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martedì 23 aprile 2024

La Barbera, il poliziotto delle torture al G8 di Genova, persona fidata di De Gennaro, accusato di essere figura centrale del depistaggio sull’assassinio di Borsellino

 

La Barbera, uomo fidato di De Gennaro e dietro le quinte delle brutalità e torture poliziesche al G8 di Genova, era noto anche per come trattasse la devianza e la delinquenza comune a Roma al pare di nemici terroristi da sterminare senza darsi troppe preoccupazioni deontologiche e di rispetto delle norme democratiche. Ma ecco che adesso si scopre qualcosa in più: era anche a servizio della mafia come dei servizi deviati.

Figura centrale di questo depistaggio è Arnaldo La Barbera. Mi auguro di non sentire affermazioni, da parte della difesa, sul fatto che si processano i morti, chi non è in grado di difendersi, sugli schizzi di fango, così come fatto in primo grado. Perché al di là delle frasi ad effetto mi piacerebbe capire cosa dovrebbe fare un pubblico ministero quando c’è l’ipotesi di un’azione delittuosa concorsuale nel momento in cui la figura centrale è deceduta. “Dovremmo archiviare anche per gli altri? E nemmeno si possono omettere tutte le argomentazioni che riguardano la figura centrale“. Lo ha detto il pm Maurizio Bonaccorso, applicato alla procura generale, iniziando la sua requisitoria nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio che si celebra a Caltanissetta nei confronti dei poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Tutti ex appartenenti al gruppo di indagine Falcone-Borsellino con a capo Arnaldo La Barbera.

“Dobbiamo partire – ha continuato Bonaccorso – dalle risultanze su Arnaldo La Barbera che ci danno l’immagine di un soggetto che è un ponte tra due mondi, quello di Cosa Nostra e quello dei servizi deviati, entrambi interessati al mancato accertamento della verità. Alla scorsa udienza ho iniziato la requisitoria parlando dell’anomala collaborazione, per non dire inquietante, tra la procura di Caltanissetta e il Sisde nella fase preliminare delle indagini.

Questa collaborazione nasce dall’ostinazione del dottore Tinebra, allora procuratore di Caltanissetta, che all’indomani della strage sollecitò una collaborazione con il Sisde. La cosa singolare è che l’attività del Sisde, anziché entrare in collisione con l’attività della Squadra Mobile di Palermo, si salda perfettamente con essa. Il Sisde veste di mafiosità Vincenzo Scarantino, che fino ad allora era stato un delinquente comune”. Vincenzo Scarantino era definito come un “picciotto” del quartiere della Guadagna che si occupava all’epoca di furtarelli e sigarette di contrabbando.

“Fondamentale è il tema dell’agenda rossa. Abbiamo una serie di fonti dichiarative che ci confermano l’importanza per Borsellino di questa agenda rossa. In questa agenda lui annotava una serie di riflessioni sulla strage di Capaci nella speranza di essere sentito a Caltanissetta”. Così il pm Maurizio Bonaccorso nella sua requisitoria fiume nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, che si celebra a Caltanissetta in corte d’Appello.

“La signora Agnese Piraino Borsellino – ha continuato Bonaccorso – ha spiegato che, nella certezza di essere ucciso, Borsellino aveva cominciato a usare due agende, quella grigia e quella rossa, dove annotava sue riflessioni. Il secondo dato è la presenza dell’agenda rossa nella borsa di Borsellino il 19 luglio 1992. Abbiamo sul punto le dichiarazioni della dottoressa Borsellino che ci dice: papà aveva tre agende, una marrone, dove metteva qualche dato e numeri di telefono, l’altra grigia, dove annotava alcune cose, e quella rossa che per lui era importantissima.

Quella mattina aveva portato l’agenda con sé perché non verrà ritrovata a casa dei familiari. In macchina venne accompagnato dal figlio Manfredi che gli porta la borsa e gliela consegna. E l’agenda era in quella borsa. Quando Borsellino scende dalla macchina in via D’Amelio non ha con sé in mano l’agenda rossa. Primo perché lui guida la macchina e poi dalle testimonianze emerge che il dottore Borsellino, prima di andare a citofonare alla madre, si accende una sigaretta.

Quindi aveva in una mano la sigaretta e nell’altra l’accendino, quindi non poteva avere l’agenda in mano. Altro dato su quale abbiamo certezza è l’inesistenza di una seconda borsa di Borsellino”. “Altro dato significativo – prosegue è che questa agenda non è stata più trovata, quindi qualcuno se n’è appropriato.

