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martedì 7 maggio 2024

E TU? MORIRESTI PER LA NATO?



articoli e video di Gianandrea Gaiani, Pino Arlacchi, Giuliano Marrucci, Raniero la Valle, Mike Whitney, Andrea Zhok, Fiammetta Cucurnia, Giordano Zordan, Elena Basile, Kit Klarenberg, Stefano Zecchinelli, Fabrizio Poggi


DA TRIESTE A LECCO NUOVE MOBILITAZIONI CONTRO LA GUERRA E CONTRO CHI CI GUADAGNA

Di Konrad Nobile per ComeDonChisciotte.org

Riceviamo e diffondiamo le locandine di due cortei che si terranno a breve.

Nell’ultimo articolo scritto per ComeDonChisciotte “LA GRANDE GUERRA IN ARRIVO: NON SE MA QUANDO”  concludevo auspicando e invitando alla mobilitazione contro l’attuale minaccioso clima di guerra e chi lo alimenta.

Ebbene fortunatamente qualcosa si muove e, in merito, segnaliamo che tra le varie iniziative si terranno due importanti cortei.

Sabato 11 maggio, a partire dalle ore 17:30, si svolgerà a Trieste una manifestazione per richiedere politiche di pace e la neutralità della città di Trieste (1), oltre che per solidarizzare con la Palestina e dimostrare la contrarietà alla NATO e alle sue guerre.

L’evento di Trieste viene organizzato, promosso e sostenuto da diverse realtà (i promotori ufficiali sono “Fronte della Primavera Triestina”, “Coordinamento No Green Pass e Oltre di Trieste”, “Alister”, “Insieme Liberi FVG” e “La Tavola per la Pace FVG”) e persone coordinatesi per l’occasione e che, percepita la drammaticità dell’attuale periodo, hanno sentito la necessità di mobilitarsi e chiamare la popolazione a far sentire la sua voce.

 

Sabato 18 maggio, si terrà invece a Lecco un corteo organizzato dalla locale “Assemblea Permanete Contro le Guerre”.  Il corteo avrà luogo nella città nella quale trova sede la nota azienda produttrice di munizioni Fiocchi Munizioni Spa, ditta partecipata dalla multinazionale del militare “Czechoslovak Group” che esporta proiettili in tutto il mondo.

Proprio per dare un concreto contributo contro la guerra e la militarizzazione ecco che da Lecco ci si muove per denunciare e contrastare l’operato di chi dalla guerra e dal traffico di armi ci guadagna.

Come scrivono gli organizzatori sul volantino del corteo, “in questi tempi di guerra, è necessario partire dal qui ed ora per inceppare gli ingranaggi del militarismo mondiale” e “Per non divenire complici delle carneficine che stiamo vivendo in tutto il mondo è necessario agire”.

Ebbene, confidando nella riuscita di questi cortei (e sperando che siano dei tasselli iniziali per una ampia e concreta opposizione alle nostrane politiche guerrafondaie), riceviamo e diffondiamo le locandine dei due eventi, riportando nel caso di Trieste anche il testo di chiamata al corteo.

 

CORTEO PER LA PACE E PER UNA TRIESTE NEUTRALE, 11 MAGGIO, TRIESTE

Testo di chiamata al corteo:

E TU? MORIRESTI PER LA NATO?”

La promessa infranta dall’occidente di non espandere la NATO “neanche un centimetro più ad est”, fatta in seguito al crollo dell’ Unione Sovietica, sta trascinando il mondo in una nuova guerra mondiale.

 L’imperialismo occidentale, scosso da una profonda crisi economica e dal riordinamento dell’assetto geopolitico, continua ad alimentare l’escalation militare in Ucraina per difendere la propria egemonia sul mondo.

Non da ultimo arrivano le allarmanti dichiarazioni del presidente francese Macron, che dice di non escludere l’invio di truppe francesi in Ucraina, il che ci lascia immaginare che il peggio debba ancora venire.

 Similmente il genocidio del popolo palestinese che, in pochi mesi, ha causato almeno 33 mila morti, dimostra come l’occidente ed i suoi vasalli siano pronti a tutto pur di mantere integro il proprio giogo oppressivo.

L’indiscriminato massacro a Gaza e l’indomita lotta della resistenza palestinese danno ulteriore testimonianza dell’aggravamento dello stato di crisi dell’egemonia occidentale e dei suoi piani.

 Su ogni fronte il macello continua e si intensifica, nonostante la sempre più marcata  contrarietà dell’opinione pubblica. Il clima di guerra viene sempre più apertamente alimentato e sostenuto dalle istituzioni politiche e statuali.

 Ma, mentre i nostri politici parlano di investire in truppe ed armamenti, ampi strati della popolazione vengono spremuti dall’aumentare dell’inflazione e da condizioni di vita e lavorative sempre più precarie.

 Questo anche nella nostra città che, data la sua posizione strategica e con il suo porto, rimane un polo cruciale nella scacchiera geopolitica usata dai padroni del mondo.

Il diritto internazionale però è chiaro: Trieste deve essere una città neutrale, demilitarizzata e dotata di un porto franco internazionale aperto a tutti gli Stati del mondo – inclusi quelli non allineati all’ ordine atlantista.  Lo Stato italiano e la NATO stanno però violando il Trattato di Pace di Parigi del 1947 che impone questo status, trascinando pure la città di Trieste e la sua popolazione nel delirio bellico. A riprova di ciò ci sono le recenti dichiarazioni del ministro Urso, che ha definito Trieste “il porto di Kiev“.

