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domenica 4 luglio 2021

Covid, Dad e salute mentale - Emilio Mordini

 


๐—ง๐—ฟ๐—ฎ ๐—น๐—ฒ ๐—ณ๐—ฟ๐—ฎ๐˜€๐—ถ ๐—ฒ ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ฐ๐—ฒ๐˜๐˜๐—ถ ๐—ฐ๐—ต๐—ฒ ๐—น๐—ฒ๐—ฝ๐—ถ๐—ฑ๐—ฒ๐—บ๐—ถ๐—ฎ ๐—ฑ๐—ถ ๐—–๐—ข๐—ฉ๐—œ๐—— ๐—ต๐—ฎ ๐—ฟ๐—ฒ๐˜€๐—ผ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ถ, una merita sicuramente un posto speciale: “Didattica a Distanza”, la DAD. Con il termine DAD si indica l’insegnamento (di ogni ordine e grado) condotto a distanza, utilizzando le nuove tecnologie digitali. Le opinioni di docenti e discenti sulla DAD sono varie e spesso discordi: c’รจ chi la ritiene sempre dannosa o, comunque, molto meno efficace della didattica basata sulla presenza fisica; c’รจ, invece, chi sostiene sia utile e possa costituire, soprattutto nelle scuole secondarie e universitร , una valida alternativa all’insegnamento tradizionale, tanto da prospettare un futuro in cui la DAD sarร  la norma e la presenza fisica l’eccezione. ๐—œ๐—ผ ๐˜€๐—ผ๐—ป๐—ผ ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐˜ƒ๐—ถ๐—ป๐˜๐—ผ ๐—ฐ๐—ต๐—ฒ ๐—น๐—ฎ ๐—ฝ๐—ฟ๐—ฒ๐˜€๐—ฒ๐—ป๐˜‡๐—ฎ ๐—ณ๐—ถ๐˜€๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ ๐˜€๐—ถ๐—ฎ ๐˜€๐—ฒ๐—บ๐—ฝ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฒ๐˜€๐˜€๐—ฒ๐—ป๐˜‡๐—ถ๐—ฎ๐—น๐—ฒ da un punto di vista educativo, proprio perchรฉ gli esseri umani usano contemporaneamente molteplici linguaggi, veicolati e catturati da diverse modalitร  sensoriali. La comunicazione digitale privilegia le comunicazioni acustiche e visive ed esclude tutte le altre. Tuttavia, gli altri linguaggi (spesso definiti “corporei”) sono altrettanto importanti e contribuiscono, in modo cruciale, anche se subliminale, a fissare nella mente del discente concetti, informazioni, modi di pensare, prospettive e a informare il docente del grado di ricezione del messaggio educativo. L’insegnamento non รจ, se non in minima parte, trasmissione di informazioni (che, tra l’altro, oggi possono essere rintracciate online con estrema facilitร ) ma รจ comunicazione di stili, di modi di apprendere, di pensare.

Naturalmente รจ impossibile escludere che in un futuro tecnologie di realtร  aumentata possano mimare tutte le modalitร  sensoriali e riprodurre l’esperienza immersiva della comunicazione in presenza: a quel punto le persone vivranno in un perenne stato onirico, incapaci di distinguere tra sogno e realtร . Oggi, perรฒ, siamo ancora lontani da una simile condizione.

 

