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sabato 2 agosto 2025

ricordo di Aidan Chambers

Intervista a Aidan Chambers (1934-2025)

In memoria di Aidan Chambers (27 dicembre 1934 – 12 maggio 2025), ripubblichiamo questa intervista del 2018 a cura di Morena Marsilio.

Quando ha iniziato a scrivere narrativa destinata ai ragazzi e quale è stata la molla che l’ha spinta a scegliere proprio i giovani come destinatari dei suoi testi?

Ho iniziato a scrivere narrativa per ragazzi mentre ero bibliotecario di una scuola e insegnante di inglese e teatro in una scuola superiore negli anni ‘60. Mi venne chiesto di trovare libri che i miei alunni potessero leggere e di incoraggiarli alla lettura il più possibile. Ma al tempo vi erano davvero pochi libri che fossero adatti. Non esisteva una categoria come ‘letteratura per ragazzi’. Chiesi allora ai miei alunni quale fosse il tipo di storie che sarebbe piaciuto loro leggere. Dissero che dovevano essere corte e che raccontassero di persone come loro, che facessero quello che potevano fare anche loro. Io scrivevo da quando avevo quindici anni, ma non riuscii a farmi mai pubblicare. Decisi di scrivere storie come quelle che volevano i miei alunni. Le mostrai ad un editore che le accettò. Allo stesso tempo, scrissi delle opere di teatro che i miei alunni potessero mettere in scena, e anche queste vennero pubblicate. Iniziò così la mia carriera di scrittore, innanzitutto per i ragazzi, e successivamente romanzi che parlassero dei ragazzi. La storia intitolata Ombre Sulla Sabbia, pubblicata da Rizzoli nel 2016, è uno dei primi romanzi corti scritti per i ragazzi. Il mio primo romanzo sui ragazzi fu Breaktime, pubblicato per la prima volta da Edizioni E. Elle nel 1994, e ripubblicato in una nuova traduzione nel 2005 da Fabbri Editori e ora da Rizzoli.

Quali sono i temi più ricorrenti nella sua narrativa e a quale bisogno comunicativo rispondono?

I miei romanzi sui giovani riguardano principalmente le esperienze di vita di un ragazzo all’incirca tra i quattordici e ventuno anni. Esplorano come un ragazzo decida chi e cosa è e come vuole vivere, indipendentemente da quello che gli altri dicono lui sia o dovrebbe essere o come dovrebbe vivere. Trattano di come raggiungere la libertà personale. Affrontano soprattutto i tipi di amore più svariati, gli ideali e la presa di coscienza di sé. Parlano del passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Come è cambiato il modo in cui la sua generazione ha vissuto l’adolescenza e quello in cui la affrontano i giovani di oggi?

Molte esperienze sono rimaste le stesse, come l’innamorarsi per la prima volta, l’importanza delle amicizie, il rapporto conflittuale coi genitori mentre i ragazzi sviluppano una propria personalità e proprie opinioni e si liberano dell’autorità genitoriale. Tuttavia, oggi, i ragazzi sanno di più su questioni come il sesso di quanto non sapessimo noi allora e sono sessualmente molto più attivi. L’uso dei social media è un’assoluta novità, il che può essere sia un bene che un male. Le ragazze specialmente sono molto più libere di prima. Allo stesso tempo i giovani devono affrontare problemi riguardanti la droga e una maggiore pressione sociale da parte dei loro pari a comportarsi in determinati modi e non in altri. Sotto molti punti di vista hanno una vita più difficile della nostra. Maggiori libertà e conoscenza possono portare preoccupazioni e ansia. Ecco perché situazioni di bulimia, anoressia, autolesionismo, sofferenza emotiva e depressione sono molto più frequenti di quanto non lo fossero prima. C’è anche una maggiore pressione accademica. Viaggiano in paesi stranieri più di quanto facessimo noi e hanno una più ampia scelta di divertimenti e fonti di informazione. La letterature per e sui ragazzi deve tenere in considerazione tutto questo.

