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sabato 12 aprile 2014

Medieval Mistery Tour

Gli Young Tradition nascono nel 1965 per iniziativa di Peter Bellamy, Royston Wood e Heather Wood. Sul modello della Copper Family costruiscono un repertorio di canzoni tradizionali eseguite senza accompagnamento musicale. Messi sotto contratto dalla Transatlantic pubblicano quattro album, l'ultimo dei quali vede la partecipazione di Shirley Collins: The Holly Bears the Crown vedrà però la luce solo nel 1995 grazie alla Fledg'ling, a causa dello scioglimento del gruppo. Poco prima la Transatlantic aveva dato alle stampe un'antologia e l'ultimo atto ufficiale della band, Galleries, arricchito dalla presenza di Dolly Collins, Dave Swarbick e dell'Early Music Consort diretto da David Munrow. Galleries si differenzia dai lavori precedenti per il suo spostamento verso la musica antica e si chiude con una versione della celebre Agincourt Carol, la canzone che celebra la sconfitta dell'esercito francese di Carlo VI da parte delle truppe inglesi di Enrico V in netta inferiorità numerica. La battaglia di Agincourt si collega alla leggenda degli Angeli di Mons, nata quasi cinque secoli dopo per spiegare come l'esercito tedesco, in schiacciante superiorità, non fu in grado di prevalere sul corpo di spedizione britannico sul continente. Come ben sanno gli appassionati di letteratura fantastica, la leggenda nacque da un articolo di Arthur Machen pubblicato sull'Evening News del 29 settembre 1914, poco più di un mese dopo l'evento bellico. Vi si sosteneva che a soccorrere i soldati inglesi furono gli spettri degli arcieri che nel 1415 ebbero ragione delle truppe francesi. Tre anni dopo Machen pubblicò The Terror, un racconto sugli effetti che la condizione bellica può generare su un piano soprannaturale; un piccolo capolavoro che anticipa Daphne du Maurier e Stephen King.
Altri tradizionali degni di nota contenuti in Galleries sono John Barleycorn, The Banks of the Nile - ripresa due anni dopo anche dai Fotheringay - e Idumea, l'inno metodista scritto nel 1763 da Charles Wesley le cui nove versioni costituiscono l'asse portante di Black Ships ate the Sky dei Current 93.
Dopo lo scioglimento del gruppo Peter Bellamy intraprende una carriera solista durata vent'anni mentre Royston Wood e Heather Wood continuano a esibirsi come duo pur approdando alla loro unica produzione discografica solo nel 1977. No Relation, titolo che allude all'assenza di parentela tra i due musicisti, si avvale di ospiti come Ashley Hutchings e Simon Nicol. Lo stesso anno Heather si trasferisce negli Stati Uniti mentre Royston si aggrega per un breve periodo agli Swan Arcade
Il disco che presentiamo compendia Galleries, No Relation e l'EP Chicken on a Raft del 1967.




The Young Tradition, Galleries (1968)

Introductia
The Barley Straw
What If A Day
The Loyal Lover
Entracte: Stones In My Passway
Idumea
The Husbandman And The Servingman
The Rolling Of The Stones
The Bitter Withy
The Banks Of The Nile
Wondrous Love
Medieval Mistery Tour
Divertissement: Upon The Bough
Ratcliff Highway
The Brisk Young Widow
Interlude: The Pembroke Unique Ensemble
John Barleycorn
The Agincourt Carol




The Young Tradition, Chicken On A Raft (1967)

Chicken On A Raft
Randy Dandy-O
Shanties: Five Maringo / Hanging Johnny / Bring 'em Down / Haul On The Bowline





Royston Wood & Heather Wood, No Relation (1977)

A Shepherd Of The Downs
Come Ye That Fear The Lord
Foolish, Incredibly Foolish
Bold Benjamin-O
The Bold Astrologer
St. Patrick's Breastplate
The Cutty Wren
Will You Miss Me
Gloria Laus





