Visualizzazione post con etichetta risparmio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta risparmio. Mostra tutti i post

domenica 13 aprile 2025

I nostri investimenti finanziari assediati

 

Prelievo forzoso. Per il riarmo l’Ue non prenderà i risparmi sui conti correnti. In arrivo, però, le solite trappole - Beppe Scienza

Ha destato preoccupazioni la notizia che l’Unione Europea vorrebbe utilizzare l’enorme massa di denaro giacente sui conti bancari “per finanziare i suoi obiettivi strategici” fra cui le spese militari. In Rete, ma anche su qualche giornale, si è letto che i conti correnti verranno saccheggiati per l’acquisto di armi o altro. Messo in questi termini, l’allarme è del tutto infondato. Ciò non toglie che sussistano alcuni rischi reali, ma al riguardo occorre fare due discorsi nettamente diversi.

Da un lato, sull’immediato, ci sono venditori di investimenti, porta a porta o allo sportello, che hanno preso subito la palla al balzo. Dando credito alle voci più allarmistiche, cercano di spaventare chi ha parecchi soldi sul conto. “Lei rischia che la von der Leyen glieli porti via. Ne metta almeno la metà al sicuro in un fondo o meglio in una polizza vita”, più o meno questo è il discorso che fanno. Com’è poi strutturale nel settore, ricorrono a ogni genere di menzogne, ma solo a voce, per rifilare i peggiori investimenti che possono vendere.

In realtà i risparmiatori non corrono nessun pericolo che l’Ue o lo Stato italiano dirotti a suo piacimento soldi dai loro conti, in banca o alla Posta.

D’altro lato esiste davvero un progetto della Ue per “indirizzare i risparmi privati a sostegno dei suoi obiettivi” cioè verso investimenti nel settore industriale, anche ma non solo bellico. Ma non tramite prelievi forzosi. La cosa è più subdola, per cui converrà stare molto guardinghi nei confronti delle iniziative che presto verranno prese.

Primo, bisognerà non lasciarsi allettare dai vantaggi fiscali che verranno sbandierati per collocare piani di risparmio o simili per il finanziamento del sistema produttivo o delle infrastrutture. L’ossessione di risparmiare tasse fa regolarmente cadere in trappola i risparmiatori italiani. Vedi a partire dagli anni ’80: le polizze vita miste, i fondi pensione, i Pir ecc.

Secondo, occorre diffidare degli attori della cosiddetta educazione finanziaria, che verranno presto reclutati con armi e bagagli per indirizzare gli italiani verso le nuove proposte.

Restano poi due ambiti molto critici, i fondi pensioni e gli enti previdenziali, cui sarà facile imporre di impiegare una quota del patrimonio in aziende industriali, anche belliche. E magari già lo fanno, come ha spiegato Mauro Del Corno sul FQ. Qui è molto difficile difendersi per i lavoratori e risparmiatori, succubi e tenuti anche all’oscuro delle decisioni prese da altri.

da qui

 

Gianni Girotto: la grande finanza ha rovinato l’economia mondiale

(intervista di Olivier Turquet)

Gianni Girotto è stato senatore del Movimento 5 Stelle per due legislature ed è attualmente Coordinatore del Comitato transizione ecologica e digitale di tale movimento. Ma Gianni è anche uno storico socio di Banca Etica e divulgatore su temi economici e di speculazione finanziaria. Gli abbiamo chiesto di fare luce su questo doppio tema del riarmo in Europa e dei dazi statunitensi.

 

In questi giorni la borsa ha fatto le montagne russe. Ma, ciononostante, quello che gli analisti sottolineano è che la borsa è da anni in crescita. Cosa sta succedendo?

La borsa è uno strumento inventato e utilizzato dagli esseri umani, pertanto riflette ciò che succede nel pianeta. Più precisamente lo amplifica, nel bene e nel male, perché da una parte si basa sulla fiducia nel futuro e questo genera spesso “l’effetto valanga” o “effetto farfalla”, dall’altra grazie alle tecnologie informatiche che hanno velocizzato di miliardi di volte la quantità di operazioni possibili e le relative tempistiche, si presta in maniera “eccellente” a una miriade di speculazioni, che rendono i prezzi dei vari titoli soggetti a variazioni estremamente dinamiche.

Ne abbiamo avuto un drammatico esempio negli anni 2007 e seguenti, con il crollo delle borse mondiali a partire dal fallimento della banca Lehman Brothers; questo episodio, lungi dall’essere a sé stante, era la conseguenza di un mercato finanziario in cui le regole erano e sono decisamente troppo permissive, e che ha assunto ormai un potere tale da riuscire ad impedire alla politica e alla società civile in generale di regolamentare le borse e la finanza in generale, in modo torni ad essere funzionale all’economia. In pratica cioè da molti anni il prezzo delle materie prime e di tutto ciò che viene scambiato nelle borse non è determinato dalla “normale” legge della domanda e dell’offerta, ma viene determinato purtroppo dalle speculazioni poste in essere su ciascun titolo. Ne abbiamo avuto un altro deleterio esempio nel 2022, quando i prezzi dell’energia esplosero, nonostante non fosse cambiata significativamente né la quantità della domanda, né la quantità e la disponibilità dell’offerta. 

