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lunedì 24 marzo 2014

Sono Stato Veneto


Oncò xè el primo giorno che noialtri veneti semo indipendenti. Ghemo votà onlain par la secession e finalmente podarèmo tignerse i nostri schei. E basta mandarli a Roma (Ladrona) che dopo foraggia tutti i teroni (de merda). 
 
Importante, tanto importante. Mi go votà anca par me nono che l'è morto qualche ano fa e par me zia che ghe xè rivà el folio ma la gavèa dito che ea tra on fià la distira le gambe e che del Veneto Stato non ghe ne ciava on casso. 
 
Ma gera importante, che ne ga messo in xenocio sta politica centralista e, po', ghe mancava anca l'Europa che ancora con l'Euro ne ga mandà su i conti; che basta 'ndare in pisserìa e la Margherita che costava 5 mia franchi desso i te la mete a 5 euro.
Desso vien el beo, comunque: bisogna organixarse con la nova monèta. Che non xè la picola mona, ok?
Perché, se se tignemo l'Euro semo sicutere in prinsipio, e de sicuro i pressi dee pisse no i se sbassa. Che i xè tuti teroni i gestori dee pisserie, feghe caso. 
La Lira, po, gera lo strumento in mano all'opressore romano per cui bisogna gnanca pensare de rimeterla.
Allora come podarissimo ciamarla? Un tempo la Lega Nord gavèa proposto el “Bosso” ma mi non ghe credo pì alla Lega che me ga menà pai fighi tuti sti ani.
Podarissimo ciamàrlo “Serenissimo” che fa un po' retrò che ci piace tanto. Certo, farìa on fià retrò, non so gnanca collocare ben la Serenissima nel tempo. Problema mio, che so sempre sta ignorante.
Quasi quasi podarissimo ciamarlo “Franco”. I miei nonni chiamavano così anche le Lire: mie franchi, vinti franchi, sento franchi. E basta con sti insulsi decimai. Demoghe ala gente el senso del costo, va ben? Se te digo sento euri par on par de scarpe, ti i te pare pochi, ma quando mai gavèito speso dosento carte, prima?
Anca “Carta” podarìa essere on bel nome. Solo che la monèda dopo la xè de fero e ciamarla carta se confondèmo.
Risolto el problema dei schei me pare che semo a posto, o no?
Beh, si, più o meno... no?
Go solo el dubio che non servisse diventare indipendenti, ecco, magari bastava anca manco: qualcossa tipo el statuto speciae o on federaismo fato ben. Ma i xè tuti paroloni che non conosso proprio ben.
Tra l'altro ne toca rinunciare anca a zugare i Mondiai. Che pacco... al limite podevino spetare on par de mesi. 
Xè vero che chei quatro incapeà vestii de axuro i farà na figura da ciodi (e desso oltre ai teroni ghemo anca i negri), ma xè sempre meio che non aver nessun da tifare. 
 
Iolàte! Vuto che ghemo fato na cassada?

mercoledì 28 novembre 2012

Dieci motivi che fanno di me un chitarrista di merda

Mi immagino sempre di fare una lista.
Sul web vanno forte, fanno figo. Io le leggo volentieri.
Ho anche una discreta capacità di memorizzarle involontariamente.
Forse non l'ho mai detto ma credo che la mia migliore qualità sia la memoria. Non ho detto che ho una memoria formidabile, ho detto che è la mia migliore qualità.
Però, se mi lasciate un attimo di autocelebrazione, devo dire che non ho mai perso una partita a memory in vita mia.
È anche vero che sono circondato da gente con la memoria a breve termine che.. ecco, di cosa si parlava?
Ah! Si, parlavo di liste.
Ecco, non le so fare.
Vedete?
Con un titolo così si dovrebbe partire a raffica: 1, 2, 3,
Invece io no. Mi perdo.
Questo è il primo motivo che fa di me un chitarrista di merda. Mi perdo. Nel tragitto che va dal salotto al sottoscala dove ho le chitarre (un paio di metri) trovo almeno 4 cause di distrazione: il bicchiere lasciato la sera prima da riporre nell'acquaio, il giornale da leggere, un sms che arriva, il pc acceso. Poi mi dimentico della chitarra (dicevo appunto che non trattavasi di grande memoria).

