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giovedì 22 giugno 2023

Italia-crac: un grande avvenire dietro le spalle

 

articoli e video di Umberto Vincenti (ripreso da lafionda.org), Giuliano Marrucci (ripresi dal suo canale youtube), Pasquale Cicalese e le interessanti e condivisibili considerazioni di Gustavo Petro (ripresi da lantidiplomatico.it) e un interessante documentario di Roberta Zanzarelli

Made in Italy, italian style, bel paese: eccellenze italiane – Umberto Vincenti

Il dato è passato quasi inosservato: stampa e televisioni istituzionali ne hanno dato notizia, poi hanno lasciato perdere. Scomparso. Eppure si sarebbe dovuto avviare una seria, e severa, riflessione; aprire un dibattito; anzi, introdurre un’inchiesta. Un tentativo è stato fatto solo da Paolo Bricco su Il Sole. Il silenzio omertoso ha, invece, unito, ancora una volta, maggioranza e opposizione. I politici hanno annusato il pericolo: quello che temono più di tutti, la caduta del consenso elettorale. Miseria di una democrazia che rifiuta di perseguire l’interesse comune a cui preferisce quello corporativo. E allora meglio tacere; e se è così si intuisce che la questione coinvolge – trasversalmente – una parte significativa dell’elettorato: il che non significa la maggior parte, ma quella più organizzata e capace di farsi sentire (ed ascoltare) a protezione dei propri interessi materiali. I cittadini qualunque destinati all’invisibilità perché silenti, per tante ragioni.

Questa – finalmente – la notizia: la produzione industriale italiana è calata di oltre il 7% durante l’ultimo anno. Addirittura oltre il 17 l’industria del legno e (da sottolineare) oltre il 10 l’industria chimica e metallurgica. Ma la politica nazionale, soprattutto, quella locale e regionale, e il sistema mass-mediatico irreggimentato, magnificano le nostre sorti in grazia delle nostre eccellenze: marchi doc, cucina italiana, tradizioni artigianali, il Paese più bello e accogliente del mondo ecc. Tutto spinge verso l’esaltazione dell’industria del turismo e del tempo libero in genere. Anche Covid-19 che ha compiuto il miracolo di trasformare le nostre piazze, le nostre vie, i nostri portici in stuoli di plateatici; le Soprintendenze inascoltate. E poi le trasmissioni televisive: chef reali o fasulli, ristoranti italiani in Italia e all’estero, didattica culinaria, alberghi in competizione. La tutela ad oltranza dei balneari e l’interesse, anche economico, dello Stato taciuto, non perseguito, quasi un pizzo. La ricerca spasmodica, da parte delle amministrazioni comunali, alla patente Unesco anche laddove è ridicola: come se Giotto a Padova ne avesse avuto bisogno. E i b&b cresciuti come funghi per l’avidità di proprietari piccoli e grandi; e insieme la caduta della residenzialità cittadina e urbana in genere.

Un battage martellante, divertimento, svago, mobilità presentati come importanti componenti del PIL nazionale, l’ambiente e il patrimonio storico-artistico come beni da sfruttare, l’Italia che offre agli Italiani, dei settori interessati, una rendita di posizione che discende non dalla fatica, ma dalla sua straordinaria storia e dalle sue altrettanto straordinarie bellezze naturali. E all’estero la costruzione e il rimbalzo di un’immagine corrispondente; ma al fondo valutazioni di inaffidabilità, paese levantino, un popolo da vacanza.

Parole, impressioni, pregiudizi talora fondati, ma talora, e di più, gratuiti. Però consentiti e tollerati: perché? Perché siamo debolissimi. In altri tempi avremmo suscitato progetti di conquista (e, in effetti, lo siamo stati, fino al 1861 o, anzi, fino al 1918). La conclusione – che è anche il titolo – dell’articolo di Bricco è questa: «l’economia italiana non può vivere di solo turismo». Ma su La Fionda lo avevamo denunciato più volte. Se siamo fuori gioco dalla siderurgia, se effettiva, ed emblematica, è da noi la desertificazione automotive, la conseguenza è che ci indeboliremo ancor di più. I dirigenti politici, se mai se ne rendono conto, tacciono: questo governo ha dimostrato di pescare voti dalle piccole o micro imprese e non vuol compromettere questa riserva (che ha alimentato). Ma nemmeno Draghi aveva segnato un cambio di passo; tutt’altro.