Quali sono state le letture che l’hanno ‘formata’ e quali sono, oggi, i modelli letterari cui si rifà?

Io non ho saputo leggere fino ai nove anni, e non sono divenuto un lettore assiduo e interessato fino ai quattordici. Quindi i modelli letterari che mi hanno influenzato sono tutti esempi di letteratura per adulti. In particolare, il romanzo di D. H. Lawrence Figli Ed Amanti ebbe una grandissima influenza. I drammi di Shakespeare sono sempre stati importanti per me, sin dalla prima volta che ne vidi uno (Macbeth) a teatro. Non mi sono mai interessati i romanzi fantasy. Ho sempre preferito romanzi sulla vita di ogni giorno.

La disaffezione dei giovani nei confronti della lettura è sempre più diffusa: quali ritiene possano essere le ragioni principali e come le agenzie educative potrebbero operare per remare controcorrente?

Non so quanto maggiore sia la disaffezione nei confronti della lettura ora rispetto a quando ero io un adolescente. Infatti, quando divenni io insegnante sulla fine degli anni ‘50, c’era un costante dibattito sul perché la maggior parte dei ragazzi non leggesse libri. (Se leggevano qualcosa, preferivano le riviste). Nel 1969 pubblicai un libro titolato The Reluctant Reader (Il Lettore Riluttante) che affrontava proprio questa questione. I miei primi romanzi erano proprio un tentativo di fornire romanzi che potessero piacere ai ragazzi che non leggevano. Certamente, i ragazzi d’oggi hanno una grandissima scelta di cose da fare nel loro tempo libero di quanto ne avessimo noi. E leggono davvero tanto, ma soprattutto leggono nuove forme digitali di comunicazione – messaggi, Twitter, Facebook, ecc. Allo stesso tempo ogni anno puoi trovare numerosi ragazzi che sono lettori entusiasti e intelligenti in occasioni come il Mare di Libri a Rimini.

Ho scritto molto su come insegnanti e bibliotecari possono aiutare i giovani a diventare lettori appassionati e critici e che si divertono a leggere. I miei libri Il Lettore Infinito e Siamo Quello Che Leggiamo, pubblicati da Equilibri, affrontano questi temi. Quel che è importante è che si legga ad alta voce ai bambini e ai ragazzi, che siano circondati da libri di ogni tipo e che sia concesso loro di muoversi tra di essi e scegliere i libri che preferiscono, che siano incoraggiati a fare cose con essi: farne delle illustrazioni, recitarne le storie, parlarsi tra di loro su quello che hanno letto, partecipare a progetti come Xanadu, organizzato da Hamelin, e ad altre attività che li facciano interagire coi libri.

Traduzione di Claudio Russello

 

da qui


di Aidan Chambers ho letto qualcosa:





venerdì 22 novembre 2013

Siamo quello che leggiamo. Crescere tra lettura e letteratura – Aidan Chambers

leggendo il libro ho scoperto perché Aidan Chambers mi è sempre piaciuto così tanto, è che abbiamo avuto in comune due cose, da ragazzini, la prima è che per anni, alle elementari leggevamo più è più volte un libro solo, c'era solo quello a casa, la seconda è la scoperta dei libri e della letteratura grazie a un insegnante, e questo ha fatto tutta la differenza.
sembra che Aidan Chambers arrivi dalle ultime pagine di "Fahrenheit 451", difendere e diffondere la lettura (nel suo caso anche la scrittura) è la sua missione, perché credo ci ci potrebbe dire, come dice Flaubert, "non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere".
a me questo libro è proprio piaciuto, non è un romanzo, ma lo si legge (o lo si legga) come se lo fosse - franz 



