Mario Pio Mancini: bouzuki, violino, bouzuki irlandese
Rodolfo Maltese: chitarre, mandola, mandolino
Luca Barberini: basso elettrico
Pierluigi Calderoni: batteria
Carlo Mezzanotte: tastiere, programmazione
Arnaldo Vacca: percussioni, voce, samples, programmazione
plus
Lester Bowie: Tromba
Mauro Pagani: flauto, violino
Francesco Di Giacomo: voce
Vittorio Nocenzi: piano
Andrea Parodi: voce
Mario Rivera: basso
Massimo Carrano: percussioni
Enzo Gragnaniello: voce
Abdulla Mohamed: flauto
01 Amorgós
02 Andalusiana
03 To the Lighthouse
04 Soneanima
05 Improvviso
06 Breathing With The Lotus
07 Mantra
08 Omdurman
09 Sahasrara In The Sky
10 Pietre Bianche
11 Nel Tempo
12 Mediterraneo
13 Ayran
Disco fuori catalogo, pubblicato nel 1999 da Il Manifesto.
Degradato qui per Fabri. L'originale lo troverete, se avrete fortuna, in qualche bancarella della festa dell'Unità o simili.
This site contains only degraded music. Music, that is, derived from vinyl records, high quality broadcast recordings, out of print albums and so on...
Visualizzazione post con etichetta mauro pagani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mauro pagani. Mostra tutti i post
sabato 24 dicembre 2022
mercoledì 23 febbraio 2022
Enzo Avitabile - Black tarantella (2012)
Massaud Shaari (setar)
Gianluca Di Fenza (chitarra napoletana ed elettrica)
Mario Rapa (Batteria)
Carlo Avitabile (batteria)
Paolo Palmieri (basso)
Luca Rossi (tamburo e cornice)
La Scorribanda composta da Antonio
Bocchino e Simmaco Delle Curti (sax alto)
Vincenzo Arricale (sax tenore)
Marco Bifani (sax baritono)
Carmine Pascarella, Michele Pascarella e Daniele Falzarano (tromba)
Lorenzo Ruggiero (trombone)
Pasquale Napolitano (flicorno baritono) e Felice Ruggiero
(basso tuba)
i Bottarigruppo musicale campano che utilizza le botti, i tini e le falci come strumenti musicali a percussione. Il
loro suono riproduce ritmi arcaici processionali quelli che accompagnavano i canti tradizionali legati
all’antica coltura della canapa. Ne fanno parte Carmine Romano, Donato Vendemmia, Pasquale Piccirillo, Salvatore Guida, Francesco Stellato, Luigi Natale e Massimo Piccirillo.
01 E' ancora tiempo (feat. Pino Daniele)
02 Aizamm' na mana (feat. Raiz)
03 Gerardo nuvola 'E povere (feat. Francesco Guccini)
04 Mane e mane (feat. Daby Toure)
05 Elì Elì (feat. Enrique Morente & Solea Morente)
06 Nun È giusto (feat. Idir)
07 Suonn' a pastell' (feat. Bob Geldof)
08 Mai cchiù (feat. Co' Sang)
09 A nnomme 'e dio
10 No È no (feat. Franco Battiato)
11 E a maronn' accumparett' in Africa (feat. David Crosby)
12 Nun vulimm' 'a luna
13 Soul Express (feat. Toumani Diabate e Mauro Pagani)
download
giovedì 1 dicembre 2016
Tributo a Fabrizio De Andrè (2009)
Radiounomusica dedica una eccezionale puntata dei suoi Concerti del Venerdì al Tributo a Fabrizio De André. Una produzione radiofonica unica, che mette in primo piano le canzoni di un grande artista del Novecento italiano. A rileggere e riproporre le parole e la musica di De André sono chiamati preziosi testimoni del suo tempo: compagni di strada come Mauro Pagani, il musicista della sua generazione che mantiene il contatto più vivo con i protagonisti del rock e del pop italiano di oggi, e Massimo Bubola, collaboratore per un lungo e fruttuoso periodo. Ma anche Morgan, artista che ha impressionato dedicando anni fa un intero "remake album" al cantautore genovese. E poi, soprattutto, i musicisti delle ultime generazioni che Radio1 ha messo in luce, o che si sono segnalati con merito nel campo della nuova musica d'autore italiana. In rigoroso ordine alfabetico: le storie e le atmosfere della Banda Elastica Pellizza, il nuovo jazz degli Chat Noir, l'estro dei Cordepazze, l'ibrido pop-rock marca Jang Senato, l'intensità elettro-acustica dei Kiddycar, la cruda cronaca di Le Luci Della Centrale Elettrica (Vasco Brondi). Ognuno rivivrà il mondo di De Andrè secondo la propria sensibilità e il proprio stile.