Poi non ho il cervello matematico. Lo sapete, vero, che ogni buon musicista ha un cervello matematico? La musica è matematica: toni, semitoni, intervalli. Ad analizzarla è una palla che non vi dico. Come la trigonometria, l'algebra (cazzo, saran vent'anni che non pronuncio 'sta parola).
La poesia nella musica è tutt'altro che scontata. Infatti un buon musicista jazz di solito è apprezzato da chi capisce cosa sta facendo ma non da chi lo ascolta e basta.
Chi riesce a coniugare la matematica con la poesia, elaborando melodie che "entrano" è un grande artista. Poi si sa, a fare 2 + 2 sono buoni tutti. Accendete la radio e ne avrete un esempio.
Io un po' ho in testa qualcosa che suona bene, anche voi ce l'avete, provate a inventarvi un jingle. Ma non riesco a tradurlo in codice binario. Per cui resta nella mia testa.

Poi sono pigro. La musica richiede sacrifici. Prendete mio fratello: è un bravissimo chitarrista blues/jazz autodidatta (insegna matematica, baideuei!). Suona tutti i giorni. Da ragazzo aveva sempre la chitarra in mano.
Io non ce la faccio, solo l'idea di accordarla mi deprime. Poi se non ho un obiettivo nemmeno mi metto, mi stanco e basta. Se ho un concerto sono una macchina da guerra. Sennò faccio zapping, piuttosto.

L'ultimo motivo è mia madre.
Nella cultura in cui sono cresciuto non c'è spazio per i fronzoli.
Faccio un esempio: c'è un contadino vicino ai miei nonni, che "tira le ossa" (ti aggiusta le slogature). Una volta mi ero fatto male e mio padre mi ci ha portato. "ah, ti alora te studi?" Mi chiese "Cossa serve, coi libri miga che cresse el sorgo". 
Tanto per dirvi. Un tipo, qualche anno più di me, che suonava la batteria (no, dico, la batteria) veniva chiamato dai vecchi Beethoven, in senso di scherno.
Mia madre era uguale. Ogni volta che sentiva un plin plin dal piano di sopra si metteva ad urlare: "Se non te ghe gnente da fare, vien xò a far forète!"
Capito? Potrei essere lo Steve Vai berico. Invece so fare le federe con la macchina da cucire.
Vi lascio
Come dite? Non sono dieci motivi?
Beh, ve l'avevo detto che non sono bravo con le liste

martedì 15 maggio 2012

Oh Pieraldo portaci in Europa


Sono sempre stato un appassionato del “Che fine avrà fatto?”. Ci passo i pomeriggi, se mi ci metto.
L'ultima volta che sono stato malato ho scoperto che David Knopfler ora suona la tastiera. E che la cantante dei Roxette ha avuto gravissimi problemi di salute tanto da non poter più cantare.
È un hobby del cazzo, me ne rendo conto. Ci sono i margini per farmi togliere i figli, si. 
Beh! Qualche notte di sonno filato non farebbe male, in ogni caso. 



“Pieraldo portaci in Europa”.
Così cantavano i Vigilantes, gli ultras più sfegatati, negli anni novanta.
Dicevano che era il Berlusconi biancorosso.
La squadra era forte, tonica. Aveva vinto con tutti, quell'anno: Inter, Milan, Juve. Poi, purtroppo, aveva perso con le provinciali ed era finita a centro classifica.
Era arrivata in finale con il Napoli in Coppa Italia, però. E aveva vinto.