…Giovane dislessico, proveniente da una famiglia modesta con pochi libri, un “non lettore” a tutti gli effetti, Aidan comincia a leggere verso i 9 anni e poco dopo, grazie al suo amico Alan con cui sperimenta il piacere della condivisione di un testo, impara a frequentare la biblioteca pubblica. “A 13 anni ho letto il primo libro da solo, non obbligato dalla scuola. Era la storia di un ragazzo che stava diventando adulto e aveva il mio stesso problema di non riconoscersi in ciò che era per gli altri. Si intitolava Figli e amanti, capolavoro di D. H. Lawrence. È stato allora che ho pensato che avrei voluto scrivere e ho iniziato a provarci, anche se il primo libro che conti l’ho pubblicato che avevo già quarant’anni”.
All’istituto secondario per ragazzi problematici fa la conoscenza di un insegnante di inglese che gli aprirà la via al Ginnasio. Lì incontrerà il professor Jim Osborne che darà un impulso alla sua crescita come lettore: per Osborne infatti “la lettura di letteratura era la chiave dell’educazione”. Aidan quindicenne scopre così la lingua “come un fiume sacro”, scopre il piacere di scegliersi un libro da solo, in concomitanza con lo sviluppo e diffusione in Inghilterra dei popolari “Penguin books”. Nell’ultimo biennio delle superiori fa l’esperienza di bibliotecario alla “Grammar school”, occupandosi anche della scelta degli acquisti…

"Le storie sono la forma attraverso la quale usiamo la lingua per creare e ricreare noi stessi - le nostre idee su chi siamo, da dove veniamo, che cosa possiamo diventare. La lingua è il dio che ci crea. Non sono le esperienze che viviamo a cambiarci e a formarci, come comunemente si crede, ma le storie che noi raccontiamo di quelle esperienze. Finché non abbiamo ridato forma alle nostre vite in un racconto strutturato in narrazione, non possiamo trovare e contemplare il significato delle esperienze che abbiamo vissuto. Sono le storie a cambiarci, non gli eventi che viviamo"

Nel convegno “Tantestorie” del novembre 2011 a Torino, pensando alla triste situazione di molti paesi, tra cui l’Inghilterra, che spendono in modo insensato il denaro pubblico e dove si chiudono i luoghi di cultura, come le biblioteche pubbliche, Chambers osservò:
“Non so come usciremo da questo vicolo cieco, ma so che bisogna mantenere viva la propria speranza, ma come si fa? Si mantiene la propria speranza nel momento in cui la si dona agli altri. Ogni volta che siete con un bambino/ragazzo a cui permettete di leggere più di quanto non farebbe da solo, gli state dando una speranza. Gli state offrendo una scala per uscire dal buco in cui si trova. Primo Levi ripeteva l’antico detto ebraico: “salva una sola persona e salverai il mondo”. Ogni volta che qualcuno permette a un bambino/ragazzo di diventare un lettore consapevole e qualificato non sta dando una speranza solo a lui ma, attraverso questo atto, sta salvando il mondo.”


giovedì 5 settembre 2013

Aidan Chambers – Muoio dalla voglia di conoscerti

Aidan Chambers non sbaglia un colpo, anche in questo libro c'è una storia che mi/ci cattura, si parla "solo" delle cose della vita.
cercatelo, non ve ne pentirete - Ismaele



Inizia così: 
"<Posso parlarle?>>
 <<Perché?>>
 <<Lei fa lo scrittore?>>
<<E allora?>>
<<Ho bisogno del suo aiuto.>>
<<Hai visto il cartello sulla porta?>>
<<Sì.>>
<<Cosa dice?>>
<<Niente visite senza appuntamento.>>
<<Hai un appuntamento?>>
<<No.>>
<<Allora ti suggerisco di prenderlo.>>
<<Per quando?>>
<<Per adesso>>"

