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domenica 2 agosto 2020
domenica 19 gennaio 2020
mercoledì 2 gennaio 2019
sabato 10 giugno 2017
martedì 17 gennaio 2017
sabato 24 gennaio 2015
Double Up
Sfogliando l'album di famiglia della scena canterburiana uno dei volti ricorrenti è quello del chitarrista Phil Miller. C'è sempre: dall'esordio discografico con i Delivery del fratello Steve ai National Health, passando per Caravan e Hatfield and the North. Se pur mancano all'appello Egg e Soft Machine - così, per completismo - Miller ha spesso collaborato con, dei primi, Dave Stewart (ad esempio in Up from the Dark del 1986) e con ben tre ingranaggi della Morbida Macchina: i Matching Mole di Wyatt, Hugh Hopper con i Short Wave ed Elton Dean. Quest'ultimo fu parte integrante degli In Cahoots, il gruppo fondato da Miller e comprendente Pip Pyle, Peter Lemer, Richard Sinclair e Hopper. Il ruolo di Hopper fu in seguito rivestito da Fred Baker, chitarrista e bassista con il quale Miller registrò e pubblicò nel 1992 per la propria etichetta Crescent il delizioso Double Up che, tra le nove gemme che lo compongono incastona le riletture di due classici del suo repertorio: Calyx dal primo omonimo lavoro degli Hatfield e God Song dal Libretto Rosso delle pugnaci Talpe.
Above & Below (Miller)
Underdub (Miller)
For Christine (Baker)
Second Sight (Miller)
Eastern Region (Miller)
Loggerheads (Baker)
Calyx (Miller)
Green & Purple (Miller)
God Song (Miller / Wyatt)
venerdì 26 settembre 2014
Still Life with Guitar
Registrato nella madrepatria ma pubblicato in Francia, terra di elezione di Kevin Ayers, Still Life with Guitar è il penultimo album del musicista inglese. Bisognerà attendere ben quindici anni prima di poter vedere un suo lavoro nei negozi di dischi: il testamento umano e artistico The Unfairground del 2007. Caldo e avvolgente come una serata fra vecchi amici il disco si avvale di uno stuolo impressionante di collaboratori: dal fido Ollie Halsall a Mike Oldfield, Anthony Moore (Slapp Happy, Henry Cow), Danny Thompson (Pentangle), Gavin Harrison (King Crimson, Porcupine Tree). Curiosamente, ma nemmeno troppo, almeno un paio di brani riecheggiano la scrittura di Lou Reed. Ayers e Reed, due artisti che all'epoca avevano raggiunto una maturità tale da non sentire più la necessità di dover dimostrare qualcosa, due grandi artisti che non ci stancheremo mai di riascoltare.
Feeling this way
Something in between
Thank you very much
There goes Johnny
Ghost train
I don't depend on you
When your parents go to sleep
M16
Don't blame them
Irene good night
domenica 25 maggio 2014
La Buona Annata's Literary Supplement: L'Uomo Dei Miracoli
Luther stava fissando il manifesto da tempo.
Non era sicuro per quanto fosse rimasto catturato dalle sue crude immagini e dai caratteri pieni delle parole, ma sembravano passati pochi attimi da quando si era trovato con quindici minuti da trascorrere prima dell'appuntamento con Hawthorne e ora era in ritardo.
Hawthorne era il socio delle piccole malefatte di Luther, e sebbene non si fidassero uno dell'altro, i due anziani ladruncoli avevano ricavato buoni frutti dall'attività in comune nelle città in frenetica espansione del mid-west americano. Hadonville, il loro attuale rifugio, era stata scelta da Luther perché era una fermata della nuova ferrovia che univa la Costa Orientale a quella Occidentale e prometteva buoni affari per i borseggiatori. Mentre percorreva la Main Street nel suo cervello ronzavano innumerevoli piani che avrebbero sicuramente allontanato i pionieri dai loro risparmi e questo rendeva ancor più strano che la sua attenzione fosse stata attirata dal manifesto del guaritore. All'inizio lo aveva incuriosito il fascino perverso delle sue ridicole pretese ma poi l'occhio di Luther aveva vagato soffermandosi su di un rozzo disegno raffigurante un'apparentemente infinita fila di oppressi, doni alla mano. Ognuno ansioso di separarsi dai suoi dollari e cents in cambio di un tocco della mano dell'Uomo Dei Miracoli.
L'Uomo Dei Miracoli! sogghignò, affrettandosi sulla Main Street verso il bordello. Come gli sarebbe piaciuto sgonfiare l'ego di quell'uomo o meglio ancora godere della crudele ironia di posare le sue mani callose sulla salvezza materiale del guaritore - la sua collezione di doni. Luther ricordava come aveva odiato i pii ottusi paesani che si bevevano i sermoni del suo patrigno, in Virginia, e come aveva tremato di rabbia mentre il fratellastro si comprava l'affetto del padre mandando a memoria interi passaggi delle scritture. E quanto gli piaceva ora prendersi gioco delle sette autocompiacenti che si formavano in quella parte del nuovo mondo.
Per tutta la sera, sebbene cercasse di prestare attenzione ai nuovi piani del suo socio, l'enorme montagna d'oro dell'Uomo Dei Miracoli occupò il suo pensiero.
Più tardi, incapace di prendere sonno, uscì nella sognante immobilità delle strade della cittadina. Finalmente si trovò, non seppe se per caso o deliberatamente, ai bordi del campo di Hewson, alla periferia della città, un luogo prescelto dalle giostre di passaggio e dai senatori in campagna elettorale. Ora era occupata da un'enorme tendone a strisce e da una piccola carrozza.
Un'ombra attraversò la finestra della carrozza e Luther schizzò dietro a un barile dell'acqua. Un attimo dopo la porta della carrozza si aprì e ne uscì una figura smilza e contorta, che si avviò verso un cavallo legato lì vicino. Riuscì appena a distinguerne il volto alla luce pallida e dondolante della lampada. Era un viso smunto i cui lineamenti giovanili erano stati distrutti dalla sofferenza. Mentre osservava la povera creatura arrancare verso il cavallo, pronunciando parole di conforto con una voce pateticamente tremolante, Luther maledisse i suoi nervi. Dopo aver calmato l'animale il triste personaggio ritornò verso la carrozza e i due uomini si trovarono faccia a faccia. "Immagino che sia venuto per incontrare l'Uomo Dei Miracoli" disse lo zoppo dopo un momento. "Beh... sì" balbettò Luther preso alla sprovvista. "Entra, entra allora", lo invitò l'altro.
Dall'interno la carrozza sembrava ancora più piccola che vista da fuori, sicuramente a causa della quantità di cianfrusaglie ammassate contro le pareti. C'era comunque poco che avesse la funzione di mobilia, solo due poltrone con sbiaditi disegni floreali e un piccolo tavolo. Un'arrugginita stufa da campeggio stava solitaria sul tavolo mandando un debole calore che combatteva gli spifferi che penetravano dalla porta scardinata. Era una battaglia persa, che serviva solo a proiettare ombre selvagge attorno alle pareti. Ma quello che più innervosì Luther fu la collezione di oggetti religiosi di quell'uomo. C'erano croci finemente lavorate o rozzamente abbozzate. Alcune erano di legno, altre d'oro. Icone di tutte le fatture affollavano le bacheche agli angoli e statue di santi brillavano benignamente dagli scaffali sistemati su tre lati. Luther si sentì intrappolato. Il suo disagio era aumentato dai movimenti ripugnanti dello storpio, e la sua voce non poté nascondere il disgusto quando chiese: "Dov'è il tuo padrone?". "Egli è qui, e tutt'intorno a noi" rispose quell'altro.
"Intendo l'Uomo Dei Miracoli" sbottò Luther impaziente.
"Potrai vederlo subito". Il tono condiscendente urtò i nervi di Luther come una zanzara. Quando lo storpio si allontanò per posare la lampada, Luther lo colpì alla nuca con una delle statue sacre. A cavalcioni della figura gemente Luther impugnò il sacro oggetto come un randello. "Dov'è la roba di valore?" chiese.
"In... in quella scatola" gemette lo sciagurato. Luther scavalcò il corpo e tolse una semplice scatola di legno da sotto una pila di libri.
In un attimo ne fece saltare il coperchio e ne fissò incredulo il contenuto. Non c'erano dollari né spiccioli, solo un paio di vecchi guanti di cotone, ricamati con simboli curiosi e una grossa palla di vetro opaco che si sarebbe adattata perfettamente ai palmi delle sue mani se solo avesse voluto provare.
