Quale stupido giochino di parole vi viene se vi dico Superpippo?
Non vale ve l'ho già detto io.
Ma nessuno o pochi di voi sanno cosa sia la Superpippo.
In realtà il nome completo è Superpippo Sarapache. Si legge come si scrive, anche se sarebbe bella la pronuncia all'americana, tipo Fort Apache, no?
Apasc. O Apaci, come sarebbe corretto.
Tant'è, ve la presento.
È questa
Trattasi di gara in salita. 1500 metri di dislivello in circa 11 chilometri. Aggiungeteci che i primi tre chilometri sono facili e per differenza immaginate cosa sono gli altri otto.
Qui in provincia di Vicenza quasi nessuno sa di cosa si tratti di preciso ma tutti l'hanno sentita nominare almeno una volta.
Di solito è associata ad imprese da superatleti, di quelli che non solo sono magretti e belli tosti ma pure dei convintoni esagerati.
E tu che centri, direte voi?
Niente. In effetti.
Solo che l'amico Franz l'ha buttata là a mo' di battuta in primavera e poi abbiamo pure iniziato a crederci.
Così è qualche mese che ci si allena in salita con una discreta costanza.
Chiederete, o forse no: ma sarai dimagrito tantissimo, no?
No
Quasi nulla.
Però mangio con meno senso di colpa.
Poi non ci posso neppure andare alla Superpippo, perché è saltato fuori uno che parla male delle chitarre ed io devo andare a strangolarlo con una corda di ferro.
Però mi rompe non andarci a 'sta Superpippo, no?
Allora che faccio: diramo un comunicato a tutti gli amici sportivetti e gli chiedo se vengono con me Sabato invece che domenica.
Certo non sarà la stessa cosa. Ma è meglio di non farla proprio, credo.
Oh, plebiscitario accordo.
Sul no.
Ma ho ancora un paio di speranze.
La farò, sono fiducioso.
Quindi può darsi che muoio. E questo sarebbe il mio ultimo post.
Certo, sarebbe un gran bel ultimo post di merda.
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giovedì 3 ottobre 2013
venerdì 19 luglio 2013
Barefoot running sunrise
Alzarsi
al mattino presto è benedizione e maledizione insieme.
Ancora
oggi mi stupisco di come si riesca a vincere la forza di gravità al
mattino, quando ogni singola cellula del tuo corpo di chiede di
rimanere a letto. Pazienza i giorni che si lavora, che qualche
alzataccia tocca farla anche per quello, ma per andare a correre o
per un viaggio con la famiglia...
Ed
il tuo cervello si attiva così, al mattino, scandagliando tutti i
motivi possibili e plausibili per rimanere dove sei; quando realizzi
che non ce ne sono sei completamente sveglio e quel punto vale la
pena alzarsi.
Eppure,
un secondo dopo aver messo entrambi i piedi a terra, inizia la parte
bella: il silenzio della casa, muoversi come un ladro, nonostante la
fascite plantare renda i tuoi passi lignei, preparare il caffè
piano, sperando che il profumo arrivi anche a lei.
Poi
c'è da vestirsi, hai preparato tutto la sera prima: la maglia, i
pantaloncini, i calzini, le scarpe. “Ma porcatr... ci sono due
calzini destri, mannaggia a queste scarpe con le dita.”. Torna su,
come un ladro maldestro a tastare al buio nel cassetto in cerca
dell'altro paio, entrambi sinistri, a sto punto.
Tutto
in silenzio, sperando che nessuno si svegli... l'obiettivo è tornare
è trovarli addormentati.
Poi
si parte, il Giro del Monte lo chiamano qui. In realtà il
monte è una collina di un centinaio di metri di altezza. Girarla
tutta sono circa 8 – 10 km. Dipende dalla strada che si fa, è un
tale dedalo di sentieri e capezzagne di campagna che in sette mesi
non ho mai ripetuto per due volte lo stesso percorso.
Incontri
sempre la stessa gente: la coppia di signore che camminano tutte le
mattine e, nonostante tutto, riescono sempre ad avere qualcosa da
dirsi. L'anziana con i bastoncini da nordic walking, che li tiene
alti, sollevati da terra, e ti chiedi a che cavolo le serviranno mai.
I due pellenera tardoadolescenti. Parlano italiano con accento veneto
ma sono di chiara origine africana. Avranno in due la mia età ed un
fisico che io non ho mai avuto, oppure non ricordo.
Il
signore con la Bravo rossa, secondo me va a prendere il giornale o a
farsi il ciccheto al bar perché lo trovo all'inizio e poi verso la
fine del giro.
Il
“Colonnello”: un signore dall'aria marziale che passeggia con il
pitbull: d'inverno kway verde scuro e stivali da fango, d'estate
canottiera e sandali. Immancabile il cappellino da baseball.
Il
tipo che corre in direzione opposta. Non è mai lo stesso ma ce n'è
sempre uno: ha più o meno lo stesso fisico tuo, più o meno la tua
stessa andatura. Lo trovi appena partito, di solito, e vi guardate come
i cani che si annusano. Poi lo incroci verso la fine, stesso giro al
contrario. E vi salutate come foste dei vecchi amici.
La
mammina carina che corre vestita high-tech. Ha un culo che se te la
trovi davanti ti manda il testosterone a mille e ti fa scattare come
un Ben Johnson con l'Epo che gli esce dalle orecchie.
Dopo muori, ma
muori felice.
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