๐—ก๐—ผ๐—ป ๐˜ƒ๐—ผ๐—ด๐—น๐—ถ๐—ผ, ๐˜๐˜‚๐˜๐˜๐—ฎ๐˜ƒ๐—ถ๐—ฎ, ๐—ฝ๐—ฎ๐—ฟ๐—น๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ด๐—น๐—ถ ๐—ฎ๐˜€๐—ฝ๐—ฒ๐˜๐˜๐—ถ ๐—ฒ๐—ฑ๐˜‚๐—ฐ๐—ฎ๐˜๐—ถ๐˜ƒ๐—ถ ๐—ฑ๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ ๐——๐—”๐——, quanto dei suoi effetti psicologici e sulla salute mentale di docenti e discenti. Per fare ciรฒ, รจ essenziale distinguere due diverse situazioni: la ๐—ฑ๐—ถ๐—ฑ๐—ฎ๐˜๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ ๐—ป๐—ผ๐—ป๐—ผ๐˜€๐˜๐—ฎ๐—ป๐˜๐—ฒ ๐—น๐—ฎ ๐—ฑ๐—ถ๐˜€๐˜๐—ฎ๐—ป๐˜‡๐—ฎ e la ๐—ฑ๐—ถ๐—ฑ๐—ฎ๐˜๐˜๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ ๐—ฑ๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ ๐—ฑ๐—ถ๐˜€๐˜๐—ฎ๐—ป๐˜‡๐—ฎ. La “didattica nonostante la distanza” รจ la situazione in cui, per impedimenti di forza maggiore, non รจ possibile una didattica in presenza e quindi si ricorre a un insegnamento a distanza. รˆ una condizione in cui si cerca di far buon viso a cattivo gioco, in cui ci si barcamena dinanzi a una impossibilitร  che va oltre la volontร  di insegnanti ed alunni. La “didattica nonostante la distanza” non รจ certo una condizione ottimale: da un punto di vista educativo presenta numerosi problemi, ma non รจ di per sรฉ pericolosa per la salute mentale dei protagonisti. Qualcosa di diverso accade, invece, con la didattica della distanza. Chiamo “didattica della distanza” quell’insegnamento che fa della distanza fisica il suo elemento essenziale, che lo ricerca come soluzione alternativa all’insegnamento in presenza, proponendosi come “nuova didattica”, come didattica dell’era digitale. La distanza non รจ subita, ma diventa il nucleo stesso dell’insegnamento: prima ancora che insegnare ciรฒ che esplicitamente si prefigge, questa didattica insegna che gli esseri umani non hanno bisogno della presenza fisica dell’altro. Cosรฌ intesa, la DAD non รจ solo educativamente dannosa, ma, a mio modo di vedere, anche pericolosa per la salute mentale di chi la usa. ๐—Ÿ๐—ฒ ๐—ฝ๐—ถ๐—ฎ๐˜๐˜๐—ฎ๐—ณ๐—ผ๐—ฟ๐—บ๐—ฒ ๐—ฎ๐˜‚๐—ฑ๐—ถ๐—ผ๐˜ƒ๐—ถ๐˜€๐—ถ๐˜ƒ๐—ฒ ๐—ฝ๐—ฒ๐—ฟ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ผ๐—ป๐—น๐—ถ๐—ป๐—ฒ ๐˜€๐—ผ๐—ป๐—ผ ๐—ถ๐—ป๐—ฑ๐˜‚๐—ฏ๐—ฏ๐—ถ๐—ฎ๐—บ๐—ฒ๐—ป๐˜๐—ฒ ๐˜‚๐˜๐—ถ๐—น๐—ถ. Il loro uso per obiettivi precisi e limitati nel tempo non รจ certamente dannoso. Quando perรฒ sono utilizzate in modo continuativo, per comunicazioni che possono avere una qualche intensitร  emotiva, diventano psichicamente rischiose. Si tratta di un fenomeno che si puรฒ osservare in una varietร  di condizioni: dalle chat erotiche sino alle videoconferenze di lavoro, ai social e alla DAD. Per quanto diverse tra loro, tutte queste situazioni si basano su interazioni che possono essere emotivamente significative: piรน lo sono, piรน aumentano i rischi di danni psicologici.

