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mercoledì 29 marzo 2023

ricordo di Gianni Minà

 Pace – Gianni Minà

Sento da troppi giorni i tamburi della guerra che, in maniera opprimente, si stanno avvicinando sempre di più nelle nostre vite, appesantite dagli affanni, chi più chi meno, della quotidianità, ma non certo lacerate dai drammi che la guerra porta.

Ho 84 anni, ero un bambino durante la seconda guerra mondiale, ma mi ricordo molto bene il tragico bagaglio che aveva portato: mio nonno ferroviere fu ucciso in un bombardamento degli alleati mentre stava lavorando insieme ai suoi colleghi, la disperazione dei miei, la fatica e la paura di essere sfollati, la mancanza del cibo, il freddo, il terrore di chi rischia la morte per un tozzo di pane, le file interminabili per l’acqua. E poi, i grandi egoismi di molti, i gesti eroici di pochi, la generosità e l’altruismo esercitati in silenzio di altri.

Oggi la mia mente ripercorre quei ricordi dolorosi e vedo che nulla è cambiato: c’è chi inneggia alla guerra, anche nucleare, incurante dei dolori che porta, chi si fa alfiere di vari interessi, chi randella quotidianamente chi la pensa in maniera critica, azzerando il confronto e trasformando il dialogo in una assurda polarizzazione: amico di Putin se sei per la pace o difensore della democrazia se aderisci all’invio di armi per l’Ucraina. Perfino il Papa è stato dichiarato “pacifista estremista”, come se invocare la pace fosse da vigliacchi o peggio, da inetti, incapaci di “prendere una posizione”.

Roba da matti, o da incoscienti. O roba da falchi…

Anche Raniero La Valle, un giornalista e mio antico collega della Rai, che ha prodotto storici documentari sulla Palestina, la Cambogia e il Vietnam, nel suo editoriale su Facebook, sostiene di aver paura della guerra, perché: “anche a noi fu detto “Vincere! E vinceremo”, come infatti accadde con armate straniere che si combatterono sul nostro suolo e dal cielo distrussero le nostre città. (…) Ma noi abbiamo paura che le ultime notizie, magari come allora nascoste nelle “brevi” e poi a lungo secretate, ci informino di un’azione altamente meritoria e densa di valori imperituri come quelle compiute a Hiroshima e Nagasaki; abbiamo paura di perdere non la vita, ma ciò per cui abbiamo combattuto per tutta la vita: per la pace, la libertà, l’onore, la difesa dei popoli martoriati ed oppressi dalle colonie, dagli Imperi, dalla Trilaterale, dagli Esodi, dalle guerre bipartisan, dalla fame, dalla “giustizia infinita” inalberata per gratificare il mondo intero della democrazia, dei respingimenti, dei porti chiusi e delle estradizioni; così come abbiamo combattuto contro le operazioni alla “Desert Storm” per annientare Stati canaglia e terrorismi, o contro i missili stranieri da Comiso puntati contro l’Ungheria.”

Gino Strada, come lo hanno ricordato a un incontro a Sesto S. Giovanni, prendendo in prestito le parole di  Albert Einstein all’indomani della fallimentare conferenza sul disarmo del 1932 a Ginevra, diceva sempre che la guerra non si può umanizzare, ma solo abolire, perché è impossibile e illusorio imporre regole di comportamento.

La pace non va contrattata, non è un’opzione tra tante, la pace si abbraccia senza se e senza ma, anche a costo di essere perdenti.

Apro  un sito: atlanteguerre.it, molto interessante. Nella cartina interattiva, si clicca nei paesi colorati e si legge il conflitto: il mondo è come se avesse una cintura fatta di paesi in guerra.  Troppi, ancora. La lista dei paesi si allunga quotidianamente.

In America Latina, ad esempio,  lo sanno bene cosa hanno portato le guerre e le dittature. Popoli assoggettati, sterminati, come ad esempio i paesi del Centro America, il Salvador o il Guatemala, chiamati, per le continue stragi delle loro popolazioni “il mattatoio d’America” e che hanno avuto dalla storia solo un flebile “scusa” di Barak Obama in una conferenza stampa nel 2010. Ma si sa, non tutte le vittime di guerra hanno la stessa considerazione. Eppure quel continente, senza voce da sempre, al contrario di noi occidentali, ormai ridotti a consumatori alienati anche di guerre, esportatori di una democrazia svuotata, di cui non sappiamo più neanche il senso, è sempre alla ricerca del “buen vivir”, in una dimensione circolare, che produce benessere per tutti, spirituale e materiale, senza escludere nessuno.