[...] E, finalmente, giunse l'inevitabile "perché". Perché gli animali, che erano stati umili e pazienti sudditi dell'uomo, che avevano sempre avuto paura di lui, avevano dichiarato guerra all'antico padrone? Come avevan potuto prendere coscienza della loro forza e imparare a far lega tra loro?
E' una domanda difficile. Fornisco la mia spiegazione con molte riserve, pronto a modificarla se altri ne troverà di migliori.
Alcuni amici per i quali nutro grande rispetto pensano che sia avvenuto un "contagio dell'odio": la furia del mondo in guerra, la brama di morte che ha guidato l'umanità sull'orlo della distruzione ha contagiato infine queste più basse creature, e al posto della loro innata docilità ha fatto nascere collera, furia e istinti sanguinari.
Può essere una spiegazione, non lo nego: non pretendo di capire come funziona l'universo. Ma confesso che mi sembra una teoria fantastica: l'odio si diffonderebbe dunque come il vaiolo? Non so, mi pare difficile crederci.
La mia opinione - ed è solo un'opinione - è che la rivolta degli animali vada ricercata in un ordine di ragioni più sottile. Credo che i sudditi si siano ribellati perché il re ha abdicato. L'uomo ha dominato sulle bestie, e nei secoli lo spirituale ha regnato sul razionale attraverso la particolare grazia di spirito che ci è propria, che fa dell'uomo quel che egli è. E finché ha mantenuto questo potere e questa grazia fra lui e gli animali si è instaurato un patto d'alleanza. C'era supremazia da una parte, sottomissione dall'altra: ma al tempo stesso c'era quella cordialità che esiste fra sudditi e signori nello stato ben organizzato. Conosco un socialista secondo il quale i Racconti di Canterbury di Chaucer sono un ritratto della vera democrazia. Non so se sia vero, ma una cosa è certa: il cavaliere e il mugnaio andavano perfettamente d'accordo perché l'uno sapeva di essere un cavaliere, l'altro sapeva di essere un mugnaio. Se il cavaliere avesse dubitato del proprio grado, e il mugnaio avesse deciso che non c'erano ostacoli al suo trasformarsi in cavaliere, l'intesa fra i due sarebbe finita e il corso degli eventi avrebbe preso una piega difficile, sgradevole, sfociando forse nell'assassinio.
Lo stesso vale per l'uomo come specie. Io credo nella forza e nella verità della tradizione. Un uomo colto mi ha detto qualche settimana fa: "Se devo decidere fra le prove che mi fornisce la tradizione e quelle che mi fornisce un documento qualsiasi, ripongo sempre la mia fiducia nella tradizione. I documenti si possono falsificare, e spesso son falsi; ma non si può falsificare la tradizione". E' vero: si può quindi aver fiducia nel vasto corpus folclorico che parla dell'alleanza fra uomini e bestie. La favola popolare di Dick Whittington e del suo gatto rappresenta senz'altro l'adattamento di un'antica leggenda a un personaggio moderno, ma per quanto ci spingiamo nel passato sempre la tradizione popolare ha rappresentato gli animali come i sudditi e gli amici dell'uomo.
Tutto ciò in virtù di quell'elemento spirituale che è presente nell'uomo, e che gli animali, esseri razionali, non possiedono. "Spirituale" non vuol dire "rispettabile", non vuol dire "morale", e nemmeno "buono" nell'accezione ordinaria del termine. Significa piuttosto la prerogativa regale dell'uomo, la quale lo differenzia dalle bestie.
Ma da secoli l'uomo ha smesso la tunica reale, da secoli tiene lontano dal suo petto il balsamo del sacramento. Egli proclama di non essere spirituale, ma razionale, cioè uguale agli animali di cui fu sovrano. E giura di non essere Orfeo, ma Calibano.
Ora, negli animali vi è qualcosa che corrisponde allo spirito nell'uomo: è quel che ci contentiamo di chiamare istinto. Essi capirono che il trono era vacante, che non era più possibile amicizia col monarca deposto. Se non era un re era un impostore, un essere che doveva essere distrutto.
Fu questa, io credo, l'origine del terrore. E come si sono ribellati una volta, potranno ribellarsi ancora.