La comunicazione online non รจ dannosa sinchรฉ si mantiene “fredda”, evento che si verifica perรฒ raramente perchรฉ il mezzo รจ di per sรฉ (utilizzando la vecchia classificazione di Marshall McLuhan) un mezzo “caldo”: lo dimostra, senza necessitร  di lunghe analisi, la capacitร  di coinvolgimento – sino a creare vere e proprie forme di dipendenza – che hanno i social. ๐—ฆ๐—ฒ ๐—ฑ๐—ฎ ๐˜‚๐—ป ๐—น๐—ฎ๐˜๐—ผ ๐—น๐—ฎ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐˜‚๐—ป๐—ถ๐—ฐ๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ ๐—ผ๐—ป๐—น๐—ถ๐—ป๐—ฒ ๐—ฐ๐—ผ๐—ถ๐—ป๐˜ƒ๐—ผ๐—น๐—ด๐—ฒ ๐—ฒ ๐—ฐ๐—ฎ๐˜๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ฎ, dall’altro, perรฒ, sconta una mancanza fondamentale, il corpo. Non che il corpo sia veramente assente nelle interazioni digitali: al contrario esso รจ in continuazione evocato, si pensi solo all’uso sessuale di internet, ma รจ un corpo “disincarnato”. Al centro di questo paradosso – un corpo disincarnato – c’รจ la questione del “tatto”, il piรน bizzarro tra i nostri sensi. Il tatto รจ alla base di tutte le altre modalitร  sensoriali, sia da un punto di vista fisiologico (i recettori relativi ad ogni altro senso sono recettori tattili specializzati), sia da un punto di vista concettuale (noi percepiamo solo ciรฒ con cui siamo in contatto, siano vibrazioni dell’aria, onde elettromagnetiche, molecole in soluzione o pressioni esercitate sulla pelle). Il tatto coincide con il nostro corpo: mentre si percepiscono le sensazioni tattili, inevitabilmente si avverte la propria fisicitร  e si colloca sรฉ stessi in relazione con l’ambiente circostante. Si potrebbe persino dire che non esiste altro senso che il tatto. Contemporaneamente, perรฒ, si tende a dividere i sensi in due grandi categorie: il tatto e i sensi ad esso piรน strettamente correlati (gusto ed olfatto), considerati “inferiori”, e due sensi “superiori”, udito e vista. Anche se i due sensi “superiori” sono a rigore forme di tatto, tutti noi percepiamo le sensazioni visive e acustiche come esperienze a sรฉ stanti, quasi prive di una dimensione corporea. Anche per questo motivo il rapporto di questi due sensi con la realtร  appare piรน labile, piรน soggetto a inganni. Qualcosa che “tocchiamo con mano” esiste sicuramente, mentre qualcosa che abbiamo “visto con i nostri occhi” oppure “udito con le nostre orecchie” puรฒ ancora essere un’illusione, un fraintendimento, un’apparizione. Quando il Cristo risorto appare ai discepoli, questi reagiscono increduli e con spavento. Per rassicurali, il Risorto invita a toccarlo, a verificare con mano che il suo corpo esiste ed รจ fatto di carne, non รจ un fantasma. ๐—จ๐—ป๐—ถ๐—บ๐—บ๐—ฎ๐—ด๐—ถ๐—ป๐—ฒ ๐—ฝ๐—ฟ๐—ถ๐˜ƒ๐—ฎ ๐—ฐ๐—ผ๐—ฟ๐—ฝ๐—ผ, ๐—ฐ๐—ผ๐˜€๐—ถ̀ ๐—ฐ๐—ผ๐—บ๐—ฒ ๐˜‚๐—ป๐—ฎ ๐˜ƒ๐—ผ๐—ฐ๐—ฒ ๐—ฑ๐—ถ๐˜€๐—ถ๐—ป๐—ฐ๐—ฎ๐—ฟ๐—ป๐—ฎ๐˜๐—ฎ, ๐˜€๐—ผ๐—ป๐—ผ ๐—ป๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ ๐—ป๐—ผ๐˜€๐˜๐—ฟ๐—ฎ ๐—ฐ๐˜‚๐—น๐˜๐˜‚๐—ฟ๐—ฎ ๐˜‚๐—ป๐—ฎ ๐—ฟ๐—ฎ๐—ฝ๐—ฝ๐—ฟ๐—ฒ๐˜€๐—ฒ๐—ป๐˜๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ ๐—ฑ๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ ๐—บ๐—ผ๐—ฟ๐˜๐—ฒ o, piรน precisamente, delle anime dei defunti. In tutte le tradizioni religiose, nei miti, nelle leggende, nelle favole e nella nostra immaginazione, i morti ritornano sotto forma di voci o figure disincarnate, ombre visibili e udibili ma non toccabili. Questa situazione รจ descritta in modo insuperabile nel canto decimo dell’Odissea, nel racconto del viaggio di Odisseo nell’oltretomba. Qui l’eroe greco incontra le anime dei trapassati, compresa la madre Anticlea, morta per il dolore di aver creduto il figlio morto: quando Odisseo cerca di abbracciare la donna, per ben tre volte afferra solo l’aria. I morti, commenta il poeta, sono come il fumo, privi di carne e di sostanza. ๐—Ÿ๐—ฒ๐˜€๐—ฝ๐—ฒ๐—ฟ๐—ถ๐—ฒ๐—ป๐˜‡๐—ฎ ๐—ฐ๐—ต๐—ฒ ๐˜€๐—ถ ๐—ฝ๐˜‚๐—ผ̀ ๐—ฎ๐˜ƒ๐—ฒ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ถ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ณ๐˜‚๐—ป๐˜๐—ถ ๐—ผ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ด๐—น๐—ถ ๐˜€๐—ฝ๐—ถ๐—ฟ๐—ถ๐˜๐—ถ non รจ cosรฌ diversa da quella che si ha degli interlocutori nella comunicazione digitale. In entrambi i casi รจ possibile interagire ma รจ interdetto il contatto. Come con i fantasmi, se si cerca di afferrare un’immagine digitale, la nostra mano incontra solo aria. Accade quindi qualcosa che tutti noi conosciamo perchรฉ appartiene al mondo onirico: le persone care, ora scomparse, viste e udite nel sogno, evaporano al risveglio, lasciandoci solo nostalgia e una sensazione di mancanza. In modo non dissimile – terminata la lezione, la chat, la video conversazione – le persone svaniscono nel nulla, come spettri al levare del sole. Una condizione in cui le relazioni piรน importanti (come quelle che dovrebbero caratterizzare una vera situazione di insegnamento) si svolgono a distanza, per il tramite di un’effimera e inconsistente presenza digitale, รจ quindi inevitabilmente destinata ad evocare assenza, vuoto e morte.