Spesso, da quando conosco quel continente, mi sono domandato: ma chi vive meglio, noi o loro?

I media certo non aiutano a capire: se prima eravamo ossessionati 24 h da notizie, informazioni, appelli quotidiani sul Covid, oggi la nuova ossessione sono le immagini di guerra, la cui quantità e tipo di messaggi ormai è fuori controllo; questo sistema, ormai, in una sorta di news war, ha spento tutte le voci del resto del mondo e non mi soffermo più sulle fake, che si rincorrono ad arte, nella impossibilità di essere smascherate. Approfitto, però, per ospitare tra le mie righe un appello dei nostri  più importanti inviati di guerra che mi ha segnalato Livio Senigalliesi, uno dei fotografi che ho ospitato nelle pagine della mia rivista “Latinoamerica”: https://bit.ly/3uSa56J.

Oggi sono costretto a casa e osservo distrattamente i telegiornali e i programmi, spalmati tutti sulla guerra Russia-Ucraina, tanto da farmi avere un leggero senso di nausea, un overload di notizie, come mi era capitato con la pandemia, ora scomparsa dai radar, anche se la curva, pare, si stia rialzando. Telegiornali di 30 minuti, dove 24 spesi nel conflitto che ci invade e 6 miseri minuti su politica estera e italiana e ovviamente, per “politica italiana” intendo la cronaca nera, lasciandoci però appesi su questioni che erano primarie nell’agenda fino a qualche tempo fa: ad esempio i migranti portati in Bielorussia dal Medioriente e bloccati ai confini della Polonia da un muro di filo spinato di più di 180 km, che fino hanno fatto?

Ma come si può andare avanti così?

Per sapere qualcosa di serio e vero sui conflitti e sul mondo, ormai ascolto quasi solamente Radio Vaticana.

Sulla rivista Missioni Consolata  il suo direttore Gigi Anataloni, nel suo editoriale nomina monsignor Tonino Bello, che sosteneva qualche tempo fa: “Il mio desiderio è quello del cessate il fuoco, perché non è possibile, non è accettabile, non è pensabile che ancora oggi, con tutto il progresso che abbiamo fatto, con tutta la cultura che abbiamo alle spalle, della gente debba essere massacrata a questo modo. E’ osceno. Io credo che ci vergogneremo domani per la nostra mancanza di insurrezione di coscienza (…) La guerra tutto può partorire, fuorchè la pace e la giustizia. La pace non arriverà, finchè non si farà giustizia.”

Non ci rendiamo neanche conto che questi tamburi di guerra non porteranno certo alla prosperità economica, anzi: l’inflazione sta crescendo e crescerà ancora indebolendo il valore dei già magri stipendi delle classi più fragili, aumenteranno i precari, i prezzi si gonfieranno sempre di più e le conseguenze sociali saranno devastanti, non soltanto per l’Europa, ma anche per altre regioni del mondo: la globalizzazione non dà scampo a nessuno, e la pandemia ci ha già insegnato che i confini non esistono più.

Vorrei concludere questo mio breve articolo sulla pace, con una notizia di speranza, che tanto ci fa bene, e che viene proprio dal popolo cubano che ho apprezzato per i tratti che lo caratterizzano: la dignità, l’umanità, ma soprattutto la loro solidarietà nelle piccole e grandi cose, nonostante siano strozzati da un blocco economico che dura da più di 60 anni, nonostante siano stati messi a forza nella vergognosa lista di “stati canaglia”.

Nei giorni scorsi, è passata in Italia una delegazione di scienziati cubani che Fabrizio Chiodo in collaborazione con AICEC e l’Ambasciata cubana,  ha portato a Napoli. Sono tre generazioni di grandi ricercatori della biotecnologia cubana: il professor Luis Herrera-Martinez, uno dei padri di questa disciplina, Dagmar Garcia Rivera, la più giovane,  e il professor Verez-Bencomo a cui si deve lo sviluppo del primo vaccino sintetico della storia, il vaccino contro Haemophilus influenza del tipo B, e anche il vaccino contro la polmonite, che, a differenza di quello statunitense venduto a 100 dollari la dose (il cui costo proibitivo non può essere acquistato da paesi depressi economicamente) ha permesso e permetterà ai bambini di Cuba e dei paesi più poveri di essere curati contro una delle malattie più letali per l’infanzia, la polmonite. L’iniziativa napoletana racconta la storia personale dei tre protagonisti e la storia della biotecnologia di Cuba, ma soprattutto la collaborazione tra l’istituto vaccinogeno Finlay all’Avana e il Laboratorio di Virologia dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino che sta lavorando per comprendere lo spettro di applicabilità dei vaccini cubani (soprattutto il vaccino Soberana Plus) in funzione delle varianti in circolazione.

