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lunedì 23 maggio 2022

Come ti scateno la guerra con 10 euro

Intervista di Benedetta Piola Caselli

 

Un video con immagini apparentemente raccapriccianti di massacri è diventato virale su internet. Ma le immagini sono volutamente false. Sono andata a parlare con gli autori.

Non sono pacifisti.

“Non siamo pacifisti” è la prima cosa che mi dicono quando li intervisto.

Anzi argomentano: “Rifiutare a priori la guerra è, a nostro parere, un atteggiamento rigidamente dogmatico non giustificato dalla multiforme varietà delle situazioni reali. Se ti aggrediscono, hai il diritto dovere di usare la violenza e la guerra per difenderti. Questo vale anche per l’Ucraina.”

 

Ma allora? Perché lo avete fatto?

“E’ una questione di scelte democratiche. Su cosa valutano gli italiani la partecipazione a questo conflitto? Su argomenti razionali o solo sul pathos? Perché la guerra è molto costosa, faticosa e carica di dolore, morte e distruzione. Quindi deve valerne davvero la pena e deve essere valutata sulla base di informazioni e necessità reali che riguardano l’effettiva sopravvivenza del tuo Paese; in più, bisogna calcolare chi hai di fronte e quali sono le conseguenze possibili, per te e per tutti i belligeranti”.

Insomma, perché la guerra in Ucraina non è interesse italiano e gli italiani non sanno scegliere?

“Molto peggio di così :il sospetto è che qui qualcuno della classe dirigente non sia realmente al servizio del nostro Paese, e ci voglia piuttosto spingere nelle fauci del lupo. La confisca dell’informazione mainstream è davvero preoccupante, in questo senso.”

Ormai il video è diventato virale. Un minuto di scene raccapriccianti, di enorme realismo, con cadaveri legati ed abbandonati, ragazze stuprate, edifici distrutti, l’intero set dell’orrore che vediamo proposto dai media ormai da novanta giorni. Dopo, un minuto per spiegare che è tutto falso, che il set è stato realizzato ad arte da cinque ragazzi senza esperienza di cinema o di televisione.

C’è da dire che siete stati bravissimi…

“ Vero? E siamo solo un gruppo di cittadini disgustati dalla degenerazione dell’informazione. In questo conflitto è accaduto talmente spesso che ci propinassero balle, che ci siamo chiesti: ma quanto è facile manipolare le coscienze? Quanto è facile spingere l’italiano medio a commuoversi, per poi orientarlo politicamente verso decisioni totalmente irrazionali?”

E quanto è facile?

“Facilissimo. Per costruire il set e scattare le foto ci abbiamo messo due ore. La location è una villa lasciata in abbandono da decenni, e il sangue l’abbiamo fatto con del colore per intonaci e della Maizena. Per i trucchi, abbiamo utilizzato quelli delle ragazze: il costo totale è stato più o meno di dieci euro”.

Da qui il piano…

“All’inizio il piano era diverso: avevamo pensato di mandare le foto ai giornali, attraverso un falso account. Non avevamo dubbi che sarebbero state prese per vere e fatte girare come buone; e poi avremmo smentito pubblicamente per mostrare il funzionamento dei media. Però poi abbiamo pensato che forse la smentita non sarebbe stata fatta circolare, poteva rimanere circoscritta a pochi, e quindi avremmo sortito l’effetto non voluto di aiutare a diffondere menzogne. Allora abbiamo optato per questa versione “soft”, “pedagogica” che smentisce subito le sue premesse”.

Allertare sugli inganni della propaganda e stimolare il senso critico, quindi…

“Assolutamente! e soprattutto sul mondo delle immagini, specie quelle più apparentemente palesi e inequivocabili. Le immagini puntano alle emozioni, il testo alla ragione. Sul testo si ragiona, sulle immagini no. E’ molto pericoloso, come si è visto; e, soprattutto, volevamo dire forte e chiaro che è molto facile realizzare “bombe sporche di propaganda”, anche senza Spielberg. Se ci siamo riusciti noi, possono riuscirci tutti!”.

Che tipo di riscontri avete avuto?

“La gran parte degli spettatori ha creduto che i cadaveri fossero veri: una signora ci ha anche scritto che si stava per sentire male. Ma questo ci mostra quanto siamo tutti vulnerabili alle sollecitazioni emotive: con la fiction, le immagini decontestualizzate e la manipolazione dell’ ”empatia” ci possono portare dove vogliono.”

Quindi i riscontri sono stati totalmente positivi?

“No. La stragrande maggioranza delle persone ha colto perfettamente il senso dell’iniziativa, ma pochi in verità hanno opposto qualcosa come: “beh, ma lo sappiamo che esiste il cinema e si possono simulare le stragi”, il che significa che non avevano capito il senso dell’iniziativa. Primo, non è cinema; secondo, ci hai creduto, e quindi fatti qualche domanda…”

Volete dire che qualcuno non ha capito un video così semplice?

