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mercoledì 17 dicembre 2025

Poteva l’Unione Europea essere da meno degli Usa?

nel peggio, naturalmente – di Francesco Masala

Gli Stati Uniti d’America applicano sanzioni ad personam a chi denuncia il genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza (e in Cisgiordania) contro i componenti della Corte Penale Internazionale e Francesca Albanese per aver osato dimostrare che sta commettendo un GENOCIDIO a Gaza (leggi qui e qui).

Secondo me, se non fosse morto, anche papa Francesco sarebbe stato sanzionato.

 

L’Unione Europea applica sanzioni ad personam “contro 48 persone fisiche e 35 entità o associazioni ritenute responsabili di interferenze politiche e “azioni destabilizzanti” legate all’invasione russa dell’Ucraina e alla sicurezza euro‑atlantica” (leggi qui)

Tra i sanzionati c’è Jacques Baud, ex colonnello svizzero della Nato.

Lo ascolto con interesse tutte le volte che posso, vedi qui:

e qui:

e mi trovo d’accordo con le cose comprensibili e condivisibili che dice.

Della sanzione a Jacques Baud ha parlato Giacomo Gabellini qui:

 

Sanzionare significa che alcune persone impresentabili, che un giorno saranno rottamate (in altri tempi si usavano metodi molto più radicali), decidono e fanno di tutto perchè il sanzionato sia visto come un paria e per tappargli la bocca, che sia un esempio per tutti quelli che pensano che la Nato sia la causa della guerra in Ucraina e che in Palestina il genocidio non si è fermato.

 

Gli europei verranno ricordati per i segretari della Nato Stolto e Rutto, e per Kaja Kallas, che tutte le volte che apre bocca è molto stonata, qui un ritratto di Gianandrea Gaiani.

 

Il prossimo sanzionato dall’Unione Europea potrà essere John Mearsheimer:

e chissà se anche labottegadelbarbieri rischia qualche sanzione?

da qui

giovedì 24 aprile 2025

ricordando papa Francesco

Perché i non credenti hanno amato papa Francesco - Alessandro Gilioli

C’è un motivo semplice per cui oggi Bergoglio sembra pianto dai non credenti o dagli incerti più che dai credenti certi e decisi: questo è stato il papa dell’etica cristiana e non della metafisica cristiana. Almeno nella comunicazione, che oggi è tutto o quasi. Ma anche in un paio di encicliche, specie la Laudato si’.

L’etica cristiana è quella semplice di base: i poveri, gli ultimi, i fragili, la pace, la natura. Poca metafisica, pochissima teologia, pochissimi dogmi, rarissimi i divieti che tanto piacevano al suo predecessore.

Noi non credenti e laici, nello sfacelo etico dei valori non agganciati ontologicamente con cui faticavamo fin dall’illuminismo e che oggi vediamo devastati dalla contemporaneità magico-carismatica, ci siamo così attaccati a questo profeta dell’etica cristiana, che facevamo nostra spogliandola dal suo corredo ontologico e teologico – alla quale per agnosticismo o ateismo o razionalismo non potevamo aderire.

Detta più semplicemente: noi non credenti ci siamo avvicinati a questo papa (alle sue parole) perché abbiamo avvertito un’interiore empatia “politica” ai messaggi etici del cristianesimo senza bisogno senza la necessità di fare nostra la metafisica e la teologia cattolica.

Questo ha prodotto peraltro una certa avversione verso questo papa in due categorie diverse.

La prima è quella composta dai cattolici metafisici per i quali il centro del cristianesimo è mistico, teologico e perfino miracolistico molto prima che etico, sociale e ambientale (per semplicità e banalizzazione: i ratzingeriani).

La seconda categoria a cui questo avvicinamento dei laici al papa ha dato fastidio è quella dei laicisti, di cui il pezzo di Cinzia Sciuto è lucido esemplare, timorosi di una subornazione del pensiero laico a Santa Romana Chiesa.

È curiosa questa pur occasionale alleanza di opposti, ratzingeriani e laicisti, che per provocazione scherzosa e affettuosa chiamerei asse Viganó-Sciuto.

Personalmente sì, sono tra i laici che hanno apprezzato il messaggio sociale, pacifista e ambientalista di Bergoglio. Lo rivendico, lontano da ogni possibile conversione. Ma forse è solo perché da ragazzo non credente ascoltavo il cristianesimo laico di Fabrizio De André studiando quello teologico di Sant’Anselmo, preferendo decisamente il primo.

da qui

 

 

Il saluto di un non credente materialista - Stefano Risso (Attac Torino)

Benché io sia non credente e la mia intuizione del mondo sia totalmente e serenamente materialistica, ho provato un grande senso di tristezza e di solitudine per la scomparsa del Pontefice Papa Francesco.

Non ci ha lasciato solo la più eminente figura, a livello mondiale, di questo XXI secolo.

Secolo ancora giovane certo, ma non più in fasce; e non si vedono ancora all’orizzonte figure in grado di eguagliarne la statura.

Una perdita grandissima per i movimenti sociali di tutto il pianeta.

Ho avuto la fortuna di essere presente al terzo incontro del Pontefice con i movimenti sociali, in sala Nervi nel 2016. Mai, in questo secolo, da una posizione così eminente, si è sentita una così dura condanna dell’ingiustizia sociale, sia che si manifesti sul piano economico che su quello ecologico.

L’analisi della causa dell’ingiustizia e delle modalità concrete del suo operare, fu chiarissima, come la denuncia delle responsabilità. In quella sala il numero di non credenti era, per il luogo, insolitamente alto. Ed eravamo, tutti noi non credenti, meravigliosamente stupefatti (e credo anche commossi) dalla piena compatibilità, per non dire coincidenza, con le nostre analisi.

Una sala piena di attivisti di movimenti sociali e sindacalisti di ogni parte del mondo; credenti e non.

Era presente anche l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica (ricordiamolo: ateo e già guerrigliero di inspirazione marxista) che, in quell’occasione il Pontefice chiamò: “il mio amico Pepe Mujica”!

Grande assente: l’intellettualità italiana. Assenza che palesa una decadenza di importanza storica.

Rimasi colpito anche dal profondo rispetto mostrato dal Pontefice per i non credenti. Il suo discorso si concluse così: “Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. Grazie.”