 Il nostro territorio, che per diritto dovrebbe essere libero e demilitarizzato, può ormai contare soltanto sulla volontà delle persone che lo vivono veramente. Quando le istituzioni sono vendute agli interessi bellici è compito nostro opporci a tali sfruttamenti e combattere per la demilitarizzazione e la pace.

Scendiamo assieme in piazza l’11 Maggio – data scelta simbolicamente anche per la vicinanza alla Giornata della Vittoria sul Nazismo, che si celebra il 9 Maggio e che dovrebbe appartenere a tutti i popoli del mondo.

Facciamo sentire la nostra voce contro la NATO, l’escalation militare e per una Trieste non soggiogata all’interesse dell’ imperialismo!

Che si senta ovunque la nostra voce, proveniente da una città aperta, una città che vuole pace, fratellanza, solidarietà e libertà!”

CORTEO “DISARMIAMO LA FIOCCHI”, 18 MAGGIO, LECCO

da qui

 

 

PINO ARLACCHI – “Effetto Kissinger”: come l’Europa è stata suicidata dagli USA

Nessun paese ha mai tratto profitto da una guerra prolungata
Sun Tzu, V secolo A.C.

Diceva Henry Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale. E nel caso dell’Europa odierna la fatalità, il “fattore Kissinger”, consiste nel suicidio economico impostole dagli Stati Uniti e culminato con la guerra in Ucraina, ma preparato e istigato da lungo tempo. La vocazione autodistruttiva del nostro continente è stata preconizzata da Nietzsche due secoli fa con il concetto di “nichilismo europeo”. La sua prova generale sono state le due guerre mondiali del Novecento, e il percorso verso la soluzione finale è iniziato con il vassallaggio verso gli Usa instaurato dopo il 1945. La sudditanza dell’Europa non è stata lineare. Si è dipanata in fasi alterne, con sussulti di indipendenza durante i quali il Vecchio continente ha reclamato la sua sovranità.

Il più importante sobbalzo ha prodotto la nascita dell’Unione europea e di una valuta, l’euro, potenzialmente alternativa al dollaro. Ma si è poi caduti sempre più in basso, fino alla corrente fase terminale.

La rottura con la Russia del 2022, con la guerra in Ucraina, capovolge il cammino verso Est dell’Unione europea e vanifica la formula del suo capitalismo. Questa rottura comporta tre conseguenze letali, destinate ad aggravarsi nei prossimi anni salvo reazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. Il primo effetto è la prosecuzione della stagnazione di lungo periodo del capitalismo europeo iniziata negli anni 70. Le previsioni del Fondo monetario parlano chiaro: il Pil dell’Unione resterà vicino allo zero per almeno tre anni, in controtendenza rispetto a quello degli Usa, della Russia e del resto del mondo.

Lo stop è dovuto in massima parte alle sanzioni contro il petrolio e il gas che l’Europa acquistava a basso prezzo dalla Russia prima del 2022. Petrolio e gas che dopo lo scoppio della guerra vengono acquistati dagli Usa a prezzi fino a 4-5 volte superiori.

Nessuno parla dei veri termini della questione dei rifornimenti di energia. Troverete centinaia di articoli su quanto siamo stati bravi a ridurre nel giro di un anno le importazioni di gas dalla Russia, senza che quasi alcuno di essi parli dei folli prezzi della bolletta energetica pagata ora agli Stati Uniti. Gli Usa hanno spinto gli alleati europei verso sanzioni estreme contro Mosca. Dopo poche settimane dall’inizio delle ostilità hanno pressato l’Ucraina a combattere invece di concludere un accordo già quasi negoziato. E hanno completato l’opera distruggendo il gasdotto Nord Stream nel settembre 2022: tutto alla luce del sole, dopo che Biden aveva avvertito gli alleati che quel gasdotto era condannato. Un atto di guerra contro la Germania ingoiato dalla sua élite come se nulla fosse. È con questi metodi che gli Stati Uniti si sono assicurati il primo posto tra gli esportatori di gas liquefatto verso l’Europa e verso il mondo.

L’Europa è divenuta, inoltre, la prima destinazione del loro petrolio: 1,8 milioni di barili al giorno contro 1,7 verso l’Asia e l’Oceania. Un colpo “alla Kissinger” contro gli alleati d’oltreatlantico che il centro Bruegel ha valutato costare quasi un punto e mezzo del Pil dell’Unione europea. Un colpo che è il costo più grande della guerra Nato contro la Russia.

Sommato alle spese in armamenti e agli altri oneri della belligeranza, siamo intorno – sempre secondo Bruegel – a 316 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’Unione nel 2022. Cifra aumentata nel 2023 e che corrisponde, guarda caso, alla differenza tra il +2,4 del Pil Usa e il +0,4 dell’Unione. Il tutto tramite contratti-capestro firmati con gli Usa dalla Von der Leyen e da vari governi europei che proteggono lo Zio Sam da eventuali rinsavimenti della controparte tramite scadenze pluriquinquennali. L’aumento dei prezzi dell’energia, inoltre, è responsabile del 40% dell’aumento dell’inflazione in Europa. E un altro 40% è dovuto ai superprofitti degli importatori europei di gas. Non ci si deve meravigliare, allora, se Politico.eu raccoglie gli sfoghi di alti dirigenti di Bruxelles “furiosi con l’Amministrazione Biden che sta accumulando una fortuna con la guerra a spese dei Paesi europei. Gli Stati Uniti sono il Paese che sta approfittando di più dalla guerra perché vendono più gas a prezzi più alti, e perché vendono più armi” (24.11.2022).

