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lunedì 16 febbraio 2026

L’idea di Meloni: i migranti fuori dalla razza umana

 

Perquisizioni all’ospedale di Ravenna: che soffi il vento dal Minnesota? - Vito Totire

Storicamente la “medicina” è stata molto spesso ridotta ad un ruolo ancillare del potere economico e politico. Ovviamente ci sono state significative eccezioni e notevoli fenomeni di resistenza: fino ai medici incarcerati, nel 500 e nel 600, «per aver dichiarato peste il morbo corrente». La diagnosi di peste ostacolava commerci e profitti e dunque occorreva negare la natura del morbo incarcerando il medico che aveva osato porre la diagnosi; queste incarcerazioni favorirono le epidemie più catastrofiche…

C’erano state avvisaglie di quanto accaduto a Ravenna, e anche numerose. La più recente: una assessora della giunta comunale di Ferrara ha attaccato alcuni medici dell’ospedale di Cona per le loro dichiarazioni di incompatibilità sanitaria. In verità il medico che fa una dichiarazione di incompatibilità risponde a un suo basilare dovere deontologico: tutelare la speranza di vita e di salute della persona.

Chiedere ai medici una valutazione di compatibilità alla detenzione in un CPR è come se un sequestratore di persona domandasse a un medico il via libera a imprigionare la sua vittima. Può un medico dare il suo nulla osta e garantire che la «detenzione amministrativa» cioè la privazione della libertà e la detenzione in un lager (questo sono oggi i CPR) sia “sopportabile” da parte di una persona che ha commesso il supposto reato di immigrazione clandestina ?

I CPR hanno dimostrato un grandissimo potere morbigeno sia fisico che psicologico che ha avuto come effetto un altissimo numero di suicidi, un numero elevatissimo di condotte cosiddette autolesioniste (cosiddette in quanto si tratta di autolesionismo indotto dalle condizioni di disperazione in cu vivono gli internati).

Il tentativo “neocoloniale” del governo Meloni di portare lo strazio dei CPR in Albania risponde solo alla logica ipocrita dell' “occhio non vede cuore non duole”. In verità nonostante i tentativi di occultamento in Italia ci sono occhi che vedono e cuori che dolgono per il trattamento bestiale che gli internati nei CPR subiscono.

La storia parte da lontano: quando esistevano i CIE/CP (e noi eravamo contrari) sollevammo comunque il problema della vigilanza da parte delle Ausl, in analogia a quella che dovrebbe essere svolta nelle carceri. Appunto: dovrebbe visto che per esempio la Ausl Romagna si ostina a non rispondere alla nostra istanza di accesso ai rapporti semetrali delle carceri di Ravenna, Forlì e Rimini.

Tornando ai CIE-CP allora la Regione Emilia-Romagna RESPINSE QUELLA NOSTRA SOLLECITAZIONE sostenendo che il Cpt-Cie non è un carcere. Poi i “decisori politici” hanno maneggiato norme e princìpi costituzionali fino a definire (dopo una serie di eventi luttuosi) procedure per l’ammissibilità della detenzione nel CPR. Significativamente queste procedure non sono state elaborate dal ministero della Salute ma dal ministero degli Interni ; che un problema di tutela sanitaria venga gestito dal ministro “di polizia” ricorda i tempi in cui i manicomi, in Spagna, erano appunto sotto la suddetta gestione. Problema dunque non di salute ma di “ordine pubblico”; forse nel tentativo di prevenire qualcuno degli eventi più clamorosi. Si è insistito sulla prassi della valutazione di idoneità utile, in caso di alcuni eventi infausti, per lavarsene le mani.

Ma la Federazione nazionale degli ordini dei medici ha parlato chiaro: il potere politico non può chiedere ai medici «prestazioni professionali» che violano gli elementari doveri deontologici.

La magistratura ha il diritto (o meglio il compito) di indagare su abusi e condotte illegittime. E veniamo a caso di Ravenna. Al momento l’argomento “forte” dei soliti bene informati riguarderebbe un cittadino senegalese che prima sarebbe stato dichiarato «incompatibile» e poi avrebbe commesso molestie sessuali. Quale sia la fonte di questa “notizia” non è dato sapere e quindi non intendiamo commentarla; anche se non è detto che la “cura” per chi ha fatto molestie (provate o ipotizzate?) debba essere il CPR. Impossibile peraltro che tutti i certificati “non idonei” rilasciati a Ravenna siano stati per molestatori.

Riteniamo che la magistratura avrebbe potuto e dovuto usare un approccio meno plateale: la condotta medica può essere monitorata con ben altri strumenti che non le perquisizioni in ospedale e a domicilio. Se sono stati commessi “errori” questi vengono benissimo a galla con mezzi non invasivi, visto che le cartelle cliniche non si possono né manipolare né distruggere. Non c’era bisogno di mostrare i muscoli ma se una parte del ceto politico chiede ai medici di fare i carcerieri il discorso cambia.

