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giovedì 20 marzo 2025

Guida al boicottaggio di aziende e prodotti israeliani


Quali sono le aziende e i prodotti da boicottare in Italia?

Guida aggiornata di BDS Italia al boicottaggio mirato contro le complicità con Israele

Il movimento BDS ha definito gli obiettivi di boicottaggio e di pressione a livello internazionale contro aziende complici del genocidio e del sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid e contro i prodotti israeliani in una guida, che vi invitiamo a consultare. Tuttavia, non tutte le aziende incluse nella guida del movimento BDS internazionale sono presenti in Italia. Quindi BDS Italia ha definito specifici obiettivi di boicottaggio da parte dei consumatori che includono aziende complici e prodotti israeliani presenti nel nostro paese che trovate elencati qui sotto. 

Gli obiettivi di boicottaggio di BDS Italia sono riassunti in questo volantino che vi invitiamo a scaricare e diffondere. 

L’elenco di aziende e prodotti da boicottare è in continuo aggiornamento: nuove campagne vengono avviate contro aziende complici dei crimini di Israele, mentre altre vengono sospese nel caso di vittoria (vedi per esempio quella contro Puma che non ha rinnovato la sua partnership con la Israeli Football Association). 

Per questo è importante rimanere aggiornati: iscrivetevi alla nostra newsletter e seguite i nostri canali social FacebookInstagramMastodon.

Il movimento BDS accoglie con favore tutti i boicottaggi di qualsiasi società complice dell'apartheid israeliana e del genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza. Ma le liste con centinaia di marchi che girano sui social media non sono molto utili perché così si rischia di disperdere le forze e di non ottenere risultati. La questione è come rendere i boicottaggi più efficaci e avere un maggiore impatto per fare in modo che le aziende complici rispondano della loro complicità nell’oppressione dei palestinesi. 

 

Il movimento BDS utilizza il metodo storicamente vincente dei boicottaggi mirati, concentrando strategicamente l’azione su un numero relativamente ridotto di aziende e prodotti accuratamente selezionati per ottenere il massimo impatto. Sono aziende che giocano un ruolo chiaro e diretto nei crimini di Israele contro i palestinesi, così come nella violazione dei diritti di altri popoli e comunità, e rispetto alle quali c'è una reale possibilità di vittoria. Ogni vittoria del movimento BDS contro un’azienda complice è un monito a tutte le altre.

Il movimento BDS colpisce la complicità, non l'identità. Quando si tratta di aziende israeliane, non essere complici significa non essere coinvolti nell'occupazione militare, nell'apartheid o nel colonialismo d’insediamento di Israele e riconoscere pubblicamente i diritti dei palestinesi ai sensi del diritto internazionale, in primo luogo il diritto al ritorno dei rifugiati in conformità con la risoluzione 194 delle Nazioni Unite. Per quanto ne sappiamo, non esistono aziende israeliane che soddisfino queste condizioni.

Tutte le società internazionali i cui affari con Israele contribuiscono al genocidio, all'apartheid, alla colonizzazione o all'occupazione illegale potrebbero essere complici di gravi violazioni del diritto internazionale e quindi i loro dirigenti e membri del loro consiglio di amministrazione essere ritenuti responsabili. Ciò è particolarmente vero alla luce del parere della Corte internazionale di giustizia di gennaio 2024 sul fatto che Israele sta plausibilmente perpetrando un genocidio a Gaza, nonché del parere consultivo giuridicamente vincolante del 19 luglio che afferma che l'occupazione e il sistema di apartheid di Israele sono illegali.

Di seguito sono elencate le aziende e i prodotti principali obiettivi di boicottaggio dei consumatori in Italia.

 

OBIETTIVI PRIORITARI DI BOICOTTAGGIO DI BDS ITALIA

 

Boicotta Carrefour

Carrefour è complice del genocidio. Carrefour-Israele ha sostenuto i soldati israeliani che partecipano al genocidio dei palestinesi a Gaza con doni di pacchi personali, mentre Carrefour Francia ha taciuto su questo fatto. Nel 2022, Carrefour ha stretto una partnership con la società israeliana Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan, entrambi coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani contro il popolo palestinese, traendo profitto dall’occupazione illegale. Le prove dimostrano anche che c'è almeno una filiale a marchio Carrefour in un insediamento illegale nei territori palestinesi occupati. Carrefour ha anche ricevuto prestiti da quattro grandi banche israeliane complici e ha stabilito una partnership partnership con sei start-up israeliane complici ad alta tecnologia che si occupano di intelligenza artificiale, sicurezza informatica e altro. Nel 2024, la campagna di boicottaggio, che ha portato alla chiusura dell'intera attività di Carrefour in Giordania e Oman, ha contribuito al crollo drastico dei i profitti netti di Carrefour (meno 50% rispetto al 2023).