๐—ก๐—ผ๐—ป ๐—ฏ๐—ถ๐˜€๐—ผ๐—ด๐—ป๐—ฎ, ๐—ฑ๐˜‚๐—ป๐—พ๐˜‚๐—ฒ, ๐˜€๐˜๐˜‚๐—ฝ๐—ถ๐—ฟ๐˜€๐—ถ ๐˜€๐—ฒ ๐—น๐—ฎ ๐——๐—”๐—— – quando vi si ricorre non come ultima ratio ma come innovativa forma di insegnamento – rischi di scatenare profonde depressioni in coloro che sono inclini a questa patologia e in tutti, docenti e discenti, possa causare reazioni depressive piรน lievi ma, non per questo, meno preoccupanti.

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lunedรฌ 17 maggio 2021

Gli esperti del Covid - Emilio Mordini


L’epidemia di Covid รจ coincisa con una pandemia di esperti, ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti: chi spiega se vaccinarci o no e quale vaccino faccia bene e quale male; chi dice che in India รจ un ecatombe e chi dichiara che invece manco se ne sono accorti; chi pensa che i bambini siano untori, chi li ritiene frugoletti innocenti. Gli esperti impazzano su giornali e in televisione, sproloquiando a piรน non posso, ignorando ciรฒ che i Greci conoscevano: il dubbio.

I dizionari spiegano che l’esperto รจ una persona saggia per esperienza. La parola viene dal latino expertus, participio passato del verbo experiri, che significa “provare in modi diversi”, per vincere una sfida. Gli antichi greci usavano una parola simile, empeiros, che derivava dal verbo peirao. รˆ probabile che sia i termini latini che quelli greci provengano da una piรน antica radice indoeuropea * pe (i) r, che esprimeva l’idea di “oltre”. In latino, questa radice ha dato origine anche a periculus (pericolo), pereo (morire, cioรจ passare oltre la vita), partus (partorire, parto), porta (che porta oltre, cioรจ cancello, porta), peritus (abile, che passa oltre una difficoltร ), pirata (qualcuno che oltrepassa il baluardo di una nave, cioรจ un pirata). In greco antico, la radice * pe(i)r generava il verbo peirao (tentare di andare oltre un problema, e quindi, semplicemente “tentare”), e il verbo peiro (perforare, sputare). A sua volta, peiro ha generato i sostantivi peran (attraverso) e peras (fine, estremitร ), che, aggiungendo il prefisso privativo “a”, sono diventati a-poria (senza passaggio, cioรจ, incertezza) e a-peiron (senza un oltre, cioรจ infinito). L’idea di esperienza ha quindi a che fare con lo spettro dei significati legati all’idea di “oltre”. In altre parole, l’esperto รจ qualcuno che si occupa di un “oltre” (non di “altrove”, di cui si occupano invece i mistici).