Un distacco, da chi strumentalizza la Fede come elemento identitario per fini di potere, totalmente implicito; ma che non poteva essere più completo ed elegante.

Non avremmo dovuto essere sorpresi. Già all’inizio del pontificato, nella Evangelii Gaudim c’è l’affermazione: “questa economia uccide”.

Non l’economia in senso lato, come una dimensione, tra le tante, delle relazioni tra esseri umani; ma questa economia, con questa forma che ha assunto in questo momento storico con queste relazioni tra queste classi sociali nell’uso di queste risorse.

Per condannare i danni (forse bisognerebbe scomodare la parola “male”) di “questa economia” fu scelta l’epitome di ogni danno: “uccide”.

Per un Pontefice, anche se non solo per lui, l’uccisione è sempre l’uccisione del fratello.

 

Un altro aspetto di importanza storica che non ci deve sfuggire è il profondo rispetto per la libertà di pensiero per tutti, compresi i non credenti. Il Pontefice che ci ha appena lasciato ha portato la più grande autorità dell’Islam sunnita Ahmad Al-Tayyeb, Grande Imam dell’Università Islamica di Al-Azhar, a firmare la dichiarazione di Abu Dhabi il 4 febbraio del 2019 in cui si afferma:

“questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà”.

Per la prima volta un’autorità religiosa islamica riconosce il principio della libertà religiosa non solo come diritto di credere in un’altra religione; ma anche di non credere in alcuna religione.

Se il cosiddetto “Occidente” non sono solo le cannoniere della Regina Vittoria, Gran Madre del Liberalismo, che hanno imposto con la violenza il consumo dell’oppio al popolo cinese; nessun leader del cosiddetto “Occidente” ha fatto di più per l’affermazione universale dei principi “occidentali”.

 

La dichiarazione di Abu Dhabi riflette anche la comune preoccupazione delle due alte personalità, rappresentative delle due confessioni religiose più praticate al mondo, sul tema del pace e della “terza guerra mondiale a pezzi”.

Occorre sempre tenere a mente che quest’espressione, condivisa anche dal Grande Iman di Al-Azhar, è di molto precedente sia il 24 febbraio 2022 che il 7 ottobre 2023.

La scomparsa di Papa Francesco si fa particolarmente sentire, anche perché avviene nel momento in cui i pezzi del mosaico delle varie guerre potrebbero comporsi rapidamente in un unico, non voluto da nessuno ma progressivamente inevitabile, vortice di un’unica grande guerra.

Al dolore della sua scomparsa si aggiunge un elemento di profonda preoccupazione per il subitaneo venir meno dell’unico interlocutore rispettato da tutte le parti in causa nelle guerre in atto.

Il pensiero non può non correre al fatto che un altro Pontefice morì il 20 agosto del 1914 quando iniziava la grande “inutile strage”.

 

Un condolente saluto a tutti

 

da qui

 

 

 

scrive Angelo Inglese

 

…e mentre versano viscidissime lacrime, e le loro pompose dichiarazioni offuscano, con putrido incenso, la scena d’un tragico teatrino, preparano l'undicesimo pacchetto di armi…

Poi, però, con volti pii e cristiane cere incipriate, assisteranno al mondano rito funebre di Piazza San Pietro…

«Serve il coraggio della bandiera bianca: il negoziato non è mai una resa.»

«Indagare se a Gaza c’è un genocidio.» «Disarmare le parole per disarmare le menti e la Terra.»

«Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza di difesa non può trasformarsi in corsa generale al riarmo.»«Forse l'abbaiare della Nato alla porta della Russia ha indotto il capo del Cremlino a reagire…»

da qui

 

 


A NOI CI PIACE RICORDARLO COSI'!

Nel 2021 Papa Francesco incontrò i portuali di Genova in sciopero per bloccare le armi in transito verso l'Ucraina.

Nella foto si vede uno dei lavoratori del CALP, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, porgergli la loro maglietta!

In quei giorni i Camalli genovesi erano sotto inchiesta della polizia e rischiavano il licenziamento.

Il Papa li volle incontrare e dopo avergli manifestato il proprio sostegno gli disse: “Bravi! Continuate così!”

da qui

 

 

scrive Roberto Vallepiano

Trovo mille volte più anticonformista l'accoglienza della Pachamama in Vaticano e la celebrazione del culto della Madre Terra nei giardini vaticani, in omaggio alle culture ancestrali indigene e amazzoniche, che il lugubre nichilismo liberal che vuole soltanto atomizzare e frammentare qualsiasi entità collettiva per celebrare il dogma individualista del Dio denaro e il culto tossico del libero mercato.

da qui


martedì 2 luglio 2024

C’è sempre una prima volta - Mauro Armanino

 

“Venerdì 14 giugno pomeriggio, papa Francesco ha fatto il viaggio a Borgo Egnazia, stazione balneare della Puglia in Italia, per partecipare al vertice del G7… – scrive l’Agenzia vaticana Zenit – Una prima storica poiché nessun papa aveva finora partecipato al G7″. Difficile dire quanto di vangelo c’è in questa presenza e quanto di diplomazia vaticana che, com’è noto, appare tra le più rodate e lungimiranti. Ciò che nondimeno stupisce è anzitutto il fatto stesso che il papa, rappresentante della Chiesa Cattolica, sia stato invitato a questo tipo di vertice che mette assieme alcuni tra i “potenti” della politica e dell’economia del mondo.

L’invito del papa, per motivi che non è poi difficile discernere, è già un segno e un messaggio la cui tragica scelta non potrà non lasciare tracce nel presente e il futuro del papato e della Chiesa stessa. Essere invitati al vertice di alcuni tra i Paesi più ricchi e potenti del globo significa dare sufficienti “garanzie” al sistema perché esso possa perpetuarsi o quantomeno continuare a legittimarsi. Aver accettato l’invito ( o allora la proposta è giunta dal vaticano e accolta dalle diplomazie del vertice), come il papa ha fatto, non è che l’ennesimo e patetico tentativo di accompagnare, da “cappellano di corte”, il sistema attuale che, come il capitalismo di cui è l’espressione, è nato e cresciuto senza cuore. Non dovremmo dimenticare che i membri di questo vertice sono corresponsabili o sostenitori della produzione, vendita e uso di armi in zone di guerra. Si tratta dunque di persone che hanno le mani macchiate di sangue.


LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI FABIO MARCELLI:


D’altra parte sembra tipico di questo insondabile e ambiguo pontificato giocare su tutti i fronti con la stessa spudorata disinvoltura. Incontrare e valorizzare i movimenti sociali. Assumere i poveri come elemento trasformatore del sistema (secondo le lezioni latinoamericane ben assimilate). Proteggere i migranti nella loro ricerca di futuro e parlare di “periferie” dalle quali dovrebbe sgorgare un mondo nuovo e una Chiesa che ascolta. Questo e molto altro all’ordine del giorno, senza dimenticare le innumerevoli volte nelle quali è stato necessario precisare, rettificare, contraddire quanto affermato il giorno precedente in uno dei tanti discorsi letti o improvvisati. Allo stesso tempo, lo stesso pontefice (vero ponte tra sponde diverse) accompagna e celebra un’alleanza vaticana col “capitalismo inclusivo” che vede tra i suoi membri e promotori i più quotati magnati del capitalismo globalizzato. Con la manipolata crisi del Covid poi, l’attuale papa, ha toccato quanto di peggio ci si sarebbe potuto attendere da un qualunque politico da strapazzo. L’obbligazione per tutto il personale dello Stato Vaticano alla vaccinazione pena il licenziamento in tronco, il fermo invito fatto ai fedeli cristiani di vaccinarsi ‘come gesto d’amore’ e gli incontri più o meno ‘segreti’ con boss dell’industria delle vaccinazioni, Bourla. Malgrado i danni occasionati e accertati, l’aumento della mortalità nei Paesi che più hanno somministrato i vaccini, non è mai sfuggita al papa una sola parola di attenzione per quanti hanno sofferto a causa delle suo fermo invito a vaccinarsi e tantomeno la richiesta ufficiale di perdono per essersi sbagliato di bersaglio. Mai ha domandato venia per la mancanza di rispetto dei diritti dei dipendenti che avrebbero potuto scegliere o meno di vaccinarsi in tutta libertà di coscienza come i documenti della Chiesa e della medicina ufficiale sottolineano da tempo.

La parvenza “democratica” di questo papato è poi contraddetta da protagonismi nella vita pubblica quotidiana che si esibisce in modo asfissiante fino a domandarsi se esiste ancora una conferenza episcopale italiana degna di questo nome. Dappertutto e su ogni tema ci si aspetta una parola, un’allusione e soprattutto una conferma. Persino nelle trasmissioni televisive seguite da largo pubblico dove si ha il diritto e il piacere di ascoltare quanto papa Bergoglio afferma, sostiene, propone e soprattutto allude.

E, infine, la partecipazione anche fisica al vertice del G7 che ha annoverato altri invitati di marca, ma non la Russia e la Cina ad esempio. Invitato, accolto e infine assimilato ai potenti, tra coloro che hanno diritto di presenza, ascolto e udienza. Per parlare dell’intelligenza artificiale di cui, sembra, il vaticano ha assunto un ruolo non trascurabile e naturalmente apprezzato. Una Chiesa segno di contraddizione per gli imperi di oggi sembra essere passata di moda. Accomodarsi accanto al potere di turno e allo stesso tempo prendere le difese dei poveri desta sospetto sull’autenticità e sincerità di chi gioca a dare spettacolo per il pubblico.

Al vertice citato nessun povero è stato invitato. In un non lontano passato, ad esempio il G8 di Genova, si presentava come un vanto del summit quello di invitare persone di alcuni Paesi che aiutassero a non dimenticare che c’è anche e soprattutto un altro mondo. Quello a cui spesso il papa allude e che diventa visibile nelle guerre, le migrazioni e le terre rare… da sfruttare per motivi ecologici ben ricordati dall’ultima esortazione, al soldo anch’essa di una sola versione del mondo.

La presenza del papa tra i “grandi” del sistema addolora, preoccupa e fa vergognare chi pensava che scegliere i poveri e la loro strada non fosse per farsi strada tra i potenti per diventarne il “cappellano” e in definitiva il garante. Si tratta dell’esibizione di un tradimento nell’usare i volti e il silenzio dei poveri per poi accomodarsi alla mensa dei ricchi e dei potenti.