Info dettagliate sulla campagna qui

TEVA? No, grazie!

Teva è un'azienda farmaceutica israeliana e uno dei maggiori produttori di farmaci generici al mondo. Teva sostiene il genocidio in atto per mano di Israele dall'ottobre 2023, ma ha anche beneficiato per decenni dell'occupazione illegale delle terre palestinesi da parte di Israele, permettendo all'azienda di sfruttare illegalmente il mercato palestinese. Farmaci generici alternativi sono ora molto più disponibili che in passato nella maggior parte dei paesi.

Info dettagliate sulla campagna qui.

 

Altre aziende e prodotti da boicottare

Hewlett Packard (HP)

Hewlett Packard (HP), che comprende Hewlett Packard Enterprise (HPE) e HP Inc., è un importante sostenitore dell'occupazione israeliana. Attraverso le sue collaborazioni con il Governo, l'esercito, le prigioni e la polizia israeliani, HP fornisce un supporto tecnologico e logistico fondamentale che permette i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità, come la costruzione di insediamenti illegali e l'apartheid nei territori palestinesi occupati. HPE sostiene l'Autorità israeliana per la popolazione e l'immigrazione, un pilastro del sistema di apartheid, fornendo tecnologia per le sue banche dati e sistemi informatici. HP Inc (USA) fornisce servizi agli uffici dei leader del genocidio, il premier israeliano Netanyahu e il ministro delle Finanze Smotrich.

DELL

Dell Technologies fornisce server, servizi di manutenzione e attrezzature legati alle forze armate israeliane nell'ambito di un contratto da 150 milioni di dollari per il 2023, finanziato dagli aiuti esteri degli Stati Uniti. Dell è impegnata nella continua pulizia etnica di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni, con attività di ricerca e sviluppo nel parco cibernetico nazionale di Israele che cerca di rafforzare gli insediamenti illegali nel Naqab (Negev), sfollando le comunità beduine palestinesi. Un mese dopo l’inizio del genocidio israeliano di Gaza, il fondatore e amministratore delegato Michael Dell ha donato a Israele azioni per 350 milioni di dollari, consolidando ulteriormente la partnership genocida tra Israele e Dell Technologies.

Intel

Nel dicembre 2023, durante il genocidio per mano di Israele a Gaza, Intel ha annunciato che avrebbe investito 25 miliardi di dollari nell'Israele dell'apartheid. Nel giugno 2024, a seguito di prolungate pressioni del BDS, e in risposta soprattutto al rischio finanziario di investire in una #ShutDownNation, il gigante tecnologico ha abbandonato il progetto, secondo i media finanziari israeliani. Per decenni, Intel è stato il più grande investitore internazionale nell’Israele dell’apartheid. Il suo impianto di "Kiryat Gat" è costruito su un terreno all'interno dei confini del villaggio palestinese di Iraq al Manshiya, ripulito etnicamente, raso al suolo e poi sostituito dall'attuale insediamento israeliano. Intel rimane profondamente complice nel fornire risorse di guerra genocida di Israele, pertanto non comprate computer e altri apparati informatici con processori Intel.

Siemens

Siemens (Germania) è il principale appaltatore dell'Interconnettore Euro-Asia, un cavo elettrico sottomarino Israele-UE progettato per collegare all'Europa le colonie illegali di Israele nei territori palestinesi occupati.In questo modo Siemens sostiene l’occupazione israeliana. Gli elettrodomestici a marchio Siemens sono venduti in tutto il mondo.