A Cuba, diversamente da altri Paesi, anche i più industrializzati, i decessi per Covid (normalizzati sulla popolazione) sono risultati inferiori durante tutta la pandemia, soprattutto durante l’arrivo di Omicron e questo grazie sia a una campagna di vaccinazione ma soprattutto ai vaccini pubblici sviluppati, nonostante il blocco economico imposto dagli Stati Uniti che vieta l’approvvigionamento di materie prime, strumenti e tecnologie. Di fondamentale importanza è stato anche aver sviluppato l’unico vaccino contro SARS-CoV-2 pensato per la popolazione pediatrica e somministrato al 97% dei bambini cubani dai due anni in su. Fabrizio Chiodo, ricercatore del CNR e collaboratore dell’istituto vaccinale Finlay dove ha lavorato al disegno e allo sviluppo dei vaccini Soberana, ha spiegato in un articolo di Franz Baraggino sul Fatto quotidianoCi si è concentrati sui vaccini proteici che, a differenza dei vaccini a materiale genetico come Pfizer e Moderna, si basano su una tecnologia già nota e largamente utilizzata anche in campo pediatrico. I dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica e pubblicati su riviste scientifiche internazionali ed è in corso la procedura di pre-qualifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un ok che basta ad agevolare l’export del vaccino cubano in molti paesi del mondo. Sono a basso costo, con un brevetto pubblico ed un trasferimento di tecnologia piuttosto semplice. Per questo penso che possano essere importanti nel supporto ai tanti Paesi che non vedranno la loro popolazione vaccinata prima del 2023. Abbiamo tentato di realizzare un ponte, una strategia che stimolasse un interesse su questi vaccini nonostante gli standard previsti in Europa, nella speranza che le evidenze scientifiche prevalgano sulla geopolitica e che nessuna opportunità sia preclusa alla lotta contro il Covid”.

Più vaccini e meno armi, ha detto il Papa già a ottobre scorso. Non può essere considerata solo una esortazione di un leader religioso, è un messaggio impellente rivolto a tutti noi, soprattutto nel nostro Paese, dove la spesa sanitaria è condannata a continui tagli e i fondi per  l’Istruzione ci sbattono all’ultimo posto nella graduatoria europea.

Un antropologo ha detto che l’inizio della civiltà è iniziata da un femore guarito. Nell’era preistorica, animale o uomo, quando si ferivano, la loro vita era condannata. Non potevano scappare. Un femore guarito è stata la prova che qualcuno si è preso cura del ferito, lo ha protetto e lo ha curato.

Questa regola vale ancora oggi: nessuno si salva da solo. Lo ha detto il Papa ma lo hanno già detto le popolazioni millenarie prima di lui. Noi dobbiamo solo ascoltare e seguirne il solco e, come amava dire Vittorio Arrigoni, Vik, il mio giovane collega, scrittore e pacifista che sognava e lavorava per la pace tra Palestina e Israele, “restare (restiamo) umani”.

https://www.giannimina.it/archivio/articoli/pace/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 18 marzo 2018

