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lunedì 25 aprile 2016

Ischler senza glutine

Gluten free Ischler

Ieri gran paura, a un certo punto ho pensato che per l'MTChallenge di aprile la scadenza fosse ieri a mezzanotte. Dato che miracolosamente ero riuscita a fare i biscotti sabato, mi sarebbe proprio dispiaciuto non partecipare alla sfida proposta da Juri e Dani del blog Acqua e Menta. E invece, per fortuna, la scadenza è stasera. Ma se aspetto ancora un po' finisce che davvero faccio tardi.
La sfida verte sui biscotti, declinati in tre versioni, che potrete trovare nel loro bellissimo blog, con tutte le indicazioni per realizzarle nel modo migliore:
frolla classica
frolla montata
frolla sablé.
Qui i biscotti piacciono parecchio, e li facciamo sempre in tutti i modi, avrei voluto provare tutte le ricette di Dani e Juri ma il tempo di aprile è corto, e le idee latitavano.
Così alla fine ho seguito la mia consueta ispirazione, e mi sono rivolta alle ricette della mia tradizione. Che quando si parla di dolci, sale al nord, e parla tedesco, anche se io di tedesco non capisco una parola.
Certo, la pasticceria francese è il top, e negli ultimi anni abbiamo scoperto che anche gli inglesi e gli americani non scherzano, quando si parla di dolci. I lievitati italiani sono il massimo, ma alla fine i dolci che mi piacciono di più sono sempre i soliti, le tedescherie, come li chiamava l'Artusi. Forse perché sanno di casa, di famiglia, di radici.
E così girando intorno all'argomento, una cosa e solo quella mi veniva in mente: la Linzer, una delle mie torte preferite, rifatta decine di volte, che per un qualche mistero in questo blog nemmeno c'è.
Però la Linzer non sono biscotti... Però... Però...
Comincio a sfogliare libri, di carta e digitali, e in uno dei libri di dolci più belli e ricchi e dettagliati che mi sia capitato in mano in questi anni, "The baking Bible" di Rose Levy Beranbaum, trovo ciò che cercavo. Ischler, questa è la parola magica: due dischi di sablé delicatissima alle mandorle farciti con ben due farce, una ganache al cioccolato fondente e una strana marmellata ungherese, detta Lekvar, realizzata con le albicocche secche. Così il richiamo austro-ungarico è doppio, albicocche più cioccolato chiama Sacher, no?
Pare che questi biscotti siano stati creati in una pasticceria da sogno, la konditorei Zauner, nella città di Bad Ischl, il luogo di vacanze preferito nientepopodimeno che di sua maestà imperiale Francesco Giuseppe.
(ndr: ho scovato il sito di Zauner, e l'Ischler non c'è. Però l'ho trovato da varie parti. Ad esempio su Food52, anche se è un po' diverso. Insomma alla fine c'è una storia dentro la storia... Come sempre d'altronde...)
La Lekvar, fatta con le albicocche secche,  è una marmellata profumatissima, dal colore arancio acceso, perfetta per i biscotti, in quanto è così densa che non scorre via. È ungherese. Così la mittel Europa ce la siamo visitata tutta in un biscotto...
I biscotti del libro però non avevano abbastanza uova, e rischiavo di finire fuori concorso. Così mi sono permessa una modifica, aumentando la quantità delle uova, in modo da ottenere una frolla classica. È vero che così facendo non avrei avuto più le finissime sablé della signora Levy, sottili e delicate da scioglierli in bocca, ma forse il tutto avrebbe retto un po' meglio anche alla sglutinatura.
Per acuire l'aspetto mandorloso ho usato metà mandorle con la buccia e metà senza.

Gluten free Ischler

Ischler senza glutine (biscotti austriaci con frolla alle mandorle farciti con marmellata di albicocche e ganache al cioccolato)
Ingredienti
(per 40 biscotti)
 250 g di burro 
 150 g di zucchero semolato
150 g di mandorle sbucciate e pelate
100 g di mandorle sbucciate ma non pelate
100 g di farina di riso  (¶)
60 g di amido di tapioca (¶)
50 g di amido di mais (¶)
30 g di fecola di patate  (¶)
2 uova
1 cucchiaino di cannella in polvere
3 chiodi di garofano
la buccia grattata di mezzo di limone
5 g di xantano (¶)
1 pizzico di sale

Per la ganache al cioccolato 
200 g di cioccolato al 60% di cacao (¶)
60 g di panna

Per il Lekvar alle albicocche
200 g di albicocche secche
200 ml di acqua
100 g di zucchero

la scorza grattata di mezzo limone non trattato
1 cucchiaio di brandy
1 cucchiaino di cannella in polvere