AXA

Il gigante assicurativo AXA (Francia) detiene 150,43 milioni di dollari in azioni e obbligazioni di undici società che hanno inviato armi in Israele durante il genocidio contro i palestinesi a Gaza, tra cui Boeing e General Dynamics. Le armi di entrambe le aziende erano direttamente collegate agli attacchi israeliani contro Gaza, agli omicidi di massa, come il bombardamento del campo profughi di Tel al-Sultan a Rafah, il 26 maggio, e il bombardamento del 10 settembre contro i palestinesi che si rifugiavano ad al-Mawasi, che Israele aveva designato come "zona sicura".

SodaStream 

SodaStream è un'azienda israeliana che è attivamente complice della politica israeliana di sfollamento dei cittadini beduini-palestinesi indigeni dell'attuale Israele nel Naqab (Negev) e ha una lunga storia di discriminazione razziale nei confronti dei lavoratori palestinesi.

RE/MAX

RE/MAX (USA) commercializza e vende proprietà nelle colonie israeliane illegali costruite su terre palestinesi rubate, consentendo così la colonizzazione di Israele della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est.

Disney+

La Disney e la sua filiale Marvel sono complici nel glorificare il regime israeliano di genocidio e apartheid contro i palestinesi indigeniCaptain America: Brave New World della Marvel e della Disney hanno come protagoniste rispettivamente Shira Haas e Gal Gadot, che hanno consapevolmente e inconfutabilmente assunto il ruolo di ambasciatrici culturali di Israele, rappresentando direttamente la propaganda del Israele genocida. Per Capitan America, Marvel e Disney fanno rivivere il personaggio razzista di Ruth Bat-Seraph, la cui storia decennale include il fatto di lavorare per il Mossad. Disney+ è quindi chiaramente coinvolto nel permettere il genocidio di Israele disumanizzando i palestinesi. Annullate o non sottoscrivete l'abbonamento a Disney+!

Reebok 

Dopo il ritiro di Puma e dell’italiana Erreà grazie alla campagna BDS, Reebok è diventato il nuovo sponsor ufficiale dell’Israel Football Association, che include nei suoi campionati ufficiali squadre delle colonie illegali nei territori palestinesi occupati e sostiene il loro mantenimento, contraddicendo il diritto internazionale e il regolamento della FIFA.

McDonalds

L’affiliato israeliano del marchio ha donato pasti e bevande al personale militare israeliano impegnato nel genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha promosso questa forma estremamente provocatoria e razzista di complicità sui lsuo canali social media.

Coca Cola

Coca-Cola Israele gestisce un centro di distribuzione e di refrigerazione regionale nella colonia illegale di Atarot. Inoltre, la sua filiale, Tabor Winery, produce vini provenienti da uve provenienti da vigneti situati su terreni occupati nelle colonie illegali in Cisgiordania e nel Golan siriano. I soldati israeliani che partecipano al genocidio in corso sono stati spesso fotografati con lattine di Coca-Cola, donati loro da vari gruppi che consentono il genocidio. Alternative locali stanno spuntando in tutto il mondo per sostituire Coca-Cola.

 

Prodotti alimentari israeliani

L’agricoltura israeliana ha sempre giocato un ruolo importante nella colonizzazione della Palestina, sottraendo terra, acqua e altre risorse alle popolazioni indigene e distruggendo l’agricoltura palestinese. Oltre a far parte di un commercio che alimenta l'economia di un sistema di apartheid coloniale, prodotti agricoli (come avocado, datteri, arachidi, melagrane, agrumi, ecc.) e vini israeliani, provengono spesso da colonie illegali su terre palestinesi rubate, anche se etichettati in modo fuorviante come "Made in Israel". Le aziende israeliane di esportazione di prodotti agricoli, come Mehadrin, Hadiklaim e Carmel-Agrexco, sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese e sono complici dell'occupazione illegale e del regime di apartheid. I prodotti agricoli israleinai vengono commercializzati con questi marchi principali: Carmel, King Salomon, Jordan River, Jordan Plains, Ventura.

Boicottate i prodotti israeliani presenti nei negozi e supermercati dove fate acquisti e chiedete ai rivenditori che vengano rimossi dagli scaffali. Controllate le etichette e se non sono chiare chiedete al responsabile del negozio.