Spagna: legge antiterrorismo per stroncare satira e creatività



Un rapporto diffuso oggi da Amnesty International ha denunciato l’aumento esponenziale del numero delle persone che contravvengono alla severa normativa in vigore in Spagna, che vieta l’apologia del terrorismo e la denigrazione delle vittime del terrorismo nel contesto di un continuo attacco alla libertà d’espressione.
Il rapporto, intitolato “Twitta…se hai coraggio: come la legge antiterrorismo limita la libertà d’espressione in Spagna”, denuncia che decine di utenti dei social media, musicisti, giornalisti e persino burattinai sono stati processati per motivi legati alla sicurezza nazionale. Tutto questo ha avuto un effetto paralizzante e ha creato un ambiente in cui si ha sempre più paura di esprimere idee alternative o fare satira controversa.
“Mandare in carcere chi fa musica rap per i testi delle canzoni e mettere fuorilegge la satira politica dimostra quanto in Spagna sia diventato ristretto il perimetro di ciò che è considerato accettabile sui social media”, ha dichiarato Esteban Beltrán, direttore di Amnesty International Spagna.
“Non si dovrebbe finire sotto processo semplicemente per aver detto, twittato o cantato qualcosa che potrebbe essere sgradevole o scioccante. La legge spagnola, di estesa applicazione e formulata in modo vago, sta portando al silenzio la libertà di parola e stroncando l’espressione artistica”, ha proseguito Beltrán.
In base all’articolo 578 del codice penale spagnolo, chi abbia fatto apologia del terrorismo o denigrato le vittime del terrorismo o i loro parenti – in questa vaga formulazione – rischia una multa, il licenziamento dal settore pubblico e persino il carcere. Il numero delle persone incriminate sulla base di questo articolo è cresciuto da tre nel 2011 a 39 nel 2017. Negli ultimi due anni le condanne sono state quasi 70.
Dal 2014, quattro operazioni coordinate di polizia – chiamate “Operazioni Spider” – hanno portato all’arresto di decine di persone che avevano postato messaggi sui social media, in particolare su Twitter e Facebook. L’avvocato Arkaitz Terrón ha denunciato di essere stato “trattato come un terrorista” per nove tweet, uno dei quali spiritoso, sull’assassinio da parte del gruppo armato Eta (Paese basco e libertà) di Luis Carrero Blanco, primo ministro dell’era-Franco, nel 1973. Accusato di apologia del terrorismo, è stato successivamente assolto.
Un altro uomo, J.C.V., è stato condannato a un anno di carcere con sospensione della pena per 13 tweet: “L’obiettivo è di diffondere nella popolazione un clima di autocensura. Con me ci sono riusciti”, ha dichiarato ad Amnesty International.
Nel 2017 Cassandra Vera, una studentessa di 22 anni, è stata condannata a un anno con sospensione della pena per denigrazione delle vittime del terrorismo anche attraverso un tweet ironico sempre sull’assassinio di Carrero Blanco, risalente a 44 anni fa: “L’Eta non solo aveva una politica sulle auto di Stato, ne aveva una anche sul programma spaziale”. L’attentato dell’Eta scagliò 20 metri in aria l’automobile su cui era a bordo il primo ministro. A seguito della condanna ha perso la borsa di studio universitaria e le è stato vietato di essere assunta nel settore pubblico per sette anni.
Tra coloro che hanno preso le difese di Cassandra c’è anche la nipote di Carrero Blanco, che ha dichiarato di “aver paura di una società in cui la libertà d’espressione, per quanto sgradevole, potrebbe portare al carcere”. La sua dichiarazione, presentata dalla difesa al processo, non ha avuto alcun effetto, dato che la legge è applicabile a prescindere da cosa pensino le vittime del terrorismo o i loro familiari. Fortunatamente, all’inizio del marzo 2018, la Corte suprema ha annullato la condanna.
Sebbene la minaccia del terrorismo sia assai concreta e per proteggere la sicurezza nazionale possa in alcune circostanze costituire motivo per limitare la libertà d’espressione, la normativa ampia e formulata in modo vago contro l’apologia del terrorismo e la denigrazione delle vittime sta stroncando la libertà artistica.
Nel dicembre 2017 12 rapper del collettivo “La insurgencia” sono stati multati, condannati a due anni e raggiunti dal divieto di lavorare nel settore pubblico a causa di testi considerati apologetici verso i Grapo (Gruppi di resistenza antifascista 1° ottobre). Hanno presentato appello contro la condanna. Si tratta solo di alcuni di molti artisti incriminati sulla base dell’articolo 578.
Persino i giornalisti che vogliono documentare il giro di vite causato dall’articolo 578 finiscono per esserne vittime. Un documentarista è stato incriminato per aver intervistato persone che erano state processate per apologia del terrorismo.
Sebbene dopo gli attentati di Parigi del 2015 e le minacce del terrorismo internazionale l’articolo 578 sia stato ulteriormente ampliato, la grande maggioranza dei procedimenti avviati si riferisce a gruppi armati locali smantellati o inattivi, come l’Eta e il Grapo.
Nel settembre 2018 è prevista l’attuazione in tutta l’Unione europea di una direttiva sulla lotta al terrorismo, che presenta il problematico concetto di apologia come un esempio di espressione che può essere criminalizzata. La lezione che dovrebbe arrivare dal caso spagnolo è che reati vagamente formulati come l’apologia del terrorismo e la denigrazione delle vittime minacciano seriamente il diritto alla libertà d’espressione.
“La Spagna è l’emblema della preoccupante tendenza che vediamo in diversi stati europei, di limitare indebitamente l’espressione col pretesto della sicurezza nazionale e togliere diritti con la scusa di difenderli”, ha dichiarato Eda Seyhan, campaigner di Amnesty International su contrasto al terrorismo e diritti umani.  “Rappare non è un reato, fare un tweet spiritoso non è terrorismo e organizzare uno spettacolo di marionette non dovrebbe portarti in carcere. I governi devono difendere i diritti delle vittime del terrorismo senza limitare la libertà d’espressione in loro nome. Chiediamo che la drastica legislazione spagnola sia abrogata e che le accuse mosse contro tutti coloro che hanno semplicemente espresso le loro opinioni siano ritirate”.
Ulteriori informazioni
Il Parlamento spagnolo dovrebbe esaminare nel mese di marzo una proposta di emendamento all’articolo 578. Proposte di legge simili a quella spagnola sono state presentate in Belgio e in Olanda.
Si veda il rapporto “Pericolosamente sproporzionate: lo stato di sicurezza nazionale sempre più imponente in Europa”, pubblicato da Amnesty International nel 2017:
Il 20 ottobre 2011 l’Eta ha proclamato un cessate il fuoco permanente seguito nel 2017 dal disarmo. I Grapo sono inattivi dal 2007.
 