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Procedimento
Per la frolla
Tritate le mandorle, entrambi i tipi, in un mixer con due o tre cucchiai prelevati dallo zucchero totale.
Tritate i chiodi di garofano.
Mescolate in una ciotola le mandorle tritate, le farine e gli amidi, lo xantano, la cannella, i chiodi di garofano tritati.
Sempre nel mixer tritate lo zucchero insieme alla buccia di limone in modo da ottenere uno zucchero a velo home made al profumo di limone.
In un'altra ciotola mettete il burro a pezzetti, non morbido ma nemmeno freddissimo, unite lo zucchero appena preparato e impastate grossolanamente (si potrebbe fare in planetaria, io l'ho fatto con le mani, in fretta). Unite quindi le uova, e mescolate, all'inizio con le mani poi con una spatola, ad ottenere un composto omogeneo. Il tutto velocemente per evitare lo scioglimento del burro. Unite infine le polveri e impastate, sempre velocemente.
Viene un impasto piuttosto morbido, che, se steso subito, non tiene assolutamente la forma. Lo xantano aiuta, il freddo ancor di più.
Fate la palla, avvolgete nella pellicola e mettete in frigorifero a riposare fino all'utilizzo, minimo un paio d'ore. Io l'ho lasciata fino al giorno dopo.

Gluten free Ischler - farcia
Per la ganache 
Tagliate il cioccolato a pezzetti, mettetelo in una ciotola di ceramica o di plastica e fatelo fondere nel micro-onde a bassa potenza, facendo attenzione a che non bruci, quindi togliendo la ciotola dal micro-onde ogni 30 secondi e mescolando con una spatola. Quando è completamente fuso togliere dal micro-onde e unire la panna, spatolando finché diventa ben lucido e omogeneo. Tenere da parte.

Per il lekvar alle albicocche
Mettere le albicocche in una pentola con l'acqua tiepida e far riposare almeno due ore. Mettete sul fornello e fate cuocere a fuoco basso per mezz'ora, finché le albicocche, punte con uno spiedino, risultano molto morbide. Eventualmente fosse assorbito unite un altro po' d'acqua.
Trasferite nel mixer insieme alla buccia di limone, lo zucchero, il brandy, la cannella e azionatelo fino ad ottenere un composto molto omogeneo.
Rimettetelo sul fuoco per 10-15 minuti, mescolando in continuazione perché tende tantissimo ad attaccare. Togliere dal fuoco quando una goccia ci mette circa 3 secondi a cadere dal cucchiaio.
Fate raffreddare completamente il kevkar prima di usarlo.
Ne otterrete di più di quanto ve ne servirà, ma è molto buono, e potrete usare quello che vi avanza per altri dolci o semplicemente sul pane.

Cottura dei biscotti e finitura
Togliete la frolla dal frigorifero e stendetela sulla spianatoia infarinata con farina di riso ad uno spessore di circa 4 mm.
Con un tagliabiscotti ritagliate dei cerchi. Riutilizzate gli avanzi senza però rimpastarli, solo sovrapponendoli e ristendendo con il mattarello.
Trasferite i biscotti nelle teglie rivestite con carta-forno e fateli cuocere per circa 10 minuti a metà altezza nel forno preriscaldato a 175 °C, girando la teglia a metà cottura.
Togliere dal forno quando cominciano a diventare dorati sui bordi, lasciarli raffreddare un paio di minuti nella teglia quindi trasferirli su una gratella per dolci per completare il raffreddamento.
Procedere con le altre teglie.

Quando sono completamente raffreddati farcirli:
Stendere con un coltello un velo sottilissimo di levkar sulla faccia inferiore di metà biscotti, mentre spalmate sulla faccia inferiore dell'altra metà dei biscotti uno strato di ganache, più generosamente che con il levkar.
Accoppiate i biscotti a due a due, uno spalmato con il levkar e l'altro con la ganache. Fateli riposare un'oretta prima di consumarli, al fino di far consolidare la ganache.


Con questa ricetta partecipo alla sfida n° 56 di aprile 2016 dell' MTC.
La ricetta originale di Juri e Dani del blog Acqua e Menta



venerdì 5 giugno 2015

Gelato di banana per Noi per Voi


Oggi niente ricette, perché oggi comincia la 3° edizione di Secret Garden, un progetto benefico che si svolge nella magnifica cornice di Villa Bardini, per aiutare i bambini del Meyer.


L'evento durerà tre giorni, da oggi a domenica, e ci saranno aperitivi, concerti, spettacoli, convegni e laboratori per bambini.
In più, tutti i giorni, un mercato food e artigianato, nella consapevolezza che gli stili di vita sono fondamentali, quando si parla di salute e prevenzione, anche per i più piccoli.
Per il programma nei dettagli, potete vederlo direttamente sul sito di Secret Garden.


Save the date! 
5-6-7 Giugno Villa Bardini, Firenze Secret Garden 
anche su Facebook

Ma perché poi la la ricetta non ci deve essere ? 
Ce la meritiamo dai! Una ricettina abbastanza salutare. 
Senza zucchero (anche se ma con zuccheri).Molto simile a quello proposto sempre su questi schermi ma con lo yogurt. Questa però ci piace di più.