Controlla la spesa con Boycat

 Il movimento BDS ha stretto una partnership con Boycat, una piattaforma e una applicazione innovativa per lo shopping etico, al fine di consentire alle persone di partecipare in modo più efficace alle campagne BDS mentre fanno la spesa. Al contrario di altre app disponibili, Boycat classifica le aziende in base al livello del loro coinvolgimento nei crimini di Israele e alle priorità del movimento BDS. Ciò consente di concentrarsi sulle campagne strategiche del movimento BDS, imparando come agire concretamente anche contro altre società complici implicate nel genocidio, nell’apartheid e nell’occupazione illegale di Israele.

Scarica la app e controlla gli acquisti per evitare che sostengano il genocidio e l’oppressione dei palestinesi.

da qui

giovedì 25 marzo 2021

Preferirei di no

rispondiamo così, quando in farmacia ci propongono un medicinale generico Teva, no grazie, lo vorrei di un'altra marca, o dovrò cambiare farmacia.




“Olivia Zémor costituisce un attacco alla sicurezza nazionale”


La sig.ra Zémor costituisce un attacco alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alla sicurezza sanitaria (sic), hanno concluso, chiedendo al tribunale una condanna esemplare contro di lei.

Cari amici, cari amici,

Siamo rimasti molto colpiti dalla straordinaria mobilitazione in Francia e all’estero per la causa intentata da TEVA contro Olivia Zémor.

Di seguito è riportato un resoconto di questo processo che si è svolto a Lione martedì 16 marzo 2021.

Il processo che ha coinvolto Olivia Zémor, presidente di Europalestine accusata di invocare il boicottaggio di TEVA, si è concluso alle 22 di martedì sera a Lione e il tribunale pronuncerà la sua sentenza il 18 maggio prossimo.

“I nostri due avvocati,   Dominique Cochain e   Grégory Thuan, così come i nostri tre testimoni hanno potuto esprimere in dettaglio le nostre posizioni e argomentazioni, nonostante la forte presenza di farmacie filo-israeliane (BNVCA, Avocats sans Frontières, Association France- Israele) che hanno formato contro di noi le parti civili all’ultimo minuto, a sostegno del laboratorio Teva, querelante iniziale. Il presidente del tribunale è riuscito a concludere il processo in 7 ore  dando la parola a tutti, cosa non facile! », Ha dichiarato Olivia Zémor.

Fuori dal tribunale, dalle 13:00 alle 17:00, martedì si è tenuto un presidio di grande successo, su iniziativa del Collettivo Palestina 69. Discorsi, canti, slogan, numerosi cartelli e striscioni. Un grande grazie a tutti i partecipanti che a volte sono venuti da molto lontano (Parigi, Montpellier, Tolosa, Mulhouse, Alfortville, Ardèche …) per esprimere il loro sostegno e la loro determinazione a continuare la campagna BDS, ben sapendo delle difficoltà a far sentire la loro voce  a causa di restrizioni Covid.

I nostri tre testimoni sono stati ammirevoli nella loro calma e chiarezza di fronte all’aggressività delle parti civili.

– Jérôme Feynel ha testimoniato in qualità di presidente del Collectif Palestine 69, collettivo creato all’inizio del secolo, che riunisce una trentina di partiti, sindacati e associazioni, coinvolti da anni nella campagna BDS. Jérôme è stato il testimone più appropriato riguardo ai “fatti” addotti contro Olivia Zémor (rapporto sul sito www.europalestine.com di un’azione sul tema “Teva non voglio”, a Lione nel novembre 2016), poiché era proprio uno dei partecipanti all’azione in questione (una distribuzione di volantini davanti a una grande farmacia nel centro di Lione). “La nostra azione è stata pacifica. Quindi sono rimasto sorpreso quando ho saputo delle implicazioni della parigina Olivia Zémor “, ha aggiunto Jérôme Feynel, un veterano delle lotte anticolonialiste, in particolare della campagna contro l’apartheid sudafricano degli anni ’80.

– Pierre Stambul, membro dell’Unione ebraica francese per la pace (UJFP), figlio di un combattente della resistenza deportato nel campo di concentramento nazista di Buchenwald, ha brillantemente spiegato come la politica israeliana e la sua base ideologica sionista fossero ai suoi occhi agli antipodi dei valori ebraici che difende. Ha spiegato in cosa consiste il sistema di apartheid israeliano e ha parlato di quegli oppositori ebrei israeliani che lo denunciano e che chiedono anche il boicottaggio dello stato coloniale. Pierre Stambul ha ricordato, all’attenzione del tribunale e delle parti civili attaccanti, di essere stato anche un attivista della campagna BDS, e ha citato il caso dell’hacker sionista LDJ Grégory Chelli (Ulcan), di cui è stato direttamente vittima, sapendo che questo Ulcan è difeso da Me Goldnadel, il presidente delle associazioni che attaccano Olivia Zémor nel processo.