da qui

mercoledì 19 giugno 2024

L’INTELLIGENZA È FINITA - Raniero La Valle

Cari amici,  ci voleva papa Francesco per svelare la verità del G7 svoltosi in Puglia e mostrare che il re è nudo, rompendo ogni consuetudine con l’andare a un convegno di Potenti,   Nello sfarzoso scenario di Borgo Egnatia, che non è un borgo antico, ma un albergo di lusso edificato sugli scavi archeologici nel comune brindisino di Fasano, è andata in scena una finzione (non solo il borgo era finto), quella di un potere mondiale in capo a sette grandi Potenze dell’Occidente (compreso l’orientale Giappone) che credono di avere in mano il mondo e di poterne disporre a proprio piacimento e soprattutto di rappresentarne il vertice di civiltà e di sapienza come se fossero il nuovo Celeste Impero. Invece sono capaci solo di officiare i decrepiti riti della guerra, portata fino alla soglia della guerra mondiale, perché la pace è “indecente” come titola a tutta pagina la Repubblica, e di vegliare sull’agonia di un mondo fuori controllo devastato dalla crisi climatica e ambientale.  Un assortimento di debolezze è stato in realtà l’esibizione della potenza dei Grandi: c’era Biden che con gambe malferme e la sfida di Trump in America ha promesso futura sicurezza all’Ucraina per i prossimi dieci anni, di fatto accettando per l’oggi le conquiste russe del Donbass e della Crimea, cosa che quando è chiesta da Putin è definita come una “resa”: ma sono stati l’Ucraina e l’Occidente che hanno voluto che la partita si risolvesse non con il negoziato (come era stato fatto a Istanbul) ma con la guerra, e nella guerra c’è chi vince e chi perde, e la Russia, che doveva essere sconfitta invece l’ha vinta. C’erano Macron e Scholz che a loro volta si erano trovati con le urne piene di voti sovranisti e neo-nazisti di elettori che in Francia e Germania privilegiano gli orrori del passato rispetto alle presunte virtù democratiche dei signori della guerra di oggi. C’era la Meloni che usa le effusioni degli Ospiti estatici di fronte ai paracadutisti che scendono dal cielo con le loro bandiere, per rilanciare il mito dei Premier forti e insindacabili, dimenticando gli esempi in corso di governanti inamovibili e suicidi come Zelensky e Netanyahu. E prova di debolezza è stata anche la generale sottomissione agli interessi geo-strategici degli Stati Uniti, che prendendo Zelensky come mascotte e pifferaio tragico, ansioso com’è di intestarsi la fine del mondo, vogliono giocare la partita della sconfitta della Russia prima e della “competizione strategica” con la Cina poi (ma entro il prossimo decennio).   È nel bel mezzo di questo concentrato di debolezze e velleità, che è esplosa la verità di papa Francesco: ma dove state andando? Papa Francesco è arrivato sulla sedia a rotelle ma con gli occhi da fanciullo, ha gridato: “il re è nudo”, e ha avvertito tutti i re della Terra che stanno passando dall’umano al post-umano, avendo inventato un’Intelligenza Artificiale che non si fa strumento ma si sostituisce all’intelligenza umana, ed è molto più irragionevole e incontrollata di quella Naturale, tanto da portare il mondo alla tempesta. La macchina, ha spiegato Francesco, è stata addestrata alla scelta tra possibilità diverse, ma la decisione non si può trasferire dall’uomo alla macchina, che è animata non dalla ragione e dallo Spirito ma dall’algebra e dagli algoritmi. “Condanneremmo l’umanità a un futuro senza speranza, se sottraessimo alle persone la capacità di decidere su loro stesse e sulla loro vita condannandole a dipendere dalle scelte delle macchine”, ha affermato il Papa, e perderne il controllo significherebbe perdere la stessa dignità umana.  Già lo si vede nei conflitti armati dove si usano dispositivi come le cosiddette “armi letali autonome” quando “nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita ad un essere umano”. E noi sappiamo che Israele ha affidato all’Intelligenza Artificiale l’individuazione degli obiettivi da colpire, e ne ha uccisi 37.000, senza distinguere adulti e bambini, e forse anche senza distinguere ostaggi da salvare e ostaggi da far morire con i “terroristi”. Per non parlare poi dell’uso dell’Intelligenza artificiale da parte dei magistrati, ha esemplificato il Papa, quando essi nelle decisioni relative alla concessione dei domiciliari, chiedono a quel cervello Innaturale di valutare la probabilità di recidiva dei condannati “a partire da categorie prefissate (tipo di reato, comportamento in prigione, valutazione psicologiche ed altro)”, rischiando “di delegare de facto a una macchina l’ultima parola sul destino di una persona”, eventualmente in base anche a “pregiudizi insiti alle categorie di dati – (come l’appartenenza a un certo gruppo etnico) – utilizzati dall’Intelligenza artificiale”.  In effetti un uso incontrollato delle macchine che ci controllano non farebbe che esacerbare la sottomissione dell’uomo alla cosa, che è la vera forma di dominio dell’età moderna.  È interessante riguardo a tutto ciò notare che appellandosi allo scrutinio dell’etica per decidere i criteri con cui utilizzare l’Intelligenza artificiale, il Papa non abbia invocato il “solo insieme di valori globali”, considerati normativi dalla Chiesa cattolica, ma abbia affermato che “nell’analisi etica possiamo ricorrere anche ad altri tipi di strumenti” ovvero “trovare dei principi condivisi con cui affrontare e sciogliere eventuali dilemmi o conflitti del vivere”. E infine l’indicazione dello strumento universale di controllo: la politica, come alternativa e “baluardo” contro l’espansione del paradigma tecnocratico. “Può funzionare il mondo senza politica? Può trovare una via efficace verso la fraternità universale e la pace sociale senza una buona politica? La nostra risposta è: no! La politica serve! La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine”, ha concluso papa Francesco. Così al G7, o meglio ai governi della Terra, è stata posta una questione e affidata una cruciale responsabilità al momento di questo nuovo  cambiamento d’epoca: attenti a che fare quando le macchine in sostituzione dell’essere umano stanno aprendo una fase nuova nella storia del mondo, più ancora di quanto lo fece l’invenzione della bomba atomica, che secondo papa Giovanni nella “Pacem in terris” inaugurò una nuova “età che si gloria della potenza atomica”. Quanto sarebbe importante che questo monito, che non fu avvertito allora nel deserto di Alamogordo, fosse ascoltato ora, così come è risuonato a Borgo Egnatia!

da qui

sabato 25 maggio 2024

Papa Francesco e il "nodo di Gordio" dell'allargamento del conflitto - Giuseppe Masala

 

«Come tutte le grandi immagini, il nodo di Gordio gode di una sua eterna attualità. In quanto simbolo del potere tellurico e dei suoi vincoli, viene evocato a ogni incontro tra Europa e Asia, e ogni volta deve essere nuovamente tagliato. Ciò significa un incontro con antiche sventure»

Ernst Jünger, Il nodo di Gordio

 

Hanno colpito ieri le parole del Papa che, durante l'Udienza Generale, ha parlato per la prima volta di “Tempo di guerra mondiale”, dunque abbandonando la sua vecchia espressione di “guerra mondiale a pezzi” ormai vecchia di una decina d'anni, ma che con poche parole semplici, riusciva ad inquadrare ed illustrare a tutti la situazione geopolitica mondiale.

Una nuova espressione – questa usata dal Pontefice - che chiaramente indica un'unione tra i vari pezzi del conflitto in corso, generando dunque un unico conflitto che – appunto - non è sbagliato definire come una nuova guerra mondiale.

Io credo che sia sbagliato sottovalutare queste parole, proprio perché espresse da una persona che ha chiaramente accesso ad informazioni precluse ai normali analisti e commentatori. Senza tenere in considerazione poi il fatto che già con la celeberrima espressione “guerra mondiale a pezzi” ci aveva stupito avendo avuto la capacità di leggere la realtà con un orizzonte predittivo decennale, a fronte dei nostri commentatori che vanno per la maggiore nelle tv e nei giornali ad ampia tiratura, che si sono accorti che stava succedendo qualcosa quando hanno visto i tank delle divisioni russe entrare in Donbass.

