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giovedì 26 gennaio 2012

Jona che visse nella balena




“Jona che visse nella balena” è un film di Roberto Faenza tratto dal romanzo autobiografico dello scrittore Jona Oberski. La storia è quella realmente vissuta dall’autore del libro, rinchiuso all’eta’ di tre anni con i suoi genitori nel campo di concentramento di Bergen–Belsen e sopravvissuto alle persecuzioni naziste contro gli Ebrei durante la seconda guerra mondiale.Il film ci presenta un bambino che in tenera età si trova a dover affrontare prove durissime come la morte del padre, provato dalle fatiche e dagli stenti durante la prigionia. Anche la madre, straziata da questo dolore, dall’angoscia, dalla fatica e dalle sofferenze stremata nel fisico e nella mente, dopo la liberazione non sopravviverà e lascerà il suo piccolo bambino solo e disperato! Per questo, mi ha colpito molto una frase che la mamma ripeteva sempre al piccolo Jona: “Qualsiasi cosa accada, guarda sempre il cielo”, E’ una frase che tocca il cuore e lo riempie di emozioni perché malgrado le delusioni e la disperazione, la madre vuole insegnare al figlio ad essere sereno e fiducioso anche davanti alla piu’ grande malvagità e ferocia che l’uomo poteva dimostrare: l’omicidio di milioni di Ebrei. Infatti il cielo, con la sua immensità dà serenità, aiuta a sognare e a dimenticare....
Oggi Jona è un grande scienziato.


                  27 gennaio 2012                             giornata della memoria

martedì 26 gennaio 2010

memoria

Venezia - il ghetto (foto google)

Non sono originale, lo so,
ma ogni tanto leggere questa poesia ,
conosciutissima,
riflettendo su quello che è stato
e che purtroppo in tanti posti ancora è,
ci dà la misura dei livelli di infamia che l'uomo può raggiugere
e quanta sofferenza può causare.


Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi