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venerdì 26 agosto 2016

Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America

potrebbe essere Jill Stein, candidata presidente per il Green Party (qui).

Gore Vidal descriveva il sistema politico Usa come un’aquila con due ali, entrambe destre.
Secondo i sondaggi Jill Stein potrebbe prendere il 13% dei voti dei sostenitori di Bernie Sanders, che evidentemente non vogliono scegliere fra due terribili candidati presidenti che sono Donald Trump e Hillary Clinton, ma preferiscono Jill Stein, e potrebbe raggiungere il 5% dei voti.
La pubblicazione di altre mail di Hillary Clinton da parte di Wikileaks (come dice Julian Assange) potrebbe creare seri problemi alla candidata Clinton.
Se potesse la Clinton farebbe ad Assange, quello che hanno fatto a Osama Bin Laden (secondo Zero Dark Thirty), ma andare a Londra, in un ambasciata straniera, con i Navy Seals non dev’essere facile (chissà un caffè come per Sindona), o almeno gli farebbe subire quello che subisce Chelsea Manning.
Jill Stein ha sostenuto OccupyWallStreet, e nel 2012, erano con lei Noam Chomsky e Clifford Stoll, fra gli altri.
Dimenticavo di aggiungere che Jill Stein dice che se diventasse presidente Edward Snowden lo nominerebbe ministro e secondo Jill Julian Assange è un eroe.
Io la voterei, sicuro (l'ottimismo della volontà).


ecco cosa dice Jill Stein (la traduzione è la mia, perdonate le imperfezioni):

George Orwell ha detto: "Nel tempo della menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario". Grazie a Wikileaks, sappiamo che istituzioni potenti hanno abusato del loro potere, e mentito alla gente. Ad esempio,  le comunicazioni del Dipartimento di Stato pubblicati da Wikileaks hanno rivelato che il Segretario Clinton ha identificato l'Arabia Saudita come la prima fonte di finanziamento per i gruppi terroristici proprio nel periodo nel quale che (la Clinton) ha approvato un enorme  contratto di 29 miliardi di dollari per la fornitura di armi alla dittatura saudita.

Le rivelazioni stupefacenti di WikiLeaks su come alti ufficiali del Comitato Nazionale Democratico abbiano cospirato per sabotare la campagna presidenziale di Bernie Sanders, in collusione con i media, ha mandato in frantumi l'illusione di un processo elettorale equo, e  hanno confermato ciò che milioni di americani già sapevano nel loro intimo: viviamo sotto un truccato sistema politico.
Quello che WikiLeaks fa-in realtà - ai partiti politici, ai militari, e  ad altri potenti-è tirare indietro la tenda della censura, della cospitazione, e dell'inganno per mostrare al pubblico ciò che sta realmente accadendo. A differenza degli esperti dei media mainstream, Wikileaks non ci dice cosa pensare. Ci invitano a leggere le e-mail, guardare i filmati, e decidere noi stessi.

Mentre innumerevoli servizi dei media  mettono in evidenza le accuse contro Assange, la maggior parte delle persone non hanno mai sentito che un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite ha dichiarato che le accuse contro Assange sono infondate. Tre indagini sono state portate a termine  senza aver mai portato ad accuse. E il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha dichiarato che Assange è stato arrestato illegalmente e dovrebbe essere rilasciato. Alla luce di questi fatti, sembra che le accuse contro Assange siano un falso pretesto usato da chi vuole dargli il trattamento, o Bradley Manning peggio.
Come candidato presidenziale di un partito che ha mantenuto le critiche di principio nei confronti di potenti istituzioni politiche, militari e aziendali, ho potuto toccare con mano come l’Establishment  attacca le persone che sfidano lo status quo. Questi attacchi sono destinati a marchiare i loro obiettivi come paria e stigmatizzare chiunque osi sfidare lo status quo. La verità è una vittima frequente di vendette politiche…