"Dimmi dove tieni il denaro" chiese ancora Luther ma lo storpio, combattendo l'incoscienza negò ce ne fosse. Dopo una breve e violenta ricerca Luther si convinse. Esausto si lasciò andare su una delle poltrone e rigirando senza sosta i guanti nelle sue goffe mani meditò sul significato dei simboli. Uno rappresentava un occhio all'interno di un cerchio e l'altro un occhio al centro di un sole splendente. Luther era così concentrato che non vide lo storpio alzarsi e gettarglisi contro. "Non ne caverai niente di buono" protestò lo storpio, strappando i guanti dalla presa di Luther. "Non hai la fede per usarli". Nella lotta che seguì la palla di vetro cadde sul pavimento e si spezzò in migliaia di frammenti. Nel vederlo lo storpio si distrasse e Luther fu in grado di centrarlo con un colpo alla testa che chiuse la questione. Luther avvicinò la faccia insanguinata alla sua afferrandolo per un colletto sudicio ma tutto quello che riuscì a sentire fu "Non hai la fede per usarli" poi silenzio. Luther lasciò la presa e la faccia contorta ritornò a sprofondare nell'ombra.
Infilarsi i guanti richiese tutto il suo sforzo cosciente. Non era per paura delle conseguenze, perché che paura potevano fare dei guanti a uno come lui. No, era il fatto che quei guanti appartenevano a quell'impostore, all'Uomo Dei Miracoli.
Inizialmente non sentì niente, niente di niente. Poi lentamente si rese conto di un formicolio ai polpastrelli. La polpa carnosa sotto le unghie divenne calda poi bruciante. Il calore si sparse versò l'esterno e pulsò nel cavo del palmo delle mani. Sentì che se avesse potuto toccare la palla di vetro allora avrebbe potuto trasferire il calore, ma ormai era troppo tardi per questo. Istintivamente si inginocchiò vicino alla figura a terra e girò l'uomo a faccia in su. Mentre lo faceva sentì il calore passare dalle sue mani al corpo spezzato. Quindi le sue mani diventarono fredde, molto fredde, ghiacciate e i polpastrelli persero ogni sensibilità. Nello stesso istante si rese conto di un cambiamento del corpo sul pavimento. Le gambe si erano raddrizzate e un braccio prima rattrappito si era ingrossato fino a una dimensione normale. Luther giurò di aver sentito lo scricchiolio delle ossa secche che andavano riempiendosi di fluido. Raccolse la lampada ancora accesa e la tenne sopra il corpo. Erano spariti i lineamenti nodosi e al loro posto c'era la faccia del manifesto - la faccia dell'Uomo Dei Miracoli. Mentre cresceva in lui il terrore più completo, la mente traballante di Luther sentì il vuoto delle sue dita incominciare a strisciare verso il resto del corpo. E insieme udì il terrificante scricchiolio delle sue ossa sane che si spezzavano. Ora conosceva il segreto dell'Uomo Dei Miracoli.
L'Uomo Dei Miracoli non emise alcun suono. L'unico suono udibile nella calma pulsante era quello dell'urlo intrappolato nella gola contratta di un uomo senza fede.
(Paul Roland: The Haunted Pages. A cura di Carlo Albertoli. Stampa Alternativa, 1989)
Too Much To Dream
Arabian Knights
Iscariot
Strychnine
Young Girl Blues
Guinevere
Lady Rachel
Venus In Furs
The King Is Dead
The Great Edwardian Airaid
Candy Says
Ghost Ships
giovedì 25 luglio 2013
Art into Dust
Misterioso personaggio, Todd Dillingham. Affacciatosi sulla ribalta discografica a trent'anni suonati, Dillingham è (stato) una meteora che nel corso della sua breve carriera ha incrociato il cammino di Bevis Frond e altri importanti musicisti. Anello di congiunzione tra la scena di Canterbury e un'obliqua psichedelia autarchica degli anni Novanta, Todd esordisce con i Bizarrdavarks -completati dal fratello grafico Mick e da Nick Saloman- che pubblicano un brano nel monumentale album-manifesto Woronzoid del 1989, contenente anche una traccia attribuita a Todd Dillingham and the Borogroves. Sempre la Woronzow avrebbe dovuto pubblicare l'anno successivo l'album Art into Dust, che invece esce nel 1992 per la Voiceprint arricchito da una lunga jam che, prendendo le mosse da Interstellar Overdrive, parte alla volta di uno di quegli acidi voli bevisfrondiani che tanto amiamo. Tra la registrazione e la pubblicazione del disco, Dillingham viene coinvolto nell'esperienza The Wilde Canterbury Dream con Richard Sinclair, Jimmy Hastings e Andy Ward. Si parla quindi di Caravan, Hatfield and the North, National Health e Camel, nomi che senza dubbio non diranno molto a chi ascolta al più i Baustelle. Dopo un periodo di intense collaborazioni (Peter Giles, Yukio Yung, Chry&Themums) e pubblicazioni per Woronzow, Voiceprint e altre piccole etichette, Todd Dillingham si sfila progressivamente dalla scena, ma occasionalmente non manca di mandare qualche segnale agli Avvertiti.
