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30.11.10

La radice della parola radice

nina illustrazioni francesca ballarini
Sono inquieta come un gatto inquieto.
Giro per casa e dimentico per quale motivo, mi metto seduta e non sto ferma, cammino e mi incanto su qualcosa, interrompendo il percorso da-a.

C'è un bonsai sul mio tavolo. È arrivato per regalo, ed è bellissimo, perché ha le cosce e pure un po' di ginocchia come radici, con le quali forma un arco, ma pure una A, e da lì partono le foglie di una chioma verdesmeraldo. Sicuramente ha delle braccia sotto altrettanto forti, e mi fa pensare a Dafne ("figlia del dio fluviale e della Terra") trasformata da Apollo in pianta d'alloro.
Lo guardo e mi ritempra l'animo, e avrei voglia di interrogarlo come un oracolo, a sciogliere questa smania di ora, perché vorrei riavere quelle radici lì, che conosco bene.

Possono le radici partire, gli chiederei?

Mesi fa osannavo le "radici profonde e trasportabili", che sei tu a portare con te.

Il punto è quando sono loro ad allontanarsi. In quel caso - assurdo - come si fa? Ti manca la terra sotto i piedi? No, ti mancano i piedi proprio. Le radici stanno o vengono portate, ma non possono allontanarsi da sole. Eppure accade. A volte pure in treno.

Sarà per questo che sono inquieta come un gatto inquieto. Vorrei dire alle mie radici di tornare, o portarmi con loro la prossima volta, trovo felice pensarmi come una dafne che non fugge più.



*

22.1.10

6 sensi



Elucubrazioni ninesche del 22 gennaio 2009 alle ore undici e venti mentre si dirige verso un'anomima tipografia digitale di provincia in una strada grigia di periferia industriale mentre fuori c'è la nebbiolina, e lei è in auto da sola con la radio accesa cercando di non pensare a nulla.

Poi capita Eppure sentire (Un senso di te), magari preso a metà o a poco dall'inizio, ma non fa niente, perché è quando arriva la musica di-quel-momento, tuo intimo e tuo esterno, di giornata e di circostanza, dilatata o momentanea. E' quella che ti butta giù dalla seggiola e stai bene a sentire il fresco della terra, o ti fa saltare in aria, oppure ti incendia facile, o ti fa sprofondare nell'acqua, come tu dotata di branchie, e lì sotto puoi ascoltare e respirare come nessuno mai, e insomma nel mentre sei in un altro binario rispetto a tutti quanti, e cominciano a comparire accanto a te le valigie che hai dietro i bauli le gabbiette vuote la trousse gli specchi del viaggio.

Eppure dice sempre eppure sentire un senso di te.
Allora mi dico che è un senso proprio, come un altro oltre ai 5 che abbiamo.

Ecco, tu sei il mio sesto.

Percepire in altro modo.

Non è un semplice ricordare, non è un già risaputo vedere, non è un musicale udire, è di più, un sesto senso, che non è intuito perché c'è pure il passato col futuro e il presente assieme.


Il senso per me è in quel senso, che poi, se vuoi, è pure direzione.


Si trasforma la materia fuori, e tu sei fatta di tutti gli elementi assieme.



3.9.08

Correrò veloce. Ma ora aspetto aspetto aspetto


per quante sono queste sedie. Fino a quando le due colorate, come se divise da un'originaria e comoda seduta, si incontreranno di nuovo, e si fonderanno assieme, e mi diranno ora non c'è più da aspettare, alzatevi e camminate. e scrivete di noi.
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