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mercoledì 1 luglio 2015
Dall’antica tradizione calabrese, il miglior salame mediterraneo
martedì 19 marzo 2013
Lagane piccanti su crema di ceci
| Piatti Villa D'Este Home |
Happy Father's Day!!!
Quali sono i piatti tipici che
si preparano da voi in occasione del 19 marzo, festa di San Giuseppe? Nel Sud Italia si preparano
le "lagane con i ceci" e quest'anno ho voluto proporle in una squisita rivisitazione del giovane cuoco calabrese Gennaro Di Pace, dell’osteria Porta del
Vaglio di Saracena (CS), che le ha preparate al Dona Flor di Bari in occasione della bellissima serata dedicata alla Calabria enologica che ha dato il via
ad “Aspettando Radici
del Sud”.
Non conoscendo la ricetta dello
chef Gennaro ho cercato di riprodurla personalizzandola e sicuramente le mie lagane non erano
all'altezza di quelle sue ma il risultato è stato molto soddisfacente.
Ingredienti per 4 persone:
350 g di ceci secchi
350 g di lagane (tagliatelle di semola di grano
duro)
2 spicchi d’aglio
2 cucchiai di paprica dolce detta "pipi russu" (peperoncino
dolce essiccato e pestato)
500 g di passata di pomodoro (Cirio)
1 costa di sedano
Sale q.b.
Peperoncino piccante in polvere
Peperoncino piccante secco
1 peperone crusco
Preparazione delle "Lagane su crema di ceci"
Mettete i ceci in abbondante acqua con un
pizzico di bicarbonato e lasciateli a bagno per 12 ore. Trascorso questo tempo sciacquateli
bene metteteli con il sedano in una pentola capace e copriteli con una quantità
di acqua che sia il doppio del loro
volume. Raggiunto il bollore abbassate la fiamma e cuocete a fuoco basso fino a
quando i ceci risulteranno cotti (circa un’ora e mezza). Salate poco prima di
spegnere e raccoglieteli con una schiumarola. Tenete l’acqua di cottura dei
ceci da parte.
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| Gennaro Di Pace chef dell’osteria Porta del Vaglio di Saracena (CS) |
(A me
piace spessa perciò taglio la pasta in rettangoli che passo al n°3 poi
al 4 e infine al 5 della sfogliatrice e poi passo le sfoglie al rullo delle
tagliatelle).
Mettete le tagliatelle ottenute sulla spianatoia ad asciugare e spolverizzatele
di farina o di semola per evitare che si appiccichino.
C@nnelle ♥
giovedì 9 agosto 2012
Patate e peperoni in padella alla calabrese
Oggi voglio proporvi un contorno estivo tipico della cucina calabrese, semplice, profumato e gustosissimo, ottimo per accompagnare secondi a base di carne. Esistono due versioni la cui unica differenza consiste nel tipo di cottura: con il coperchio e a fiamma dolce o senza il coperchio e a fiamma vivace; nel primo caso si ottengono verdure più morbide e nel secondo più croccanti. A me piacciono entrambe.
La scelta della quantità degli ingredienti è abbastanza soggettiva; per 4 persone io solitamente utilizzo:
Ingredienti - 1/2 kg di patate (meglio se a pasta gialla)
- 2 peperoni (preferibilmente tipo friggitelli)
- olio d’oliva extra vergine
- sale q.b.
- 1 spicchio d'aglio o mezza cipolla di Tropea affettata sottilmente (facoltativo)
- peperoncino se lo gradite
- basilico
Preparazione
Pelate le patate e tagliatele a fette spesse circa 1/2 cm.
Eliminate i semi e i filamenti bianchi all’interno dei peperoni, poi tagliateli a listarelle larghe circa due cm e lavate bene il tutto.
Versate l’olio in una capace padella antiaderente e fatelo scaldare.
(L'olio non dev'essere troppo perché le verdure non devono essere totalmente immerse come quando fate le patatine fritte).
Versate nella padella prima le patate (perché hanno una cottura più lunga) e fatele rosolare per qualche minuto, mescolando con un cucchiaio di legno per non farle attaccare. Scostatele da un lato, aggiungete i peperoni (e l'aglio o la cipolla) e fate cuocere per circa 10 minuti, girando di tanto in tanto, quindi mescolate il tutto, salate e proseguite la cottura per altri dieci minuti o fino a quando le verdure non saranno cotte.
Togliete le verdure dalla padella con una schiumarola scolandole bene dall’eccesso di olio; salatele e servitele, calde o a temperatura ambiente, in un piatto di portata con foglioline di basilico fresco.
