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lunedì 25 marzo 2013

Pineta: la divina foresta spessa e viva

Come avevo anticipato nel post precedente, eccovi un articolo che scrissi alcuni anni fa, sulle antiche Pinete storiche di Ravenna (Pineta di Classe e Pineta di San Vitale) dove per diversi anni ho svolto servizio come guardia ecologica volontaria e guida ambientale naturalistica.


Ricca di suggestioni è la Pineta, che col mutare delle stagioni sa offrirsi agli occhi del visitatore con aspetti e colori sempre diversi.
Per l’appassionato amante della natura, che la frequenta non con intenti prettamente utilitaristici, quali possono essere l’esercizio della caccia o la raccolta dei prodotti del sottobosco, o per fini ricreativi come il footing o il pic-nic con la famiglia, ma per il solo piacere di osservarla e studiarla, la pineta è una finestra aperta su un mondo estremamente affascinante, sia per la ricchezza di specie appartenenti al regno vegetale e animale, sia per la conformazione morfologica del suolo, in un susseguirsi di antichi cordoni dunosi e di bassure retrodunali, di lagune d’acqua salmastra e di paludi d’acqua dolce.


Nelle pinete storiche ravennati è rappresentato un sistema forestale eterogeneo dove, insieme all’impianto artificiale dei pini troviamo, influenzato dalla quantità d’acqua presente nel suolo, sia bosco igrofilo sia bosco xerofilo.
Formata da un considerevole numero di specie spontanee, è la vegetazione arbustiva del sottobosco, mentre non molto ampia è la varietà di essenze arboree.

Pino domestico (Pinus pinea)

Fra le più rappresentative, oltre al Pinus pinea (Pino domestico) dall’inconfondibile sagoma ad ombrello

Pino marittimo (Pinus pinaster)

e al Pinus pinaster (Pino marittimo) di aspetto più contorto e disordinato, incontriamo farnia, pioppo bianco, salice bianco, frassino, olmo (caducifoglie tipicamente igrofile, cioè amanti di suoli umidi). Troviamo inoltre il leccio e la roverella, piante termofile che prediligono suoli più caldi e asciutti.

Dante Alighieri

Per l’amante della natura, che con curiosità, attenzione e rispetto, si addentra in questo straordinario monumento naturale ricco di interessi scientifici e ricordi letterari, cui Dante si ispirò nel descrivere “la divina foresta spessa e viva ”, “lèggere” in ogni stagione la pineta con l’aiuto dei cinque sensi può essere un modo per entrare più a fondo nella sua intima essenza:

Caprifoglio

ANNUSARE gli odori che aleggiano nell’aria: sopra tutti quello balsamico e penetrante di resina, che accoglie il visitatore fin dal suo arrivo in pineta, ma anche il profumo dolce-amaro del biancospino in fiore; il gradevolissimo profumo del caprifoglio, che al tramonto si fa ancora più intenso; la profumata fioritura del ligustro che attrae api e insetti; l’odore di fertile humus che sale da foglie e tronchi marcescenti.

Picchio rosso

ASCOLTARE le mille voci che animano il silenzio del bosco: lo stormire delle fronde, il ritmico ticchiettìo del picchio intento a costruirsi il nido o a procurarsi cibo, il tonfo di una pigna che cade, l’improvviso fruscio di un rettile che s’infratta nel sottobosco, il canto di un uccello fra i rami, il ronzìo di un insetto, un gracidar di rane nelle bassure allagate.

More di rovo

ASSAPORARE il gusto acidulo delle rosse bacche del biancospino, del corniolo, del crespino, quello aromatico delle coccole di ginepro, la dolcezza delle nere more di rovo, l’asprezza allappante delle drupe bluastre del prugnolo, che solo dopo le prime gelate diventano commestibili.

Pungitopo (fiori)

PALPARE la soffice cedevolezza di un tappeto di umido muschio o la ruvida, fessurata e appiccicosa corteccia dei pini. Il ritrarsi improvviso della mano, offesa dalle spine di una delle tante piante pungenti del sottobosco (rovo, pungitopo, asparago selvatico, ginepro, agazzino, rosa di macchia, crespino, prugnolo, biancospino, sono solo alcune fra le tante piante che Madre Natura ha dotato di questo mezzo per difendersi dai grandi predatori).

Quercia

Ma soprattutto saper osservare.
OSSERVARE le forme e i colori che vestono la pineta e segnano l’avvicendarsi delle stagioni:
l’abito primaverile, caratterizzato dal verde tenero delle prime foglie sulla vegetazione decidua, in contrasto con le cupe chiome sempreverdi dei pini e del leccio.