(Arthur Machen, Il terrore

giovedì 10 ottobre 2013

Hope and Pray

Nati come gruppo folk dedito alla tradizione nel 1966, i Forest si convertirono al verbo psichedelico dopo il trasferimento a Birmingham avvenuto due anni dopo. Grazie a John Peel vennero scritturati dalla Blackhill Enterprises e pubblicarono un singolo per la Harvest, nata da poco ma destinata a imperitura fama. Dopo due album che restano tra le pietre miliari del folk psichedelico, riediti dalla Beat Goes On in doppio cd nel 1994, il gruppo si sciolse nel 1971. Dopo quasi trent'anni Martin Welham ricomparve sulle scene con The Story, un duo creato con il figlio Tom. Il gruppo esordì nel 2006 con il disco Tale Spin uscito per i tipi della Sunbeam, primo titolo contemporaneo di un'etichetta dedicatasi sino ad allora esclusivamente alle ristampe. La continuità tra l'acid folk degli esordi e, letteralmente in questo caso, i figli viene sancita dalle partecipazioni di The Story a due importanti compilazioni della Cold Spring: John Barleycorn Reborn e John Barleycorn Reborn: Rebirth. Non siamo in grado di precisare la data di registrazione di questo live dei Forest, uscito in vinile nel 1989 per la Hablabel; in tutta franchezza la qualità della registrazione fa abbastanza schifo ma l'interesse storico è fuor di dubbio. Nell'attesa che qualcuno si prenda la briga di pubblicare le sessions effettuate negli studi della BBC godiamoci questo  vinyl rip meschinello. 



Side A
You Could Have Been A Gipsy
Leftover Wright
Everyday laugh

Side B

What Happened To You?
Leave My Woman Alone
Regarding
Love's Memory Gone
Turning Of The Day



The Story, Tale Spin (2005)

1 - The Story
2 - Hope And Pray
3 - Roll Of The Dice
4 - Down To The Trees
5 - Windmills
6 - Walking The Wall
7 - Anyway
8 - Strange World
9 - Winterborn
10 - All Around Me
11 - Between The Lines







giovedì 12 settembre 2013

Cantique

Ritorniamo a distanza di tempo sui Lyonesse, oggetto del nostro primo storico post, per parlare del loro secondo album, pubblicato nel 1975 dalla PDU. Concepito nel raccoglimento del villaggio di Le Petite Marche, venne registrato tra Parigi, Milano e Lugano nei mesi di febbraio e marzo di quell'anno. I Lyonesse si presentano come trio, con Pietro Bianchi e Mireille Ben affiancati da Eoin O'Duignan, proveniente dal gruppo scoto-irlandese Wild Geese, in cui militò il futuro Capercaillie Manus Lunny.
Con l'eccezione dell'introduttiva Quintessence, suggestivo strumentale composto da Pietro Bianchi, tutti i brani provengono dal repertorio tradizionale irlandese, canadese, bretone e del Berry.
Nell'attesa di tornare su questo grande gruppo cogliamo l'occasione per segnalare i siti Mes Archives Sonores e Memoire du folk en Nord Pas-de-Calais, ricchi di informazioni e registrazioni di un genere musicale meno conosciuto del folk e del folk revival britannico ma di grande interesse e attualità. 



Produced by Roy Tarrant & Lyonesse

1 - Quintessence (Pietro Bianchi)
2 - La Pincesse Pendue (Paroles trad. Canada, Musique Pietro Bianchi)
3 - Cantique (Trad. Bretagne, Arr. Lyonesse)
Gigue a Bouche (Trad. Canada, Arr. Lyonesse)
Port Luasca (Trad. Irlande, Arr. Lyonesse)
4 - Coppers & Brass (Trad. Irlande, Arr. Lyonesse)
5 - Branle de Beauce (Trad. Berry, Arr. Lyonesse)
6 - Belle Nanon (Trad. Canada, Arr. Lyonesse)
The Rights of Man (Trad. Irlande, Arr. Lyonesse)
7 - The Faerie's Hornpipe (Trad. Irlande, Arr. Lyonesse)
8 - Voilà le Printemps (Trad. Haut Berry, Arr. Lyonesse)
9 - Anterdro (Trad. Bretagne, Arr. Lyonesse)
10 - The Three Sea Captains (Trad. Irlande, Arr. Lyonesse)

