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lunedì 15 febbraio 2016

Byzantina ars


Il ricamo bizantino o Byzantina Ars è un antico lavoro ad ago, giunto dall’Oriente, quando Ravenna era governata dagli Esarchi e questo ornamento era riservato al loro vestiario e a quello dei loro cortigiani.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, questo tipo di ricamo fu usato solo per la confezione di vesti sacre, e a poco a poco le monache divennero le uniche depositare di questa tecnica.

Presso il Museo Nazionale di Ravenna sono esposti alcuni pezzi che risalgono al IX secolo.


Fu solo dopo la prima guerra mondiale che un gruppo di signore dell'Azione Cattolica, volendo aiutare le donne ravennati in un momento particolarmente difficile crearono in città una scuola di ricamo, che visse periodi di alterna fortuna, e si riscoprì così l’antico “lavoro ad ago” bizantino. Chiusa durante il secondo conflitto mondiale, fu poi di nuovo in funzione per opera della nota ricamatrice Pironi che aprì una frequentata scuola di ricamo alle Acli di Ravenna.

I disegni del ricamo bizantino sono ispirati principalmente dai mosaici, marmi, bassorilievi delle basiliche bizantine della città; ed anche i colori dei fili usati ricordano le calde tonalità dei mosaici (blu, ruggine, verde, ocra, porpora).
Il tessuto più usato per le esecuzioni è il lino a trama fitta che ben si presta ad esaltare il risultato di questo manufatto che spesso si traduce in una vera e propria opera d’arte.


Questo tipo di lavorazione, che richiede una esecuzione perfetta, è basata sulla tecnica del ricamo in negativo ovvero è lo sfondo che viene riempito con un unico colore, per lasciare in bianco la figura principale che quindi si evidenzierà “in negativo” rispetto allo sfondo, ed è il risultato di due punti di ricamo: il punto erba per il contorno e il punto stuoia per il riempimento.


Se oggi questa antica arte tradizionale legata alla città di Ravenna viene ancora coltivata è grazie all'impegno del C.I.F. (Centro Italiano Femminile), che organizza corsi per insegnarla e tramandarla alle giovani generazioni.

Chi volesse saperne di più su questa arte può consultare questo libro "Il ricamo bizantino " di Carla Scarpellini - Edizioni Essegi.






Crediti: Le notizie e le immagini riportate in questo post sono riprese dal Web.

lunedì 5 maggio 2014

Aemilia Ars: preziosi merletti


In questo post che ho dedicato alla mostra di Forlì sul Liberty, fra le varie espressioni artistiche che vi si possono ammirare, ho accennato velocemente anche alla presenza dei ricami Aemilia Ars, un'antica tecnica bolognese di merletto ad ago, su cui credo proprio valga la pena soffermarsi, sia per la delicata bellezza dei ricami, che sono vere opere d'arte, anche se arte definita minore, sia per l'importanza che ebbe tale tipo di merletto nella vita sociale ed economica della Bologna d'inizio '900.

L' Aemilia Ars, costituita da “un piccolo gruppo di gente scelta, artisti e signori dell’aristocrazia e della finanza”, con il proposito di operare un rinnovamento nel campo delle arti applicate, fu istituita a Bologna nel 1898 per iniziativa dell'architetto e restauratore Alfonso Rubbiani e del conte Francesco Cavazza e si prefiggeva di educare gli artigiani a trarre nuovi spunti dall’osservazione della natura, dalle forme vegetali e floreali; un'attività che copriva tutti i settori delle arti applicate, dai mobili alla ceramica, dalle vetrate ai ferri battuti, dai gioielli ai ricami.
Scioltasi la Società nel 1903, rimarrà in esercizio solo il settore merletti e ricami, promosso dalle nobildonne Lina Bianconcini Cavazza e Carmelita Zucchini, con lo scopo di procurare una "industria sussidiaria" alle lavoratrici precarie "senza distoglierle dalla famiglia". Infatti la ricamatrice doveva prima adempire ai suoi compiti di moglie e madre poi pensare al lavoro, ricamando tra le mura domestiche, avendo così la possibilità di guadagnare senza rendere pubblica la sua necessita di un'occupazione retribuita.

L'attività di questa società continuò fino al 1936 e il suo fondo di disegni e campionari di pizzi e ricami passò al Comune di Bologna andando a formare il fondo Aemilia Ars dei Musei Civici d'Arte Antica.

