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domenica 6 novembre 2011

PIOGGIA


E' forse il mare che innalzato al cielo
or si riversa?
o l'adacquar di celestiali fiori,
oltre le nubi?
o 'l pianto di un Dio ignoto,
per le brutture umane?
Sia che sia,
è vita per la terra,
che si ridesta e grazie eleva al cielo
ne' variopinti sbocci,
negli opulenti frutti,
nel rinverdir di mille arbusti al sole...
Poi che ritorna al mare il mare;
poi che bevuto i fiori hanno nel cielo;
poi che l'ignoto Iddio, finito il pianto,
sogguarda di tra l'arco iridescente
la natura nascente;
nell'aria cristallina,
da gl'incupiti verdi,
s'eleva un inno di giocondità.

da "Poesie" di Santino Perez de Vera 

In questi giorni non fa che piovere, ovunque... e c'è quando la pioggia è vita, rinvigorisce la terra e l'aiuta a produrre buoni frutti, come in questa poesia di mio padre, ma c'è anche la pioggia foriera di disastri e di morte... ma ritengo doveroso affermare che non è la pioggia di per sé sbagliata... sbagliato è l'uomo che ha provocato certi disastri per errori commessi irresponsabilmente....è fuori dubbio che il clima è cambiato e che le nostre piogge saranno sempre più violente e di tipo monsonico, ma se non ci fossero stati disboscamenti dissennati o se l'uomo non avesse costruito dove era meglio non costruire , forse le sciagure avvenute nello Spezzino prima e nel Genovese dopo, si sarebbero potute evitare.
Spero che presto il tempo migliori e che si possa davvero elevare un canto di gioia.
Intanto il mio pensiero, e tutta la mia solidarietà, va a chi sta subendo momenti di paura e di disperazione.

lunedì 11 aprile 2011

C'E' SEMPRE......


C'è sempre, oltre la cinta del giardino,
ove sognai bambino,
il gioco azzurro
delle campanule:
e so
che se mi volto
repentino,
un guizzo parte
verde dalla pietra
che baci chiede al sole..
C'è sempre
verso il mare,
un digradar
di roccia
e sulla roccia,
un salutar
d'agave...
C'è sempre
il grato odore
che per l'aria marina
sparge il rossastro fior
d'oleandro.....
C'è sempre,
nel mio cuore,
come allora,
una speranza
che non può morire.....

( di Santino Perez de Vera )



C'è quando mi prende acuta la nostalgia di mio padre e vado a rileggere le sue poesie, a cercare nei suoi versi la sua sensibilità, la sua immensa gioia nel contemplare la natura, il mare, la nostra isola... lo rivedo e lo ritrovo al punto che mi pare di averlo accanto ; questa sera ho riletto la poesia che ho appena postato e dal cuore sono sgorgati questi pochi versi


"ANCORA"

Dal cuore mio
s'innalza una preghiera:
fa che come allora,
se mai gli sia concesso di tornare
possa egli tutto ritrovare..
le campanule,
l'agave
il profumo dolce d'oleandro
Possa il mare ancor
specchiarsi nei suoi occhi
mentre gli andrò incontro
cullandomi
in un abbraccio senza tempo
ai confini del cielo,
al di là della vita......
nell'eterno gioco
di campanule azzurre

lunedì 7 febbraio 2011

E' QUESTA LA MIA TERRA

Oggi voglio proporre una poesia di mio padre, tratta dal suo libriccino"RICAMI"..
è dedicata all'isola d'Elba che lui, nonostante fosse nato a Città della Pieve, considerava la sua terra e, immensamente, intensamente la amava, godendone ogni più piccola parte.


Se crosciare di mare,
se aroma di pino,
se bacio di sole,
invitano l'animo
all'ampio respiro
che disseta;
se azzurrità di cielo
filtra cascate di luce,
se un'infinita pace
mi sommerge,
io dico:
-E' questa la mia terra:
frammento di stella
caduto nel mare,
per farmi gioire
tra pure bellezze
tranquille




mercoledì 17 febbraio 2010

QUALCHE COSA DI PIU'


Il frutto è già dell'albero,
l'ambito dono,
e la freschezza
che per terra adagia,
è per lo stanco peregro,
in un meriggio estivo,
"qualche cosa di più......."

L'obolo al mendicante
è carità,
ed il sorriso,
che accompagna la mano
alla sua mano,
"è qualcosa di più..."


