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venerdì 31 gennaio 2025

È davvero deplorevole che milioni di cittadini vivano in una Ue così sottomessa agli Usa - Fabio Marcelli

L’arrivo di Trump al potere sta notevolmente aumentando il tasso di marasma mentale e demenza più o meno senile dei cosiddetti governanti europei e dei loro sottopancia nazionali. Costoro oscillano fra l’ansia di sottomissione servile al nuovo padrone, l’evidente invidia per i suoi progetti devastanti e la comprensibile stizza dovuta al fatto che il furbo Donald ha deciso di scaricare sull’Unione Europea buona parte dei suoi problemi, sia sotto forma di dazi, che di sganciamento dagli impegni Nato, all’ombra della quale erano abituati da tempo immemorabile a vegetare.

Si alternano quindi velleitari proclami guerreschi, come quelli lanciati ad ogni piè sospinto da Kallas, Rutte, von der Leyen, ecc., e intenzioni per nulla nascoste di imitare le ricette che Trump vorrebbe propinare alla popolazione statunitense e al mondo intero. È davvero deplorevole che 446.735.291 cittadini europei, un numero ben superiore alla popolazione degli Stati Uniti, debbano sottostare alle pericolosissime fanfaluche di una responsabile della politica estera, tale Kallas appunto (ma non Maria, dato che invece di armoniosi gorgheggi emette stridule urla bellicose) che proviene da un minuscolo staterello baltico, ha un conto personalissimo aperto con la Russia e blatera a ogni piè sospinto della necessità di prepararsi alla guerra. La stragrande maggioranza della popolazione in Italia ma anche nel resto d’Europa è assolutamente contraria a questa roulette russa che favorisce e fa ingrassare solo i trafficanti di armi e le lobby energetiche statunitensi, mentre colpisce duramente, oltre che le tasche dei cittadini colpite dal caro-energia e dalla destinazione alle spese militari di quelle sociali, le industrie italiane e di altri Paesi che da sempre hanno intrattenuto rapporti di mutuo beneficio con la Russia, così come con la potenza economica cinese con la quale vanno intensificati i rapporti di cooperazione su tutti i piani.

Crosetto e, sia pure con minor cognizione di causa come gli è abituale, Salvini – e altri – mugugnano senza costrutto. Né si può sperare che abbiano il coraggio di dire apertamente, una volta tanto, qualcosa che vada a vantaggio del popolo italiano che vuole la pace (e anche i condizionatori, nei limiti del possibile). Il Pd dal canto suo oscilla in modo schizoide tra l’appoggio al riarmo sfrenato e il sorprendente voto contrario sulla risoluzione maccartista del Parlamento europeo che inaugura una nuova stagione di caccia alle streghe equiparando dissennatamente nazismo e comunismo, senza tenere conto del fatto che la falce e il martello sono stati e continuano ad essere in moltissimi casi simboli di civiltà e di progresso, e che il nazismo fu sconfitto proprio grazie al sacrificio immenso del popolo sovietico, come riconosciuto di recente perfino da Donald Trump.

La nostra Giorgia Meloni è data unanimemente in pole position nei rapporti tra il nuovo imperatore dai capelli tinti e l’Europa, date le affinità ideologiche e i rapporti amichevoli che ha saputo costruire sia con Trump che con Musk. Ma occorre chiedersi a cosa le servirà questa corrispondenza di amorosi sensi quando si parlerà, e già se ne parla, di dazi da infliggere o di spese militari da scaricare, dato che Donald è persona estremamente concreta e pragmatica e da quell’orecchio non ci sente proprio.

Nel frattempo, l’Italia è sicuramente in prima fila dal punto di vista dell’imitazione servile dei peggiori aspetti del trumpismo. Si veda l’approccio al tema dei migranti, che le destre vorrebbero relegare in eterno nel limbo dei senza-diritti, destinati solo ad essere sfruttati selvaggiamente o spinti alla disperazione e alla delinquenza per avere modo di riaffermare le proprie politiche repressive e liberticide, nei confronti degli stessi migranti ma anche di un numero crescente di indigeni italiani. Oppure l’ostilità nei confronti della Corte penale internazionale: dopo l’immunità preventiva concessa a Netanyahu nonostante il mandato di cattura che lo ha raggiunto, il governo ha toccato nuovi livelli di inaccettabile antigiuridicità col rifiuto di ottemperare all’ordine di arrestare il criminale libico Almasri, probabilmente per evitare che facesse nomi e cognomi di politici o funzionari italiani che, sotto il tetto degli Accordi italo-libici, sono stati suoi complici nella commissione dei crimini contro l’umanità, comprensivi di sequestri, uccisioni, torture e stupri che gli vengono addebitati.

L’ostilità nei confronti dello Stato di diritto e della magistratura non servile costituisce in effetti un sicuro aspetto di convergenza tra Meloni e Trump, entrambi impegnati nel tentare di travolgere ogni ostacolo di ordine normativo e giudiziario alle loro azioni e progetti più o meno folli, si tratti di muro alla frontiera con il Messico o di lager albanesi. Meno zelante appare invece Meloni nel promuovere la pace con la Russia, dato che in tal caso decide di subordinarsi alla von der Leyen, a Rutte e alla suddetta Kallas. In fondo ci ricorda un po’, da brava sottonista, l’Arlecchino servitore di due padroni di goldoniana memoria, favorita, in questo suo sforzo di saltimbanco della politica, dell’appoggio tacito e palese di buona parte del Pd.

da qui

venerdì 17 gennaio 2025

Qui in Venezuela si afferma la volontà popolare: ma i ‘sottonisti’ nostrani seguono le direttive Usa – Fabio Marcelli

Una delle espressioni più stupide coniate da certa politologia d’accatto, ben rappresentata tra i pennivendoli che vanno per la maggiore nella cosiddetta grande stampa e nei media radiotelevisivi è stata negli ultimi anni indubbiamente quella di “sovranismo”.