Seguiremo con la massima attenzione la vicenda di Ravenna perché l’entrata a gamba tesa nell’ospedale pone dubbi sulla tenuta dell’assetto democratico nel nostro Paese.

 

Casi di “morbo k” a Ravenna? E anche a Ferrara? O in tutta Italia? - Vito Totire

Per facilitare le indagini e la loro chiusura veloce, “confesso”: io sono complice della SIMM, cioè la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. E posso documentarlo.

Intanto per i medici di Ravenna sotto inchiesta, a mio parere nessun addebito, piuttosto UN ENCOMIO.

E’ evidente che un certo ceto politico abbia sempre tentato di asservire i cittadini ma anche la magistratura e la classe medica.

Al momento noi vogliamo aprire una nostra inchiesta su quello che è accaduto a Ravenna. Come abbiamo già detto c’era stata un evento sentinella a Ferrara: critiche ai medici dell’ospedale di Cona per aver redatto, secondo l’accusa, certificati «ideologici». Che le divergenze ideologiche tra accusati e accusatori siano enormi non abbiamo dubbi; che una delle parti in causa usi strumenti repressivi, peraltro così rozzi, non ci sta bene.

Stiamo cercando di comprendere la dinamica che ha portato alle perquisizioni di Ravenna. Qualcuno forse avrà pensato all’episodio di Roma nel 1943 quando alcuni coraggiosi medici inserirono nella nosografia ufficiale il MORBO DI K ; una malattia inesistente ma supposta contagiosa e pericolosa che tenne lontani i nazisti da un reparto ospedaliero dell’isola Tiberina (dove erano ricoverati anche ebrei). Chiunque conosca quella storia deve rendere omaggio ai medici Giovanni Borromeo e Adriano Ossicini che inventando il morbo di K riuscirono a salvare un centinaio di ebrei dalla furia genocida dei nazisti. Noi che abbiamo sempre salutato quell’evento con entusiasmo ed ammirazione ci siamo trovati negli ultimi anni ad essere accusati di sentimenti antiebraici … spesso dai nipotini politici di fascisti, negazionisti e collaborazionisti!

Sarà successo che a qualcuno sia sorto il dubbio della riproposizione a Ravenna di una strategia analoga a quella di Roma del 1943? Come abbiamo già detto i magistrati hanno il diritto/dovere di indagare. Devono però accantonare il dubbio di trovarsi di fronte a casi del Morbo di K. Se hanno dubbi possono acquisire la documentazione o anche sentire i medici ma come «persone informate sui fatti» e non come indagati. In corso d’opera poi potremo confrontarci pubblicamente su cosa significhi «salute psicofisica» e su cosa occorra garantire per evitare una riduzione della speranza di salute e di vita delle persone, migranti o stanziali che siano.

Non abbiamo dubbi che la condotta dei medici di Ravenna sia stata deontologicamente corretta e che meritino encomi piuttosto che vicissitudini giudiziarie in qualità di indagati. Prevenire malattie, disagio, suicidi e autolesionismi è dovere del medico e a questo obiettivo tutti, per quanto possibile, devono collaborare senza ostruzionismi.

Infine una sottolineatura. Un organo di stampa ha sussurrato: si cercano contatti con la SIMM, la società di medicina delle migrazioni. Personalmente, per facilitare le indagini, mi dichiaro complice della SIMM. Non c’è bisogno di ricerche o interrogatori: come soci della SIMM sui diritti umani e della salute abbiamo un’idea diversa a quella del governo in carica e, in particolare, di certi suoi ministri. Lo confessiamo.

Auspichiamo che si chiuda velocemente questa “inchiesta” magari anche porgendo le scuse ai medici indagati.

 

Ravenna: il governo vuole arrestare anche Ippocrate? - Vito Totire

Cosa chiede il governo in carica ai medici: credere, obbedire e…internare.

Abbiamo già riscontrato che qualche organo di informazione è andato a “ravanare” attorno ai documenti elaborati dalla SIMM, una meritoria associazione medica che da molti decenni si occupa di salute dei migranti e della quale anche io faccio parte.

Le indicazioni della SIMM sono utili per chi ha a cuore il diritto alla vita e alla salute degli “ultimi”. Ma alcuni astuti gendarmi e alcuni giornalisti “con l’elmetto” vanno alla ricerca forse di occulte indicazioni sovversive; nei loro sforzi di interpretazione e di esegesi del testo rischieranno però scompensi ed ernie cerebrali da sforzo.

La situazione è chiara. Simm (e una vasta serie di soggetti e associazioni di volontariato) hanno un semplice e dichiarato obiettivo: contribuire a garantire a tutte le persone viventi sul pianeta la stessa speranza di salute e di vita.