CORDEPAZZE
Alfonso Moscato
Vincenzo Lo Franco
Francesco Incandela
Davide Inguaggiato
Davide Severino
Michele Segretario
KIDDYCAR
Stefano Santoni - chitarra
Paolo Ferri - basso
Valentina Cidda - voce
Simon Chiappelli - trombone
CHAT NOIR
Michele Cavallari - pianoforte
Luca Fogagnolo - basso
Giuliano Ferrari - batteria
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETRICA
Vasco Brondi
Daniela Savoldi
Giorgio Canali
BANDA ELASTICA PELIZZA
Daniele Pelizzari - chitarra, voce
Alessandro Aramu - basso
Andrea Sicurella - chitarra, fiati
Paolo Rigotto - batteria e cori
Bati Bertorio - fisarmonica e tastiere
JANG SENATO
Davide Gulmanell
Alfredo Nuti
Filippo Mosconi
Lorenzo Santolini
Fabio Tozzi
MASSIMO BUBOLA BAND
Massimo Bubola - chitarra, armonica, voce
Simone Chivilo' - chitarra
Erika Ardemagni - voce
Alessandro Formenti - basso
01 Morgan - Un medico
02 Morgan - Un ottico
03 Cordepazze - Un matto (dietro ogni scemo c'e' un villaggio)
04 Kiddycar - Leggenda di Natale
05 Kiddycar - Recitativo-Corale; Intermezzo
06 Chat Noir - Via del Campo
07 Chat Noir - Ho visto Nina volare
08 Mauro Pagani - Sidun
09 Mauro Pagani e Mauro De Domenico - La domenica delle salme
10 Le Luci della Centrale Elettrica - Verranno a chiederti del nostro amore
11 Le Luci della Centrale Elettrica - Parlando del Naufrago della London Valour
12 Banda Elastica Pellizza - La cattiva strada
13 Jang Senato - Hotel Supramonte
14 Massimo Bubola - Se ti tagliassero a pezzetti
15 Massimo Bubola - Fiume Sand Creek
Trasmesso in diretta da Radio Uno Rai dalla Sala A di via Asiago (Roma) il 27 febbraio 2009
Scaricalo qui
mercoledì 3 aprile 2013
Alessandro Ravi - L'offerta dell'acqua (1992)
Ares Tavolazzi, electric bass 6, double bass 7, 9
Giorgio Cocilovo, e-gtr 1, 7
Mauro Pagani, violin 3, 5, 7
Riccardo Zappa, acoustic guitar 2, 6, 8
Alessandro Ravi, synth, keyboards, percussion
1. Persistenza della memoria
2. Lo scrigno dei venti
3. Le pietre di tarcna
4. Miraggio fatale
5. Nuraghi
6. Altri mondi
7. Solstizio lunare
8. Mutazioni sottili
9. Il ritorno della tigre bianca
10. Profondo incontrarsi dell'essere
Cd unavailable. Ripped here
venerdì 30 novembre 2012
Indaco - Porte d'Oriente (2005)
Gira e rigira, quando tra i nomi di copertina ti capita di imbatterti in
Mauro Pagani vale sempre la pena di prestare più attenzione. Non perché
necessariamente sia lui a fare cose magistrali, ma perché, grazie anche
al tempo passato, al fiuto più volte dimostrato, all'esperienza e alla
sensibilità artistica, è quasi impossibile trovare Mauro Pagani
coinvolto in un brutto lavoro. E succede anche questa volta. Il
contributo di Mauro è minimo per quanto efficace (suona il violino in
tre canzoni), ma il progetto Indaco sta in piedi benone e ci offre
l'ultimo grande disco di questa estate discontinua, se vogliamo, ma non
improvvida di belle canzoni.
