Quello in Mozambico è uno dei tanti conflitti
dimenticati. Fa nulla se negli ultimi quattro anni si sono contati
oltre 4mila morti e circa un milione di sfollati. Ci troviamo
nel nord del paese, a Cabo Delgado, dove gli attacchi degli insorgenti di
matrice islamista hanno contribuito a devastare il tessuto sociale di una
delle regioni più povere del Paese. Tante atrocità sono state commesse
anche da chi li doveva contrastare, l’esercito mozambicano. Ma,
secondo un’inchiesta del giornalista
Alex Perry pubblicata di recente su Politico, anche il
gigante fossile TotalEnergies avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che
secondario almeno in uno dei tragici eventi che hanno segnato gli
ultimi anni. La multinazionale francese è molto attiva nella provincia di
Cabo Delgado, perché lì e nei tratti di mare antistante c’è un mucchio di
gas che fa gola agli europei e agli asiatici – anche la “nostra” Eni è ben
presente con impianti offshore.
In base alla ricostruzione di Perry, emergerebbe che TotalEnergies
potesse essere a conoscenza di una strage compiuta dall’esercito
mozambicano nell’estate del 2021. I fatti si sono svolti nei pressi del
gigantesco impianto di gas Mozambique LNG di TotalEnergies, allora in fase
di costruzione. Un’opera in cui non mancano gli interessi italiani, segnatamente
dell’assicuratore pubblico SACE e della Cassa
Depositi e Prestiti, nonché quelli di Saipem.
I militari mozambicani hanno ammassato in alcuni container tra le 180
e le 250 persone, incluse donne e bambini. E le hanno torturate
e trucidate, tanto che dopo circa tre mesi i sopravvissuti
erano solo 26. Un atto di barbarie il cui legame con il progetto
Mozambique LNG non pare casuale, tanto che per incastrare tutti i pezzi del
puzzle Perry si è avvalso anche di informazioni recepite tramite
una richiesta di accesso agli atti inoltrata da noi di ReCommon a Cassa
Depositi e Prestiti (CDP).
La valutazione di impatto ambientale e sociale di CDP per
finanziare il progetto Mozambique LNG si basava su quella di SACE,
che copriva con una garanzia pubblica quei prestiti. Documento che
non ci è stato ancora consegnato, nonostante una sentenza del TAR e una del
Consiglio di Stato sanciscano, da oltre un anno, il nostro diritto ad
accedervi.
In attesa di sviluppi sul fronte della giustizia amministrativa italiana,
anche noi di ReCommon ci uniamo alle tante voci della società
civile mozambicana e internazionale per chiedere che sia fatta piena luce
sui fatti dell’estate 2021. Su quella che è stata tristemente
ribattezzata la “strage dei container”.
Con determinazione, il Collettivo di ReCommon
p.s. Per informarti e approfondire scopri la campagna NO AL GAS IN MOZAMBICOsul
nostro sito.