Esistono due tipi di “oltre”. Ci sono grandi “Oltre”, scritti in lettere maiuscole, come il Futuro, l’Umanitร , la Giustizia, la Legge, l’Amore: a me lasciano sempre un po’ a disagio. Poi, ci sono gli “oltre” delle piccole cose, che io amo molto: “oltre i miei problemi”, “oltre il nostro piacere”, “oltre quell’incomprensione”, “oltre il tuo rimprovero”, “oltre una mia paura o una mia pigrizia” e cosรฌ via. Grandi e piccoli “oltre” sono per noi piรน essenziali dell’aria che respiriamo, perchรฉ permettono di superare lo stato di cose presente. Creano orizzonti – piccoli o grandi orizzonti – ma sempre orizzonti. Ogni orizzonte รจ infatti il ​​punto di congiunzione tra un “al di qua” e un “al di lร ”, che altrimenti non comunicherebbero. Come Giano, l’antico dio romano, l’orizzonte guarda sempre sia avanti sia indietro. Quando guarda indietro, ti dice dove sei e, usando l’orizzonte come riferimento, ti permette di localizzarti. Quando guarda avanti, l’orizzonte ti permette di immaginare – sognare e a volte temere – l’ignoto. Se l’orizzonte fosse chiuso, saremmo murati vivi nella nostra tomba. Se l’orizzonte fosse incondizionatamente aperto, ci sarebbe solo un infinito “qui e ora” in cui ci disperderemmo. Gli esseri umani non possono sopportare nรฉ la chiusura nรฉ apertura incondizionate. L’orizzonte รจ in definitiva la loro unica possibilitร . Infatti, quando l’orizzonte “esce fuori dai cardini”, quando “al di qua” e un “al di lร ” si disarticolano, il nonsenso irrompe nella vita.

L’esperto dovrebbe essere quindi il “guardiano dell’oltre”, colui che cerca di tenere le cose in ordine, impedendo che (grandi e piccole) assurditร  si impadroniscano delle nostre esistenze. Con la sua stessa esistenza, l’esperto testimonia che – al di lร  dei problemi, delle domande, delle incertezze – ci sono risposte e soluzioni. Non importa quanto il problema sia complesso: “when in trouble, call an expert” รจ stato per decenni il mantra della dell’ottimismo americano, dal presidente Roosevelt sino a Mister Wolfe di Pulp Fiction.

L’economia digitale rimuove l’intermediario dal rapporto acquirente-venditore e gli esperti sono una categoria peculiare di intermediari. Di conseguenza, l’era digitale stava liberando il mondo dagli esperti. Chi ha ancora bisogno di un esperto quando la maggior parte dei servizi e (quasi) tutte le informazioni rilevanti possono essere facilmente trovate online? Si potrebbe sostenere che non รจ possibile trovare “esperienza” online, quindi l’esperienza sarebbe il vero vantaggio offerto dagli esperti. Non รจ vero: in realtร , i “mercati online verticali” sono proprio mercati che offrono expertise e sono una delle evoluzioni piรน interessanti del web. Come dobbiamo quindi intendere l’attuale “pandemia di esperti”?

Credo che la si possa spiegare in due modi almeno.

Il primo รจ banale, ma pur sempre vero: un evento imprevedibile e misterioso (almeno per i piรน) come un’epidemia ha bisogno di qualcuno che fornisca alle persone un orizzonte, cioรจ che sappia dire alle persone dove sono e cosa vi sia al di lร ; l’esperto, l’ho detto, dovrebbe proprio essere costui. Tuttavia, รจ vero anche ciรฒ che ho detto poco dopo, che il mondo digitale ha reso pleonastico questo tipo di esperto: le stesse informazioni che ci forniscono tutte le sere Antonella Viola o Matteo Bassetti si possono facilmente trovare su Wikipedia o sulle pagine – ben fatte – dell’Istituto Superiore di Sanitร  italiano, senza dover per forza ascoltare i programmi di Barbara Palombelli o Giovanni Floris.