Ante, ante ¿Quien hizo volar al almirante??
Jueves antes de almorzar,
Carrero tenía que ir a rezar,
pero no pudo ir a rezar,
porque tenía que volar.
Así voló, Carrero voló,
así voló, muy alto llegó,
así voló, Carrero voló,
así voló, muy alto llegó.
Siendo Carrero ministro naval,
su único sueño fue siempre volar…
Hasta que un día ETA militar,
hizo su sueño por fin realidad.
Un petardito
hizo estallar, PUM
y hasta un tejado PUM,
le hizo saltar.
Carrero voló, voló, voló
y desde lo alto del tejado cayó
Carrero voló, voló, voló
y desde lo alto del tejado cayó
Y voló, voló, Carrero voló
Y voló, voló , Carrero cabrón.
Ho come il vago sospetto che l’inserimento in una raccolta di “canzoni contro la guerra” di una canzoncina, poi divenuta quasi popolare, che si rallegra, e non poco, di un attentato dinamitardo costato la vita sì alla vittima designata – la quale era un grandissimo pezzo di merda – ma anche ad un povero autista che aveva come unica colpa quella di guidare la macchina del pezzo di merda in questione, possa provocare qualche discreto “sturbo” in molte anime non-violente, pacifiste a oltranza eccetera. Beh, lo capisco. Come capisco che l’attentato fu organizzato e portato a termine dall’ETA, il che potrà provocare anche maggiori sturbi. Chi ha ancora un barlume di memoria avrà già capito che il pezzo di merda in questione si chiamava Luis Carrero Blanco; era il successore designato di Francisco Franco, suo strettissimo collaboratore fin dal “pronunciamiento” del 1936 che provocò la guerra civile spagnola (un milione di morti), cattolicissimo avallatore di tutti i massacri e di tutte le fucilazioni e garrote del Caudillo eccetera, eccetera. D’accordo, d’accordo, l’ETA che lo tolse di mezzo il 20 dicembre 1973 con la “Operación Ogro” (“ogro” significa “orco” in spagnolo; tale Carrero Blanco era!) sarebbe un gruppo “terrorista”, ma c’è sempre da chiedersi: chi erano e sono i veri terroristi? Quaranta e rotti anni di terrore in Spagna, chi li ha messi in atto? Sono domande. Ognuno avrà ovviamente le sue risposte. Intanto ne do una io, che magari potrà accendere ulteriori controversie in questo sito felicemente multilaterale; ed è una risposta molto semplice. Talvolta, per essere davvero “contro la guerra”, la guerra bisogna farla. La fecero, in Spagna, coloro che combatterono per tre anni contro il franchismo e furono sconfitti nel sangue. La fece anche chi organizzò l’attentato a Carrero Blanco, che interruppe il processo di continuità del regime e senz’altro affrettò sia la morte di Franco (neanche due anni dopo) e la fine del suo regime sanguinario, che era una guerra continua contro l’umanità e la vita. Luis Carrero Blanco era uno degli uomini più odiati di Spagna; a distanza di anni non vengono scritte canzoni come questa, perdipiù subendo rapidamente un processo di “popolarizzazione”, se non c’è un vero e profondo odio. Una canzone di una terribile, carognesca presa in giro, oltretutto; come se lo sarà guadagnato quel’odio, Carrero? In nome della “pace” sempre e comunque, acritica e non di rado codarda, è la guerra che trionfa. Al potere, sin dai tempi della “Pax Romana” di Ottaviano Augusto, la pace è sempre piaciuta tanto: la pace di far quello che vuole. Anche Mussolini fu glorificato a lungo per aver “pacificato” l’Italia, tranne poi mandare il Paese alla rovina per fare la guerra. E anche lo stesso Francisco Franco non fu, in fondo, un “pacifista” quando si rifiutò di entrarvi, in quella guerra mondiale?
La “pace” di uomini come Carrero Blanco è sintetizzata perfettamente in un’affermazione che fece poco prima di essere scagliato nell’eternità: “Se in Spagna si capirà finalmente che tutti quelli che scendono in strada a fare confusione devono essere ricevuti a colpi di fucile dalla polizia, finirà il disordine.” [RV]