Poesia tratta dalla raccolta "RICAMI"di Santino P.d.V

mercoledì 21 ottobre 2009

"LA' , E' CORNETO"

Quando la nostalgia di mio padre si fa più acuta cerco rifugio tra le sue poesie e stasera è questa che mi colpisce perché anch'io ho conosciuto Corneto e vi ho trascorso dei giorni bellissimi insieme ai miei genitori: avevo quasi cinque anni e mi piaceva molto stare là...eravamo ospiti di cugini della mia mamma, nel loro casolare; e ricordo che erano persone cordiali, affettuose ....ricordo Mario, che, oltre a farmi giocare, mi faceva salire sul carretto con cui la cagnetta( con me nella foto, di cui purtroppo non ricordo il nome ) portava il latte appena munto, dal casolare alle varie case del vicinato...e c'era Maria con i suoi pulcini che mi permetteva di tenere e accarezzare... e Roberto che lavorava i campi aiutando il padre ...e poi c'era Rosina, la figlia che aveva studiato e che stava in casa...come erano belli, tutti e quattro!! ... poi c'era il Secchia, il fiume sulle cui rive il mio babbo mi portava a passeggiare... un giorno sulla riva del Secchia, prese dell'argilla ammorbidita dall'acqua : con quell'argilla mi fece dei piattini, tazzine, pentolini ed io ero al settimo cielo; per un pomeriggio ci giocai preparando pappe varie .... trascorsa la notte, al mattino tutte le mie stoviglie si erano crepate! che delusione fu per me..
ma Corneto resterà sempre nel mio cuore e voglio ricordarla con questa poesia, tratta dal libriccino "RICAMI" di mio padre, che lui dedicò appunto a MOLINO di CORNETO - REGGIO EMILIA ed ai suoi bravi e laboriosi abitanti.

Al centro di dolci declivi,
tra lo svettare al cielo
di degradanti pioppi,
là, è Corneto
blandito dal Secchia
che scorre ciottolante
cantando melodie
d'acque spumose
sotto l'azzurrità
che la feconda valle
ricopre quale serra
voluttuosa.

Là, è Corneto,
ove la nottiluca
saluta il germogliar
del biancospino
e luccicante vaga
finché ne' campi l'ultimo covone
libera odor di grano.
Là, è Corneto,
ove lieta fatica è benedetta
da serotina,
ma opulenta frutta....
...Ove al morir del laborioso giorno,
al risonante canto,
echeggiante, del "maggio",
si mischia la preghiera
del saggio contadino,
là, è Corneto
con il suo molino.

mercoledì 6 maggio 2009

PER SEMPRE GIOVANE NEL MIO RICORDO


Oggi avresti compiuto 87 anni: provo a cercare di immaginare come saresti con 31 anni in più dall'ultimo giorno che ti ho visto; non ci riesco..... per me, sarai sempre il mio giovane babbo: così pieno di energia, di vigore, la testa colma di idee e la tanta voglia di fare e realizzare..... dicevi spesso:
" Quando vado in pensione mi metto a scrivere, a dipingere, a scolpire il legno... e po
i avrò il giardino da curare e, con mamma, farò qualche bel viaggetto..." sognavi; quanto sognavi, fino all'ultimo lo hai fatto e, i tuoi sogni, li hai portati tutti con te, babbo caro.
Rivedo quel gesto che facevi con la mano
sul tuo letto di morte: inconsciamente, stavi sistemando i tuoi muretti, nella casa di campagna, li rifinivi con la tua cura quasi meticolosa.... è anche per questo ricordo che, quando vado in quel giardino da te costruito, mi sembra ancora di vederti là, chino a lavorare con quella passione che mettevi in tutte le cose che facevi....

Anche tu , come me, hai perduto presto tuo padre: anzi,
tu ancora prima di me.
Il dolore di quella perdita ti ha accompagnato per tutta la vita; ed è con la poesia che scrivesti per lui che oggi voglio commemorare la tua prematura
scomparsa.

TRISTE RICORDO

Oh, gli anni, gli anni
ad uno ad uno son trascorsi
e la nave del tempo
ormai s'è allontanata
da quella sponda
d'acerbo dolore.
Eppur
tutto è vicino:
sento alitar la morte
tra l'odore dei ceri
e vedo là:
sul marmo della stanza funeraria
greve di denso fumo e di calcina,
tra bianchi crisantemi,
una povera spoglia.