– Christophe Denantes, anestesista dell’ospedale Avicenne di Bobigny, che da anni svolge missioni chirurgiche a Gaza con il Prof.  Christophe Oberlin, ha fornito ai giudici una panoramica degli effetti disastrosi, sulla salute degli abitanti di Gaza, del blocco imposto da Israele. Tra gli esempi che ha fornito, il caso di questi bambini con tumori che non possono essere trattati con chemioterapia o radioterapia e ai quali Israele nella maggior parte dei casi rifiuta il passaggio agli ospedali in Cisgiordania o Israele, o concede loro un permesso il più tardi possibile, quando il loro cancro si è sviluppato pericolosamente. La fornitura di un’attrezzatura per un centro oncologico con radioterapia, promessa nel settembre 2005 dalla Francia, è stata contrastata da un veto israeliano, ha detto. E oggi a Gaza, per opposizione di israele, manca ancora un centro per la cura del  cancro.

Olivia Zémor, ha dimostrato il coinvolgimento di TEVA nell’occupazione e colonizzazione israeliana, non solo perché il gruppo farmaceutico israeliano paga le tasse sui suoi redditi allo Stato di Israele, ma anche perché TEVA beneficia di un mercato vincolato per imporre prezzi molto alti per la vendita dei suoi farmaci generici ai palestinesi e che pratica l’apartheid medico attraverso la sua sussidiaria israeliana SLE che distribuisce vaccini ai coloni in Cisgiordania, ma non ai palestinesi. Commentando la circolare di Eric Dupond-Moretti che chiede la condanna dei boicottatori, Olivia Zémor ha sottolineato che il presidente Hollande è andato a portare fiori sulla tomba di Gandhi nel 2016 e a meditare con altri 52 capi di stato su quella di Mandela nel 2013. Mandela che, prima di invocare il boicottaggio dell’apartheid sudafricano, aveva chiesto resistenza attraverso la lotta armata e il sabotaggio. Mandela, classificato fino al 2009 nella lista dei terroristi negli Stati Uniti…

Olivia ha anche denunciato l’inversione di ruolo nella discriminazione, perché se c’è una “nazione discriminata”, è la nazione palestinese e non quella israeliana. Ha anche denunciato la proposta oltraggiosa del ministro della Giustizia di inviare attivisti del BDS a “tirocini della Shoah” e ha detto che coloro che la accusano di antisemitismo o di incitamento all’odio verso gli ebrei sono i principali responsabili dello sviluppo dell’antisemitismo, e che fanno continue pressioni per garantire che i crimini israeliani rimangano impuniti.

Dominique Cochain ha affrontato le parti civili con le loro numerose contraddizioni. A cominciare dalla presentazione di una denuncia per diffamazione quando si dice che TEVA contribuisce al finanziamento dell’esercito israeliano (che è una realtà).

Per coloro che credono – “dall’altra parte” – che l’esercito israeliano sia particolarmente morale, e che approvano l’esistenza in Francia di un’associazione come quella pour le Bien Etre du Soldat (ABSI), come fanno a sostenere che chi accusa TEVA di sostenere l’esercito israeliano mina l’onore della TEVA?

Tornando alle affermazioni “etiche” di TEVA, che quasi si spacciano per opera filantropica, l’avvocato Cochain ha dovuto ricordare che siamo in presenza di una società commerciale, la cui ricerca del profitto passa  attraverso comportamenti più che dubbiosi.

A riprova, le numerose incriminazioni del gruppo farmaceutico, soprattutto negli Stati Uniti, per pagamenti di tangenti, corruzione, frodi assicurative sanitarie, accordo con la concorrenza per mantenere alti i prezzi. Per non parlare degli enormi dossier in corso, come il coinvolgimento di TEVA nel cosiddetto scandalo degli oppioidi, responsabile negli Stati Uniti della morte di centinaia di migliaia di persone per overdose di questo tipo di droga oltreoceano.

