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lunedì 13 ottobre 2025

ancora sul premio nobel per la pace

 

…L’11 maggio 2021, nel pieno del conflitto tra Israele e Hamas, la leader venezuelana scriveva sul proprio profilo Twitter: “Oggi, tutti noi che difendiamo i valori dell’Occidente siamo con lo Stato di Israele; un genuino alleato della libertà”…

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Lettera aperta di Adolfo Pérez Esquivel a Corina Machado

Da Nobel a Nobel

 …Il governo venezuelano è una democrazia con le sue luci e le sue ombre. Hugo Chávez ha segnato il cammino della libertà e della sovranità del popolo e ha lottato per l'unità continentale, è stato un risveglio della Grande Patria. Gli Stati Uniti l'hanno attaccata in modo permanente: non possono permettere a nessun paese del continente di uscire dalla sua orbita e dalla sua dipendenza coloniale; continua a sostenere che l'America Latina è il suo "cortile di casa". Il blocco di Cuba da parte degli Stati Uniti per più di 60 anni è un attacco alla libertà e ai diritti dei popoli. La resistenza del popolo cubano è un esempio di dignità e di forza.

Sono sorpreso di come ti aggrappi agli Stati Uniti: devi sapere che non hanno alleati, né amici, solo interessi. Le dittature imposte in America Latina sono state strumento dei loro interessi di dominio e hanno distrutto la vita e l'organizzazione sociale, culturale e politica dei popoli che lottano per la loro libertà e autodeterminazione. I popoli resistono e lottano per il diritto di essere liberi e sovrani e non una colonia degli Stati Uniti. Il governo di Nicolás Maduro vive sotto la minaccia degli Stati Uniti e del blocco, basta tenere a mente le forze navali nei Caraibi e il pericolo di invasione del vostro paese. Non avete detto una parola e non avete sostenuto l'ingerenza della grande potenza contro il Venezuela. Il popolo venezuelano è pronto ad affrontare la minaccia.

Corina, te lo chiedo. Perché ha chiesto agli Stati Uniti di invadere il Venezuela? Quando hai ricevuto l'annuncio di essere stato insignito del Premio Nobel per la Pace, lo ha dedicato a Trump. L'aggressore del vostro paese  mente e accusa il Venezuela di essere un trafficante di droga, una menzogna simile a quella di George Bush, che accusava Saddam Hussein di avere "armi di distruzione di massa". Pretesto per invadere l'Iraq, saccheggiarlo e causare migliaia di vittime, donne e bambini. Ero alla fine della guerra a Baghdad, nell'ospedale pediatrico, e ho potuto vedere le distruzioni e le morti di coloro che si proclamano i difensori della libertà. La peggiore delle violenze è la menzogna.

Non dimenticare Corina che Panama è stata invasa dagli Stati Uniti, che hanno causato morte e distruzione per catturare un ex alleato, il generale Noriega. L'invasione lasciò 1200 morti a Los Chorrillos. Oggi, gli Stati Uniti intendono impadronirsi nuovamente del Canale di Panama. È una lunga lista di interventi e sofferenze in America Latina e nel mondo da parte degli Stati Uniti. Le vene dell'America Latina sono ancora aperte, come diceva Eduardo Galeano. Mi preoccupa il fatto che non abbia dedicato il Premio Nobel al vostro popolo e che abbia dedicato il Nobel all'aggressore del Venezuela. Penso Corina che devi analizzare e sapere dove ti trovi, se sei un pezzo in più della colonizzazione degli Stati Uniti, soggetto ai suoi interessi di dominio, che non potrà mai essere per il bene del tuo popolo. Come oppositore del governo di Maduro, le sue posizioni e opzioni generano molta incertezza, ricorre al peggio quando chiede agli Stati Uniti di invadere il Venezuela.

L'importante è tenere presente che costruire la Pace richiede molta forza e coraggio per il bene del vostro popolo, che conosco e amo profondamente. Dove prima c'erano baracche sulle colline che sopravvivevano alla povertà e all'indigenza, oggi ci sono alloggi decenti, sanità, istruzione e cultura. La dignità del popolo non si compra né si vende. Corina, come dice il poeta: non c'è sentiero in un viandante, un sentiero si fa camminando. Ora avete la possibilità di lavorare per il vostro popolo e di costruire la Pace, non di provocare una violenza più grande, un male non si risolve con un altro male più grande. Avremo solo due mali e mai la soluzione del conflitto. Apri la tua mente e il tuo cuore al dialogo, per incontrare il tuo popolo, svuota il vaso della violenza e costruisci la pace e l'unità del tuo popolo affinché la luce della libertà e dell'uguaglianza possa entrare.

