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Tuesday, 24 August 2010

Simply dedicated to ALeks

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My Shots for ALeks -  The Altopiano di Asiago, the place where I grew up...

My dear Aleks unfortunately I did not stop on the Adriatic coast, but I thought of you when I took these pictures, the gaze is lost in the horizon, and there is sky and clouds, as at the sea ... a sea of grass and feeling of space and freedom, the same feeling I feel many times watching your posts on your blog!
And this place is very close to the Adriatic sea, is located on the mountains above Venice and think ... with the wood of the trees of this place was built during the maritime republic of Venice, the Doge's fleet... 








Friday, 28 August 2009

Arte, libertá, follia, il male di vivere


Liberi nelle forme, liberi nei colori, liberi nell'espressione, e liberi dalla costrizione.
Solo la libera espressione dunque rende l'essere veramente tale.
La summa delle esperienze, più la libertà di espressione, fuori dai luoghi comuni, dai preconcetti, dall'accademismo, rende l'uomo all'uomo.
Colore come rifrazione, colore come stato d'animo, come sentimento, come una partitura musicale, come parole, come note, colore e parole, musica.
Van Gogh aveva ragione, Ligabue aveva ragione, v'è una linea sottile tra genio e follia, e il più delle volte questo invisibile confine viene volontariamente cancellato da chi come "loro" non vuole più distinguere tra sogno e realtà, tra vero e falso, tra vita e morte.
Follia e genio sono sostanzialmente la stessa cosa, solo gli esseri razionali ne delineano la differenza, ma chi è consapevole ne lascia ad altri il giudizio.

-dal libro "Il volto di Van Gogh"
Michel François-Bernard:
«Pazzo, Van Gogh? Chi, un giorno, è stato capace di guardare un volto umano, osservi l’autoritratto di Van Gogh», protestava Antonin Artaud nel visionario saggio dedicato al «suicidato della società», scagliandosi contro coloro che tendevano a ridurre la sua arte a un problema psichiatrico, all’ennesima variazione sul tema genio e sregolatezza. Perché sono stati davvero troppi a decretare la «follia» del pittore fiammingo, da coloro che lo conobbero ad Arles, compreso l’amico Paul Gauguin, a pensatori del calibro di Karl Jaspers.
A combattere per primo lo stereotipo del pazzo è stato proprio l’interessato, di fronte alle difficoltà che incontrava in un ambiente ostile e spesso meschino: «Se son matto, pazienza! Preferisco la mia follia alla saggezza degli altri». Rileggendo le testimonianze dell’epoca, confrontando ricostruzioni e interpretazioni, utilizzando le proprie conoscenze scientifiche, François-Bernard Michel ricostruisce la personalità fuori dal comune di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, un uomo posseduto da una prepotente vocazione artistica, probabilmente vittima più della malinconia che dell’assenzio".

Dipinto: Laura Tedeschi "Complicitá"
Acrilico - Collezione privata

Wednesday, 4 February 2009

Arte, libertá, follia, il male di vivere



Liberi nelle forme, liberi nei colori, liberi nell'espressione, e liberi dalla costrizione.
Solo la libera espressione dunque rende l'essere veramente tale.
La summa delle esperienze, più la libertà di espressione, fuori dai luoghi comuni, dai preconcetti, dall'accademismo, rende l'uomo all'uomo.
Colore come rifrazione, colore come stato d'animo, come sentimento, come una partitura musicale, come parole, come note, colore e parole, musica.
Van Gogh aveva ragione, Ligabue aveva ragione, v'è una linea sottile tra genio e follia, e il più delle volte questo invisibile confine viene volontariamente cancellato da chi come "loro" non vuole più distinguere tra sogno e realtà, tra vero e falso, tra vita e morte.
Follia e genio sono sostanzialmente la stessa cosa, solo gli esseri razionali ne delineano la differenza, ma chi è consapevole ne lascia ad altri il giudizio.

-dal libro "Il volto di Van Gogh"
Michel François-Bernard:
«Pazzo, Van Gogh? Chi, un giorno, è stato capace di guardare un volto umano, osservi l’autoritratto di Van Gogh», protestava Antonin Artaud nel visionario saggio dedicato al «suicidato della società», scagliandosi contro coloro che tendevano a ridurre la sua arte a un problema psichiatrico, all’ennesima variazione sul tema genio e sregolatezza. Perché sono stati davvero troppi a decretare la «follia» del pittore fiammingo, da coloro che lo conobbero ad Arles, compreso l’amico Paul Gauguin, a pensatori del calibro di Karl Jaspers.
A combattere per primo lo stereotipo del pazzo è stato proprio l’interessato, di fronte alle difficoltà che incontrava in un ambiente ostile e spesso meschino: «Se son matto, pazienza! Preferisco la mia follia alla saggezza degli altri». Rileggendo le testimonianze dell’epoca, confrontando ricostruzioni e interpretazioni, utilizzando le proprie conoscenze scientifiche, François-Bernard Michel ricostruisce la personalità fuori dal comune di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, un uomo posseduto da una prepotente vocazione artistica, probabilmente vittima più della malinconia che dell’assenzio".