Più deboli, ma anche più poveri. L’industria, a maggior ragione, la grande industria realizza condizioni di lavoro parecchio migliori rispetto a quelle consentite dai padroni del turismo e annessi; e i salari sarebbero più alti. Ha ragione chi ha messo da una parte alta intensità di ricerca e alta produttività, dall’altra (purtroppo) alta intensità di lavoro e bassa produttività. Se poi è vero che il lusso francese sta lasciando l’Asia per venire in Italia per la produzione di pelletteria, calzature e abbigliamento, vuol dire che i nostri salari sono davvero troppo bassi; e i giovani sembrano arrendersi e accettare quando non riescono ad abbandonare il Paese. E i Paese resta esposto: perché il made in Italy è legato alla moda e i flussi turistici sono per loro natura migranti.

Le nostre città d’arte, anche quelle minori perché da noi questo genere di patrimonio è diffuso, sono destinate a divenire invivibili: centri storici trasformati in centri commerciali, la monumentalità a rischio, le città che sono non luoghi, i residenti quasi una specie in via di estinzione. Poi ci sarebbe anche una questione etica legata al trionfo del consumismo edonista: l’impressione è che lo stiamo subendo più degli altri. Ciò non sarà senza conseguenze. Ma se non cambia la qualità del nostro ceto politico, è sempre più difficile sperare.

da qui

 

 

 

 

Verso l'”inverno produttivo”. Crolla l’unico motore di crescita in Italia – Pasquale Cicalese

 Venerdì è uscito il dato del commercio estero Italia aprile 2023. In calo l’export: valore -5.7% (inflazione 7.6%, prezzi produzione 9.8%), volume -10.7%.

In particolare si osserva un crollo in Germania e Gran Bretagna.

Il dato del volume è significativo perché, in un contesto pluridecennale di export led, il modello sembra fallito, magari in attesa che altri paesi si riprendano. Ma “tu”, secondo questo modello, dipendi da loro, non sei autonomo, non sei libero; e se loro calano tu crolli.

Come si vede dalla catastrofe dell’export proprio verso la Germania: quasi -9%.

L’export led basato su bassi salari e soprattutto su produzioni tradizionali, tali per cui non occorre innovazione, dunque domanda di ricerca e di lavoratori qualificati che, a sua volta, da 30 anni, blocca l’economia interna.

Quindi, nel 2023, come nella prima decade 2000, hai le due gambe ferme, e il tutto si regge su americani, asiatici, europei che visitano il Bel Paese dopo tre anni di pandemia e che sembra aver portato la popolazione mondiale a viaggiare, per sfuggire alla paura della morte che ha albeggiato in questi anni, o al senso di chiusura.

Ciò porta a domanda di lavoratori a bassa qualificazione che, a loro volta, non sostengono la domanda interna a causa dei bassi salari.

Si è tentato nel 2019 di rianimare i consumi interni tramite il Rdc e per un pò ci si era riusciti; una buona parte di popolazione povera, prima esclusa, riusciva, tramite un assegno mensile di circa 750 euro, a sostenere i consumi di massa.

Era una misura che costava 9 miliardi, certo anche facile alle truffe, anche a gente che non ne aveva diritto; ma andava al sodo, la popolazione povera partecipava alle sorti economiche del Paese, oltretutto non accettando, avendo una contropartita di reddito universale, lavori infami.

In più il pluridecennale export led ha portato al collasso demografico e all’esodo di circa 8 milioni di lavoratori italiani all’estero, spesso qualificati.

Dunque, il modello italiano, basato su prodotti tradizionali e su servizi all’utenza internazionale, centrato su bassi salari, con crollo demografico, nel 2023 ha le due gambe inchiodate.

Meloni viene dalla tradizione fascista dell’intelligente Ugo Spirito degli anni Trenta, basata sul corpora, sull’”unità dello spirito della Nazione“, sull’”unione fra capitale e lavoro”, sul senso progressivo dell’industria pubblica grazie a Beneduce, ripreso da Fanfani in una sorte di “terza via democratica” (ovviamente, non blairiana), che è alla base del “miracolo economico”, spinto tra l’altro dalla lotta di classe e dalla crescita salariale.