C’รจ, perรฒ, una seconda spiegazione da considerare: gli esperti televisivi che ci affliggono (non solo in Italia ma in tutto il mondo) non sono esperti nel vero senso del termine, sono, in realtร  aruspici. Gli aruspici erano nell’antica Roma, sacerdoti di origine etrusca che divinavano il futuro leggendo le viscere, il fegato in particolare, degli animali sacrificati. L’arte aruspicina si basava su una complessa distinzione dello spazio in zone familiaris (il regno dei vivi) e hostilis (il regno dei morti) e sul concetto di identitร  tra macro e microcosmo. In qualche modo, quindi, gli aruspici erano “costruttori di orizzonti” – proprio come gli esperti di cui ho parlato – ma costruivano grandi orizzonti cosmici e disprezzavano i piccoli eventi di ogni giorno. Erano un po’ come quei nostri virologi e clinici che ci sanno spiegare per filo e per segno gli influssi dei cambiamenti climatici sulla nascita di nuovi virus, ma che – quando chiedi loro se bisogna prendere l’aspirina ai primi sintomi di Covid – cambiano discorso. Li ascoltiamo con piacere un po’ per il gusto maligno di vederli sempre in disaccordo, punzecchiarsi, e un po’ perchรฉ ci regalano narrazioni, fiabe della buonanotte, a volte consolatorie a volte paurose, ma che sempre ci consolano dall’assurdo dandoci un senso.

Del resto, chi non ha mai notato quanto Massimo Galli assomigli a un vecchio nonno e Ilaria Capua a Nonna Papera?

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venerdรฌ 19 marzo 2021

Amore, contagio e conoscenza - Emilio Mordini

Una recente sentenza di un tribunale distrettuale di Weimar ha stabilito l’incostituzionalitร  dei provvedimenti presi dal governo tedesco in tema di distanziamento sociale: un divieto generalizzato, quale quello contenuto nelle disposizioni anti-pandemiche, non rispetterebbe il diritto fondamentale dei cittadini al contatto fisico reciproco. Questa sentenza mi ha incuriosito perchรฉ menziona un tema che, come psicoanalista, mi riguarda da vicino: il diritto al contatto fisico.

Non saprei dire se il contatto fisico sia un diritto, so che รจ una necessitร  fondamentale. Neonati con seri disturbi congeniti della sensibilitร  tattile sopravvivono molto raramente e a prezzo di deficit gravissimi, tanto che le attese di vita di infanti privi di vista o udito o di entrambi sono di gran lunga migliori delle loro (1). A partire dagli studi di Renรฉ Spitz (2) si sa che il cucciolo umano muore se non รจ manipolato per lunghi periodi. Le stesse condizioni negli adulti conducono a gravi situazioni psichiatriche (3). Quando i contatti fisici sono soltanto limitati, le persone tendono a sviluppare un quadro clinico detto di “inedia o fame tattile” (touch starvation o hunger) – in parte osservato anche durante l’epidemia di Ebola come conseguenza dell’isolamento fisico dei malati – che include l’arresto dello sviluppo psicofisico durante l’infanzia e un significativo aumento dell’aggressivitร  negli adulti (4).

Al centro del concetto di “contatto fisico” c’รจ quello di tatto. Il tatto รจ il piรน strano dei sensi, infatti si puรฒ guardare senza essere visti, ascoltare senza essere uditi, e cosรฌ via, ma non si puรฒ toccare senza essere toccati da ciรฒ che si tocca e senza toccare noi stessi: “il tatto, che sembra inferiore agli altri sensi, รจ, allora, in qualche modo il primo, perchรฉ รจ in esso che si genera qualcosa come un soggetto, che nella vista e negli altri sensi รจ in qualche modo astrattamente presupposto. Noi abbiamo per la prima volta un’esperienza di noi stessi quando, toccando un altro corpo, tocchiamo insieme la nostra carne” (5). Jean-Luc Nancy, filosofo, amico e discepolo di Derrida, ha sostenuto che il tatto coincide con il corpo, anzi con la “carne”: tutto ciรฒ che รจ incarnato tocca e puรฒ essere toccato. Il mistero del tatto รจ grande, secondo Nancy, perchรฉ coincide con quello dell’incarnazione di Dio (6). Seguendo la stessa linea di pensiero, Marie-Laure Veyron, docente dell’universitร  di Montpellier, ha sostenuto che i Vangeli possono essere letti proprio anche come un’opera sulla ”carne”, il corpo e i contatti tra corpi (7). Non c’รจ dubbio che vi sia una qualche veritร  in queste affermazioni, non foss’altro perchรฉ la visione del mondo cristiana si scontra con il rigorismo morale della legge mosaica che dettava rigide regole di puritร  rispetto al corpo (si pensi soltanto a Gesรน che toccava i lebbrosi, individui in una condizione estrema di impuritร ). Cosรฌ, in questi tempi cupi e calamitosi in cui sembra che il distanziamento sociale potrebbe non essere una misura momentanea, ma invece assurgere a nuova normalitร , vorrei riflettere con voi su tre famosi episodi evangelici di trasgressione delle norme sul contatto fisico…