Ma la storia del nichilismo europeo non si ferma qui. Il secondo elemento letale è la secca perdita di competitività delle industrie europee rispetto a quelle americane causata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Non c’è industria manifatturiera nostrana che possa reggere un costo dell’energia 4 volte maggiore di quello sostenuto dalla concorrenza. Non troverete cenno al “fattore Kissinger” nei rapporti angosciati e codardi di Draghi e di Letta sul futuro del sistema Europa. Il Paese più bastonato (o meglio, auto-bastonato) è stato la Germania, che sta assistendo alla distruzione della sua base industriale e alla fuga di centinaia delle sue imprese verso gli Stati Uniti. Attratte, queste ultime, anche dagli incentivi dell’Inflation Reduction Act. Un mix di misure di favore equivalenti ai famigerati “aiuti di Stato” di Bruxelles che Biden sta distribuendo a piene mani agli “amici” d’oltreatlantico per far trasferire negli Usa pezzi interi del loro apparato produttivo.

La mitica Germania è diventata un Paese in via di de-industrializzazione nonché la nazione con la peggiore performance tra tutte le economie avanzate: Pil a -0,3% nel 2023-24. La terza pozione letale che deve trangugiare l’Europa è la fine del suo modello di crescita degli ultimi trenta anni, basato sulla Russia e sulla Cina. È stato proprio Josep Borrell a dichiarare candidamente agli ambasciatori Ue, nell’ottobre 2022, che “la nostra prosperità si è basata sulla Cina e sulla Russia: energia e mercato. Energia a basso costo dalla Russia e accesso al mercato cinese per importazioni, esportazioni, investimenti e beni di consumo a basso prezzo… Quel mondo non c’è più”. Il tramonto di quella formula di crescita ha spinto ciò che resta del capitalismo europeo in un vicolo cieco. La Russia ha reagito allo scontro con l’Europa accelerando la sua integrazione in uno spazio economico asiatico sempre più vincente. In soli due anni il commercio della Russia con l’Asia è passato dal 26 al 71%. In questo spazio Cina e India diventano ancora più competitive rispetto a Europa e Stati Uniti grazie allo sconto sui prezzi degli idrocarburi importati adesso dalla Russia. Uno spazio divenuto, inoltre, più sicuro perché le transazioni tra le potenze maggiori dell’Asia avvengono ora tramite le loro valute nazionali invece che con i dollari.

C’è qualcuno in grado di affermare, allora, che esista un modello di crescita del capitalismo europeo alternativo a quello appena distrutto dal “fattore Kissinger”? Potranno mai i balbettii neoliberali su “più mercato” e “più Europa” sostituire una credibile nuova narrativa sul posto dell’Europa nell’ordine mondiale post-americano e multipolare emerso ormai nitidamente?

da qui


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domenica 14 aprile 2024

COME LA CIA E L’MI6 HANNO CREATO L’ISIS - Kit Klarenberg

Contrariamente alla sua rappresentazione mainstream, che lo vede ispirato esclusivamente dal fondamentalismo religioso, Daesh è soprattutto un'organizzazione di sicari a pagamento.

Dopo sole 24 ore dall’orribile eccidio del 22 marzo al Crocus City Hall di Mosca, che ha provocato la morte di almeno 137 persone innocenti e il ferimento di altre 60, i funzionari statunitensi avevano attribuito la responsabilità del massacro all’ISIS-K, la branca di Daesh dell’Asia centro-meridionale. Per molti, la rapidità dell’attribuzione aveva sollevato il sospetto che Washington stesse attivamente cercando di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale e del governo russo dai veri colpevoli – l’Ucraina e/o la Gran Bretagna, il principale sponsor per procura di Kiev.

Non sono ancora emersi tutti i dettagli su come i quattro terroristi siano stati reclutati, diretti, armati e finanziati, e da chi. I duri metodi di interrogatorio a cui sono stati e senza dubbio continueranno ad essere sottoposti hanno lo scopo di strappare loro queste ed altre informazioni vitali. Di conseguenza, gli assassini potrebbero finire per fare false confessioni. In ogni caso, è probabile che essi stessi non abbiano la minima idea di chi o cosa abbia veramente sponsorizzato le loro mostruose azioni.

Contrariamente alla sua rappresentazione mainstream, che lo vede ispirato esclusivamente dal fondamentalismo religioso, Daesh è soprattutto un’organizzazione che agisce su commissione. I suoi membri, in qualsiasi momento, agiscono per conto di una serie di sponsor internazionali, legati da interessi comuni. I finanziamenti, le armi e gli ordini arrivano ai suoi combattenti in modo tortuoso e opaco. Tra gli autori di un attacco rivendicato dal gruppo e i suoi orchestratori e finanziatori finali ci sono quasi sempre parecchi strati di coperture.

Dato che l’ISIS-K è attualmente schierato contro Cina, Iran e Russia – in altre parole, i principali avversari dell’Impero Statunitense – è doveroso rivedere le origini di Daesh. Emersa apparentemente dal nulla poco più di un decennio fa, l’organizzazione era arrivata ad occupare vaste aree del territorio iracheno e siriano, dichiarando uno “Stato islamico”, che emetteva la propria valuta, i propri passaporti e le proprie targhe automobilistiche.