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se il premio nobel per la pace… - bortocal

se il premio nobel per la pace va ad una sconosciuta donna politica venezuelana, nota agli addetti ai lavori per avere invocato più volte un intervento armato straniero contro il governo populista di sinistra di Maduro, il messaggio per Trump, che lo voleva, è chiaro:

invada prima il Venezuela, e poi lo daranno anche a lui.

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forse vale la pena di smettere di parlare di questa buffonata del nobel per la pace:

e che diavolo, siamo pur sempre in tempi di guerra mondiale a pezzi, ?a chi volete che lo diano?

ovvio: a quelli di cui parlava Tacito quasi duemila anni fa: Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant; dove spianano tutto e fanno il deserto, lo chiamano pace.

così, giustamente, il premio per la pace va ai desertificatori; ed è già tanto che non l’abbiano dato a Netanyahu.

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Con Machado il Nobel per la Pace - Davide Malacaria

 

Il Nobel per la pace non è stato assegnato a Trump, né era possibile nonostante tanti abbiano solleticato il suo narcisismo che l’aveva portato a pretenderlo, dal genocida Netanyahu (Timesofisrael), per la tregua a Gaza, passando a Zelensky, che si è detto pronto a sostenerne la candidatura se invierà i missili Tomahwak in Ucraina (Politico) – cioè se aumenterà le probabilità di una guerra nucleare.

Ma, in qualche modo, l’ha vinto per interposta persona dal momento che è stato assegnato a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana che in questo modo è stata incoronata reginetta del suo Paese. Pronta, cioè, a essere il volto nuovo del regime-change che l’amministrazione Trump intende realizzare a Caracas.

Così il Nobel per la pace è stato militarizzato per supportare una guerra che appare sempre più prossima. Da tempo, infatti, l’amministrazione Trump, sotto la spinta di Marco Rubio, sta accumulando forze contro il Venezuela, ufficialmente per contrastare il narcotraffico.

Alle prime navi da guerra se ne sono aggiunte progressivamente altre, tra cui un sommergibile, e ieri è arrivata una nave adibita alle operazioni speciali, mentre una squadriglia di F-35 è stata inviata in una base di Porto Rico.

Le forze statunitensi hanno già affondato alcune imbarcazioni venezuelane che sarebbero state usate per il narcotraffico, accusa non verificata e che non giustifica un crimine del genere, che peraltro è un atto di guerra.

Due giorni fa, poi, l’affondamento di un naviglio della Colombia, che dovrebbe essere fuori dal mirino degli Stati Uniti, ma che sembra esserci entrata a causa del sostegno accordato dal presidente Gustavo Petro al Venezuela (peraltro, la nave colombiana è stata affondata poco dopo la decisione di Petro di espellere la delegazione israeliana dal suo Paese in reazione al sequestro della Samud Flottilla, decisione che non è certo passata inosservata a Washington).

Di ieri, poi, l’indiscrezione che l’amministrazione Trump intenderebbe colpire target non più solo in mare, ma sul territorio venezuelano. Minacce che arrivano dopo quelle pregresse, tra cui quella esplicita di adire a un golpe contro Nicolás Maduro, e che seguono la decisione di interrompere i negoziati avviati con il Venezuela per ricomporre le tensioni in atto.

Curiosamente, il giorno precedente l’interruzione dei negoziati, Jorge Rodríguez, a capo dell’Assemblea nazionale venezuelana e della delegazione preposta alle trattative, aveva comunicato in una nota che “attraverso ‘tre diversi canali’, gli Stati Uniti erano stati avvertiti ‘di una grave minaccia’ da parte di gruppi di destra che si spacciavano per seguaci del presidente venezuelano Nicolás Maduro”.

Si trattava di un piano per compiere un attentato contro l’ambasciata Usa in Venezuela che, cessata l’attività diplomatica, ospita però personale addetto alla manutenzione e alla sicurezza dell’edificio. Sarebbe stata la scintilla per un attacco.

Se si sta alla tempistica, sembra che l’allarme pubblico del capo della delegazione venezuelana abbia irritato l’amministrazione Usa, che si è vista privare di un casus belli, la quale ha deciso di evitare ulteriori rapporti con la controparte.

Ora è arrivata, a fagiolo, la figura che ha il phisique du rôle per sostituire Maduro, baciata da un endorsement più che autorevole: il Nobel per la pace. La Machado ha così preso il posto di Juan Guaidò come figura immagine per promuovere il regime-change di Caracas, con il Nobel che gli conferisce la visibilità necessaria a diventare l’ancella del cambiamento.