Ma noi veneti non siamo a nostro agio con la vittoria; non ci appartiene. Preferiamo sognare e perdere, per continuare a sentirci delle cenerentole senza zucche da trasformare in carrozze.
Infatti, il giorno dopo il trionfo del Menti, invece di sfanculare con ironia Napoli ed il buon Carlo Nesti che in modo abbastanza evidente aveva condotto la diretta Rai in modo palesemente filo-partenopeo, tutti a lamentarsi di come, ancora una volta, i servi di Roma ladrona fossero tutti pro-terrone.
Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo a parti invertite. Forse si sarebbero prodotti in qualche perla; come quella volta che, in risposta ai cori razzisti veronesi, esibirono uno striscione memorabile: “Giulietta 'na zoccola”. Direi che sono decisamente più avanti.
In Europa comunque Pieraldo ci ha portati davvero: Coppa delle Coppe, fermati in semifinale dal Chelsea di Vialli e Zola. Che nervi, vittoria in casa, in vantaggio a Londra e tre, dico tre, gol in contropiede nell'ultima mezz'ora. Fine.
E lì si, che ti senti a tuo agio. Puoi prendertela con tutti: con l'arbitro, con l'allenatore, con l'attaccante che non segna, con Pieraldo, che nel frattempo ha fallito e venduto la società.

Sabato prossimo si sposa mia sorella e mi serve un abito. Vado in un outlet qui vicino e mi trovo Pieraldo che mi prende le misure e mi veste. Buona merce a costi decenti. 
Mi ha fatto un po' effetto: un mito della mia giovinezza che valuta le dimensioni del mio cavallo. 
Non credo faccia la fame, anzi; la gente così cade sempre in piedi, di solito sui cadaveri dei dipendenti. Tocca lavorare, però. È già qualcosa.
Almeno in questo non somiglia a Berlusconi

giovedì 3 maggio 2012

Oh, Gino! Rauss!!!


Si dovrebbe fare più spesso. Lo dico spersonalizzandolo dalla mia persona e anche da quella di Silver (sarebbe seccante spersonalizzarlo solo da uno dei due).
Lo dico cercando di non usare parole troppo esplicite perchè, in alternativa, iniziano a capitarmi per il blog degli arrapati in cerca di chissà quelle schifezze. 

Io ho avuto un'educazione cattolica che lèvate. 
Da piccolo persino “Drive in” era considerato troppo osee. Però l'ho elaborata bene, eh? Giuro.
In generale però se si fanno troppi riferimenti al sesso mi imbarazzo.
Però questo è il centesimo post, bisognerà pure in 100 post parlare di sesso almeno una volta, o no?

Vi sottopongo un'analisi socio-storico-culturale.
Come facevano i nostri padri a non concepire?
Non meniamocela, dai.
Facciamo uno più uno: quanto spesso lo fa la media delle coppie?
Dai, non fate gli sbrasoni, mettiamo una volta al mese (mi tengo largo che non si sa mai).
Potenzialmente una coppia in età fertile potrebbe avere un figlio all'anno dai 25 ai 40 (volendo si può iniziare prima ma facciamo finta di no). Quanto fa? 15? Va ben, dai, mettiamo dieci.
Ora, quanti amici o colleghi avete che hanno 10 fratelli?
E nella generazione precedente? Quanti dei vostri amici o conoscenti hanno 9 -10 zii per parte?
La questione può sembrare di lana caprina (la pecorina si sa, è molto più ambita) ma qui in Veneto la questione è scottante. Qui si è bigotti dentro, io per primo... Vicenza la chiamavano la Canonica d'Italia (o la sagrestia, ora non ricordo bene).
Parlare di contraccezione è tabù.
E allora come facevano?
Metodi naturali... si, banane.
Dai, diciamolo, qual'è l'unico, il solo metodo catto-rispettoso, natural-biologico, clerico-ammesso che siamo certi, sicuri, monolitici del fatto che funzioni?
Ci arrivate? Si che ci arrivate... quello, dai

L'astinenza. 

Son soddisfazioni, vero? 