Mireille Ben:  chant, dulcimer
Pietro Bianchi:   piano, clavecin orgue, violon, chant
Eoin O'Duignan:   uillean pipes, tin whistle





sabato 13 luglio 2013

Shadows Across The Moon

I Dando Shaft sono un gruppo minore, ma di tutto rispetto, del folk revival britannico, nato nel 1968 a Coventry in una formazione comprendente Kevin Dempsy, Dave Cooper, Ted Kay e Martin Simpson. E' proprio quest'ultimo, con il peculiare suono ipnotico del suo mandolino, a caratterizzare lo stile del gruppo, da alcuni apparentato ai Pentangle per la felice commistione di repertorio tradizionale e suggestioni di altri orizzonti musicali. An Evening with Dando Shaft esce nel 1970 per la Young Blood, lo stesso anno in cui entra nella formazione la cantante Polly Bolton. Il buon riscontro dell'album d'esordio vale ai nuovi Dando Shaft un contratto con la Neon, sottomarca progressiva della RCA, con la quale pubblicano un album omonimo nel 1971, mentre per la casa madre esce l'anno successivo Lantaloon. Lo scarso riscontro di vendite dei tre album causa lo sbandamento del gruppo che però si riforma nel 1977 grazie ai buoni auspici dell'etichetta Rubber di Newcastle-upon-Tyne. Per questa piccola label esce l'ultimo disco in studio del gruppo, Kingdom, che vede tra i numerosi ospiti anche Danny Thompson dei Pentangle. Un'ulteriore riunione del gruppo ha luogo ben dodici anni dopo per merito di un promoter italiano. Da registrazioni di questo tour (specificamente quelle del 17 marzo 1989 a Bergamo) viene ricavato il live Shadows Across The Moon, pubblicato nel 1993 dalla Happy Trails Records. Gli unici successivi capitoli discografici per il gruppo saranno le raccolte Reaping The Harvest, fuori catalogo e che qui presentiamo per la gioia delle vostre orecchie, e Anthology.





1 - Coming Home to Me
2 - Railway
3 - Magnetic Beggar
4 - Pass It On
5 - Kalyope Driver
6 - Prayer
7 - Sometimes
8 - Waves upon the Ether
9 - Dewet
10 - Riverboat
11 - Harp Lady I Bombed
12 - The Black Prince of Paradise
13 - When I'm Weary
14 - Till the Morning Comes
15 - Whispering Ned
16 - Road Song
17 - Is It Me
18 - It Was Good
19 - Rain
20 - Cold Wind
21 - In the Country
22 - End of the Game




Live in Bergamo, 17 marzo 1989
Produced by Kevin Dempsey

1 - Railway
2 - Rain
3 - If I could let go
4 - Sometimes
5 - Feel like I want to go Home
6 - Cold Wind
7 - Road Song
8 - Shadows across the Moon
9 - Riverboat
10 - Kingdom
11 - Coming back to stay

Martin Jenkins:  mandocello, flute, voice
Kevin Dempsey:  acoustic guitar, voice
Dave Cooper:  acoustic guitar, voice
Roger Bullen:  bass
Ted Kay:  percussion, tabla
Chris Leslie:  violin (9, 10, 11)