Il brodo di coltura da cui emergono gli Indaco, peraltro, ha molto in comune con quello di Mauro: Rodolfo Maltese, chitarrista ed autore degli Indaco, nasce nel Banco del Mutuo Soccorso, da dove passa anche Pierluigi Calderoni (batteria). Se poi aggiungiamo che tra gli ospiti ci sono Francesco Di Giacomo e Tony Esposito, Enzo Gragnaniello e Antonello Salis, Andrea Parodi (ex Tazenda) e Lester Bowie, il quadro si fa più definito. Gli altri titolari della formazione sono il percussionista (fondamentale il suo apporto!) Arnaldo Vacca, Luca Barberini al basso, Carlo Mezzanotte alle tastiere, Gabriella Aiello, voce e Antonio Magli, tastiere (questi ultimi due però non hanno partecipato al disco).
Dall'incontro tra Maltese e Mario Pio Mancini, violinista, bouzoukista e altro autore del gruppo, sono nati gli Indaco, ormai da una decina d'anno (tutti dischi editi dal Manifesto Cd a 8 euro, ente sempre più benemerito a favore della buona musica d'autore). Il primo disco è una autoproduzione che data addirittura 1991, dal titolo, per l'appunto di "Indaco", il gruppo non c'è ancora, e i singoli partecipanti si firmano come Mario Pio Mancini, Rodolfo Maltese and the New Ensamble. Nel 1995 è la volta di "Flying with the Chakras" e, come si può inuire dal titolo segna una virata verso la new age. Nel 1997 esce "Vento del deserto". Nel 1999 escono con "Amorgos", la cui title track chiude anche Porte d'Oriente. Nel 2000 è la volta di "Spezie", un live. Seguono cinque anni di silenzio, interrotti da "Terra maris" del 2002, unico album non del Manifesto e infine Porte d'Oriente che è un po' una sorta di "greatest hits" di brani che vengono comunque dal passato, unito a due inediti (se non vado errato): "Salentu" e "Father P.".
La musica degli Indaco è un miscuglio molto interessante di armonie indiane, suoni mediorientali, contaminazioni mediterranee e rimembranze di quello che fu il prog-rock degli anni d'oro. Potrebbero essere elementi di scontro, di possibili collisioni pericolose, di frizioni vicine al kitsch, che invece viene miracolosamente evitato. Lo stupore nasce dall'equilibrio che riesce a crearsi da costruzioni così vicine al barocco, ma, effettivamente, come l'architettura barocca che semplicemente "non poteva stare in piedi" e poi dura da secoli, così anche i canti e le musiche di Indaco, pur sfiorando pericolosi sprofondi, restano sempre validi e in piedi. Da questa solida fragilità nasce la meraviglia.
Disco "barocco" quindi. Nel senso etimologico della "perla impura", della bizzarria stravagante ed eccentrica, del tentativo di emozionare e coinvolgere lo spettatore. Un disco che è prodotto dell'immaginazione col fine di esercitare l'immaginazione, perché dal superamento del limite si possa arrivare a persuaderci che qualcosa di non reale possa diventare reale. Anche questo melange sonoro che arriva dall'India alle regioni celtiche. D'altra parte, proprio nella presentazione del disco gli Indico precisano che "gli steccati dei generi, in cui si è soliti confinare la musica, dissezionandone il respiro e la forza" a loro stanno stretti. Fino all'obiettivo di creare "una sorta di zona franca della buona musica, con la porta sempre aperta verso altre esperienze".
Non è un disco di facilissimo ascolto, non da ombrellone o da tormentone estivo. E forse a qualcuno l'eccessivo puntare su termini new age (qui abbiamo Kundalini e Mantra) potrà dare fastidio, ma fortunamente non ci sono quasi mai parole ad accompagnare i suoni e quando ci sono le parole seguono orbite dinamiche che si rifanno alle tradizioni popolari più che alla new age. "Salentu", "Il volo del gabbiano", "Father P." e "Amorgos" i brani più coinvolgenti.