Non è mai stato ben chiaro cosa lorsignori volessero significare usando tale balorda categoria. Quello che è certo è che i politici che venivano definiti tali sono stati i più rapidi e risoluti a svendere ogni sovranità, sia popolare che nazionale, ai poteri forti privati, soprattutto il capitale finanziario transnazionale e allo Stato-guida dell’Occidente in crisi terminale, gli Stati Uniti d’America, emulando e superando in stoltezza i liberali che li avevano preceduti sulla strada della svendita delle risorse e del reclutamento a forza del popolo sovrano nell’assurda e suicida campagna contro la Russia, la Cina e gli altri Stati che rifiutano giustamente l’ordine capitalista dei privilegi per pochissimi, miseria e morte per la stragrande maggioranza dell’umanità.

Meloni & C., per i quali propongo la ben più pregnante definizione di “sottonisti”, sono in evidente linea di continuità con Draghi, massimo profeta del capitalismo e dell’atlantismo in Europa e nel nostro Paese. Di lui resterà storica la sciagurata frase “Volete i condizionatori o la pace?”, che segnò la sottomissione dell’Italia alla politica guerrafondaia di Biden e della Nato, col risultato della lunga e sanguinosa guerra in Ucraina, oltre un milione di morti e della fine dell’intercambio energetico con la Russia che sta determinando un’ulteriore rovinosa tappa della crisi senza fondo dell’economia dell’Europa asservita alla Nato e alle lobby finanziarie.

L’ascesa al potere di Trump e Musk sta ponendo le premesse per l’accelerazione della corsa dell’Occidente verso l’autodistruzione e la catastrofe planetaria. Trump è certamente più sveglio e intelligente di Biden, non è che ci voglia molto, ma le sue recenti irricevibili smargiassate su Canada, Groenlandia e Panama non lasciano molti dubbi sulla sua vocazione imperiale e la sua proterva volontà di rilanciare la grandezza degli Stati Uniti a spese dei popoli del mondo.

I sottonisti nostrani riescono al tempo stesso a omaggiare il nuovo Zar di Washington, dando importanti settori strategici chiavi in mano a Musk, e ad assecondare la folle velleità europea di continuare la guerra. Meloni si intesta la liberazione di Cecilia Sala, ottenuta grazie all’intelligence nazionale che conserva nonostante tutto importanti conoscenze e professionalità sedimentate nel corso dei decenni, ma ribadisce il suo incondizionato sostegno al regime genocida di Netanyahu che continua ogni giorno a massacrare i Palestinesi mentre si espande in Libano e Siria e prepara ulteriori attacchi contro l’Iran.

Qui in Venezuela, dove mi trovo da qualche giorno, e Nicolas Maduro si è insediato come presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, la situazione è complessivamente tranquilla, salva qualche soporadica manifestazione dell’opposizione, per lo più poco partecipata, pacifica e ben controllata dal popolo chavista adeguatamente organizzato.

Ciò costituisce il risultato di una volontà popolare coesa e di cristallina chiarezza volta a riaffermare in ogni circostanza il principio della sovranità nazionale e popolare quale deve essere nel contesto del mondo multipolare e pluricentrico che va costruito superando l’obsoleto e cadente predominio di stampo imperialista e neocoloniale dell’Occidente. Trump e Musk vorrebbero mettere le mani sulle ricchissime risorse energetiche e di altro genere del Paese, ma troveranno ora e sempre la strada sbarrata dalla mobilitazione popolare organizzata e dall’alleanza incrollabile tra popolo, milizia, forze di polizia e Forze armate.

Chiunque voglia informarsi in merito sulla stampa italiana è destinato a imbattersi in titoli demenziali come quello apparso ieri sulla Repubblica che per l’ennesima volta parla del “baratro” in cui starebbe cadendo il Venezuela. Stando qui l’impressione è quella, del tutto opposta, di un popolo animato da una fortissima volontà di pace e prosperità, simboleggiata anche dal consumismo perfino eccessivo che si è registrato durante le recenti festività natalizie.

I sottonisti nostrani, annidati nei media, nel governo ma anche nel vertice di forze di finta opposizione come il Pd, spingono il loro estremo servilismo nei confronti dell’Impero in declino al punto di negare il riconoscimento al legittimo presidente Maduro per darlo invece all’insulso burocrate Edmundo Gonzalez, da sempre attivo come marionetta di Washington in servizio permanente attivo. E’ l’altra faccia dell’impegno per la continuazione dell’insensato massacro ucraino e del sostegno politico e militare al genocida Netanyahu. Una situazione davvero avvilente per uno Stato come l’Italia, che fu a lungo faro di civiltà per il mondo, ma che languisce oggi sotto il giogo dei sottonisti che la controllano per conto terzi,come sempre sono stati usi fare nelle varie contingenze storiche.

da qui