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lunedì 4 maggio 2009

"MARE"


TU, che dai vita e morte,
che sgretoli le terre,
che frangi le scogliere,
Tu sei il padrone:
non resta che inchinarsi
e riverirti. . .
Intrusa precaria la terra
è tuo dono
che baci, dissolvi e riprendi
in granelli.
La pioggia ch'elevi al cielo
è tuo dono
che il fiume riporta al tuo seno
rigoglioso.
In lento e perenne fluire, nel tempo,
tu doni e riprendi. . .
Tu, culla dei venti nascenti
tra 'l moto confuso dell'onde
crestate di neve fuggente,
ripeti, in mutevoli voci,
l'eterna potenza Divina
che sola ti domina.

Poesia di Santino P.d.V.

Foto Isola d'Elba- lo scoglietto-

venerdì 10 aprile 2009

"DOLORE"

Oggi, Venerdì Santo, Venerdì di Passione e di immenso dolore per le persone che nei giorni scorsi hanno perduto affetti cari ed insostituibili... una piccola poesia di mio padre che, nella sua essenza, ha un segno di speranza; la dedico a chi ha conosciuto il dolore e ne ha fatto tesoro per essere migliore.


Grazie alla vita
per avermi insegnato
a sopportare e conoscere
il dolore.
Ben poco conoscevo
ora so molto.
So indovinare
la sofferenza altrui
so consolare
e questo è grazia
è dono
sublime.
Nulla avvicina
quanto indovinare
una pena nascosta...
Un mondo di grandezza
si rivela:
è nel dolor
l'essenza della vita.

Poesia di Santino P.d.V.
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giovedì 5 marzo 2009

NON SEI MAI SOLO


Se solitario
avanzi il tuo cammino,
se disperato
cerchi indarno un volto,
guardati intorno
ché non sei mai solo:
una nube che 'l vento
trascina, è tua compagna
e pur silente
piena il tuo gran vuoto;
una quercia stormente
può sussurrar parole,
un ruscello canzoni
e l'usignolo....
E quando proprio nulla
ti circonda,
ferma il tuo passo e medita:
vedrai, udrai
indi comprenderai
che non sei solo:
ovunque, è sempre Iddio.

Poesia di Santino P.de V. 1955

sabato 21 febbraio 2009

INVESTIMENTO



Entro una cesta,
appena appena il muso
sporge da la coperta
che ricopre pietosa
lo strazio delle carni,
ch'è tutto un palpitare
di vita che passa, di morte
ch'avanza, che viene.
Gli occhi...quegli occhi:
oh,come umani
lacriman dolore!
Oh, come umani
cercan pietà,
buone parole!
Oh, come umani
chiedono carezze!
Sì, certo, un cane,
un povero randagio
ch'ovunque scacciato
vagava, ognora stanco,
con amica la fame...
Vagava intimorito
per le molte percosse.
Ed ora: tutti, buoni,
hanno per lui parole,
sguardi pietosi, e cibo
che più non chiede.
Poi, mentre appesantiti,
si chiudon lenti gli occhi,
forse velata e tremula
una cara piccina
a lui sorriderà,
come quel giorno,
in una via assolata
d'un paese lontano...

Un'altra poesia scritta dal mio caro babbo: è molto triste ma fa molto riflettere su come, troppo spesso, ci degnamo di fare una buona azione, verso una qualunque creatura che soffre, quando oramai è troppo tardi; questo povero cane, bistrattato e abbandonato durante tutta la sua vita, doveva infine morire per avere tutti intorno a sé.... prima solo maltrattamenti, mai carezze, mai cibo.... l'unica sua gioia era stato quel sorriso di una bambina....

sabato 7 febbraio 2009

BELLEZZA LACUSTRE



Nel placido lago
si capovolge il cielo
e 'l verdeggiante bosco.
Cigni vaganti

dal candido velo
nuotano snelli
donando fremiti
a sì grato riscontro,
che zeffiretto accentua
in ridde di ricami
capricciosi.
Gorgheggia un usignolo
sublimando la quiete
del tramonto;
e di traverso,
rimanda il sol cadente
rossastre fiamme.
Poi, che la sera
scende,
l'ultima veste
calerà la luna
stillando argento;
e giù nel limo

incastonate stelle
avran riflessi gelidi,
profondi, diamantini.


Poesia di Santino P.d.V. mio padre.

Dipinto mio del 2004

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lunedì 22 settembre 2008

PITTI: una storia di tanti anni fa.