sabato 25 maggio 2013

Unsampled

I Family Fodder più che un gruppo stabile sono un eccentrico collettivo di musicisti nato a Londra intorno alla metà degli anni Settanta, dotato di uno spirito gioioso e irriverente che li distingueva da altre formazioni un po' tetragone con le quali pure condividevano esperienze e collaborazioni. Potremmo dire che i Fodder stavano ai Gong come i This Heat agli Henry Cow. Questo approccio giocoso si rivela anche nel frequente utilizzo di pseudonimi e alter ego con i quali pubblicarono album e singoli (Frank Sumatra and the Mob, The Lo Yo Yo...) rendendo difficile l'esistenza ai maniaci delle discografie. Con la sigla principale ebbero l'onore di figurare nella celebre NWW List e sono tuttora attivi avendo pubblicato nel 2010 l'album Classical Music e una serie di dischi di minor lunghezza intitolati appropriatamente Singularity
Tra i fondatori del gruppo John Pearce si distingue per un abuso quasi patologico di pseudonimi: Alig è il più frequente, ma anche Johnny Human, Frank Sumatra, Johnny Kash, Alig Fodder, Dean Fodder e altri. Sigle sotto le quali ha realizzato un buon numero di uscite discografiche che vanno ad aggiungersi a quelle dei Fodder e alle non infrequenti apparizioni in album di artisti a noi cari: The World on my Plates di Hermine Demoriane, La Debutante di Sonoko e Les Tueurs de la Lune de Miel degli Honeymoon Killers, l'incarnazione new wave degli Aksak Maboul di Marc Hollander. Piccole gemme di metà Ottanta recentemente ristampate da Crammed e LTM.
In tema di giochi verbali Unsampled non è propriamente un sampler della Alligator Discs ma un'affascinante ricombinazione degli stessi musicisti che sotto fantasiosi nomi mescolano con disinvoltura le più disparate influenze musicali: si va dall'iniziale Black Light Black Noise un po' nello stile di Tracy Chapman a una versione a cappella di Sunny Afternoon dei Kinks, ethnologic forgeries e possible musics, chanson e cabaret, cover di Marc Hollander (Kopf Bis Fuss), di Serge Gainsbourg (Les P'tits Papiers) e del nostro Murolo (Maladia). Unsampled, inoltre, finisce per non essere un sampler perchè la Alligator, omonima della più celebre etichetta blues, sembra aver pubblicato solo altri due dischi: un singolo di Professor Zoom nel 1994 e Foreverandever di Alig nei panni di Johnny Human due anni dopo. Buon divertimento!



 1 - Vox Humana:   Black Light Black Noise
 2 - Vox Humana:   Wearing the Moon?
 3 - Professor Zoom:   Urban Menace
 4 - Johnny Human & Peckham Rose:   Waiting for my Man
 5 - Vox Humana:   Hey Nonny No!
 6 - Vox Humana:   Galapagos
 7 - Fishermen's Friends:   Sunny Afternoon
 8 - Remy Laporte:   Concience
 9 - Vox Humana:   Mating Call
10 - Professor Zoom:   Get Yours
11 - Johnny Human:   Kopf Bis Fuss
12 - Vox Humana:   Heartbeats
13 - Johnny Human:   Money Not Sexy?
14 - Johnny Human:   Les P'tits Papiers
15 - Professor Zoom:   1965
16 - Vox Humana:   Quango
17 - Vox Humana:   Not Enough Indians
18 - Gail Tao:   The Songlines
19 - Johnny Human:   Maladia


Johnny Human:   accordion, guitar, keyboards, vox
Gail Tao:   vox, backing vox
Remy Laporte:   vox, guitar, percussion
Professor Zoom:   string bass, vox *
Mick Hobbs:   bass
Liduina van der Sman:   alto sax, vox *
Bill Wyler:   vox, acoustic guitar
Steve Gibbs:   violin, vox *
Louisa McCabe:   vox *
Graham Painting:   guitar, acoustic guitar, drums
Matthew Dixon:   oboe
Rose Bernez:   vox
Rick Wilson:   drums, percussion
Dic Jude:   drums
Bongo Massif:   bongoes
Sam Alexander:   percussion
Douglas Currie:   tambourine

* The Fishermen's Friends




sabato 4 maggio 2013

This Rhythm Is Mine

Nata nel 1959, Sally Barker inizia la sua carriera musicale come cantante e chitarrista folk e blues nel duo formato con il bassista Chris Watson. Dopo la consueta gavetta in club e pub delle Midlands, il duo comincia a farsi conoscere come supporter di Steeleye Span, Roy Harper e Gordon Giltrap. Fornita di queste credenziali Sally si trasferisce nel 1986 a Londra, esibendosi con Fairport Convention, Taj Mahal e nuovamente Roy Harper. Nel 1990 fonda il gruppo folk The Poozies con Karen Tweed e Patsy Seddon, proveniente dalle Sileas. Dopo collaborazioni con gli Show of Hands, Pete Morton e Janet Russell, due anni dopo partecipa a The World is a Wonderful Place, tributo a Richard Thompson. Sempre in tema di omaggi a grandi autori, nel 2008 intraprende un tour denominato Joni Mitchell Project insieme a Glenn Hughes e Debbie Cassell. Il tributo alla grande musicista canadese approda su disco nel 2010 con l'album Conversation. The Joni Tapes (Vol. 1).