È una ricetta che avevo fatto l'anno scorso per lo Starbooks, ed è diventata un classico di casa!

banana ice-cream


Gelato alla banana con mandorle dolci e salate
(tratto da It's all good di Gwyneth Paltrow )
Ingredienti
(per circa 1/2 l di gelato)

  • 4 banane sbucciate e tagliate a rondelle
  • 1/4 di tazza di mandorle a lamelle tostate
  • 2 cucchiai di sciroppo d'acero + 2 cucchiai
  • 1 pizzico di sale marino
  • 1/2 tazza di latte di mandorle non zuccherato (¶)
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia  (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o presentare la scritta SENZA GLUTINE sulla confezione
 
Preparazione
Disporre in un singolo strato le fettine di banana su un vassoio coperto da carta-forno, e metterle in freezer. Quando saranno congelate, si possono utilizzare subito oppure conservare (max 1 mese) in un sacchetto, sempre in freezer.

Mentre le banane congelano, mescolare in una ciotolina le mandorle tostate, 1 cucchiaio di sciroppo d'acero e il pizzico di sale. Tenere da parte.

Mettere nel bicchiere del robot le banane congelate, il latte di mandorle e i 2 cucchiai di sciroppo d'acero rimasti. Azionare il mixer finché la miscela non acquisisce una consistenza cremosa. Inizialmente sembrerà rimanere grumoso, ma quando le banane iniziano a scongelare diventerà molto cremoso (nel mio caso sono andata oltre e si è sciolto troppo).

Servire in coppette cosparso con le mandorle.

L'unico punto critico di questa ricetta è il tempo di frullatura. Se si frutta troppo a lungo, come nel mio caso, viene troppo sciolto. Bisogna prenderci la mano, ma dopo è facilissimo, e rimane cremoso come un vero gelato.
Provatelo, i bambini ne vanno davvero matti!!!!

Con questa ricetta partecipo anche al 100% Gluten Free (fri)Day
una gran bella iniziativa di Gluten Free Travel & Living
 .

domenica 5 maggio 2013

Cheese cake allo yogurth senza cottura (e ovviamente senza glutine)



Sto seguendo questo corso. TFA si chiama. Lo scopo finale del corso è conseguire l'abilitazione a insegnare nella scuole (nel mio caso, che abilitata sono già, in Fisica, mi serve a conseguire un'altra abilitazione, in Matematica e Fisica).
I miei compagni di corso sono decisamente giovani.
La cosa che mi ha colpito fin da subito è il livello altissimo di preparazione di questi ragazzi: quasi tutti hanno fatto il dottorato di ricerca, molti hanno svolto anche attività di ricerca post-dottorato, in Italia o all'estero. Due di loro sono normalisti, altri hanno studiato o si sono perfezionati in prestigiosissime istituzioni, italiane o straniere.
E stanno seguendo un corso per diventare insegnanti di scuola.
C'è qualcosa che non mi torna.
Prima di tutto non mi torna con l'immagine che tutti hanno della scuola italiana, e dei suoi insegnanti, che vengono percepiti in media come persone poco motivate e poco preparate.
Invece il livello medio dei giovani insegnanti è questo: gente molto preparata, competente, che magari ha pure seguito corsi molto impegnativi non solo disciplinari ma anche di didattica prima di trovarsi in cattedra.
Io  li vedo.
Sono motivati, seri, impegnati. Partecipano con determinazione e competenza a questi corsi e, mi sento di affermarlo, alcuni di loro non hanno niente da inviadiare ai docenti che ci fanno lezione, che pure sono docenti universitari.

E qui si viene al secondo punto: all'estero una persona che ha conseguito il dottorato di ricerca, che ha svolto un'attività di ricerca post-doc, è pronta per la carriera accademica, o per una brillantissima carriera in aziende private, o nell'amministrazione dello stato. Insomma, quella che una volta si chiamava "la futura classe dirigente".
E invece il nostro paese offre a queste validissime persone un posto da insegnante precario nella scuola, con uno stipendio risibile. Oppure la possibilità di emigrare all'estero, di diventare un "cervello in fuga".

Insomma, io vedo un incredibile divario fra la preparazione, l'impegno, le risorse investite da questi giovani nella costruzione del loro futuro, e il risultato che andranno a raccogliere.
Questo divario produce infelicità, frustrazione, incazzatura.
Questo divario tarpa le ali alla voglia di impegnarsi, di darsi da fare.
Questo divario è una delle ragioni del malesse della scuola italiana oggi, che pure per molti aspetti, proprio per l'entusiasmo e la voglia di fare di molti, è un luogo davvero migliore di quanto non potrebbe essere, date le scarse risorse investite dallo Stato e la scarsissima considerazione in cui viene tenuta la scuola stessa nell'opinione generale.

E con questa nota di dolore, vi lascio una torta che dalla prima volta che l'ho fatta, l'anno scorso, è diventata un classico di casa.