E non è qualcuno di Cosa Nostra. Perché non è pensabile che sulla scena della strage ci fossero dei mafiosi intervenuti per appropriarsi dell’agenda rossa. Altro dato è che la borsa ricompare nella stanza di Arnaldo La Barbera a mesi di distanza, in maniera irrituale, senza che sia stato fatto un verbale di sequestro, e soprattutto viene riconsegnata in maniera irrituale alla famiglia di Borsellino”.

 “Arnaldo La Barbera era a libro paga dei Madonia”. Lo ha detto il pm Maurizio Bonaccorso nella sua requisitoria ripresa questo pomeriggio nel corso del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio che si celebra a Caltanissetta dinanzi alla Corte d’Appello presieduta dal giudice Giovanbattista Tona. In aula anche il procuratore generale Fabio D’Anna e il sostituto procuratore generale Gaetano Bono.

Bonaccorso questa mattina aveva già parlato di finanziamenti all’ex capo della Squadra Mobile, Arnaldo La Barbera da parte del Sisde. “Il dottore Arnaldo La Barbera – ha continuato Bonaccorso – aveva un tenore di vita altissimo. Abbiamo accertato che Arnaldo La Barbera versava continuamente soldi sul suo conto corrente. In un anno circa 100 milioni di lire. Difficile credere che si potesse trattare di trasferte. Neanche avesse fatto il giro del mondo.

Quello che è significativo sono le modalità in cui questo contante viene versato. Nel ’91 c’è un solo versamento di 8 milioni di lire, nel ’92 questa persona di colpo cambia abitudini rispetto alla sua attività bancaria e comincia a fare versamenti continui per importi davvero consistenti. Certamente non sono tutti proventi illeciti ma questo dato ci conferma quello che hanno detto i collaboratori Vito Galatolo e Francesco Onorato e cioè che La Barbera era a libro paga dei Madonia.

Quindi abbiamo un personaggio ambiguo che da un lato viene costantemente finanziato dal Sisde. Dall’altra parte abbiamo i collaboratori che ci raccontano di un rapporto con la mafia”.

Sui rapporti tra La Barbera e la mafia il pm ha richiamato un episodio raccontato nel corso del processo da parte del collaboratore di giustizia Vito Galatolo. “Vicolo Pipitone – dice il pm – era il luogo dove si sono fatti i più importanti summit di mafia, dove venivano fatti omicidi. Da lì partivano anche i commando per uccidere. Il collaboratore di giustizia Vito Galatolo, chiamato a testimoniare durante questo processo, ci ha detto che vide Arnaldo La Barbera entrare in vicolo Pipitone in due episodi per incontrare suo zio Pino Galatolo che in quel periodo era ai domiciliari, e quindi non poteva uscire”.

 

Fonti:

https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/04/16/borsellino-pm-la-barbera-figura-centrale-del-depistaggio_0e704435-e261-429c-a926-3cd6f8e64c9a.html

https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/04/16/borsellino-pm-la-barbera-a-libro-paga-anche-della-mafia_ede8ddb9-6f13-4eb4-8004-cd27ce3a5c04.html

 

da qui

domenica 23 luglio 2017

A proposito dell’intervista al capo della polizia da parte di Bonini - Salvatore Palidda