Il testimone di questo tipo di lavorazione, ancora oggi praticata, anche se ormai poco conosciuta, è stata affidata ad alcune scuole a Bologna che portano avanti questa tradizione. Tra queste scuole va ricordata quella de: “I Merletti di Antonilla Cantelli”, scuola che prende il suo nome dall’ultima grande merlettaia di Aemilia Ars.

La varietà di prodotti dell’azienda Aemilia Ars sono molteplici, sia per l’arredo che per l’abbigliamento: coperte da letto, couvre-pieds, cuscini, sovracuscini, federe, lenzuola, camicie da notte, intimo, tovaglie con tovaglioli, centri da tavola, cuffie, guarnizioni da camicetta, colli per donna e bambino, vesti, polsini, corredi da neonato, fazzoletti, scarpe, ombrellini, agende, paraventi scatole da lavoro, ventagli, paralumi.


Tra le maggiori opere va ricordato il vestito ad ago realizzato per la Signora Marsaglia Balduino del valore di 10.000 lire che documenta una realtà di bellezza e sontuosità inestimabile. Disegnato da Achille Casanova, su schizzo di Alfonso Rubbiani, fu realizzato da cinquantanove merlettaie ( di cui rimangono ancora i cognomi) e da un imprecisato numero di altre, appartenenti agli Istituti delle Suore della Misericordia, a brani, congiunti alla fine in una specie di gigantesco puzzle.

" La passeggiata dei pavoni"
era la tovaglia più importante fatta ad Aemilia Ars, merletto ad ago, e Francesca Bencivenni ne ha ricostruito, proprio in occasione di questa mostra, il particolare centrale.

Poichè fra le lettrici di questo mio blog ci sono molte brave creative, forse saranno interessate a conoscere il tipo di esecuzione che questo complesso merletto richiede. Vi riporto quindi la descrizione fornitami da Francesca Bencivenni che alla Mostra di Forlì conduce un laboratorio di merletto ad ago Aemilia Ars:

""La tecnica del merletto ad ago Aemilia Ars è piuttosto complessa e richiede molti anni di scuola non tanto perché siano complicati i punti, in realtà solo tre: punto smerlo, punto chiaro, cordoncino quanto per la quantità di logica da utilizzare, infatti le regole per poterlo eseguire sono tante a tal punto da essere impossibili da ricordare tutte, va quindi capito e studiato il percorso da eseguire per ottenere il merletto. Tutto inizia con uno o al massimo due cartoncini sovrapposti e ben flessibili in modo da permettere il movimento di questi tra le dita, il disegno su fotocopia che si vuole eseguire ed infine un foglio di carta da lucido che permette all’ago di scivolare e di non rovinare il disegno stesso, si imbastisce a mano tutto, prima sul perimetro poi in punti prestabiliti che permettano all’ago di eseguire il primo scheletro del merletto. L’imbastitura viene fatta con un punteruolo e con il refe. Con il filo da ricamo si passa dentro ai punti di appoggio dati col refe e si crea un primo scheletro di fili lanciati che andranno ricoperti coi punti precedentemente menzionati.
Finito il lavoro vengono tagliati i fili d’imbastitura da dietro e si stacca il lavoro. Il cartoncino da una parte, il merletto dall’altra. Con l’utilizzo delle pinzette da ciglia si ripulisce il lavoro dai punti d’imbastitura, o di appoggio, e il merletto è pronto.
Quando parliamo di merletto ad Aemilia Ars dobbiamo ricordare che si inizia a lavorare prima di ricamare, preparazione del cartone, e si finisce dopo aver ricamato, pulizia del lavoro.
Non troveremo mai un merletto ad Aemilia Ars con dei nodi infatti il cambio filo viene fatto in maniera nascosta e ben saldo al lavoro.
Il lavoro viene eseguito sul davanti e la parte retrostante è pressoché identica all’altra se non per la cordonatura mancante o per qualche tipo di passaggio che permette l’esecuzione di alcuni lavori.
Essendo un merletto bolognese i disegni più tipici sono quelli della nostra campagna: la rosa selvatica, il mughetto, il nontiscordardime, il garofano ecc. ecc. Tra i frutti: le ciliegie, la ghianda, la fragola , la melagrana, l’uva ed altri di disegno più recente. Importante da ricordare è che ogni fiore ed ogni frutto viene sempre rappresentato con la sua foglia che differisce da altre e nella maniera in come si trova in natura, ad esempio: il mazzetto di ciliegie che molte volte vede una di queste stare a cavallo del ramo, nel disegno sarà così, appoggiata su di un ramo ritorto. ""