Oltre alle parole del Papa ci sono comunque altri elementi che indicano come le possibilità di un allargamento del conflitto in corso in Ucraine e nel Donbass rischi di allargarsi. Il primo elemento di fatto, è che con l'apertura delle operazioni belliche nell'oblast di Kharkov da parte russa, si riducono notevolmente le capacità di resistenza delle truppe di Kiev. Infatti, gli stessi giornali anglosassoni – a partire dal New York Times - stanno iniziando ad usare il termine di “ritirata strategica” dell'esercito ucraino al fine di giustificare le continue perdite territoriali che attestano chiaramente le sempre più ridotte capacità di resistere degli uomini di Zelenskij. E' chiaro che in una situazione del genere le sole possibili vie d'uscita per Kiev sono un intervento diretto dei paesi occidentali alleati, oppure l'apertura di serie trattative di pace.

Per quanto riguarda l'ipotesi dell'intervento dei paesi occidentali ritengo sia da escludere - per il momento - l'intervento diretto della Nato e degli USA, mentre è molto più possibile l'intervento di una coalizione di volenterosi. A tale proposito la Lituania, per bocca del Ministro della difesa Landsbergis, ha manifestato la disponibilità ad inviare degli istruttori nella parte occidentale dell'Ucraina qualora anche la Francia inviasse un contingente. Se, apparentemente, l'invio di istruttori da parte di un paese non equivale alla sua entrata in guerra, è altrettanto vero che in conflitti come quello del Vietnam i militari americani parteciparono proprio con lo status di istruttori dell'esercito del Vietnam del Sud. Non parliamo poi del fatto che i russi in più di una circostanza hanno dichiarato di considerare le truppe di qualsiasi stato straniero nel suolo ucraino come un obbiettivo legittimo.

Per quanto riguarda invece la possibilità di trattative di pace serie tra Russia e Ucraina, quindi non basate sul folle piano Zelenskij che prevederebbe, come unica possibilità di pace l'accettazione del ritorno ai confini del 1991 da parte delle Russia, diciamo che, queste sarebbero l'unica ancora di salvezza per l'Ucraina, un paese ormai allo sfacelo, con milioni di persone uscite dal paese, milioni di feriti gravi e mezzo milione di morti tra i militari secondo le stime più attendibili. Senza parlare poi delle infrastrutture fondamentali del paese, ormai rase al suolo, come per esempio la maggior parte delle centrali elettriche; con il risultato finale che la popolazione ha l'energia elettrica razionata. Ma se le trattative sono l'unica speranza di salvezza per l'Ucraina – ahinoi - la sua imbelle leadership è impossibilitata a condurle, come del resto abbiamo visto con le trattative di pace di Istanbul del 2022 che stavano portando ad un accordo tra Kiev e Mosca ma che furono mandate a monte dai paesi occidentali ed in particolare dall'ex Premier britannico Boris Johnson.

Nuove trattative non potrebbero che avere la stessa fine di quelle di Istanbul per il semplice fatto che ragioni di fondo che stanno spingendo alla guerra contro la Russia l'Occidente sono ancora tutte sul tappeto. Non si vede per esempio alcun allontanamento di Mosca da Pechino e anzi, dopo l'ultimo incontro tra Putin e Xi si può parlare di ulteriore rafforzamento dell'Asse che tanto preoccupa l'Occidente anche per le scelte commerciali e finanziarie che spingono sempre di più il mondo verso l'abbandono del Dollaro e dunque dell'egemonia americana. Dunque, la guerra in qualche modo dovrà continuare fino al collasso – nelle intenzioni dell'Occidente – dell'élite russa e dunque fino all'allontanamento di Mosca da Pechino, cosìcché dopo la Russia potrà essere rimesso “al proprio posto” il gigante asiatico.

Ma ci sono anche altri segni che attestano che è altamente probabile un allargamento del conflitto. Per esempio la richiesta polacca di schierare sul suo territorio bombe nucleari tattiche americane a “doppia chiave”, come quelle che abbiamo in Italia. Si tratta di bombe che per essere attivate devono avere l'assenso del paese “proprietario” (gli USA) e quello del paese “ospitante” (nel caso, la Polonia) e dunque deve esserci condivisione sia del bersaglio che degli obbiettivi che si vogliono raggiungere. Una minaccia di dispiegamento da parte polacca che sta già provocando la reazione russa, che, non solo, ha a sua volta, già schierato le sue bombe nucleari tattiche in Bielorussia, ma sta già predisponendo esercitazioni per il loro utilizzo.

Altro tema fondamentale a proposito di un allargamento del conflitto è dato dalla militarizzazione dello spazio. Infatti gli USA hanno accusato la Russia di aver lanciato nelle orbite basse un satellite dotato di armi in grado di distruggere i satelliti dei paesi nemici e dunque con la capacità di accecarne le armi a guida satellitare, comprese quelle strategiche. Va anche detto però che pure gli USA progettano di schierare armi in grado di “accecare” e abbattere i satelliti nemici, a scriverlo è lo stesso New York Times in un articolo di qualche giorno fa.

Il tema della militarizzazione dello spazio è scottante, seppur sottovalutato dal grande pubblico, perché la distruzione (o la semplice minaccia di distruzione) delle capacità satellitari dell'avversario sono l'ovvio preludio ad una guerra tra grandi potenze. Anche una guerra che prevede l'utilizzo di armi nucleari, peraltro.

In questo quadro che desta davvero inquietudine a preoccupare di più è il silenzio dei commentatori più rinomati (fatta l'eccezione del Professor Orsini), che si guardano bene dallo spiegare ciò che accade e delle classi politiche, sempre più intente a declinare l'azione politica come mero intrattenimento del pubblico che deve essere fatto regredire ad uno stato infantile.

Unica eccezione a questo modo di procedere è il vecchio Papa che, sarà perché ha accesso alle “segrete stanze del potere”, o sarà perché ha una illuminazione evangelica, ma sembra essere l'unico che le cose le fa capire. E anche questo è emblematico.

da qui

lunedì 20 maggio 2024

Manifesto Arena di pace e giustizia, 18 maggio 2024

 Documento finale Arena di Pace 2024

1.Siamo persone, associazioni, movimenti, reti attive nella costruzione della pace in tutte le sue forme attraverso la nonviolenza. Da Arena 2024 desideriamo intraprendere un cammino verso obiettivi concreti di giustizia, democrazia e pace partendo dal nostro impegno quotidiano,  per formare alleanze che trasformino la realtà in Italia e nel mondo perché non può esserci la pace in un solo paese.