“C’è un quadro di Paul Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta che spira dal paradiso si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.
Così Walter Benjamin interpreta la celebra tela del pittore Paul Klee. L’attesa perpetuamente insoddisfatta della salvezza … un’attesa in cui l’essere umano è trascinato dal tempo e dal progresso, lasciando alle spalle le tragedie e gli orrori di cui i dominanti sono stati capaci, seminando morte e distruzione ovunque. Redimere questi orrori, cioè dare senso e rendere giustizia alle vittime, non è un compito che viene assunto e garantito dalla divinità o dalla storia dell’umanità. Le macerie della storia restano mute, non trovano giustificazione … la storia dell’umanità è rimasta storia di sangue e morte. Così l’Angelo di Klee guarda angosciato il passato, mentre il vento (il tempo) lo spinge via, quando vorrebbe restare tra quelle vittime per tenerle strette a sé, per garantire ad esse un significato di qualche tipo. Per Walter Benjamin l’unica redenzione possibile è nella memoria: solo serbando il ricordo delle vittime, testimoniando della loro dipartita, dell’insensatezza della loro sconfitta e delle loro sofferenze, si può interrompere il giogo del “tempo mitico” dei vincitori, ovvero della storia ufficiale e del suo incontrovertibile “dato di fatto” (W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, ristampa 2014).
Il 17 luglio Repubblica ha pubblicato una lunga intervista del capo della polizia Gabrielli a cura di C. Bonini: “Il G8 di Genova fu una catastrofe”: Gabrielli e le responsabilità di quei giorni. “Al posto di De Gennaro mi sarei dimesso” http://www.repubblica.it/politica/2017/07/19/news/_il_g8_di_genova_fu_una_catastrofe_gabrielli_e_le_responsabilita_di_quei_giorni_al_posto_di_de_gennaro_mi_sarei_dimesso_-171106339/
Ricordiamo che da oltre 25 anni mister Bonini è stato accreditato come uno dei più importanti giornalisti italiani nel campo dell’informazione sulle polizie e sui servizi segreti. Sono note sia le laudi al suo lavoro sia le critiche a volte assai pesanti, nonché diverse accuse di essere il giullare di queste istituzioni (se non il velinaro del nostro tempo), ma anche di pretendere di passare per giornalista democratico1. Lui e prima D’Avanzo per un certo tempo difesero De Gennaro & C. ma poi D’Avanzo –poco prima di morire- scrisse anche un articolo di rottura totale con i media embedded e Bonini rimase l’esperto di Repubblica in questo campo sempre con articoli di incensamento delle polizie democratiche e qualche finta velata critica per avere ancora credibilità fra il “popolo di sinistra” (credito assai redditizio grazie al suo ACAB libro+film).
In questa lunga intervista non sorprende che mister Bonini dia al capo della polizia Gabrielli una straordinaria occasione di darsi un’aura di funzionario di stato “aperto”, democratico, “libero” (come ripete più volte lui stesso).
Ma qual è il percorso istituzionale del prefetto Gabrielli? In realtà Bonini non dice nulla della cerchia morale e sociale di cui ha fatto parte per ottenere i sostegni indispensabili per arrivare lì. Eppure si sa che ai vertici di un’istituzione come la Polizia di Stato non si arriva senza avere “santi in paradiso” e anche in vari meandri del potere politico e burocratico. E –ovviamente- Bonini non dice nulla sul perché il prefetto Gabrielli abbia voluto quest’intervista (che come tutte le interviste del genere sono l’esito del do ut des fra intervistato e intervistatore …
Ma ecco qualche passaggio significativo di questa intervista:
Bonini comincia affermando che i fatti del G8 “sono un fantasma che non ha mai smesso di abitare il secondo piano della palazzina del Dipartimento della Pubblica sicurezza, gli uffici del capo della Polizia”. Peccato che chiunque può ricostruire questi 16 anni trovando costantemente uno straordinario impegno non solo per contrastare ogni tentativo di accertare le responsabilità penali ma anche per coprire quelle simili dei dirigenti e agenti per le violenze, gli abusi e le torture praticate da allora sino a oggi.
E il prefetto Gabrielli afferma: “a impedire quella che lei definiva la “costruzione della memoria condivisa” è stata la rappresentazione abnorme e strumentale, spesso speculare e contrapposta, di quanto è accaduto”.