Diffidate delle altre ricette e buon appetito da una Calabrese doc.
| Peperoncino calabrese |
| Viagra calabrese |
C@nnelle ♥
domenica 11 settembre 2011
Filej con la n'duja
Dalla piacevolissima vacanza nella terra del peperoncino per antonomasia, ho portato a casa una scorta di prodotti genuini e tipici della buona gastronomia calabrese. Tra questi non poteva mancare la prelibata e piccantissima n'duja (in alcune zone detta anche “nnuglia”) che sto usando non solo per fare dei crostini ma anche per insaporire tutti i miei piatti.
Ieri è stato l’ultimo giorno di mare ed oggi siamo rimasti a casa perché domani ricomincia la scuola e bisogna riorganizzarsi quindi ne ho approfittato per fare i "filej", pasta tradizionale calabrese preparata in casa, ricavata con un semplice composto di acqua e farina, arrotolata intorno a un ferretto a sezione quadrata o a un bastoncino di legno.
In alcune località i filej vengono serviti con un particolare sugo dovuto ad un soffritto di cipolla di Tropea con l’aggiunta di abbondante ‘nduja. Si può variare questo condimento, inserendo qualche pomodoro schiacciato o, come ho fatto io, pezzetti di peperone e di melanzana nonché di pancetta e/o di salsiccia.
Se volete cimentarvi il procedimento l’ho già spiegato qui.
80g semola rimacinata di grano duro (Io ho usato "Molino Chiavazza")80g farina 00 (Io ho usato "Molino Chiavazza")
90g acqua.
Disponete la farina sulla spianatoia, aggiungete l’acqua e poco sale, impastate vigorosamente fino ad ottenere un composto ben sodo e liscio. Lasciatelo riposare per mezz'ora coperto da una ciotola, poi ricavate dall’impasto un rotolino da mezzo centimetro di diametro e tagliate ogni 5-6 centimetri di lunghezza.
Appoggiate sul pezzettino ricavato l’apposito ferretto o giunco sottile, premete e fate rotolare il pezzettino intorno al ferretto ricavando così i“ filej”.
Ingredienti:
500 gr. di filej (in alternativa 400 gr di pasta secca tipo pennette rigate)
1 cipolla
1 peperone rosso, giallo o verde
una melanzana piccola
10 pomodori da sugo o 400 gr. di polpa di pomodoro
2 cucchiai di n'duja (la quantità decidetela voi a seconda del grado di piccantezza che riuscite a sopportare)
100 gr. di salsiccia spellata o di pancetta
olio extravergine di oliva
sale q.b.
basilico fresco
formaggio grattugiato a piacere
1 dl di panna da cucina
Procedimento:
Affettate la cipolla finemente e fatela imbiondire in un poco d’olio d’oliva con il peperone e la melanzana tagliati a cubetti, la salsiccia (o la pancetta tagliata a dadini) e la n'duja. Aggiungete i pomodori tagliati a pezzetti e qualche foglia di basilico fresco, salate e cucinate a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto, per una decina di minuti. Lessate al dente la pasta per pochissimi minuti, scolatela quando sale in superficie e conditela con il sugo e la panna e/o con il formaggio grattugiato.
Questa ricetta partecipa al contest:
Buon inizio scuola.
Cannelle;-)
Altre mie ricette con la n'duja:
Pizza calabrese con la n'duja
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domenica 20 aprile 2008
Pasta alla Silana
Per 4 persone:
- 50 gr di guanciale o pancetta
- 50 gr di salsiccia calabrese stagionata
- 200 gr di caciocavallo Silano (o mozzarella fatta sgocciolare)
- olio extra vergine - 1 cucchiaio
- 50 grammi di pecorino o parmigiano grattugiati
- pepe nero - secondo i gusti
- 1 peperoncino
- 400 gr tra polpa di pomodoro e passata
- un bicchierino di liquore secco tipo cognac o whisky
- 350 gr di pasta (la tradizione vuole i rigatoni ma va bene qualunque formato corto o lungo)
Tagliate il guanciale a dadini e mettetelo in una padella a soffriggere con l'olio e la cipolla aggiungendo il peperoncino, e appena la parte grassa del guanciale sarà diventata trasparente, aggiungete la salsiccia tagliata a fettine e sfumate con il liquore. Quando il guanciale sarà diventato croccante, unite i pomodori e portate a cottura.