L’unico Paese, oltre al suo, nel quale aveva certa notorietà prima di ieri erano gli Stati Uniti, tanto da partecipare agli incontri dell’Americas Society/Council of Americas (AS/COA), un centro di interessi fondato da David Rokefeller. In quella sede, nel giugno scorso, squadernava la meravigliose opportunità che offriva il suo Paese una volta rimosso Maduro e avviato “una cambiamento strutturale”.

Il Venezuela, non ha solo le riserve petrolifere “più ingenti del mondo”, ma “anche abbondanti risorse di ferro, oro e minerali” vari e sovrabbonda di “terre fertili non sviluppate”. Nel caso avesse termine l’attuale governo, aggiungeva, in “soli 100 giorni” tutto ciò sarebbe a disposizione degli “investitori esteri, che ne beneficeranno, sin dal primo giorno, avvalendosi di condizioni senza precedenti”… un piano che porterà a creare ricchezza per “1000 miliardi di dollari” in pochi anni, come da titolo del report dell’incontro al AS/COA.

Un piano di privatizzazione ultraliberista, al modo di quello applicato dai Chicago Boys nel Cile di Pinochet. In una nota pregressa spiegavamo che, come recitano documenti ufficiali Onu e Usa, la droga che arriva negli States non proviene dal Venezuela. L’interesse dell’amministrazione Trump per Caracas è tutt’altro. La Machado lo ha spiegato molto bene.

Appena vinto il Nobel, la Machado ha chiamato il suo alleato politico Edmundo González Urrutia, che a gennaio 2025 sfidò e perse le presidenziali contro Maduro, accusandolo poi di brogli che gli avrebbero tolto la vittoria.

Nell’occasione, Urrutia e la Machado ricevettero la telefonata del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, con genocidio palestinese in corso, che elogiava la loro asserita vittoria elettorale, con la Machado che si felicitò per il “sostegno del governo di Israele al popolo venezuelano”.

D’altronde i rapporti tra la Machado e Israele sono consolidati: nel 2020 siglò a nome del suo partito, Vente Venezuela, un’alleanza strategica col Likud mentre, in un’intervista successiva a una Tv israeliana, dichiarò che se avesse vinto le elezioni avrebbe spostato l’ambasciata venezuelana a Gerusalemme.

In quest’anno si poteva conferire il Nobel per la pace a qualcuno che si fosse distinto nel portare sollievo ai palestinesi. Si è scelto altro.

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Nobel a Machado, perché la sinistra non festeggia? Dai rapporti con l’ultra destra europea a quelli con Trump e Netanyahu – Franz Baraggino

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana all’autoritarismo del governo di Nicolas Maduro, sta causando molte polemiche, mentre le manifestazioni di giubilo sono soprattutto a destra. Descritta da alcuni come una “trumpiana“, i suoi detrattori la accusano di invocare l’uso della forza per ribaltare il governo venezuelano e di essere troppo vicina agli interessi della Casa Bianca. Ma anche all’ultra destra europea e a quella israeliana di Benjamin Netanyahu. Critiche sono ovviamente arrivate da membri del partito di Maduro, che la accusano di “favorire l’instabilità politica e colludere con potenze straniere”. Ma non solo. La sintesi dell’indignazione l’ha fatta l’ex leader di Podemos ed ex Vice Presidente del Governo spagnolo, Pablo Iglesias, che sui social ha espresso un giudizio durissimo: “La verità è che per assegnare il Premio Nobel per la Pace a Corina Machado, che da anni cerca di organizzare un colpo di Stato nel suo Paese, avrebbero potuto darlo direttamente a Trump o addirittura postumo ad Adolf Hitler. L’anno prossimo, lasciate che se lo dividano Putin e Zelensky. Se è già finita…”.

Stando ai fatti, lo scorso febbraio Machado ha preso parte con un videomessaggio al vertice dell’ultra destra di Madrid intitolato “Make Europe Great Again” e organizzato dal partito sovranista spagnolo Vox. “La nostra è una lotta globale e voi siete i nostri alleati. Quelle che avvengono in Europa, come quelle che combattiamo in Venezuela, hanno gli stessi obiettivi, valori e nemici”, ha detto mentre ad ascoltarla c’erano, tra gli altri, Matteo SalviniMarine Le Pen e l’olandese Geert Wilders e il primo ministro ungherese Viktor Orbán e quello argentino Javier Milei. “Il Venezuela rappresenta oggi la più grande minaccia che l’Occidente deve affrontare nel nostro continente. È il centro nevralgico del crimine organizzato e il rifugio sicuro dei nemici della democrazia nel mondo”, ha spiegato ai patrioti, ai quali ha dedicato un altro videomessaggio per l’edizione di settembre intitolata Europa Viva 2025, dove ha annunciato che “in Venezuela è partita la riconquista della democrazia”.

