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venerdì 8 gennaio 2016

Si dimette il relatore Onu per i diritti umani in Palestina: Israele non gli ha permesso di entrare – Rosa Schiano

A meno di due anni dalla sua nomina, Makarim Wibisono ha annunciato lunedì le sue dimissioni dalla carica di relatore speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati.
“Sfortunatamente, i miei sforzi di contribuire al miglioramento delle vite dei palestinesi vittime delle violazioni sotto l’occupazione israeliana sono stati vanificati ad ogni passo,” ha dichiarato Wibisono, le cui dimissioni saranno effettive a partire dal 31 marzo 2016.
Il relatore speciale indonesiano ha aggiunto che, nell’accettare il mandato nel giugno 2014, gli era stato assicurato accesso ai Territori Palestinesi Occupati come “osservatore imparziale ed obiettivo”. Tuttavia, da allora ripetute richieste di ingresso non sono state accolte da Israele, tra queste, l’ultima inviata nel mese di ottobre,con cui si domandava il permesso di ingresso di Wibisono alla fine del 2015. Secondo il relatore speciale è dunque venuta a mancare la premessa alla base dell’accettazione del mandato, ovvero l’entrare in diretto contatto con le vittime palestinesi.
“Spero sinceramente che chiunque mi succeda riuscirà a risolvere l’attuale situazione di stallo e rassicurare il popolo palestinese che dopo quasi mezzo secolo di occupazione il mondo non ha dimenticato il suo dramma e che i diritti umani universali sono davvero universali” , ha affermato Wibisono, che presenterà il suo ultimo rapporto nella trentunesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nel mese di marzo 2016.
Il mancato rilascio del permesso di ingresso al relatore speciale nei Territori Palestinesi Occupati fa parte della politica israeliana di celamento della verità e delle violazioni dei diritti umani alla commissione sui crimini di guerra, secondo il Palestinian Center for Human Rights. Nel mese di giugno,Israele aveva negato a Wibisono l’ingresso nei Territori Palestinesi Occupati in occasione di una visita finalizzata a portare avanti l’inchiesta sull’attacco militare contro Gaza “Margine Protettivo”, avvenuto nei mesi di luglio e agosto del 2014. Allora, il portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Emmanuel Nahshon, aveva riferito che le autorità israeliane non avevano permesso la sua visita in quanto ne consideravano il mandato anti-israeliano.
Negli ultimi tempi Wibisono aveva espresso preoccupazione per le sempre più frequenti aggressioni israeliane verso gli attivisti per i diritti umani nei territori palestinesi ed in particolare riguardo le incursioni da parte delle autorità israeliane contro membri dell’organizzazione Youth Against Settlements, il cui centro ad Hebron era stato chiuso poiché l’area circostante era stata dichiarata zona militare. Wibisono aveva esortato le autorità israeliane a revocare l’ordine militare. Wibisono aveva inoltre denunciato diversi aspetti della quotidianità sotto l’occupazione militare e l’assedio sulla Striscia di Gaza che impone dure restrizioni al movimento dei palestinesi, alle importazioni ed alle esportazioni e che condanna la popolazione alla dipendenza dagli aiuti internazionali e ad una crescente disoccupazione.
“Il punto è che, se Gaza deve riprendersi dal danno causato dalle molteplici offensive e da una economia a pezzi, il blocco deve essere tolto. La popolazione merita un aiuto e l’ottenimento dei propri diritti umani, non una punizione collettiva”, aveva affermato Wibisono nel mese di giugno, denunciando anche la situazione in Cisgiordania e Gerusalemme est dove “si verificano continue infrazioni dei diritti dei palestinesi”; Wibisono aveva evidenziato il controllo israeliano delle risorse naturali e l’avanzamento degli insediamenti illegali, aggiungendo che “chiudere semplicemente i nostri occhi è permettere la permanenza di queste pratiche”.
Il suo predecessore, il professore emerito di diritto internazionale alla Princeton University Richard Falk, non gradito a Israele per le sue opinioni, si era visto rifiutare l’ingresso durante i suoi sei anni di mandato.

domenica 1 marzo 2015

Studenti palestinesi bloccati a Gaza. La speranza disattesa - Rosa Schiano

in afrikaans 'apartheid' significa letteralmente 'separazione', nell'articolo si parla di 'politica di separazione', ah, come sono chiare le parole nude - franz