Nel 2017, i devastanti interventi militari lanciati indipendentemente da Stati Uniti e Russia avevano spazzato via quella costruzione demoniaca. Senza dubbio la CIA e  il MI6 si erano sentiti immensamente sollevati. Dopo tutto, erano completamente sparite anche le domande estremamente scomode sul Daesh. Come vedremo, il gruppo terroristico e il suo califfato non erano emersi come un fulmine in una notte buia, ma a causa di una politica dedicata e determinata, elaborata da Londra e Washington e attuata dalle loro agenzie di spionaggio.

‘Continuamente ostile’

RAND è un “think tank” molto influente, con sede a Washington DC. Finanziato con quasi 100 milioni di dollari all’anno dal Pentagono e da altri enti governativi statunitensi, diffonde regolarmente raccomandazioni sulla sicurezza nazionale, sugli affari esteri, sulla strategia militare e sulle azioni segrete e palesi all’estero. Il più delle volte questi pronunciamenti vengono successivamente adottati come politica.

Ad esempio, un documento di RAND del luglio 2016 sulla prospettiva di una “guerra con la Cina” prevedeva la necessità di saturare l’Europa orientale di soldati statunitensi prima di un conflitto “caldo” con Pechino, poiché in una simile disputa la Russia si sarebbe senza dubbio schierata con il suo vicino e alleato. Era quindi necessario bloccare le forze di Mosca ai suoi confini. Sei mesi dopo, un certo numero di truppe NATO era arrivato nella regione, apparentemente per contrastare “l’aggressione russa”.

Analogamente, nell’aprile 2019 RAND aveva pubblicato Extending Russia. Il documento illustrava “una serie di possibili mezzi” per “indurre la Russia a estendersi eccessivamente”, in modo da “minare la stabilità del regime”. Questi metodi includevano: fornire aiuti letali all’Ucraina, aumentare il sostegno degli Stati Uniti ai ribelli siriani, promuovere un “cambio di regime in Bielorussia”, sfruttare le “tensioni” nel Caucaso, neutralizzare “l’influenza russa in Asia centrale” e in Moldavia. La maggior parte di queste iniziative si erano poi realizzate.

In questo contesto, Unfolding The Long War di RAND del novembre 2008 è una lettura inquietante. Il documento esplorava i modi in cui avrebbe potuto essere portata avanti la guerra globale al terrorismo degli Stati Uniti una volta che le forze della coalizione avessero formalmente lasciato l’Iraq, secondo i termini dell’accordo di ritiro firmato da Baghdad e Washington lo stesso mese. Questo ritiro minacciava per definizione il dominio anglo sulle risorse petrolifere e di gas del Golfo Persico, che sarebbero rimaste “una priorità strategica” una volta terminata ufficialmente l’occupazione.

“Questa priorità sarà fortemente connessa con quella di proseguire una lunga guerra”, aveva dichiarato RAND. Il think tank aveva poi proposto una strategia “divide et impera” per mantenere l’egemonia statunitense in Iraq, nonostante il vuoto di potere creato dal ritiro. Sotto i suoi auspici, Washington avrebbe sfruttato “le linee di frattura tra i vari gruppi salafiti-jihadisti [iracheni] per metterli l’uno contro l’altro e dissipare le loro energie in conflitti interni”, mentre “avrebbe sostenuto governi sunniti autorevoli contro un Iran sempre ostile”:

“Gli Stati Uniti e i loro alleati locali potrebbero utilizzare gli jihadisti nazionalisti per lanciare campagne per procura al fine di screditare gli jihadisti transnazionali agli occhi della popolazione locale… Questo sarebbe un modo economico per guadagnare tempo… fino a quando gli Stati Uniti non saranno in grado di riportare la loro piena attenzione sulla regione. I leader statunitensi potrebbero anche scegliere di capitalizzare il prolungato conflitto sciita-sunnita… schierandosi dalla parte dei regimi sunniti conservatori contro i movimenti di emancipazione sciita nel mondo musulmano”.

Il grande pericolo

Era stato così che la CIA e l’MI6 avevano a sostenere gli “jihadisti nazionalisti” in tutta l’Asia occidentale. L’anno successivo, Bashar Assad aveva rifiutato la proposta del Qatar di convogliare le vaste riserve di gas di Doha direttamente in Europa, attraverso un gasdotto da 10 miliardi di dollari e lungo 1.500 chilometri che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia. Come ampiamente documentato dai cablogrammi diplomatici pubblicati da WikiLeaks, i servizi segreti statunitensi, israeliani e sauditi avevano immediatamente deciso di rovesciare Assad fomentando una ribellione locale e, a tale scopo, avevano iniziato a finanziare i gruppi di opposizione.

Questo sforzo aveva avuto un’accelerazione nell’ottobre 2011, quando il MI6 aveva reindirizzato armi e combattenti estremisti dalla Libia alla Siria, sulla scia dell’assassinio in diretta tv di Muammar Gheddafi. La CIA aveva supervisionato l’operazione, usando i britannici come attori indipendenti per evitare di notificare al Congresso le sue macchinazioni. Solo nel giugno 2013, con l’autorizzazione ufficiale dell’allora Presidente Barack Obama, le macchinazioni dell’Agenzia a Damasco erano state formalizzate – e successivamente ammesse – con il titolo “Timber Sycamore“.

