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lunedì 18 marzo 2024

Liberare il Sahara Occidentale - Andrea Guerrizio

Il popolo saharawi è bloccato nei campi rifugiati nel bel mezzo del deserto e sta aspettando un referendum che non è ancora stato indetto. Io e Benjamin siamo stati lì in passato e abbiamo constatato la mancanza di acqua, la scarsità di cibo e le lesioni causate dalle mine sulle persone – Sanna Ghotbi – Abbiamo parlato con famiglie in pena costante per i loro parenti incarcerati ingiustamente nelle prigioni marocchine nel Sahara Occidentale, sono preoccupati perché sanno che vengono torturati e, a volte, spariscono nel nulla. C’è un blocco mediatico quasi impenetrabile ed è per questo che sono davvero poche le persone a conoscenza della questione saharawi”. Un incontro “scioccante”, il desiderio di saperne di più che si fa necessità di conoscere direttamente e raccontare sono all’origine del viaggio in bicicletta che Sanna Ghotbi e Benjamin Ladraa, due attivisti per i diritti umani di nazionalità svedese hanno intrapreso dal 15 maggio 2022 per arrivare, attraverso 40 diversi paesi e oltre 30.000 chilometri di pedalate, in Sahara Occidentale nel 2025 per far conoscere il dramma del popolo Sahrawi appunto nel Sahara Occidentale, un territorio in larga parte sotto la dura occupazione marocchina, delimitato da un muro lungo 2.720 chilometri – quanto la distanza in linea d’aria tra Roma e El Aaiún, la sua capitale – circondato da circa dieci milioni di mine, che divide il popolo saharawi tra quelli che vivono nelle aree controllate dal Fronte Polisario e quelli che vivono sotto occupazione marocchina”.

In questi venti mesi Sanna e Benjamin hanno incontrato politici e dialogato con la società civile al summit G7a Hiroshima, al Consiglio per i Diritti Umani del governo tedesco e con vari membri governativi svedesi, tedeschi, giapponesi e indonesiani e, infine, con trenta università in giro per l’Asia e l’Europa; hanno incontrato molte persone, alla cui curiosità per queste due biciclette cariche di bagagli e una strana bandiera ha fatto seguito spesso solidarietà e incontro: nei quattro mesi trascorsi in Giappone – raccontano – hanno dormito una sola notte in albergo, per il resto sono stati ospiti di chi ha aperto loro la propria casa.

 

In questi giorni sono in Italia: il 16 febbraio li abbiamo incontrati e ascoltati raccontare la loro avventura e la drammatica situazione del popolo Sahrawi presso i locali diZTL-bicidi Roma e nelle prossime settimane raggiungeranno in sella alle loro biciclette, 70 chilometri al giorno di media, Pisa, Firenze, Bologna, Milano e Torino, prima di ripartire alla volta di Svizzera, Francia, Andorre, Spagna, Portogallo, Algeria e quindi finalmente, nel 2025, Sahara Occidentale. 

Il territorio del Sahara Occidentale è occupato illegalmente dal Marocco dal 1975 e i nativi saharawi stanno tutt’ora aspettando un referendum che darebbe loro l’indipendenza dal Marocco. Il quesito referendario è stato loro promesso dall’Onu e dal Marocco nel lontano 1991, ma ancora non si è svolto. Le condizioni di vita del popolo sahrawi sono drammatiche: tra i 200.000 che vivono nei campi profughi in Algeria. “Il Programma mondiale alimentare dell’Onu – evidenziano – stima che metà dei bambini al di sotto dei cinque anni soffra di anemia e un terzo soffre di malnutrizione. La restante parte della popolazione saharawi vive nei territori occupati dove la detenzione, la tortura e le sparizioni sono all’ordine del giorno”.

Secondo l’Onu il Sahara Occidentale è la più grande colonia del mondo rimanente e, tuttavia “non arriva alle dita di una mano il conto delle persone che alla domanda ‘Avete mai sentito parlare prima di stasera della situazione del Sahara Occidentale’ in questi mesi abbiano risposto “Sì!…”.

da qui

lunedì 25 dicembre 2023

Un ponte tra generazioni - Andrea Guerrizio

 

Oltre sessanta giovani in Servizio Civile nei progetti promossi e coordinati da CESC Project e Caritas di Roma si sono incontrati mercoledì 13 dicembre all’approssimarsi della cinquantunesima ricorrenza dell’approvazione della prima legge in Italia sull’Obiezione di coscienza al servizio militareNell’incontro è stato presentato ufficialmente l’archivio digitale www.obiezionedicoscienza.org, un’iniziativa nata per valorizzare la conoscenza di quanto gli obiettori di coscienza e le operatrici e gli operatori del servizio civile, nel mezzo delle tragedie causate dalle guerre, dal fascismo e dal terrorismo, hanno realizzato ed elaborato per favorire lo sviluppo della mobilitazione popolare e dei cittadini con metodi democratici e nonviolenti.

L’attuale archivio www.obiezionedicoscienza.org ha preso forma grazie alla paziente opera di raccolta, catalogazione, scansione e messa in rete di parte del materiale ancora oggi presente operata da Claudio Pozzi, che nel 1972, pochi mesi prima della promulgazione della Legge 772/72, si rifiutò di svolgere il servizio militare per ideali umani, politici e religiosi e fu detenuto nel carcere di Gaeta (Latina) per cinque mesi e dieci giorni, e dall’archivio del C.E.S.C., primo coordinamento di Enti del Servizio Civile negli anni Ottanta.

Il blog nel quale era confluita quella documentazione è stato completamente rivisto e adattato per renderlo fruibile e consultabile non solo per proteggere una storia della società civile importante ma soprattutto per coloro che vogliono continuare a dare attuazione alle scelte di impegno di costruzione di una società solidale e nonviolenta.

Lo spirito che ha caratterizzato l’evento è quello che distingue il portale: costruire un ponte tra generazioni, che possano confrontarsi per attualizzare e vivificare nelle storie dell’oggi l’impegno di persone come lo stesso Claudio Pozzi o Mario Pizzola, che hanno testimoniato ai giovani Operatori Volontari in Servizio Civile la propria storia, dopo aver ascoltato le risonanze degli stessi giovani rispetto alle esperienze che stanno vivendo in questi mesi nei diversi progetti in cui sono coinvolti. Spirito descritto con efficace puntualità dallo storico Marco Labbate nel suo intervento, in cui ha ricordato come raccogliere e rendere disponibili questi materiali significa compiere il passaggio tra la memoria individuale, destinata inevitabilmente a disperdersi, e la storia collettiva, passaggio che consente a una scelta di coscienza di diventare una scelta politica, un modo per trasformare la società in cui viviamo.

Gli obiettori di coscienza che hanno permesso si arrivasse alla Legge 772/72 erano pochi: solo 746 persone in ventiquattro anni. Eppure la loro testimonianza forte e il risultato ottenuto sono un segno forte e chiaro di come piccoli gruppi di persone possano produrre cambiamenti inaspettati e importanti.

Di certo, in questo tempo segnato da guerre e militarismo, l’esperienza del Servizio Civile che i giovani stanno vivendo può far maturare nel tempo la consapevolezza del ruolo che siamo chiamati a costruire ogni giorno nelle strade dell’impegno nonviolento.


da qui