La torta nasce da una difficoltà, da una sfida: fare un cheese-cake senza cheese, perché il formaggio, anche il delicato Philadelphia, il marito non lo può sopportare.

E così è venuto fuori questo cheese-cake allo yogurth che potrebbe essere una yogurth-cake, e che di fatto è semplicemente buona. 

L'altra cosa carina è che, malgrado l'aspetto piuttosto scenografico, è una torta davvero veloce da realizzare. 


Cheese cake allo yogurth senza cheese e senza cottura
Ingredienti
(per quattro-sei persone)

Per la base
  • 200 g di biscotti secchi (¶)
  • 50 g di nocciole tostate
  • 3 cm di zenzero fresco
  • 100 g di burro
Per la farcia
  • 250 g di yogurth cremoso bianco (tipo greco)
  • 250 g di panna da montare
  • 10 g di colla di pesce (¶)
  • la buccia grattata di un limone non trattato
  • 100 g di zucchero + 3 cucchiai per la panna
Per la geleè alle fragole e la finitura
  • 300 g di fragole
  • 6 g di agar agar (¶)
  • 50 g di zucchero 
  • succo di limone 
  • gelatina neutra per finire (opzionale) (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o riportare sulla confezione la scritta SENZA GLUTINE.

Preparazione
Preparare la base
Fondere il burro in una padella. Sbriciolare (io nel mixer) biscotti e nocciole. Pelare e grattugiarvi lo zenzero.
Mescolare tutto insieme.
Mettere un foglio di carta da forno sul fondo di una tortiera con il forno sganciabile da 24cm.
Stendere il briciolame nella tortiera e compattarlo e pareggiarlo ben bene.
Riporre in frigo.

Preparare la farcia
Mettere a bagno in acqua fredda i fogli di colla di pesce.
Montare lo yogurth con lo zucchero e la buccia grattata del limone.
Strizzare i fogli di colla di pesce, scioglierli a fuoco basso e incorporarli alla crema allo yogurth.
Montare la panna a neve ben soda e aggiungere all'ultimo tre cucchiai di zucchero.
Incorporare la panna alla crema allo yogurth.
Versare il composto sulla base di biscotti. Rimettere in frigo a rassodare.

Preparare la gelée di fragole
Passare le fragole al mixer con 50 g di zucchero. Aggiungere poche gocce di succo di limone.
Sciogliere l'agar in un paio di cucchiai di purea di fragole in un pentolino, e fargli prendere il bollore sul fuoco. Togliere dal fuoco e mescolare alla purea di fragole.
Versare sulla torta e mettere in freezer per una ventina di minuti per addensare il tutto
Servire decorato con fragole intere e lucidato con gelatina neutra.
 

venerdì 23 settembre 2011

Fichi? Si, ma con il whiskey

salsa whiskey e fichi
Si, in effetti la foto è un po' storta. E non è l'effetto torre di Pisa di chi non usa la griglia nel mirino della macchina fotografica.
È proprio storta. Come mai? Firulì firulà...

È che a rimembrare i (bei? non è dato saperlo...) tempi andati Sex-and-The-City, ci ho preso gusto, e mi è venuto in mente uno sfizio, adesso si chiamerebbe finger-food, ma allora manco sapevano cos'era, un finger-food, che preparava mia nonna nei favolosi anni '70.

Li preparava soprattutto per i cocktail che mio zio (vitellone di provincia doc, night-club, macchine sportive, poker, tennis al club, aperitivi e tante tante fanciulle) organizzava con gli amici.

Uno sfizio veloce, alcolico al punto giusto, adatto a cominciare bene la serata.

Ho pensato "Perché non tirarlo fuori dal cappello?"


Perfetto... Se non fosse che... il mio senso di equilibrio, come si vede dalla foto, ne ha risentito :-)

Salsa di fichi al whiskeyIngredienti
  • fichi
  • whiskey
  • salame (¶)
  • mortadella (¶)
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.
Preparazione
Facilissimo e super-veloce: prendere i fichi (quanti ve ne servono), di quelli rossi con la buccia verdina, sbucciarli, passarli al mixer ed aggiungere whiskey. A piacere, nel senso che all'inizio ce ne mettete poco, un cucchiaio, e poi vedete voi, come la preferite al gusto.

Si accompagna con dadini di mortadella (essenziale, anzi, mia nonna la usava per farcire dei conetti di mortadella, ma secondo me è meglio così), fettine di salamino, ed altre sfizierie da cocktail.

giovedì 26 maggio 2011

Un rosso sorbetto alle fragole per i ballottaggi

sorbetto alle fragole
Caldo!
Ma che caldo fa?!?!? Sembra luglio!
E invece no, non è luglio, è maggio accidenti!
E domenica ci sono i ballottaggi, a-ri-accidenti!
E voi dovreste andare a votare, non al mare, o in montagna o a godervi il fresco.