Fatta questa doverosa e comunque minimale introduzione, la risposta alla domanda è che effettivamente la borsa da alcuni anni sta crescendo, ma questo perché aveva avuto un crollo appunto nel 2007 e quindi gli ultimi anni di crescita sono serviti semplicemente per riportarci ai livelli del 2007; e le montagne russe delle ultime settimane sono semplicemente il riflesso di un mercato che non riesce a prevedere che cosa  farà il presidente degli Stati Uniti, nazione che nel bene e nel male influenza ancora moltissimo l’economia mondiale.

 

Da molti lati, ed anche dal tuo, ci sono richieste di regolamentazione e controllo della speculazione finanziari, ce ne potresti illustrare alcune e parlare delle tue proposte?

C’è moltissimo da fare, e paradossalmente è la cosa più difficile non è tanto individuare delle soluzioni tecniche e legislative, ma cambiare la mentalità degli ultimi decenni che ha visto il verificarsi della cosiddetta “finanziarizzazione dell’economia”, cioè il fatto che molte, troppe persone, sono convinte, o comunque pensano/sperano di poter guadagnare per tutta la vita semplicemente muovendo il mouse e pigiando tasti del computer. Ma la finanza non crea alcuna ricchezza reale, semplicemente gestisce e sposta quella esistente. La ricchezza “vera” si crea “sporcandosi le mani” e cioè coltivando i campi, raccogliendo quanto vi cresce, trasformandolo, immagazzinandolo, allevando bestiame (anche se io sono contrario), costruendo case strade ponti ferrovie acciaio dadi viti bulloni vestiti presse torni acquedotti fognature ecc. ecc., e naturalmente sviluppando i servizi sanitari, ristorazione, turismo, intrattenimento, tutte cose comunque “reali”. La finanza dovrebbe quindi tornare a essere uno strumento per “fare credito” e investire appunto sull’economia reale, cioè con investimenti di medio lungo periodo, che nulla hanno a che vedere con le speculazioni attuali in cui le operazioni di compravendita durano pochi istanti. Pertanto i rimedi gli aggiustamenti necessari sono noti e dibattuti da tempo, e si possono riassumere con strumenti per aumentare la trasparenza e la tracciabilità delle operazioni, la chiusura di ogni forma di “paradiso fiscale” e strumenti per acquisire gettito fiscale dalle operazioni speculative, come la famosa “tobin tax” di cui si parla da decenni, ma non si è mai attuata perché come ho già detto la finanza, da sempre, domina la politica, e non viceversa. 

Ma che invece un’altra finanza sia possibile lo dimostrano le decine di banche etiche che sono nate negli ultimi decenni nel pianeta, e che tutte le analisi economiche valutano essere più redditizie e più sicure rispetto alle banche tradizionali, ovviamente questo prendendo in esame un periodo di tempo medio lungo. Quindi in realtà io non ho “mie” proposte, ma sto solo cercando di spingere le proposte che da decenni fanno noti economisti e altre persone di altissimo livello. Tra queste vi è la necessità che a qualsiasi persona venga data un’educazione finanziaria sufficiente a compiere scelte ponderate, cosa attualmente irrealizzata, ed è per questo che io personalmente ho creato nel 2024 un ciclo di video didattici che ho pubblicato nel mio blog e nei vari “social”.

 

Rispetto al tema del riarmo si è sottolineato che sono stati creati, dalle grandi holding finanziarie, dei pacchetti specifici che puntano sul riarmo. Ce lo puoi spiegare e illustrare?

Ci provo, ma siccome un’immagine vale mille parole e un video vale mille immagini, invito i gentili lettori a dedicare qualche minuto alla visione di questo video:



uscito diversi anni fa, ma assolutamente attuale. Ora sperando abbiate visto e divulgato il suddetto video, che in pratica contiene già la spiegazione, ribadiamo anche qua che le armi sono il secondo mercato mondiale come controvalore (il primo sono le fonti fossili, cioè petrolio e gas), e quindi banalmente io posso investire nelle fabbriche delle armi. Queste, in caso di guerra, vedranno aumentare le loro possibilità di vendere i propri prodotti, e magari pure a prezzi maggiorati stante la “necessità”, e quindi incrementare i loro guadagni e di conseguenza la resa di chi, in loro, ha investito; insomma io posso investire su fabbriche che producono vestiti, cibi, infrastrutture, macchinari ecc. ma posso anche investire sulle armi, che sono un prodotto come un altro, dal punto di vista del mercato. Pertanto è bene informare tutti i cittadini che esiste la possibilità di uscire da questo “mercato di morte” affidando i propri risparmi e i propri investimenti alla finanza etica, che esclude dai propri affari qualsiasi operazione con la filiera delle armi, e questo vale sia che siate un pensionato con pochissimo denaro da portare in banca sia che abbiate maggiori disponibilità economiche e di investimento. Usciamo dalle “banche armate”, che purtroppo sono la grande maggioranza.