 
2 anni e 6 mesi, questa è la pena in cui potrebbe incorrere una studentessa ventunenne dell’università di Murcia.  Al carcere andrebbero poi sommati altri 3 anni di libertà vigilata.
L’arma del delitto? Una tastiera. Cassandra, questo il nome della ragazza,  salirà sul banco degli imputati a causa di alcuni tweet in cui ironizzava sulla morte  del generale franchista Carrero Blanco, pubblicati sul suo profilo @kira_95 tra il 2013 e il 2016.
A renderlo pubblico è stata lei stessa attraverso i social network il 10 Gennaio; immediatamente i giornali hanno ripreso la notizia e molti utenti del web si sono schierati dalla sua parte. L’hashtag #carreroblanco è diventato in poche ore trending topic.
Anche Carrero Blanco ritornò al futuro con la sua auto?
Film: Tre metri sopra il cielo. Produzione: ETA films. Direttore: Argala. Protagonista: Carrero Blanco. Genere: corsa spaziale”.
URSS Yuri Gagarin vs. SPAIN Carrero Blanco”.
Questi sono solo alcuni dei tweet pubblicati da Cassandra, possono far ridere o meno, persino essere bollati come di cattivo gusto, ma credo non ci sia alcun dubbio sulla natura ironica di ognuno di essi.
L’accusa che viene imputata alla studentessa è quella di “umiliazione di vittime del terrorismo”.
La questione è spinosa e pone interrogativi a cui è difficile trovare una risposta: posto che ETA è stata un’associazione terroristica, un “aspirante dittatore” è un po’ meno vittima rispetto alle oltre 800 persone uccise dal gruppo basco  durante i 50 anni di attività?
Probabilmente alcuni risponderanno di sì, altri di no, ma non è questo il punto. È innegabile che la pena sia del tutto sproporzionata e che in Spagna dopo l’entrata in vigore della legge conosciuta come “Ley Mordaza la libertà di espressione stia subendo crescenti limitazioni…
Il diciannove gennaio scorso é stata la volta di Cesar Strawberry, cantante del gruppo hardcore Def con Dos. In seguito a sei tweet di natura ironica che avevano come oggetto ETA, GRAPO (gruppo armato di resistenza antifascista che agiva in Spagna durante il franchismo) e di nuovo Carreo Blanco, Strawberry é stato condannato anche ad un anno di carcere, sette di inabilitazione assoluta, più uno di libertà vigilata, per aver, similmente a Cassandra, esaltato il terrorismo ed umiliato le sue vittime.
In generale in Spagna nel 2016 sono state condannate ben trenta persone per aver commesso “esaltato l’ETA” attraverso le reti sociali (13). Venticinque nel 2015. Cifre che testimoniano una repressione ai limiti dell’assurdo, specie se le si confronta con quelle relative agli anni in cui l’ETA agiva ancora (due condanne nel 2011, ultimo anno di attività ufficiale dell’ETA). Condanne che rappresentano un colpo gravissimo alla libertà di espressione ed all’oppressione della libertà in rete, fornendo un precedente gravissimo anche al di fuori dei confini spagnoli.
Tra le forze in parlamento, solo Unidos Podemos (ed I relativi partiti della confluenza) ha contestato la condanna di Cassandra. In particolare Compromis ha proposto di insultarla. Assolutamente ambiguo l’intervento del partito socialista che pur rispettando la sentenza, auspica timidamente una revisione della legge che vi é dietro. Molto chiaro é stato al contrario l’appoggio alla sentenza da parte del Partito Popolare, attualmente al governo. Quest’episodio fornisce una misura della destra spagnola: una destra reazionaria e culturalmente obsoleta che non solo non rinnega la sua continuità storica con il franchismo, ma puntualmente se la rivendica.