 

2 – Il nostro sguardo è rivolto all’ambiente, che ci ospita, e a tutte le vittime di guerre, violenze, soprusi, sfruttamento, violazioni dei diritti fondamentali, mafie, migrazioni forzate. La pace non è solo assenza di guerra è disarmo, democrazia, giustizia, diritti, cura della casa comune. La pace è uno stile di vita personale e collettivo.

Il mondo dove viviamo

3 – Viviamo in un contesto mondiale multipolare, caratterizzato da un sistema economico che genera disuguaglianze e oligarchie perché prevalgono profitto, sfruttamento, finanza rapace, mafie. Interi settori sociali e popoli sono emarginati e discriminati a causa di patriarcato, razzismo e neocolonialismo. La democrazia è distorta da gruppi di interesse e prevalgono tendenze autoritarie. La libertà e i diritti fondamentali sono violati e la loro universalità è messa in discussione, in particolare nei confronti delle donne e delle persone Lgbt+. Ci sono istituzioni complici dei disastri ambientali e del cambiamento climatico. Nel sud del mondo milioni di persone sono costrette alla fuga da condizioni socio-ambientali inaccettabili. Le iniquità rafforzano i fondamentalismi e le religioni sono strumentalizzate per giustificare guerre e limitazioni dei diritti.

4 – A tutte queste crisi si risponde con la guerra, di cui il mondo è diventato un unico teatro, che alimenta nuove crisi. La spesa militare cresce a dismisura, il disarmo è diventato un tabù e l’arma nucleare è considerata un’opzione realmente possibile.

5 – In Italia il sistema politico-economico non garantisce lavoro dignitoso e sicuro, né inclusione sociale; i diritti inalienabili, sanciti dalla Costituzione, sono privilegi per pochi. Il soddisfacimento dei bisogni essenziali è sempre più demandato ad apparati privati, come nel caso della sanità. L’istruzione pubblica ha risorse insufficienti anche per l’inclusione, è sempre meno orientata alla formazione integrale della persona, all’educazione ai valori e all’impegno civile. Si impongono limiti alle libertà civili, mentre la partecipazione è ostacolata da una classe politica autoreferenziale, dalla corruzione, dal linguaggio tendenzioso e violento di esponenti del mondo politico. La democrazia è minacciata da modifiche costituzionali in senso verticistico e di differenziazione dei territori e dall’attacco all’indipendenza della magistratura.

6 – Le risorse necessarie al benessere personale e collettivo sono investite nel riarmo, si intende favorire l’opacità del commercio delle armi e dei suoi finanziatori, ci si propone di rinforzare il potenziale militare anche reintroducendo la leva obbligatoria. La propaganda militare entra nelle istituzioni scolastiche d’ogni ordine e grado con pretese “educative”. Proteggere l’ambiente e
contrastare il cambiamento climatico sono visti come ostacoli ad interessi particolari. Nei confronti delle persone migranti o profughe si applicano leggi che mettono a repentaglio la loro vita, le costringono all’irregolarità e a nuove forme di schiavitù, alimentando un senso di insicurezza che avalla politiche securitarie e discriminatorie.

7 – Da questo sistema vogliamo uscire e sentiamo l’urgenza di farlo oggi.

Le nostre speranze

8 – Siamo di fronte a sfide che si possono affrontare davvero solo insieme, per realizzare il cambiamento che crediamo possibile. Quindi, pur mantenendo le nostre specifiche attività, desideriamo unire le nostre forze in linee d’impegno chiare, essenziali, per essere efficaci, come dimostrano i risultati ottenuti in tante occasioni.

9 – Ci ispirano le testimonianze di persone, anche giovanissime, che col loro entusiasmo mantengono viva la volontà di pace, giustizia, democrazia, solidarietà e difesa dell’ambiente.

I nostri impegni

10 – Abbiamo lavorato in cinque Tavoli tematici, che hanno prodotto documenti in cui si esprime forte consapevolezza dell’urgenza di linee d’impegno comuni per un cambiamento personale, della cultura e delle istituzioni.

11 – Formazione – Ci battiamo innanzitutto per una formazione che educhi alla cultura della pace: al rispetto reciproco e al dialogo, alla dignità del lavoro e alla giustizia, ai diritti e alla democrazia, alla nonviolenza e alla cittadinanza globale, alla conversione in chiave ecologica. Essa esige un’informazione libera e corretta.

12 – Pace e Disarmo – Ripudiamo la guerra e chiediamo il cessate il fuoco per tutte le guerre. Pratichiamo la nonviolenza. Vogliamo la riduzione delle spese militari e la riconversione dell’industria militare, la rimozione delle armi nucleari dall’Italia e l’adesione al Trattato che le proibisce, il controllo e la trasparenza sul commercio delle armi, la costituzione di corpi civili di pace per una difesa civile. Sosteniamo l’obiezione alla guerra, la diplomazia anche dal basso, le pratiche di riconciliazione, il dialogo interreligioso, il rinnovamento dell’Onu, un’Europa attivamente neutrale.

13 – Democrazia – La difesa della democrazia richiede il rispetto dei principi costituzionali e dei diritti fondamentali a partire dalla libertà di esprimere e manifestare il dissenso e dal rifiuto di istituzioni verticistiche ed autoritarie, i cittadini e le cittadine devono poter scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni. Le libertà e i diritti costituzionali devono essere riconosciuti e garantiti in modo universale ed egualitario ad ogni persona sul piano sociale e territoriale.

14 – Economia e lavoro – Chiediamo all’UE di assumere un efficace ruolo pubblico, con fiscalità e bilancio propri, per investimenti su transizione ecologica, spesa sociale, beni comuni. Analogamente deve agire il nostro Paese; vogliamo un fisco giusto e progressivo, che promuova buona occupazione e universalità dei diritti sociali; un sistema produttivo orientato al bene comune, finalizzato alla cura e alla riproduzione sociale. Serve dare valore economico e giuridico al lavoro perché le persone siano protagoniste come singoli e collettivamente e affinché vi si affermino democrazia, sicurezza, qualità, diritti e salari adeguati. Chiediamo siano sostenute tutte le pratiche e le azioni sociali a ciò orientate.

