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venerdì 19 aprile 2013

Parliamo del cane


Serve una legge per gli affidi
Ormai è alla luce del sole. Solo i miopi, distratti, egocentrati politici italiani possono vivere senza rendersi conto che è quanto mai opportuna una revisione delle regole degli affidi e delle adozioni.
Anche la normativa sulla fecondazione va rivista decisamente: troppi vincoli, troppa burocrazia, troppi retaggi culturali antico-testamentari (si potrà dire così? Mah!)

Certo non è semplice, in effetti un bambino non è che si possa affidare a cuor leggero a nessuno. E d'altro canto, da credente, dovrei pensare che se Dio, che tutto vede e tutto sa, non concede il dono di un figlio ad una mamma, forse ha pure i suoi bravi motivi. Non importa se non li conosco, mica posso sapere tutto pure io.
Perchè poi ogni giorno se ne sentono di tutti i colori: figli picchiati, abusati, talvolta uccisi.
Come si fa ad affidare bambini a gente così?
E le storie, come quella di stamane alla radio, di una giovane donna, madre di due bimbi, uccisa dall'ex, padre delle bimbi che poi si è sparato. Che vita hanno davanti ora: orfane di tutto, perfino del ricordo di un padre degno di questo nome?
Come dite, scusa? 
Questo non succede solo con i bambini adottati o nati dopo Fivet?
Ah, no? 
 
Allora mi viene un dubbio: ma se Dio è così selettivo con chi non deve averne, perchè non usa lo stesso metro con chi invece riesce ad averne di figli?
Povero Dio. Potesse almeno mandare una lettera come la Gabanelli:”Ragazzi, grazie della stima, sono commosso, ma io sono capace di fare altre cose”. 
 
E intanto, finchè continuano le violenze domestiche e si tagliano ulteriormente i fondi per i minori, un sacco di giudici, di vescovi e di esperti si mettono di là di una scrivania a dare giudizi e a legiferare e a stabilire a chi si possa far adottare e quanti embrioni impiantare e fino a dove (“ma dici che se li lascio lì nei paragi poi sono già sufficientemente autonomi per arrivare a destinazione?”)

L'altra sera al lavoro facevamo un gioco: siamo in una barca che affonda e bisogna decidere qual'è la cosa fondamentale da portare con noi. Tra le varie cose, più o meno indispensabili, c'è il cane, mascotte del gruppo. Nel gioco siamo tutti affondati, non abbiamo scelto in tempo. 
Abbiamo parlato per un quarto d'ora di che razza potesse essere il cane, per capire se stringendosi poteva starci anche lui magari sopra la cassa dei viveri o dei medicinali. Perdendo di vista l'obiettivo, che era salvarsi, con o senza cane.
Ecco, a volte ho l'impressione che siamo in tanti a parlare del cane.