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martedì 7 agosto 2018

Sentimenti sovversivi - Roberto Ferrucci

uno scrittore innamorato della moglie e di Venezia si trova a Saint-Nazaire, e scrive, il libro che leggiamo.
Roberto Ferrucci non si dimentica dell'Italia, anzi, sono le notizie che lo vanno a cercare.
e a Saint-Nazaire, davanti al mare, al vento, solitario, con un amico polacco, alle prese con una webcam sulla spiaggia, noi che non ci siamo stati veniamo portati dallo scrittore.
non è un capolavoro della letteratura, è una cronaca coinvolgente di quei giorni francesi.






Una terrazza affacciata sulla foce della Loira, a Saint-Nazaire, è qui che il protagonista del romanzo di Roberto Ferrucci (Sentimenti sovversivi, Isbn 2011, 17 €) si rifugia con l’intenzione di scrivere una storia d’amore. Un tavolino nel vento del nord, tutto è pronto: la pagina bianca di word aperta, le dita ancora incerte sulla tastiera del Mac e l’aria dall’oceano che porterà  l’ispirazione. Il quadro è perfetto, l’aspirante scrittore ispirato, il romanzo sembra sul punto di nascere. Ma all’improvviso qualcosa svia e allontana le intenzioni. Connessione wifi, iPhone, internet, twitter, google, blog e news. Notizie politiche dall’Italia!, per lo più raccapriccianti: Berlusconi e le sue ragazze. Il protagonista del romanzo prova fastidio per il suo paese, poi ribrezzo ed infine rancore. La storia d’amore annunciata si dilegua nel vento dell’oceano e sulla terrazza di Saint-Nazaire si materializza lo spettro iroso e impotente di una frustrazione nazionale fatta dei soliti luoghi comuni dell’italiano che si lamenta degli italiani…

Sentimenti sovversivi è un libro che nasce altrove, che porta altrove e riprecipita continuamente nella realtà italiana degli ultimi anni. Ferrucci ama troppo l'Italia per non tornarci all'interno della bolla fragile della scrittura. Sarà interessante leggere nuovamente queste pagine tra qualche anno. L'autore porta alla ribalta una questione generazionale, che passa più rapidamente in primo piano quando si fa più scottante la ripresa di una vera "questione morale". Lo fa tuttavia da una posizione di disagio individuale…

..È a Saint-Nazaire, dinanzi al porto che si apre sull’oceano – porto agli antipodi di quello veneziano con cui Ferrucci ha acquisito una certa familiarità fin dall’infanzia – che ha inizio l’avventura dello spazio narrativo, della scrittura che si dipana seguendo i suoi luoghi, le sue estensioni geografiche che poco hanno a che vedere con quelle scientifiche, rivelandosi come paesaggi intimi e personali. Saint-Nazaire rappresenta pertanto, per Roberto Ferrucci, il luogo della distanza critica, dell’oceano a vista d’occhio, del paquebot, edificio dai contorni mastodontici che s’impone allo sguardo dei bretoni e si confonde con le tante barche all’orizzonte che quotidianamente salpano e approdano nel porto. «Quando ci sono arrivato – ci racconta Ferrucci – mi sono reso conto che se nella tua vita sono tante, di solito, le case che hai abitato, che abiti, e che abiterai, mi sono accorto che fra queste da una parte c’e la casa dello stare, dall’altra la casa dell’essere. Quest’ultima, è meglio non coincida con casa tua. È piuttosto un sentimento. Senti che questo è il luogo. Non necessariamente dove vivere ma, di sicuro, dove ritornare quanto più di frequente possibile. Poi ho pensato che queste sono considerazioni legate al mio mestiere, alla scrittura, forse»…

…A tratti, forse per un eccesso di passione civile, la descrizione dell’Italia pare convenzionale, come schiacciata dalla sua funzionalizzazione come polo totalmente negativo in opposizione alla Francia, un Paese dove la gente ha ancora la forza per indignarsi delle ingiustizie. Ma il fascino del romanzo va cercato altrove, nella particolarissima alternanza di forma diaristica e narrativa caratteristica dell'autore, nel ritmo sinuoso, che procede per slarghi e accelerazioni, della sua prosa, e in alcuni episodi davvero irresistibili. L’incontro con l’ex-terzino fuggito dalla Polonia negli anni ’80; la passeggiata sulla spiaggia alla ricerca della posizione della web-cam per comparire, almeno per un secondo, nel refresh dell’immagine; la danza dei venditori ambulanti, a Venezia, dopo l’inseguimento da parte dei vigili urbani: squarci di umanità che è difficile dimenticare.