Se proprio volete godervi il fresco, andate a votare la mattina presto, e poi andare a frescheggiare. Con la coscienza pulita.

Insomma, fate 'icché vi pare, ma domenica andate a votare, soprattutto voi che abitate a Milano e Napoli.

Cosa votare, lo sapete. No, meglio essere espliciti, non si sa mai: io intendo Pisapia, De Magistris, insomma, loro, i famosissimi mangiatori di bambini...

Ed ora veniamo alla ricetta.

Un sorbetto rosso fuoco, adattissimo all'occasione :-)

Sono stata ispirata da un'idea dell'Araba Felice, il suo magico sorbetto, che ho sperimentato prima in versione originale con le pesche sciroppate (Commento? Dieci e gnam!) e poi modificata osservando una porzione di fragole avanzata in frigo, con tutto il suo sughetto rosso.

Sorbetto di fragole
Ingredienti
  • 500 g di fragole
  • zucchero semolato (abbondante)
  • due limoni
  • qualche fogliolina di menta
Preparazione
Preparare le fragole come le fate sempre: lavatele, tagliatele a pezzettini e conditile con abbondante zucchero, il succo di un paio di limoni e, per gradire, qualche foglia di menta fresca.

Lasciarle macerare per qualche ora in frigo, in modo tale che producano il loro squisito sughetto rossissimo (quello che ai miei figli piace più delle fragole stesse, per esempio).

Quando sono ben macerate, passare il tutto al mixer, in modo da ottenere una bella purea omogenea. Mettere in un contenitore largo e basso, in modo che ne venga in uno strato abbastanza basso (altrimenti a tagliarlo dopo diventa complicato) e metterlo in freezer per parecchie ore (io ce l'ho lasciato una giornata).

Tirarlo fuori dal freezer a fine cena, l'ho tagliato a tocchi e l'ho ripassato con il mixer. Ho provato sia con il robot che con il mixer ad immersione, e mi sembra che con il mixer venga meglio, più cremoso.

Servire in coppette o bicchierini, decorati con una foglia di menta.

domenica 1 maggio 2011

Insalata pecorino e baccelli per il 1 maggio

insalata baccelli e pecorino
Oggi è il primo maggio.

Festa dei lavoratori.

Punto.

Lo festeggio con un piatto poverissimo, rivisitato a mo' di insalata.
Per le dosi rigorosamente ad occhio.

Insalata baccelli e pecorino
Ingredienti
  • un bel po' di baccelli (rendono pochissimo, una volta sbucciati)
  • pecorino fresco
  • insalata delicata (io uso la pesciatina, una lattuga saporita)
  • cipollina fresca
  • sale
  • pepe
  • olio extra-vergine di oliva BUONISSIMO
  • aceto
Preparazione
Togliere i baccelli dai... baccelli, e sbucciarli a uno a uno (è un'impresa piuttosto lunga e noiosa, ma ne vale la pena, perché la buccia dei baccelli è la parte più indigesta e quella più amara di sapore. Si può soprassedere per i baccelli più piccoli e verdi).
Tagliare il pecorino a cubetti piccoli.
Lavare l'insalata, asciugarla e strapparla con le mani.
Tagliare la cipollina a fettina sottili e metterla a bagno nell'aceto: ne mitigherà il sapore troppo forte e conferirà al piatto un leggero agro che ci sta benissimo.

Scolare la cipollina dall'aceto.

Mettere tutto insieme in una ciotola e condire con un'emulsione di olio, sale, pepe.

Tutto qua :-)

Per avere un'idea, sullo sfondo della foto ci sono i baccelli vuoti e le bucce dei baccelli necessari per una persona (è un piatto che mi preparo spesso, di questa stagione, quando sono sono sola).

Con questa ricetta partecipo, per il colore verde, al Contest a colori di Profumi&Sapori

martedì 5 aprile 2011

Il coleslaw, la cucina americana e le verdure del G.A.S.