Veemente invece é stata l’onda di tweet durata l’intera giornata di mercoledí che ha portato in alto le tendenze #yosoycassandra #cassandralibre e #twitteramordazado (14), dove migliaia di utenti hanno espresso la loro contrarietà alla sentenza e soprattutto si sono scagliati contro l’immobilismo del partito socialista. Il giudizio infatti costituisce un’offensiva rivolta a tutti coloro che utilizzano Twitter come spazio per esprimere indignazione, un fenomeno molto comune in Spagna, più che in altri paesi europei. Proprio a partire da qui esprimiamo la nostra solidarietà a Cassandra e rivendichiamo la rete come spazio di libera circolazione delle opinioni, oltre che di produzione del conflitto.
i tweet di Cassandra:
La Justicia considera que los tuits de Cassandra suponen desprecio, deshonra, descrédito, burla y afrenta a personas que han sufrido el terrorismo y sus familiares. Asimismo, la Audiencia Nacional ha ordenado borrar los mensajes de la red social.
– “ETA impulsó una política contra los coches oficiales combinada con un programa espacial” (29 de noviembre de 2013)
– “Película: A tres metros sobre el cielo, Producción: ETA films. Director: Argala. Protagonista: Carrero Blanco. Género: Carrera espacial” (20 de diciembre de 2013)
– “Kissinger le regaló a Carrero Blanco un trozo de la luna, ETA le pagó el viaje a ella” (5 de abril de 2014)
– “Si hacer chistes de Carrero blanco es enaltecimiento del terrorismo…” (28 de abril de 2014)
– “Perdone usted, @GcekaElectronic, un respeto por el gran Carrero, la estación internacional de la ETA puso todo su esfuerzo” (8 de julio de 2014)
– “¿Ya no puedo hacer chistes de Carrero Blanco?” (30 de junio de 2015
– “Elecciones el día del aniversario del viaje espacial de Carrero Blanco. Interesante” (4 de septiembre de 2015)
– (Junto a la imagen de espaldas del héroe del cómic Spiderman viendo surcar por entre los edificios un vehículo largo: “Spiderman VS Carrero Blanco” (22 de septiembre de 2015)
– “Carrero Blanco también regresó al futuro con su coche? #RegresoAlFuturo” (21 de octubre de 2015)
– Junto a una imagen del atentado en el que perdió la vida Luis Carrero Blanco y dos imágenes que recrean el momento de la explosión y la trayectoria ascendente de su vehículo oficial: “Feliz 20 de diciembre” (20 de diciembre de 2015)
– Junto a la imagen de un astronauta con la cara de Carrero Blanco, en la superficie lunar y la bandera de la dictadura franquista, publica este mensajes: “20D” (el mismo día que el anterior)
– Junto con la imagen del astronauta ruso Yuri Garatin y el rostro del almirante Carrero Blanco publica este mensaje: “URSS VS SPAIN @URSS vs SPAIN. URSS Yuri Gagarin VS SPAIN Carrero Blanco” (21 de diciembre de 2015)
– Junto con una imagen del atentado y otra que recrea la trayectoria ascendente del coche oficial en el que iba Carrero Blanco: “Contigo quiero volar, para poder verte desde el cielo en busca de lo imposible que se escapa entre mis dedos” (cada línea, terminada con corcheas musicales). (16 de enero de 2016)