This Rhythm Is Mine del 1990 è il terzo album di Sally Barker, dato alle stampe lo stesso anno in cui ha occasione di esibirsi in Germania con Bob Dylan e Robert Plant. Pubblicato dalla Hannibal di Joe Boyd il disco si avvale di collaboratori prestigiosi provenienti dal giro Fairport Convention - Jethro Tull (Dave Mattacks, Martin Allcock, Dave Pegg), Pentangle (Danny Thompson) e, in brano, della presenza di Dave Davies dei Kinks.


A proposito del citato Joe Boyd, chiudiamo il post con la segnalazione del sito Resonance FM su cui è possibile ascoltare le puntate del suo programma Lucky 13. Imperdibile!



01 - Money's Talking   (Sally Barker)
02 - This Rhythm Is Mine   (Sally Barker)
03 - Angry Women   (Sally Barker)
04 - Lay Your Body Down   (Sally Barker)
05 - While You Sleep   (Sally Barker)
06 - Big World  (Sally Barker)
07 - Chinese Whispers   (Sally Barker)
08 - Or Did You Jump   (Sally Barker)
09 - Married Man   (Barker / Shaw / Devenay)
10 - The Simple Life   (Barker / Carlin / Kealey)
11 - Chains   (Barker / Carlin / Kealey)
12 - Another Train   (Pete Morton)




sabato 30 marzo 2013

Over the Bridge

Malgrado una lunga e multiforme carriera Barb Jungr non è un'artista molto nota nel nostro paese. Nata nel 1954 in Inghilterra da padre cecoslovacco e madre tedesca, la Jungr si stabilisce intorno alla metà degli anni Settanta a Londra, dove inizia un'attività che la porterà a toccare nel corso del tempo svariate forme espressive, dal teatro alla musica, dalla scrittura alla radio. Con il chitarrista blues Michael Parker crea i Three Courgettes, messi sotto contratto dalla Island per la quale incidono nel 1982 un sette pollici (Substitute / Get off my back) e il brano Christmas is Coming che compare nell'album a tema A Christmas record. Un bell'esordio, se si considera che a celebrare la festività (a modo loro) ci sono personaggi della statura di James White, Suicide, Was (Not Was), Material e August Darnell. Grazie alla notorietà giunta dal disco i Three Courgettes si esibiranno poi proprio con il Kid, Sade, Mari Wilson e i Jets.
Dalla metà degli anni Ottanta Barb Jungr pubblica una cospicua serie di album contenenti sia brani originali sia omaggi a Dylan, Nina Simone, Elvis Presley e ai classici della canzone d'autore francese. Parallelamente escono sei dischi realizzati insieme al fido Michael Parker e collaborazioni con, tra gli altri, Christine Collister e Helen Watson.
Tra i nostri ricordi conserviamo anche quello di un bel concerto dei Loose Lips risalente all'epoca in cui il gruppo stava promuovendo i due album incisi per la milanese Appaloosa: My Past Life have Gone del 1980 e Feel the Benefit uscito l'anno successivo. Anima del gruppo erano proprio Michael Parker e Helen Watson, coadiuvati dai veterani Patrick "Skip" Grover e Nick "Pinetop" Prater. 
L'album che qui proponiamo sfugge per qualche misteriosa ragione alle discografie ma è un ascolto molto vario e godibile che ci auguriamo possa riscaldare una lunga serata di questo freddo inizio di primavera.






                 Jungr & Parker,  Over the Bridge (1990)                

Produced and arranged by Jungr & Parker

Mark Waldeman:  drums, percussion
Julia Doyle:  double bass
Russell Greenwood:  Drums
Ruth Cochrane:  electric bass
Russell Churney:  piano
Neti Vaandraget:  violin
Barb Jungr:  vocals, harmonicas, mandolin
Michael Parker:  vocals, electric, acoustic and slide guitars, concertina, fife, cornet, electric bass