C’è sempre un intervento più forte di meccanismi di intelligenza artificiale nelle operazioni finanziarie, soldi che si generano da soli, senza più alcun legame con il mondo produttivo. Quali sono le conseguenze e i rischi di questi fenomeni?

Come ho detto all’inizio dell’intervista, l’informatica ha moltiplicato di miliardi di volte la velocità delle operazioni finanziarie, e quindi anche la loro quantità. In termini numerici si stima che più del 90% delle operazioni finanziarie globali non abbiano nulla a che fare con la vita reale, ma siano speculazioni fine a se stesse, che durano pochi istanti o comunque un tempo molto breve. Altri numeri ci dicono che almeno il 70% di queste operazioni sono decise in totale autonomia dai computer, e questo da molti anni, molto prima cioè che si iniziasse a utilizzare l’intelligenza artificiale. Capito questo si comprende come il mercato sia soggetto a rallentamenti e accelerazioni troppo brusche, perché decise per la maggior parte non da uomini che possono anche agire con un certo livello di prudenza, ma da computer che non fanno altro che ricercare la migliore opzione tra le milioni possibili ed eseguirla in frazioni di secondo, senza minimamente porsi il problema delle conseguenze. Pensate che il registro di tali operazioni finanziarie, che attualmente è preciso al milionesimo di secondo, verrà implementato alla precisione del miliardesimo di secondo, una cosa che nella vita reale non ha nessunissimo senso. 

Insomma come ho detto nella seconda domanda, si è purtroppo compiuta, di fatto, una finanziazione dell’economia, che però arricchisce solo un ristretto oligopolio di operatori, in particolare i grandi fondi di investimento globale, e pertanto i detentori di quote degli stessi. Essi ormai sono proprietari di quote molto significative delle maggiori imprese manifatturiere mondiali, di giornali, radio, TV, canali sul web, e hanno pertanto un’influenza economica e mediatica talmente rilevante, da influire a loro piacimento le politiche globali, nazionali, regionali. Questo ha portato alla nota riduzione quantitativa della cosiddetta “classe media, e in generale a una ancora più iniqua distribuzione della ricchezza.

Termino di rispondere alle tue domande sabato 12 aprile 2025, e come ciliegina sulla torta è proprio di oggi la notizia che il presidente degli Stati Uniti è sotto accusa per operazioni di “insider trading”, cioè in buona sostanza di aver approfittato del fatto che essendo lui stesso la causa dei recenti cali e risalite in borsa, abbia potuto approfittarne pesantemente investendo sui titoli giusti sapendone in anticipo appunto l’andamento. Ora è evidente che io non ho la minima prova se questo corrisponda a verità o meno, ma in questo caso la cosa importante è che l’ipotesi sta assolutamente in piedi da un punto di vista teorico, cioè colui che sapesse in anticipo l’avverarsi di una crisi, potrebbe legittimamente “scommettere, sul calo della borsa e guadagnare cifre molto elevate, ripeto il tutto in modo assolutamente legale.

Pertanto la priorità delle priorità a livello globale è quella di porre in essere una pesante riforma del sistema bancario e finanziario generale, perché così come è strutturato ora non farà altro che acuire le differenze tra ricchi che diventeranno sempre più ricchi e una fascia media e povera che invece faticherà sempre di più per arrivare a fine mese. 

Questo naturalmente postula il fatto che la cittadinanza deve avere coscienza di quanto sopra, e non è quindi un caso che un osservatore attento non possa constatare che dell’argomento se ne parla poco e in maniera superficiale, perché la priorità delle priorità per questo ristretto oligopolio finanziario, è quello di mantenerci nell’ignoranza, e per il momento, complice una troppo grossa fetta di politici corrotti, ci sta riuscendo benissimo!

da qui

 

 

Bye bye transizione verde, anche i fondi Esg si riempiono di azioni di costruttori di armi - Mauro Del Corno

Le azioni Rheinmetall sono presenti in ben 650 fondi Esg. La statunitense Lockheed Martin , nota per i suoi jet da combattimento e sistemi missilistici, compare in circa 370 fondi Esg. Mentre Bae Systems, che produce munizioni, lanciamissili e obici, è in oltre 450 portafogli

Pecunia non olet, al di là delle parole e delle brochure consegnate ai risparmiatori, è questo il principio che domina il mondo del risparmio gestito e della finanza in generale. Il profitto prevale su qualsiasi altra considerazione. Stupisce dunque solo fino ad un certo punto che tra i gestori di fondi si stia velocemente diffondendo un grande interesse per il settore della difesa, per le aziende che costruiscono armi. Persino i fondi Esg, in teoria attenti a considerazioni etiche e di sostenibilità degli investimenti, stanno allentando le loro regole per fare posto a qualche redditizia azioncina bellica.