In queste ore le si rinfaccia anche un accordo di cooperazione del 2020, quello che promosse in qualità di coordinatrice nazionale tra il suo partito, Vente Venezuela, e la destra israeliana del Likud, il partito del premier Netanyahu. A rinfacciarle l’iniziativa è oggi il Council on American-Islamic Relations (CAIR), gruppo statunitense per i diritti civili musulmani, che definisce Machado una “fanatica anti-musulmano e sostenitrice del fascismo europeo” e l’assegnazione del Nobel una scelta “inconsciente”. Siglato nel 2020, il documento impegnava i due partiti a rafforzare i legami su “questioni politiche, ideologiche e sociali, nonché compiere progressi in materia di strategia, geopolitica e sicurezza”. A firmarlo insieme a Machado fu Eli Vered Hazan, direttore degli affari esteri del partito israeliano, ruolo nel quale ha preso parte alle reti internazionali della destra conservatrice. “L’obiettivo – si legge ancora nel documento – è avvicinare il popolo israeliano a quello venezuelano, promuovendo insieme i valori occidentali a cui entrambe le parti aderiscono: libertà, indipendenza e economia di mercato”.

C’è poi la storia recente e qui le critiche le derivano dal sostegno esplicito alle forze Usa, con l’amministrazione di Donald Trump che sulle navi nel Mar dei Caraibi ha quasi raddoppiato il numero dei soldati da utilizzare per la lotta al narcotraffico, della quale il Tycoon accusa direttamente il presidente Maduro. Delle ultime ore le dichiarazioni dell’ambasciatore di Caracas all’Onu, Samuel Moncada: “Le azioni guerrafondaie e la retorica del governo statunitense indicano che ci troviamo di fronte a una situazione in cui è razionale pensare che un attacco armato contro il Venezuela verrà portato a termine molto presto”, chiedendo al Consiglio di Sicurezza di intervenire per evitare “una catastrofe che potrebbe sconvolgere l’intera regione per generazioni”. Niente che c’entri molto con la pace e del resto Machado ha sostenuto più volte che per rimuovere l’autoritarismo al governo in Venezuela servirà l’uso della forza. Mesi fa ha applaudito al presidente americano sottolineando che “Trump non sta giocando”. Dopo aver ricevuto il Nobel ha nuovamente ribadito che “oggi più che mai possiamo contare sul presidente Trump” perché riporti “libertà e democrazia” in Venezuela.

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Il Nobel per la Pace alla venezuelana Maria Corina Machado lo si potrebbe chiamare, premio Nobel per la Guerra - Andrea Zhok

Comunque il Nobel per la Pace alla venezuelana Maria Corina Machado è in perfetta sintonia con il cambio di nome del ministero della Difesa americano in ministero della Guerra.

Visto anche il grande precedente di Obama lo si potrebbe chiamare, senza tanti patemi, premio Nobel per la Guerra.

Dopo tutto, con le cannoniere – pardon, le portaerei – americane davanti alla costa venezuelana, con il chiaro mandato di rovesciare il governo Maduro, quale umile contributo poteva dare l’intellighentsia europea?

Armi non le potevano mandare (non sono ancora riusciti a comprarle dagli americani, per fare in tempo a portarle in supporto agli americani).

Genuflessioni, donazioni, ius primae noctis, abbiamo già dato.

Cosa ci restava come europei?

Ah, ecco, possiamo giocarci gli scampoli residui della famosa “autorevolezza morale del Vecchio Continente”.

Possiamo conferire una bella botta di supporto morale alla spallata militare in vista, conferendo il premio Nobel a un’attivista venezuelana antigovernativa, distintasi nella vita per essere… un’attivista venezuelana antigovernativa, educata a Yale, antichavista, filoatlantista, neoliberista, ma che comunque resta umile. Pronta a farsi carico dell’onere del futuro governo, nello sciagurato caso in cui a Maduro capitasse qualcosa.