…la Stein attinge a piene mani da coloro che si autodefiniscono i Never-Hillary, ovvero da una parte minoritaria del movimento di Bernie Sanders rimasta orfana dopo la sconfitta alle primarie e il successivo endorsement del senatore del Vermont alla Clinton.
Al grido di “Jill not Hill”, molti di loro si sono ritrovati alla Convention di Houston a supportare la nominata dei verdi. Ad abbandonare il campo sanderiano sono stati anche personaggi di un certo rilievo fino a poco fa nel team di Bernie, come Cornel West, intellettuale afroamericano e personalità rispettata tra i progressisti americani.
A sintetizzare il sentimento imperante di una parte dell’universo della sinistra a stelle e strisce ci ha pensato proprio West, nella dichiarazione a con cui a metà luglio ha reso ufficialmente noto il proprio appoggio alla Stein: “A novembre abbiamo bisogno di cambiare. Eppure siamo legati a una scelta tra Trump, che sarebbe una catastrofe neofascista, e Clinton, un disastro neoliberista. Ecco perché sto sostenendo Jill Stein. Sono con lei – l’unica donna progressista in gara – perché abbiamo dobbiamo uscire da questo vicolo cieco. Nutro un profondo amore per il ‘fratello’ Bernie Sanders , ma non sono d’accordo con lui su Hillary Clinton. Non credo che sarebbe un ‘presidente eccezionale’ (come affermato da Bernie ndr)”.
A sentire le parole di West e le opinioni dei suoi emuli, il voto alla Stein è giustificato da una presunta equivalenza tra il tycoon e la ex Segretaria di Stato, dipinti (seppure con parole diverse) come incorreggibili reazionari.
Ma per quale motivo una frazione dei fan di Sanders è migrata proprio nel partito della Stein? È presto detto. Il Green Party of the United States ha un programma politico vicino alle posizioni del movimento di Bernie. I punti programmatici su cui batte Jill sono identici a quelli che hanno caratterizzato la campagna del senatore del Vermont: il contrasto al cambiamento climatico attraverso una conversione delle fonti energetiche, l’avversione allo strapotere della finanza e delle grandi banche, la riforma del finanziamento ai partiti, l’appoggio a politiche ultra-liberal su temi come aborto e diritti dei gay, l’espansione dello stato sociale, tanto per citare i più noti. Sull’economia, i verdi hanno coniato l’espressione “Green New Deal” (un richiamo al grande programma riformatore di Franklin Delano Roosevelt) per riassumere massicce politiche pubbliche di investimento basate su nuovi sistemi energetici “puliti”.
Se i temi sono gli stessi, le soluzioni proposte dal Green Party sono sicuramente molto più radicali. In materia di istruzione, ad esempio, i verdi chiedono la cancellazione di tutti i debiti studenteschi tout court; in politica estera e di difesa propongono un taglio drastico delle spese militari pari al 50% e la chiusura delle basi statunitensi nel mondo, mentre sulla questione palestinese si attestano su posizioni ferocemente ostili a Israele, mettendo in aperta discussione la storica alleanza tra Washington e Tel Aviv…
da qui

domenica 7 settembre 2014

Una lettera di John Berger, Noam Chomsky, Harold Pinter, José Saramago, Gore Vidal

Il capitolo più recente del conflitto tra Israele e Palestina è iniziato quando effettivi israeliani hanno prelevato con la forza da Gaza due civili, un medico e suo fratello. Di questo incidente non si è parlato da nessuna parte, eccetto sulla stampa turca. Il giorno dopo i palestinesi hanno catturato un soldato israeliano proponendo uno scambio con i prigionieri in mano agli israeliani: ce ne sono circa 10 mila nelle carceri di Israele.

Che questo "rapimento" sia ritenuto un'atrocità, mentre si considera un fatto deplorevole ma che fa parte della vita che le Forze di Difesa Israeliane esercitino l'illegale occupazione militare della Cisgiordania e l'appropriazione sistematica delle sue risorse naturali, in particolare dell'acqua, è tipica della doppia morale usata con ricorrenza dall'Occidente di fronte a quanto sopravvenuto ai palestinesi, negli ultimi settanta anni, nella terra assegnata loro dai trattati internazionali.

Oggi, all'atrocità segue un'altra atrocità: i razzi artigianali si incrociano con i sofisticati missili. Questi ultimi hanno il loro bersaglio dove vivono i poveri ed i diseredati che aspettano l'arrivo di quello che qualche volta si è chiamata giustizia. Entrambe le categorie di proiettili lacerano i corpi in maniera orribile; chi, salvo i comandanti in campo, può dimenticare questo per un momento?

Ogni provocazione ed il suo contraccolpo vengono impugnati e sono motivo di sermoni. Ma gli argomenti che seguono, accuse e solenni promesse, servono solo da distrazione per evitare che il mondo presti attenzione ad uno stratagemma militare, economico e geografico di lungo termine il cui obiettivo politico non è niente di meno che la liquidazione della nazione palestinese.

Questo bisogna dirlo forte e chiaro perché lo stratagemma, solo per metà manifesto, ed a volte occulto, avanza molto rapidamente nei giorni che passano e, secondo la nostra opinione, dobbiamo riconoscerlo quale è, incessantemente ed eternamente, ed opporci ad esso.

Mieussy, Francia
23 luglio 2006