L’occasione è davvero troppo ghiotta. In mezzo mondo è partita la corsa al riarmo, gli Usa esigono dai loro “alleati” europei un drastico incremento delle spese per armi ed eserciti. Chi costruisce bombe, missili, jet, carri armati, etc, spera di venire sommerso da commesse da centinaia di miliardi di euro. E nell’ultimo anno, ad esempio, il valore delle azioni della tedesca Rheinmetall è più che raddoppiato, quello dell’italiana Leonardo quasi (+ 85%).

Secondo le rilevazioni dell’agenzia Bloomberg, nel corso del 2024, i fondi di investimento dedicati al settore bellico sono raddoppiati, raggiungendo quota 47, dopo decenni in cui erano rimasti al di sotto della decina. E i dati relativi ai primi due mesi del 2025 confermano questa ritrovata passione per fucili e cannoni dell’industria del risparmio gestito. Come si diceva, neppure i fondi Esg vogliono rinunciare, al punto che Mia Thulstrup Gedbjerg , co-direttrice dell’unità del settore della difesa presso lo studio legale danese Kromann Reumert , ha detto a Bloomberg che alla sigla Esg (Environmental, Social, Governance), andrebbe aggiunta la D di difesa. “Un sacco di capitale affluirà in queste aziende”, ha aggiunto.

Le azioni Rheinmetall sono ad esempio presenti in ben 650 fondi Esg. La statunitense Lockheed Martin , nota per i suoi jet da combattimento e sistemi missilistici, compare in circa 370 fondi Esg. Mentre Bae Systems, che produce munizioni, lanciamissili e obici, è in oltre 450 portafogli. Del resto i fondi Esg che hanno acquistato partecipazioni anche in produttori di armi hanno ottenuto risultati decisamente migliori rispetto a quelli rimasti focalizzati sui tradizionali investimenti del comparto, come le energie rinnovabili.

Nel 2024 l’ indice S&P Global dedicato alle industrie di difesa ed aerospazio ha guadagnato il 17%, mentre quello sulle energie rinnovabili ha perso ben il 27%. Quanto ai fondi tradizionali, tra quelli lanciati nel 2024 appena uno su cinque esclude esplicitamente i titoli della difesa. I rischi reputazionali esistono, un risparmiatore potrebbe trovarsi a lucrare sulla vendita di ordigni letali a feroci dittatori o a governi che li usano per sterminare civili. Ma il piatto è davvero troppo ricco per non ficcarcisi.

Roel Houwer, manager di VanEck Asset Management , ha affermato che l’opinione sull’opportunità di detenere azioni di difesa sta “cambiando radicalmente”. La sua sgr propone ora ai risparmiatori il VanEck Defense Ucits Etf che ha già raccolto oltre 2 miliardi di dollari e che ha garantito ai sottoscrittori uno spettacolare rendimento del 44% nel 2024. “Abbiamo assistito a una crescita incredibile”, ha detto in un’intervista Houwer. E i flussi nel fondo nelle prime settimane di quest’anno “sono persino maggiori di quelli del 2024”, ha aggiunto.

da qui



La grande beffa dei fondi ESG europei, quasi 5mila hanno investimenti nell’industria petrolifera – Mauro Del Corno

Uno studio di un team di ong (Facing Finance e Ugewald) fa il punto sugli investimenti nell'industria dei combustibili fossili da parte dei fondi Esg, ovvero quelli che, in teoria, dovrebbero ispirarsi a criteri si sostenibilità ambientale. Le aziende di combustibili fossili più presenti nei fondi analizzati sono Total Energy, Shell, Exxon Mobil, Chevron, Eni, BP

Nel giorno in cui l’organizzazione metereologica mondiale fa sapere che nel 2024 è stata raggiunta la più alta concentrazione di Co2 nell’atmosfera degli ultimi 800mila anni, uno studio di un team di ong (Facing Finance e Ugewald) fa il punto sugli investimenti nell’industria dei combustibili fossili da parte dei fondi Esg, ovvero quelli che, in teoria, dovrebbero ispirarsi a criteri si sostenibilità ambientale (la E sta per Environmental), società e governance aziendali. Si scopre così però che 5mila fondi che si pubblicizzano come ESG detengono partecipazioni in aziende dei combustibili fossili

continua qui

 


Fondi ESG: cosa sono gli investimenti sostenibili - Valentina Neri

La finanza può contribuire a cambiare il mondo in cui viviamo. Può cambiarlo in meglio, se sostiene attività, imprese e progetti coerenti con il percorso per lo sviluppo sostenibile tracciato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Oppure può cambiarlo in peggio, se gli investitori puntano unicamente a massimizzare il proprio rendimento di breve periodo, senza curarsi delle ricadute sulla realtà. Questo è il principio da cui prende origine il vasto mondo degli investimenti e fondi sostenibili, cioè quelli basati sui criteri Esg (ambientali, sociali e di governance). Ma cosa sono di preciso? Approfondiamo l’argomento…

continua qui

 