L’avvocato Cochain ha anche denunciato la lunga lista di attacchi violenti di cui siamo oggetto da parte dei loro protetti (LDJ, ULCAN, Jewish Brigade …) e contro i quali questi sostenitori della colonizzazione non hanno mai presentato una denuncia, dimostrando la selettività della  “discriminazione” di cui si lamentano. Ha riferito, anche,  commenti violentemente razzisti da media presumibilmente rispettabili come Tribune Juive.

L’avvocato Gregory Thuan, autore del ricorso presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) sul boicottaggio dei prodotti israeliani, ha dimostrato che la sentenza del giugno 2020 non ha condannato la Francia per semplice “mancanza di motivazione”, come affermato dalle parti civili. Al contrario, ha spiegato che questa sentenza garantisce una maggiore libertà di boicottare i prodotti da parte dei cittadini per motivi politici e in modo pacifico. Punto per punto, ha sostenuto che potrebbero esserci eccezioni a questa regola solo in casi gravi (come accompagnare la richiesta di boicottaggio con insulti o commenti razzisti). Ha indicato che la circolare di Eric Dupond-Moretti, che stravolge completamente lo spirito e la lettera di questa sentenza della CEDU, è stata da poco oggetto di un deferimento al Consiglio dei ministri europei.

– L’avvocato che rappresenta Teva non è stato in grado di districarne le contraddizioni: ha cercato, contro le prove, di negare il carattere israeliano della società Teva, adducendo che rappresentava la filiale francese del laboratorio.

Un medico citato dalle parti civili è venuto a spiegare al processo che si era rifiutato di prendere la tessera sanitaria di un paziente, a causa dell’adesivo TEVA  che vi appariva, e che un video era poi circolato su internet con accuse razziste e persino commenti minacciosi contro di lui. Quello che abbiamo condannato all’unanimità, e che ovviamente non è colpa nostra. L’associazione Europalestine combatte contro tutte le forme di razzismo, compreso l’antisemitismo, e denuncia questo tipo di comportamento nauseabondo.

Se i pazienti hanno tutto il diritto di scegliere la loro marca di generici dal farmacista, come ha spiegato Olivia Zémor al processo, e se i medici non hanno motivo di rifiutare questa scelta, non si tratta di sostenere le intollerabili riflessioni di poche persone che difendono tutto tranne la causa palestinese, comportandosi in tal modo.

– L’avvocato in rappresentanza del mal nominato National Office of Vigilance Against Antisemitism (BNVCA), su mandato di Sammy Ghozlan, ha moltiplicato le provocazioni, arrivando ad apostrofare uno dei testimoni in questi termini: Palestina? Esiste? Al punto da essere seccamente respinto dal presidente del tribunale.

– Gli avvocati dello studio di William Goldnadel  che rappresentano le associazioni,  hanno passato il loro tempo a elaborare argomentazioni “estrinseche” intese a dimostrare che Olivia Zémor è una pericolosa terrorista. Prova ne sarebbe il fatto che chiede il rilascio di Georges Abdallah (il più vecchio prigioniero politico in Francia e in Europa, che ha scontato la sua pena nel 1999).
La sig.ra Zémor costituisce un attacco alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alla sicurezza sanitaria (sic), hanno concluso, chiedendo al tribunale una condanna esemplare contro di lei.

Il pubblico ministero, da parte sua, ha chiesto sommessamente una multa di 2.000 euro, con ciò che difficilmente può essere definito polemico, quindi il punto era sconnesso.

La sentenza sarà emessa il 18 maggio.

da qui

 


lunedì 13 maggio 2019

non dimentichiamo di boicottare Teva



Teva, oltre ad essere un'impresa di una nazione che pratica l'apartheid e che occupa, illegalmente, un altro stato, è un'impresa che delinque.
lo dice la magistratura degli Usa, mica quella dell'Iran.
quel paese dell'apartheid ha un premier indagato per corruzione.