Ma l’ansia di legittimazione verso Bruxelles e Washington non le farà prendere questa strada.

Quel percorso del resto si ferma a partire dalla metà degli anni Settanta: il padronato, impaurito, passa alla controffensiva e diventa feroce, fino ai giorni nostri, lasciando morti, ferii, povertà, miseria, distruzione delle basi economiche, produttive, scientifiche, culturali e sociali del Paese.

Meloni perciò finge di riprendere concetti di Ugo Spirito: in un contesto accettato di plusvalore assoluto, concede fringe benefit e tassazione ridotta della produttività (solo in ambito privato, però), vara il cuneo fiscale a spese dell’Inps, decide un piccolo ammortizzare familiare sulle bollette (solo temporaneo).

Ma per il resto, si è “dovuta adattare”: l’èlite transnazionale, in un contesto di guerra, ha messo in fila i governi Nato, non lasciando spazi e facendo capire che qualsiasi mossa autonoma sarebbe per loro stata deleteria (vedi North Stream).

Dunque, russofobia, sinofobia, guerra continua ai poveri, ricatto Mes, atlantismo, esser supino nei confronti di Confindustria.

Ora ci troviamo le due gambe ferme, mentre il crollo dei volumi export pari a 10.7% lascia presagire l’inverno produttivo.

Per quanto riguarda noi l’inverno, o l’inferno, dura da 50 anni e sembra non aver fine.

da qui

 

 

 

 

Da cosa deriva il fallimento occidentale oggi… –  Pasquale Cicalese

Quando si pensa di fare gli stronzi con la Russia. Quando si fanno scelte sbagliate.

Quando continui a fare l’arrogante con il resto del mondo ma esso, ormai, ha un suo sentiero di sviluppo futuro tale per cui ti volge le spalle. Quando aumenti i tassi di interesse, ben sapendo che è inflazione da offerta e speculazione di operatori economici.

Quando, contemporaneamente, le tue banche, come scrive ieri Milano Finanza, offrono lo 0% di interessi ai depositi.

Quando la gente, che ha risparmiato in decenni di fatica o si ritrova una piccola eredità o rendita, toglie i soldi dalle banche per continuare a vivere.

Quando i lavoratori, andati in pensione, dimezzano in due anni la loro liquidazione in bollette e caro vita.

Quando dai i soldi ai soliti noti, non rinnovi contratti privati e pubblici e, se pure lo fai, sono una miseria.

Quando dici che i salari da fame si affrontano tagliando il cuneo fiscale, che, guarda caso, sono contributi della gente per la pensione futura, e si ritroveranno con una pensione minore.

Quando fai il gioco delle tre carte, e passi a spendere soldi pubblici in armi e Ponte dello Stretto.

Quando, nel fare questo, costringi la gente a pagarsi un’assicurazione privata per la sanità.

Quando basi il tutto su camerieri, facchini, servienti pagati 4.5 euro l’ora.

Quando, dopo 50 anni, continui con la deflazione salariale e la guerra al salario.

Quando, come scriveva ieri Leo Essen, il denaro non è nulla, senza produzione è una beneamata cippa, come insegna la Cina e il sudest asiatico.

Ecco, quando fai tutto questo significa che tu di economia non capisci niente, sei inadeguato, dai vertici ai quadri ministeriali e regionali. E allora capisci che non è per l’interesse dei padroni, essi devono pensare al profitto, ma è frutto della tua ignoranza e, alla fine, i padroni stessi la pagheranno, anche avendo una marea di soldi; ma il denaro, come ripeto, dice Leo Essen, senza la produzione è una “beneamata cippa”. Lo scriveva Marx nel 1864.

Perché il regime capitalistico uno lo deve studiare. Per essere, per il regime capitalistico, non significa ascoltare Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, triade. Ne sanno ancor meno, sono solo avidi che non conoscono le leggi immanenti del capitale. Capitale studiato fino in fondo da Marx ed Engels, che, per ironia della storia, ha trovato in Oriente il suo sbocco.

