Mia nonna è tornata a casa. Non è una bella notizia, in effetti è rientrata perchè in ospedale non possono fare di più, lei sta male, necessita di cure e flebo 24 ore su 24. In pratica quello che le facevano in ospedale, si può anche fare a domicilio, per cui i figli hanno deciso di riportarsela a casa.
Succede che, dopo aver cenato, Paponzo decide di portare le Polpette a spasso, in modo da permettermi di sistemare la cucina. Io tra un piatto e una pentola da asciugare, decido di andare da mia nonna e di non raggiungere mio marito. Poi, non è andata proprio così, perchè Paponzo era accaldato e deciso a rientrare, le Polpette, invece, avevano altri programmi, andare a casa della zia A. Sistemato tutto, raggiungo casa di mia nonna.
Lei era lì, nella sua bella camera da letto e giaceva sul suo lettone. Respirava serenamente, aveva gli occhi socchiusi e la mascherina per l'ossigeno. Mentre ero sul lettone vicino a lei, vedevo le mie zie che facevano strani traslochi. Spostavano mobili, eliminando dalla camera, una cassapanca e un mobiletto. Non mi spiegavo il motivo e quando mia mamma gliel'ha chiesto, hanno risposto che bisognava fare spazio, per poter mettere delle sedie, in modo da far accomodare i parenti che sarebbero venuti a far visita alla nonna. Non capivo, perchè la camera è molto grande e spaziosa, ma ho lasciato perdere.
Mi sono accomodata nel salotto è ho visto che le mie cugine, sfogliavano un album, fotografico.
-Ele, vedi questa ti piace? e quest'altra? Ma ti ricordi, questa è al suo ottantesimo compleanno, che belli che eravamo, guarda, ci siamo tutti e come era felice la nonna..Nella mia ingenuità ( o forse stipidità?), ho pensato che stessero guardando le foto, per rompere un pò ilo ghiaccio, per rendere meno tesa l'atmosfera.
-Sai Ele, stiamo cercando la foto del matrimonio di F. per vedere cosa indossava la nonna e soprattutto che collana aveva.Continuavo a non capire, ma ho risposto che lei aveva sempre la stessa collana, il suo adorato doppio giro di perle.
Nel frattempo, vedevo le altre mie cugine vip-primedonne (che si sono all'improvviso trasformate in dottoresse e infermiere), che piangevano e non prendevano pace, spostandosi da una camera all'altra.
Alla fine, vengo convocata sul balcone da una di loro (la meno vip):
-Ele, noi andiamo a comprare le scarpe per la nonna.
Cioè scusa?
Le scapre per la nonna? Non ci ho visto più, e ho sbottato
, le ho detto che non condividevo questo loro comportamento, che la nonna è ancora qui con noi (grazie al Cielo) e che non era giusto organizzare un funerale per una persona che è ancora viva. Lei poverina, si è giustificata, dicendo che le era stato consigliato da zia L.
Io sono rimasta di sasso, senza parole, e ho poi capito il motivo dello spostamento mobili, e la successiva scelta delle foto più belle. Ma ci rendiamo conto? Stavano scegliendo la foto da mettere sulla lapide di mia nonna che era nella camera accanto e respirava affannosamente.
Ora, a distanza di circa 3 ore dall'accaduto, mi interrogo e mi chiedo? E' giusto comportarsi così, cioè sono io poco realista, perchè non voglio credere a ciò che sta succedendo nella mia famiglia, o sono loro troppo affrettate? Non so darmi una risposta, ma ciò che mi preoccupa è la freddezza con cui sto affrontando questa situazione.
Non riesco a piangere, io che mi commuovo anche ai funerali degli estranei, mi sento serena, io che sono l'apprensione fatta persona, sembra che nulla di tutto ciò mi appartenga.
Che mi succede? Cerco di farmi un'autoanalisi e giungo ad una conclusione:
non sono cambiata, io sono sempre io, ma mi impongo (inconsciamente), di non credere a quello che mi succede. Esco dal mio corpo (ed anche dalla mia anima), e osservo il mondo circostante con altri occhi diversi da me. E' difficile da spiegare, ma nel mio Io è tutto chiaro.
Non voglio credere che mia nonna sta morendo.
Non voglio credere che un pezzo di storia se ne sta andando.
Non voglio credere che lei, la donna immortale è immobilizzata in un letto e non muove neanche un dito.
Non voglio crederci. Questa è la verità.
E poi se rientro in me, penso che le mie cugine hanno ragione, che forse bisogna preparare tutto, che forse potrebbe succedere da un momento all'altro, che forse dobbiamo essere pronti, forse, forse.