 

15 – Ecologia – Dalle istituzioni pretendiamo che mettano in atto un programma di uscita dalle fonti fossili a partire da gennaio 2025, per noi singoli l’invito ad un cambio di rotta, volto a scoprire il valore delle alterità che ci circondano, attraverso le “buone pratiche” ma è alla collettività che ci rivolgiamo con urgenza per l’impatto che il suo agire può significare. Superando, infatti, l’indifferenza e agendo sempre per i “beni comuni” tra cui difesa dei suoli, degli altri esseri viventi e dell’acqua, diventeremo quindi capaci di indicare, in modo costruttivo, alle istituzioni il percorso da intraprendere per una conversione ecologica integrale.

16 – Migrazioni – Chiediamo un governo mondiale dei fenomeni migratori che tuteli i diritti umani delle persone migranti, oggi violati in diverse parti del mondo. All’Unione Europea chiediamo di garantire il diritto di asilo mettendo fine alle politiche di “esternalizzazione” delle frontiere. All’Italia chiediamo di superare la “Bossi-Fini” prevedendo norme che rendano realmente possibili gli ingressi per chi ricerca lavoro, di non ostacolare il soccorso dei migranti, di attivare politiche efficaci per l’accoglienza e l’inclusione dei richiedenti asilo, di mettere in pratica politiche per il contrasto alle discriminazioni (in particolare nell’accesso alla casa) e la promozione delle pari opportunità per gli immigrati e per i loro figli.

“Un mondo altro per costruire la Pace”

 

 

 

Commento di Alfonso Navarra – Disarmisti esigenti

L’evento di Verona ha confermato l’impegno scomodo dell’attuale Pontefice contro le armi e contro la guerra. Ed è significativo che Francesco abbia sorretto la bandiera della pace insieme a Padre Alex Zanotelli, riconoscendone una particolare responsabilità nel promuovere ed animare il nuovo movimento popolare“ che dovrà cambiare il mondo per costruire la pace”.

Noi sosteniamo con autonomia critica di “laici” il Papa pacifista; abbiamo fiducia in Padre Alex Zanotelli come riferimento per l’attuazione del “Manifesto per la pace” emerso dall’Arena di Verona.

Papa Francesco, nel concludere “Arena di pace”, ha invitato a cercare l’unità invece che l’uniformità” perché la società che ha paura della pluralità è psicologicamente avviata al suicidio”.

Bene, prendendolo in parola, staremo molto attenti a distinguere anche all’interno delle Chiese e delle religioni, organismi complessi, ambigui e contraddittori, i sinceri “artigiani della pace” dai “Ponzi Pilati”: la loro indifferenza e compromissione con i poteri temporali prestano il fianco alle strumentalizzazioni di Dio che caratterizzano troppe guerre combattute oggi (a cominciare da quelle in Ucraina e nel Medio Oriente!).

Con questo spirito costruttivo, riproponiamo la lettera che abbiamo inviato a Sergio Paronetto, responsabile del Gruppo Disarmo all’interno dell’Arena di Pace.

All’utile base di priorità per i movimenti di base, emerse dal Gruppo, noi, Disarmisti esigenti, proponiamo di aggiungere delle specificazioni, che rispondono ad una idea di nonviolenza come forza non solo etica ma politica, collegata alla “terrestrità”: un altro nome possibile per l’ecologia integrale e sociale, per la quale non è l’Umanità la padrona della Terra, ma è una parte organica di un ecosistema vivente (“Creato”) che ha la responsabilità di custodire.

Ci preme anche sottolineare che esiste un antimilitarismo nonviolento di natura laica, incarnato da organizzazioni centenarie (come, ad esempio, la War Resisters’ International): non possono essere sottovalutate se non addirittura ignorate nella loro tradizione e nel loro spessore autonomo.

Sarebbe opportuno che questa dimensione laica del pacifismo venisse coltivata e interloquita, non in contrapposizione all’area cattolica (o cristiana, o religiosa in genere); ma anche come presa d’atto che la gran parte del popolo, che oggi dobbiamo servire e unire contro la guerra, è per lo più secolarizzato e laico, in virtù dei profondi cambiamenti sociali e culturali intervenuti nelle società contemporanee.

 

 


Sabato all’Arena di Verona: “facciamo finire le guerre”

Sabato a Verona 12.500 persone manifestano per la pace

Su una idea iniziale di padre Zanotelli e poi con il sostegno di molte associazioni per la pace italiane si è realizzata “Arena di pace” con una grande partecipazione.

All’Arena di Verona si è scritto un piccolo capitolo di storia di quest’epoca contemporanea lacerata dai conflitti quando nell’antico anfiteatro romano sono riecheggiate le parole di Maoz Inon, israeliano, a cui Hamas ha ucciso i genitori il 7 ottobre, e Aziz Sarah, a cui la guerra ha strappato il fratello, assassinato dai soldati israeliani.

Due imprenditori, due rappresentanti del tavolo sull’economia di lavoro ma soprattutto di due popolazioni ora in guerra, che, l’uno accanto all’altro, hanno voluto condividere la loro testimonianza con le 12.500 persone che hanno partecipato all’incontro “Giustizia e Pace si baceranno”, culmine dell’intera visita del Papa a Verona.

Si sono abbracciati alla fine, poi hanno abbracciato pure Francesco, mandando al mondo un segnale di quanto siano vere le parole del Papa, a volte anche contestate, che un terreno per rincontrarsi come fratelli c’è ed è proprio la comune sofferenza.

La sofferenza di due popoli, una testimonianza di pace dalla Terra Santa

“È un grande onore essere qui, lei è un leader della pace, siamo qui con 12 mila costruttori di pace, vi portiamo una testimonianza di pace dalla Terra Santa”, hanno esordito.
“Papa Francesco, sono Maoz Inon, vengo da Israele e i miei genitori sono stati uccisi da Hamas…
Papa Francesco, mi chiamo Aziz Sarah, vengo dalla Palestina e questa guerra, i soldati israeliani mi hanno strappato mio fratello”, hanno detto.
“Il nostro dolore, la nostra sofferenza ci ha riavvicinati per creare un futuro migliore”.