Altri sono invece i fini del governo in carica e di qualche settore della magistratura. PIANTEDOSI E MELONI RINCHIUDEREBBERO IN UN LAGER ALBANESE ANCHE IPPOCRATE.

Dal 1968 in poi non siamo stati apologeti acritici di Ippocrate ma un conto è la critica su alcuni aspetti della medicina “ippocratica” un conto è criminalizzare il nocciolo positivo della deontologia medica.

IL GOVERNO IN CARICA VUOLE MILITARIZZARE LA SANITA’ PUBBLICA COME STA CERCANDO DI MILITARIZZARE TUTTI I COMPARTI DELLA SOCIETA’ dalla scuola ai settori “produttivi” come conferma la denuncia nei confronti di operai metalmeccanici per una recente manifestazione a Bologna.

In ogni caso la questione dei CPR parte da lontano ed evidenzia anche crepe recenti; la posizione del cosiddetto centrosinistra sui CPR è meno “cruenta” ma nel migliore dei casi “pilatesca”.

§  All’epoca dei CPT/CIE la regione Emilia-Romagna ha sostenuto non potersi estendere le visite (almeno) semestrali ai CPT perché “non sono carceri”. Analoga la posizione, sia pure più sofferta, del Comune di Bologna; dunque un luogo nel quale si viene trattenuti contro la propria volontà non sarebbe un carcere…

§  Certe linee-guida per la gestione sanitaria dei CPR sono state emanate dalla signora ministra LUCIANA LA MORGESE che fa parte dell’area politica del cosiddetto “campo largo”: cme si suol dire “stiamo freschi”…NESSUNO DEI FINI GIURISTI ITALIANI HA CONTESTO L’ASSURDO DI UNA LINEA GUIDA PER LE VALUTAZIONI MEDICHE EMANATE DAL MINISTERO DEGLI INTERNI… facendo tornare alla memoria la Spagna franchista in cui i manicomi erano appunto sotto la giurisdizione del miinistero degli Interni anziché della Salute.

§  Il sindaco di Milano sul CPR in città ha sempre assunto una posizione di consenso (un sì tecnico…che vuole dire?)

§  Nessuno dei sindaci dei territori che “ospitano” CPR ha mai risposto alla nostra proposta di includere questi lager nelle visite semestrali delle USL (e diversi sindaci appartengono al cosiddetto centrosinistra)

§  Se parliamo poi di altre istituzioni totali: da giugno attendiamo il rapporto semestrale sulle carceri romagnole e dal 18.6.2025 la AUSL ROMAGNA…NON RISPONDE; per non parlare di quella di Parma che impone la “tassa sul buon samaritano” ai medici che entrano come volontari a visitare una persona privata delle libertà; e per ora la Regione Emilia-Romagna su questa incresciosa “tassa” tace e…acconsente

§  Inquietante anche la posizione possibilista assunta dall’attuale presidente della Regione E-R su eventuali cpr in Emilia; ha preso le distanze dalla posizione più negativa del sindaco di Bologna che comunque non va enfatizzata in quanto è diverso dire «non qui» dal dire – come è giusto – «no da nessuna parte»; anche la destra ferrarese pare non “gradisca” un CPR e in fondo l’operazione neocolonialista della signora Meloni in Albania un po’ si ispira alla politica “occhio non vede cuore non duole”…

In sostanza la lotta per la demolizione delle istituzioni totali – che ebbe una punta di eccellenza con la abolizione dei manicomi – è ancora lunga e in salita molto ripida a causa delle politiche di militarizzazione, clausura e repressione nei confronti di chi si oppone allo stato di cose presenti.

Gli effetti delle politiche carcerarie sono la violazione dei diritti umani, i “suicidi”, gli omicidi, l’autolesionismo, una perdita drammatica della speranza di vita e di salute.

Sulla vicenda di Ravenna :

§  Prendiamo atto della mobilitazione indetta per il 16 febbraio 2026 (alle ore 16) presso l’ospedale e aderiamo

§  Che ai medici “indagati” vengano porte scuse pubbliche; non abbiamo contestato a priori l’indagine contestiamo vivacemente il “metodo”

§  Che l’indagine venga comunque velocemente chiusa con un non luogo a procedere

§  Esprimiamo ancora una volta ai medici indagati : sostegno morale e materiale, supporto legale e medico-legale ovviamente pro-bono

§  La medicina al servizio della persona non ha niente a che fare con i diktat del governo ispirati alla prassi del “credere, obbedire e…internare”

(*) Vito Totire è medico del lavoro/psichiatra, portavoce del Centro Francesco Lorusso di Bologna e della Rete Nazionale Lavoro Sicuro.