ps: quel paese canaglia si chiama Israele, lo ricordiamo a chi ha poca memoria


Prezzi dei farmaci generici gonfiati del 1000 per cento, quaranta Stati Usa contro le case farmaceutiche
…Una delle società accusate è Teva Pharmaceuticals, il più grande produttore mondiale di farmaci generici, che ha respinto ogni addebito. L'azione legale, frutto di cinque anni di indagini e presentata dall'attorney general del Connecticut, William Tong, accusa le aziende farmaceutiche di essere coinvolte "in una delle più vergognose e dannose cospirazioni per la determinazione dei prezzi nella storia degli Stati Uniti".
Nella causa sono citate 15 persone, accusate di aver supervisionato lo schema per fissare i prezzi giorno per giorno. "Abbiamo prove forti che mostrano come l'industria dei farmaci generici abbia perpetrato una frode multimiliardaria ai danni del popolo americano", ha spiegato Tong.

"Abbiamo email, sms e telefonate registrate ed ex insider delle aziende con cui crediamo di poter provare una cospirazione pluriennale per stabilire i prezzi e dividere le quote di mercato per un grande numero di farmaci generici", ha proseguito. L'indagine, ha aggiunto, rivela perché il costo della sanità e delle prescrizioni di farmaci è così alto negli Usa.


Teva Pharmaceutical Industries, è una multinazionale israeliana impiegata nel settore dell'Industria farmaceutica. Il quartier generale risiede a Petah Tiqwa. La multinazionale sviluppa, produce e commercializza farmaci equivalenti, innovativi, di marca e principi attivi.Wikipedia
Fatturato18,9 miliardi USD (2018)




Israele e la questione palestinese: ma non provano mai vergogna? - Patrizia Cecconi