Il brodo di coltura da cui emergono gli Indaco, peraltro, ha molto in comune con quello di Mauro: Rodolfo Maltese, chitarrista ed autore degli Indaco, nasce nel Banco del Mutuo Soccorso, da dove passa anche Pierluigi Calderoni (batteria). Se poi aggiungiamo che tra gli ospiti ci sono Francesco Di Giacomo e Tony Esposito, Enzo Gragnaniello e Antonello Salis, Andrea Parodi (ex Tazenda) e Lester Bowie, il quadro si fa più definito. Gli altri titolari della formazione sono il percussionista (fondamentale il suo apporto!) Arnaldo Vacca, Luca Barberini al basso, Carlo Mezzanotte alle tastiere, Gabriella Aiello, voce e Antonio Magli, tastiere (questi ultimi due però non hanno partecipato al disco).
Dall'incontro tra Maltese e Mario Pio Mancini, violinista, bouzoukista e altro autore del gruppo, sono nati gli Indaco, ormai da una decina d'anno (tutti dischi editi dal Manifesto Cd a 8 euro, ente sempre più benemerito a favore della buona musica d'autore). Il primo disco è una autoproduzione che data addirittura 1991, dal titolo, per l'appunto di "Indaco", il gruppo non c'è ancora, e i singoli partecipanti si firmano come Mario Pio Mancini, Rodolfo Maltese and the New Ensamble. Nel 1995 è la volta di "Flying with the Chakras" e, come si può inuire dal titolo segna una virata verso la new age. Nel 1997 esce "Vento del deserto". Nel 1999 escono con "Amorgos", la cui title track chiude anche Porte d'Oriente. Nel 2000 è la volta di "Spezie", un live. Seguono cinque anni di silenzio, interrotti da "Terra maris" del 2002, unico album non del Manifesto e infine Porte d'Oriente che è un po' una sorta di "greatest hits" di brani che vengono comunque dal passato, unito a due inediti (se non vado errato): "Salentu" e "Father P.".
La musica degli Indaco è un miscuglio molto interessante di armonie indiane, suoni mediorientali, contaminazioni mediterranee e rimembranze di quello che fu il prog-rock degli anni d'oro. Potrebbero essere elementi di scontro, di possibili collisioni pericolose, di frizioni vicine al kitsch, che invece viene miracolosamente evitato. Lo stupore nasce dall'equilibrio che riesce a crearsi da costruzioni così vicine al barocco, ma, effettivamente, come l'architettura barocca che semplicemente "non poteva stare in piedi" e poi dura da secoli, così anche i canti e le musiche di Indaco, pur sfiorando pericolosi sprofondi, restano sempre validi e in piedi. Da questa solida fragilità nasce la meraviglia.
Disco "barocco" quindi. Nel senso etimologico della "perla impura", della bizzarria stravagante ed eccentrica, del tentativo di emozionare e coinvolgere lo spettatore. Un disco che è prodotto dell'immaginazione col fine di esercitare l'immaginazione, perché dal superamento del limite si possa arrivare a persuaderci che qualcosa di non reale possa diventare reale. Anche questo melange sonoro che arriva dall'India alle regioni celtiche. D'altra parte, proprio nella presentazione del disco gli Indico precisano che "gli steccati dei generi, in cui si è soliti confinare la musica, dissezionandone il respiro e la forza" a loro stanno stretti. Fino all'obiettivo di creare "una sorta di zona franca della buona musica, con la porta sempre aperta verso altre esperienze".