Facendo uno più più uno si evince che il modello attuale prevede tre possibilità:
  1. Si preferisce che le persone non trombino piuttosto che usino un preservativo (o altri metodi)
  2. Si preferisce che le persone usino il preservativo(o altri metodi), però non lo possono dire a nessuno
  3. Si mette il distributore di preservativi proprio lì, nella farmacia di fianco alla chiesa in cui andavi da bambino, così che tu, fornicatore immondo, mentre conti le monetine di notte perchè nessuno se ne accorga e cerchi sul display il numero del tuo peccato da digitare tu, peccatore impenitente, sai che il Crocifisso ha gli occhi puntati su di te. 

    (se volete, votate. Sennò commentate. Oppure mandatemici... ci andrò) 

lunedì 27 giugno 2011

Il Paese è piccolo e la gente mormora

La mia vita non lavorativa si è fino ad oggi snodata in 9 chilometri e 200 metri. Spiego meglio: è la distanza tra il dove abitavo (alle porte di Vicenza) e il dove andrò ad abitare non appena il verdoniano tamarro riuscirà a piazzare il mio appartamento (esattamente al centro della distanza sopracitata. Farà un totale di 15.000 abitanti circa.
Suona male?
Aggiungiamoci che la maggior parte delle persone brillanti che conosco se ne sono andate dalla zona per emigrare in Brasile, Spagna, Inghilterra con contratti precarissimi tipo co.co.prrrr, libera schiavitù o assegni di disoccupazione ricerca. Per cui ad una prima analisi sembra che il nostro non sia proprio il posto migliore dove crescere i figli.

Poi sono successe due cose nel giro di pochi giorni:
la prima: MrJamesFord recensisce (si dirà così?) “Primo Amore”. Film bellissimo ed odioso insieme. All'epoca erroneamente pubblicizzato come un film sull'anoressia ma che, in realtà, scava nella ferita dell'animo veneto, malato di indifferenza, di troppo lavoro per evitare di riflettere, di leghismo come non-scelta o come scelta istintiva, da bestia selvatica che difende la caverna. Malata di povertà di relazioni, di apparenza, di aspettative troppo alte e di fobie. Lo ha scritto ed interpretato Vitaliano Trevisan. È un mio compaesano, che non conosco personalmente perchè ha un tot di anni più di me. Grande batterista, scrittore brillante (i suoi “15.000 passi” e “Un mondo meraviglioso” mi sono veramente piaciuti moltissimo) per quanto sofferente, disturbato direi. Il film lo hanno girato lì, in paese e poi a Vicenza, naturalmente. La casa completamente ricoperta di inferriate non è una finzione scenica, ci passo davanti ogni volta che vado a trovare i miei.

Seconda vicenda: al programma radiofonico “Il ruggito del coniglio” irridono simpaticamente “La vita accanto” di Mariapia Veladiamo Veladiano candidato allo strega. Anche lei è compaesana (del paese attuale). Mi sono perso la serata di reading che facevano a 100 metri da casa mia: cazzo con i figli al mare ci potevo anche andare (ma con tre figli si smette di guardare gli eventi per evitare di rosicarsi il fegato e così mi è sfuggito). Ho comprato il libro e lo sto leggendo e finora merita tutto ciò che di bene è stato detto. Anche lì le critiche al bigottismo vicentino non mancano.

Così ho pensato che forse la mia vita non si sta nemmeno sviluppando nei 9,2 km sbagliati o che, per lo meno, poteva andare peggio.

E poi ci sono le montagne sullo sfondo, la collina dove passeggiare, l'umidità veneta, il dialetto, gli amici di sempre ed una casetta in legno da costruire e pagare in comode rate.
Tenetevi l'esterofilia, io i miei figli li cresco qui.


questo è il panorama che potrò vedere salendo a piedi per due minuti dalla casetta che costruiremo. Si noterà che la foto non è proprio di ieri ;-)

Pensieri che succedono, quando i figli sono al mare.