Non avrei più voluto parlare, almeno per un po’, di quell’assurda vicenda giudiziaria legata alla mia testimonianza del luglio 2013, quando documentai (e sottolineo documentai) il passaggio anomalo della nave da crociera Carnival Sunshine davanti a Riva dei Sette Martiri, anomalia ammessa, mesi dopo anche dal pilota della nave. Ne parlarono tutti, le foto e il video che feci quella mattina venero ripresi da tv e giornali del mondo intero. Questa cosa diede fastidio a qualcuno, qualcuno di potente, che fece ciò che in questo paese è ormai consuetudine: infangare la tua credibilità e di conseguenza intimidirti. Gianfranco Bettin e io venimmo denunciati, e la vicenda si è chiusa soltanto pochi giorni fa con l’archiviazione, ovviamente. Un giorno la racconterò per filo e per segno questa cosa, anche se in parte l’ho già fatto nell’ebook Venezia è laguna. Perché poi la vera e folle anomalia è che le navi da crociera continuino a entrare a Venezia. Quindi questo post lo scrivo per rassicurare tutti coloro che mi domandano com’è andata, amici italiani e francesi. Che ringrazio e abbraccio.

mercoledì 28 dicembre 2016

Europa, non ignorare quello che avviene in Turchia - Aslı Erdoğan


Lettera dal carcere di Aslı Erdoğan: ‘Nessuno può offrirsi il lusso di ignorare questa situazione, e soprattutto non noi giornalisti, scrittori, accademici, noi che dobbiamo le nostre esistenze alla libertà di pensiero
[Lunedì 5 dicembre 2016, mentre qua in Italia bisticciavamo per un sì o un no a una riforma costituzionale traballante – e lo facevamo con quell’immancabile atteggiamento di superiorità e autoreferenzialità, che ci fa sembrare e sentire sempre protagonisti assoluti, sempre al centro del mondo –, mentre da noi sembrava fosse accaduto qualcosa di epocale e decisivo, da un carcere alla periferia di Istanbul, la scrittrice Aslı Erdoğan scriveva questa lettera.
Davanti a ciò che sta accadendo in Turchia, le nostre magagne politiche fanno ridere. Solo che poi, proprio per via di quell’autoreferenzialità di cui parlavo, della Turchia da noi si parla pochissimo, e di Aslı Erdoğan sappiamo poco o nulla, al di là dell’omonimia quasi inquietante con colui che ne ha voluto l’arresto.
I nostri giornali e telegiornali non si occupano di lei e delle centinaia di giornalisti, scrittori, docenti universitari, incarcerati dopo il tentato golpe dello scorso luglio. È in carcere in attesa del processo, rinviata a giudizio con l’accusa di essere complice dei terroristi, con la richiesta, già formulata dall’accusa, della detenzione a vita. Il mondo della letteratura – altrove, non qui da noi – si sta dando da fare per tenere alta l’attenzione sulla sua vicenda. Soprattutto in Germania e in Francia.
Già lo scorso agosto ci fu una petizione lanciata dallo scrittore Patrick Deville e firmata da scrittori di tutto il mondo. La lettera che Aslı Erdoğan ha scritto lunedì 5 dicembre, è stata pubblicata sul sito letterario Diacritik.com in inglese e in francese. Io l’ho tradotta in italiano
. Roberto Ferrucci ]
5.12.2016
Cari amici, colleghi
questa lettera è scritta dal carcere femminile di Barkirköy, situata fra un manicomio e un vecchio lebbrosario. In questo momento, un numero stimato fra i 150 e i 200 “giornalisti” – un record mondiale – sono imprigionati in Turchia e io sono una di loro.
Io sono una scrittrice, solo una scrittrice, autrice di otto libri tradotti in varie lingue inclusa quella francese (pubblicati da Actes Sud). Dal 1998 ho lavorato come commentatrice cercando di combinare letteratura e giornalismo. Gli ultimi due Premi Nobel mettono in evidenza quanto siano giustamente rimessi in discussione i limiti rigidi della letteratura.