 

I fondi pensione si buttano nel business del riarmo. Tfr usati per finanziare la costruzione di missili e carri armati – Mauro Del Corno

Parecchi operatori stanno rivendendo le politiche di esclusione dei produttori di armi dai possibili investimenti. Tra le motivazioni non vengono mai citati i lauti profitti attesi: ci si giustifica affermando che la finanza si mette al servizio del piano di riarmo europeo

Prima c’era stato il ritorno di fiamma per i combustibili fossili e le compagnie petrolifere, tornati molto redditizi con la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina. Ora il nuovo amore degli investitori, inclusi i fondi pensione europei, sono le armi. Persino i fondi Esg, in teoria esplicitamente ispirati a standard etici, hanno introdotto vari escamotage per non lasciarsi sfuggire i nuovi affari. Ad esempio argomentando che finanziare la produzione di bombe, missili, jet, carri armati e quant’altro è un modo per difendere le democrazie. Si ricordi che, effetti, i big europei della difesa stanno mettendo a segno performance borsistiche da lustrarsi gli occhi. In un anno le azioni di Leonardo sono cresciute di oltre il 100%, quelle della tedesca Rheinmetall addirittura del 203% mentre la francese Thales ha dovuto “accontentarsi” di un + 65%.

Come segnala l’agenzia Bloomberg, anche parecchi fondi pensione europei hanno deciso di conseguenza di rivedere le loro politiche di esclusione dei produttori di armi dai possibili investimenti. La cosa piuttosto comica è che tra le motivazioni non vengono mai citati i lauti profitti attesi, ma ci si giustifica affermando che la finanza si mette al servizio del piano di riarmo europeo. Quasi fosse un sacrificio dettato da un disinteressato moto di solidarietà…

continua qui


sabato 22 marzo 2025

“Unione dei risparmi e degli investimenti”: il ricatto franco-britannico sulla pelle dei correntisti (anche italiani) - Giuseppe Masala

Da sempre sostengo la tesi secondo la quale la vera causa scatenante del conflitto in corso in Europa è il rischio bancarotta di alcuni paesi che sotto l'aspetto della posizione finanziaria netta hanno accumulato passivi sostanzialmente impagabili. In particolare a vivere questa situazione sono la Francia e la Gran Bretagna che non a caso sono i Paesi che più spingono per l'invio di truppe in Ucraina sotto la falsa bandiera delle truppe di pace.

L'anno scorso scrissi un articolo che provava a spiegare come Mario Draghi nella sua proposta illustrata all'Ecofin di Gend del 24 Febbraio 2024 (dove era l'ospite d'onore), ritenesse che il modo di coniugare gli interessi della Francia, grande debitrice dell'Unione Europea con quelli della Germania, grande creditrice, era quello di procedere ad un grande riarmo europeo che coniugasse l'offerta francese (che è il più grande esportatore di armi della EU) con le enormi risorse finanziarie presenti nei paesi nord europei ed in particolare in Germania.

Ipotizzavo anche che la UE avrebbe forse costituito un veicolo privato ad hoc, come il MES, dove avrebbero fatto confluire i finanziamenti a fronte dell'emissione di obbligazioni private;  oppure ancora magari la UE avrebbe optato per far confluire le risorse in una sorta di Ente Europeo per il Riarmo direttamente dagli Stati che si sarebbero finanziati con l'emissione di speciali titoli di stato “di scopo”.  Aggiungevo peraltro – sarcasticamente – che ai burocrati europei non è mai mancata la fantasia quando c'è da congegnare complessi meccanismi finanziari. E infatti non mi sono sbagliato, a livello di creatività hanno dato sfoggio di virtuosismi degni di Magritte!

Infatti proprio in questi giorni è stato fatto trapelare che la UE sta preparando un provvedimento per la cosiddetta “Unione dei risparmi e degli investimenti” (SIU, Savings and Investments Union). Si tratta, cito il Sole24Ore“di un piano che ha l’obiettivo di smuovere almeno una parte dei 10mila miliardi di euro dei piccoli risparmiatori custoditi nei conti correnti bancari (e sostanzialmente inutilizzati) per trasformarli in capitale di rischio e in investimenti. L’obiettivo è sostenere la competitività dell’industria europea e le nuove priorità, a cominciare dalla difesa”.

