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Visualizzazione post con etichetta Link Party. Mostra tutti i post
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giovedì 6 settembre 2012

Il giardino sul muro

Cosa dovrebbe fare una persona appassionata di giardinaggio, trovandosi sprovvista non solo di un giardino, ma anche di una terrazza o di un semplice balcone?
Direi proprio che dovrebbe aguzzare l'ingegno e ... trovare il modo di arrangiarsi!
Ed è proprio quello che ho fatto io che, abitando in pieno centro cittadino in una casa cinta fra due strade, ma incapace di rinunciare ad occuparmi di piante e fiori, mi sono creata un giardino ... sul muro.




Sui davanzali delle finestre esposte a sud-est, e quindi soleggiate per quasi tutta la giornata, ho posizionato le cactacee e le succulente.






Sul lato esposto a nord-ovest e quindi con un mix di sole e ombra, utilizzando lo zoccolo che corre lungo il muro esterno della mia casa, lo scivolo del passo carraio, i davanzali delle finestre, balconette appese alle inferriate, portavasi infissi nel muro e nel portone, attenta comunque a non invadere il suolo pubblico, ho creato sulla strada una parete-giardino che incuriosisce i passanti.







Talvolta mi capita di vedere turisti di passaggio intenti a fotografare la mia curiosa parete verde che anche se non è proprio un giardino è sicuramente originale.






Naturalmente lo scenario cambia di anno in anno, a seconda delle essenze di cui dispongo.




Allora, che ne dite del mio pollice verde?






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Aggiornamento del
19 ottobre 2012


Con questo post partecipo al
Link Party/Giveaway # 32
by Topogina
Sono Fatti Miei!!



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lunedì 3 settembre 2012

Link Party "Un dialetto per capello"

Per la prima volta ho partecipato ad un Linky Party come concorrente e non solo come votante.
Si tratta del Link Party n. 24 by Topogina dal titolo "Un dialetto per capello".

Avendo trovato molto interessante l'argomento proposto, ho partecipato con piacere, presentando due vecchi post che hanno come comune denominatore il mio dialetto: una poesia e una serie di proverbi della Romagna.
I miei link sono il N.10 e il N.11 e se volete potete andare a vederli (o rivederli) qui.
Se poi vi piacciono, volendo potrete anche votarli, cliccando sulla stellina gialla "vote" che troverete accanto ad ogni miniatura.
Naturalmente ci sono anche altri interessanti post in gara, a cui potrete eventualmente dare la vostra preferenza.
Ricordo che sarà possibile votare solo dal 4 al 6 settembre.

Fin d'ora un riconoscente grazie a chi mi regalerà un click.

martedì 20 marzo 2012

Premavìra (Primavera)

Benvenuta primavera
che oggi voglio salutare con questi miei versi di qualche anno fa, in dialetto romagnolo.
(Non vi allarmate, in calce c'è anche la traduzione.)


"Flora"
affresco di Villa Arianna a Stabiae,
ora al Museo Archeologico Naz. di Napoli





PREMAVIRA

Chisà d’in dóv ch’l’ariva
st’udór d’uviôl int l’âria
st’udór d’érba tajêda câlda d’sól

ch’un gne në un fös në un prê
stra a st’al muraj
ch’als ruba cun e’ sól
nech e’ rispir.

E’ sarà stê e’ lunâri
ch’e’ segna i vincion d’ mêrz
ch’um a s-cidê int e’ côr
l’udór d’la premavira.


© Carla Castellani

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Opera segnalata
Premio letterario "Antica Pieve" - Forlì
anno 2004
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(Traduzione)

PRIMAVERA
Chissà da dove giunge /questo profumo di viole nell’aria / quest’ odore d’erba tagliata calda di sole // che non ci sono fossi o prati / fra queste mura / che ci rubano oltre al sole / anche il respiro. // Sarà stato il calendario / che segna il ventun marzo / a risvegliarmi in cuore / il profumo di primavera.