vero pane toscanoHo scoperto per la prima volta il coleslaw l'anno scorso, precisamente da Labna, e poi l'ho riletto da Stefania, in versone rivisitata e corretta. Fin da subito mi sono ripromessa di farlo.
Ai primi cavoli del G.A.S., ovviamente. Ogni ricetta di cavoli è benvenuta, quando si prende la verdura dal G.A.S. perchè nei mesi autunnali e invernali, sono solo cavoli e zucche, zucche e cavoli. Ah... Talvolta, anche qualche sedano-rapa!
Poi, quando il contadino comincia ad avere di tutto di più, arriva l'estate, il fine settimana si va via, le insegnanti vanno via anche per tempi più lunghi (...) e...
Insomma, quando ci siamo noi, le verdure del G.A.S. o non ci sono o son cavoli, quando ci sono le verdure, non ci siamo noi.
Comunque, questo coleslaw era una risorsa da sperimentare.
Però, come spesso succede, me ne sono dimenticata. E quando i cavoli arrivarono, il coleslaw se ne stava tutto rintanato in un angolino della mia testa, per niente propenso a venire fuori.
Finché... Finché non ho comprato Buon appetito America! - Ricette e ricordi di un'americana in cucina, di Laurel Evans. Peraltro ho scoperto in questo momento, cercando il link per il libro, che la signora ha anche aperto un blog.
Devo ammettere che su questo libro avevo le mie prevenzioni, non sono esattamente un filo-americana, però mi sono ricreduta. Le ricette sono molto sfiziose ed invitanti, e viene voglia di provarne parecchie.
E poi mi ha fatto toccare con mano quanto, negli anni, la nostra cucina si sia americanizzata: muffins, cookies, pancakes, cheese-cake, latticello, cupcakes, brownies, apple-pie... Per tacere delle abitudini alimentari, come il BBQ e brunch.
È stata una scoperta che mi ha stupito, visto che nell'immaginario collettivo la cucina americana è sinonimo di schifezze e stiamo vivendo invece un periodo di grande esaltazione nei confronti della cucina di qualità (soprattutto noi che siamo qui, a leggere e scrivere blog di cucina).
Insomma, come mi sono ricreduta sul libretto, mi sono ricreduta sulle ricette della cucina americana. E tutto sommato anche su come si mangia negli U.S.: se ci ripenso, le uniche due volte che sono stata là, non è stata una catastrofe. Ricordo splendidi brunch con pancakes da leccarsi le dita, e poi il migliore guacamole della mia vita, bistecche squisite, muffins da urlo, bagels ad ogni angolo delle strade. Certe poi se ripesco dalla memoria quella pasta cotta, o meglio Scotta in acqua senza sale, o quel clam chowder dall'aspetto sontuoso ma in cui le immense vongole atlantiche non sapevano assolutamente di niente, o i barattoli e le buste di macaroni & cheese nei supermercati, cambio subito idea.
Il problema non è quindi la cucina, ma la non-cucina, la fretta, i piatti pronti da scaldare nel micro-onde, le pessime abitudini alimentari.
Sospiro di sollievo: da noi non accadrà mai. Poi penso che anche questo sta già accadendo, i quattro salti in padella, i miei figli che preferiscono il panbrioche imbustato a quello del fornaio, la fretta dei pranzi al bar. AAaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaargh! Che orrore! Torniamo al nostro coleslaw, che è meglio.

Ve lo propongo nella versione semplice che è riportata nel libro. Io l'ho fatto con il cavolo rosso, che poi in realtà è viola, perché mi piace moltissimo e poi ha un colore favoloso.
Se uno la maionese se la fa in casa, è anche un piatto senza rischi di contaminazioni.


cavolo rosso
Coleslaw
Ingredienti
  • mezzo cavolo cappuccio viola
  • una carota grande
  • sale e pepe
  • mezza cipolla rossa
  • 120 g di maionese (io sono andata a occhio) (¶)
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 1 cucchiaino di senape (aggiunto, copiandolo da Labna, ci sta proprio bene)
  • 1 cucchiaino di zucchero
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

Tagliare il cavolo a spicchi, e lavarlo bene in acqua corrente. Tagliarlo a striscioline sottili con la mandolina.
Grattare e lavare la carola, e grattugiarla con la grattugia dai fori medi, a julienne.
Tritare fine fine la cipolla rossa.
Mescolare bene le verdure.
In una ciotolina a parte amalgamare la maionese, la senape, l'aceto e lo zucchero.
Usare questo dressing (tanto per mantenere lo stile americano) per condire l'insalata. Aggiustare di sale e di pepe e lasciar riposare in frigo almeno un'ora prima di servire.ì


Con questa ricetta partecipo, per il colore viola, al Contest a colori di Profumi&Sapori

mercoledì 2 giugno 2010

Un piatto bianco rosso e verde, per la Costituzione

rotolini di bresaola con caprino e asparagiLeggo da Rosemarie & Thyme un bel post: Dodici ingredienti che non devono mai mancare in una Costituzione.
Un'ottima idea, che mi permetto di condividere. Un modo per "santificare" la festa della Repubblica.

I primi dodici articoli della nostra Costituzione sono bellissimi, come una poesia, andrebbero imparati a memoria.

Il primo capoverno del primo articolo è un'opera magistrale, fra le otto parole più dense dell'intera Costituzione.
"L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro"
Anche più disattese.
E continua
"La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
Anche qui, quanto a essere disattesi...

E vogliamo parlare del terzo?
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."
Sesso, razza, lingua, religione... Quanta strada ancora da fare!!!!!

E il secondo paragrafo del quarto?
"Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
È un'idea di società antitetica rispetto a quella che si ha oggi: il bene comune è, appunto, di tutti, e tutti dobbiamo lavorare per contribuirvi. Ovviamente secondo le proprie possibilità e la propria scelta...
Concorrere al progresso materiale spirituale della società. Sogni, utopie, che si scontrano con il letame di cui siamo circondati ogni giorno.