A proposito di quanto avvenuto in questi giorni tra Israele e la Striscia di Gaza, riflettendo sulle dichiarazioni all’unisono dei media mainstream e di molte figure istituzionali circa gli ultimi bombardamenti israeliani che hanno ferito 154 persone, distrutto 25 vite umane oltre a case, scuole, uffici e biblioteche nella Striscia di Gaza sotto assedio, e i missili gazawi che hanno ucciso 4 persone ed hanno fatto una decina di feriti e danni ad alcune costruzioni in Israele, viene da chiedersi se i nostri media, il ministro degli Esteri Enzo Moavero o l’Alto Commissario EU Federica Mogherini siano proprio all’oscuro della verità o se siano ripetitori della narrazione israeliana devoti al punto di perdere perfino quella pìetas umana che, almeno alle vittime innocenti, riconosce pari diritto al cordoglio a prescindere dalla nazionalità.
Neanche le due povere madri palestinesi incinte, uccise con i loro bimbi in grembo prossimi a nascere, né i due piccoli di 4 mesi e di un anno uccisi dai missili israeliani, hanno indotto Mogherini o Moavero ad una parola di rispettosa pietà, forse perché ormai spese tutte per esprimere cordoglio solo “al popolo israeliano” precisando che “Questi attacchi provocano sofferenze indicibili agli israeliani”, come dichiarato dalla Mogherini la quale ha indecorosamente ignorato le altre vittime, mentre il ministro Enzo Moavero, senza vergogna, condannava a sua volta “con fermezza il lancio di razzi verso il territorio israeliano” e ribadiva “che Israele, al pari di ogni Stato, ha diritto all’autodifesa…” bypassando completamente analogo diritto all’autodifesa di un popolo che vive schiacciato sotto l’illegale e criminale assedio di chi lo bombarda. Anche l’UE deve aver avuto la stessa identica velina in quanto il suo portavoce, rivolto a Gaza, ha intimato: “Stop subito al lancio dei razzi contro Israele”.
Quindi Israele ha il diritto di uccidere e contemporaneamente il diritto ad essere protetto e questo passi per Salvini, le cui esternazioni, per quanto pericolose, neanche vale più la pena di prendere in considerazione. Passi anche per il povero ministro il cui spessore politico e umano è tale da imbarazzare gli italiani che hanno una qualche conoscenza della Carta costituzionale, ma non può passare senza scandalizzare e al tempo stesso preoccupare se queste affermazioni provengono dalla UE e dal suo Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Federica Mogherini.
I nostri canali TV, i nostri quotidiani democratici, i canali radiofonici, TUTTI, hanno ripetuto, come fossero stati infettati da invisibili corpi ultraterrestri che centinaia di razzi di Hamas erano lanciati contro Israele il quale era costretto a rispondere con raid aerei contro obiettivi di Hamas e della Jihad. Immaginiamo che anche il piccolo di 4 mesi e la piccina di un anno fossero nel conto e ci viene spontaneo un moto di disgusto.
Quelle zelanti affermazioni erano tutte tese, quindi, a mostrare che Israele, esercitando il suo diritto a difendersi, avrebbe reagito ai razzi che la “follia” di Hamas e della Jihad gli lanciavano contro senza motivo! Questo è il messaggio inviato all’opinione pubblica tenendola all’oscuro del fatto che Israele nei giorni immediatamente precedenti al lancio del primo razzo aveva ucciso un’altra ragazzina di 16 anni colpevole solo di sventolare la sua bandiera nella sua terra sotto assedio; che aveva ferito altre 50 persone e ammazzato altri giovani anche nell’ultima marcia lungo il border, i quali a mani nude invocavano la libertà; che aveva lanciato missili contro alcuni ragazzi sospettati di confezionare palloncini con la coda in fiamme considerando, peraltro, il palloncino che tutt’al più dà fuoco alle stoppie, pari ai missili che hanno ucciso due di quei ragazzi e ne hanno feriti altri due.
Nessuno degli indiretti portavoce degli interessi israeliani ha detto all’opinione pubblica neanche che la marina dello Stato ebraico aveva appena affondato alcune barche da pesca, ferito e arrestato i pescatori, sequestrato altri pescherecci rimangiandosi la dichiarazione di aver allargato l’area di pesca come stabilito durante la tregua che non Gaza, bensì proprio Israele aveva ancora una volta violato.
Nessuno di loro ha detto all’opinione pubblica che Gaza ha reagito alle violenze israeliane solo dopo le ultime 4 uccisioni di ragazzi inermi e lo ha fatto mostrando che anche i suoi missili possono uccidere. Questo lo hanno ricordato solo le voci dei social e alcuni giornali “di nicchia” ma nessuno dei media mainstream ha detto che Israele non ha reagito alla violenza di Hamas o della Jihad o delle altre formazioni della resistenza gazawa, bensì Israele HA INDOTTO la resistenza gazawa a dire BASTA a Israele usando i propri missili.
Per i nostri media e per le istituzioni ben addestrate alla diffusione delle veline israeliane la Resistenza palestinese è terrorismo e il terrorismo dell’assediante è legittima difesa. Ecco perché si chiede a Gaza di fermare i missili e non si chiede niente a Israele nonostante i video mostrino palazzi di civili abitazioni, biblioteche, uffici e moschee fatti esplodere a Gaza.
Neanche l’omicidio intenzionale rivendicato sfrontatamente da Israele del giovane Hamed al-Khoudary, centrato nella sua auto con altri tre passeggeri, ha modificato di una virgola le dichiarazioni dei media e delle figure istituzionali succitate, anzi, la lettura volutamente distorta dei fatti ha cambiato i tempi, invertendo in tal modo le responsabilità e invitando subdolamente l’opinione pubblica a sostenere la quotidiana criminalità israeliana chiamata “diritto a difendersi”, seppellendo così le ragioni di Gaza sotto un ignobile bombardamento di menzogne mediatiche a giustificazione dei bombardamenti dell’aviazione ebraica portatori di distruzione e di morte.
La confusione tra resistenza e terrorismo non è cosa nuova, in Italia la facevano già i nazisti chiamando banditi i partigiani. Quanta ignoranza o malafede si può dunque nascondere dietro quel “Israele ha diritto a difendersi”?
Israele naviga nell’illegalità ed è fatto acclarato, ma nonostante ciò riesce a farsi vittima mentre commette già da prima della sua autoproclamazione come Stato, nel ’48, stragi paragonabili a quelle naziste di Marzabotto o Sant’Anna di Stazzema.
L’acquiescenza verso il suo costante calpestare il Diritto internazionale e umanitario e il rovesciamento di ruoli e narrazioni che lo rendono intoccabile rende i suoi supporter complici del disfacimento dei valori democratici non solo in Medio Oriente ma anche nel nostro Paese. I suoi difensori riusciranno un giorno a capirlo? E se lo capiranno ne proveranno finalmente vergogna o la svendita della loro dignità avrà anestetizzato perfino il loro sentire?