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domenica 28 novembre 2010


Vi è mai capitato di guardare qualcosa che non avete mai visto prima, e sentirlo comunque profondamente familiare?

A me è accaduto con questa immagine del Buddha d'oro, ma che potrei ribattezzare anche il
Buddha dalle lunghe orecchie.

La prima cosa che mi ha colpito è stato il colore della fotografia: d'oro...ma un dorato riappacificato con sè stesso, meno eclatante.

E poi i lunghi lobi, orientati verso il corpo stesso del Buddha: sicuramente c'è una simbologia profonda in questa scelta rappresentativa, ma io l'ho interpretata come una dilatazione dell'arte di ascoltare, il mondo prima, se stessi sempre.

Sentivo inoltre che questa immagine aveva una sua storia da raccontare, ed ho deciso di chiederla direttamente alla fotografa che l'ha scattata: Natalia Robert.
Ecco il link al suo negozio on line, Fullcircleimages, dove potrete trovare le immagini scattate in giro per il mondo.
Ed ecco, una piccola intervista che Natalia mi ha gentilmente rilasciato per spiegarmi il suo percorso artistico e la "storia" di questa fotografia:

1. Tell us about your creativity path and why did you choose the art of photography?
Photography actually seemed to choose me. When I was 16 I went on a family vacation. Right before the trip, my parents gave me an old Mamiya camera that had been theirs. It was my first “real” camera, and I fell in love with it! When it came time to choose a university, I decided to go into architecture so that I would have a more stable degree, but wanted to keep doing photography also since it was my passion. The school I went to encouraged all artforms and had 6 or 7 darkrooms that were available to students, so I learned the basics of a darkroom and began exploring. I’d spend entire nights in the darkrooms, and soon it became my escape from the stress of classes. With the exception of one basic beginner’s course, I have been completely self-taught in photography and continue to learn. I love exploring, and the challenge of trying to capture the essence of a place or person in a photo is what keeps me going to this day. A professor once taught me that one needs to “make the familiar strange, and the strange familiar.” Those words of advice have since become the foundation for my journeys with photography.
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2. Can you tell us the story behind the beautiful image "the golden buddha"?
This photo was taken in 2007 in Bangkok, Thailand. I was there with family and had agreed to take a city tour (I normally prefer to roam a city without a guide). The highlight of the tour for me was a stop in a small neighborhood temple. It was crowded, it was cramped, and it was completely alive. You could smell the incense in the air just as strongly as you could hear the motorcycles zooming by. Once you entered the temple there was a sort of peace, and you almost forgot about the craziness outside those doors. There were several Buddha statues inside, and this one was off to one side and had been beautifully adorned with flowers by worshippers. The pink flowers stood out on the gold statue body and I couldn’t resist snapping a few photos before having to rush onto the next stop.
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3. Why have you chosen Etsy to show and sell your pictures?
I heard about Etsy a couple of years ago from a friend, but hadn’t seriously considered it for my photos until this year. I tried doing some street fairs and local markets, but found that it was a lot of work and expense for very little return. I decided to give online shops a try. Aside from having great rates for listing and commissions, Etsy has a great community that you don’t find in most online markets. I loved that it was true to its goal of selling handmade or antique objects. I also loved that there was an enormous amount of support for the sellers. Etsy’s helped me connect with artists and art lovers in different corners of the world, and that’s something I could never do with a brick and mortar shop or by working at local street fairs. To this day, Etsy is still a great support system for me as I expand my shop.
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Raccontaci il tuo percorso artistic e perchè hai scelto l’arte della fotografia?

E’ la fotografia ad aver scelto me!
A 16 anni, prima di partire per una vacanza, i miei genitori mi regalarono una vecchia macchina fotografica Mamiya. La mia prima vera macchina fotografica e… fu subito amore!
Quando dovetti scegliere la facoltà universitaria da seguire, decisi per architettura, ma volli comunque portare avanti la mia passione per la fotografia.
L’università che frequentavo incoraggiava tutte le espressioni artistiche: c’erano 6/7 camere oscure a disposizione degli studenti. Decisi di imparare i fondamenti della fotografia, e da allora ho iniziato a sperimentare.
Ho passato intere notti all’interno della camera oscura, il mio rifugio dallo stress da studio.
A parte i corsi per imparare i fondamenti della fotografia, per il resto sono stata un’autodidatta che ancora oggi continua ad imparare.
Mi piace esplorare e la sfida di catturare l’essenza di un posto o di una persona ritratta è ciò che mi ha portato fin qui.
Un mio professore mi lasciò questo insegnamento: quello che è necessario (nella fotografia) è rendere familiare ciò che è sconosciuto, e sconosciuto ciò che già conosciamo.Queste parole sono sempre state un fondamento del mio viaggio nella fotografia.
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Raccontaci la storia dell’immagine del “Buddha d’oro”.
La foto fu scattata a Bangkok, Thailandia, nel 2007.
Ero lì con la mia famiglia e decidemmo di fare un giro per la città.
Il momento più importante fu quando ci fermammo in un piccolo tempio: fuori era pieno di gente, si camminava a fatica tanto era brulicante di persone!
Dal tempio arrivavano ondate di profumo di incenso così forti, quasi come il rumore dei motori che ti sfrecciavano accanto.
Una volta entrati nel tempio, venivi accolto da una sensazione di pace, che ti faceva quasi dimenticare la follia che c’era fuori.
C’erano diverse statue del Buddha. Questa statua era su un lato. Era stata adornata dai credenti con dei fiori.
I fiori rosa emergevano sull’oro del corpo della statua.Non ho resistito, ed ho scattato alcune fotografie, prima di correre verso un’altra meta.
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Perchè hai scelto il sito Etsy.com per mostrare e vendere le tue fotografie?