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venerdì 13 ottobre 2023

L’Occidente è un immenso schema piramidale militare e finanziario



articoli di Jeffrey Sachs, Raniero La Valle, Benjamin Abelow, Pubble, , Toni Muzzioli, Scott Ritter, Ennio Remondino, Nico Piro, Manlio Dinucci, Giulio Chinappi, Fabrizio Poggi, bortocal, Alberto Bradanini, Piero Orteca, Andrea Zhok, Alberto Bradanini, Giacomo Gabellini Stefano Orsi, Alessandro Marescotti, Elena Basile, Lucio Caracciolo, Giuliano Marrucci, Pierluigi Fagan, National Interest, Fulvio Scaglione, Alessandro Capuzzo, Domenico Stimolo


elogio della follia ucraina ed occidentale – bortocal

vorrei delineare le basi di un sintetico elogio della follia ucraina ed occidentale in dodici punti.

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  1. devo proprio sputare il rospo: ci sono miei coetanei che cinquant’anni fa contestavano la guerra americana in Vietnam e che oggi sostengono attivamente una guerra americana dello stesso tipo, solo perché è combattuta per interposto esercito, ed è perfino ancora più squallida per questo.

quei coetanei o hanno cambiato idea perché si sono rincretiniti, oppure sono sempre stati cretini e dicevano allora delle cose senza rendersi conto di quello che dicevano, come non se ne rendono conto adesso.

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  1. anche allora il Vietnam del Nord alimentava la guerriglia nel Sud, per riunificare il paese, e, dopo l’intervento armato americano, intervenne attivamente dal punto di vista militare (e alla fine di dodici anni di guerra vinse).

qualcuno potrebbe dire che ci fu una mimetizzata invasione nord-vietnamita nel Sud e che quell’intervento militare era illegale, come si dice oggi del tentativo dell’Ucraina russofona di riunificarsi col la Russia.

però allora nessuno si sognava di dire simili stupidaggini anti-storiche e si sbeffeggiava ancora Metternich, che il secolo precedente la pensava così, dopo il Congresso di Vienna.

tutto il Risorgimento italiano fu dunque una mostruosa violazione del diritto internazionale?

oppure il diritto internazionale attuale è una mostruosa violazione del diritto dei popoli di decidere del loro destino?

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  1. sono mesi che l’Ucraina ci fa sapere che sta avanzando, ed è vero, se si misura l’avanzata in centimetri come media, sui 2mila chilometri del fronte.

il ritornello continua e di giorno in giorno si annuncia lo sfondamento definitivo e si alza il tono di trionfo con cui si comunicano queste avanzate.

per fortuna quel governo ha sempre mentito, e io continuo ad augurarmi che sia sempre così.

perché il giorno che l’avanzata ci fosse davvero, la guerra nucleare sarebbe alle porte, e i russi lo stanno facendo capire benissimo.

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  1. noi stiamo sfidando da incoscienti la distruzione nucleare delle nostre città, per impedire ai russofoni di riunirsi alla loro madrepatria, come i veneti, i trentini, i triestini nella nostra storia?

e per inserire l’Ucraina nella NATO, violando gli impegni presi dall’America con Gorbaciov?

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  1. intanto due caccia italiani hanno fronteggiato dei caccia russi che stavano per violare lo spazio aereo NATO sul Baltico.

stavano per…, cioè non avevano violato un bel niente.

i russi sono stati saggi e hanno fatto rientrare gli aerei.

ma con quale diritto i nostri aerei hanno impedito a quelli russi di volare sul loro territorio, ma vicini al confine?

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  1. in un carro armato colpito dai russi sono stati trovati, feriti, dei tedeschi.

erano mercenari, non soldati regolari della Bundeswehr; così giuriamo tutti, altrimenti la guerra mondiale è assicurata.

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  1. gli ucraini bombardano il quartier generale della marina russa in Crimea; sono in guerra, è un loro diritto, ci mancherebbe.

se fossi il capo del loro governo io piuttosto avrei rispettato l’accordo di pace del marzo dell’anno scorso, in base al quale la Russia ritirò la sue truppe da Kijv, quasi conquistata; ma Zelenskij ha preferito stracciarlo subito dopo, su ordine USA ed UK.

e quindi via all’escalation degli attacchi in terra russa, per mascherare gli insuccessi sul campo dalla loro parte.

annunciano anche di avere ucciso nel’attacco il capo della marina russa.

questo però compare alla tv russa, e i russi smentiscono.

la nostra stampa sfida ogni senso del ridicolo e titola parlando del giallo del generale, che, come il gatto di Schroedinger, forse è vivo, forse è morto, eppure è già uscito dalla scatola…

grottesco!