Ma, dopo il primo, quello che ho più caro è l'articolo 11 "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali."
L'articolo 11 di commenta da sé.

Ero indecisa se mettere una ricetta, ma questo è un blog di cucina. Io cucino e scrivo ricette.
Non ci dobbiamo "vergognare" di quello che facciamo. Dobbiamo solo farlo in modo dignitoso.

La ricetta è semplice, rotolini di bresaola spalmati di caprino con dentro delle verdure.
Nella foto ci sono solo quelli agli asparagi. Gli altri non sono arrivati alla foto.

Questa ricettina mi sembra molto adatta per partecipare alla Raccolta mondiale di Luby:
sono veloci da preparare, di mangiano con le mani, sono pure molto colorati...



Rotolini di bresaola con caprino e verdure
Ingredienti
  • 150 g di bresaola (¶)
  • 1 confezione di caprino
  • 1/2 pacco di asparagi
  • 100 g di agretti
  • insalatina novella
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • 1 limone
  • erba cipollina
  • acqua
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

Premetto che le dosi non riesco a darle con facilità. Si va ad occhio. Se avanza un po' di bresaola la si mangia in un boccone, se avanza il caprino lo si mette sul pane, insomma, è una (non)ricetta un po' ipertestuale, che finisce dove la vuol far finire il cuoco, ma soprattutto chi transita in cucina al momento della preparazione.

Mondare gli asparagi e cuocerli al vapore (io uso una pentola alta e stretta, dove metto quel tanto d'acqua che mi permette di immergere gli asparagi per ritto, con le punte fuori dall'acqua).
Pulire (ahi! ahi!) gli agretti, far prendere l'ebollizione ad una pentola di acqua salata e, al bollore, buttarci dentro gli agretti: dovranno cuocere per pochi minuti, vanno scolati al dente.

Lavare l'insalitina.

Preparare un'emulsione con il succo di limone, l'olio d'oliva e il sale.

Spalmare le fette di bresaola (tagliate non troppo sottili, altrimenti si spezzano) di caprino.

Mettere su alcune fette tre asparagi conditi con qualche goccia di emulsione e tagliati in modo che "sbordino" di poco dalla bresaola, su altre un mazzetto ordinato di agretti, sempre condito con l'emulsione, e su altre una manciata di insalatina, anch'essa condita con l'emulsione.

Arrotolare le fettine di bresaola a formare dei rotolini.

Legare con l'erba cipollina ogni rotolino, facendo un fiocco.

Versare qualche goccia di emulsione su ogni rotolino.

È tutto.

giovedì 6 maggio 2010

Insalatina per pranzi veloci

insalata pancetta e formaggio e noci
Ma voi, a pranzo, cosa mangiate?

Io per dieci anni e più ho lavorato non vicino a casa, con mezz'ora di pausa pranzo, e quindi ho sempre mangiato fuori. O portandomi dietro un coccino. Si lo so ora si chiama bento e fa figo, ma io me lo ricordo come un coccino, e quando conteneva la pasta avanzata della sera prima scaldata all'ultimo momento nel fetido e insalubre micro-onde aziendale non era figo per niente, faceva mediamente schifo ed era un mangiare per nutrirsi allo stato puro.

Anche prima di lavorare, quand'ero all'università, mangiavo fuori, e questo trovarmi adesso tutti i giorni a pranzo a casa, magari tardi ma a casa, è una novità che devo dire assaporo con gioia. Sono sola a pranzo, può capitare che si materializzi per caso mio marito, ma in modo estemporaneo. E di questi pranzi a casa seduta a tavola, ancorché solitari, godo.

Anche se di solito non cucino. Spesso mangio avanzi. Che però digrumati seduta a tavola e riscaldati nel mio, di micro-onde, fanno tutto un altro effetto. Più spesso mi faccio delle gran insalate. Che contengono invariabilmente del formaggio in una qualche forma perché, alla faccia dei salutisti, io mangerei formaggio a pranzo e a cena, mi rende felice, e più grasso è più mi piace. Anche se poi salutisticamente il più delle volte mangio primo-sale, ricotte, caprini, mozzarelle e similia.
Questa è un'insalata banale ma veloce e risolutiva. E soprattutto buona. La propino anche a voi. Portatevela al lavoro ma mi raccomando, usate un bento :-)

Spinacini pecorino, pancetta e noci
Ingredienti
  • Spinacini freschi, un po', a occhio
  • pancetta (¶)
  • pecorino media stagionatura
  • noci
  • olio
  • aceto balsamico
  • sale
  • pepe
Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell'Associazione Italiana Celiachia, o nell'elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.

Preparazione

Tagliate la pancetta a dadini e metterla a rosolare in una padellina, senza grassi aggiunti.
Quando è ben rosolata e croccante scolatela dal grasso che avrà fatto, mettendola in un piattino.

Sbucciate le noci e tagliatele grossolanamente.

Tagliate il pecorino a dadini.

