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venerdì 17 dicembre 2021

Il cinese – Henning Mankell

qualcuno parla di opera minore, non sapendo che per chiunque l'avesse scritta si parlerebbe di capolavoro.

un libro avventuroso, fra la Svezia, la Cina, gli Usa e l'Africa, praticamente il giro del mondo.

una storia di vendette fra persone, discendenti, nazioni, un libro geopolitico, insomma.

come tutto Henning Mankell (per chi non lo conosce, si legga qui) è straordinario.

buona (appassionante) lettura.

 

 

 


 

 

In una fredda giornata di gennaio, la polizia di Hudiksvall, nella Svezia centrale, scopre un orribile massacro: in un villaggio vicino alla foresta, diciannove persone sono state trucidate. Sembra il gesto di un folle. Quando a Helsingborg il magistrato Birgitta Roslin legge della strage, si rende conto che tra le vittime ci sono persone a lei molto vicine, e decide di occuparsi del caso. Il ritrovamento di un nastro di seta rossa la porta a Pechino, dove la scoperta di un diario la trascinerà indietro nel tempo, svelandole una terribile storia di schiavitù e soprusi. Coinvolta in un diabolico gioco politico, Birgitta dovrà confrontarsi con la brutalità del capitalismo selvaggio e dei nuovi potenti nella Cina di oggi, pronti a rivendicare il loro posto sulla scena internazionale.

da qui

 

In un villaggio svedese, a Hesjövallen, avviene una strage: 19 corpi trucidati, tutti di persone anziane tranne quello di un ragazzino di circa 12 anni, vengono ritrovati nelle loro case. 19 nomi, tre famiglie, un corpo dopo l’altro, tutti contraddistinti dallo stesso furore folle, le stesse ferite inferte con un’arma affilata. Non è una normale indagine, tutto è così orribile da risultare incomprensibile. La responsabilità del caso è affidata alla poliziotta Vivi Sundberg, tenace e con una grande capacità di analizzare anche i più piccoli indizi. Per una strana e misteriosa tela di parentele sarà coinvolta nell’inchiesta, sia pure non in forma ufficiale, il giudice Birgitta Roslin. Da questo truce fatto di sangue si dirama una storia le cui radici affondano in un lontano passato lungo 140 anni. Dalle gelide foreste scandinave attraverso differenti piani temporali la trama si snoderà in Cina, negli USA, in Africa per ricomporre il suo tragico epilogo in Svezia.

Mankell costruisce un libro corposo, una storia d’ampio spettro storico e riesce a dar vita ad un quadro di vite consunte dalla vendetta e dalla sete di riscatto sociale. Un frammento di storia (nell’800 molti cinesi furono venduti e sfruttati come schiavi in USA, nel Nevada, durante la costruzione della ferrovia) racconta con toni forti e partecipi la condizione di chi non ha riconosciuti nemmeno i più elementari diritti umani e soffre della propria dignità offesa. Di quanto la via del progresso e del profitto economico abbiano sacrificato migliaia di vite umane. Il passato, a volte, quando è stato troppo doloroso non si dimentica e l’odio è un fiele che avvelena l’esistenza.
Dall’inizio della storia al suo svolgimento, il lettore è trasportato all’interno di un’altra storia a tinte fosche che costituisce il corpo centrale del plot in cui si dispiegano le vicende umane di Wang San, di Ya Ru, di Liu… Il diario di San esprime la rabbia cresciuta dentro di sé, il viaggio umano nel dolore di un uomo e lo scrive perché i suoi discendenti non dimentichino le ingiustizie subite. L’ingiustizia pesava su tutta la Cina. La parte finale si ricollega all’inizio come uno schema concentrico. Mankell racconta della Cina di Mao, del movimento contadino convinto di sollevarsi dalla miseria e che ha fatto enormi passi avanti, ma devono i cinesi ancora combattere contro la miseria che è ancora grande. Il cammino è ancora lungo. La Cina pre-olimpiade che ai suoi vertici ordisce trame politiche e i cui leader moderni si sono sostituiti ai vecchi capi del partito comunista con metodi corrotti e antidemocratici. L’eterno scontro tra gli ideali che non riescono a sopravvivere alle pressioni di una realtà che i vecchi teorici non avevano mai compreso.