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  1. il parlamento del Canada tributa un lunghissimo ed entusiasta applauso ad un reduce neo-nazista di 98 anni, esaltando la sua lotta per liberare l’Ucraina dalla Russia, o meglio dall’Unione Sovietica, di cui allora faceva parte, peraltro come stato autonomo.

la cosa è talmente vergognosa che è meglio che i nostri media non ne parlino e dice da sola a che punto siamo arrivati.

ma il silenzio è d’oro; metti che al nostro primo ministro Meloni venga in mente di fare altrettanto.

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  1. intanto il governo di Kijv strumentalizza il ruolo di tutori dei minori rifugiati in Italia, assegnato ad ucraini, se quelli sono senza genitori, per obbligare i primi a rientrare nel paese, compresi i sedicenni, che tornano buoni, perché l’obbligo di andare a combattere è stato esteso anche ai diciassettenni, come un secolo fa in Italia dopo Caporetto.

anche in Germania l’Ucraina pretende che il governo respinga i rifugiati, soprattutto quelli in grado di combattere.

è abbastanza evidente, infatti, che l’Ucraina è a corto di uomini, dopo le stragi imposte ai propri giovani, ed è inutile continuare a riempirla di armi, se stanno venendo meno gli uomini per adoperarle

volontari occidentali amanti del virile pericolo di lasciarci la pelle e vili mercenari disposti a tutto per i soldi non basteranno a colmare i vuoti paurosi di vite umane provocati dagli attacchi suicidi, soprattutto tra i poveri cristi che non possono pagare per imboscarsi, contro una linea difensiva ben protetta (a Gorizia, la maledetta, se ne ricordano ancora…).

Italia e Germania si piegano ai diktat di Zelenskij, in spregio ad ogni tradizione democratica, alle leggi internazionali sui rifugiati di guerra e ad ogni umanità, rispedendo nel paese in guerra qualche ragazzino senza genitori, che ne è fuggito, per salvarsi dalle distruzioni e dal rischio di morte.

interverrà stavolta il Tribunale Internazionale dell’Aja?

non credo: ha distrutto ogni sua credibilità dichiarando Putin criminale di guerra, per avere trasferito in Russia, fuori dalla zona delle operazioni militari (almeno in quel momento), i bambini che abitavano lì.

e dove doveva mandarli? in Ucraina?

invece approverà l’operato del governo ucraino, che viene a riprendersi i bambini orfani in Italia, per riportarli sotto le proprie patriottiche bombe.

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  1. intanto in Lettonia il governo ha comincato l’espulsione dei cittadini della minoranza russa che non dimostrano in un apposito testuna sufficiente conoscenza del lettone, o perché effettivamente non lo sanno, o perché rifiutano di sottoporsi altest.

i russi in Lettonia erano il 34% nel 1989, al momento dell’uscita dall’URSS; erano scesi al 25% nel 2018, trent’anni dopo, e dimuinuiranno ancora, continuando con questa pulizia etnica, per fortuna incruenta, che lascia del tutto indifferente l’Europa, che si vanta di essere la migliore paladina mondiale dei diritti umani.

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  1. l’anno prossimo in Ucraina dovrebbero svolgersi le elezioni farsa, che Zelenskij non vorrebbe, per evidenti motivi, perché, nonostante l’aspetto farsesco, potrebbero far trapelare sentimenti pubblici non proprio conformi.

ma le vogliono i governi occidentali per dimostrare, ai gonzi che ci credono, quanto democratica sia l’Ucraina, in cui i partiti di opposizione sono stati messi fuori legge con l’accusa di essere anti-nazionali e filo-russi.

eppure dovrebbe andare da sé che le guerre sospendono le elezioni e la democrazia, perché se i popoli potessero votare liberamente urlerebbero basta! con le schede elettorali.

ma che senso ha che votino gli ucraini, oggi, in un paese che ha messo in Costituzione l’obbligo di aderire alla NATO e ha vietato per legge ogni trattativa per porre fine alla guerra?

che elezioni sarebbero queste?

comunque, ben vengano, queste elezioni, perché se l’Ucraina dovesse eleggere un nuovo parlamento senza la rappresentanza della minoranza russa, in questo momento in gran parte sotto occupazione russa, questo sarebbe già il riconoscimento perfetto che quelle regioni non fanno più parte dello stato.