Dunque l'argomentazione – a leggere il Sole – sarebbe la seguente: esiste in Europa un enorme massa di risparmi pari a 10 mila miliardi di Euro di piccoli risparmiatori che potrebbero essere investiti. Per Bacco! Faccio una scoperta: le banche tengono miliardi e miliardi di euro (ben 10mila!) non investiti per il semplice fatto che sono depositi a pronti (ovvero pagabili a vista ai risparmiatori)? Dunque – deduco che – le banche hanno enormi depositi dove stipano enormi quantità di banconote, come lo zio Paperone della Walt Disney, e magari come lui i banchieri nel fine settimana vanno a fare dei meravigliosi bagni nelle banconote, giusto? 

Direi di no.

Per quanto mi è dato sapere, gli istituti di credito investono anche le risorse finanziarie sotto forma di deposito a pronti (i C/C) ovviamente secondo le migliori regole dell'asset management che prevede una ponderazione del rischio dell'investimento sotto ogni aspetto. Ovviamente si lasciano un cuscinetto di liquidità (sulla scorta della loro esperienza) bastevole a soddisfare senza patemi le richieste della clientela. Sottolineo, che sappiamo tutti che qualora ci fosse un improvviso aumento dei prelievi le banche possono rivolgersi sia al mercato interbancario e come ultima istanza alla stessa banca centrale. Dunque, tolto il cuscinetto, tutto viene investito.

Faccio una importante sottolineatura: gli investimenti di queste risorse sono fatti a nome e per conto della banca, che si assume i rischi e dove il cliente è assolutamente garantito avendo solo aperto un conto corrente.  Ed è qui che sta il punto.  Gli investimenti che la Commissione UE vorrebbe mobilitare non sono a nome e per conto della banca ma a nome e per conto del correntista: in altri termini, con il Progetto di “Unione dei risparmi e degli investimenti” si vorrebbe incentivare in qualche modo i risparmiatori ad assumersi loro stessi e direttamente il rischio dell'investimento. Il perché temo sia abbastanza semplice da capire: i banchieri hanno detto che le banche non intendono fare investimenti diretti nei settori previsti perchè – evidentemente – considerati troppo rischiosi. E allora molto meglio imbonire la vecchietta o il meccanico del paese di provincia, esattamente come accadde con lo scandalo delle obbligazioni subordinate, con cui furono pelati i risparmi del popolo bue durante la crisi bancaria degli anni dieci. Del resto i banchieri non sono certo fessi al punto da investire a proprio nome e a proprio conto su – per esempio – una oscura start-up di Avignone che si occupa di cyberwar, meglio farci investire direttamente il cliente che il cyberwar pensa al massimo sia un videogioco.

A riprova che il nocciolo è questo, basta continuare a leggere gli articoli di stampa che presentano l'Unione dei Risparmi per vedere che non mancano i soliti pelosi ed ipocriti riferimenti alla “alfabetizzazione finanziaria” dei risparmiatori: in altri termini “io il corsetto te l'ho fatto, caro risparmiatore, ora sei in grado di camminare con le tue gambe e fare le tue scelte”, sembra voler dire la signora von der Layen. Come se bastasse un corsetto da 100 o 200 ore per riuscire a tener testa agli agguerritissimi studi legali, e agli staff economico-finanziari delle banche!

Ma per quale ragione i Paesi che hanno del risparmio in eccesso (ovvero sia quelli che hanno il NIIP positivo) dovrebbero accettare di farlo affluire verso i Paesi con una posizione finanziaria netta negativa e magari anche per finanziare imprese che hanno un business rischiosissimo e che potrebbero portare ad enormi perdite i risparmiatori? In altri termini, perché tedeschi, olandesi, italiani, austriaci ecc. dovrebbero consegnare i loro risparmiatori a Macron (e magari Starmer) per farli spennare per le feste?

La risposta è molto probabilmente nella politica estera e nella enorme crisi bellica che sta scuotendo l'Europa: francesi e inglesi sono i più oltranzisti nel voler mandare dei contingenti in Ucraina (che peraltro i russi già hanno detto che bombarderanno), ma forse questa apparente follia che ha pervaso Londra è Parigi è solo uno strumento di pressione verso i paesi creditori. Sembra quasi che Macron e Starmer dicano “o ci viene data una mano a riequilibrare i nostri conti nazionali, o noi facciamo saltare il banco e peraltro in una guerra con la Russia i paesi più a rischio siete voi, cari creditori. Noi abbiamo l'estrema carta dell'arma nucleare e voi no!”.  Un azzardo particolarmente folle, ma la scombiccherata idea dell'Unione dei Risparmi europea assume assoluta razionalità proprio nella logica del ricatto franco-britannico. Meglio perdere un po' di soldi tedeschi o italiani piuttosto che trasformare l'Europa in un campo di battaglia.