In quel periodo, i funzionari occidentali si riferivano universalmente ai loro proxy siriani come “ribelli moderati”. Tuttavia, Washington era ben consapevole che i suoi surrogati erano pericolosi estremisti, che cercavano di ritagliarsi un califfato fondamentalista nei territori da loro occupati. Un rapporto dell’agosto 2012 della Defense Intelligence Agency (DIA) statunitense, pubblicato in base alle leggi sulla libertà d’informazione, osservava che gli eventi a Baghdad stavano “prendendo una chiara direzione settaria”, con i gruppi salafiti radicali che “erano le forze principali che guidavano l’insurrezione in Siria”.

Queste fazioni includevano l’ala irachena di Al Qaeda (AQI) e la sua propaggine ombrello, lo Stato Islamico dell’Iraq (ISI). Le due organizzazioni avevano poi dato vita al Daesh, una prospettiva che il rapporto della DIA non solo aveva previsto, ma apparentemente avallato:

“Se la situazione si sblocca, c’è la possibilità di stabilire nella Siria orientale un principato salafita, dichiarato o non dichiarato… Questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano… L’ISI potrebbe anche dichiarare uno Stato islamico attraverso la sua unione con altre organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria, il che creerà un grande pericolo”.

Nonostante queste gravi preoccupazioni, la CIA aveva continuamente inviato ingenti carichi di armi e denaro ai “ribelli moderati” siriani, ben sapendo che questi “aiuti” sarebbero quasi inevitabilmente finiti nelle mani del Daesh. Inoltre, la Gran Bretagna aveva contemporaneamente gestito programmi segreti dal costo milionario per addestrare i paramilitari dell’opposizione all’arte di uccidere, fornendo al contempo assistenza medica agli jihadisti feriti. Londra aveva anche donato diverse ambulanze, acquistate dal Qatar, ai gruppi armati del Paese.

I documenti trapelati indicano che il rischio che le attrezzature e il personale così addestrato andassero persi a favore di Al-Nusra, Daesh e altri gruppi estremisti in Asia occidentale era stato giudicato inevitabilmente “alto” dall’intelligence britannica. Tuttavia, non c’era stata alcuna strategia concomitante per contrastare questo rischio e i programmi illeciti erano proseguiti senza sosta. Quasi che addestrare e armare Daesh fosse proprio il risultato desiderato.

da qui

sabato 24 giugno 2023

DOCUMENTI ESCLUSIVI SU GLADIO RIVELANO IL RUOLO DI LONDRA NELLE ARMATE TERRORISTICHE DELLA NATO

 


File declassificati gettano una luce inquietante sulle origini e sul funzionamento interno dell’Operazione Gladio, un piano segreto della NATO che schierava milizie terroristiche fasciste in tutta Italia. Le spie di Londra hanno applicato queste lezioni in Ucraina?

Documenti del Ministero degli Esteri britannico appena declassificati hanno aggiunto dettagli inquietanti alla storia dell’Operazione Gladio.

L’operazione segreta fu scoperta nel 1990, quando il pubblico apprese che la CIA, l’MI6 e la NATO addestravano e dirigevano un esercito clandestino di unità paramilitari fasciste in tutta Europa, impiegando le proprie risorse per minare gli oppositori politici, anche attraverso falsi attacchi terroristici.

Tra loro c’era un giovane Silvio Berlusconi, l’oligarca dei media che ha ricoperto la carica di Primo Ministro italiano in quattro governi diversi tra il 1994 e il 2011. In elenco con gli altri affiliati come membro della P2, la congrega segreta di élite politiche dedite agli obiettivi di Gladio durante la Guerra Fredda, Berlusconi – morto il 12 giugno scorso – si è indubbiamente portato nella tomba alcuni segreti importanti.

È quasi impossibile credere che le verità scomode non siano state eliminate dalla documentazione britannica sull’Operazione Gladio prima della loro declassificazione.

Tuttavia, il materiale recentemente disponibile è molto illuminante. Coprendo un periodo di dodici mesi piuttosto movimentato dopo la prima rivelazione pubblica dell’esistenza di Gladio, i documenti illustrano come l’apparato di intelligence estera di Londra tenesse d’occhio l’evolversi degli eventi del continente.

I documenti non solo gettano nuova luce sulla vicenda della cospirazione, ma sottolineano l’importanza di Gladio nel momento in cui l’intelligence britannica si unisce alle sue controparti americane in operazioni che oggi coinvolgono forze militari terroristiche segrete dalla Siria all’Ucraina.

Diversi passaggi disseminati nella documentazione suggeriscono con forza che i britannici sapevano molto di più di quanto hanno ammesso pubblicamente su azioni criminali clamorose, tra cui il tentativo di rovesciare il Governo italiano alleato e il rapimento e l’omicidio del suo leader.

Una rete di resistenza clandestina

Gladio consisteva in una costellazione di eserciti paramilitari anticomunisti ‘stay behind’, la cui missione apparente era di respingere l’Armata Rossa in caso di invasione sovietica. In realtà, queste forze commisero innumerevoli atti violenti e criminali come parte di una ‘strategia della tensione‘ progettata per screditare la sinistra e giustificare un giro di vite securitario da parte dello Stato.