Standing ovation nell’Arena di Verona

L’intera Arena si alzata in piedi nel sentire queste parole.
Bandiere della pace e fazzoletti bianchi hanno sventolato e i due uomini si sono stretti le mani sollevandole in alto.
Ancora abbracciati, affiancati da Roberto Romano del gruppo di lavoro sull’economia, hanno proseguito: “Siamo imprenditori… Non ci può essere pace senza un’economia di pace. Un’economia che non uccide. Un’economia basata sulla giustizia. E chiediamo: i giovani come possono essere imprenditori di pace quando i luoghi di formazione sono spesso influenzati dal paradigma tecnocratico e dalla cultura del profitto ad ogni costo?”.

L’abbraccio col Papa

Francesco ha ascoltato rapito il loro intervento e subito si è alzato in piedi quando ha visto i due uomini dirigersi verso di lui.
Un abbraccio, due abbracci, un abbraccio di gruppo, con la testa del Pontefice che affondava sulle spalle di Maoz e Aziz. Poi una stretta di mano fortissima: “Grazie fratelli!”.

Volontà di pace, progetto per il futuro

Tutto intorno, urla e applausi, interrotti quando il Papa ha preso la parola e, a braccio, ha voluto commentare il momento appena vissuto.
“La sofferenza di questi due fratelli è la sofferenza di due popoli”, ha scandito. “Non si può dire nulla, non si può dire nulla… Loro hanno avuto il coraggio di abbracciarsi – ha aggiunto indicandoli con la mano – e questo non solo è coraggio e testimonianza di voler la pace, ma anche un progetto di futuro”.

Abbracciarsi. Ambedue hanno perso i famigliari, la famiglia si è rotta per questa guerra

“A che serve la guerra?”, ha domandato Francesco. “Per favore facciamo un piccolo spazio di silenzio, per sentire. E guardando l’abbraccio di loro due ognuno dal suo cuore preghi il Signore per la pace e prenda una decisione interiore di fare qualcosa per finire con le guerre”. L’ovazione si è tramutata in silenzio.

Il pensiero ai bambini

Francesco ha ripreso la parola: “Pensiamo ai bambini, questa guerra, le tante guerre, quale futuro avranno?”. Il pensiero, come sempre, è andato ai bambini: quelli ucraini che “non sanno sorridere”, che “con la guerra perdono il sorriso”. “Pensiamo ai vecchi – ha aggiunto il Papa – che hanno lavorato tutta la vita per portare avanti questi due Paesi e adesso una sconfitta”.
Una sconfitta storica è una sconfitta di tutti noi. Preghiamo per la pace e diciamo a questi due fratelli che portino questo desiderio nostro e la volontà di lavorare per la pace al loro popolo.

La voce delle donne israeliani e palestinesi

Le lacerazioni che vive il Medio Oriente sono risuonate nell’Arena di Verona anche attraverso le testimonianze di alcune donne israeliane e palestinesi. Madri, mogli, giovani, anziane, che hanno presentato al Papa il dolore per “le tragedie” vissute nei mesi di guerra e anche il lavoro, attraverso movimenti e organizzazioni da loro stesse fondate, “per porre fine a questo conflitto”.

Yael Admi, co-fondatrice del movimento israeliano Women Wage Peace, ha chiesto di sostenere l’Appello delle Madri che domanda la “fine del terribile ciclo di spargimenti di sangue con un’azione politica responsabile e coraggiosa”.

Reem Al-Hajajrah, venuta dal campo profughi di al-Duheisha di Betlemme, “città della pace”, fondatrice del movimento Women of the Sun, si è fatta portavoce delle “madri palestinesi che reclamano una vita migliore per loro stesse e per i loro figli perché non voglio altra morte”. “Con il Suo sostegno, possiamo ricostruire le nostre vite, le nostre case e proteggere la libertà e la dignità del popolo palestinese”, ha detto a Francesco. “Abbiamo bisogno della pace come dell’acqua e dell’aria”.

Ancora Hiam Tannous, cristiana israelo-palestinese, appartenente al popolo palestinese e residente nello Stato di Israele: “Il mio cuore soffre e sanguina, perché il mio popolo è in guerra con il mio Stato. È una sensazione terribile, sconosciuta agli altri arabi”, ha detto. E ha chiesto aiuto al Papa “per realizzare l’impossibile, attuare il cambiamento storico che tutti aspettiamo: riportare la pace in Terra Santa”.

Da parte sua, Nivine Sandouka, palestinese, direttore regionale dell’Alleanza per la pace in Medio Oriente (ALLMEP), la più grande rete di costruttori di pace israeliani e palestinesi nella regione, si è appellata invece al G7 e alla comunità internazionale affinché “supportino un processo di pace dall’alto verso il basso multilaterale abbinato ad un approccio dal basso verso l’alto che metta la società civile, in particolare gli operatori di pace israeliani e palestinesi, al centro di questo processo”.

Tessitrici di dialogo in Terra Santa

Impressionato dalla testimonianza di queste donne, definite “coraggiose costruttrici di ponti”, Papa Francesco ha esortato a guardare proprio a loro per trovare la pace. E alle donne stesse, il Vescovo di Roma ha detto: “Voi, però, tessitrici e tessitori di dialogo in Terra Santa, chiedete ai leader mondiali di ascoltare la vostra voce, di coinvolgervi nei processi negoziali, perché gli accordi nascano dalla realtà e non da ideologie”.
Le ideologie non hanno piedi per camminare, non hanno mani per curare le ferite, non hanno occhi per vedere le sofferenze dell’altro. La pace si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli coinvolti.

Non seminare morte, distruzione e paura

Da qui un preciso mandato: “Non diventate spettatori della guerra cosiddetta ‘inevitabile’”.
Non seminiamo morte, distruzione, paura. Seminiamo speranza! È quello che state facendo anche voi, in questa Arena di Pace. Non smettete. Non scoraggiatevi.

A conclusione di questo appello, Bergoglio ha fatto suo l’indimenticabile invito di don Tonino Bello: “In piedi costruttori di pace!”.
E tutta l’Arena di Verona si è effettivamente alzata in piedi.

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