Lavate gli spinacini, e metterli in una scodella. Aggiungere i dadini di pancetta, il pecorino e le noci.

Condire con olio EVO, sale, pepe, ed aceto balsamico.

lunedì 28 dicembre 2009

Mesdames, Messieurs... Voici la sauce cherboroise!

In un vecchio volume del 1678 conservato alla biblioteca marucelliana di Firenze è stata recentemente scoperta, a margine di una pagina, vergata con un'elegante calligrafia femminile, una singolare ricetta.

Dall'analisi chimica degli inchiostri si evince però che il testo risalga a ben più tardi, probabilmente la fine dell'800. Per il resto, nulla si sa di più: chi sia la redattrice, da dove abbia tratto la ricetta, chi l'abbia portata qui. Un fitto mistero che ci stuzzica a indagare...

Ma dato che siam scientifici, il punto di partenza sono sempre i dati oggettivi, e qui l'unico dato oggettivo è la descrizione, sommaria anziché no, della procedura di preparazione di una salsa, che mai prima d'ora avevamo sentito rammentare: la salsa cherboroise.

Il nome potrebbe trarre in inganno, evocando formaggi erborinati o morbidi chevre: l'ingrediente principale della preparazione è lo yogurth, o mezzorado, come lo chiama chi ha scritto la ricetta.

La presenza di yogurth e succo d'arancia potrebbe far pensare ad una preparazione sbilanciata verso il troppo acido, ma così non è, perché prevale il lato zuccherino dell'arancio, e soprattutto il profumo.




Finocchi alla salsa cherboroise
Ingredienti

  • 1 vasetto di yogurth neutro intero non zuccherato
  • 1 arancia
  • sale
  • olio
  • semi di finocchio
  • finocchi

Preparazione

Tagliare a metà l'arancia, e spremerne una metà. L'altra metà va pelata al vivo, e tagliata prima a fette alte mezzo cm circa e poi a spicchietti piccolini.

Salare lo yogurth, incorporarvi il succo d'arancia (non tutto assieme, lasciarne un po' da parte ed aggiungerlo semmai alla fine), quindi l'olio e un cucchiaino di semi di finocchio. Montare, incorporare gli spicchietti di arancia e servire come condimento di un'insalata di finocchi.

P.S. Con questa ricetta rispondo al meme burlone dei Cuochi di Carta, rimandando a loro la spiegazione del tutto. Ci tengo a sottolineare che non è che questa salsa cherboroise mi soddisfi poi un granché, quindi continuerò nella cerca...

P.P.S. Ho scoperto per caso questa la raccolta di Luby In cucina con il diabete e dato che sono molto sensibile al tema problemi di salute e alimentazione, ed ho pure uno zio carissimo diabetico, non posso non partecipare.

E guarda te ma l'insalatina di finocchi alla salsa cherboroise fa proprio al caso nostro: la presenza dello yogurth, che nel caso specifico potrebbe essere magro, permette di limitare i grassi rendendo il piatto appetitoso.

Quindi, questa ricetta partecipa alla raccolta In cucina con il diabete


mercoledì 21 ottobre 2009

Crostini al lardo "fusion"

Da questo innamoramento per il food-blogging devo guarire. E velocemente. Sono a casa malata, e non ho fatto altro che leggere di cibo.

Oggi dovevo correggere una paccata di compiti in classe (faccio notare che sono a casa da quattro giorni e mi sono ridotta a farlo oggi) e invece leggi che ti rileggi si è fatta l'ora di pranzo. Sono sola. Che mangio?

Sai cosa? il pane ieri mi è venuto particolarmente bene. E se mi facessi una cosina svelta svelta, due crostini con il lardo e un'insalatina? Benissimo. Ma manca il tocco finale del crostino, la spruzzatina di paprika dolce. A dire il vero ce l'avrei, ma non è sul prontuario, insomma, non è certificata gluten free. Rischiare proprio adesso che devo fare la visita dalla celiacologa fra breve? Giammai!

Sulla mensola delle spezie occhieggia il garam masala sicuramente senza glutine che avevo preparato un mesetto fa. E se provassi?

Crostini al lardo di colonnata e garam masala. Mah...


La ricetta non la scrivo nemmeno, da quanto è banale.

Lardo, garam masala (home made, per come fare leggere qui) e fette di pane buono (ovviamente gluten free) abbrustolito. Si abbrustolisce il pane, sulla gratella o in forno, e il lardo si scioglie da sé. Non mettere in forno anche il lardo, altrimenti si scioglie troppo.

Ci sta bene quello saraceno ai semi di lino, in formato di filoncini (per avere idea delle dimensioni, con una dose di impasto, per circa 600g di farina, son venuti due filoncini).

Si vede dalla foto che mi sono piaciuti. Non ho resistito a dare un morso!

Non volevo neanche scrivere questa cosa, più che una ricetta è una richiesta disperata di aiuto. Come ci si fa a disintossicare da questa immensa cucina virtuale?

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