 

«LA CURA NON E’ UN REATO»

APPELLO-DENUNCIA URGENTE A SUPPORTO DEI MEDICI INDAGATI A RAVENNA

si può firmare qui: https://c.org/xPRPSG7CxP

La gravità estrema dei fatti relativi alla perquisizione presso il Reparto di Infettivologia di Ravenna “a caccia” de* medic* che avevano certificato la inidoneità di alcune persone destinate al CPR, ora indagati, ci impone con urgenza una presa di posizione collettiva.

QUI il nostro post sui fatti

Abbiamo pensato di raccogliere la solidarietà di chiunque abbia a cuore il tema della detenzione amministrativa con un appello-denuncia, in difesa dell’autonomia medica e del diritto alla salute in questo campo, rivolto:
– ai Presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri,
– alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO),
– al Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale,
– alle società scientifiche e alle associazioni di soccorso e cura delle persone migranti
– all’opinione pubblica

Firma anche tu in solidarietà de* medic* indagati e per gli altri che come loro rivendicano la libertà di valutare in scienza e coscienza se inviare qualcuno in uno dei centri di detenzione amministrativa, pacificamente psicopatogeni, in ragione di innumerevoli evidenze oggettive e dello stesso parere dell’OMS.

https://c.org/xPRPSG7CxP

Testo ripreso dalla newsletter di «Mai più Lager No ai Cpr»

da qui

sabato 23 agosto 2025

Quando domina il profitto: gli incentivi vaccinali e la deriva della medicina pubblica - Eugenio Serravalle

 

Negli Stati Uniti, una recente inchiesta di Children’s Health Defense ha portato all’attenzione del pubblico un aspetto poco noto della pratica vaccinale pediatrica: l’attribuzione di incentivi economici ai medici per ogni bambino completamente vaccinato entro una certa età. Un pediatra può ricevere fino a 400 dollari per ogni paziente se raggiunge, ad esempio, l’80% di copertura vaccinale nel proprio studio per l’intero panel di vaccini raccomandati.

Questa dinamica può apparire estrema o lontana, la domanda da porci oggi è: in Italia esiste forse un modello simile?

Il modello americano è già realtà anche in Italia

In Italia, il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV), attualmente in vigore nella versione 2023-2025, stabilisce obiettivi numerici di copertura vaccinale, imponendo alle Regioni di garantire almeno il 95% di adesione per i vaccini obbligatori e percentuali crescenti per i raccomandati.

livelli essenziali di assistenza (LEA) – stabiliti con DPCM 12 gennaio 2017 – legano strettamente le prestazioni vaccinali agli standard da rispettare per l’erogazione di fondi statali. Inoltre, il Sistema Nazionale di Verifica e Controllo sull’Assistenza Sanitaria (SiVeAS) valuta le performance regionali anche sulla base dei tassi vaccinali.

Di conseguenza:

·         le ASL ricevono finanziamenti legati ai risultati raggiunti;

·         dipartimenti di prevenzione sono incentivati economicamente per le coperture ottenute;

·         in alcune Regioni e aziende sanitarie, sono previsti premi di risultato anche per singoli operatori coinvolti nella campagna vaccinale.

Anche se in forma indiretta e distribuita, l’incentivo economico esiste ed è attivo, ed è difficile non notare le analogie con quanto avviene negli Stati Uniti.

Nel caso della Regione Toscana, un esempio emblematico, si stabilisce al punto 4.3 dell’AIR (Accordo Integrativo Regionale) del 2001, ancora vigente, che stabilisce che, per le attività connesse alle vaccinazioni – informazione, promozione, acquisizione del consenso informato, somministrazione, registrazione, segnalazione degli inadempienti e recupero – il pediatra ha diritto a due livelli di retribuzione:

 Compenso per prestazione:

·         15,00 € per ogni atto vaccinale, sia mono che pluri-somministrazione.

Premi per obiettivi di copertura (valutati annualmente):

·         1.000 € per copertura >95% della terza dose di esavalente

·         1.000 € per copertura >95% del morbillo

·         1.000 € per copertura >80% del papilloma virus nelle femmine

I premi vengono dimezzati in caso di coperture inferiori, e annullati del tutto sotto una certa soglia (es. <92% per esavalente e morbillo). Sono esclusi dal conteggio solo i soggetti irreperibili o con dissenso formale firmato.

Tutto regolare, tutto lecito, tutto “in nome della salute pubblica”… ma è davvero etico?

Il conflitto di interessi è sistemico

Questi incentivi economici trasformano di fatto il pediatra da consulente sanitario a promotore retribuito della campagna vaccinale, creando una situazione in cui:

·         l’obiettivo clinico (il benessere del singolo) viene subordinato all’obiettivo statistico (la copertura di massa);

·         la firma del consenso informato diventa un passaggio obbligato per il pagamento della prestazione;

·         il recupero degli “inadempienti” – cioè delle famiglie che scelgono legittimamente di non aderire – viene incentivato come parte dell’attività professionale.

In tale contesto, il consenso informato perde ogni autenticità: non è più un atto libero e consapevole, ma una condizione necessaria perché il sistema remuneri il medico.

E se da un lato l’art. 32 della Costituzione afferma che nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario, dall’altro l’intero impianto normativo e organizzativo lo spinge a farlo “spontaneamente”, ma sotto pressione economica, burocratica, sociale. Questa asimmetria di potere mette le famiglie in una posizione vulnerabile e snatura il rapporto fiduciario con il pediatra, che non può più essere percepito come neutrale, ma come portatore di un interesse economico nel convincere (o forzare) l’adesione.

Vaccini separati: perché non si possono fare? E soprattutto… chi ci guadagna?

Sempre più genitori chiedono di poter separare i vaccini: un’esigenza legittima, dettata da buon senso e attenzione al benessere del bambino. Eppure, la risposta del sistema è quasi sempre la stessa: “Non si può”. Ma è proprio vero? La legge Lorenzin non ha stabilito obbligo per l’esavalente o per il quadrivalente (MPRV), ma per quelle 10 vaccinazioni.  La circolare 0001174 del 15/01/2018 del Ministero della Salute prevede questa possibilità con lo schema per il recupero dei minori inadempienti agli obblighi vaccinali, introdotto dal Decreto Legge 73/2017.

In Italia non sono disponibili vaccini monocomponenti per morbillo, parotite, rosolia, difterite e pertosse. Una scelta strategica, non scientifica. Per epatite B e Haemophilus influenzae B i monovalenti esistono, per cui l’esavalente si potrebbe tecnicamente scomporre in:

·         un quadrivalente (DTPa + polio)

·         due monovalenti (epatite B e Hib)

per assolvere all’obbligo vaccinale.

(i monovalenti contro tetano, poliomielite e varicella sono disponibili)

Questa possibilità non viene mai offerta ai genitori, anzi spesso si sostiene che tali vaccini NON ESISTONO!

Nel 2011, lo stesso Working Group pediatrico dell’AIFA raccomandava di evitare il vaccino MPRV (morbillo-parotite-rosolia-varicella) per la prima dose perché il rischio di convulsioni febbrili è più che doppio rispetto a MPR + varicella somministrati separatamente.

Eppure… la somministrazione separata non è mai la prassi. Nemmeno oggi.

Una scelta clinica saggia e prudente è stata trasformata in un’opzione scomoda e raramente praticata.

In pratica, il pediatra ha un interesse economico diretto nel non separare, nel non dilazionare, nel non offrire alternative. Ogni genitore che chiede una personalizzazione rischia di abbassare le performance, far saltare gli obiettivi e tagliare i bonus.

Questa è una medicina che ha perso la sua anima.
Una medicina che premia chi si adegua, non chi riflette.
Una sanità che non ascolta le famiglie, ma impone protocolli pensati per fare statistica, non per proteggere la persona. Il consenso informato è stato svuotato. La personalizzazione delle scelte cliniche è scoraggiata.
Il dialogo con le famiglie è sostituito da automatismi retribuiti.

I vaccini separati “non si possono fare” non per ragioni scientifiche, ma per logiche economiche e organizzative. La salute non è un target e il bambino non è un dato statistico. Il medico non è un esecutore premiato per l’adesione cieca ai piani. Essere medici significa custodire l’integrità della cura, difendere l’autonomia professionale, agire per coscienza, anche quando è scomodo.
Tutto il resto è burocrazia che si disinteressa del paziente, è gestione amministrativa mascherata da atto medico, è un’illusione di scientificità piegata alla logica dell’obbedienza.

da qui

giovedì 10 aprile 2025

La missione Rubio fallisce in Giamaica: l’assistenza medica cubana resta. E lui si vendica - Flavio Bacchetta

 

Non sapremo mai cosa si sono detti Donald Trump e Marco Rubio al rientro del Segretario di Stato a Washington dopo il meeting multilaterale a Kingston con Barbados, Giamaica, Haiti, Trinidad e Tobago, più altri stati caraibici collegati da remoto, e i due successivi in Guyana e Suriname.

Rubio era partito convinto di avere gioco facile con le isole anglofone, ma ha dovuto incassare un sonoro rifiuto alla richiesta di annullamento dell’accordo per l’assistenza medica fornita da Cuba. Gli Stati caraibici hanno fatto quadrato per difendere il programma concordato con l’Avana. Dal Covid in poi, dottori e infermieri cubani si sono rivelati pressoché insostituibili nel sostenere un servizio sanitario traballante, che diventa inesistente nel caso di Haiti.

Riguardo al petrolio importato nei Caraibi dal Venezuela, e negli stessi Stati Uniti dalla Guyana, il veto sull’energia è sfumato in partenza, dal momento che per ora i dazi su petrolio e gas non sono contemplati nell’agenda Trump. La Giamaica – che ha una partnership solida con Caracas per greggio e gas liquido – ha tirato un sospiro di sollievo, mentre la Guyana, forte dei suoi nuovi pozzi off shore, ha avuto gioco più facile, essendo già nella lista Usa dei paesi fornitori di petrolio.