Cuocete la pasta, distribuite uniformemente il caciocavallo, coprite e fatela saltare qualche istante per far sciogliere i dadini di formaggio, mescolando spesso.
Macinate il pepe nero e condite con abbondante formaggio grattugiato.
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lunedì 17 marzo 2008
Pomodori verdi fritti
Recentemente ho rivisto questo dolcissimo film del 1991 ben diretto da Jon Avnet e tratto dal libro Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg.
Una bravissima Kathy Bates ed una meravigliosa Jessica Tandy sono le protagoniste di un film intenso basato sui temi dell'emancipazione della donna, delle discriminazioni razziali e delle ingiustizie sociali, ma capace anche di una deliziosa ironia.
Il film parla di vite difficili nell'arretrato Sud degli Stati Uniti degli anni '30, ma parla anche della forza dei personaggi nell'affrontare i loro problemi, soprattutto grazie all'amicizia.
Per chi non la conosca ecco la trama:
In un ospizio l'anziana signora Ninny riaccende la voglia di vivere di Evelyn, una casalinga di 48 anni, sovrappeso e frustrata dall'indifferenza del marito, raccontandole, a puntate, una storia di molti anni prima, ossia
la storia di amicizia di due giovani donne anticonformiste, Idgie e Ruth, che nel cuore del sud degli
Stati Uniti degli anni Trenta, conservatore , razzista e maschilista, ebbero il coraggio di ribellarsi alla prepotenza maschile e al razzismo dilagante. Ninny racconta a Evelyn del Whistle Stop Cafè, gestito dalle due donne, e dall'amore che lega Idgie e Ruth fino alla fine.
Con questo racconto le emozioni e gli stati d'animo che affollano la vecchia signora riescono a entrare nella vita di Evelyn che rinascerà e riscoprirà il piacere di sentirsi viva e di aggiustare ciò che nella sua vita non va come lei vorrebbe.
Questo film mi ha riportato alla memoria gli eccezionali pomodori verdi fritti di mia nonna, che non sono come li facevano nel caffè di Whistle Stop (infarinati, passati nel pangrattato e fritti nel grasso) ma sono preparati nel modo tradizionale Calabrese.
Il pocedimento è meno complicato di quello che può sembrare:
Si affettano i pomodori verdi e si coprono abbondantemente di sale, dopo 24 ore si butta l'acqua di vegetazione e si salano di nuovo. (Conservati in questo modo potevano durare tutto l'inverno ed essere una gustosa provvista quando non c'erano frigoriferi o congelatori).
Al momento di usarli si prendeva la quantità necessaria e si teneva a bagno per 2 giorni, cambiando spesso l'acqua. Oggi io, che non rinuncio a certi sapori del passato che mi ricordano cose e persone che non ci sono più, li dissalo tutti insieme, faccio le porzioni e li congelo. Quando ne ho voglia tiro fuori una bustina, metto in una padella olio, uno spicchio d'aglio e i pomodori verdi, copro col coperchio e faccio cuocere, rimestando di tanto in tanto, finché non diventano croccanti. E quando li mangio mi inebrio nel profumo che emanano e nel loro buonissimo sapore, chiudo gli occhi ed ecco che all'improvviso mi sembra che il tempo si sia fermato a qualche anno fa.
C@nnelle ♥
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martedì 5 febbraio 2008
Filei o "maccarruni ara casa"
La pasta fatta in casa (pasta ara casa) ha un posto di rilievo nella gastronomia regionale calabrese. Si consuma di solito nei giorni di festa e ogni tipo richiede la sua salsa; per questo un antico detto calabrese afferma che una donna non si può sposare se non conosce almeno 15 maniere diverse di lavorare la pasta.
Io vi posto i Filei (fileja, maccarruni al ferretto o ferricelli a seconda della zona), tipici del martedì di carnevale ma che ormai si preparano durante tutto l'anno, che nascono da un impasto semplice costituito da farina di grano duro e acqua.
160 gr di semola rimacinata di grano duro( oppure 80gr semola rimacinata di grano duro e 80gr farina 00 )
90gr acqua.
Arrotolando a mano la sfoglia intorno ad un ferretto (possibilmente a sezione quadrata) si ottiene una specie di grosso bucatino scomposto che riflette il carattere forte ma ricco di contrasti del territorio calabrese.
Vanno cucinati in abbondante acqua salata e conditi preferibilmente con ragù di carne e con una spolverata di pecorino o di ricotta secca salata.
PS: Quelle della foto sono le "mani d'oro" della mia mamma.Cannelle;-))
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