Ero molto piccolina, di sicuro ancora non andavo a scuola, ma il ricordo è in me molto vivo del giorno in cui giunse, nella nostra casa, un piccolo passerottino: mio padre lo aveva trovato ai piedi di un ciliegio... aveva sentito un fievole pigolio e, avvicinandosi, aveva visto un nido semidistrutto con due uccellini morti e uno, miracolosamente vivo... così lo portò a casa: ricordo che mi venne vicino mostrandomi le sue mani unite in modo da tenere dentro qualcosa: quando le aprì e vidi quella piccola creatura fu per me una gioia immensa!
Le cure amorose dei miei genitori lo aiutarono a sopravvivere e a crescere: lo chiamammo Pitti....ricordo che saltellava per casa; mio padre lo aveva abituato a prendere delle briciole di pane dalla sua bocca: gli volava sulla spalla e con il capino rivolto verso le labbra del mio babbo "ghermiva" la sua "preda" e volava via ... era buffissimo.
Aveva la sua gabbietta ma spesso lo lasciavamo libero: un giorno, era settembre , trovando la finestra di cucina socchiusa riuscì a fuggire..... quanto piansi, ero disperata e immaginavo le cose più atroci per lui.

Continuavo a lasciare il suo piattino sul davanzale, nella speranza che tornasse....lo chiamavo ma non accadeva niente.
Finché una mattina la mia mamma mi svegliò dicendomi che in cucina c'era una sorpresa!
Pitti era tornato! era proprio lui, lo avrei riconosciuto tra mille e anche lui dava segno di riconoscermi ; quando mio padre tornò a casa, gli volò sulla spalla e sembrava aspettare la briciola dalla sua bocca...

E così Pitti rimase con noi per sempre, nella sua gabbietta: cinguettando felice da mattina a sera, spesso anche rispondendo ai cinguettii che venivano dall'orto sottostante.
Forse,nel suo piccolo cuore, sentiva il desiderio di un maggior spazio ma, fuori, non avrebbe potuto vivere per molto tempo: in effetti aveva bisogno di noi ! Probabilmente quella sua caduta dall'albero gli aveva causato sofferenze
che nel tempo si manifestarono nelle sue "unghie" che crescevano a dismisura e nel suo becco che si incurvava nella parte superiore : se non pensava mio padre a tagliargli le unghiette regolarmente, rimaneva intrappolato nelle stecche della gabbia e anche il becco doveva scorciarglielo spesso altrimenti, quell'incurvamento gli rendeva difficile mangiare la scagliola o altro.
Quindi invecchiò nella nostra casa, fece parte della nostra vita: per me che rimasi figlia unica fino a dieci anni, fu anche compagno di giochi .
Nella sua gabbia non fu solo: mi regalarono un canarino, Pipì, che visse con lui .
Insieme cinguettavano che era un piacere: se ripenso a quel tempo mi sembra ancora di sentire le loro melodie....
Pitti morì di vecchiaia: aveva più di 12 anni quando ci lasciò. Mio padre gli preparò una cassettina e lo seppellimmo nel giardino della nostra casa di campagna: e là lo raggiunse qualche anno dopo il suo compagno, Pipì.

Ora mi piace immaginare che insieme, ad ogni primavera, si risveglino e si uniscano ai numerosi uccellini che passano nel nostro giardino, per cinguettare e volare felici con loro.
Quando Pittì fuggì mio padre, pensando che non sarebbe più tornato,
compose una dolcissima poesia :"ADDIO PITTI"

Addio,
passerottino casalingo
che implume raccogliemmo
ai piedi d'un ciliegio
in alto maggio.
Stavi tra noi felice
volando dalla sala alla cucina,
ma al cinguettio festoso
che giù dall'orto
a te saliva
come allettante invito
"no" non potevi dire
e sei fuggito...
Dalla finestra
invano
la mia piccina ha pianto
e t'ha chiamato.
Sul davanzale ha posto il tuo piattino,
e a notte, ancor,
dal bianco suo lettino
ha rinnovato il mesto suo richiamo.
Addio, povero Pitti...
penso alla pioggia che cadrà tra breve,
allora piangerò
com'ora..... piango.
°°°°°°°
Mi è difficile leggere questa poesia senza provare un' intensa commozione: del resto rappresenta una parte della mia vita che non potrò scordare mai.

venerdì 20 giugno 2008

L'invocazione del carcerato


-Sì, o Signore, ho mancato
e sconto la mia colpa,
ma perché la Tua pena,
se Tu perdoni?...
Libera il cuore dal peso che l'opprime;
allora sarò felice di scontare

per ritornare mondo tra la gente.
Non è dell'uomo il castigo
che sgomenta l'anima mia:
-Io vivo ancora, anche se solo esisto;
odo, vedo;
pulsa il mio sangue...
E quando è primavera
ne giunge, anche qua dentro, una folata,

un soffio:
canto d'augelli,

volo spezzato di rondini,
spezzati giochi di sole, e fragranze.
Non questa è pena, o Signore,
non questa è pena che schianta...ch'è giusta.