Dal bastone alla carota

Rubio si è trovato subito in difficoltà: partito a spron battuto, minacciando i premier convenuti di ritirare a loro e al personale diplomatico il visto per entrare negli Stati Uniti se non avessero provveduto ad annullare i permessi che consentono ai medici cubani di agire all’estero, ha dovuto registrare il netto rifiuto degli alleati.

Dopo il timido no di Andrew Holness, primo ministro giamaicano, partner storico dei Rep Usa, Mia Mottley, primo ministro di Barbados, e Ralph Gonsalves per St. Vincent e Grenadine si sono detti pronti a restituire il visto seduta stante se il segretario di stato avesse insistito nel ricatto. Rubio ha cercato di svicolare con la tattica del divide et impera, chiedendo incontri separati con i singoli paesi, ma la Mottley lo ha inchiodato, accusandolo apertamente di voler indebolire i capi di governo convenuti. La leader delle Barbados aveva già negli anni passati fatto valere le sue ragioni, rimuovendo il 30 novembre 2021 la Regina dalla carica simbolica di Capo di Stato, proclamando la repubblica e uscendo così dal Commonwealth Realm, che ne limitava l’indipendenza amministrativa, vincolando l’economia bajana agli interessi del Regno Unito.

Fu uno smacco notevole per gli inglesi – che i bajani dileggiano chiamandoli redlegs (gambe rosse) – per i quali Barbados e Bahamas rimanevano colonie con le Cayman loro cassaforte. Dal 2021 Barbados affianca le isole gemelle di Trinidad & Tobago, già repubbliche dal 1970 pur mantenendo rapporti d’affari con l’ex impero. La Mottley aveva poi sferzato duramente i capi di stato convenuti al summit Onu sul cambiamento climatico, tacciandoli di ipocrisia e inerzia. Parole profetiche oggi che la questione clima è praticamente svanita dagli impegni Usa e il combustibile fossile salito di nuovo in cattedra dopo un decennio di parole al vento, letteralmente, su energie rinnovabili e auto elettriche.

Ipocrisia stelle e strisce

La strategia di Rubio si è dimostrata subito fallimentare, accusando i presenti di sfruttare il personale medico cubano in combutta con il governo centrale che secondo il Segretario di Stato usa i suoi medici come merce di scambio, togliendo loro il passaporto e incassando direttamente gli stipendi. In realtà Cuba trattiene il 60% delle spettanze per finanziare il programma che comprende anche la scholarship, l’istruzione gratuita per gli studenti che provengono da famiglie indigenti.

Gli stati ospitanti hanno dichiarato compatti che i medici immigrati sono trattati allo stesso livello dei sanitari locali. Per esperienza diretta, posso dire che diversi in Giamaica lavorano anche dentro strutture private che sono al di fuori del programma governativo, quindi nel complesso il trattamento di cui usufruiscono, pur se non privo di lacune, è comunque una via d’uscita visto che in patria – quando va bene – arrivano a stento a cento dollari al mese. I medici, non gli infermieri, claro.

L’ipocrisia di Rubio cozza con la realtà e il suo tentativo, se fosse riuscito, avrebbe causato un collasso del sistema sanitario caraibico e africano, senza contare che anche in Italia i dottori cubani si sono rivelati preziosi, in un SSN che da anni è diventato un colabrodo scarseggiando cronicamente di mezzi e personale.

Conclusioni

A Rubio è andata male anche in Guyana, che ha tenuto duro sul programma condiviso con Cuba, mantenendo duty free i prodotti petroliferi esportati negli Usa, frutto del greggio ricavato dalle estrazioni in mare. D’altra parte gli Stati Uniti ci tengono a mantenere buoni i rapporti con la nazione confinante col Venezuela non solo per il petrolio, ma anche per un eventuale intervento militare ai danni del nemico storico, ergendosi a difensori della Guyana sul contenzioso che Maduro ha iniziato, reclamando per sé la regione guyanese di Essequibo, ricca anch’essa di petrolio e che oltretutto equivale a circa un terzo del piccolo Stato caraibico.

È giocoforza per Trump sorvolare sulla questione ideologica, evitando di applicare dazi sulla materia prima importata dal suo alleato, essenziale per gli Stati Uniti.