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  1. elogio della follia, viene da dire.

perfino uno come Berlusconi si ribellò a questo stato di cose; ma oggi abbiamo di meglio, e da un mezzo simpatizzante fascista siamo passati ad un manipolo di nostalgici fascisti interi.

e che cosa volete che facciano i neo-fascisti al governo se non esaltare la guerra e fare di tutto per trascinarci dentro?

da qui

 

 

Il controllo della narrazione e la (de-)formazione della coscienza umana – Alberto Bradanini

Dopo “La trilogia distopica: estremisti e razionali dei nostri tempi”, l’ex ambasciatore Alberto Bradanini ci segnala un’altra gemma pubblicata oggi anche da La Fionda. “Il potere non risiede in chi dispone di denaro, soldati o armamenti (tutto ciò è di risulta), ma nel controllo della narrazione”, scrive Bradanini. E chi oggi controlla la narrazione dei nostri tempi si affida ad agenzie che modificano gli algoritmi di social e browser, decidendo quello che potete o non potete leggere durante la giornata

Più si getta uno sguardo critico nelle intercapedini del potere, più si diviene consapevoli del dominio di una narrazione esterna sia alla logica che all’esperienza dell’essere umano. Più si penetra nella cupezza di tali labirinti, più si comprende che l’obiettivo di tale narrazione è la (de-)formazione della coscienza umana. Sono pochi a vantare un’esperienza personale degli eventi riverberati dalla Macchina della Propaganda. La rappresentazione del mondo e la coscienza dell’io sono percorsi fabbricati al di fuori di noi. Essi invadono la nostra mente dopo aver valicato filtri, pregiudizi, cliché cognitivi e distorsioni, lasciando sul cammino l’essenziale.

Solo la consapevolezza di tale tragedia gnoseologica consente di dischiudere qualche varco alla comprensione delle torsioni che il potere esercita su una popolazione devastata dall’alienazione.

Gli esseri umani si dimenano in una prateria di conoscenze approssimate e fantasie metafisiche su riflessi di realtà, polvere di stelle vaganti nello spazio, di cui non conosciamo che qualche bagliore. Persino chi siede in sala comando agisce sulla scorta di scarsa intelligenza del mondo, sebbene ciò non gli impedisca di applicarsi con spietata coerenza nel perseguimento di potere e ricchezze.

Per chi dirige l’orchestra è sufficiente scegliere di volta in volta l’ermeneutica megafonica più consona alla tutela dei propri privilegi, il resto è un gioco da ragazzi. Attraverso la presa sui meccanismi di persuasione, occulta o palese a seconda dei casi, la coscienza di un popolo viene modellata e posta al servizio altrui. Cosicché individui potenti, cinici e privi di umana empatia si servono di tale corredo per acquisire onori, denaro, sesso, obbedienza.

Il potere non risiede in chi dispone di denaro, soldati o armamenti (tutto ciò è di risulta), ma nel controllo della narrazione. Questa modella coscienza e azione della popolazione, rendendo cruciale la presa sui nastri cursori attraverso cui l’oligarchia fabbrica la classe di servizio: quella politica, mediatica e accademica. La finta dialettica tra correnti del Partito Unificato – prodotto di una medesima selezione – è una costruzione cosmetica. La principale attività di tali correnti è l’organizzazione dello svago televisivo o cartaceo, mentre le decisioni sono nelle mani di un inaccessibile Pilota Automatico, attraverso algoritmi che finanziano l’oggettività degli accademici, deformano o fabbricano informazioni, imprigionano giornalisti insubordinati.

Sotto la superficie, tuttavia, anche i manipolatori restano confusi, assediati da instabilità mentale e fantasmi distruttivi. Sebbene vivano una vita privilegiata rispetto al popolo dominato, combattono anch’essi contro l’ineluttabilità della loro infelice esistenza. La fonte della sofferenza, infatti, si colloca nella struttura di una società distopica, prigioniera del cupo binomio assolutismo della mercificazione e ontologia dell’immutabilità. Il primo postulato mira a rendere la persona umana una mera commodity negoziabile sul mercato, il secondo a sopprimere la tensione verso l’etica della natura e del soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’uomo. Anche la classe dominante, dunque, resta schiava di cupe patologie, immersa in un’allucinazione di realtà, nella presunzione di conoscere gli interstizi profondi della specie umana. L’ossessione di sopprimere la libertà di prendere coscienza – con qualche eccezione che non fa differenza – mira a impedire che la resistenza giunga a massa critica, a costo della sopravvivenza del pianeta, distruzione dell’ambiente di vita o annientamento nucleare.