A differenza di quanto era stato annunciato il 18 febbraio in un documento del Coordinatore Israeliano delle Attività di Governo nei Territori (COGAT), Israele non rilascerà a 50 studenti di Gaza il permesso per andare a studiare in Cisgiordania. Ad annunciarlo è la Ong israeliana Gisha, che si batte per la difesa della libertà di movimento dei palestinesi.
La sera dello stesso giorno, il COGAT ha infatti contattato Gisha comunicando che vi era stato un “errore amministrativo” nel documento sulle condizioni per il rilascio dei permessi (Closure Permissions Status), e che, al contrario di quanto vi era stato pubblicato, nessun permesso sarebbe stato rilasciato agli studenti per viaggiare dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania. Il documento del Cogat include dettagli sulle restrizioni al movimento di beni e persone da e verso i territori palestinesi. Rimosso dalla rete, esso dichiarava che il Cogat avrebbe permesso a studenti di Gaza di uscire dalla Striscia per andare a studiare in Cisgiordania per la prima volta dall’anno 2000.
Da allora Israele nega i permessi agli studenti che rappresenterebbero una minaccia alla sicurezza dello stato ebraico e il permesso a viaggiare sarebbe in contrasto con la “politica di separazione”.
Le autorità israeliane continuino a non voler considerare quanto sia di vitale importanza la connessione tra Gaza e la Cisgiordania soprattutto alla luce del deterioraramento delle condizioni di vita della Striscia a seguito dell’ultima offensiva militare “Margine Protettivo” dell’estate scorsa, e continuano ad applicare una punizione collettiva su un’intera popolazione.
Da otto anni consecutivi il rigido blocco israeliano colpisce le condizioni economiche e sociali dei palestinesi di Gaza, a cui viene tuttora negato il diritto a muoversi per recarsi ai luoghi sacri a Gerusalemme e Betlemme, a famiglie viene impedito di visitare parenti in Cisgiordania o viceversa. Soltanto ad un numero limitato di persone viene concesso il permesso, tra queste, pazienti in condizioni di salute critiche, parenti di prigionieri, giornalisti e lavoratori internazionali. Le procedure per ottenere i permessi sono molto severe e il modo in cui i palestinesi vengono trattati quasi sempre umiliante.
Una situazione davvero difficile da sostenere per i giovani palestinesi che sempre più spesso vedono nel valico di Rafah, tra Egitto e Gaza, l’unica via di uscita, che per di recente ha avuto una apertura limitata a causa delle restrizioni imposte dal Cairo a seguito dei frequenti attacchi nel Sinai da parte di miliziani del Wilaya Sinai (affiliato all’Isis) contro postazioni militari egiziane.
Spesso gli studenti della Striscia tentano di conseguire borse di studio presso università europee e aspettano mesi prima di poter ottenere un visto o nell’attesa di poter attraversare il valico. A questi giovani, con il pretesto delle “misure di sicurezza”, di fatto viene negato il diritto a proseguire gli studi.

martedì 20 novembre 2012

Rosa Schiano da Gaza

Ieri pomeriggio sono tornata nuovamente allo Shifa hospital.
La giornata è stata più dura di quanto mi aspettassi.

Un attacco aereo ha colpito un intero edificio di tre piani in Nasser street, distruggendolo ed uccidendo l'intera famiglia che viveva all'interno. Verso le ore 16.00 i primi feriti sono giunti in ospedale insieme ai corpi delle vittime. Quattro bambini sono morti:


Ibrahim Al Dalu, 11 mesi
Jamal Al Dalu, 6 anni
Yousif Al Dalu, 5 anni
Sara Al Dalu, 3 anni

Anche la loro madre è morta: Samah Al Dalu, 22 anni, ed il loro padre, Mohammed Al Dalu, 28 anni.
Morta anche la zia Ranin Al Dalu, 22 anni, e dipersa la seconda zia, Yara Al Dalu.
Morta anche la nonna, Suhila Al Dalu, 50 anni.
Morti anche due vicini di casa: Abdallah Mzanar, 20 anni, e Amina Mznar, 80 anni.

Anche un passante è rimasto ferito. Mohammed Al Af, 31 anni.

L'edificio è crollato e si sta attualmente scavano nelle macerie per torvare altri corpi.

Ho visto i corpi dei quattro bambini in ospedale...


Ieri pomeriggio mi sono recata come ogni giorno allo Shifa hospital per registrare i feriti e le vittime degli attacchi israeliani.

Il dottor Sami ci ha confermato che molti persone hanno riportato feriti da esplosioni.
Verso le 11 del mattino di ieri apaches israeliani hanno nuovamente bombardato con due missili l'edificio Shourouq in Gaza city, dove si trovano uffici di agenzie stampa e lavoravano tanti giornalisti. Una persona è rimasta uccisa, Ramiz Harb, 36 anni, originario di Shijaia, Gaza city, e tre persone sono rimaste ferite.
Il dottor Sami ha confermato che la maggior parte dei feriti in questi attacchi israeliani sono donne e bambini, così come la famiglia Al Dalu, sterminata l'altro ieri in un bombardamento in Nasser street. 
"Si sta verificando una situazione simile a quella del 2008-2009 - facendo riferimento a Piombo Fuso - quando in oespdale arrivavano padrei, madri, bambini, intere famiglie di feriti" , continua il dottor Sami, conclude affermando che c'è una chiara escalation da ieri.

Nelle prime ore del mattino di ieri infatti l'aviazione militare israeliana ha bombardato il quartiere di Zaytoun in Gaza city, colpendo tre abitazioni. Tre le famiglie colpite,tra cui la famiglia Abu Zor, 4 persone uccise, tra cui un bambino di 4 anni, ed almeno una decina i feriti.
Le vittime sono: 
Iyad Abu Zor, 4 anni
Nesma Abu Zor, 19 anni
Sanar Abu Zor
A'ahed Al Qatati, 38 anni

Tre bambini della famiglia Abu Zor sono attualmente in Terapia Intensiva nello Shifa hospital:
Foad Abu Zor, 6 anni
Mohammed Abu Zor, 9 anni
Hanady Abu Zor, 10 anni

Eccoli nel reparto di Tarapia Intensiva. Tutti sono in condizioni estremamente critiche. Hanno subito traumi soprattutto alla testa…