Ps. La vendetta di Rubio non si è fatta attendere: l’ambasciata Usa ha emesso un nuovo Travel Warning per scoraggiare l’afflusso turistico verso Barbados, Colombia, Cuba, Giamaica (a cui era stata promessa la rimozione), Haiti, Messico e Venezuela per non aver ceduto ai suoi ricatti. Colpire le economie dei paesi in via di sviluppo che non si piegano alla volontà degli Stati Uniti è una specialità della Casa (Bianca) da sempre.

da qui

 

 

“Nella storia di Washington gli operatori sanitari di Cuba erano spie, ora sono vittime”

Omar Stainer Rivera è un ricercatore e scrittore cubano e ha pubblicato diversi articoli su quella che definisce la “strategia di boicottaggio” del governo degli Stati Uniti contro le missioni mediche cubane nel mondo ora, ancora una volta, colpito dalle recenti sanzioni promosse dal Segretario di Stato Marco Rubio. Stainer è anche l’autore del libro “The White House vs. White Coats”, che approfondisce questo argomento, e sta preparando un nuovo libro sull’argomento. Abbiamo condotto questa intervista al IV Colloquio Internazionale Patria 2025, tenutosi dal 17 al 19 marzo presso l’Università dell’Avana.

 

Stainer spiega che la strategia è cambiata. Fino a pochi anni fa, i medici cubani in tanti paesi erano presentati, nella retorica di Washington e in quella di certa stampa collegata, come “agenti del governo cubano”, anche come “spie” o “propagandisti del comunismo”, quando si trattava di cooperazione in paesi i cui governi non erano legati all’Avana; o, come strumenti per sostenere “le basi di appoggio al governo”, quando era alleato di Cuba, come nel caso del Venezuela. In entrambi i casi, l’account diplomatico e mediatico ha aggiunto due messaggi: l’incapacità professionale di questo personale cubano e l’accusa di aver “tolto il lavoro” al personale indigeno. Successivamente, la Casa Bianca ha cambiato il discorso e ha ritenuto più efficace presentare il personale di assistenza medica come vittima della “tratta di esseri umani” o del “lavoro schiavo”, una narrazione che si mantiene ancora oggi.

In ogni caso, l’obiettivo di questa strategia è quello di cancellare o rendere impossibile qualsiasi accordo medico di Cuba all’estero, sia annullandolo, sia rendendolo così difficile da renderlo impossibile firmarlo e attuarlo. Per cosa? Distruggere l’immagine della cooperazione cubana e porre fine alle entrate che, in alcuni paesi, Cuba ottiene per il suo sistema sanitario pubblico interno.

Per fare questo, il governo degli Stati Uniti utilizza vari attori subordinati: i media (il caso del “Wall Street Journal” è uno dei più significativi), le ONG come Prisoners Defenders, i membri del Congresso e i sindacati medici, tra gli altri.

Per quanto riguarda i Difensori dei Prigionieri, Omar Stainer indica che è la principale fonte del Governo degli Stati Uniti nei suoi rapporti sul “traffico di esseri umani” a Cuba, in un trattamento “circolare”, in cui il Governo e la suddetta ONG, che risponde al cento per cento ai suoi interessi, si alimentano a vicenda con storie, esempi e linguaggio.

Omar Stainer Rivera Carbó (La Sierpe, Sancti Spíritus, 1984): Laureato in Psicologia e master in Scienze della Comunicazione. Diplomato presso il Centro di Formazione Letteraria Onelio Jorge Cardoso. Ha vinto premi e menzioni al Concorso di Racconti Brevi dell’Editorial Capitán San Luis 2014 e 2015, così come al Premio 26 de Julio, dove ha ottenuto una menzione di ricerca e un premio nel genere biografico per il romanzo ancora inedito, su Félix Varela, Yo no sé callar. È stato finalista al Premio Fantoches 2019 con il romanzo Yo maté a Mella, dove vengono ricreati brani della vita di Julio Antonio Mella. Ha pubblicato Un país bajo la lluvia, Editorial Oriente, 2019.

X di Omar Stainer: @omar_stainer

da qui

venerdì 6 ottobre 2023

La sostituzione etnica a reti unificate

 

scrive Leonardo Caffo:

…Al grido di “aiutiamoli a casa loro” non sarebbero esistiti neanche la Magna Grecia o l’Impero romano, che hanno generato l’Europa. (qui)

 

Quelle bande che hanno governato l’Italia negli ultimi decenni hanno avuto tutti un nemico, i migranti, di tutti i tipi, che arrivano dal Mediterraneo.

Negli ultimi anni gli svendipatria hanno usato un concetto, quello di sostituzione etnica, si dice che gli italiani (e anche gli europei) vengono sostituiti dai migranti poveri.

Questa affermazione falsa e razzista serve solo a compattare gli italiani contro un nemico (immaginario), ma ripetendolo tutti i giorni, un ritornello senza fine, invade i cervelli dei tanti sfortunati che ascoltano la televisione, e ci credono, per sfinimento.

 

In questo discorso dell’invasione dei barconi e dei migranti poveri alla Fortezza Italia e alla Fortezza Europa restano fuori alcune cose che non si dicono, se non per sbaglio.

