Dopo la legge Fornero ecco a voi la riforma cazzaro.
Lo scrivo minuscolo che non sia mai. Ho anche un'amica che ha quel cognome e non vorrei che si sentisse chiamata in causa.
Vorrei parlare di lavoro. Di me, al lavoro, in particolare. Ma è necessaria una premessa.
Inizio premessa
La mia ripresa dell'attività fisica mi ha posto davanti ancora una volta al fatto che io, di indole, sono un fondista. Non vuol dire che ho culo. O meglio, sono uno che ha culo, nella vita in genere. Ma nella fattispecie significa che sono particolarmente portato per gli sport di endurance, per la fatica sostenuta nel tempo.
L'alternativa è la velocità, lo scatto o l'agilità. Non ho nessuna di queste tre cose. Mai avute, nemmeno quando ero un ragazzetto magro magro.
C'è da salire ad Asiago in bicicletta? Mi metto a smadonnare rosari finchè c'ho il buco del culo arrossato ma non mi alzo mai sui pedali. E quando arrivo arrivo.
C'è da correre venti km nella nebbia padana? Lo faccio... (l'ho fatto, yeah!)
Ma non chiedetemi di essere veloce... io sono lento.
fine premessa
Questa mia caratteristica fa parte integrante del mio essere. Io resisto!
E sapete qual'è la principale capacità dei fondisti?
La resistenza, direte voi.
Certo anche! Ma la cosa fondamentale è la capacità di dosare le energie.
Così sono anche sul lavoro.
Se io devo lavorare dieci ore, io mi approccio alla giornata come alla mezza maratona... partire piano... sennò si scoppia.
Se invece faccio mezza giornata (un po' di fantascienza non guasta mai) aumento il ritmo e, di solito, faccio le stesse cose che faccio in una giornata piena.
Per contro ci sono dei problemi talemente impegnativi che ti prosciugano completamente, che dopo non riesci nemmeno a riordinare il tavolo tanto sei provato.
Attenzione cazzata
Per questo ho deciso di proporre al sindacato una nuova piattaforma lavorativa: il "Contratto a fatica"
In sostanza: invece di stabilire che il principio regolatore del tuo lavoro sia il tempo, facciamo che sia la stanchezza.
L'obiettivo è andare a casa abbastanza stanchi. Facciamo anche stanchi morti. Ma se te la gestisci bene è geniale: metti che hai una rogna incredibile da sbrigare. Te la programmi per il mattino alle 8.00. Alle 10 ahi finito (risolvendo il problema). Sei sfinito anche tu, però. Che ci stai a fare al lavoro se continui a distrarti, a cazzeggiare su facebook o a parlare del più e del meno distraendo anche i colleghi?
Vai a casa! Fatti una passeggiata, leggi un libro.
Per contro, se alle cinque non hai ancora accumulato il giusto grado di stanchezza, rimani a completare quello che ti manca...
Chiaramente la paga rimane la stessa...
Dite che me la passano, la proposta?
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martedì 16 aprile 2013
giovedì 11 ottobre 2012
I compiti del capo
Il
capo ha a che fare con tutti; tutti cercano il capo quando hanno
bisogno.
Il
capo può essere a seconda delle occasioni elegante ed accogliente o
trascurato nell'aspetto, scomodo. Ma se c'è un urgenza va bene
comunque, non ci si formalizza, col capo.
Il
capo non sta antipatico o simpatico a nessuno. Non è un amico. Il
capo è necessario. E basta.
Il
capo ha una funzione liberatoria. Al capo si possono mostrare anche i
lati più intimi e scomodi della propria persona.
Il
capo è sempre a disposizione, a meno che non sia già occupato con
qualcun altro.
Il
capo è fatto per la merda: può darla e riceverla anche se riscuote
più successo quando la riceve diligentemente.
Per
non parlare del vomito. Tutti possono vomitare, col capo.
Un
buon capo non trattiene le cose negative. Una passata di spugna ed è
come nuovo.
Il
capo deve essere solido, non necessariamente granitico ma non
traballante.
Il
capo si prende la parte peggiore di tutti ma sa concederti
soddisfazioni che non pensavi.
Ora
sostituite la parola capo con water.
Dove
lavoro io sono il capo.
E
se avessi sbagliato qualcosa?
venerdì 24 febbraio 2012
Che stress che stress che stress di giorno
Sono ufficialmente stressato. (Non
avrei nemmeno tempo di scrivere, ma non voglio risparmiarvi lo
strazio).
E se non bastasse l'elenco delle
scadenze delle cose da seguire, a segnalarmelo ci sono degli
indicatori significativi:
- la difficoltà a perdere peso (Sono come Kung Fu Panda, quando sono nervoso mangio),
- la perdita di desiderio sessuale (non è vero, ma fa sempre figo dirlo),
- non ho voglia di scrivere, mi distraggo facilmente,
- mi viene sonno.
Alcune di questi segnali sono spesso
equivocati dagli altri. Del tipo: ci sono questi due progetti
importanti che dobbiamo presentare la settimana prossima per il
lavoro. Le colleghe(si lavoro prevalentemente con donne) sono tutte
agitatissime, frenetiche. Anche io; però sbadiglio e andrei
volentieri ad appoggiarmi una mezz'ora.
Così pensano che sono il
solito cazzone che non dà il giusto peso ai problemi, che li
sottovaluta, che si dedica al campionato mondiale di
sdrammatizzazione estrema.
Poi ci sono gli avanzi di Carnevale da
mangiare... e giù a riempirmi la pancia di gusto. E gli altri
stressatissimi a non buttar giù manco un grissino.
Poi a Houston casa abbiamo un problema.
Ma è un segreto. Non riguarda il nucleo familiare (per i conoscenti
che leggono). E non siamo incinti (per tutti).
È una cosa seria, che ci preoccupa.
Potrò certamente raccontarlo, ma non ora...
va beh, direte, fai a
meno di lanciare il sasso. No, scusatemi... sono come un pentolone a
pressione: c'ho il bollore dentro (in dialetto si dice bojamento) e
devo sfiatare. Mi veniva anche un'altra metafora gastro intestinale
ma ve la risparmio (Aho, so' on sigggnore!)
Poi stasera c'ho la jam session. Sono
anche contento; però, pensando che sono due anni che non tocco una
chitarra elettrica, è caduta in un periodo... anzi, visto che quando
ho deciso di partecipare non ne avevo idea, direi che è il periodo
che è caduto attorno alla jam. Che sfiga.
Poi martedì si va a notaiare il mutuo.
È la quarta volta in 4 mesi che andiamo dal notaio e partono quei
2000/3000 neuri euro al colpo. Come minimo mi aspetto di vedere il
mio nome aggiunto sotto alla lapide dei benefattori che c'è
nell'androne del palazzo. Anche a pennarello, al limite.
E la settimana prossima compirò 18 28,
(non mi ricordo, so che c'è l'otto) anni...
“si vive di lenta costruzione
e di tempo che ci inchioda
e di diavoli al culo
di fianchi smorti
di fuochi desiderati
si vive di pane
di speranza di bere
un vino buono per l'estate
rotolando si vive
di discorsi leggeri”
e di tempo che ci inchioda
e di diavoli al culo
di fianchi smorti
di fuochi desiderati
si vive di pane
di speranza di bere
un vino buono per l'estate
rotolando si vive
di discorsi leggeri”
Discanto – Ivano Fossati
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