                                                           01.  Proud Knees Bend                                                            
02.  New Year's Revolution
03.  Eat, Eat, Eat
04.  Don't Think I'll be going out Today
05.  For Old Times Sake
06.  Forbidden Fruit
07.  Perfect Pair
08.  It'll All End in Tears
09.  Welcome Rain
10.  That's What Started Me Thinking
11.  Shopping for One
12.  Box 304
13.   No-one Else could ever Wear your Shoes
14.  Looking for the 8th Deadly Sin
15.  All the Fun of the Fair
16.  Sitting Pretty
17.  Wendy's not there Anymore
18.  Leftover Wine
19.  Quiet Life
20.  Wicked









sabato 27 ottobre 2012

Lyonesse Live in Milan 1978

Bonsoir tout’ la compagnie de cette maison
Dieu vous envoie bonn’ année
Et un’ bonn’ saison

Lyonesse è il nome di un’isola ubicata secondo la leggenda presso l’estremità sudoccidentale della Cornovaglia. Come altre isole della mitologia celtica Lyonesse non ha mancato di ispirare poeti e musicisti. Se Ys viene citata da Claude Debussy, Alan Stivell e Balletto di bronzo, Tir na nOg e Lyonesse hanno dato il nome a due grandi gruppi folk, irlandese il primo, dalle radici più ramificate il secondo. Lyonesse prende forma nel 1973 dall’incontro tra un gruppo di musicisti francesi, lo svizzero Pietro Bianchi e l’inglese Trevor Cozier. Quest’ultimo si presentava con un precedente di tutto rispetto, avendo partecipato due anni prima alla realizzazione dell’album No Roses di Shirley Collins, atto di nascita della Albion Band. Negli anni successivi il gruppo, stabilizzatosi intorno a Mireille Ben e Pietro Bianchi, si trasferì in Italia, dove pubblicò quattro album e tenne numerosi concerti, fino allo scioglimento avvenuto in un momento imprecisato dei primi anni Ottanta.
Una dettagliata storia del gruppo è reperibile sul sito Folkvinyls, dove possiamo incontrate persone e situazioni curiose che hanno incrociato il cammino dei Lyonesse: da Claudio Rocchi al lungimirante produttore Roy Tarrant, dall’apparizione al festival del parco Lambro nel 1976 all’incontro con Carlo Petrini. L’album con cui esordisce il nostro blog fu registrato la sera del 25 ottobre 1978 presso il teatro Verdi di Milano, nel corso di una fortunata serie di concerti tenutisi fra ottobre e novembre. Trattandosi di un live non abbiamo separato le singole tracce: i due file corrispondono pertanto ai lati del disco.
256 kbps – mp3

FACE A
LE ROI BOIT  (Chant de quete pour l’Epiphanie) – 2’ 46”
OU ALLEZ-VOUS LA BELLE  (Chanson berrichonne apprise de Jean Blanchard) – 3’ 43”
BAL SUR LE PONT DE L’ILE  (Version canadienne d’une ballade francaise) – 3’ 11”
M’EN REVENANT DES NOCES  (Laride a 8 temps, Bretagne) – 3’ 53”
REEL DU SAUVAGE  (Reel de Louisiane, qu’on a appris de Dewey Balfa) – 2’ 45”
LA FILLE DE 14 ANS  (Ballade acadienne) – 4’ 18”
CONTREDANSE DE MAMOU ET CONTREDANSE FRANCAISE  (Merci a Shelby Vidrine et Isom Fontenot, musiciens de Mamou, Louisiane) – 2’ 26”

FACE B
BONSOIR MAITRE DE MAISON  (Chant de marriage du sud-ovest francais) -  4’ 45”
CANTIQUES  DU PARADIS  (Bretagne, merci a Andre Thomas) – 3’ 00”
LES ROCHERS Y SONT DE PIERRE  (Chanson du repertoire de Ben) – 2’ 55”
LE MAURICE S’EN VA-T-EN VIGNE  (Rond d’Argenton) – 3’ 06”
J’AI FAIT UN REVE – 4’ 05”
SOTTEESI BATSKARSNAASISTA  (Suite de ‘Scottish’ suedois et norvegiens) – 5’ 02”

LYONESSE:
LILI BEN:  chant, violon, dulcimer, percussions
MIREILLE BEN:  chant, mister stepper, baguettes
ARMEL SORVEYRON:  tin whistle, bombarde, biniou, bodhran, chant
PIETRO BIANCHI:  violon, vielle a roue, chant