 

Provo a sottolineare e smontare la retorica dei senza vergogna e a mettere insieme le notizie e i numeri che non vengono considerati sistematicamente.

Dice l’Istat che “899mila Il numero di italiani trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni Di questi, 208mila (23%) sono in possesso almeno della laurea” (qui), se ne scrive con chiarezza anche qui.

 

Leggiamo su Il Fatto Quotidiano che…”La riduzione media delle iscrizioni a Scienze Infermieristiche è del -10% rispetto allo scorso anno accademico: -12,6% al Nord, -15% al Centro e -5,7% al Sud. La Corte dei Conti ha ufficializzato in -65mila unità la carenza infermieristica; in base al Pnrr, ne servirebbero poi almeno altri 20mila per coprire la necessità di infermieri di famiglia e di comunità. Si stima che i 10mila pensionamenti annui raddoppieranno dal 2029; inoltre quasi 30mila infermieri italiani sono andati all’estero e ne continuiamo a perdere oltre 3mila ogni anno.” (qui).

 

In Italia ci sono pochi infermieri e medici per tre motivi:

i carichi di lavoro insostenibili,

le retribuzioni basse (molti infermieri e medici espatriano per migliori condizioni di lavoro e stipendi migliori),

il numero chiuso.

 

Nessuno ha il coraggio e la volontà di trovare soluzioni ai problemi, eppure è semplice, seguendo le logiche economiche di cui si riempiono la bocca i nostri governanti (da 40 anni?).

Se si vuole trattenere i lavoratori che vanno via, dice l’economia, basta ridurre i carichi di lavoro, aumentare di molto gli stipendi, abolire il numero chiuso, le leggi economiche della domanda e dell’offerta funzionano così.

 

Bisognerà togliere dalla Costituzione il pareggio di bilancio e inserire il DIRITTO A NON EMIGRARE (qui un illuminante articolo di Gerardo Lisco).

 

Ma cosa fa il governo italiano? Compra la forza lavoro di 60-70mila infermiere/i dall’India, con un accordo con il governo indiano.

Esattamente come negli anni cinquanta, quando l’Italia ha venduto esseri umani alla Francia, al Belgio, all’Europa con accordi fra governi, per fare i minatori e gli operai, trattati come non persone.

 

Provate a pensarci, tutti noi (con le nostre imposte) formiamo infermieri e medici, e poi li “doniamo” ai paesi ricchi.

 

Tanto possiamo comprare lavoratrici e lavoratori dall’India.

 

Devono essere le “compatibilità economiche” quelle che guidano i comportamenti dei nostri governanti, una nuova divisione internazionale del lavoro, la distruzione del Sistema Sanitario Nazionale a favore delle strutture private, fra le altre cose.

 

Chi sono i governanti?  Sono parlamentari nazionali e regionali (ben rappresentati da disonorevole Fassino), tutti loro hanno competenze legislative nella Sanità, e troppo spesso interessi personali e massonici guidano le loro decisioni.

Più sono i governanti meno sono responsabili, uno dei difetti della democrazia, io ho alzato una mano, io ho schiacciato un bottone, io ho messo una firma, io ho eseguito gli ordini, io non sapevo, io non capivo.

 

Quando gli stolti parlano di Sostituzione Etnica, i poveracci guardano i barconi dei migranti a reti unificate, non i milioni di italiani che lasciano l’Italia.

 

Dovremmo riuscire a costringere le migliaia di governanti a passare una settimana in un barcone, alla deriva, senza sapere se e quando arrivano, con un litro d’acqua calda da bere, e due merendine.

E se riescono ad arrivare sulla terraferma direi che sia giusto che trascorrano due mesi in un CPR, senza documenti, e come ciliegina sulla torta, quando escono, stiano 18 ore in un pronto soccorso, aspettando il loro turno.

Ma è solo un sogno, per loro un incubo.

 

Allora, che fare? E come?

 

 

Per approfondire:

 

https://nursetimes.org/infermieri-indiani-in-arrivo-nursing-up-e-davvero-questa-la-soluzione-al-problema-della-carenza-di-personale/163620

https://www.nurse24.it/infermiere/ordine/infermieri-dall-india-fnopi-valorizzare-chi-ha-studiato-in-italia.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/09/27/caro-ministro-schillaci-dallindia-importiamo-le-leggi-sui-brevetti-farmaceutici-non-gli-infermieri/7304272/

https://www.dimensioneinfermiere.it/infermieri-dallindia-ministro-provi-a-proporre-la-stessa-strategia-per-i-medici/

https://www.dimensioneinfermiere.it/infermieri-italiani-indiani/

https://www.labottegadelbarbieri.org/la-fuga-dei-cervelli-italiani/

https://www.labottegadelbarbieri.org/a-cosa-serve-il-numero-chiuso/

https://www.agoravox.it/Il-diritto-a-non-emigrare-come.html