Come ha spiegato Vincenzo Vinciguerra, un agente di Gladio, incarcerato a vita nel 1984 per un attentato dinamitardo in Italia che ha ucciso tre poliziotti e ne ha feriti due:

“Dovevi attaccare i civili, le donne, i bambini, le persone innocenti al di fuori dell’arena politica. Il motivo era semplice: costringere l’opinione pubblica a rivolgersi allo Stato e a chiedere maggiore sicurezza… Le persone avrebbero scambiato volentieri la loro libertà con la sicurezza di poter camminare per strada, salire sui treni o entrare in una banca. Questa era la logica politica alla base degli attentati. Rimangono impuniti perché lo Stato non può condannare se stesso”.

Lo scandalo scatenato nelle capitali occidentali dalla scoperta di Gladio domino’ i titoli dei principali giornali per mesi. Il Parlamento europeo rispose approvando una risoluzione che condannava l’esistenza di una “organizzazione parallela clandestina di intelligence e di operazioni armate [che] è sfuggita a tutti i controlli democratici, può aver interferito illegalmente negli affari politici interni degli Stati membri [e] ha a disposizione arsenali e risorse militari indipendenti… mettendo così a rischio le strutture democratiche dei Paesi in cui opera”.

La risoluzione chiedeva indagini giudiziarie e parlamentari indipendenti su Gladio in ogni Stato europeo. Ma a parte le indagini in Belgio, Italia e Svizzera, non si è mai concretizzato nulla di concreto.

Per di più, gli investigatori hanno redatto in modo molto minimale le loro scoperte, evitando di farle tradurre in inglese. Ciò può contribuire a spiegare perché lo scandalo di portata storica è stato oggi in gran parte dimenticato.

In questo contesto, i documenti appena declassificati potrebbero essere una delle fonti primarie più preziose, in grado di offrire nuovi spunti sulle origini e sul funzionamento interno delle milizie terroristiche segrete della NATO in Italia.

Prendiamo ad esempio un promemoria (vedi qui) preparato da Francesco Fulci, rappresentante permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, che fu condiviso in occasione di una riunione ‘super ristretta’ del 6 novembre 1990 del Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale politico della NATO, e poi trasmesso ad alti funzionari britannici in patria e all’estero.

Basato su una nota fornita dall’allora premier Giulio Andreotti al “Capo della Commissione Parlamentare Italiana che indaga sugli incidenti terroristici”, l’aide-mémoire inizia osservando che dopo la Seconda Guerra Mondiale, le agenzie di intelligence occidentali hanno escogitato “mezzi di difesa non convenzionali, creando nei loro territori una rete nascosta di resistenza volta ad operare, in caso di occupazione nemica, attraverso la raccolta di informazioni, il sabotaggio, la propaganda e la guerriglia”.

Secondo quanto riportato nella nota, le autorità di Roma iniziarono a gettare le basi di tale organizzazione nel 1951. Quattro anni dopo, l’Intelligence militare italiana (SIFAR) e “un corrispondente servizio alleato” – un riferimento alla CIA – si accordarono formalmente sull’organizzazione e sulle attività di una “rete clandestina post-occupazione”:

“Gladio era formata da agenti attivi sul territorio che, per età, sesso e attività, potevano ragionevolmente evitare l’eventuale deportazione e l’incarcerazione da parte degli occupanti stranieri; facile da gestire anche da una struttura di comando al di fuori del territorio occupato; a livello top secret e quindi suddivisa in ‘cellule’ in modo da ridurre al minimo ogni possibile danno causato da defezioni, incidenti o penetrazione nella rete”.

La “rete di resistenza clandestina” era suddivisa in rami separati, che coprivano le operazioni informative, il sabotaggio, la propaganda, le comunicazioni radio, il cifrario, la ricezione e l’evacuazione di persone ed equipaggiamenti. Ognuna di queste strutture doveva operare in modo autonomo, “con collegamenti e coordinamento assicurati da una base esterna”.

Il SIFAR creò una sezione segreta per reclutare e addestrare gli agenti di Gladio. Nel frattempo, manteneva cinque “unità di guerriglia di pronto impiego in aree di particolare interesse” in tutta Italia, che attendevano di essere attivate su base continua.

I “materiali operativi”, tra cui un’ampia varietà di esplosivi, armi – come mortai, bombe a mano, pistole e coltelli – e munizioni erano nascosti in 139 nascondigli segreti sotterranei in tutto il Paese.

Nell’aprile 1972, “per migliorare la sicurezza”, questi arsenali furono riesumati e trasferiti negli uffici dei Carabinieri.

Solo 127 dei depositi di armi furono ufficialmente ritrovati. Il rapporto afferma che almeno due “sono stati molto probabilmente portati via da persone sconosciute” al momento dell’interramento, nell’ottobre 1964. Chi fossero questi agenti e cosa abbiano fatto con le armi rubate è lasciato alla nostra immaginazione.

Coinvolgimento britannico nel tentativo di colpo di Stato

Fulci fu infine interrogato dai partecipanti al summit del Consiglio Nord Atlantico “per sapere se Gladio avesse deviato dai suoi veri obiettivi”. In altre parole, al di là di operare strettamente come una forza “stay behind”, da attivare in caso di invasione sovietica. Anche se “non poteva aggiungere nulla a quanto contenuto nell’aide-mémoire“, Fulci ha confermò che “le armi utilizzate in alcuni incidenti terroristici provenivano da depositi creati da Gladio”.