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Aggiornamento del
1 settembre 2012


Con questo post partecipo al
Link Party # 24
by Topogina
Ho un dialetto per capello






domenica 29 gennaio 2012

Detti e proverbi vari in dialetto romagnolo

Avendo terminato la serie dei proverbi mensili a carattere meteo-agricolo in dialetto romagnolo, visto il gradimento espresso da alcuni dei miei lettori, ho frugato nella mia memoria per offrirvi anche questi proverbi generici, sempre in dialetto romagnolo, che spero vi saranno graditi.



S' un sbaglies neca i sapiènt, un 'i sarèb piò post par ij ignurènt.

Se non sbagliassero anche i sapienti non ci sarebbe più posto per gli ignoranti.


Un basta avèr rasòn, bsogna ch'i t'la dèga.

Non basta avere ragione: bisogna che te la riconoscano.


Al don in prinzìpi a gli è tot mel, e dop a gli è tot fel.

Le donne all'inizio sono tutto miele e dopo sono tutto fiele.


L'a piò côran lò che un zezt d'lumêgh.

Ha più corna lui di un cesto di lumache.


S'am met a f ê e' caplêr la zenta la ness senza la testa.

Se mi metto a fare il cappellaio la gente nasce senza testa.


La brasùla 'd chietar la pê sèmpar piò grânda.

La braciola degli altri sembra sempre più grande.


U j è chi ch' mâgna par campê e chi ch'mâgna par s-ciupê.

C'è chi mangia per vivere e chi mangia per scoppiare.


A pânza pina u' s rasòna mej.

A pancia piena si ragiona meglio.


Tri cvel ji è bel da znèn: e' sumàr, e' pôrc e e' cuntadèn.

Tre cose sono belle quando sono piccine: l'asino, il maiale e il contadino.


Bon temp, salut e quatrèn i n' stofa mai.

Buon tempo, salute e quattrini, non stancano mai.


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Aggiornamento del
1 settembre 2012


Con questo post partecipo al
Link Party # 24
by Topogina
Ho un dialetto per capello





martedì 4 gennaio 2011

Passatelli in brodo

I passatelli in brodo sono una tradizionale minestra della Romagna.

In passato era questo il piatto tipico delle feste e delle grandi occasioni come Pasqua, battesimi, cresime, matrimoni, mentre a Natale venivano invece previlegiati i cappelletti in brodo.



Io li faccio così, e perdonatemi se non vi dò pesi esatti ma, come la mia mamma, la mia nonna e la mia bisnonna, li ho sempre fatti "ad occhio".

Per ogni commensale calcolo:
una manciata abbondante di parmigiano grattugiato,
una manciata abbondante di pangrattato,
un uovo + 1 (ad esempio, per 4 persone le uova saranno 5, per 6 persone le uova saranno 7, perché i miei commensali sono abituati a porzioni abbondanti),
un cucchiaio di farina (un tempo, quando grattugiavo da me il pane raffermo comune non la mettevo, ma col pangrattato acquistato già pronto non si sa mai di che tipo di pane si tratti e si rischia che quando si tuffano i passatelli nel brodo non restino compatti),
un generoso pizzico di noce moscata grattugiata,
poca buccia grattugiata di limone,
sale e pepe q. b.


In una ciotola o sulla spianatoia amalgamare insieme con cura tutti gli ingredienti, ricavandone una palla piuttosto soda. Per ottenere la dovuta consistenza, visto che le uova possono essere di diverse pezzature, potrebbe rendersi necessario aggiungere ancora un po' di parmigiano e di pangrattato in egual misura.



Passare poi porzioni dell'impasto così ottenuto nell'apposito attrezzo (è uno schiacciapatate che però deve avere i fori di 4-5 millimetri), da cui usciranno i "passatelli".
Un tempo le nostre "azdore" romagnole usavano un attrezzo diverso, chiamato "e fer" (ferro da passatelli), consistente in un disco di metallo bucherellato e leggermente concavo, dotato di due manici di legno laterali, col quale si doveva schiacciare con forza l'impasto posto sulla spianatoia fino a farne uscire i passatelli.


Portare a bollore un buon brodo di carne e tuffarci dentro i passatelli che saranno cotti in pochissimi minuti, da quando saliranno in superficie.



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Aggiornamento del
12 settembre 2012


Con questo post partecipo al
Link Party # 26
by Topogina
Piccole Chef Sperimentano