Ma Mister Gabrielli di che condivisione intende parlare? Quand’è che i dirigenti della PS hanno effettivamente accettato di discutere dei fatti? Ma se sono stati omertosi con gli stessi giudici dei processi del G8 ! Omertosi tanto quanto dei mafiosi! Perché questo non lo dice visto che pretende ora mostrarsi come il nuovo volto della PS del XXI secolo? E mister Bonini perché non chiede nulla a tal proposito? Cosa ha fatto il prefetto Gabrielli nei confronti dei funzionari e poliziotti che dal 2001 per anni sono stati “dedicati” a minacciare e intimorire con ogni mezzo i magistrati genovesi impegnati nei processi del G8?.
Ma Gabrielli “svirgola” dicendo: “è altrettanto falso che Genova fu la prova generale di una nuova gestione politica dell’ordine pubblico, orientata alla nuova Italia del nascente berlusconismo” … Fa finta di non sapere che da tempo era evidente che ex-sinistra e destra erano uguali rispetto all’OP e che anzi la sinistra era diventata il principale referente delle polizie e dei militari … ed è anche per questo che ora si permette di fare il “santerello” e addirittura “più aperto” di Minniti … E accusa
“una cultura dell’ordine pubblico che scommetteva sul ‘pattuglione’. Una modalità di polizia transitata dalla stagione del centro-sinistra a quella del centro-destra”. Il prefetto Gabrielli fa finta di non sapere che la modalità operativa oscilla sempre far gestione violenta e gestione pacifica e che dal 1990 la prima tende a prevalere … per le ragioni che gli stessi think tanks dei servizi segreti e delle polizie indicano nel descrivere il paradigma neo-liberista che ha sempre più paura di rivolte …
Ma, difronte alla cultura dei ‘pattuglioni” e del “fare numeri” (più arresti o ciò che in Francia è stato chiamato il sarkomètre) Lei, Mr. Gabrielli, cosa hai fatto nei confronti dei funzionari e poliziotti anche recentemente coinvolti o responsabili di violenze e torture?
A proposito della gestione dell’ordine pubblico al G8 di Genova il prefetto Gabrielli ha il culot (come dicono di francesi) di affermare che a Genova “saltò tutto” per colpa dell’incapacità dei due leader dei “disobbedienti” Casarini e Agnoletto che avevano stabilito un accordo alcuni dirigenti di polizia … fa finta di non sapere che “il coltello dalla parte del manico” ce l’ha sempre chi è più forte e ha la legittimità dell’uso della forza, della discrezionalità che diventa libero arbitrio perché coperto da impunità2 … Ma, peggio, Mr. Gabrielli non dice chi nei ranghi delle polizie e dei servizi segreti voleva far fallire ogni gestione pacifica del G8 … come mai non ricorda Andreassi e Micalizio ??? Chi è che deliberatamente volle far fallire la gestione pacifica e pretese di giocare sul “disordine” se non sul caos –con il pesante zampino dei servizi statunitensi e di altri paesi- …
Il prefetto Gabrielli parla poi ancora di “pattuglione” mostrando che nel suo lessico non esiste la formula “gestione pacifica e negoziata” … se Mr. Gabrielli vuole fare il democratico dovrebbe quantomeno a studiare un po’ di teoria della polizia così come si insegna nei diversi paesi pseudo-democratici … e perché non dice nulla sulla condotta del dott. Sgalla inviato in particolare per l’operazione Diaz da De Gennaro a Genova per recuperare il fallimento della sua gestione dell’OP … ora il sig. Sgalla è un suo collega ai più alti vertici del Viminale e rischia di diventare prossimo capo di polizia cosa ne dice?
Gabrielli continua parlando di “spread fra responsabilità sistemica e responsabilità penale … quello che ha fatto sì che alcuni abbiano pagato e altri no”. Una frase che sembra di fatto lanciare un segnale di solidarietà ai condannati e pretende dire che le pene comminate sarebbero state pesanti … E allora. Mr. Gabrielli cosa sta facendo lei rispetto ai vari casi in cui si scoprono comportamenti devianti e reati di diverso tipo commessi da dirigenti di polizia? Recentemente, come sempre fanno i vertici e anche i politici- non ha esitato a fare quadrato a difesa dell’“onorabilità” di un corpo che diventa così quella di un’istituzione autorizzata al libero arbitrio perché garantita dall’impunità … Perché la PS non pubblica le statistiche dettagliate dei reati commessi da personale della PS … e solleciti tutte le polizie a fare altrettanto? … Ha mai pensato che forse questo potrebbe essere il primo passo per riconoscere i fatti e quindi per poi tentare di risanarne le cause e la riproduzione e infine per prevenirli ??? (ma queste cose anche Mr. Bonini ha difficoltà a capirle …).
E Gabrielli continua a sostenere che s’è “finito con l’imprigionare il dibattito pubblico in un’irricevibile rappresentazione per cui il Paese sarebbe diviso tra un partito della Polizia e un partito dell’anti- Polizia. Facendo perdere di vista la verità. Che la Polizia italiana è sana. Che lo è oggi come lo era in quel luglio del 2001. E lo posso dire perché io sono cresciuto in questa Polizia. Ne sono figlio”.