Corniolo

Le ricche fioriture delle essenze arbustive, prima fra tutte la precocissima fioritura gialla del Cornus mas (corniolo), poi quella bianca del Prunus spinosa (prugnolo), entrambi fioriti prima della comparsa delle foglie, cui fanno seguito tutte le altre infiorescenze, più o meno appariscenti, più o meno profumate, in un tripudio di insetti impazziti;

Vitalba paonazza

le festonature di corolle violacee della vitalba paonazza e il verde denso del fogliame che ombreggia la pineta nei mesi estivi;
la variegata ricchezza di tonalità autunnali, col verde, l’oro, il bruno delle foglie caduche

Biancospino (bacche)

e la spettacolare policromìa della fruttificazione arbustiva, che sarà la principale fonte di sostentamento per molte specie di uccelli nella stagione invernale;


e infine la magia dell’inverno, quando il bosco, immerso nel silenzio, appare sfumato in un velo di bruma, o affondato in dense nebbie, o quando tutta la vegetazione, dopo una notte particolarmente fredda e umida veste un abito ingemmato di scintillante galaverna.

Gufo

Anche saper cercare e saper riconoscere le tracce degli animali può essere un esercizio affascinante, anche se forse non così gratificante alla vista: impronte, orme, tane, nidi, escrementi, borre, penne, uova, tracce di pasti, oltre a segnalare la presenza di una eterogenea popolazione appartenente al regno animale, possono raccontare interessanti storie sulla brulicante vita segreta del bosco.



Nel momento in cui la pressione antropica sugli ambienti naturali si fa sempre maggiore, estremamente importante è la consapevolezza che essi non rappresentano soltanto un insieme di risorse da sfruttare ma anche un bene prezioso da tutelare. Sarebbe quindi auspicabile che il contatto dell’uomo con la natura fosse guidato dalla conoscenza e dal rispetto dei suoi delicati, fragili equilibri.

© Carla Castellani


Le immagini di questo post sono state reperite nel Web.

venerdì 22 marzo 2013

Giornata FAI di Primavera, XXI edizione

E' fissata per Sabato 23 e domenica 24 marzo 2013 l'annuale manifestazione denominata "Giornata FAI di Primavera" che, giunta quest'anno alla sua XXI edizione, vedrà l'apertura straordinaria di 700 beni dislocati su tutto il territorio italiano.

E' infatti, grazie al FAI (Fondo Ambiente Italiano), che opera per il recupero e la tutela del nostro patrimonio artistico e naturalistico, che siti spesso inaccessibili vengono per l'occasione eccezionalmente messi a disposizione del pubblico con visite guidate a contributo libero, destinato a sostenere la meritoria attività del FAI.

QUI è possibile vedere l'elenco di tutti i siti aperti al pubblico in tutte  le regioni italiane e i relativi orari di visita.

In questa occasione, nella zona di Ravenna è prevista la visita guidata alla storica Pineta di Classe,


un monumento naturalistico di grande rilevanza, sia dal punto di vista paesaggistico che storico e letterario.



La Pineta di Classe si estende per 900 ettari a sud di Ravenna e costituisce, insieme ai 1.130 ettari della Pineta di San Vitale posta a nord della città, tutto ciò che resta delle antichissime pinete ravennati che alla fine del '700 coprivano ancora un'area di circa 7.000 ettari.


Oggi le pinete, conservano al loro interno numerose essenze floristiche, e arbustive e,  oltre a  pini domestici (Pinus pinea) e pini marittimi (Pinus pinaster) , anche diverse altre specie arboree.


Luogo letterario per eccellenza, la millenaria pineta ha ispirato grandi poeti, a cominciare da Dante che scrisse qui  una parte della Divina Commedia.


Boccaccio, vi ambientò la celebre novella di Nastagio degli Onesti nella quinta giornata del Decamerone, che Botticelli tradusse in famosissimi, evocativi dipinti ricchi di valenze simboliche .

Anche Lord Byron, Oscar Wilde e Gabriele D'Annunzio, oltre a diversi autori locali hanno tratto ispirazione dalle suggestive pinete ravennati.



Prendendo al volo lo spunto e tanto per restare in tema, il mio prossimo post riporterà un articolo che scrissi alcuni anni fa, proprio sulle Pinete ravennati.



Le immagini di questo post sono state reperite nel Web.