Un mio amico mi parlò di Etsy circa due anni fa, ma ho seriemente preso in considerazione questo sito per le mie foto solo quest’anno. Sono stata in alcune fiere e mercati locali, ma il ritorno economico era piccolo a fronte di un grande lavoro. Così ho deciso di aprire un negozio on line.
Etsy ha una grande community che non trovi nella maggior parte dei market on line, ed inoltre amo che promuova la vendita di oggetti antichi e/o artigianali. Inoltre, offre un grande supporto per i veditori. In ultimo, ho avuto la possibilità di conoscere artisti e amanti dell’arte, cosa che non avrei mai potuto fare con un negozio tradizionale o lavorando nelle fiere locali.

giovedì 8 luglio 2010

















Ad Italo Zannier si deve una collezione di immagini che descrivono la storia della Fotografia Italiana.
Questo enorme patrimonio di ricerca, che include albumine e carte salate di fine '800, per passare dalle foto degli anni '30 e '40, al neorealismo fino alle ultime tendenze, è
attualmente in mostra presso la Fondazione Bevilacqua La Massa di Venezia, fino al 18 luglio.
Un esempio del "furore delle immagini" (splendido titolo della mostra) sono i paesaggi ("landscape") di Franco Fontana.
"Il Furore delle Immagini"
dal 16 aprile al 18 luglio 2010
c/o la Fondazione Bevilacqua La Massa, Venezia.




domenica 27 giugno 2010



La bambina con il secchio sulla testa è il simbolo di tutta la popolazione mondiale che non ha accesso all'acqua potabile.
La società moderna (occidentale) cominciò a crescere e prosperare quando furono trovate delle soluzioni per rifornire d'acqua delle concentrazioni sempre più grandi di persone e di rimuovere l'accumulo dei rifiuti prodotti dalle città, riducendo le epidemie.
Acqua sporca è uguale a malattia, dunque.
Si distinguono le malattie in:
- " waterborne diseases": provocate in chi beve acqua contaminata, specie da batteri derivati da escrementi umani. Le conseguenze sono disturbi intestinali e diarroici.
- "water-washed diseases": malattie provocate in persone che si lavano con acqua contaminata. Gli effetti sono cecità e disturbi diarroici.
- "water-based diseases": provocate dai parassiti che vivono in acqua o richiedono la presenza di acqua per parte del ciclo vitale. Le malattie provocate possono essere la dracunculosi (causata da un verme lungo fino a un metro, la filaria di Medina, che fuoriesce in maniera molto dolorosa dalla pelle della vittima) e la schistomiasi (un'infezione ematica che colpisce circa 200 milioni di persone in 70 paesi, con danni al fegato e all'intestino)



Questa immagine di Lewis Hine, insieme a molte altre da lui prodotte, hanno rappresentato la condizione del lavoro minorile in fabbrica negli Stati Uniti. Parliamo di soli 100 anni fa.





Questa immagine di Mathew Brady ebbe il merito, insieme ad altre, di rappresentare gli effetti della Guerra di Secessione americana agli americani stessi.
Finchè non vedi, non credi.




Jacob Riis rappresentò o meglio mostrò le condizioni di estrema povertà dei sobborghi più emarginati di New York.





Le tragiche immagini di Eddie Adams della Guerra nel Vietnam parlano da sole.
Tutti questi fotogiornalisti, definiti "muckraker", cioè coloro che amano pescare nel torbido, hanno catturato il "momento decisivo" (secondo l'espressione di Henri Cartier-Bresson).
I loro reportage, cioè le raccolte di un insieme di momenti decisivi, hanno prodotto dei cambiamenti reali.
Ma può il fotogiornalismo raccontare la Storia?
Si pone questa domanda David Elliot Cohen, il curatore del libro "Quello che conta" che ha raccolto alcune immagini decisive e i commenti di importanti giornalisti, per ripondere che
il fotogiornalismo non è il metodo migliore per raccontare la Storia (alcuni fenomeni come la corruzione non possono essere documentati con immagini), ma è uno strumento potente se "personale e mirato" cioè quando ritrae individui e contemporaneamente trasmette un messaggio universale.
In un mondo saturo di immagini, è difficile trovare un varco per scuotere le coscienze.
Eugene Smith dice:" Ogni giorno siamo sommersi dalla fotografia nel suo aspetto peggiore - finchè la sua patina di superficialità non minaccia di paralizzare la nostra sensibilità all'immagine".
Il grande merito di "Quello che conta" è di istruirci attraverso la vista, e di produrre una riflessione.
I temi affrontati spaziano da:
- Uomo contro la Terra (surriscaldamento globale, disastri ambientali, mancanza d'acqua)
- Uomo contro Uomo (genocidio, il tragedia del Darfur, la Jihad Globale, gli USA che seppelliscono i caduti in Iraq)
- Distribuzione della ricchezza (povertà globale, corsa ai consumi, lavoro minorile in Bangladesh, le spose bambine in Afghanistan, Nepal ed Etiopia, il prezzo della petrodipendenza)
- Uomo contro malattia (l'AIDS nella Africa Subsahariana, la malaria)

venerdì 15 gennaio 2010






































Un omaggio a Dennis Stock, il fotografo che ha creato la leggenda "visiva" di James Dean.

martedì 12 gennaio 2010























La fotografa turca Figen Ciftci ha deciso di rappresentare la "scuola di umanità" che è il Gran Bazaar di Istanbul.
Il Gran Bazaar, anno di inizio costruzione 1460, ha cambiato diversi nomi: dal nome "bezestan" che vuol dire "tessuto" al nome "bazaar" che trae origine dal persiano carsu che vuol dire "quattro porte, quattro strade".
Il Bazaar, che è uno dei più antichi mercati del mondo, è anche un vivaio di arti ed artigiani, un patrimonio di pluriforme che rischia di scomparire sotto la pressione di centri commerciali e grandi magazzini.






Una simpatica iniziativa di un fotografo americano Brandon Voges, ha fotografato una serie di modelli e volontari appesi a testa in giù.
Tutto questo oltre ad essere un progetto artistico è anche un modo per dimostrare gli effetti della gravità e dello sforzo fisico sulla fisionomia....
qui la mia riflessione...chi siamo noi per giudicare qualcuno per il suo aspetto?!?!?! :)
Come possiamo cambiare e stravolgere il nostro volto, sotto l'effetto di uno sforzo e fatiche..
come è bello invece apprezzare e riconoscere nella diversità e nel volto dell'altro la sua storia!
:)

sabato 12 dicembre 2009

Angela Yvonne Davis, una delle voci più significative contro il razzismo nell'ambito culturale americano, introduce con una dedica l'inziativa promossa dall'Arci.

Le parole sono:"A coloro la cui umanità è troppo preziosa per essere distrutta dai muri e dalle
sbarre. E soprattutto, a coloro che continueranno a lottare finchè il razzismo non sarà per sempre bandito dalla nostra storia"

L'iniziativa è il calendario 2010 "Italia in bianco e nero" promosso dall'Arci.
Un prezzo davvero irrisorio (5 euro) per un'operazione culturale che fotografa (letteralmente,
grazie all'aiuto di fotografi come Bucca, Ghidelli, Millefiori, Patanè) i colori della società italiana.

venerdì 11 dicembre 2009



La città...in luogo in cui ci muoviamo, guidiamo la
macchina, andiamo in ufficio, passeggiamo per le
strade, ci troviamo nel traffico, respiriamo lo smog,
giriamo per un vicolo e....
...magari si apre una ....
...bellissima macchia di luce.


Sabato 12 dicembre 2009
Galleria Luxardo Roma
Finissage "Scie Luminose"




giovedì 10 dicembre 2009























Le immagini geografiche, puntuali eppure universali, del grande fotografo Steve McCurry.
Leggi l'intervista dei curatori del sito www.yeahlab.it a McCurry.

domenica 6 dicembre 2009


Enrico Dagnino è un grande fotografo. E' sempre nel posto giusto, al momento giusto.
Indimenticabili i suoi scatti sui respingimenti che l'Italia operò ad agosto. Come questo, che ritrae la disperazione dell'uomo che prega, letteralmente prega il militare italiano, guantato, di non essere riportato indietro.
(A proposito dei respingimenti, la buona notizia è che l'Unione Europea ha avviato un processo contro l'Italia, per aver leso i diritti dei somali (uomini,donne e bambini), i quali avrebbero dovuto usufruire del privilegio di rifiugiati politici, scappando dalla guerra in corso a Mogadisco.)
Attraverso queste immagini, possiamo comprendere come sta cambiando la Città Santa, sempre più colonizzata dagli ebrei ortodossi che, in molti casi, si appellano a leggi dell'età di Re Davide, per far espropriare le case ai Palestinesi. Il sogno di una capitale per due stati diversi, quello israeliano e palestinese, sta lentamente svanendo, sotto l'orda di salmi scritti in ebraico, da destra verso sinistra.
P.s. Il reportage è in francese, ma le immagini parlano una lingua internazionale, per chi le vuole comprendere. Ovvio.

venerdì 4 dicembre 2009












Quante volte, nei confronti degli stranieri presenti nel nostro paese, sentiamo la frase: " Ma perchè non se ne tornano al paese loro?"
Ecco la risposta a questa domanda intelligente nelle fotografie di Kays Djilali, un fotografo
che ha voluto farci capire, attraverso un racconto per immagini, PERCHE' una persona decide di
lasciare il proprio Paese, a volta anche a costo della vita.
Sogni di sabbia. Storie di Migranti
 

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