Da 50 anni l’Occidente non sta capendo nulla. Un mio caro amico, che sta in Olanda, mi parla di multinazionali che, per l’inflazione da offerta, se ne vanno. La Germania è quella che è.

Per questo ieri scrivevo “dove vogliono andare a parare?“. Noi non ci siamo, ok, ma loro mi fanno semplicemente ridere, o piangere, per le loro scelte. Ecco perché ritengo da 30 anni che i democristiani fossero più preparati.

da qui

 

 

 

Gustavo Petro: “La caduta del Muro di Berlino ha indebolito il movimento operaio”

giovedì 15 giugno 2023

Ci sono anche amministratori di sostegno ignobili

di Francesco Masala, che segnala un film molto interessante di Roberta Zanzarelli e Barbara Pavarotti, finalmente on line, sulle rapine “legali” contro anziani e “inutili”. A seguire informazioni sulla petizione che si può firmare su Change

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Forse non tutti sanno chi sono gli amministratori di sostegno (ads).

Esiste una legge che li istituisce per proteggere e sostenere chi da solo non può gestire autonomamente la sua vita.

La misura di protezione dell’amministrazione di sostegno è stata introdotta nel nostro ordinamento dalla legge 9 gennaio 2004, numero 6

 L’articolo 1 prevede, infatti, che “la presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”.

https://www.altalex.com/guide/amministratore-sostegno

Di solito il giudice tutelare nomina come ADS un parente, ma…

…in presenza di gravi motivi, il Giudice Tutelare potrà nominare un soggetto terzo di propria fiducia. A tal fine, egli potrà attingere, ad esempio, ad appositi elenchi istituiti presso i singoli Uffici giudiziari che contengono i nominativi di professionisti in materie giuridiche ed economiche disponibili allo svolgimento dell’incarico…

https://www.altalex.com/guide/amministratore-sostegno

Tutto bene, sembra, ma è nella realtà è spesso uno schifo.

Leggo queste due notizie a distanza di pochi giorni:

…A moglie e marito vengono contestati, a vario titolo, i reati di peculato, impiego di denaro di provenienza illecita, falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblico e riciclaggio. Il giudice, insieme ai provvedimenti restrittivi, ha disposto anche il blocco dei conti correnti, depositi bancari, polizze e quote societarie della coppia oltre al sequestro dei due immobili adibiti a b&b, uno ad Oliena e l’altro a Sarri, entambi dei due coniugi.

Le indagini sono scattate dopo un esposto in Procura presentato dai familiari dell’anziano, che si sono accorti della distrazione di denaro anche grazie alla falsificazione dei documenti. L’amministratrice di sostegno, che seguiva anche altre 30 persone, è stata sollevata da ogni incarico…

https://www.reportsardegna24.it/cronaca/lusso-coi-soldi-dellassistitoin-cella-amministratrice-infedele/

 

Con i soldi delle 40 persone che doveva gestire, visto che era stata nominata dal giudice come amministratrice di sostegno, ha comprato Rolex, borse griffate arrivando anche a ristrutturarsi casa, riuscendo dal 2012 al 2020 ad appropriarsi illegalmente di 620mila euro…

https://www.sardiniapost.it/cronaca/amministratore-di-sostegno-infedele-deruba-40-persone-620mila-euro-per-comprare-rolex-e-borse-griffate/

Nel giro di pochi giorni le forze dell’ordine hanno “bloccato”, solo in Sardegna, un paio di amministratori di sostegno (nominati dai giudici tutelari).

Se la statistica (cinica e bara) non è un’opinione, provate a pensare cosa può succedere in Italia in un anno.

Probabilmente centinaia di ladri in giacca e cravatta, spesso avvocati, andrebbero messi in galera.

Poi si dirà, “ai visto che bravi i magistrati e le forze dell’ordine, li hanno scoperti”.

Ci si può chiedere se non ci siano superficialità o connivenze se gli ads possono agire contro la Legge indisturbati per troppo tempo, o forse è solo che è possibile essere ads in decine di casi contemporaneamente e che i magistrati hanno un carico di lavoro troppo grande, chissà.

Il problema è quello dei controlli, da parte dei giudici tutelari.