Questo potrebbe riflettere il fatto che la violenza politica era uno degli “obiettivi propri” di Gladio.

Un rapporto del SIFAR del giugno 1959 portato alla luce dallo storico Daniele Ganser conferma che l’azione di guerriglia contro le “minacce interne” era radicata nell’operazione fin dall’inizio. Nel contesto italiano, questo implicava il terrorizzare sistematicamente la Sinistra.

Mentre il Partito Comunista Italiano saliva nei sondaggi in vista delle elezioni del 1948, la CIA pompo’ denaro nelle casse della Democrazia Cristiana e nella relativa campagna di propaganda anticomunista. Lo sforzo di occultamento e di spionaggio ebbe un tale successo, nell’impedire la nascita di un governo di sinistra a Roma, che Langley intervenne segretamente in tutte le elezioni per almeno i 24 anni successivi.

Tuttavia, le operazioni segrete della CIA non furono sufficienti a impedire che gli italiani eleggessero occasionalmente i governi sbagliati. Le elezioni generali del 1963 videro la Democrazia Cristiana prevalere di nuovo, questa volta sotto la guida del politico orientato a sinistra Aldo Moro, che cercò di costruire una coalizione con i Socialisti e i Socialisti Democratici. Nel corso dell’anno successivo, scoppiarono lunghe dispute tra questi partiti sulla forma che avrebbe assunto la loro gestione.

Nel frattempo, il SIFAR e gli specialisti delle operazioni segrete della CIA, come William Harvey, noto come “il James Bond d’America”, elaborarono un complotto per impedire l’insediamento del governo. Conosciuto come “Piano Solo“, inviò degli agenti di Gladio per un tentativo di assassinio false flag di Moro, che sarebbe fallito deliberatamente.

Secondo il piano, il rapitore avrebbe dovuto affermare di aver ricevuto l’ordine di uccidere Moro da parte dei comunisti, giustificando così il sequestro violento di più sedi di partiti politici e giornali, oltre all’imprigionamento di scomodi esponenti della sinistra presso la sede segreta del capitolo Gladio in Sardegna. Il piano fu infine abortito, anche se rimase sul tavolo per tutto il 1964.

Moro divenne Primo Ministro senza incidenti e governò fino al giugno 1968. Il Piano Solo fu oggetto di un’indagine ufficiale quattro anni dopo, ma i risultati non furono pubblicati fino a quando il grande pubblico non venne a conoscenza dell’esistenza di Gladio. Sebbene i risultati omettessero qualsiasi riferimento al ruolo della Gran Bretagna nel colpo di Stato organizzato, i documenti appena desecretati suggeriscono fortemente il coinvolgimento di Londra. (Leggi qui).

Secondo un dettagliato memo del Ministero degli Esteri del febbraio 1991 sui recenti sviluppi dello scandalo, l’allora Presidente italiano Francesco Cossiga richiese al Ministero di consegnare “i dettagli sul ruolo del Regno Unito stay behind nel 1964″.

A quanto pare, Cossiga fece questa richiesta a seguito di una sentenza di un giudice “le cui indagini su attacchi terroristici irrisolti portarono alla luce l’Operazione Gladio” e che fece il “passo senza precedenti” di chiedere al Presidente di testimoniare sulla cospirazione sotto giuramento. A questo punto, Cossiga aveva ammesso di essere venuto a conoscenza della forza “stay behind” mentre era in servizio come giovane Ministro della Difesa nel 1966.

La sua interrogazione al Ministero degli Esteri suggerisce fortemente che l’intelligence britannica abbia avuto un ruolo nel Piano Solo e che il Presidente italiano era ben consapevole di tale piano.

“Uno o più rapitori di Moro erano segretamente in contatto con l’apparato di sicurezza”.

Il 16 marzo 1978, un’unità delle Brigate Rosse, un gruppo armato di sinistra, rapì Moro. Si stava recando a una riunione di alto livello, dove intendeva dare la sua benedizione a un nuovo governo di coalizione che contava sul sostegno dei comunisti, quando i rapitori lo estrassero violentemente dal suo veicolo. Cinque delle guardie del corpo di Moro furono uccise durante l’attacco.

Dopo quasi due mesi di prigionia, quando fu chiaro che il governo non avrebbe negoziato con le Brigate Rosse né rilasciato nessuno dei suoi membri incarcerati in cambio di Moro, i rapitori giustiziarono l’ex Primo Ministro italiano. Il suo cadavere crivellato di proiettili fu lasciato nel bagagliaio di un’auto a marcire, e le autorità a trovarlo.

L’omicidio di Moro ha ispirato sospetti diffusi e fondati che gli agenti di Gladio si siano infiltrati nelle Brigate Rosse per spingere il gruppo a commettere atti eccessivamente violenti, al fine di fomentare la richiesta popolare di un regime di destra e di ordine pubblico. Più di qualsiasi altro incidente, la sua uccisione ha raggiunto gli obiettivi della strategia della tensione.

Sul fatto che Moro sia stato o meno una vittima di Gladio, un promemoria declassificato del 5 novembre 1990 del Ministero degli Esteri, redatto dall’allora ambasciatore britannico a Roma, John Ashton, chiarisce che Londra sapeva molto di più sul caso di quanto sia mai stato rivelato pubblicamente da qualsiasi fonte ufficiale. (Leggi qui la nota completa di Ashton).