Mankell intreccia il genere giallo e quello storico in modo naturale senza discrepanze stilistiche né di contenuto, tutto viene ricomposto nella sua giusta collocazione. I personaggi si delineano man man che ci si addentra nello scritto, la loro natura umana emerge in tutte le proprie sfaccettature.
È un romanzo interessante che appassiona sin dalle prime pagine e si legge come “si suol dire” tutto di un fiato.

da qui

 

 

mercoledì 25 novembre 2015

ricordo di Henning Mankell


grazie per aver scritto i tuoi libri - franz


  • Il concetto di giustizia non significa solo che le persone che commettono reati vengano condannate. Significa anche non arrendersi mai. 
  • ...la povertà ha volti diversi. Da noi non c'è abbondanza. Da noi non c'è la libertà di scelta. In Svezia ho avuto la sensazione di intuire quella povertà che ha le sue origini nella mancanza della necessità di lottare per la propria sopravvivenza. Per me quella lotta ha una dimensione religiosa. Non vorrei essere al vostro posto. 
  • Come molti altri autori, anch'io scrivo per cercare, in un modo o nell'altro, di rendere il mondo più comprensibile. 
  • ...era come una persona impaziente. Come quelle che vivono nelle città, che sembrano sempre avere così tanto da fare da non riuscire a fare altro che preoccuparsi della propria fretta. 
  • Ciò che accade prima non è necessariamente l'inizio.

lunedì 11 maggio 2015

L' occhio del leopardo - Henning Mankell

uno dei libri "africani" di Mankell, uno dei primi scritti e pubblicato solo recentemente.
anche qui, come per tutti i suoi libri, qualsiasi sia il numero delle pagine, non ti annoi mai.
due storie che stanno insieme, parallele, le gioventù in Svezia, e poi l'Africa, che non è quella da cartolina.
come in Mia Couto (qui), gli animali hanno un ruolo fondamentale.
astenersi chi cerca letteratura d'evasione - franz





Qual è il sottile anello di congiunzione tra un rigido inverno nevoso svedese e il tripudio di colori di un tramonto africano? Su due piedi saremmo portati a dire che non esiste, che non può esistere nulla che leghi due mondi così diversi. Hans Olofson, protagonista dell’ultimo romanzo di Henning Mankell, L’occhio del leopardo, ci dimostra l’esatto contrario.
Hans cresce in Svezia, con l’unica compagnia del padre ex marinaio; la madre non l’ha mai conosciuta, è scappata via quando lui era ancora troppo piccolo per capire. Già da piccolo Hans sa che non potrà restare a lungo nella sua terra natia: ha troppa voglia di scoprire quelle terre esotiche e lontane che il padre gli ha fatto conoscere tramite racconti dei suoi viaggi. E a un certo punto della sua vita questo desiderio diviene necessità impellente. Inseguendo un sogno non suo, Hans decide di fare le valigie e partire per lo Zambia, verso la missione umanitaria di Mutshatsha…