Sono stata arrestata con il motivo, o con il pretesto, di essere uno dei “collaboratori” di Özgür Gündem, considerato “giornale curdo”.
Nonostante la legge che regola il giornalismo non dia alcuna responsabilità legale ai collaboratori, e che nessuno fra le centinaia di processi intentati ai giornali abbia mai incluso nessuno di questi simbolici collaboratori, per la prima volta dopo vent’anni, sei di loro sono accusati di “terrorismo”: Necmiye Alpay, linguista e attivista pacifista, Bilge Cantepe, fondatore del Partito Verde, Ragıp Zarakolu, editore e candidato al Premio Nobel per la Pace, Ayhan Bilgen, parlamentare, Filiz Koçali, giornalista femminista. Infatti, fra questi 150 “giornalisti”, ci sono molti scrittori, accademici, critici letterari, ma si trovano tutti imprigionati per il loro lavoro giornalistico.
La situazione della stampa è allarmante.
Circa 200 giornali, agenzie d’informazione, radio e televisioni sono state chiuse su ordine del governo negli ultimi quattro mesi.
Una “punizione collettiva” è stata inflitta anche a Cumhuriyet, il più vecchio giornale turco, baluardo della social democrazia.
Come per Özgür Gündem, tutti i collaboratori e gli editorialisti, compresi un editorialista culturale e un vignettista!, sono stati arrestati con l’accusa di essere fiancheggiatori di due differenti organizzazioni terroristiche.
Cumhuriyet ha recentemente pubblicato un coraggioso reportage sui rapporti fra la Turchia e l’Isis e ha duramente contestato il tremendo attacco a Charlie Hebdo.
Molti giornalisti, me stessa inclusa, sono stati perseguitati per aver espresso solidarietà a Charlie Hebdo, alcuni sono stati condannati per questo.

Abbiamo bisogno del vostro sostegno, della vostra sensibilità e solidarietà.
PEN, che alla base è un’organizzazione per la difesa degli scrittori, si batte attivamente per la libertà dei giornalisti. Quando la libertà di pensiero e di espressione sono in pericolo, non può esserci nessuna discriminazione.
“Liberté, Egalité, Fraternité”: sono concetti che dobbiamo alla Rivoluzione Francese!
Più di due secoli sono passati, a dare significato, e realtà, a tali concetti, cresciuti attraverso la riflessione, il pensiero e lo sviluppo letterario, scaturiti da secoli di fatica, di lotte e di sangue…
Concetti che devono essere universali, nella teoria e nella realtà, per chiunque, senza eccezioni.
Il mio sentimento è che la recente crisi in Europa, conseguente al problema dei rifugiati e degli attacchi terroristici, non è soltanto una questione politica ed economica.
È una crisi esistenziale, che l’Europa potrà risolvere soltanto reinvestendo nelle nazioni che la compongono. Troppi segnali ci indicano che le democrazie liberali europee non possono più sentirsi sicure mentre l’incendio si propaga negli immediati dintorni.
La “crisi democratica” in Turchia, a lungo sottostimata o ignorata per ragioni pragmatiche, il crescente rischio di una dittatura islamica e militare, avrà delle conseguenze serie. Nessuno può offrirsi il lusso di ignorare questa situazione, e soprattutto non noi giornalisti, scrittori, accademici, noi che dobbiamo le nostre esistenze alla libertà di pensiero e di espressione.
Vi ringrazio molto.
Cordiali saluti,
Aslı Erdoğan
Prigione di Bakırköy C-9
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Post scriptum:  in Italia, di Aslı Erdoğan, è stato pubblicato solo un romanzo: Il mandarino meraviglioso, edito da Keller (ndt).