“Ci sono prove circostanziali che uno o più rapitori di Moro erano segretamente in contatto con gli apparati di sicurezza all’epoca; e che questi ultimi hanno deliberatamente trascurato di seguire le piste che avrebbero potuto condurre ai rapitori e salvare la vita di Moro”, disse Ashton.

Inoltre, secondo la diplomatica britannica, il comitato di crisi presidenziale responsabile del tentativo di salvare Moro faceva parte della famigerata P2 – la “loggia massonica sovversiva” composta da élite politiche fedeli a Gladio.

Secondo la Ashton, la P2 era solo una delle tante “misteriose forze di destra” che si sforzavano “con il terrorismo e la violenza di strada di provocare un contraccolpo repressivo contro le istituzioni democratiche italiane” con la “strategia della tensione”. E il Presidente Cossiga era completamente all’oscuro del fatto che si fosse infiltrata nel suo comitato di crisi.

Nell’aprile 1981, i magistrati di Milano fecero un’irruzione nella villa di Licio Gelli, un finanziere italiano e fascista autoidentificato che aveva fondato la P2. Lì, scoprirono un elenco di 2.500 membri che sembrava un “Who’s Who” di politici italiani, banchieri, spioni, finanzieri, industriali e alti funzionari delle forze dell’ordine e militari. Tra i membri più importanti dell’organizzazione segreta c’era Silvio Berlusconi.

Il modulo d’iscrizione del futuro Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi

Il “compromesso storico” di Moro, in base al quale i comunisti “hanno reso possibile il governo Andreotti”, sarebbe stato il “passo finale del partito prima del loro ingresso nel governo”. Ashton ha dichiarato che questo sviluppo “era un anatema per la P2”, che era “allora in controllo virtuale dell’apparato di sicurezza [italiano]”, e anche per molti politici dell’establishment non appartenenti alla P2, e anche per gli Stati Uniti”, e ha cercato di “eliminare una volta per tutte qualsiasi possibilità che il Partito Comunista… potesse raggiungere il governo nazionale”.

Ashton ha riconosciuto “prove circostanziali” del “sostegno degli Stati Uniti alla P2”. In realtà, il fondatore della P2 Gelli era così ben collegato all’apparato di sicurezza nazionale e di intelligence di Washington, che la sezione di Roma della CIA lo aveva esplicitamente incaricato di istituire un governo parallelo anticomunista a Roma.

Indagini successive hanno mostrato come Henry Kissinger, nel 1969, abbia aiutato a supervisionare il reclutamento di 400 alti ufficiali italiani e della NATO come agenti della P2.

Gli Stati Uniti erano così grati per l’epurazione anticomunista di Gelli che lo fecero ospite d’onore alle cerimonie di insediamento dei Presidenti Gerald Ford, Jimmy Carter e Ronald Reagan.

Ashton ha concluso la sua nota rivelatrice osservando che la verità sul coinvolgimento di Washington negli “Anni di piombo” italiani, che sono stati disseminati di sangue, “probabilmente non sarà mai conosciuta”. Anche la portata del coinvolgimento della Gran Bretagna negli attacchi terroristici, nei rovesciamenti di governo, nelle campagne di destabilizzazione e in altre efferatezze sotto l’egida dell’Operazione Gladio, non solo in Italia ma in tutta Europa, rimarrà quasi certamente un segreto, e di proposito.

Solo nel 1993 il pubblico venne a conoscenza di come gli Stati Uniti e i britannici avevano donato munizioni agli agenti di Gladio per fomentare sanguinosi atti di terrorismo in tutta Italia. Come disse Francesco Fulci ai suoi amici della NATO durante l’incontro “super-ristretto”, Washington e Londra procurarono quei terroristi fautori degli attentati che causarono numerose vittime, tra cui l’attentato del 1980 alla stazione di Bologna, che uccise 85 persone e ne ferì più di 200. I responsabili di questi orrendi crimini sono stati identificati nel corso degli anni.

I responsabili di questi crimini orrendi sono sfuggiti alla giustizia in quasi tutti i casi. Molti dei principali sospettati della strage di Bologna, tra cui il fascista dichiarato e confermato collaboratore dell’MI6 Roberto Fiore, fuggirono a Londra. La Gran Bretagna rifiuto’  di estradare lui e i suoi complici, nonostante le loro condanne in contumacia per crimini violenti.

L’ampia esperienza ottenuta dall’intelligence britannica nell’Operazione Gladio solleva domande sulle lezioni che l’MI6 ha applicato alle attuali operazioni segrete nei teatri di guerra.

Come ha rivelato The Grayzone nel novembre 2022, i veterani dell’esercito e dell’intelligence britannica hanno addestrato e sponsorizzato un esercito segreto di terroristi nell’Ucraina orientale per compiere atti di sabotaggio in Crimea e in altre aree a maggioranza russa. Il piano prevedeva l’addestramento di cellule di ucraini ideologicamente dedicati a “sparare, muoversi, comunicare, sopravvivere”.

Di Kit Klarenberg, thegrayzone.com

Kit Klarenberg è un giornalista investigativo che esplora il ruolo dei servizi di intelligence nel plasmare la politica e le nostre opinioni.

19.06.2023

Fonte: https://thegrayzone.com/2023/06/19/files-british-natos-secret-terror-armies/

Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org


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