Se pure i giudici tutelari vigilano, come previsto, sono però  persone di legge e difficilmente “uomini di cose economiche”, dunque se i timbri e i bolli ci sono va tutto bene. Possibile che non si possano evitare i furti di chi (gli ads sono pubblici ufficiali) rappresenta le istituzioni?

Tutti gli ads e tutti i giudici tutelari sono persone d’onore, fino a prova contraria.

E non è agevole per un parente o amico del soggetto nelle grinfie di un ads capire cosa accade: a volte gli ads si comportano come divinità in terra, e non è facile andare contro un dio.

Fare l’amministratore di sostegno è diventato un mestiere, a volte avvocati incapaci, maneggioni, azzeccagarbugli vari sanno che, a volte, forse troppe, fare l’ads è un business.

QUI reati dell’Amministratore di Sostegno

Ecco, magari questi giorni il Parlamento avrebbe potuto discutere una riforma della figura dell’ads, ma il Parlamento è in lutto per sette giorni, per onorare un – così è il coro – “grande uomo delle istituzioni, rispettoso delle leggi e della magistratura” (solo quella che si poteva comprare, però).

È finalmente online il docufilm La prigionia dei vecchi e degli ‘inutili‘ realizzato dalla giornalista Barbara Pavarotti, con la regia di Roberta Zanzarelli e lo speaker Massimo Veschi. Si tratta del primo e unico docufilm finora realizzato in Italia sugli abusi verso gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno.

Ecco il film:

 

 

 

LA PRIGIONIA DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI” il DOCUFILM di Barbara Pavarotti

È finalmente online il docufilm La prigionia dei vecchi e degli ‘inutili‘ realizzato dalla giornalista Barbara Pavarotti, con la regia di Roberta Zanzarelli e lo speaker Massimo Veschi. Si tratta del primo e unico docufilm finora realizzato in Italia sugli abusi verso gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno.

La stessa Pavarotti, assieme all’Associazione Diritti alla Follia, è promotrice di una petizione denominata “No alla reclusione dei vecchi e degli ‘inutili’ imposta per legge”, ospitata sulla piattaforma Change.orgche ha la finalità di promuovere la riforma di questo istituto di tutela e che può essere sottoscritta da chiunque ne condivida le finalità. La petizione fa propri gli elementi cardine di una proposta su questa materia elaborata dall’Associazione Diritti alla Follia di cui si può leggere a questo link, che sono i seguenti:
– 
Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno;
– Togliere ad un unico Giudice monocratico il
 potere di decidere sulla vita di una persona, e affidarlo ad un Collegio, composto anche da figure specialistiche in materia di disabilità;
– Stabilire, per gli amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di 
non avere in carico più di un beneficiario;
– Riconoscere al beneficiario il diritto ad 
essere direttamente sentito dal Giudice Tutelare;
– Equiparare, in ordine ai 
rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue. 

Il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità  vieta espressamente che gli istituti di tutela, «compreso il meccanismo dell’amministratore di sostegno», possano essere applicati nei termini di regimi decisionali sostitutivi della volontà delle persone con disabilità, ed invita il nostro Paese ad «emanare e attuare provvedimenti per il sostegno alla presa di decisioni», così si legge al punto 28 delle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, pubblicate nel 2016 ed ancora del tutto ignorate.

https://dirittiallafollia.it/2023/05/16/la-prigionia-dei-vecchi-e-degli-inutili-il-docufilm-di-barbara-pavarotti/

BASTA CON “LA PRIGIONIA DEI VECCHI  E DEGLI ‘INUTILI”, IMPOSTA PER LEGGE. FIRMA, INFORMATI, PUO’ ACCADERE ANCHE A TE. 

FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI. NON SONO DEI CRIMINALI, NON DEVONO METTERE PIEDE NEI TRIBUNALI. 

Esiste una legge, la n. 6 del 2004, che accomuna – ai fini della tutela giudiziaria – “anziani con qualche ombra”, tossicodipendenti, psicotici gravi, ludopatici, alcolizzati.  Tutto costoro, secondo questa legge, hanno bisogno di un “amministratore di sostegno”. Ma non è specificato, in  questa legge, cosa debba fare in concreto l’ads (acronimo di amministratore di sostegno). La legge parla genericamente di “tutelare gli interessi” dell’amministrato. Quali sono questi interessi?  Non è spiegato.

