcune parole, frasi) che germogliano con il tempo, voglio sottolineare due elementi rimasti nella mia memoria.
-Il titolo,"La lentezza"...Kundera lega il concetto di lentezza alla memoria, utilizzando due equazioni della matematica esistenzialista:“C’è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio… Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria, il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio”.
-Il personaggio del Prof. entomologo che, scopritore di una nuova varietà di mosche, sente un senso di fierezza profonda (nonostante tutti sbaglino sempre a pronunciare il suo cognome impronunciabile) per aver fatto parte della Storia con la "S"maiuscola del suo paese all'Est, sempre confuso con qualche altro paese dell'Est, mi ha portato a riflettere sul fatto che alcune esperienze che percepiamo "epocali" per la nostra vita, e che ci aspettiamo che vengano apprezzate come tali anche dagli altri, perdono il loro alone quando vengono raccontate, quando escono dalla nostra memoria per incontrare un uditorio attento solo per brevi momenti.

mercoledì 9 dicembre 2009

Per chi ama la Letteratura, non solo le parole hanno il potere
di toccare nel profondo, ma anche quel suono unico prodotto
dalle pagine sfogliate.

In questo caso, ci mancherà il suono della carta, ma non l'emozione nell'accedere ai manoscritti autografi dell'autore francese
Stendhal, archiviati e disponibili on line, grazie alla decisione
della Biblioteca di Grenoble.

P.s. I testi sono solo in lingua originale.

domenica 22 novembre 2009


L'attentatrice è un libro importante perchè ha il pregio di rimescolare le carte in gioco.
Questo avviene già nella decisione saggissima dell'autore, Mohammed Moulessehoul, di scegliere uno pseudonimo femminile.
Un cambio di prospettiva che dall'autore passa ai protagonisti della storia/Storia.
Sihem, una donna araba, apparentemente felice ed integrata nella società bene di Tel Aviv (Israele), entra in un ristorante pieno di bambini che festeggiano un compleanno e, si fa esplodere. L'esplosione, oltre a ferire ed uccidere una trentina di persone, squarcia la vita di suo marito Amin Jaafari, arabo naturalizzato israeliano, che viene destrutturato dalle schegge morali di un attentato compiuto dalla persona che credeva di conoscere più di ogni altra.
Questa è solo la partenza di una partita a carte di Amin con la sua vita, in cui tutto viene costantemente rimescolato: amore, carriera, radici, grattacieli e guerriglia, ville e povertà, vittime ed attentatori.

"L'ufficiale mi informa che in seguito all'attacco kamikaze compiuto da Wissam Jaafari contro un posto di blocco, e conformemente agli ordini ricevuti dai suoi superiori, abbiamo mezzora per evacuare la casa e permettergli di procedere alla sua distruzione.
"Cosa" protesto. "Volete distruggere la casa?"
"Vi restano ventinove minuti, signore."
"Neanche a pensarci. Non vi lasceremo distruggere la nostra casa. Che storia è questa? Dove andrà la gente che abita qui? Ci sono due vecchi quasi centenari che cercano di congedarsi con dignità dai pochi giorni che restano loro. Non avete il diritto...Questa è la casa del patriarca, il punto di riferimento più importante di tutta la tribù. Sloggiate di qui, e in fretta."
"Ventotto minuti, signore."
"Rimarremo dentro. Non ci muoveremo da qui."
"Non è un mio problema" dice l'ufficiale. "Il bulldozer è cieco. Quando parte, va fino in fondo. Siete avvisati."
"Vieni via" mi dice Faten tirandomi per il braccio.
...
"Ma distruggeranno la casa" grido
"Cos'è mai una casa quando si è perso un paese?" sospira.

giovedì 22 ottobre 2009


La vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura del 2009, Herta Muller, partecipa alla definizione del "Vocabolario Europeo 2009".

La parola descritta da Herta è: "LAGER".

Lager, s.n.: campo

Da quando so pensare, mia madre dice:
Il freddo è peggiore della fame.
Oppure: Il vento è più freddo della neve.
Oppure: Una patata calda è un letto caldo.

lunedì 19 ottobre 2009

Il grande uomo di Lettere (e Umanesimo, nel senso più espandibile del termine), Claudio Magris, ha ricevuto il Premio per la Pace (onore riservato a scrittori come Hermann Hesse, Suntan Sontag...).
Un'occasione imperdibile per diffondere idee di Integrazione & Pace.

Uno stralcio del discorso:
"La speranza è la più grande virtù, incalza Péguy, pro­prio perché è così difficile — ma appunto perciò necessario — vedere come vanno le cose e sperare che ciononostante domani andranno altrimenti. Talvolta una speranza di luce balena perfino nel cuore di tenebre che sembrano definiti­ve. Nel 1943, dal treno che lo sta portando ad Auschwitz, Aron Lieukant — il quale, a differenza di altri, è ben consa­pevole del suo destino — trova il modo di inviare una lette­ra ai figli, Berte e Simon, nella quale raccomanda loro di non bere bevande ghiacciate quando sono sudati. Rispetto a lui e ad altri come lui, a questa forza e a questa umanità indistruttibile, il Terzo Reich, che si proclamava millenario appare soltanto «una banale Medusa», come scriveva Jose­ph Roth, destinata alla sconfitta; non è durata mille anni, ma dodici, meno del mio scaldabagno."

mercoledì 19 agosto 2009



Un saluto a Fernanda Pivano,
la scrittrice che ci ha introdotto
nel magma delle parole della Beat Generation
e nel colpo di coda, mortale, della grande
balena bianca Moby Dick.
Fernanda now is on her own road.

mercoledì 12 agosto 2009


Ho scovato "Diario della Guerra al Maiale" tra gli scaffali di una biblioteca di Padova.
Quando ho iniziato a leggere il libro, sono stata raggiunta da una piccola, ma persistente
angoscia. Come? Paragonare i vecchi ai maiali! Come? I giovani, anzichè ribellarsi
contro un sistema che li abbandona, preferiscono punire chi li nutriti, nel bene e nel male.
Però...
Però poi, don Isidorito, un personaggio vivo, mi ha fatto entrare in questa storia,
facendomi cogliere le diverse prospettive di ciò che poteva sembrare a senso unico.
Questa grande storia metaforica trasmette non solo il senso del normale avvicendarsi
della vita, battaglie comprese, ma il tentativo di svincolarsi da ciò che è istintivo (l'egoismo,
l'azione-reazione, le pulsioni biologiche) attraverso l'esercizio di pensiero e riflessione.
Una frase per tutte mette in evidenza il percorso di vita di Don Isidoro e ci introduce nel gruppo
esiguo di quegli uomini che sono entrati in una fase diversa dell'evoluzione:
" Non rifiuterò il ragionamento
solo perchè viene da un nemico".


Adolfo Bioy Casares (1914-1999) è uno dei più influenti scrittori del XX secolo.
Fu amico e collaboratore di Jorge Luis Borges che lo considerava
"inventore di trame perfette".
 

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