 

Prima della Dad e del distanziamento fisico

Amore, contagio e conoscenza sono tre forme – forse le piรน importanti – che possono assumere i contatti fisici tra le persone: il distanziamento sociale le rende tutte e tre piรน difficoltose e in parte le impedisce, ne vale la pena per evitare la sofferenza della malattia (ammesso che il distanziamento vi riesca)? Alcuni diranno di sรฌ, altri di no, io chiedo solo a tutti di non essere ipocriti, di non negare ciรฒ che ciascuno sa: il Covid non giunge a ciel sereno; indipendentemente dalla pandemia, i contatti fisici nelle nostre societร  stavano giร  diventando sempre piรน complicati o fasulli. A volte ho persino il sospetto che il Covid sia soltanto giunto a realizzare una “politique gรฉnรฉrale d’extermination des รชtres capables d’amour” (11) che era in incubazione da tempo.

Prima che ci fosse la Dad, gli adolescenti trascorrevano giร  piรน ore sui social che in presenza dei loro coetanei; gli anziani morivano nelle Rsa soli, senza una carezza, ben avanti che il virus ne facesse strage. La nostra รจ una societร  da tempo caratterizzata dall’ossessione per tutte le forme, anche larvate, di intrusione sessuale, persino di seduzione; dal falso rispetto per l’intimitร , trasformata contemporaneamente in pornografia ed esibizionismo digitali; dallo sfaldarsi dei legami familiari; dall’espulsione dalla vita sociale di moribondi, gravi disabili, anziani fragili.

Il distanziamento sociale era in corso ben prima dell’epidemia di Covid ma era mascherato dall’apparenza di una vita densa di “fisicitร ”, comprata a buon mercato sugli scaffali di un supermercato o su Amazon: massaggi, cure estetiche, ginnastiche dolci, sport di squadra, discoteche affollate all’inverosimile e spesso (con buona pace della psicoanalisi) anche rapporti sessuali usati come scusa per ricevere o dare un abbraccio e un po’ d’amore. La pandemia e il distanziamento sociale, arrestando bruscamente gran parte di queste attivitร , hanno forse soltanto svelato che l’imperatore era nudo.

Qualche tempo fa, Guido Silvestri ha scritto un bel libro intitolato Il virus buono (12), che a prima vista sembra un libro di divulgazione scientifica, gradevole e ben fatto; in realtร  รจ un affascinate trattato sui “confini”. La chiave per capire il libro sta nelle prime pagine, quando Silvestri scrive “A me piace definirla [l’immunologia] come la scienza che studia le frontiere del corpo umano” (p.15). La frontiera รจ una linea di confine: Silvestri sa bene – e lo dice nelle pagine successive – che la nozione di confine รจ un concetto bifronte. Un confine รจ ciรฒ che separa ed unisce perchรฉ รจ ciรฒ che due o piรน hanno in comune. Ogni contatto รจ un confine, come ho cercato di dimostrare anch’io in questo articolo, e gli esseri umani sono fatti proprio dall’insieme di tutti questi contatti e confini. Silvestri ne elenca alcuni: tra self e non-self, individuo e specie, organico e inorganico, mente e corpo, clinica e ricerca. Giunto perรฒ al limitare di quello forse piรน importante, il confine tra vita e morte, si sgomenta, ha un attimo di esitazione e, un po’ timidamente, conclude che “a volte sostituire ‘senso della vita’ alla parola ‘Dio’ puรฒ aiutarci a ragionare sulle questioni ultime dell’esistenza”. A Silvestri, fondatore di PdO, dedico allora questa breve poesia di Giorgio Caproni:

Confine diceva il cartello
cercai la dogana, non c’era
non vidi dietro il cancello
ombra di terra straniera.

da qui