L’essere umano resta comunque padrone del proprio destino, può scavare dentro di sé, prendere coscienza e giungere alla radice dell’abisso devalorizzato nel quale la società viene relegata. Percorrere il sentiero della consapevolezza consente di cogliere l’insostenibilità ontologica di tale scenario, di coltivare la speranza di una graduale riemersione, di tornare liberi dal dominio della voce narrante, avviandosi verso la guarigione e la libertà.

Non sappiamo se la nostra specie riuscirà a svegliarsi dal sonno della ragione, liberandosi dalle logiche manipolatorie che ne sono la fonte. Tale obiettivo resta però alla sua portata e chiunque può contribuirvi.

da qui

 

 

LE SS RIABILITATELE VOI – Fulvio Scaglione

Com’era ampiamente prevedibile, dopo i grotteschi tentativi, all’epoca della presa di Mariupol’ da parte dei russi, di sciacquare i panni filo-nazisti del Battaglione Azov, ecco quelli ancor più disperati e disperanti di tramutare le SS naziste in un variegata compagnia dove alcuni erano nazisti e altri si trovavano lì per caso. D’altra parte l’ho scritto subito, siamo tutti un po’ canadesi, tutti inclini ad onorare l’ex ufficiale della Divisione Galizia delle SS Gunka, tutti o quasi affetti dalla sindrome che ci spinge a considerare buono tutto ciò che oggi va contro la Russia. Come la maschera piemontese di Garibuia che, dice la tradizione, si tagliava gli attributi per far dispetto alla moglie.

La coglioneria attuale viene giustificata in nome della “complessità della storia”. Definizione che, applicata per bene, porterebbe a cancellare qualunque responsabilità. Anche quella della Russia che invade l’Ucraina, per dire, perché la storia è complessa e se non possiamo giudicare una vecchia SS come Gunka 78 anni dopo i fatti come possiamo giudicare un evento dell’altro ieri, ancora in pieno svolgimento. Sai, c’è stata la Nato, Maidan, la UE, il nazionalismo ucraino, la storia è complessa… Non è detto che solo perché ha fatto un’invasione Putin sia un invasore, no?

I nostri mediocri non avrebbero aperto bocca, probabilmente, se non avessero potuto citare un pezzo di Politico intitolato “Aver combattuto contro l’URSS non fa necessariamente di te un nazista”. Un ottimo giornalista americano come Matt Taibbi ha definito questo pezzo “il peggior editoriale di sempre”. E si può ben capirlo. Intanto il titolo è una scemenza. Essere una SS fa di te un nazista, e non c’è verso di sostenere il contrario. Essere nella mafia fa di te un mafioso, essere nel Kgb fa di te una spia, essere un prete fa di te un membro della Chiesa. I peccati e i meriti individuali c’entrano poco rispetto al giudizio storico. Riguardano semmai purgatorio, inferno e paradiso, se uno ci crede. Come per i filo-nazisti dell’Azov. Ci dicevano: eh, però legge Kant, però è un bravo padre di famiglia. Perché, chi ha detto che non si possa essere filo-nazisti (con tutto ciò che questo comporta) e bravi papà? O essere bravi papà senza per questo essere meno inclini a bruciare gli ebrei e sterminare gli zingari?

Secondo: lo scandalo internazionale non è nato dal fatto che Gunka fosse stato membro delle SS, come tanti altri che alla fine della seconda guerra mondiale si sono rifugiati oltre-Oceano e lì hanno vissuto tranquilli e sereni. Lo scandalo è nato dal fatto che il Parlamento canadese e due uomini di Stato, il premier Trudeau e il presidente ucraino Zelensky, hanno sentito la necessità di onorarlo come un eroe, come un esempio da seguire e da additare alle future generazioni. Passi per Zelensky, leader di un Paese che da almeno dal 2010, dai tempi del presidente democratico e occidentalismo Viktor Jushchenko, persegue la riabilitazione della destra peggiore. Ma gli altri?

Terzo: non è vero quanto scrive Politico, e cioè che l’unità delle SS in cui militava Gunka, non fosse responsabile di crimini di guerra. La 14° Waffen Grenadier, più nota come Divisione Galizia, è stata giudicata dal Governo polacco responsabile dell’uccisione di oltre mille civili nel villaggio di Huta Pienacka, ora nella regione di L’viv (Ucraina). E per questo l’attuale Governo polacco ha accennato alla possibilità di chiedere l’estradizione di Gunka. Il quale magari è riuscito a non sparare, a non farsi notare dalle altre SS mentre rifiutava di uccidere quei civili, chissà…  Ma resta un nazista, come minimo complice di crimini di guerra innegabili. Anche se adesso il negazionismo va di moda.

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