Rimane un ultimo quesito. Questa mossa disperata basterà a riequilibrare i conti nazionali intra europei? Non è certo purtroppo. Anche se andrà in porto (ed è tutto da vedere, visto che molti Paesi storcono il naso) non è detto che basti per due ordini di ragioni. Primo, anche da oltre Atlantico hanno messo gli occhi sui risparmi europei (oltre che sulle attività produttive); in un momento di probabile sgonfiamento della bolla di Wall Street certo a Washington preferirebbero che queste ingenti risorse finissero a Wally piuttosto che rimanere in Europa, e per giunta anche a finanziare aziende che faranno concorrenza all'apparato produttivo militare-industriale statunitense. Il secondo punto è che si vocifera sempre di più di una possibile fuga di capitali cinesi dall'Europa. I cinesi sanno bene che Trump vuole risolvere il conflitto in Europa per concentrarsi sul prossimo conflitto contro di loro nell'indo-pacifico, pertanto si inizia a pensare che Pechino farà ritirare i propri capitali prima che gli europei, su ordine americano, inizino a congelarli esattamente come hanno fatto con i russi, che stanno rischiando di perdere circa 300 miliardi di euro investiti della loro banca centrale

Infatti è lo stesso Financial Times ad informarci che le autorità di Hong Kong stanno lavorando per creare un'alternativa ai sistemi di deposito titoli europei Euroclear e Clearstream, al fine di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie occidentali. L'Hong Kong Exchange (HKEX) e l'Hong Kong Monetary Authority intendono trasformare il Central Money Market Settlement System in un depositario internazionale in grado di gestire pagamenti e valute transfrontaliere, tra cui il renminbi. Tutto questo sullo sfondo del congelamento dei beni russi, che spinge i cinesi a cercare alternative, cosa  che potrebbe rappresentare un duro colpo per il sistema finanziario europeo.

Insomma, nonostante la mossa della UE dell'Unione dei Risparmi sia temeraria – se non spregiudicata – vi è il rischio che sia poco più di un pannicello caldo in una partita che  vede quattro giocatori (USA, UE, Cina e Russia) e ben tre piani diversi di scontro; quello economico, quello finanziario e quello bellico-diplomatico.

Smisurata ambizione per qualsiasi attore umano a razionalità limitata capire come andrà a finire, ma certamente seguiremo passo passo questo aspetto della vicenda.


da qui

domenica 16 febbraio 2025

Risparmio gestito fa rima con risparmio tradito

di Francesco Masala

Immaginate una banca (ma anche un ufficio postale), sappiamo che è un’impresa come le altre, vuole fare soldi.

Vendono polizze vita, polizze assicurative per le auto, assicurazioni infortuni, contratti telefonici, tra l’altro.

Ancora per alcuni la banca è come una chiesa, un luogo sacro, alcuni clienti la vedono così.

Quando si passa la porta blindata della banca il cliente porta i suoi risparmi per metterli al sicuro, riuscendo a proteggerli dall’inflazione.

Il funzionario (o consulente) bancario propone strumenti finanziari che sono forme d’investimento, il cliente da risparmiatore viene trasformato in investitore (anche se non vuole).

L’investimento meno rischioso è qualche strumento finanziario che investe per la maggior parte in titoli di stato. Dopo 10 anni si otterrà un rendimento totale fra lo 0,5 e l’1%.

Il risparmiatore si ferma a pensare: se non aderisco a quello strumento finanziario, posso comprare da solo titoli di stato (che hanno la garanzia della restituzione del capitale iniziale) con un rendimento, nel decennio, fra il 2-3% annuo, per un rendimento complessivo nel decennio del 25-30%.

Si capisce che se ci si affida alle scelte offerte dalla banca al cliente resta un rendimento fra lo 0,5 e l’1%., la banca, con i soldi del cliente (senza nessun rischio) guadagna fra il 24,5 e il 29%, in realtà la banca dice che quello non è il suo profitto, ma sono la copertura delle spese di consulenza, le commissioni per il lavoro svolto e bla bla bla.

Quando comunicate alla banca che volete gestire i vostri risparmi comprando titoli di stato in banca cala una cortina di silenzio e si scatena il PANICO, vi diranno che sono titoli con un certo rischio, mentre la banca (fra i tanti) a voi, che non volete rischiare, propone strumenti finanziari dalla composti per la gran parte da titoli di stato e vi assicurano che sono arcisicuri. Cioè i titoli di stato comprati da voi non sono sicuri, quelli comprati dalla banca, e rivenduti al cliente con un prodotto finanziario con un bel nome, sono sicuri.

Misteri delle banche!

 

Seguite il sito (https://www.beppescienza.eu), le lezioni, i consigli di Beppe Scienza.

Qui sotto alcuni suoi interventi:

https://www.open.online/2024/10/24/polizze-vita-risparmiatori-finanziarie-assicurazioni-finte/

https://www.ilrisparmiotradito.it/post/attenzione-la-nuova-gabella-bancaria-imporre-contratti-di-consulenza-anche-col-silenzio-assenso

https://www.ilrisparmiotradito.it/post/btp-piu-meno-sicurezza-ma-niente-imbrogli

https://www.beppescienza.eu/img/2024-07-03-da-conferenza-Dip.Matematica.jpg

lunedì 13 marzo 2023

Il risparmio tradito*

 di Francesco Masala

Un banchiere è uno che vi presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere. – Mark Twain

 

La Costituzione, all’art.47, scrive che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” (il risparmio, non l’investimento).