E' la Tua pena:
è la voce che non mi lascia un attimo,
un sol momento:
è voce di preghiera, fatta di pianto:
"...Vieni presto, babbino... vieni presto..."
Lungo la via - era dolce - mi seguiva
il suo pregare...
-Deh! Fa', o Signore,
che non mi segua ancora
in questa via di tempo...
Ero per lei la vita, il sole...
-Sì, o Signore, ho mancato,

ma togli dal mio essere, ti prego,
almeno quand'è sera,
quel mesto suo richiamo....

****************************************************************************

Ancora una poesia di mio padre...... sono dei versi molto accorati, ed ogni volta che li rileggo, non posso fare a meno di commuovermi... ed ancora una volta sento la grandezza del suo cuore, tutto il suo sentimento, la sua anima ....


Disegno a lapis 2008

venerdì 9 maggio 2008

......Canto a due.....

In questi giorni sto rileggendo le poesie di mio padre: nei suoi versi c'è una sensibilità unica riguardo ogni cosa, anche la più piccola, e nei confronti della gente semplice. Forse sto attraversando un periodo particolare: torno spesso indietro nel tempo e ho il cuore gonfio di melanconia....troppo spesso mi ritrovo gli occhi umidi di pianto e ripenso a lui che, negli ultimi tempi, magari sfogliando un album di vecchie foto, all'improvviso, si metteva a piangere.... i ricordi sono così! ti danno gioia e al tempo stesso ti rattristano.... c'è una sua poesia che suscita in me un senso di angoscia:

"VECCHIE COSE"
Passa il tempo...
Spoglia l'autunno
le verdi arborescenze;
ogni fruscio è un lamento, un addio
d'affralite foglie morenti...
........................
........................
Incerte le mani,
nel defluir dell'ora,
da uno scrigno vetusto,
devotamente schiuso,
riportano il passato:
frammenti di tempo e di spazio,
squarci d'esistenza, ricordi....
e ricordi:
un'icone, e la prima comunione;
un'annosa medaglietta con scritto:
"Dio ti salvi", e la prima partenza;
una rosa avvizzita, e una sera di maggio,
un bacio;
la prima lettera d'amore, e le prime gioie,
le prime ansie;
un sasso colorato, nel gioco,
passato dall'una all'altra mano,
e un fremito, un contatto.
Una ciocca di capelli
tolti alla morte che tutto si prese
d'una persona cara, e il pianto....
......................
......................
Vecchie cose...
Vecchie cose che occhi,
indifferenti mireranno un giorno,
e mani, ignare, getteranno al vento....
e...non un fruscio, non un lamento.

---------oOo-----------
......non posso pensare che possa accadere, che le nostre cose, così care e gelosamente custodite, possano un giorno essere guardate con occhi indifferenti e gettate via; non posso pensare che, chi verrà dopo di me non abbia cura di ciò che ho tanto amato.... per me, le cose che sono state di persone a me care e scomparse, sono colme di significati e le ho fatte mie, conservandole amorevolmente: così mi sembra di far vivere ancora chi le ha amate; è solo un' illusione, lo so, ma mi conforta e mi aiuta nei momenti di nostalgia....
.... amo pensare che lo stesso accadrà per me, per noi ....dopo di me...

AI MIEI FIGLI
Non gioielli, non oro,
lascio a voi,
ma le cose a me più care....
....ricordi.....
..i miei ricordi.....
....piccoli, grandi pezzi della mia, della nostra vita...
piccole cose intense,
colme di sensazioni indimenticabili....
..... una conchiglia,
forse incrinata,
forse dal tempo logorata,
racchiude i battiti di un cuore....
una foto, vecchia,
sbiadita...
rievoca momenti, una giornata particolare...
un ciondolo modesto,
simbolo di un gesto d'affetto ...