Aidan Chambers in un libro che dovrebbe uscire dal target specifico di una fascia di età  ed essere per tutti: prima che per i giovani adulti, per gli adulti…


domenica 7 luglio 2013

Cartoline dalla terra di nessuno – Aidan Chambers

due storie parallele che poi si incontrano e si fondono.
inizia di corsa e poi tiene un ritmo sostenuto, con diversi colpi di scena, e non ti annoi un momento.
a me è piaciuto moltissimo, se stai leggendo queste parole non fartelo scappare, non te ne pentirai, promesso - franz




È sicuramente un romanzo di formazione; Jacob mentre indaga il passato di suo nonno (che tra l'altro si chiama come lui) si rivela anche a se stesso, attraverso la conoscenza e l'interazione di persone che conoscerà nel corso di questa esperienza. Scoprirà di poter provare attrazione, amore, ammirazione per persone diverse e in modi diversi, e si sentirà liberato da quella insicurezza che lo faceva sentire inadeguato, come se lì avesse scoperto finalmente un mondo fatto per lui.
Il confronto con l'Altro qui si ramifica in una pluralità di direzioni, passa attraverso la Storia, si riflette nelle relazioni sentimentali e in una realtà, come quella attuale, sempre più confusa e priva di confini certi, fino a risolversi nella scoperta che il primo vero diverso con cui dobbiamo fare i conti siamo noi stessi.
È forse il migliore dei romanzi di Aidan Chambers, grande scrittore inglese per adolescenti, sempre lontano dalla banalità dei giovanilismi, ma anzi capace di raccontare quell'età mantenendone tutte le sfumature, le contraddizioni, la pensosità, la serietà…

A dover definire il romanzo in tre parole, diremmo che è una storia di amore, memoria e umanità. Un libro capace di stimolare interesse verso problematiche
complesse e provocatorie, una storia che non risolve problemi, piuttosto narra realtà che portano a considerarli. Un racconto che possiede il potere della memoria, di eventi storici dolorosi, ma anche di vicende che in essi si sono intrecciate, i fatti umani che fanno la vera storia e i veri ricordi; intrepido, non teme la verità
della vita; racconta amori, tradimenti, passioni eterne, legami mai slacciati, legami ritrovati, la capacità di perdono, l’accoglienza. E poi temi importanti come
l’omosessualità, l’eutanasia, il confronto fra generazioni; e ancora la passione per la storia, per la letteratura, la voglia di viaggiare, le prime esperienze sentimentali, la capacità di rimanere se stessi e di riscoprirsi al contempo…

domenica 17 marzo 2013

Quando eravamo in tre - Aidan Chambers

una storia di ragazzi che tiene svegli fino all'ultima pagina.
qualcuno distingue i libri in generi, a volte ha un senso, altre volte no, questa è letteratura, e basta.
ci sono libri buoni e libri cattivi, questo è dei primi.
c'è (almeno) una coppia di scrittori inglesi, Aidan Chambers e David Almond, di livello davvero alto, che catalogano, a torto, nella narrativa per ragazzi,  peccato per chi non li conosce. 
non ve ne pentite, promesso - franz




…Quando eravamo in tre è un libro che si legge d’un fiato, sia per la fluidità della narrazione che per il senso di mistero che vela lentamente gli eventi fino a quando l’amara rivelazione finale lascia impotenti come dinanzi a un lutto.

il romanzo vive soprattutto dei dialoghi e dei pensieri dei personaggi, credibili e vivi, ma senza alcun cedimento alla semplificazione e al giovanilismo. 
Eppure non c’è alcun appesantimento: Chambers è abilissimo a dare voce agli adolescenti, a trovare ed esprimere le fondamenta di irrequietudine, timore, energia e fragilità di quell’età. Sembra quasi che l’autore voglia ammonire noi adulti: gli adolescenti, lasciati da soli alle prese con le loro scelte e le loro prospettive di futuro, si rivelano ben più seri, pensosi, colti, profondi, di quanto ci dicono le solite indagini sociologiche.