Produced and Engineered by Nick Saloman, Mick Crossley & Todd Dillingham
1 - Little Visions
2 - Girl of the Scene
3 - You don't Mind
4 - Art into Dust
5 - Celebration Bonfire
6 - It Really Matters
7 - Never Want to See
8 - Fading (Just for You)
9 - Fine Time / No Time
10 - African Device
11 - Fly
12 - Crabs Advancing
13 - Luminous Glow
14 - Green Pears
15 - Am I Alone?
16 - Bonus Track # 1
17 - Bonus Track # 2
18 - Bonus Track # 3
Todd Dillingham: guitar, vocals, keyboards, tapes, percussion
Nick Saloman: guitar, bass, keyboards, sitar, drums
Mick Crossley: backing vocals
Andy Ward: drums
Sargent Kipper quality control 1992
sabato 8 giugno 2013
La sigla del sadico esperto
Una delle cose belle di questo mondo è che c'è in giro gente capace di tutto. Nel nostro caso tre tipacci belgi che mettono su un gruppo dal nome inglese col quale incidono un secondo album dall'incomprensibile titolo italiano, registrato ad Amsterdam e prodotto da un geniale radical chic newyorchese che lo pubblica per la succursale europea della propria etichetta in una bella confezione cartonata con un'immagine di copertina tratta da un film di Aki Kaurismaki. Tiriamo il fiato e procediamo con ordine. Il gruppo si chiama Perverted by Desire ed è ancora in attività come Perverted. La sigla del sadico esperto rappresenta il primo capitolo della collaborazione con Kramer che produrrà anche il loro terzo e ultimo lavoro e successivamente ben tre dischi dei Perverted. Kramer, oltre che frenetico musicista e produttore, fu anche il fondatore della indimenticabile Shimmy Disc la cui testa di ponte nel vecchio continente si trovava proprio ad Amsterdam. Il fotogramma di copertina è tratto dal film Ariel del 1988, capitolo di mezzo di quella che è conosciuta come Trilogia dei perdenti, con Ombre nel paradiso del 1986 e La fiammiferaia del 1990. Una struggente ballata folk-punk come Mind me non sfigurerebbe in un'opera del regista finlandese. E la musica? Urticante, malinconica, alcolica, surreale (I'm in love with Anu K but she doesn't come my way l'incipit di Silence). Se non apprezzate questa roba vi meritate i Baustelle.
Produced by Kramer
Engineered & Sequenced by Dolf
1 - Intro
2 - Kneedeep in Shit
3 - Solitude
4 - Madam of the Mansion
5 - Winter
6 - Smile
7 - Mind Me
8 - Here Come the Dead Horses
9 - La Sigla / Babylon # 1 & 2
10 - Silence
11 - Kerosene
12 - Pawawawa
13 - All Dressed Down...
14 - Schwester in Dortmund
15 - 26 Now
16 - Pilvivarit
17 - 15 September
Genis Ugly: guitar, vocals, tapes, sampler, czech flute
Bo Lemaitre: bass, vocals, guitar, tapes
K. ReL: guitar, keyboards, vocals
Guy Andriaensen: slide guitar
Dolf Koeienverhuur: demolition guitar, balalaika, esim etihw elttil
Aad: accordion
Kali Mbangu: voice
Jankka Matilainen: acoustic guitar, voice
Anne Kahelin: vocals
Ahmed al-Massoef: drums
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