un nastro, una ciocca di capelli, un sasso...
un fiore dal profumo ormai appassito...
..un nulla colorato di niente....
piccole, povere,inutili cose...
attimi di profonda gioia,
istanti profumati di nascoste primavere,
sensazioni lontane ,
odori, voci care, musiche....
meraviglie sublimi....
Non lasciate che tutto passi,
non permettete che l'oblio possa tutto coprire,
e tutto negare col suo velo.
Fate sì che niente sia dimenticato.....
...che tutto possa rinnovarsi,
rinascere e vivere in eterno...
siate i fedeli custodi della nostra esistenza...
e sappiate affidare poi la giusta chiave,
a chi dopo di voi vivrà...

martedì 6 maggio 2008

CANTO A DUE

Al mio caro babbo....
....oggi avresti 86 anni!.....trent'anni....trent'anni di te mi sono stati negati.... troppo presto ho dovuto separarmi da te; troppo presto ho dovuto rinunciare ai tuoi consigli, a quella tua saggezza che era per me un faro nella notte.
Spesso mi sono chiesta il motivo della tua morte prematura senza riuscire a trovare una risposta valida: sicuramente ti sono state risparmiate delle sofferenze che la vita ti avrebbe riservato....il destino ha voluto ricompensare la tua persona, l'anima tua, così bella, pura, grande e quel tuo senso profondo della giustizia e questo è il pensiero che mi ha consolato e tutt'ora mi conforta a distanza di anni.
Quante volte mi rivedo bimba felice, per mano a te, per la strada che porta a Capo Bianco: cantavamo una canzoncina tutta nostra, inventata da te al momento mentre si andava a fare il ghiaino per il Presepe: erano giorni di gioia per me quelli che precedevano il
Natale.... quei preparativi di festa.....l'albero addobbato, alto fino al soffitto.... e tutte le casine fatte da te, di legno, e quei bellissimi pastori di alabastro che solo noi avevamo... in tutta la mia vita, non ne ho visti mai di uguali in altri presepi e poi, il presepe che faceva il mio babbo era troppo bello, il più bello per me e ne ero orgogliosa!
E le novelle che sapevi raccontarmi: ti nascevano dal cuore spontanee, mai le stesse, sempre nuove e bellissime....quanta felicità hai saputo darmi nella mia fanciullezza....
Ci sono stati momenti in cui mi hai fatto soffrire:la mia giovinezza non è stata come l'infanzia; quando, ragazzina, ti chiedevo il permesso di uscire, di partecipare ad una gita, ad una festa e tu, adducendo scuse, non mi lasciavi mai andare, ho pianto tanto e sono arrivata a momenti di disperazione estrema, soffocata dal tuo immenso amore per me, imprigionata dalle tue paure.
Allora non capivo e mi ribellavo con tutta me stessa. Un giorno, avvenne qualcos
a che ti fece riflettere su tutta la tua vita di padre e hai saputo chiedere, addirittura implorare il mio perdono: non potrò scordarlo mai : quel tuo gesto, quelle tue lacrime accorate hanno significato molto per me, dimostravano il tuo coraggio, la tua forza e quanto grande fosse il tuo affetto nei miei confronti.
Talvolta, e l'ho capito quando anch'io a mia volta sono divenuta madre, l'amore dei genitori è talmente grande che il loro cuore si colma di ansia,paura, terrore : pensano che alla propria creatura possa accadere chissà che cosa se non sono vicini a lei pronti a proteggerla e difenderla ... e allora occorre impedirle qualsiasi cosa per evitarle ogni sorta di pericolo: ho provato quell'ansia, quella paura, quel terrore.... ma non ho potuto togliere ai miei figli la libertà di vivere...non ho voluto che loro soffrissero .....non sono i figli che devono soffrire.
Con questo non voglio rimproverarti niente babbo caro: ora so quanto mi hai amata e non puoi immaginare quante volte ho desiderato di poterti rivedere, almeno per un attimo, almeno per poterti dire che sei sempre nel mio cuore: mi piace immaginarti fi
nalmente riunito a mamma e vedervi entrambi felici in un eterno abbraccio: vi immagino così, nella luce di un'alba che tu, in pochi versi, descrivesti...

"ALBA"
Or lentamente,
come a sera ingrigia,
veste d'azzurro l'aria
e sublimando il giorno
il sole appare.

....ed io, per voi, così scrivo:




"MERAVIGLIOSAMENTE ETERNO"
.....meravigliosamente eterno, il vostro amore..
eterno l'abbraccio che,
in un'eterna giovinezza,vi ha riuniti...
eterni i vostri sguardi...
eterni i baci, le carezze...
ora niente più vi separa,
nell'eternità infinita della pace.....