“Non solo! Molti hanno condiviso prima ancora di essere arrivati alla spiegazione, e incitando alla guerra contro la Russia. Se ci fate caso, le immagini non sono contestualizzate, e avrebbero potuto essere riferite a qualunque posto: potevano riguardare i curdi, o i siriani per esempio. Ma no: qualcuno, fra il popolo web, aveva già deciso che era una strage di ucraini da parte russa”.

Oltre all’uso strumentale di un video totalmente a-contestualizzato, direi che c’è anche un altro problema, stando a quello che raccontate, relativo al modo in cui si fruisce un contenuto, facendolo girare prima ancora di averlo visto e capito… Ma voi, credete che a Bucha o Mariupol siano state messe in scena?

“E’ molto difficile sapere cosa accade a molti chilometri di distanza, specialmente con un’informazione monolitica e del tutto acritica, quindi sospendiamo il giudizio; però va ricordato – questo si può fare – che i media hanno mentito continuamente e che certe storie che ci hanno propinato erano una vera offesa all’intelligenza” .

Effettivamente ci troviamo in un momento storico in cui il bombardamento della propaganda sta azzerando, per convenienza o per paura, ogni spirito critico…

“C’è di più. L’obiettivo non è il nemico – il nemico non verrà mai convinto – ma l’immensa zona grigia che ha il disperato bisogno di sentirsi dalla parte della ragione e a cui si fornisce un modo facile facile per sentirsi a posto con la coscienza. Come si dice, la propaganda è quella cosa che non riesce a ingannare i suoi nemici, ma riesce a confondere i loro amici…”

 


 

da qui

sabato 9 aprile 2022

Armi, armi, armi

 


articoli, video, immagini, poesie e canzoni di Marco Aime, Mao Valpiana, Noam Chomsky, Pepe Escobar, Diana Johnstone, Clare Daly, Alberto Negri, Gian Luigi Deiana, Vincenzo Costa, Toni Capuozzo, Mariana, Giorgio Bianchi, Pino Cabras, Francesco Masala, Benedetta Piola Caselli, Ennio Remondino, Raniero La Valle, Michele Zizzari, Andrea Vento, Anpi, Michele Giorgio, Enzo Pellegrin, Antonio Mazzeo, Federico Rucco, Antonio Cipriani, Greg Godels, Pierluigi Fagan, Alberto Capece, Franco Berardi Bifo, Madredeus, Enrico Piovesana, Bertolt Brecht, Giorgio Strehler

Lode del dubbio (ricordando Bertolt Brecht) – Francesco Masala

Nel Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu sono rimasti solo il Bhutan e l’isola di Pasqua; o quasi… la satira si sa esagera un poco la realtà.

Matteo Renzi propone come rappresentante per Europa (alle trattative per la pace in Ucraina) un criminale di guerra.

Intanto Ursula Van der Leyen offre a Zelensky uno dei suoi sette figli per partecipare alla guerra dell’Unione Europea contro il nemico russo, affermando che “se vi diamo i cannoni è giusto che offriamo per la nostra comune patria europea anche la carne della nostra carne e il sangue del nostro sangue”.

Boris Johnson fa una proposta che non si può rifiutare, concedere il titolo di baronetto a tutti i componenti del Reggimento Azov, la Regina ancora non ha firmato, non trova la penna stilografica.

In due (non una, ma due!) panchine di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969 i servizi segreti italiani e la CIA trovarono dei volantini che dicevano “la bomba l’abbiamo messa noi”, firmato gli anarchici, era tutto chiaro, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Colin Powell – che riposi in guerra – ha mostrato all’Onu una provetta con su scritto, con l’inchiostro simpatico, “ecco l’antrace per i bambini dei Paesi democratici – firmato Saddam Hussein” – visto che c’era scritto così la guerra, si può dire invasione? (ha causato da decine di migliaia a svariate centinaia di migliaia di morti, qualcuno stima numeri a sette cifre) era inevitabile; però qualche anno dopo si è scusato. Un errore capita a tutti.

…Nel 1968, a seguito del celebre massacro di My Lai, Colin Powell era stato incaricato di investigare e relazionare sull’accaduto: scrisse che le relazioni tra soldati americani e civili vietnamiti erano eccellenti…(da qui)

Le guerre italiane si chiamano missioni di pace, quelle europee si chiamano European Peace Facility, i bugiardi chiamano diversamente sinceri, i figli di puttana si chiamano sempre così, e Zelensky è il nostro figlio di puttana, dicono i grandi statisti europei.

Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre a New York, dopo aver scoperto che gli attentatori erano tutti di origine saudita, sapendo che erano coperti e sostenuti da una rete di agenti sauditi (mettiamo anche Cia e Fbi, per completezza, come scriveva Giulietto Chiesa) il governo degli Usa, – Paese nel quale la geografia si studia poco e male nelle scuole – ha invaso un altro Paese chiamato Afghanistan, per 20 anni, causando milioni di morti e delusi dalla democrazia. Ci sono state scuse?

Qualche giorno fa un missile (del tipo che hanno in dotazione gli ucraini, prima era in dotazione ai russi) ha ucciso decine di persone in una stazione ucraina, sul missile c’era scritto, sembra con la vernice, “per i bambini”, in russo. Se la scritta è in russo è tutto chiaro, al di là di ogni ragionevole dubbio.



...continua qui