Questo si capisce bene! E voilà che alla fine Mr. Gabrielli –con l’apporto di Mr. Bonini- porta a compimento il suo scopo, cioè quello di affermare che “la Polizia italiana è sana!”. Ma allora di cosa ha parlato sinora ? Ha svirgolato e rimestato le carte decine di volte per poi arrivare a proporre all’opinione pubblica il solito dogma che fa il pari con quello “nei secoli fedeli”.
No Mr. Gabrielli, sin quando i vertici politici e istituzionali delle polizie come di ogni settore dell’apparato dello stato avranno lo scopo di affermare che “lo stato è sano” e che le contrapposizioni radicali non aiutano a “costruire memoria condivisa” si finirà sempre col garantire la riproduzione delle deviazioni e dei crimini da parte di personale di tali apparati e persino di intere strutture. Che dispositivi ha messo in piedi Mr. Gabrielli per risanare la deriva violenta e il libero arbitrio nei ranghi della PS ?
Dobbiamo ancora veder lanciare mangime per polli all’opinione pubblica? Con questa sua aura apparentemente insolita per un capo della polizia, il prefetto Gabrielli pretende rifilare all’opinione pubblica un discorso che nei fatti è il contrario di quanto pretende asserire: alla fine la polizia è sana ed è sempre stata sana ! E salva i “poveri” colleghi che avrebbero patito tanto e pagato amaramente legittimando il loro ritorno negli uffici (si tutti i condannati per la Diaz). Ricordiamo un dato elementare: quanti anni di pena furono comminati ai cosiddetti responsabili di “distruzioni, saccheggi ecc.”? E quanti anni ai dirigenti e agenti di polizia responsabili di violenze varie e torture? I primi avranno probabilmente rotto vetrine e commesso i tipici reati da ragazzini illusi di poter essere antagonisti ma non hanno spaccato teste né praticato torture … Ma figuriamoci se Mister Bonini chiede di parlare di questo al capo della polizia. E vedi caso “dimentica” che alcuni del “pattuglione” furono e sono ancora addestrati negli Stati Uniti e in alcuni luoghi della GENDFOR. E non si dice che è corrèo un vertice di polizia che non da’ i nomi di chi è entrato alla Diaz o dopo da’ foto di alcuni fatte alla leva (cioè tutti irriconoscibili!). Come dice un’amica giornalista: “Il colpo di spugna adesso fa un po’ ridere”, ma, aggiungo, come osservavano Benjamin, Hanna Arendt, Foucault e altri è anche ridendo che attori del potere uccidono.
Ricordiamo che ogni potere e quindi ogni polizia hanno sempre operato col “bastone e la carota”, facendo coesistere gestione pacifica/paternalista e gestione violenta dei conflitti che la società riproduce innanzitutto a causa dell’asimmetria fra ricchezza e povertà, fra dominanti e dominati. L’idea di uno stato di diritto e di polizie coerentemente democratici è un’impostura: c’è sempre coesistenza fra democrazia e autoritarismo/fascismo. E in congiunture come quella neoliberista attuale spesso prevale l’opzione autoritaria poiché il potere ha acquisito più possibilità di passare al libero arbitrio godendo di impunità (chi dovrebbe imporre il rigore dello stato di diritto democratico oggi invocato da “quattro gatti”?).
Fra altri,VEDI:
https://www.academia.edu/716477/Appunti_di_ricerca_sulle_violenze_delle_polizie_al_G8_di_Genova
https://altreconomia.it/gabrielli-g8-2001/
http://effimera.org/appunti-epistemologia-della-conversione-liberista-della-sinistra-salvatore-palidda/
https://www.academia.edu/31446052/The_Italian_Police_Forces_into_Neoliberal_Frame_An_Example_of_Perpetual_Coexistence_of_Democratic_and_Authoritarian_Practices_and_of_Anamorphosis_of_Democratic_Rules_of_Law
– Violenze e tortura nel frame delle guerre permanenti della postmodernità liberista: https://www.academia.edu/33907505/Violenze_e_tortura_nel_frame_delle_guerre_permanenti_della_postmodernit%C3%A0_liberista
– http://www.agenziax.it/wp-content/uploads/2013/03/razzismo-democratico.pdf
– https://infodocks.files.wordpress.com/2015/01/salvatore-palidda-polizia-postmoderna.pdf e http://www.scribd.com/doc/124193247/Salvatore-Palidda-Polizia-postmoderna)
– Continuità nella sperimentazione delle pratiche violente del G8 di Genova e ripresa delle dinamiche collettive antiliberiste, in Black bloc. La costruzione del nemico, Fandango Libri, 2011, 61-74
https://www.routledge.com/products/9781472472625
– http://www.oapen.org/search?identifier=391032
– Ten years after the G8 Summit in Genoa, Statewatch, 2011, http://www.statewatch.org/analyses/no-152-genoa-palidda.pdf
– //www.cairn.info/zen.php?ID_ARTICLE=DEC_CRETT_2010_01_0251