Come tanti articoli della Costituzione anche questo viene tradito troppo spesso.

 

La differenza fra risparmio e investimento.

Risparmio è mettere da parte dei soldi in attesa di spenderli, senza perdere potere d’acquisto, a causa dell’inflazione, e soprattutto senza rischi.

Investimento è mettere dei soldi in strumenti finanziari (come i fondi d’investimento, azioni, ecc.), per loro natura rischiosi, che possono far crescere (se va bene) o diminuire (se va male) l’entità e il valore delle somme investite.

 

Una visita in banca o alla posta

Sarà capitato anche a voi di aver sentito parlare dei buoni fruttiferi postali, lo strumento principe per i risparmiatori, nel passato indicizzati all’inflazione.

Oggi si scopre che quei buoni, adesso che c’è l’inflazione, non sono indicizzati (lo sono i BTP Italia, emessi solo una volta all’anno).

In posta e in banca o ti cercano loro o devi prendere un appuntamento con un consulente finanziario che cerca di piazzare i prodotti finanziari emessi dalle Poste o dalla Banca, e tu non puoi scegliere fra risparmio o investimento, puoi solo scegliere fra diversi tipi di profilo di rischio dell’investimento, oppure torni a casa e tieni i soldi nel cassetto o sul conto corrente, perfettamente liquidi, e in balia delle onde (o delle tempeste) dell’inflazione e dei mercati finanziari.

 

Casi sfortunati, li chiamano

Gli sfortunati acquirenti dei titoli obbligazionari emessi dalla Cirio, dalla Parmalat o dallo stato argentino sanno bene che i consigli (disinteressati?) dei consulenti finanziari sono pericolosi (qualche volta) e comunque sempre da prendere con le pinze (vedi qui e qui).

 

Come siamo arrivati a strangolare il risparmio

Questi problemi non sono nati oggi, è proprio una mutazione antropologica dell’essere umano (e soprattutto di chi lo rappresenta).

Non si può pensare altrimenti, se uno fa caso a un fatto.

Mentre in Francia i sindacati combattono con discreto successo contro le (contro)riforme sulle pensioni, in Italia, negli anni novanta del secolo scorso, ma anche al tempo del governo Monti, tutte le (contro)riforme sulle pensioni sono passate con qualche stormire di foglie, ma nulla più.

È però successo che i sindacati (maggiormente rappresentativi), non solo le istituzioni finanziarie capitalistiche private, abbiano creato i loro fondi pensione (penso al fondo Cometa, o al fondo Espero). Cioè, anziché combattere per pensioni pubbliche dignitose, soprattutto per il futuro, qualcuno ha deciso che i lavoratori avrebbero vissuto con pensioni pubbliche da fame, ma con straordinarie pensioni private, con contributi investiti in fondi d’investimento. Solo che le straordinarie pensioni private sono misere, quando c’è l’inflazione o gravi crisi economiche.

Si pensi anche al TFR, prima c’era una sola possibilità, che proteggeva il lavoratore dall’inflazione, poi il mondo cambia, da strumento di risparmio diventa strumento d’investimento.

 

L’omicidio della sanità pubblica

L’ossessione contro la parola pubblico e a favore della parola privato non è innocua.

La privatizzazione della previdenza e quella della sanità sono simili, le sirene neoliberiste hanno suonato le loro campane (“a morto”).

Così come avrà una pensione decente chi, dopo la riduzione della previdenza pubblica, avrà investito in fondi pensione (se non saranno andati in bancarotta), allo stesso modo avrà cure decenti chi, dopo la demolizione della sanità pubblica, avrà i soldi per le cure private, ecco le nuove regole (una forma di deregolamentazione, ciascuno per sè).

La privatizzazione della sanità significa che solo chi sottoscriverà delle assicurazioni private potrà curarsi, per gli altri un’aspirina e qualche corridoio d’ospedale sgarrupato, o che muoiano a casa, senza protestare.

 

 

*Il risparmio tradito è il titolo di un libro e di un sito di Beppe Scienza che da anni spiega i motivi del tradimento.

Ecco qualche post interessante:

https://www.ilrisparmiotradito.it/post/conti-deposito-illusione-monetaria-fa-gioco-banche-espone-inflazione

https://www.ilrisparmiotradito.it/post/risparmio-e-inflazione-delle-tante-ricette-solo-due-funzionano

https://www.ilrisparmiotradito.it/post/btp-italia-il-nuovo-titolo-del-tesoro-manterra-cio-che-promette

https://www.ilrisparmiotradito.it/post/pensioni-con-inps-recupero-inflazione-nessuna-protezione-con-previdenza-integrativa