Forse per parlare dell’Africa di oggi, delle sue temperature estreme e della sua profonda disperazione, c’era bisogno di una voce alternativa. Uno svedese, ad esempio, avvezzo ai climi freddi e alla desolazione, alle immense distanze e all’aridità di certi ambienti e di certe famiglie. Hans Olofson è finito in Africa per caso. Dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza in un piccolo villaggio lontano dal mare, in una vecchia e scricchiolante casa di legno, con lo spettro di una madre mai conosciuta e il relitto di un padre boscaiolo e alcolizzato, decide a un certo punto di mettersi in viaggio. Quando compie questo suo primo passo verso l’ignoto, Hans ha diciotto anni e della vita non sa nulla. Anche le sue informazioni sull’Africa sono sommarie e intrise di luoghi comuni. Il sentiero che si è prefissato di seguire non è il suo cammino, ma quello sognato da una sua grande amica, Janine, che lo ha accompagnato lungo un tratto scosceso della sua adolescenza e che, prima di morire, sognava di raggiungere la missione di Mutshatsha, in Zambia. 
Hans è solo un ragazzino che ha perso tutto, che anzi non ha mai avuto nulla, e sta inseguendo il sogno di un’altra persona, eppure verrà stregato dall’Africa, dalle profonde contraddizioni della sua popolazione costantemente altalenante tra la sottomissione e la ribellione, ma anche dalla grandiosità dello spirito selvaggio dell’Africa, che come gli occhi di un leopardo appostato nella boscaglia, ti trafigge e ti lascia senza fiato. In quel continente ferito e lacerato Hans rimarrà diciotto anni, troverà un’occupazione in una fattoria di Lusaka, al servizio di uomini bianchi, figli di coloni che non vogliono più andar via nonostante l’indipendenza del Paese e il pericolo di morte. Ma non smetterà mai di inseguire il demone nero dell’Africa, la sua malattia che gli fa ribollire il sangue e che lo fa naufragare come un vecchio marinaio, su un letto sfatto e febbricitante di malaria. 
Hans Olofson, come Henning Mankell, ha un piede nella neve e uno nella sabbia rovente africana e vive, come il protagonista di questo suo racconto, in equilibrio tra la Svezia e l’Africa. L’autore infatti a 22 anni ha intrapreso il suo viaggio di formazione attraverso il continente nero approdando a Maputo, in Mozambico, dove oggi dirige il Teatro Avenida. Noto per la sua serie poliziesca dedicata al commissario Kurt Wallander e soprattutto per aver dato avvio in Italia al filone del “GialloSvezia”, Mankell dispiega in queste pagine vibranti tutta la sua abilità di scrittore a tutto tondo, inserendosi pienamente nella tradizione del romanzo psicologico e di formazione. Il racconto si sviluppa infatti su due piani narrativi che si alternano, entrambi scritti in prima persona, uno dal punto di vista dell’adolescente che è cresciuto tra i boschi della Svezia, l’altro dal punto di vista del bwana, l’uomo bianco africano. Un racconto che rasenta le altezze di Céline e Conrad, quando racconta della malaria e del naufragio spirituale dell’uomo, ma anche la profondità di pensiero di Lobo Antunes, quando si interroga sulla lenta agonia del continente africano.

…Entretejida con la trama africana, el autor intercala los recuerdos de la niñez de Olofson: la ausencia de la madre que le abandona a poco de nacer, el padre marinero que echa el ancla para cuidar de él amarrándose a la bebida, Sture, el compañero al abandona por timidez cuando más lo necesita y Janine, la predicadora sin nariz marginada dentro de la propia ciudad.
Las idas y venidas de la narración entre pasado y futuro son continuas formando dos líneas temporales que van resolviendo uno a uno todos los misterios de la narración que finaliza de una forma redonda, plena, sin flecos. UnMankell inmenso crea unos personajes tan vivos y con una vida interior tan consecuente que nos parece estar leyendo las memorias de unos seres reales.
La crítica social subyace tras todo el relato. Como es propio de autores suecos reniega del papel salvador de los nórdicos en el mundo y desnuda la corrupción política, moral, social y económica de sus compatriotas tanto en su país como en las supuestas ayudas al desarrollo africano.
Resumiendo, una novela de conciencia, didáctica, instructiva, desgarradora que nos abre los ojos de la realidad africana y nórdica en alta definición. Las vísceras que Mankell enseña no gustarán a muchos pero de ellas estamos hechos. El equilibrio perfecto entre literatura y compromiso social.

domenica 31 agosto 2014

Joel e le lettere d’amore – Henning Mankell

Joel è un ragazzino di quasi dodici anni, ha un padre che lo segue e delle idee, nel suo piccolo, su come migliorare il mondo, ma gli manca l'esperienza, nonostante la buona volontà.
di Henning Mankell merita leggere anche la lista della spesa, credo.
buona lettura delle avventure di Joel, non trascuratele - franz







E' un libro che, pur essendo per bambini, insegna tanto agli adulti: insegna che non si può correre via dai pensieri paurosi che si hanno nella testa; insegna che la vita è una lunga sfilza di "dopo" e il dopo seguente deve sempre essere migliore di quello di prima. E' un libro che parla anche della solitudine, che nasce dai complessi che a volte abbiamo…

Joel pensa al suo futuro: viaggiatore o musicista? Ormai ha dodici anni. Sta crescendo e non è facile. Per giustificare le sue misteriose sparizioni da casa, lascia credere al padre di essere innamorato di una compagna, ma in realtà è molto solo. Sogna per un attimo di entrare in un'orchestra jazz; è forse questo il suo futuro? E poi combina un grosso guaio, scrivendo lettere d'amore false alla sua amica Gertrud, per rimediare al suo tremendo isolamento e combinarle un incontro con l'Uomo del Caviale…
da qui