In primis, di fatto, sono i soldi, che deve gestire l’ads. Ma l’ads  si è preso il potere, assegnatogli dai giudici tutelari, di gestire l’intera vita della persona ritenuta fragile.

Questa legge, così vaga e omnicomprensiva, ha dato spazio, negli anni, ad abusi di ogni genere. Come può una singola persona decidere  quale sia il “bene” di un’altra? E il concetto di bene è quanto di più vago ci sia.

Il risultato è “la prigionia dei vecchi e degli inutili”, in balia delle decisioni di un ads. Il risultato è che migliaia di anziani, che hanno l’unica colpa di essere vecchi “con qualche ombra” vengono internati a migliaia ogni giorno in strutture. L’ultimo parcheggio in attesa della morte.

Ecco il Manifesto che invieremo al Capo dello Stato per porre fine a questo scempio. Firma anche tu, non ti voltare dall’altra parte. Può succedere anche a te, se ti troverai in difficoltà, di avere un amministratore di sostegno.

                         LA STRAGE DEI VECCHI E DEGLI “INUTILI”. 

                                             PER IL LORO  “BENE”.

                    FIRMA ANCHE TU CONTRO L’INTRUSIONE GIUDIZIARIA NELLA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI

Dal 2004 esiste una legge, la n. 6/2004, che ha introdotto la possibilità, per le persone che “per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”, della nomina di un Amministratore di sostegno, con il conseguente instaurarsi di uno stretto controllo giudiziario sulla vita di anziani e soggetti vulnerabili.

A distanza di quasi 20 anni, questa legge sta mostrando gravi crepe: agli Amministratori di sostegno viene attribuito, nei decreti di nomina emessi dai Giudici tutelari, ogni potere. Possono vendere le proprietà degli amministrati, decidere dove devono vivere (non a casa loro, ma in strutture), isolarli dal mondo; possono spezzare legami affettivi decennali, sottrarli alle famiglie, a compagni/e di fatto, amici. Spesso si sostituiscono in toto all’amministrato in ogni decisione economica e/o sanitaria che li riguardi e ne amministrano beni, conto corrente, proprietà, salute.

Non era questo l’intento della legge, che mirava a una custodia amorevole e personalizzata. Nei fatti, l’amministrazione di sostegno si è rivelata un’interdizione mascherata. Affidare centinaia di migliaia di vite a una giustizia già ingolfata, ha comportato enormi abusi che nessuno impedisce. Anzi, autorizzati per legge.

Non c’è più tempo. Questa legge va radicalmente rivista per salvare le vite di troppe persone private, di fatto, di ogni diritto. Persone ricoverate contro la loro volontà con “fine pena mai”. Detenuti senza alcun processo, con l’unica colpa di avere una qualche “menomazione fisica o psichica, anche parziale o temporanea che li priva in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana”,  destinati a vivere l’ergastolo ostativo fino alla morte.

L’associazione radicale “Diritti alla Follia” ha elaborato una organica Proposta di Riforma, al momento ferma, in attesa che il Governo la prenda in considerazione, e che mira a:

1)    Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un Amministratore di sostegno. Ricorsi troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova in supporto. Tipico esempio: “la prodigalità forsennata”.

2)    Togliere a un unico Giudice monocratico il potere di decidere sulla vita di una persona, e affidarlo a un Collegio, composto anche da figure specialistiche in materia di disabilità;

3)    Stabilire, per gli Amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di 1 beneficiario;

4)    Riconoscere al beneficiario il diritto ad essere direttamente sentito dal Giudice tutelare;

5)    Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

Questo è il nostro manifesto, che raccoglie anche l’urlo silenzioso di chi dice: “Voglio morire a casa mia, non rinchiudermi”.

Firma anche tu, se sei d’accordo, per chiedere al Governo di rivedere la legge 6/2004.

Link utili:

https://dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2021/06/La-realta-dellamm-di-sostegno-in-Italia.pdf

https://dirittiallafollia.it/2022/11/16/proposta-di-riforma-amministrazione-di-sostegno/

https://www.change.org/p/no-alla-reclusione-dei-vecchi-e-degli-inutili-imposta-per-legge


da qui