Non è un disco di facilissimo ascolto, non da ombrellone o da tormentone estivo. E forse a qualcuno l'eccessivo puntare su termini new age (qui abbiamo Kundalini e Mantra) potrà dare fastidio, ma fortunamente non ci sono quasi mai parole ad accompagnare i suoni e quando ci sono le parole seguono orbite dinamiche che si rifanno alle tradizioni popolari più che alla new age. "Salentu", "Il volo del gabbiano", "Father P." e "Amorgos" i brani più coinvolgenti.
di Leon Ravasi
- Rodolfo Maltese / guitars
- Mario Pio Mancini / bouzouki, electric violin
- Arnaldo Vacca / percussions
- Pierluigi Calderoni / drums
- Luca Barberini / bass
- Carlo Mezzanotte / keyboards
- Gabriella Aiello / vocals
- Antonio Magli / keyboards
Guest musicians:- Francesco Di Giacomo / vocals (5)
- Mauro Pagani / violin (3, 6, 8), flute (3)
- Tony Esposito / percussions (2)
- Enzo Gragnaniello / vocals (2, 3, 8, 11)
- Andrea Parodi / vocals (1, 9)
- Antonello Ricci / reed-pipe (3)
- Antonello Salis / accordion (5, 6)
- Fiona Davidson / harp, vocals (7)
- Lester Bowie / trumpet (12)
- Pivio / remix (12)
1. Salentu (4:03)
2. Su nuraghe (5:30)
3. Andalusiana (4:36)
4. To the lighthouse (5:40)
5. Tharros (5:32)
6. Il volo del gabbiano (4:21)
7. Father P. (3:04)
8. Waiting for kundalini (7:02)
9. Soneanima (5:02)
10. Mantra (6:26)
11. Teatro do mar (5:33)
12. Amorgos (6:41)
Total Time: 63:32
Out of print. Degradeted here
mercoledì 7 novembre 2012
Têtes de Bois - Pace e male (2004)
CD 1
Abbasso Nixon (Têtes de Bois)
Tute (Têtes de Bois)
Ce l’ho con l’amore (Ezio Vendrame, Têtes de Bois)
Dott. De Rossi (Têtes de Bois)
Io sono allegro (Têtes de Bois) – feat. Paolo Rossi
Le rane (Têtes de Bois) – feat. Daniele Silvestri
E così sia (Têtes de Bois)
Pezzi di cielo (Têtes de Bois) – feat. Antonello Salis fisarmonica
Ondulava (Dino Campana, Têtes de Bois – adattamento della poesia “Tre giovani fiorentine camminano di Andrea Satta)
La serva dal gran cuore (C. Baudelaire, L. Ferré – versione italiana Andrea Satta) – feat. Mauro Pagani violino
Amore che vieni, amore che vai (F. De Andrè)
Quella ferita (L. Ferré – versione italiana di Andrea Satta con la collaborazione di Anna Maria Piccoli)
Vomito (Têtes de Bois)
La canzone del ciclista (Têtes de Bois) – feat. Gianni Mura, Davide Cassani voce intro e cori
CD 2 AUTORADIO E AUTOVIDEO
Vendo (Têtes de Bois)
Une jolie fleur (G. Brassens, versione italiana Andrea Satta, live 2003) – feat. Arnoldo Foà
Prima di partire (G. Mura) – feat. Gianni Mura
Buongiorno Arturo (Têtes de Bois) – frammenti “Ma che bella giornata” di Ugolino”, “Il sapore buono delle cose dei RevHertz.
Il pifferaio magico
La piattaforma (Têtes de Bois)
Intervista a Léo Ferré
Il battello ubriaco (A. Rimbaud, Têtes de Bois – versione italiana di Andrea Satta, live 2003)
Sogni (A. Satta) – feat. Marco Paolini
Gelosy (Têtes de Bois)
Distratto (Têtes de Bois)
Il mercato delle creme (Têtes de Bois)
Autovideo: "Strade" di Emilio Casalini
Disco fuoricommercio.
Dice "Non ci credo!".
"Come non ci credi? E allora leggi qui!".
Parte 1
Parte 2
Iscriviti a:
Post (Atom)
-
1. choose your language (on the right bottom of the page) 2. click on the grey key 3. Wait for 60 seconds 4. Click on the key (...
-
Charlie Haden: bass Billy Higgins: drums Pat Metheny: guitar, guitar synthesizer, effects 01 Waiting for an Answer (Pat Metheny, Charlie ...
-
Markus Stockhausen – flugelhorn/trumpet/electronics Jeroen van Vliet – piano/keyboard Jörg Brinkmann – cello/electronics Christian Thomé –...